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  • Due medaglie dagli USA per Emilio Rollo: Boffalora celebra l’eroe migrante della prima guerra

    Due medaglie dagli USA per Emilio Rollo: Boffalora celebra l’eroe migrante della prima guerra

    Nel mese di luglio 2020 il Rotary e l’associazione La Piarda hanno voluto rendere omaggio a una figura poco conosciuta ma profondamente significativa per la storia di Boffalora: quella di Emilio Rollo – in realtà Rolla, come riportato originariamente nei documenti di famiglia, ma un errore anagrafico consolidò nel tempo la forma “Rollo”.
    Emilio era un giovane migrante boffalorese che, come molti all’inizio del Novecento, aveva lasciato il proprio paese in cerca di un futuro migliore all’estero.

    Raggiunse la Francia, dove venne arruolato e prese parte alla Prima guerra mondiale, trovando la morte in combattimento. La sua vicenda, rimasta a lungo silenziosa, è oggi ricordata sulla lapide dei genitori, situata al centro del cimitero di Boffalora, unico segno visibile del suo sacrificio.

    A oltre un secolo dalla sua scomparsa, la memoria di Emilio è tornata viva grazie a un gesto inatteso e di grande valore simbolico: la Rollo Calcaterra American Legion, un’organizzazione statunitense che custodisce la memoria dei caduti e dei veterani, ha voluto riconoscere formalmente il contributo del giovane boffalorese.
    All’allora presidente del Rotary, Andrea Ranzini, sono state inviate due prestigiose medaglie commemorative. La prima è la Purple Heart, una delle onorificenze più note e rispettate negli Stati Uniti, assegnata ai militari feriti o caduti in battaglia. “La famiglia di Emilio – ha scritto il colonnello Angelo de Cecco nel messaggio di accompagnamento – avrebbe ricevuto questa medaglia postuma, con il suo nome e la data di morte incisi sul retro, perché morì a causa delle ferite riportate in combattimento”. Un riconoscimento che restituisce dignità e memoria a una storia dimenticata.

    La seconda decorazione inviata è la Victory Medal della Prima guerra mondiale, destinata a tutti coloro che presero parte al conflitto. Insieme, queste due medaglie raccontano il sacrificio di un giovane che, pur lontano dal suo paese natale, servì con coraggio e perse la vita per la libertà dei popoli europei.

    L’intenzione del Rotary e dell’associazione La Piarda è ora quella di collocare queste due onorificenze sulla tomba che ricorda Emilio Rollo, accanto ai nomi dei suoi genitori, affinché anche la comunità boffalorese possa riconoscere e custodire il valore della sua storia.
    Una breve ma sentita cerimonia, organizzata da Andrea Ranzini e Gianni Ceriani, verrà definita nei prossimi giorni: un momento semplice, sobrio, ma carico di significato, per ridare voce a un giovane concittadino che trovò il suo destino lontano da casa, portando con sé le radici della sua terra.

  • Sanità: 5 Ospedali lombardi tra le 15 migliori strutture sanitarie italiane

    Sanità: 5 Ospedali lombardi tra le 15 migliori strutture sanitarie italiane

    Regione Lombardia accoglie con grande soddisfazione i risultati del Piano Nazionale Esiti (PNE) 2024 di Agenas, pubblicati oggi.

    “Ben 5 strutture lombarde figurano tra le 15 eccellenze italiane, quelle che hanno ottenuto un livello ‘alto’ o ‘molto alto’ in tutte le aree valutate. Il Piano Nazionale Esiti è un osservatorio autorevole e indipendente, e il fatto che la Lombardia porti cinque ospedali tra i migliori quindici d’Italia è motivo di grande orgoglio”, afferma il presidente Attilio Fontana.

    “Il nostro sistema sanitario – aggiunge il Presidente – si conferma un modello che unisce eccellenza clinica, innovazione tecnologica e capacità di offrire cure di alto livello in modo diffuso sul territorio. Un risultato, quello di oggi, che riconosce il lavoro straordinario dei professionisti e la visione che guida gli investimenti regionali. Continueremo a investire per migliorare ancora, perché il diritto alla salute è il cuore della nostra azione politica”.

    L’assessore al Welfare Guido Bertolaso sottolinea il significato dei risultati ottenuti:
    “Il PNE – ha detto – non fotografa solo gli esiti clinici: ci dice quanto un sistema sanitario sia in grado di evolvere, correggere le criticità e valorizzare le competenze. Il fatto che cinque strutture lombarde raggiungano il livello massimo in tutte le aree valutate dimostra che la Lombardia è in grado di coniugare qualità, organizzazione e innovazione in modo solido e continuativo”.

    “Questi numeri – prosegue Bertolaso – non sono frutto del caso, ma del lavoro integrato di ospedali, professionisti e governance regionale. La nostra priorità resta quella di garantire cure sicure, tempestive e adeguate ai bisogni di una popolazione ampia e complessa. I risultati del PNE ci confermano che siamo sulla strada giusta e ci stimolano a proseguire con ulteriori investimenti e miglioramenti”.

    Le strutture lombarde incluse nell’elenco sono: Ospedale Bolognini di Seriate(Bg); Ospedale Maggiore di Lodi; Fondazione Poliambulanza di Brescia; Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

    La Lombardia rappresenta quindi un terzo dell’intero gruppo di eccellenze nazionali, confermandosi la regione con il maggior numero di ospedali ad alte performance cliniche.

    Che cos’è il Piano Nazionale Esiti (PNE) – Il PNE è lo strumento nazionale con cui Agenas misura la qualità, l’efficacia e la sicurezza delle cure erogate dagli ospedali italiani. È utilizzato da oltre dieci anni come pilastro della governance del Servizio Sanitario nazionale, grazie a un sistema di indicatori clinici e organizzativi che valutano: gli esiti dei trattamenti i volumi e la complessità delle attività; l’appropriatezza degli interventi; la tempestività delle cure; la capacità delle strutture di adottare innovazione e tecnologie avanzate. Il PNE è oggi uno strumento strategico che aiuta Regioni, ospedali e professionisti a migliorare continuamente la qualità dell’assistenza.

  • Tragedia lungo la A4 nel tratto Rho-Ghisolfa: 64enne muore nello scontro con un mezzo pesante

    Tragedia lungo la A4 nel tratto Rho-Ghisolfa: 64enne muore nello scontro con un mezzo pesante

    Un gravissimo incidente si è verificato nelle prime ore del giorno lungo l’autostrada A4 Torino-Milano, in un punto particolarmente trafficato e strategico per l’accesso al capoluogo lombardo. Secondo una prima ricostruzione, un probabile tamponamento tra un furgone e un mezzo pesante ha avuto conseguenze drammatiche: il conducente del furgone, un uomo di 64 anni, è purtroppo deceduto a causa dell’impatto.

    L’autista del mezzo pesante tamponato, un uomo di 57 anni, ha riportato traumi minori. È stato soccorso e poi trasferito in codice giallo all’ospedale San Carlo di Milano per gli accertamenti e le cure necessarie.

    Sul posto sono intervenuti in forze i soccorsi: l’elisoccorso, l’autoinfermieristica, due ambulanze, i vigili del fuoco e le pattuglie della polizia stradale, che si sono occupate dei rilievi e della gestione della viabilità, inevitabilmente rallentata dalla presenza dei mezzi di emergenza e dalle operazioni di messa in sicurezza dell’area.

    Le cause esatte dell’incidente sono ancora in fase di accertamento, ma l’impatto ha mostrato fin da subito tutta la sua gravità, lasciando sgomenta la comunità e gli automobilisti in transito.

  • Pontenuovo di Magenta, inaugurato il bellissimo Presepe al Lavatoio: cinque anni di tradizione e comunità

    Pontenuovo di Magenta, inaugurato il bellissimo Presepe al Lavatoio: cinque anni di tradizione e comunità

    Una giornata intensa, quella di ieri per la comunità di Magenta. Dopo la cerimonia ufficiale del via alle celebrazioni natalizie in piazza Liberazione, nella frazione di Pontenuovo si è svolta anche la suggestiva inaugurazione del Presepe al Lavatoio di Borgo Pontenuovo, un appuntamento ormai divenuto simbolo dell’attesa del Natale per l’intera comunità magentina. All’evento erano presenti il sindaco Luca Del Gobbo e il parroco don Federico Papini, che hanno salutato con affetto l’iniziativa, lodando l’impegno dei volontari e il valore culturale e spirituale del progetto.

    L’allestimento, curato dal Gruppo Storico Borgo Pontenuovo, compie quest’anno cinque anni: un traguardo che ne conferma la forza evocativa e la capacità di richiamare cittadini e famiglie a un momento di memoria condivisa. L’idea nacque in un periodo difficile: quello segnato dalla pandemia, quando la vita sociale era sospesa e le comunità isolate. Da qui la scelta del Natale come segno di “ri-nascita”, una ripartenza simbolica che trovò nel Presepe il linguaggio più autentico e universale.

    Il lavatoio: memoria viva di un mondo scomparso

    La cornice scelta non è casuale. Il lavatoio, affacciato sul Naviglio, rappresenta un frammento prezioso della storia locale. Un tempo era il luogo dove le donne del paese si ritrovavano per lavare i panni: un lavoro faticoso, ma anche un’occasione di socialità.

    Tra una chiacchiera, un canto e qualche confidenza, il lavatoio diventava un rifugio collettivo capace di alleggerire le fatiche quotidiane, di unire e di far respirare comunità in tempi segnati da povertà e sacrifici.

    Oggi, quel luogo si trasforma ancora una volta in punto d’incontro, grazie alla magia del Presepe che riporta alla luce storie, gesti e atmosfere di un passato che continua a parlare al presente.

    Un Presepe che viaggia nel mondo

    Le figure della Natività sono a grandezza naturale e derivano da statue realizzate dal Gruppo GAP Stella Cometa per la Mostra dei Presepi ospitata nel 2016 nel Santuario dell’Assunta a Magenta.

    Da quella esposizione – che fu molto apprezzata – proviene anche il Presepe oggi scelto come modello per l’allestimento al lavatoio. Le opere originali, divenute parte di un percorso artistico internazionale, sono ora esposte al Museo Internacional de Arte Belenista di Malaga, confermando il valore artigianale e culturale di questa tradizione.

    Un appuntamento che unisce

    L’inaugurazione di ieri ha restituito a Borgo Pontenuovo lo spirito autentico del Natale: la comunità riunita, la memoria che si intreccia alla devozione, la bellezza delle tradizioni che resistono e si rinnovano.

    Il Presepe al Lavatoio resterà visitabile per tutto il periodo natalizio, offrendo a cittadini e visitatori un angolo suggestivo dove respirare storia, fede e identità locale.

  • L’Arcipelago Gulag dei bambini ucraini. Gli orrori di Putin di cui nessuno o quasi parla

    L’Arcipelago Gulag dei bambini ucraini. Gli orrori di Putin di cui nessuno o quasi parla

    E’ evidente che c’è indifferenza per la resistenza degli ucraini, per la guerra che stanno combattendo, non si vedono manifestazioni a loro sostegno.

    Forse non si è compreso neanche il tipo di guerra che si sta combattendo. Ormai si parla di guerra ibrida, che non è la guerra convenzionale che si è combattuta nel passato, una guerra diversa che passa dalla diffusione di notizie false, una guerra psicologica che cerca di entrare nei cervelli della gente per fargli credere che sta combattendo una guerra sbagliata.

    Non ci sono più le guerre di una volta, come ha ben spiegato il ministro Crosetto. Non ci sono più le antiche certezze di un tempo, “Ma oggi l’evoluzione della tecnologia militare (la cyber war, la guerra informatica) scuote le antiche certezze”, scrive Panebianco (L’Europa e le nuove guerre, 5.12.25, Corriere della sera) Putin ha scatenato ormai da tempo una guerra informatica senza esclusione di colpi contro l’Europa e le sue infrastrutture. Ma se qualche europeo si azzarda a dire che l’Europa deve difendersi, allora Putin può sostenere, senza nemmeno mettersi a ridere, che è l’Europa a minacciare la guerra alla Russia”.

    Inoltre, “il bello o il brutto (sta qui la tragicommedia) è che dalle nostre parti può trovare un bel po’ di persone pronte a dargli ragione e a deprecare l’aggressività europea, gli istinti (niente meno) guerrafondai dell’Europa”. E’ un capovolgimento della verità.

    Reso possibile dalla cyber war, una guerra che resta invisibile ai più, della quale l’opinione pubblica rimane ignara. E’ la guerra ibrida e tutto diventa sfumato, anche il confine fra chi vuole difendersi in qualche modo dal nemico e chi tifa per il nemico diventa difficile da definire. La guerra ibrida suscita una nebbia che rende impossibile stabilire il confine. Un’altra palese indifferenza si registra per la deportazione dei bambini ucraini in Russia, Bielorussia e Corea del nord.

    Il tema è affrontato su Il Foglio, Micol Flammini, (Gli orrori di Putin e dei suoi alleati, 5.12.25, Il Foglio) ma quello che desta più ripugnanza è il voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite su una risoluzione per chiedere il ritorno dei bambini ucraini rapiti da Mosca nei territori occupati, novantuno paesi hanno votato a favore, dodici contro e cinquantasette si sono astenuti. Scrive Flammini, “La risoluzione è passata, ma il numero delle astensioni colpisce: in tutto sono sessantanove i paesi all’Onu che non ritengono di dover chiedere la restituzione di minori portati via con la forza, introdotti in orfanotrofi o in famiglie russe, soggetti a russificazione forzata, violenza fisica e psicologica, senza sapere cosa ne sia stato delle loro famiglie di origine”.

    Le vittime dei rapimenti di Mosca sono 19.546, secondo l’associazione Bring kids back, che tiene conto dei bambini di cui si conosce la storia, di cui si sanno nomi e cognomi. A questi bisogna aggiungere gli incerti, bambini scomparsi, inghiottiti nel nulla, rimasti sen za famiglia e se vengono aggiunti questi puntini incerti, allora il numero dei bambini deportati, secondo fonti aperte, potrebbe superare i 700.000.

    Flammini ci informa che esiste un sito del governo ucraino dedicato ai bambini vittime della guerra, e qui vengono aggiornati i dati degli scomparsi, dei rapiti, degli uccisi, delle vittime di violenza sessuale. Compare anche il numero di chi fa ritorno: troppo pochi, soltanto 1.890 sono stati rimandati dalla Russia in Ucraina.

    Peraltro, esiste un’inchiesta presentata al Congresso americano dall’esperta legale del Centro regionale ucraino per i diritti umani Kateryna Rashevska, dove svela come l’asse per rifornire l’esercito russo, rimpinguarlo di armi e soldati, funziona anche per torturare i bambini ucraini.

    Il Centro regionale per i diritti umani ha documentato l’esistenza di centosessantacinque campi di rieducazione in cui i minorenni vengono militarizzati e russificati. La scoperta è nell’estensione di questo arcipelago gulag popolato da bambini ucraini, ma anche nel fatto che questo gulag non si trova soltanto sul territorio russo o nelle zone che Mosca occupa, ma si estende anche in Bielorussia e in Corea del nord, due paesi che partecipano alla guerra del Cremlino contro gli ucraini. Nelle pagine del Rapporto si legge che ci sono inviati nel campo di Songdowon in Corea del nord, a novemila chilometri da casa. Qui viene insegnato ai bambini alcune tecniche militari come distruggere militari giapponesi, americani o coreani del sud.

    Il Rapporto del Centro regionale per i diritti umani è ricco di dettagli sono importanti. Viene descritto come a diciassette anni, ai ragazzi venga imposto l’arruolamento nell’esercito russo, oppure, se si rifiutano, vengono etichettati come estremisti, terroristi o “portatori di ideologia distruttiva”.

    Nel 2024 solo nella regione di Luhansk, ottantasette bambini sono stati mandati in “centri di riabilitazione sociali”, e settantasei in “istituti psichiatrici per trattamenti forzati”.

    La giornalista de Il Foglio fa emergere come la Bielorussia, la Corea del nord non aiutano il Cremlino soltanto nella guerra ma sono disposti a portare avanti “anche la sua idea di cancellazione dell’identità ucraina tramite la deportazione dei bambini mostra come l’asse che Mosca ha costruito in questi anni va ben oltre l’economia, supera anche la collaborazione militare, ma è la costruzione di un sistema ideologico la cui potenza e vastità non sono ancora state riconosciute”.

    Tra l’altro, pare che i funzionari del Cremlino parlino apertamente del trattamento riservato ai bambini ucraini. E’ raccapricciante quello che racconta la commissaria russa per i diritti dell’infanzia, Maria Lvova Belova. Recentemente ha raccontato in un’intervista della sua esperienza con l’adozione di un bambino ucraino che proprio non voleva togliersi dalla testa la sua provenienza. Parlava soddisfatta dei risultati ottenuti: ora il bambino parla russo, non menziona il suo passato, è proprio come lo vuole il regime. Che vergogna!

    A cura di Domenico Bonvegna

  • Magenta, tutti attorno al Santo Presepe

    Magenta, tutti attorno al Santo Presepe

    Come da tradizione, questo pomeriggio, in occasione della Festa dell’Immacolata Concezione, si è tenuta in piazza Liberazione, la benedizione del Santo Presepe.

    L’evento, accompagnato dalle note della Banda 4 Giugno 1859, ha così ufficialmente aperto il fitto calendario d’iniziative che porterà al Natale.

    Accanto al Sindaco Luca Del Gobbo, diversi esponenti della Giunta cittadina, il Parroco don Federico e il Presidente della Pro loco Pietro Pierrettori.

    Del Gobbo nel suo intervento ha ricordato la bellezza della musica che è un simbolo della nostra Città ma ha anche toccato il tema della cura e del prendersi cura degli altri, altri argomenti di profonda riflessione in vista del Santo Natale.

    Il Parroco don Federico dopo un momento di preghiera e la recita dell’Ave Maria ha impartito la benedizione sul Presepe.

    Quindi, la Banda con il calore delle sue note, ha portato ancor di più una ventata di atmosfera natalizia nel cuore della città, già vestita a festa per il Natale con le sue luminarie. Sempre nel pomeriggio odierno è andata in scena una non meno suggestiva inaugurazione, quella del Presepe sul Naviglio al lavatoio di Pontenuovo di Magenta.

  • Milano, al via il processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi

    Milano, al via il processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi

    Dopo oltre tre anni dall’agguato che costò la vita a Vittorio Boiocchi, il 10 dicembre 2025 si aprirà ufficialmente il processo agli accusati del suo omicidio. L’ex leader storico della Curva Nord dell’Inter venne ucciso la sera del 29 ottobre 2022 sotto casa sua, in via Fratelli Zanzottera, nel quartiere di Figino, periferia ovest di Milano.

    Il giudice per le indagini preliminari Francesca Ballesi ha disposto il rito immediato a carico di cinque persone, saltando così l’udienza preliminare e portando il caso direttamente davanti alla Corte d’Assise. La decisione segue la richiesta dei pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia Paolo Storari e Stefano Ammendola.

    Gli imputati
    Tra gli imputati figurano gli ex leader della Curva Nord interista Andrea Beretta e Marco Ferdico, insieme al padre di quest’ultimo Gianfranco, e ai presunti esecutori materiali del delitto, Daniel D’Alessandro e Pietro Andrea Simoncini.

    Andrea Beretta, già detenuto per l’omicidio di Antonio Bellocco avvenuto nel settembre 2024, è diventato collaboratore di giustizia e ha confessato di essere stato il mandante dell’uccisione di Boiocchi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto sarebbe maturato nell’ambito di conflitti sulla gestione degli affari illeciti legati alla curva, inclusi merchandising e altri business.

    Marco Ferdico avrebbe avuto un ruolo chiave nell’organizzazione dell’omicidio. Secondo le accuse, insieme al padre Gianfranco avrebbe procurato le basi logistiche, i mezzi di trasporto e i telefoni criptati necessari all’esecuzione. Daniel D’Alessandro è indicato come l’autore materiale degli spari, mentre Pietro Andrea Simoncini avrebbe guidato lo scooter utilizzato per l’agguato.

    Un sesto nome compare nelle indagini: Mauro Nepi, altro ultrà a cui viene attribuito il ruolo di mandante, anche se non è stato arrestato per questo delitto.

    Un omicidio “con modalità mafiose”

    Nel decreto di giudizio immediato vengono riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei metodi mafiosi. Il giudice ha definito l’assassinio di Boiocchi come un’azione compiuta con modalità tipiche della criminalità organizzata.

    Secondo quanto emerso dalle indagini, Beretta avrebbe dato 50mila euro a Nepi per l’organizzazione e l’esecuzione dell’omicidio. Questi soldi sarebbero poi stati consegnati a Marco Ferdico, che li avrebbe distribuiti agli altri partecipanti.

    Dopo gli arresti dello scorso aprile, sono arrivate diverse confessioni. Oltre a quella di Beretta, anche Marco Ferdico e il padre Gianfranco hanno reso dichiarazioni ai pubblici ministeri, confermando la ricostruzione degli inquirenti. L’unico a non collaborare sarebbe D’Alessandro, indicato come l’autore degli spari.

    Il muro di omertà e le voci dal mondo ultras
    Il delitto di Boiocchi era rimasto a lungo irrisolto anche per il muro di omertà che aveva coperto mandanti ed esecutori Solo la svolta investigativa avvenuta con la collaborazione di Beretta ha permesso di scardinare il silenzio che per quasi due anni aveva avvolto il caso.

    Tuttavia, secondo voci che circolano all’interno del mondo ultras, il numero di persone al corrente dei dettagli dell’omicidio e dell’identità dei responsabili sarebbe stato ben più ampio rispetto ai soli cinque imputati. Questo spiegherebbe anche la rapidità con cui, dopo la morte di Bellocco e l’arresto di Beretta, si siano moltiplicate le collaborazioni con la giustizia: la paura di essere coinvolti avrebbe spinto alcuni a rompere il silenzio.

    Gli investigatori non escludono che, nel corso del processo, possano emergere ulteriori dettagli su eventuali altri soggetti informati dei fatti o che abbiano avuto ruoli marginali nella vicenda.

    Le attese per il processo
    Il procedimento dovrà fare luce sulle responsabilità individuali, sui moventi e sulle dinamiche che hanno portato all’esecuzione. I cinque imputati dovranno rispondere di omicidio volontario aggravato e rischiano condanne all’ergastolo, anche se le confessioni e le collaborazioni potrebbero portare al riconoscimento di attenuanti.

    La vicenda ha scosso profondamente l’ambiente del tifo organizzato milanese e ha riacceso i riflettori sui meccanismi spesso opachi che governano le curve degli stadi italiani.

    Il caso Boiocchi si inserisce in un contesto più ampio di indagini sulle curve di San Siro, che hanno già portato a numerose condanne e hanno rivelato le infiltrazioni della ‘ndrangheta nella tifoseria organizzata interista.

    Il dibattimento del 10 dicembre è atteso con grande interesse non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da chi segue le vicende legate al calcio e alla sicurezza negli stadi.

  • Magenta, festività pre natalizie all’insegna dei vandali: danni al presepe, distributori presi a calci e fuochi notturni

    Magenta, festività pre natalizie all’insegna dei vandali: danni al presepe, distributori presi a calci e fuochi notturni

    Le festività pre natalizie avrebbero dovuto portare un clima di serenità nel centro di Magenta. Invece, negli ultimi giorni la città si è trovata a fare i conti con una serie di atti vandalici che hanno suscitato indignazione tra residenti e commercianti. Il primo episodio si è verificato attorno al grande albero di Natale in piazza Liberazione. La pecorella del presepe, parte dell’allestimento realizzato per accompagnare cittadini e visitatori nel periodo più magico dell’anno, è stata ritrovata rotta.

    Un gesto incomprensibile, che ha subito lasciato l’amaro in bocca a chi aveva contribuito all’iniziativa e a chi quotidianamente vive la piazza. Non è però finita qui.

    La sera precedente la festa dell’Immacolata, in piazza Formenti, qualcuno ha pensato bene di prendersela con il distributore automatico di bevande: calci e pugni hanno danneggiato la macchina, costringendo il proprietario a intervenire. È stato affisso un cartello con un messaggio diretto ai responsabili: «Siete stati riconosciuti. Se non provvedete a pagare i danni, sarete denunciati». Un avvertimento che lascia intuire che le immagini delle telecamere avrebbero immortalato i vandali all’opera. Come se non bastasse, nella notte tra domenica e lunedì, allo scoccare della mezzanotte, il centro è stato svegliato da fuochi d’artificio esplosi senza alcuna autorizzazione.

    Un “spettacolo” improvvisato che ha disturbato il sonno di molti residenti, costretti a subire schiamazzi e botti in un’ora in cui la città dovrebbe essere silenziosa. Probabile la celebrazione di un compleanno, che però ha avuto ripercussioni sull’intero quartiere. Tre episodi diversi ma accomunati da un unico filo conduttore: la mancanza di rispetto per gli spazi pubblici e per la comunità. E mentre le festività continuano, cresce l’esasperazione di chi vorrebbe vivere queste settimane in tranquillità, senza dover assistere all’ennesimo gesto gratuito ai danni della città. (Foto Marcello Stoppa Corona)

  • Castano, incidente sulla SS 336 verso Magenta: 20enne lievemente ferito

    Castano, incidente sulla SS 336 verso Magenta: 20enne lievemente ferito

    Traffico in tilt nel primo pomeriggio di domenica 7 dicembre lungo la strada statale 336 di Malpensa, in direzione Magenta, a causa di un incidente avvenuto all’interno della galleria Villoresi, all’altezza del km 17 nel territorio di Castano Primo. L’episodio, verificatosi poco dopo l’ora di pranzo, ha provocato forti rallentamenti e code prolungate, con la circolazione temporaneamente bloccata per consentire i soccorsi.

    Secondo le prime ricostruzioni, ancora in fase di accertamento da parte della Polstrada, un veicolo avrebbe perso il controllo andando a sbattere contro un ostacolo all’interno della galleria. L’impatto ha richiesto l’intervento immediato dei sanitari, giunti sul posto con un’ambulanza in codice giallo. Presenti anche i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza dell’area, insieme al personale Anas e alle pattuglie della Polizia Stradale, al lavoro per gestire la viabilità e ripristinare la sicurezza del tratto nel minor tempo possibile.

    A bordo dell’auto si trovava un giovane di 20 anni, che ha riportato traumi fortunatamente lievi. Dopo le prime cure, i sanitari hanno disposto il trasferimento in pronto soccorso in codice verde, escludendo conseguenze gravi.

    La situazione del traffico è gradualmente tornata alla normalità nel pomeriggio, una volta concluse le operazioni di soccorso e rimossa la vettura incidentata.

  • Calcio, Eccellenza. Magenta che garra! Riacciuffa due volte la Vergiatese

    Calcio, Eccellenza. Magenta che garra! Riacciuffa due volte la Vergiatese

    Il Magenta non muore mai e malgrado oggi si potessero anche portare a casa i 3 punti alla fine il pareggio ha il sapore della vittoria per come si erano messe le cose.

    La squadra di Maurizio Ganz sembra essere ormai diventata un gruppo davvero coriaceo, capace di rispondere colpo su colpo. Anche quando la situazione sembra davvero complicarsi.

    E’ stato così anche oggi al cospetto di un’ottima Vergiatese che è venuta al Plodari a giocarsi la partita. Magenta, infatti, in svantaggio per ben due volte ma che ha saputo con grinta e determinazione riportare in parità il risultato.

    Settimo porta avanti la Vergiatese al 19 esimo minuto del primo tempo. Ma il Magenta ruggisce e con Perini al 27 esimo rimette le cose a posto. Secondo tempo di sostanziale equilibrio fino quando al 38 esimo sembra che per il Magenta sia arrivato il colpo del KO.

    La Vergiatese, infatti, ritorna in vantaggio con Nicolò Oldrini. Un’altra squadra a questo spunto si smonterebbe. Ma non è il caso di questo Magenta. Davvero mai domo. Così al 41 esimo è Vecchierelli a mettere il timbro sul 2 a 2 finale che muove la classifica e permette al Magenta di allungare a 7 gare la sua striscia positiva.

    Il Magenta aggancia così a quota 20 punti la Vis Nova Giussano e la Real Rhodense. Si allarga il divario con la zona Play Off, in virtù delle vittorie di Legnano e Besnatese entrambi che si impongono entrambi per 2 a 0 sui loro avversari (Mariano Calcio e Vigevano).

    Ma la domenica è assolutamente positiva per questi ragazzi che senz’altro proseguendo il loro cammino con lo stesso furore agonistico visto oggi potranno giocarsela fino alla fine anche per un posto in zona Play Off. Forza Magenta, Avanti così!

    Tabellino Magenta – Vergiatese 2 – 2

    MARCATORI: 19′ pt P. Settimo (V), 27′ pt A. Perini (M), 38′ st N. Oldrini (V), 41′ st G. Vecchierelli (M)

    MAGENTA: A. Tozzo, R. Beretta, N. Moscheo, F. De Milato, F. Fasoli, C. Piagni, F. Furlan, A. Perini, M. Traverso, M. La Torre, E. Confalonieri
    A disposizione: L. Martino, D. Santagostino Bietti, S. Varano, M. Decio, G. Vecchierelli, F. Carugati, A. Mondoni, E. Deda, E. Romanini
    All: Ganz Maurizio

    VERGIATESE: S. Ferrari, D. Mazzucchelli, G. Grippo, N. Oldrini, P. Settimo, N. Macchi, E. Picozzi, M. Costantini, R. Caluschi, M. Giamberini, A. Basso Serati (↓ 40′ pt)
    A disposizione: M. Dervishi (↑ 40′ pt), L. Bregasi, F. Orlando, P. Pisan, A. Crispino, F. Diana, M. Rocca, B. Zeroli, L. Merzario
    All: Tomasoni Andrea Luca

    ARBITRO: A. Guerra
    ASSISTENTI: S. Marchetto, M. Galli

    STADIO: Comunale, Magenta

    Nella foto in evidenza fumogeni gialloblu e il gigantesco nuovo bandierone del Gruppo Storico che ha fatto questo pomeriggio il suo esordio sulle gradinate del Plodari.