Tag: Prima Pagina

  • Magenta, meno sette giorni a San Rocco: tutte le info, bancarelle anche in via Garibaldi

    MAGENTA Appuntamento con la tradizione fra qualche giorno. ‘’Il 16 agosto, San Rocco, segna uno degli appuntamenti più attesi per la nostra comunità da secoli. Una tradizione che vogliamo celebrare, che rappresenta un momento di aggregazione e ci porta a ricordare le nostre radici agricole’’, spiega l’Assessore alle Politiche per il Commercio Stefania Bonfiglio che annuncia una novità per questo 2023. ‘Nel percorso delle bancarelle della fiera abbiamo introdotto anche via Garibaldi’.

    La Fiera si svolgerà dalle 8 alle 17 e, nel dettaglio, interesserà le seguenti vie e piazze:
    Via Roma – Piazza Kennedy – Via Fanti – Via Santa Crescenzia – Via Santa Caterina da Siena – Via San Martino – Via Mazzini – Piazza Liberazione – Via Milano (nel tratto da Via Mazzini e fino all’incrocio con Via Sanchioli) e Via Garibaldi.

    Gli operatori partecipanti sono al momento sono 176; i posti ancora liberi saranno disponibili quel giorno per i cosiddetti “spuntisti”.

    In Piazza Kennedy sono presenti gli operatori per il tradizionale fritto; l’area Agricola è individuata in Via Fanti e nell’adiacente Campo Aquile che ospita gli agricoltori del Comitato Agricolo del Magentino che espongono animali da cortile e da fattoria, asinelli, cavalli, capre e vitelli).

    Piazza Mercato resta libera e disponibile come area parcheggio.

    Attenzione alle modifiche viabilistiche che si possono visionare qui

    Corpo Polizia Locale
    L’ORDINANZA DISPONE

    MERCOLEDI 16 AGOSTO 2023 dalle ore 05.30 alle ore 20.00
    1. L’ istituzione del divieto di circolazione e del divieto di sosta con rimozione forzata nelle vie: Via Roma (tratto Via Novara – Via Beretta), Piazza Kennedy, via Fanti, Campo Aquile, via Renato Fucini (dal cimitero fino a termine Campo Aquile), Via Bersaglieri d’Italia (tratto Via Fucini – Via Matteotti), via Santa Crescenzia (tratto compreso tra via Fanti e via S. Martino compresa area parcheggio di fianco alla scuola elementare), via Santa Caterina da Siena (da Via S. Crescenzia fino a P.za Mercato), via San Martino, piazza Liberazione, via Mazzini, via Milano (tratto compreso tra via Mazzini e via Sanchioli); Via Garibaldi (tratto compreso tra la via Pretorio e la via Caprotti/Crivelli);
    2. L’istituzione di direzione obbligatoria a sinistra in via Sanchioli per i veicoli provenienti da Via Milano e diretti in centro;
    3. L’istituzione del doppio senso di circolazione di via Solferino e via Diaz (tratto compreso tra via San Biagio e via Trento) per i soli residenti;
    4. L’istituzione del doppio senso di circolazione di via San Biagio per i soli residenti;
    5. L’istituzione di direzione obbligatoria con svolta in via Trento per i veicoli provenienti da
    via Diaz (eccetto residenti via Diaz e via Solferino);
    6. L’istituzione del doppio senso di circolazione di via De Gasperi (tratto compreso tra via
    Verdi e accesso parcheggio multipiano);
    7. L’istituzione di direzione obbligatoria a destra in via Lomeni per i veicoli provenienti da
    via Manzoni;
    8. L’istituzione del divieto di circolazione (la sosta resta consentita) in via Pretorio;
    9. L’istituzione del doppio senso di circolazione in via Fornaroli (tratto compreso tra via
    Mazzini e via Pusterla) per i soli residenti;
    10. L’istituzione del doppio senso di circolazione in via IV Giugno (tratto compreso tra via
    Mazenta e via Roma) per i soli residenti;
    11. L’istituzione del doppio senso di circolazione in Cattaneo (tratto compreso tra via
    Mazenta e via Roma) per i soli residenti;
    12. L’istituzione del doppio senso di circolazione in Don Beretta per i soli residenti;
    13. L’istituzione del divieto di circolazione (la sosta resta consentita) in via Rosselli;
    14. L’istituzione di direzione obbligatoria a destra in via Matteotti per i veicoli provenienti
    da via Bersaglieri d’Italia;
    15. L’istituzione di direzione obbligatoria a sinistra in via Pasubio per i veicoli provenienti
    da via S. Crescenzia, con inversione del senso di marcia nella carreggiata est di via Pasubio;
    16. L’istituzione del doppio senso di circolazione in via Leopardi (tratto compreso tra piazza
    Kennedy e via Moncenisio) per i soli residenti;
    17. L’istituzione di direzione obbligatoria a destra in via Caprotti per i veicoli provenienti da via Crivelli;
    18. L’istituzione di direzione obbligatoria a sinistra in via Caprotti per i veicoli provenienti
    da via Rosmini e diretti verso la via Melzi a senso unico;

  • Ladri di rame al cimitero di Magenta: depredate almeno sette cappelle

    Mentre al cimitero di Magenta continuano i lavori per risolvere i danni ingenti causati dal recente maltempo i ladri di rame non si fermano. Sarebbe accaduto poche notti dopo la tromba d’aria quando ignoti hanno scardinato i lucchetti del cancello sul lato che guarda verso strada Pontevecchio, e hanno trafugato il rame da diverse cappelle. Almeno sei o sette, oltre ad un paio di tentativi.

    MAGENTA – “E’ la seconda volta che succede alla cappella della mia famiglia – spiega Teresio Di Nello – Mentre lo scorso anno avevo subito il furto, in questa occasione non sono riusciti ad asportare la lastra di rame, tentando solo di sollevarla. Tutte le cappelle vicine alla mia sono state depredate del rame. Un danno ingente per tutti, oltre ad un duro colpo perché vedersi toccare le tombe che custodiscono i propri cari lascia il segno. E’ un gesto ignobile che non merita commenti”. Il lato vecchio del cimitero, lungo via Fanti, vede, in questi giorni, numerosi operai al lavoro per sistemare la tettoia danneggiata dalla recente tromba d’aria. Per alcuni giorni l’ingresso per le visite ai colombari di quel lato sarà interdetto. Sull’altro lato, quello nuovo, il danno non è stato colpa del maltempo.

    I lucchetti scardinati sono stati gettati a lato del cancello, così come dietro le altre due cappelle prese di mira dalla parte opposta, si notano i canali del cosiddetto oro rosso abbandonati dai ladri in fuga. Contro i ladri di rame la battaglia sembra persa in partenza. Agiscono solitamente a notte fonda e vanno a colpo sicuro. Questa volta, magari, hanno contato sul fatto di mimetizzare il furto con i recenti disastri da maltempo. “Auspichiamo che si mettano delle telecamere anche in questa zona del cimitero – conclude Di Nello – e che si facciano dei controlli. Pare che qualcuno, che vive di fronte al cimitero, abbia notato dei movimenti strani. Ma non abbia poi allertato le forze dell’ordine”.

  • Milano, imbrattata da tre writer Galleria Vittorio Emanuele. O Signur…

    MILANO Circola da ieri sera sui social un video che immortala i tre writer autori della vandalizzazione della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

    Nel video, caricato verso le 23 da un utente che sembra essere un turista di lingua francese, si vedono i tre sul tetto della Galleria mentre imbrattano l’arco di ingresso. Gli agenti della polizia locale li avevano sorpresi intorno alle 22.30, durante l’attivita’ di perlustrazione della piazza. Saliti, i vigili non erano pero’ riusciti a fermarli. Anche la webcam puntata su Piazza Duomo ha ripreso le tre persone sul tetto. In corso le indagini per individuare gli autori delle scritte.

    “Sono disgustata”. Piazza Duomo si affolla piano piano di turisti e cittadini che commentano l’azione in notturna dei tre writer che hanno imbratto di tag la Galleria Vittorio Emanuele II. “Non e’ possibile. Non ci posso credere, anche questo”, commenta una ragazza. “Da milanese mi spiace”, afferma una signora. “Non e’ usuale vedere l’ingresso della galleria cosi’, l’effetto e’ particolare”, commenta un ragazzo, che azzarda “Non ci vorra’ molto a ripulirlo”. Di altro tenore il commento di Marco, che spiega di essere uno degli operatori impegnati nel lavoro di restauro della statua equestre, imbrattata dagli attivisti di Ultima Generazione lo scorso marzo. “Sono rimasto abbastanza sorpreso – dice – ci risiamo, atti vandalici che colpiscono un bene culturale. Bisogna finirla. In un paese come il nostro, che vive di beni culturali, bisogna pensare a a provvedimenti piu’ severi. Penso che un corso di formazione e un intervento di pulitura a questi ragazzi possa servire per capire cosa significa fare un intervento di questo genere”. Il Comune sta valutando il da farsi, ad esempio se a occuparsi della ripulitura sara’ il Nuir, il Nucleo di intervento rapido del Comune.

  • Locarno Film Festival edizione numero 76. Dalla nostra inviata Monica Mazzei

    IL PARDO: UN FUNAMBOLO IN EQUILIBRIO CON GRAZIA ED ELEGANZA, CHE CI TIENE CON IL FIATO SOSPESO

    LOCARNO CH – Gli auguri di Marina Carobbio Guscetti, Alain Berset, Marco Solari, Alain Scherrer, e del direttore artistico Giona A. Nazzaro, per un futuro avvincente del Locarno Film Festival. –

    “Il cinema è meglio insieme”, questo il cavallo di battaglia di quest’anno.

    Si parla spesso degli effetti speciali nel cinema, ma nessuno pensa mai ai primi effetti speciali di un essere umano: quelli della mente.

    La mente è immaginazione, visualizzazione, desiderio, anche fisico, proiezione e scomponimento del se’ e per recitare e trasmettere le emozioni del proprio personaggio, ci vuole l’empatia che con esso bisogna saper provare… Già: la definizione corretta è “immedesimazione”.

    Questi sono i motivi per i quali non bisogna sostituire l’essere umano nei vari contesti nei quali lo stesso può mettere in atto queste capacità: ogni volta che lo fa, l’uomo perde se stesso; perde una particella di quelle capacità.

    L’intelligenza artificiale non crea, non ne sarebbe in grado: può solo finalizzare, una frase, un’azione, creando abbinamenti o ricreando ciò che già esiste, ripetendolo tecnicamente il più perfettamente possibile.

    Davvero ne abbiamo bisogno anche nella settima arte?

    Io approvo questo sciopero degli attori, anche se indubbiamente ha rubato qualcosa a questa edizione del festival.

    Lo sciopero è anche per lo spettatore.

    Anche lo spettatore ignaro, perché non ha la consapevolezza della profondità dell’interiorità umana. Sarebbe la prima vittima di una rieducazione della propria mente da parte dell’Intelligenza artificiale: noi rischiamo di essere da quest’ultima riplasmati.

    Facciamo un passo indietro: quanto abbiamo già perso?

    In questo 76Locarno ci si confronta, anche attraverso mestieri che non ci sono quasi più… Come la sarta.

    La sarta che ci abitua ad un contatto che profuma di intimità, come quello che nasce tra pittore e modella: due mani che si posano su di una silhouette per rivestirla o rimodellarla dentro ad una stoffa, sono come due occhi che si poggiano su di un corpo, e guidano la mano che lo “copia” su tela e, in un certo senso, lo possiede.

    Se smettiamo di farlo, noi DIMENTICHIAMO cosa significhi, e così le emozioni che tutto questo suscita in noi… Mentre doniamo sempre più all’AI, la possibilità di imitarci in un modo completamente esteriore.

    Questo sciopero capita in una edizione di addii: dopo 23 anni, è l’ultima per il Presidente Marco Solari, il cui posto sarà preso dalla miliardaria collezionista d’arte e mecenate, Maja Hoffmann; mentre il presidente della Confederazione Berset ha annunciato le proprie dimissioni dal Consiglio Federale e a dicembre non si ricandiderà.

    Ed è stato proprio quest’ultimo a definire il Locarno Film Festival un diamante per tuta la Svizzera, al di là dei clichè che ad esempio riferiscono sempre le stesse cose, come dello schermo più grande d’Europa, ecc.

    In tutto ciò il Locarno Film Festival è una realtà enorme eppure umana, nella quale trapelano sentimenti traboccanti di affetto puro non solo per la settima arte ma anche per il pubblico e nelle relazioni fra coloro che vi lavorano per realizzarlo ogni anno. Non solo sfavillio, dunque; ma tanta infinita umanità.

    Il Sindaco di Locarno Alain Scherrer, si era così pronunciato, in apertura del discorso ufficiale: “La vita è dura, difficile da cambiare e modificare. si è presi in un vortice di negatività. Si può dire che sa di tappo! A volte, dopo fatti aberranti, un colore scuro riveste ogni sfumatura ed ogni sentimento. Il ruolo del cinema è quello di offrire testimonianze e ritratti della vita vera, permettendo di accettarla, perché quelle storie, animate da attrici ed attori, sembrano essere impossibili da accettare e in grado di squilibrare addirittura intere serate e giorni a venire. È il cinema: ed in realtà qualsiasi spettatore ci scopre un suo sentimento. Un film può rivelare la vita a chi è capace di recepire e cogliere, nella vita di tutti i giorni, i piccoli drammi, le difficoltà, che il cinema sa svelare. Il mondo politico, finanziario e a qualsiasi livello, è a volte chiamato all’azione per evitare le tragedie che il cinema racconta. La pandemia è stato uno di quei momenti: un film senza sceneggiatura, che non sapevi dove andava a finire, nella quale come in un film si è continuato a fare e rifare le stesse scene”, ha concluso, ringraziando sia Berset che Solari, per le qualità che hanno portato al cinema ed alla Svizzera.

    Marina Carobbio Guscetti, Consigliera di Stato, ha invece esordito con queste parole:

    “I Passaggi di testimone sono delicati ed importanti., perché gli equilibri che reggono l’amministrazione di un sistema come quello internazionale del Locarno Film Festival, sono molto complessi. Chi se ne va ha dato moltissimo a questo festival, ma rinnovarsi è necessario se si vuole continuare a crescere. Un ringraziamento ancora va quindi anche ad Emanuele Bertoli, come a tutte le altre persone che non ho citato. Oggi il festival è sano e forte grazie al contributo di queste personalità. Grazie di cuore dunque per ciò che avete donato e auguri a chi raccoglierà questi ruoli di spessore.

    … Immaginate di vedere qui sulle nostre teste, un Pardo che cammina su un filo, maestoso, passo dopo passo, si tiene in equilibrio con grazia ed eleganza, tenendoci con il fiato sospeso. Perché tutto ciò? Perché camminare in equilibrio su un filo, come chi si è retto in equilibrio per 45 minuti a New York, dove prima c’erano le Torri Gemelle? Il senso forse lo possiamo trarre da un trattato sul funambolismo, che cito: ‘Bisogna battersi contro gli elementi e tenersi in equilibrio su un filo è poca cosa. La forza propulsiva è sapersi tenere in equilibrio con la schiena dritta anche in mezzo alla follia. Ecco il mio augurio per il festival: continuare a restare sempre con la schiena dritta ed ostinata in mezzo a qualsiasi follia, mantenendo viva una linea artistica di scoperta”.

    Il Capo del Dipartimento Federale dell’Interno e della Cultura e Presidente della Confederazione svizzera, Alain Berset:

    “Il Locarno Film Festival non è solo quello dei cliché del Leopardo, del sole, dello schermo più grande d’Europa e dei complimenti ad ogni costo. Oggi è riconosciuto come tutti i maggiori festival internazionali. Il Festival del Film ha ripreso colore. Un festival che ormai ha un suo ruolo in tutta la Svizzera e nel mondo, e che è diventato la punta di diamante della Svizzera. Anche il mondo del Cinema svizzero ha acquisito nel mondo maggior rilevanza.”

    Marco Solari, al suo ultimo discorso:

    “A nome non solo mio, ma anche della Direzione, voglio ringraziare ancora una volta tutto lo staff, fino ad ogni collaboratrice e collaboratore del festival. Ringraziamo poi quelli che impropriamente si chiamano sponsor ma in realtà sono veri e propri partner. Più di cento milioni di franchi ci arrivano dall’economia privata, anche di oltre Gottardo, contribuendo esattamente come il mondo politico. ¾ di miliardo è ciò che poi, incluso il nostro lavoro e l’indotto, è tutto ciò che complessivamente di produce. Un risultato enorme. Ringraziamo un pubblico fedelissimo e la stampa. Questa ultima non sempre benevolmente ma anche con le giuste critiche.

    … E qui volevo arrivare, ringrazio la politica che fin dal primo momento è stata vicina al festival, partendo dai vari sindaci di Locarno.
    Consiglio di Stato, Gran Consiglio e sindaci limitrofi pure ringrazio. Ringrazio chi come Bertoli ha avuto una mano protettrice sul festival; ed oggi, Marina Carobbio Guscetti.
    Un ringraziamento speciale ed un applauso a Berset, che per la Svizzera tutta ha fatto tantissimo, oltre al suo grande contributo per il cinema e per il festival. Non dobbiamo poi dimenticare il suo ruolo durante la pandemia, quando il popolo ha chiesto non solo di essere amministrato, ma di essere governato, e lui è sempre stato in prima fila e si è speso enormemente.
    Mario Timbal e il prof. Lurati hanno pure dato un forte contributo a questo evento.
    Chi raccoglierà il mio testimone presidia la più grande commissione culturale al mondo. La signora Hoffmann ha espresso tutto il suo amore per la Svizzera italiana in generale.
    “Il presidente non ha poi mancato di sottolineare ancora una volta un tema a lui caro: La Verità con la V maiuscola:

    “Questo festival è libertà, come quella accordata al direttore artistico per esempio. In generale noi siamo il festival più libero di tutti come di tutta la Svizzera.

    Due parole voglio spendere per il concetto di ‘parresia’: è il coraggio di dire sempre la verità, anche quando ha delle conseguenze.

    Nell’antichità ciò è stata l’essenza del teatro e della commedia antica.
    Ed auguro che nel futuro del festival voi abbiate il coraggio di portare avanti questo amore per la Verità”.

    Nazzaro, direttore artistico: “A nome mio e della Commissione di selezione, noi abbiamo scelto i film che a nostro avviso mantengono viva la nostra politica. Il cinema non è separato dal mondo ma amplifica le storie della vita vera. Gli umori del mondo sono il segno della qualità del Locarno Film Festival. Olaf Moeller è colui che ci ha aiutato nella selezione per la panoramica sul cinema messicano anni 40-60, dal titolo: “Il Cinema messicano, Ogni giorno uno spettacolo”.

    Dopo i discorsi ufficiali, passerò a raccontarvi i primi film da me visti e gli umori della piazza. Tra i grandi ospiti finora intervistati invece, durante le conferenze pubbliche, Pietro Scalia, assistente regista ed al montaggio da più di un Oscar, e che ha lavorato con i più grandi nomi del cinema.

    I primi film e le prime premiazioni in Piazza:

    La sera di mercoledì 2 agosto, in Piazza Grande è stato conferito l’Excellence Award DAVIDE CAMPARI a RIZ AHMED.

    Le proiezioni sono state 2.

    I dettagli:

    DAMMI, di Yann Mounir Demange.
    Francia/Belgio – 2023 – 98′

    Il protagonista è un immigrato che ama molto il Paese europeo che l’ha ospitato e nel quale si sente a casa. Tuttavia, dai meandri del suo spirito e della sua memoria, emergono ricordi delle origini e solitudini, con i quali fa i conti tutti i giorni, e con i quali cerca di mantenere un filo di unione, per dare un senso alla sua identità, compiendo un viaggio inconscio ed onirico.

    L’incontro e l’amore per una creatura come lui, che forse si sente più sola di lui, lo aiuta in questa fase di completamento e di incastro dei pezzi che paiono sparpagliati.

    Ci vuole un un’anima affine per trovare il senso.

    L’ÈTOILE FILANTE, di Fiona Gordon, Dominique Abel.
    Francia/Belgio – 2023 – 98′

    “Qui si chiamano tutti Boris!”, è la chiave di un film dai colori un po’ surreali ma pervasi di molto umorismo.

    Ce la faranno Boris e la compagna a fuggire, sostituendo il primo con il suo perfetto sosia Dom?

    Si susseguono scene esilaranti, sempre con una improvvisata detective alle calcagna.

    Storia di persone senza limiti che paiono vivere in una realtà fuori del mondo.

    E quando alla coppia di fuggiaschi toccherà tornare indietro a recuperare i documenti, non resterà altro che provare un po’ di compassione per la loro vittima designata e… Scatenarsi in una danza.

    CONCORSO INTERNAZIONALE
    YANNIC, di Quentin Dupiex
    2023, Francia, 65′

    Yannic è un giovane custode notturno che nel suo giorno libero, decide di fare qualcosa di diverso: andare a teatro.
    Il film si apre proprio su una pièce: un uomo ironizza con la moglie sui tradimenti di lei. In una commedia amara, l’amante è addirittura in casa con loro e la moglie tenta di negare l’evidenza dei loro rapporti.
    Yannic però non ci sta: a suo dire, lo spettacolo invece di divertirlo, gli sta ricordando la sua vita e non lo trova affatto divertente!
    Interrompe gli attori e se ne lamenta a tutto andare, sino a decidere di sequestrarli insieme al pubblico in platea, per proporre “il proprio spettacolo”.
    Metafora del nostro desiderio di cambiare il nostro destino? Può essere. Ma la storia ci fa capire che per quanto ci applichiamo per evitarlo, i piccoli imprevisti della vita, spesso tirano fuori quel che realmente siamo.
    Il protagonista però non sembra farsi dei problemi per questo motivo: è dotato di una sincerità quasi agghiacciante, sia con se stesso che con gli altri.

    CONCORSO INTERNAZIONALE.
    ANIMAL, di Sofia Exarchou
    Grecia/Austria/Cipro/Bulgaria, 2023

    La protagonista è andata via di casa a 16 anni, alla ricerca del suo cammino. Da allora sono trascorsi diversi anni e lei adesso lavora come animatrice presso un villaggio turistico in Grecia. È dotata di grande creatività e la impiega a pieno ritmo nella creazione di nuovi spettacoli musicali e danzanti per gli ospiti degli hotel.

    Ha molto talento. Vive une relazione senza impegno con un altro membro dello staff, che non le impedisce di vivere altre avventure.

    Il gruppo è unito e sembrano divertirsi molto, anche se il guadagno non è certo molto.

    Un giorno arriva, insieme al nuovo gruppo di aspiranti animatori che approdano in Grecia da Paesi non più fortunati, anche una ventenne polacca a sua volta fuggita a 16 anni.

    Per questa ragazza il clima e lo stile di vita totalmente libero nel suo gruppo, a volte è causa di disagio, ma nonostante questo, si integra e applica con tutta se stessa.
    È film amaro ed impietoso: non sembra profilarsi qualcosa di meglio.
    Si vive alla giornata e si consumano rapporti, si, forse un po’ come animali, nonostante in realtà ciò causi sofferenza: cosa rimane realmente alle protagoniste? Quale arma pensano di poter usare come veicolo verso una vita migliore?
    Non vi è certezza alcuna, ma la fragilità è tanta quando ad una delle due pare di intravedere un po’ d’amore in qualcuno che non le era parso come gli altri.
    Una cosa è certa: all’ultimo “spettacolo” la protagonista sarà veramente se stessa.
    Il film ha portato in pellicola tutto il dramma di vite come queste.

    In Piazza, la sera del 3 agosto, è stato attribuito il VISION AWARD TICINOMODA a PIETRO SCALIA, uno dei maggiori assistenti alla regia ed addetti al montaggio del mondo, che ha lavorato con i più grandi registi americani ed italiani.

    Proiezione PIAZZA GRANDE 03. Agosto

    LA VOIE ROYALE, di Frédéric Mermoud
    Francia/Svizzera – 2023, 90′

    Storie di ragazze geniali che superano i clichè dimostrando come il sesso femminile possa essere davvero forte in matematica.

    La protagonista diciottenne è dotata di una scintilla che non sfugge al suo docente, che decide di parlare ai suoi genitori per convincerli a lasciarla iscrivere ad una scuola apposita per formare i talenti matematici del futuro.

    Sarà qui che la giovane, abituata ad una vita di campagna in una fattoria, inizierà a contemplare il passo successivo: e poi?

    Nella sua mente si affaccia, affascinante, l’idea del Polytecnico, scuola universitaria addirittura di stampo militare.

    Lì si sono formati talenti storici nella vita del Paese, tra i quali, molte donne.
    Tra nuove amicizie e nuovi amori, nonché la scoperta di se stessa, non saranno poche le difficoltà. La nuova docente, anch’ella donna, la sprona ad ogni costo, dandole inizialmente l’impressione di avercela con lei. I rapporti con compagne e compagni sono buoni, ma la competizione ed il confronto sono alle stelle.
    Per mesi, avrà l’impressione di non essere affatto geniale e pure una delusione affettiva ci metterà lo zampino.
    Ma alla fine, troverà le giuste collaborazioni disinteressate per aiutarla a tirar fuori il meglio di sé ed abbracciare completamente il suo grandissimo sogno: lavorare al servizio del futuro del mondo.

    CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
    FAMILY PORTRAIT, di Roland Barthes
    Stati Uniti, 2023, 78′

    Una natura onnipresente, con i suoi elementi, il vento tra le fronde e l’acqua di un fiume, scandisce il tempo della vita ed il rapporto con le emozioni.
    Sembra una giornata come tante: parenti che si riuniscono per raccontarsi novità e per scattare un ritratto di famiglia.

    Tempi si allineano e scorrono gli uni sugli altri.
    È solo un contorno il fatto che una cugina 21enne sia appena deceduta per un virus misterioso?

    Si e no.
    Ma la protagonista sembra molto più preoccupata del fatto che la madre, con la quale aveva sempre avuto un rapporto un po’ strano (lei non si sentiva “vista”, come racconta al nuovo compagno), e che un attimo prima animava la cucina, sia di colpo sparita.

    Il finale si svela all’ultimo, tuttavia, se si presta attenzione e vi è successo nella vita, lo capirete già guardandolo: lei continua a domandare della madre con un’ansia crescente, ma nessuno le risponde mai in modo sensato. Anzi: sono intenti a parlare fittamente tra loro. Come mai?La giovane ad un certo punto si immerge nel fiume, pare cercarla nelle acque, ed anche questo è in realtà un gesto simbolico…

    Ma soprattutto c’è un istante preciso che svelerà tutto il significato di quel ritratto di famiglia, per chi sa guardare: lei e la madre in una scena sono sedute in silenzio e senza guardarsi su di una roccia nel fiume.

    Poi lei si tuffa; poi entrambe, lentamente, svaniscono…

    Il senso di noi, di tutti i nostri dolori, delle nostre perdite, del nostro tempo, sono tutti in quella scena. Una scena che nessuno di noi potrà mai cogliere. Il regista vuole mostrarci e farci capire questo: il dopo di noi.

    Bellissimo film onirico, delicato e di una poesia struggente, in quel darsi tutti la mano nel tempo che scorre.

    Non ho visto ancora niente ma, lo ammetto, lo premierei.

    Ha messo in ordine scene all’apparenza irrazionali.

    Probabilmente c’è nascosta anche qualche considerazione sul lavoro del regista: a metà strada tra il sogno e la capacità di visualizzare.

    PIAZZA GRANDE, 04 Agosto del 2023.

    Presentate sul palco del festival le delegazioni dei film proiettati durante questa serata:

    “La Bella Estate”, regia di Laura Lucchini e “Guardians of the Formula”, regia di Dragan Bjelogrlic’

    LA BELLA ESTATE, di Laura Lucchini,
    Italia – 2023 – 111′

    Ginia ed il fratello si sono trasferiti dalla campagna alla città insieme, lasciando a casa i genitori. Cercano la loro strada per il futuro. Lui, probabilmente proiezione (anche se mostrato molto ai margini nella storia), di Cesare Pavese, dal cui romanzo è tratto questo film, scrive racconti e si era iscritto all’università, ma sta rinunciando, schiacciato dalle difficoltà economiche e dalle responsabilità.

    Lei una giovane sarta piena di talento e che si sta affacciando al mondo degli stilisti.
    Vivono la loro vita con sullo sfondo i primi discorsi di Mussolini (la guerra è alle porte ma i protagonisti ancora non lo sanno); vedono gli amici di sempre e si fanno compagnia, nella Torino del 1937-’38.

    Un giorno, conosceranno Amelia, spregiudicata e bellissima giovane che per mantenersi, posa senza veli per svariati pittori.
    Lei e Ginia faranno amicizia e quest’ultima sarà introdotta dalla prima ad un mondo intrigante, libero ed entusiasmante, fatto di arte e amori liberi e passionali.
    Il fratello maggiore cercherà di vegliare sulla sorella ma poco alla volta, la lascerà libera pur senza ammetterlo.

    Si susseguono gioie, palpiti ed anche dolori ed apprensione, in un turbinio che li accompagnerà tutti verso la maturità ed una più intensa presa di consapevolezza.

    Di chi era veramente gelosa Amalia?
    E chi veramente amerà infine Ginia?

    Un film bellissimo, dove le stagioni e la natura (anche qui), segnano incedere del tempo, dei cambiamenti (anche della protagonista Ginia), e delle emozioni.

    Vi si respira non solo il romanzo del celebre scrittore, ma realmente si vive per un paio d’ore in quegli anni, ricavandone un senso di nostalgia come se li avessimo vissuti.

    Una piccola divagazione sull’importanza di tutte quelle creazioni umane che passano attraverso la vita e le mani: sono esse stesse veicoli di intimità e sensualità, nonché empatia e bisogno di conoscere e conoscersi.

    La sarta cuce su un corpo, il pittore trasporta un corpo su tela.

    Oggi possiamo ringraziare Pavese per averci trasmesso senza poterlo sapere (oggi anche Laura Lucchini con questa trasposizione cinematografica), sensazioni e riscoperte che avevamo perduto.
    CONVERSAZIONE CON PIETRO SCALIA, lo storico assistente alla regia e montatore DEL cinema (mondiale!).

    Presso lo Spazio Cinema del festival, ieri alle 10.45, si è svolta l’intervista pubblica al suddetto artista del cinema.
    Ha mediato Manlio Gomarasca.

    Come aveva già detto sul palco la sera prima il direttore artistico Giona Nazarro, consegnandogli come riconoscimento Ticinomoda Award, “Scalia ha rivoluzionato il modo di pensare come collegare un’immagine all’altra”: è riuscito a determinare con sguardo nuovo gli intervalli ritmici ed i tempi necessari a legare le immagini fra loro.

    Ha collaborato con Bertolucci, Ridley Scott, Raimi, Michael Bay, Van Sant (solo per citarne alcuni nella sterminata lista di nomi).

    Gli Oscar: nel 1992, con Joe Hutshing, per “JFK”; nel 2002 vince ancora con il montaggio per “Black Hawk Down” di Ridley Scott;
    ha avuto altre due nomination per “Il Gladiatore” e “Genio Ribelle”.

    Oggi siamo in attesa dell’uscita al cinema di “Ferrari”, da lui montato per la regia di Michael Mann.

    Nei natali di Scalia, la Sicilia e la Svizzera, dove era immigrato da bambino con la famiglia e dove si è formato, prima di partire alla volta degli USA per dedicarsi allo studio del cinema.

    Ha iniziato la sua carriera come assistente al montaggio per Oliver Stone.

    Il rapporto più lungo, quello con Ridley Scott: ben 15 anni.

    Scalia è stato inoltre produttore musicale per Han Zimmer che ha curato la colonna sonora per tre film di Ridley Scott, ed è stato membro di giuria della Mostra del Cinema di Venezia nel 2004.

    Monica Mazzei
    freelance culturale
    monica.mazzei.eventi@gmail.com

  • Al servizio della gente: Forno & Sapori di Bià aperto tutto il mese di agosto

    Al servizio della gente: Forno & Sapori di Bià aperto tutto il mese di agosto

    Forno & Sapori di Abbiategrasso in Corso San Pietro, conferma la sua storica vocazione di negozio di vicinato attento soprattutto alle esigenze della popolazione più anziana e fragile.

    ABBIATEGRASSO – Nell’epoca dei supermercati a tutti i costi e della grande distribuzione, non è cosa da poco poter contare su un negozio dove fare la spesa nel cuore della propria città, facilmente raggiungibile a piedi o in sicurezza. Il Forno & Sapori così anche quest’anno ha confermato la sua scelta di TENERE APERTO TUTTO IL MESE DI AGOSTO.

    “Ormai – spiega Piermaria Magnaghi titolare dello storico negozio in zona San Pietro – le abitudini delle persone anche rispetto al periodo di ferie sono cambiate. Quest’anno poi sentiamo ancora di più con il problema del Coronavirus, purtroppo, quanto mai vivo, il dovere di non chiudere ad agosto. Sarà un aiuto in più per gli anziani ma anche per i tanti cittadini che quest’anno non si sposteranno per le ferie”. 

    Come sempre è assai vasto il repertorio di prodotti che vi propone il Forno& Sapori. Piatti sempre freschi,  gran varietà di primi, carne di alta qualità,  insalatone, e piatti freddi ottimi per il periodo estivo. Non manca mai, infine, la gastronomia calda e il pesce cucinato in diversi modi, nonché le fritture. Al Forno & Sapori, poi, potete trovare davvero tutto per la vostra spesa quotidiana. Grande quantità di prodotti confezionati, alimentari e bevande.

    Ma veniamo agli orari che sono in linea con il periodo agostano: da lunedì a giovedì orario continuato dalle 8,30 alle 13,00. Mentre il venerdì e il sabato si aggiunge anche la fascia pomeridiana dalle 16 alle 19,30. Giorno di chiusura la domenica.

    Da segnalare infine la grande varietà di carne per l’immancabile grigliata di Ferragosto e ovviamente anche i piatti della tradizione per quanto riguarda il San Rocco Magentino con la trippata

  • Ciclismo, ‘Braveheart’ Van der Poel conquista l’iride nel giorno della Grande Bellezza- di Teo Parini

    Per distacco, il più bel campionato mondiale di ciclismo su strada a memoria d’uomo. Infatti, sul podio salgono, sfiniti oltre l’immaginabile, i tre pedalatori più iconici delle corse di un giorno, con il gradino più alto che va appannaggio del più forte tra i più forti, Van der Poel, capace di giustiziare, con la ferocia che solo gli Dèi, van Aert, il rivale di sempre, e Pogacar, l’uomo buono per tutte le stagioni.

    Il quarto è un altro califfo della bicicletta, Pedersen, tanto per impreziosire ulteriormente un ordine d’arrivo stellare, con Kung quinto e primo degli umani e Bettiol decimo, il migliore degli azzurri. Una giornata leggendaria.

    Nella terra di William Wallace, il guardiano di Scozia, l’istantanea imperiale è quella che immortala lo scatto bruciante di van der Poel quando al traguardo mancano ancora ventitré chilometri. Il neerlandese nipote d’arte affronta in testa al plotone dei battistrada l’esiguo segmento di strada con orografia ascendente previsto da un circuito infarcito di curve e controcurve e scalcia così violentemente sui pedali che alla sua ruota l’effetto di cotanta cinetica è quello della bomba atomica: saltano per aria tutti. È un pugnace van Aert l’ultimo avversario a chinare il capo, segnale inequivocabile dell’ennesimo epilogo senza gloria per il campione belga in quest’anno per lui maledetto. In un amen, Mathieu scava il vuoto dietro di sé e manda in sovrimpressione anzitempo i titoli di coda. Game over.

    Un passo indietro. Duecentosettanta chilometri di corsa e tremila metri di dislivello sono, insieme, garanzia e sentenza: la selezione nel gruppo sarà naturale, per logorio, e agli outsider nessuna speranza di gloria. Per gli underdog, insomma, ci saranno tempi migliori, ma non qui e non ora. Detto e fatto, così sono i quattro favoriti designati dai bookmakers e da ogni aficionado di buon senso che, in prima persona, se le suonano di santa ragione mentre il resto del mondo del pedale assiste in un misto di ammirazione e impotenza. Zero tattica, zero gregari, zero strategia, zero paure. Botte da orbi, un incontro di pugilato nel quale, per un’infinità di riprese, al tappeto non ci finisce nessuno, come nelle scene più surreali di un film di Stallone. Allo scatto di uno fa seguito l’allungo dell’altro e la replica dell’altro ancora, uno spettacolo – garantito, non è un’iperbole – mai visto. Plastica conferma dell’assioma per il quale sono sempre i corridori a rendere bella (o brutta) una corsa e non viceversa, come vorrebbero farci credere i burattinai del ciclismo.

    Come si è detto, alla lunga, il terrificante gancio del knockout tecnico che spegne le lampadine agli avversari lo indovina van der Poel; un momento di inesausta potenza che ricorda con nostalgia, almeno per chi c’era, le sequenze pugilistiche a due mani di Marvin Hagler, il Meraviglioso, le discese a quattro ruote motrici sui nastri ghiacciati di Alberto Tomba, la Bomba, e le sgroppate a testa bassa del compianto Jonah Lomu, l’uomo chiamato rugby. Mathieu, che si alza in piedi sui pedali e sballotta la bicicletta fino a farle sfiorare l’asfalto con il manubrio prima a destra e poi a sinistra, è in quella cerchia di supereroi scolpiti nel granito che si colloca. O bianco o nero, con manifesta intolleranza per i grigi, un antidoto vivente alla banalità.

    Infatti, lo sciagurato van der Poel, con la corsa già in ghiaccio che aspetta solo di vederlo tagliare il traguardo in luminescente solitudine, trova il modo di infilarsi in una curva secca verso destra a una velocità non compatibile con le formule che regolano i principi della forza centrifuga, tanto da finire a rovinosamente a terra. A ben pensarci, l’unico modo a sua disposizione per gettare alle ortiche un Mondiale già virtualmente assegnato. Tuttavia, più che un’atroce disdetta è il destino che ha in serbo per questa giornata d’agosto qualcosa di oltremodo speciale. L’epica di uno sport con pochi eguali che esige la sua parte e che racconta la parabola del gladiatore, martoriato nel fisico e pungolato nell’orgoglio, che si rialza dopo una brutta caduta e riprende la battaglia con ancora più vigore di prima. Inconveniente scenografico, con un pizzico di brivido per la schiena, che è l’anticamera di un trionfo fatto di una maglia a brandelli, di ferite sanguinanti e di battiti cardiaci impazziti. Più impavido di Mel Gibson.

    Milano-Sanremo, Parigi-Roubaix e Mondiale. Van der Poel, a Glasgow, cala la tripletta mai riuscita prima d’ora a nessun illustre predecessore nella storia del ciclismo e ciò fortifica l’idea della grandezza di un corridore che, tra le tante, esibisce la dote che più di ogni altra definisce etimologicamente il talento: quando conta davvero, a vincere è sempre lui, un cecchino appollaiato al fronte. Mathieu, in tal senso, lo si immagina brandire la matita rossa, sfogliare il calendario delle gare, individuare gli appuntamenti di suo gradimento e cerchiarli accuratamente. Prima di andarseli a prendere con la genia dei predestinati, coloro che caratterizzano un’epoca, e l’arroganza ciclistica di chi, focalizzato sulla vittoria, non teme la sconfitta. Uno di quelli che, se proprio non l’ha inventato, un aspetto caratterizzante della disciplina l’ha saputo elevare su traiettorie inesplorate. Il colpo di cannone che ha nei quadricipiti è ancora materia di studio perché profusione di watt che riscrive la fisica.

    Più in generale, il ciclismo vive un periodo storico che in futuro, guardando a ritroso, sarà considerato spartiacque. Questi ragazzi stanno dotando di nuove regole non scritte una disciplina spesso ingessata e le corse di fantasiose formule interpretative. Una freschezza d’intenti che spazza via decenni di attendismo scorbutico e, salvo rare eccezioni, di politiche tattiche sparagnine. Lo schema mentale adottato, paradossalmente ma non troppo, è il più semplice: pancia a terra dal chilometro zero al traguardo, da gennaio a dicembre, senza né calcoli né riserve fino all’ultima goccia di energia, per scoprire se, sotto lo striscione d’arrivo, qualcuno è rimasto attaccato alla ruota. Wallace, proprio a Glasgow, fu catturato, processato e giustiziato. Mathieu van der Poel, al contrario, dalla città simbolo delle Lowlands, il cui nome in gaelico scozzese significa piccola valle verde, ci ricorda con la personalità di un Braveheart dei nostri tempi che non ci sarà un Edoardo I a intralciare i suoi piani. Difficile pensare di fargli cambiare idea ma la certezza è che uomini altrettanto speciali ci proveranno.

    Che spettacolo all’orizzonte.

    di Teo Parini

  • Ps Abbiategrasso, neanche due pazienti a notte: si chiude dal 14 agosto. Via alla demolizione del monoblocco

    ABBIATEGRASSO Un nuovo capitolo nella lunga e tribolata vicenda del Pronto Soccorso all’ospedale di Abbiategrasso, che di certo non mancherà di rinfocolare le polemiche.

    Con una nota diffusa stamani, infatti, ASST Ovest Milanese, dopo 9 mesi dall’avvio della sperimentazione dell’apertura notturna del Punto di Primo Intervento del Presidio Ospedaliero di Abbiategrasso, valutati approfonditamente tutti gli aspetti inerenti l’organizzazione e l’utilizzo effettivo del servizio (dati di afflusso alquanto scarsi e stabilizzatisi intorno a una media di 1,5 accessi per notte), tenuto conto altresì dell’impossibilità di utilizzare personale medico e infermieristico dipendente (con la necessità di ricorrere a società terze) e avuto riguardo alle nuove disposizioni in tema di utilizzo di società esterne/cooperative per lo svolgimento di servizi all’interno del SSN (Legge n. 56 del 26/5/2023), comunica che l’attività notturna del PPI di Abbiategrasso (dalle ore 20.00 alle ore 8.00) sarà sospesa a partire dal prossimo 14 agosto c.m.

    Si comunica altresì, che in data 29 giugno u.s., l’ASST ha consegnato alla impresa “Massucco Costruzioni S.r.l. di Cuneo, i lavori per le demolizioni del I° e II° Monoblocco Ospedaliero. L’importo complessivo è pari a EURO 2.418.177,39 e la durata prevista dei lavori è di circa un anno.

  • La barbarie di Rovereto: donna 61enne uccisa a pugni da extracomunitario già noto alla Polizia

    ROVERETO A Rovereto (Trento) una donna di 61 anni è morta in ospedale dopo essere stata picchiata in un parco sabato sera.

    L’aggressore, uno straniero senza fissa dimora di circa 40 anni già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri dopo una breve fuga. A dare l’allarme sono stati alcuni inquilini di un vicino condominio che hanno sentito le urla e, dalle finestre, hanno visto la vittima a terra con i pantaloni abbassati e l’aggressore sopra di lei che la colpiva in faccia.

    “Il barbaro omicidio della donna a Rovereto è un fatto gravissimo. Ho richiesto al Capo della Polizia di disporre ogni necessario approfondimento e una dettagliata ricostruzione della vicenda, anche per capire se c’è stato qualcosa che non ha funzionato”. Lo dichiara il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, esprimendo anche il più profondo cordoglio. “Questi accertamenti – aggiunge il ministro – sono doverosi nei confronti della vittima e dei suoi familiari. Inoltre, sono necessari anche per capire cosa dobbiamo mettere ulteriormente in campo per assicurare una sempre maggiore protezione dei cittadini”.

    “‘Stava rientrando a casa dove viveva con l’anziana madre, è morta in ospedale per la gravità delle botte ricevute da uno straniero senza fissa dimora di circa 40 anni e già noto alle forze dell’ordine che sabato sera, l’ha aggredita in un parco a Rovereto in provincia di Trento’. Lo stesso nigeriano che l’anno scorso impazzì per strada, aggredendo un ciclista e saltando sulla macchina dei carabinieri. Questo assassino era già stato fermato in passato per azioni violente, chiederemo di andare fino in fondo, come ha già giustamente annunciato il ministro Piantedosi, per capire come mai un delinquente del genere fosse ancora a piede libero”. Così Matteo Salvini, pubblicando su Instagram il video della precedente aggressione ad opera del senzatetto nigeriano responsabile dell’omicidio di Rovereto.

  • Per l’anagrafe sono 56, però Massimo Macchi è sempre un ragazzo che sogna.. AUGURI!

    MAGENTA Un compleanno speciale, per un imprenditore magentino che anno dopo anno continua a centrare successi e cogliere risultati: perchè il segreto di ogni ‘intrapresa’ resta sempre e soltanto uno, ossia inseguire sempre i propri sogni. Come Massimo Macchi, anima di Gestac e virtuoso dell’hotellerie, che oggi compie 56 anni.

    Massimo celebra il suo genetliaco ad Alassio, dove ha inaugurato la sua ultima ‘creatura’, un’altra oasi di accoglienza e bellezza: Alaxia Luxury, di cui trovate ogni segreto al sito https://www.alaxia-luxury-apt.com/.

    La location di Alaxia così come il panorama sono da urlo. Per il resto che dire…. ogni suite è caratterizzata da spazi ampi, eleganti e confortevoli. La gamma di colori è stata minuziosamente studiata per creare un’atmosfera preziosa e fresca.

    Comfort, semplicità e utilità sono la combinazione perfetta per garantire un piacevole soggiorno.
    Siccome stiamo parlando solo di 13 appartamenti assolutamente esclusivi, vi consigliamo di fare in fretta a decidere. Volete trascorre un’estate in un luogo unico, godendo della mondanità di una cittadina sempre frizzante com’è Alassio, ma allo stesso tempo, di un soggiorno in totale relax e tranquillità? Beh, secondo noi l’Alaxia è un autentico angolo di Paradiso. E se potete andateci.

    Vale la pena di prodursi nell’ineleganza dell’auto citazione: come scrivemmo già su queste colonne, Massimo incarna l’intrapredenza fatta persona, l’arrendersi MAI, il guardare oltre e guardare positivo SEMPRE. Siamo orgogliosi di conoscerlo e ORGOGLIOSISSIMI sia un partner di Ticino Notizie. Il Macchi è un poliedrico concentrato di milanesità e spirito lombardo.

    Dopo le scommesse lanciate (e vinte) con l’Hotel Diamante, l’Albergo Italia, il consolidamento del Klima Hotel e il lancio di Eremus, altro gioiello dell’hotellerie di alta gamma in Franciacorta, anche questa sera Massimo si godrà il tramonto di Alassio e guarderà l’orizzonte. Laddove ci sono altri traguardi da cogliere, altri sogni da realizzare. In un giorno come oggi, gli auguriamo di cogierli tutti.. Certi, come lui ben sa, che a festeggiarlo ci sarà sempre il suo indimenticato papà. Buon compleanno, direttore. Happy birthday, dreaming boy!
    F.P.

  • Magenta, addio a Guido Consonni molto più che un assicuratore

    La redazione Ticino Notizie esprime la sua vicinanza al figlio Paolo e a tutta la famiglia Consonni, sicura di interpretare il sentimento di tanti Magentini e non solo


    MAGENTA – Ieri sera, quando abbiamo saputo della scomparsa di Guido Consonni, oltre ad essere subito colpiti da un profondo sentimento di tristezza, ci è venuto alla mente questo articolo che vi riproponiamo qui sotto vedi link:

    https://ticinonotizie.it/consonni-assicurazioni-una-storia-che-continua-di-padre-in-figlio/

    L’articolo di quattro anni or sono era così titolato: ‘Consonni una storia che continua di padre in figlio’. Già perchè all’epoca il Signor Guido, benché continuasse a bazzicare il suo ‘regno’ di via Beretta, già da tempo aveva passato il testimone al figlio Paolo.
    Paolo oltre ad essere il ‘Nostro’ Assicuratore è anche prima di tutto un amico. Una storia che si tramandava di generazione in generazione dato che il papà Guido era stato l’Assicuratore di mio nonno oltre che dei miei. Questo a dimostrazione che certe figure – anche se oggi viviamo nell’epoca delle assicurazioni on line e della spersonalizzazione dei rapporti umani – non te le puoi andare a prendere con il ‘copia incolla’….

    Tanto più come nel caso del Signor Guido, visto che lui era stato uno tra i primi a Magenta e dintorni ad avviare (se non inventare) questa professione.

    Figura conosciutissima non solo a Magenta, il Signor Consonni era anche un grande sportivo, appassionato di calcio, con i suoi trascorsi a livello locale, oltre che grande tifoso interista.

    Inevitabile che i nostri incontri, alla fine vertessero sempre su quell’argomento…il biscione nerazzurro con i suoi patemi e gioie…

    Una passione trasmessa anche a Paolo che accanto alla sua attività in agenzia, per anni (oggi un po’ di meno dopo che ha messo su famiglia) ha calcato come arbitro e poi come osservatore i campi da calcio delle diverse categorie.

    Di sicuro, Magenta perde non solo un bravo assicuratore, benché l’attività sia in buone mani. Ma anche una figura della ‘vecchia città che fu’ che resta scolpita nella memoria storica della ‘Città della Battaglia’.

    Per il resto, oltre che rinnovare le nostre più sentite condoglianze a Paolo e a tutta la sua famiglia, resta valido quanto scrivemmo ormai quattro anni or sono:
    Consonni Assicurazioni, con voi, di persona.
    Un valore che va oltre ogni cambiamento tecnologico …uno slogan che non va mai fuori moda. Tanto più in questo caso.