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  • Del Gobbo & Tenti: “Lavori pubblici, Magenta ripartita dall’anno zero. In questi mesi fatto più che in 10 anni”. Il caso del Cimitero

    Del Gobbo & Tenti: “Lavori pubblici, Magenta ripartita dall’anno zero. In questi mesi fatto più che in 10 anni”. Il caso del Cimitero

    Il caso più clamoroso quello del Cimitero: 35 mila euro IVA inclusa negli ultimi 10 anni. Negli ultimi tre anni della Giunta Calati, lo zero assoluto

    MAGENTA – Il tema opere pubbliche resta al centro del dibattito politico. Ieri l’occasione è stata offerta dai lavori alla scuola di Pontevecchio. Ma sia il Sindaco Luca Del Gobbo che il suo vice Enzo Tenti che ha la delega in materia hanno spaziato il campo guardando a quella che è la situazione a Magenta.
    “Sulla Scuola di Pontevecchio – hanno ribadito – ci crediamo talmente tanto che abbiamo già investito 350 mila euro a cui si aggiungono questi nuovi 250 mila euro. Noi andiamo oltre la polemica sterile. Noi guardiamo i fatti”.

    E i fatti dicono che Enzo Tenti in questi primi undici mesi di Giunta si è inventato una sorta di ‘Minuto Mantenimento’ che tanto è servito e molto servirà ancora per la sicurezza degli edifici pubblici.

    “Io dico sempre – ha aggiunto Tenti – che questo è lo sforzo principale per un’amministrazione. Ci sono le grandi opere ma già tenere al meglio, le strutture comunali è uno sforzo enorme. Anche perché non lo fa quasi nessuno….”.

    E in effetti l’ordinario è essenziale. “Poi ovviamente – ha proseguito il vice di Del Gobbo – c’è tutto il capitolo palestre che ci impegna tantissimo, così come l’efficientamento energetico che è un’altra voce fondamentale specie in prospettiva”.

    La macchina dei lavori pubblici insomma è tornata a marciare. “Anche se – hanno rimarcato Del Gobbo e Tenti – il nodo della burocrazia è cosa di non poco conto. Noi siamo per rispettare appieno le regole ma anche per velocizzare. Diversamente, con le lungaggini burocratiche, si arriva sempre in ritardo e non si soddisfa il cittadino. Su questo l’auspicio è che lo Stato faccia, come sta facendo, la sua parte fino in fondo con questo governo”.

    (Chiara Calati dopo la sua parentesi amministrativa è tornata alla sua passione di sempre: la musica. Qui in versione hard rock in completo total black, in una delle sue ultime applaudite performance canore alla tensostruttura di piazza Mercato)

    Ma torniamo a parlare di opere pubbliche nel dettaglio. E quella senz’altro dove l’Amministrazione ha trovato la situazione più disastrosa è il Cimitero. Un luogo di culto che al contrario dovrebbe essere mantenuto al meglio.
    “Noi – ha detto Tenti – abbiamo investito 200 mila euro in questi mesi, e sappiamo che non bastano. Tanto che entro fine anno arriverà un bando molto importante per migliorare ancora una situazione di cui ci siamo voluti scusare coi cittadini”.

    E i numeri qui parlano da soli. Non servono commenti: sul Campo Santo la Giunta Del Gobbo ha messo come detto già 200 mila euro, negli ultimi dieci anni di Marco Invernizzi e Chiara Calati 35 mila euro (IVA inclusa)…… Peraltro, negli ultimi 3 anni della Giunta Calati soldi appostati su questa voce: zero. Già verrebbe da dire…. zero assoluto.

  • Maturità: Polizia e Skuola.net contro fake news sull’esame di Stato

    Quest’anno l’esame finale delle scuole superiori riprende il suo formato standard, con entrambe le prove scritte preparate dal Ministero dell’Istruzione e del merito.

    Quanto basta per alzare il livello dell’attenzione su possibili “bufale” legate alle regole di base che governano l’Esame di Stato. Cosa che puntualmente fa la Polizia Postale e delle Comunicazioni con “Maturità al sicuro”, la campagna di sensibilizzazione svolta assieme al portale specializzato Skuola.net, che per il sedicesimo anno consecutivo si pone proprio l’obiettivo di “smontare” le principali fake news sull’argomento.Lo sviluppo tecnologico va avanti moltiplicando gli strumenti a disposizione degli studenti ma anche le possibilità di commettere dei fatali errori di valutazione che possono portare alla esclusione dall’esame. Il rischio è concreto, basta osservare le risposte date dagli oltre 1.000 maturandi raggiunti dal monitoraggio effettuato proprio da Skuola.net per la Polizia di Stato a circa una settimana dal via della Maturità 2023.

    Quasi 1 studente su 4, ad esempio, è convinto che durante le prove scritte gli smartphone si possono tenere con sé in postazione. Quando, invece, devono essere consegnati al banco della commissione, come correttamente dimostra di sapere il 77% del campione interpellato. E se il 18% è consapevole che comunque i telefoni debbano rimanere rigorosamente spenti, il 5% pensa che si possano persino usare rischiando al massimo di essere richiamati o penalizzati in fase di correzione e non, come potrebbe avvenire, di essere esclusi dall’esame.

    Qualcosa di simile avviene con un altro “sorvegliato speciale”: lo smartwatch. In questo caso è quasi 1 su 5 a pensare che, se non è connesso a Internet, si possa tenere al polso durante le prove scritte. Anche questa è una credenza erronea, perché il suo uso è bandito tanto quanto quello del telefonino.“Maturità al sicuro”, però, serve anche per instradare sulla retta via anche chi, al contrario, si avvicina all’esame con timori di orwelliana memoria. Circa 1 maturando su 6, infatti, è convinto che la Polizia possa controllare gli smartphone “da remoto” per capire chi eventualmente sta copiando; cosa assolutamente non corrispondente al vero. E addirittura il 38% ritiene che, durante le prove, i membri della commissione possano perquisire gli studenti, alla ricerca di oggetti proibiti. Anche in questo caso, si tratta di informazioni non corrette che vanno sfatate, invitando comunque alla prudenza, visto che la commissione d’esame ha il diritto di escludere i candidati colti in “flagranza di copiato”.

  • Faccia da Notte prima degli Esami! Di Massimo Moletti

    Un appuntamento molto importante perciò anche se gli anni passano resta sempre un appuntamento da non perdere !

    Come i consigli e gli auguri e l’intervista ad Antonello Venditti…
    Un cambio di costume dal doppio petto al normal o casual …
    Un tempo le famiglie vedevano questo come un salto di qualità ovvero l’entrata nella platea che conta
    Mio figlio è diplomato: ragioniere o geometra oppure perito ma non nella gara!!!

    Perché la nostra società era ed è provinciale e i galloni contano più dei bottoni.
    Un aspetto che era anche affascinante come le storie dei vecchi diplomati dare forza e credito ai diplomandi…
    Quando arriva non siamo mai pronti ma poi come tutte le cose dove arriviamo all’ improvviso non dimentichiamo…
    Un ultima cena o pizza tra compagni di classe che poi non vedrai più o con il conta ritrovi!!!
    Ho ancora davanti la foto di fine anno e ricordo ancora tutti i nomi e cognomi e particolarità e pregi ..
    Ricordo con piacere la mia figura magra in mezzo a esili donzelle

    La dedica infinita a tutti e al professor di lettere Inglese che come spesso capita mi ha tappato per un lustro intero.
    Volevo farlo arrabbiare ma la dedica lo commosse fino alle lacrime…
    Cinque anni a farlo arrabbiare o peggio cercando di esser succube poi nell’unica mia ribellione l’avevo conquistato.
    Forse li ho capito di osservare ogni cosa da diversi aspetti e aspettare prima di dare un giudizio…
    Ma ho pure capito che possiamo sempre salvarci fino all’ ultimo …

    Un periodo di cinque anni della tua vita in periodo adolescenziale è un capitale da sfruttare e sembra non finire mai ..

    Molto spesso però dico; non è stata così lunga ed infinita e molto spesso mi sveglio col timore di arrivare tardi all’esame …
    Un pelino di ansia va bene con un pizzico di allegria e un sorriso non troppo vistoso e una spruzzata di paura !!

    Le notti prima degli esami non si possono preparare perché sono ricette libere ad interpretazioni.

    Quindi non cercare mai quello che troverai sulla strada e Buon tema a tutti …si chiude una bella porta e si apre il portone della vita ma non sentitevi già fuori e fate bene gli esami…

    Massimo Moletti

  • Abusivo alle case comunali di Pontevecchio, il Comune mura gli accessi. Le dichiarazioni di Del Gobbo.

    Una settimana all’insegna della tensione l’ultima alle case comunali di via Galliano a Magenta. Siamo nella frazione di Pontevecchio dove una persona senza abitazione non ha esitato ad entrare per occupare un appartamento al pian terreno. Ha sfondato la porta e si è introdotto con l’obiettivo di rimanerci. Sono stati gli altri condomini ad accorgersi dell’appartamento sfondato e hanno allertato la Polizia locale.

    MAGENTA – L’uomo è stato allontanato, ma nei giorni successivi si è verificata un’altra incursione. Questa volta l’uomo senza una dimora è entrato in un altro appartamento rompendo la finestra. Ennesimo intervento della Polizia locale di Magenta con l’uomo che si rifiutava di andarsene se non avesse ottenuto un appartamento. A quel punto ha desistito solo dopo la promessa di essere accompagnato alla casa dell’Accoglienza di strada Pontevecchio a Magenta. Un rimedio temporaneo in attesa degli eventi. Il Comune è intervenuto sulle abitazioni tuttora sfitte murando la porta di ingresso e la finestra. «Dispiace tantissimo per la situazione che vede coinvolto un uomo senza casa – commentava una residente – Oggi alle case comunali di via Galliano chiunque può accedere senza fatica. C’era un cancello di ingresso che poi è stato definitivamente tolto perché completamente deteriorato».

    Ma per quale motivo ci sono degli appartamenti liberi alle case comunali di via Galliano e non possono essere assegnati? A rispondere sono stati direttamente il Sindaco Luca Del Gobbo e gli assessori Enzo Tenti (vice Sindaco) e Giampiero Chiodini. «Un appartamento per poter essere assegnato deve essere a norma – spiegano – Ma ancora prima deve essere accatastato, cosa che nessuno dei nostri predecessori ha fatto e che noi stiamo facendo». Quello dell’accatastamento è un problema perché la quasi totalità dei beni di proprietà comunale non risulta esserlo. Alle case del Comune di Pontevecchio su quattro appartamenti liberi, due sono agibili. Ma non possono essere concessi perché non accatastati. «Questa è la situazione che abbiamo trovato – conclude il Sindaco – Una volta concluse le procedure sarà Aler a procedere all’assegnazione degli alloggi. Chiaro che abbiamo dovuto stilare delle priorità, a cominciare dalla scuola di Pontevecchio e dal cimitero sul quale stiamo intervenendo».

  • Un ‘Magenta Jazz Festival’ lungo un anno intero

    La rassegna che celebra il primo quarto di vita di quest’evento unico per la provincia di Milano, si è aperta lo scorso 15 giugno con il concerto Avis e proseguirà fino al prossimo 13 gennaio

    MAGENTA – “Magenta sempre più Città della Musica, grazie ad una proposta musicale che si è consolidata negli anni e che è frutto di un lavoro proficuo e costante. Il mio grazie alla Maxentia Big Band che rappresenta il cuore pulsante di questa iniziativa che a parte l’anno del Covid, per ovvie ragioni, non si è mai fermata in tutto questo tempo”.
    Parole del sindaco Luca Del Gobbo che giustamente ha ben sintetizzato questo grande e incessante sforzo con una frase oggi quanto mai in voga: “Tanta roba”.

    Eh sì tanta roba quanto anche quest’anno il Magenta Jazz Festival propone al territorio. Con un chiaro obiettivo come ha ben spiegato la prof.ssa Eugenia Canale vera anima del progetto artistico musicale: “Cercare di uscire dalla cerchia degli addetti ai lavori. Portare il Jazz in mezzo alla gente e far conoscere così questo stupendo genere musicale anche a chi ne ha solo sentito parlare”.

    A parte, infatti, il concerto in piazzetta Avis dello scorso giovedì, l’abbraccio con Magenta, sarà favorito dai due primi eventi in tabellone, rispettivamente il 29 giugno e il 10 settembre, sempre alle 21, entrambi nel cortile di Casa Giacobbe.
    I primi ad essere di scena sarà un quartetto calabrese di talenti emergenti guidati da Andrea Mellace, mentre a settembre toccherà al Lorenzo De Finti Quartet. “Anche qui la nostra proposta è stata quella di puntare su artisti che si stanno affermando e che hanno davanti a loro un grande avvenire” ha aggiunto Canale.

    A novembre si tornerà al classico con la Chicago Dixieland Brass Band in piazza Liberazione alle 16 del pomeriggio. Mentre per il 13 gennaio, nuovo appuntamento al Lirico, sempre alle 21, con la Maxentia Big Band con un programma dedicato al grande Fred Buscaglione.

    Gianni Papa ha posto l’accento su quanta gente coinvolga a Magenta il ‘movimento musicale’. “Non sono parole fatte – ha detto Papa – pensate solo alle Bande che abbiamo in città. Ho l’immagine di quanti erano all’Ossario per il 4 Giugno e non c’erano neanche tutti….”. Insomma, un grande risultato. Soprattutto perché ci sono anche le nuove leve che si affiancano a chi già da anni porta avanti questa bella tradizione.

    Infine il Maestro Stefano Barbaglia ha portato un paio di indicazioni di natura tecnica: per i concerti che sono in agenda nel cortile di Casa Giacobbe, considerato che i posti sono limitati è sempre preferibile la prenotazione a info@maxentiabigband.it. Inoltre sul sito www.maxentiabigband.it è possibile trovare tutte le informazioni e approfondimenti del caso sui concerti.

  • “She leads”, con più donne al comando innovazione e Pil +12%

    Ecco libro Sole 24ore-4.Manager. Cuzzilla: Agire su rinnovi contrattuali

    MILANO – Colmare il divario tra donne e uomini in ogni ambito della vita privata e pubblica consentirebbe di avere una crescita del Pil del 12%. Ma i dati sono ancora poco confortanti: una donna su due è inoccupata, mentre tra i manager e donne sono appena il 28% e la maternità è ancora un ostacolo alle carriere. Lontana anche l’equità retributiva, con uno scarto del 13% rispetto ai colleghi uomini. Per questo prende forma il libro edito dal Sole 24 Ore “She Leads: la parità di genere nel futuro del lavoro”, scritto da Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager e 4.Manager insieme con Andrea Catizone, Avvocata sui diritti della persona e delle discriminazioni e a cura della giornalista Silvia Pagliuca. Il volume, promosso da 4.Manager, associazione bilaterale Confindustria-Federmanager e presentato ieri a Milano nella sede del Gruppo 24 Ore, indaga le ragioni del gender gap denunciando le fragilità attuali ed evidenziando le possibili vie di miglioramento per una ‘rivoluzione possibile’, per diffondere una cultura aziendale più equa e inclusiva.

    “Gender gap- spiega Silvia Pagliuca, giornalista curatrice di She Leads- significa vivere in un Paese in cui il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa, il 50,8%, in cui a 5 anni dalla laurea le donne guadagnano il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini di pari livello, in cui essere madri è un ostacolo alla realizzazione della carriera. La percentuale di occupazione tra i 25 e i 49 anni passa, infatti, dal 72% per le donne senza figli al 53% per le donne che hanno un figlio under 6. E ovviamente c’è un impatto anche in termini di reddito: i salari lordi annuali delle mamme lavoratrici sono inferiori di 5.700 euro rispetto alle lavoratrici che non sono mamme”.

    Parlando di posizioni manageriali, inoltre, i dati dell’Osservatorio 4.Manager mostrano come quelle femminili siano ferme al 28% del totale, quota che si riduce al 19% se consideriamo le posizioni regolate da un contratto da dirigente. Il ruolo di presidente del Consiglio di amministrazione, invece, è rivestito solo per il 12,2% da donne, percentuale che si abbassa all’11,9% tra gli amministratori delegati. Eppure la ‘diversity’ fa bene, in termini di produttività, sostenibilità, innovazione e benessere della forza lavoro. Ad esempio, le imprese a conduzione femminile presentano un punteggio più alto sul grado di digitalizzazione rispetto alle imprese a conduzione prioritaria o esclusiva maschile.

    “Ridurre i divari di genere e essere protagonisti di un cambiamento- commenta Stefano Cuzzilla, Presidente 4.Manager e Federmanager- oggi non è solo auspicabile ma necessario. Dobbiamo diffondere una cultura d’impresa più inclusiva. E’ ormai nei fatti, le imprese che hanno una governance mista sono più competitive e aperte all’innovazione. Uno dei punti importanti su cui soffermarsi è il rinnovo dei contratti di lavoro. Devo dire che la lungimiranza di Federmanager e Confindustria hanno permesso di fare dei passi in avanti che hanno un profondo significato sociale, oltre che contrattuale. Uno tra tutti aver diviso, anche formalmente, la malattia dalla tutela della maternità e paternità. Continuerò a lavorare perché siano superati quegli ostacoli che alimentano le asimmetrie di genere nel mondo del lavoro. Continuerò a lavorare per soluzioni di welfare integrativo e di conciliazione vita lavoro, oltre che alla promozione della salute e della genitorialità. Non possiamo continuare a tenere in panchina una parte così importante del capitale umano”.

    Ma il problema della disuguaglianza di genere è presente anche nelle istituzioni pubbliche. “I dati statistici relativi alla presenza delle donne in magistratura- spiega Francesca Nanni, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Milano- dimostrano che tra i magistrati in ruolo, il 27% circa dei direttivi, il 45% circa dei semidirettivi e il 58% dei magistrati con funzioni ordinarie sono donne. La percentuale di donne con incarichi direttivi sale, se guardiamo ai soli uffici giudicanti, al 33,9% contro il 31% dello scorso anno, mentre, per quanto attiene a quelli requirenti, soltanto nel 23% dei casi un magistrato donna ha responsabilità di comando. Tale squilibrio vale anche per gli incarichi semidirettivi, che sono assegnati a donne nel 48,7% dei casi fra i giudicanti, e soltanto nel 33% delle volte negli uffici requirenti”.

    Oggi, però, sono sempre di più gli strumenti che il legislatore mette in campo per raggiungere la parità di genere. In questo, sta giocando un ruolo cruciale il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che promette di generare un aumento dell’occupazione femminile del 4% entro il 2026. Il Parlamento Europeo, inoltre, ha lavorato affinché entro la metà del 2026, tutte le grandi società quotate riservino alle donne almeno il 33% del totale dei posti di amministratore. In Italia, invece, la novità più rilevante è la Certificazione della parità di genere, con cui le imprese potranno valutare il proprio impegno in termini di capitale umano ottenendo importanti benefici. Le imprese, infatti, potranno godere di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali che sarà determinato in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa. Entro giugno 2026, si stima che almeno 800 Pmi potranno essere certificate e circa 1.000 aziende riceveranno le agevolazioni fiscali.

    “La Certificazione sulla parità di genere- sottolinea l’avvocata Andrea Catizone- fa uscire dal cono d’ombra il tema della gender equality perché fornisce alle imprese una serie di strumenti per cambiare la cultura aziendale sui temi della diversità e dell’inclusione. Oggi si è capito che l’assenza delle donne dal mondo del lavoro crea un disvalore per l’intero paese. Con la certificazione, invece, si è voluto dare alle imprese dei meccanismi premiali che possano introdurre una serie di azioni che ne modifichino la modalità di approccio rispetto al lavoratore, all’orario di lavoro, all’organizzazione delle progressioni di carriera, al linguaggio che viene utilizzato e a come si gestiscono i rapporti dentro le imprese”.

    Un esempio di come la Certificazione sulla parità di genere incida sulle politiche aziendali viene proprio dal Gruppo 24 Ore. “Il Sole 24ore- spiega infatti Mirja Cartia d’Asero, Amministratrice Delegata Gruppo 24 Ore- è il primo media ad aver acquisito la certificazione di parità di genere già a dicembre scorso e di questo siamo particolarmente fieri. Non lo abbiamo fatto come un punto di arrivo ma come un punto di partenza: è come fare le analisi del sangue, ci siamo misurati sulle tematiche principali come la parità di genere in azienda a tutti i livelli, anche quelli apicali, il gender pay gap, e altre iniziative che favoriscano la possibilità di dedicare il proprio tempo con determinazione sia all’avanzamento professionale per tutte le donne, sia nei momenti di maternità sapendo di poter tornare in un ambiente sano che aspetta a braccia aperte la lavoratrice che torna. Abbiamo previsto contributi di mille euro per ogni nuovo nato contribuendo quindi alla retta degli asili nido, iniziative sulla mobilità urbana e tante altre, ad esempio la formazione interna”.

  • Magenta, lavori alla scuola di Ponte Vecchio. Del Gobbo: “Noi lavoriamo qualcun altro fa solo caciara…”

    Il primo cittadino: “Ormai il PD è alla sbando. A livello locale sono la falsa copia dei loro colleghi più famosi. Pochissime idee e solo polemiche tanto per far rumore. Ma la gente ormai lo ha capito da tempo…”

    MAGENTA – “Ci sarà un motivo per il quale la sinistra (poi PD) a Magenta negli ultimi trent’anni ha vinto solo ed esclusivamente quando il centrodestra si è diviso… beh il caso dell’ultima polemica da caciara fine a se stessa sui presunti ritardi alla scuola di Ponte Vecchio è lì da vedere. Il problema è che non hanno capito che non se li fila più nessuno. La gente ha capito da un pezzo chi lavora e ha a cuore la città e chi invece parla e basta….”.

    Luca Del Gobbo, sarà perché fresco dalla partita di ieri tra Vecchie Glorie del Magentino e Nazionale Magistrati, non smette di andare all’attacco. E da buon ‘falso nueve’ agisce da puntero nella querelle innescata dai ‘dem’ sulla scuola di Pontevecchio.

    Oggi peraltro dopo l’approvazione in Giunta del provvedimento e il successivo incontro con la dirigente scolastica dott.ssa Cristina Dressino e una rappresentanza dei genitori tutto è molto più chiaro. Sia per quanto riguarda i tempi dell’approvazione che per i costi che non sono affatto poca cosa.

    Ma andiamo con ordine.
    Tanto che è stato lo stesso Sindaco a voler riavvolgere il nastro temporale di questa vicenda. Nei mesi scorsi l’Amministrazione Del Gobbo (la prima in assoluto) dà mandato per un’indagine sui materiali contenuti nelle piastrelle del polo scolastico della frazione. Sia ben chiaro nessuno rischio amianto, dato che questo diventa un problema serio per la salute solo nel caso in cui si sbricioli e venga disperso nell’aria. Ma è evidente che parlando di salute pubblica – il cui primo referente in città è proprio il Sindaco – e a maggior ragione in considerazione che le potenziali vittime di questa situazione potrebbero essere soggetti fragili (bambini e ragazzi in primis) è fin troppo evidente che l’attenzione da parte della Giunta è altissima.

    Si provvede così ad un trasferimento dalla frazione degli studenti di primaria e medie alla 4 Giugno di Magenta.

    “Le minoranze insorgono – incalza ancora Del Gobbo – addirittura, c’è qualche giovane consigliere del PD che ci consiglia cosa fare senza neanche leggere le carte, informarsi, chiedere di poter visionare il tutto. Nessun cenno di richiesta contestualizzata in consiglio comunale….”.

    Già, perchè c’è un già. Che il Sindaco insieme agli Assessori Enzo Tenti e Giampiero Chiodini ha illustrato in conferenza stampa. “Solo lo scorso 5 maggio ci è arrivato l’esito definitivo delle indagini sui materiali. E la situazione obiettivamente è diventata molto più complessa. Siamo passati da 300 metri quadrati di piastrelle da sostituire con una spesa stimata di 100 mila euro, a 1.700 metri quadrati con una spesa stimata di 255 mila euro….”.

    Una differenza sostanziale non di poco conto. Che ha fatto ripetere a Del Gobbo: “Dal PD un polverone per nulla”. “Ci siamo messi a lavorare a testa bassa e rispettando la burocrazia e tutti gli step da essa imposta per un ente pubblico, siamo pronti a partire. Particolare non di poco conto, affatto marginale, abbiamo trovato anche i soldi senza piangerci addosso e senza fare quelli che dicono sempre che i soldi non ci sono….”.

    Naturale che l’esecutivo di Piazza Formenti abbia dovuto fare delle scelte.
    “Abbiamo dovuto agire secondo priorità – ha osservato il Sindaco – in questo momento il tema scuola di Pontevecchio per noi è un focus. Pertanto, alcuni lavori che avrebbero dovuto partire in quel di Pontenuovo slitteranno al 2024. Del resto non siamo ancora in grado di fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci….”.

    Del Gobbo inoltre ha rincarato la dose andando a tutto campo: “Questa è una città abbandonata da 10 anni. Il caso della scuola di Pontevecchio è solo uno. C’è il tema del Cimitero per il quale ci siamo già scusati coi cittadini, prendendoci responsabilità che non sono nostre, che è clamoroso. Ma i temi sarebbero tantissimi. Fate qualche indagine giornalistica e ve ne accorgerete da soli. Quello che chiediamo al centrosinistra è almeno un po’ di onestà intellettuale”.

    E a proposito di onestà intellettuale, l’ultima “panzana estiva” che sta girando è quella che Del Gobbo & soci vorrebbero chiudere la scuola della Frazione.

    “Questa è davvero grossa – ha rimarcato il Sindaco – per chi nel suo PGT non ha fatto alcun riferimento a questo polo scolastico. Peccato che noi abbiamo l’ambizione ma vogliamo credere anche che ci saranno le condizioni per fare in modo che Pontevecchio possa avere in un futuro prossimo un nuovo polo scolastico moderno e funzionale. Altro che chiusura noi nel nostro documento di Piano che è propedeutico al nuovo PGT lo diciamo chiaramente e lo ha ribadito in una conferenza recente anche l’Assessore Simone Gelli”.

    Insomma, saremmo davvero a livello di ‘balle spaziali’.
    Ma veniamo ai fatti. Il Vice Sindaco Tenti ha spiegato che appena ci sarà il benestare di ATS si inizierà a svuotare le scuole, quindi alla sostituzione delle piastrelle.
    “Qui non ha dormito nessuno – ha avvertito l’esponente di Forza Italia – anzi abbiamo corso e parecchio. Tanto che la scuola sarà riconsegnata entro la fine dell’anno solare, ovvero, entro il prossimo 31 dicembre”.

    Uno slittamento di tre mesi che è giustificato dai numeri. Perché la superficie su cui si dovrà andare ad intervenire è decisamente superiore rispetto a quella preventivata. Quanto ai servizi per gli studenti, l’Assessore Chiodini ha confermato che si cercherà in ogni modo di limitare al massimo i disagi per le famiglie. Quindi, tutto confermato a livello di navette per gli spostamenti, così come a livello di didattica.

    “Crediamo così tanto – ha concluso Chiodini – sulle potenzialità delle scuole di Pontevecchio che quest’anno faremo partire alla primaria anche una sezione dove (teoricamente) non sono stati raggiunti il numero di iscritti previsti dal ministero. Sarà nostra cura, infine, trasferire a Magenta il laboratorio di robotica che rappresenta un’eccellenza per il polo della frazione. Anche questo cercheremo di farlo nei dovuti modi, facendo in modo di tutelare al meglio tutta la strumentazione”.

  • Filippo Facci, garantista ‘granitico’, ci ricorda la vergogna del caso di Enzo Tortora 40 anni dopo

    La vergogna giudiziaria che investe Enzo Tortora comincia il 17 giugno 1983, quindi all’incirca esattamente 40 anni fa. Ricostruiamo ancora una volta (non basta mai) quanto accaduto al popolare conduttore televisio, che morirà pochi anni dopo di cancro e di malagiustizia, grazie alla penna garantista ed acuminata di Filippo Facci, icona del giornalismo coraggioso e garantista. Buona lettura.

    SU ENZO TORTORA
    Data del primo arresto di Enzo Tortora: 17 giugno 1983.

    Professione dell’arrestato: presentatore televisivo, in quel periodo il più popolare del Paese.
    Professione del primo dei principali accusatori, Giovanni Pandico: ergastolano per triplice omicidio, calunnia, tentato parricidio, incendio dell’abitazione dei genitori, minacce a mano armata contro il padre, tentato avvelenamento della madre, tentato avvelenamento della fidanzata di 14 anni.
    Professione del secondo dei principali accusatori, Pasquale Barra detto “O animale”: ergastolano per omicidi plurimi tra i quali (in carcere) quello del boss Francis Turatello cui aveva divorato le viscere ancora calde.

    Numero degli arrestati per errore insieme a Tortora: 209.

    Frammento di un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Luciano Visintin: “Tortora è personaggio dalle mille contraddizioni. Ligure spendaccione… osservatore ma al tempo stesso attore e portato all’esibizione… incline a un’affettazione non lontana dall’effeminatezza ma notoriamente amato dalle donne e propenso ad amare le più belle”.
    Frammento di un articolo apparso sul Messaggero a firma Costanzo Costantini: “Tortora desta qualche sospetto quando fa di tutto per nascondere la sua vita privata”.

    Frammento di un articolo apparso sul Secolo XIX a firma Luigi Compagnone: “Egli è solo uno dei tantissimi pessimi esempi dell’italiano che, sotto la lacrimuccia televisiva, nasconde il suo ardore per il danaro: e quindi è disponibile a tutto”.

    Frammento di un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Adriano Baglivo: “Chi avrebbe mai pensato – ha detto con profonda amarezza il magistrato – che dietro una faccia che invoca umanità e che è vicina al dolore, si nasconde un cuore di pietra, una sporcizia impensabile”.

    Frammento di un articolo apparso sul Secolo XIX a firma Luisa Forti e dedicato all’accusatore Gianni Melluso: “La camicia immacolata, la cravatta in seta gialla, le scarpe nuovissime ancora scricchiolanti, i capelli lucenti di shampoo, almeno due accessori made in Napoli (l’orologio rosso Ferrari e la cintura beige coccodrillata con fibbione Pierre Cardin), lo sciccoso Gianni Melluso si è presentato davanti ai giudici in un lino primaverile, guarda caso tinta tortora, con taschino impreziosito da stilografica d’oro. Preciso, tagliente, alle volte fin troppo pignolo, è apparso implacabile”.

    Articolo di Filippo Facci usacito sabato su Libero:
    Il refrain non è mai cambiato: occuparsi del caso Tortora, un tempo, significava fare gli interessi della camorra; condannare l’abuso del carcere preventivo, poi, significava riabilitare Craxi; e ogni sillaba protesa al cambiamento di una giustizia da schifo, ancor oggi, diventa una scusa difendere degli interessi persino del Berlusconi defunto.

    La Magistratura che osa parlare è sempre quella. I suoi servi, pure. Tocca ricordare che nessuna toga del caso Tortora ha mai pagato un’oncia della propria carriera: Felice Di Persia è diventato membro del Csm e procuratore capo a Nocera inferiore, Lucio Di Pietro è diventato procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e Procuratore generale a Salerno, Luigi Sansone è diventato presidente di Cassazione, Orazio Gattola presidente di sezione a Torre Annunziata, Diego Marmo è diventato procuratore generale presso il tribunale di Torre Annunziata. Molti di questi magistrati, negli anni, hanno anche querelato vari giornalisti e denunciato gli avvocati che avevano vanamente promosso una causa civile contro di loro.

    Vanamente, sì: perché le ispezioni ministeriali promosse dall’allora ministro Sebastiano Vassalli non diedero risultati, e anche il plenum dl Csm votò a maggioranza l’archiviazione di ogni accusa. Fu tutta una corporazione a restare impunita, allora e sempre: il referendum promosso dopo il caso tortora, quando nel 1987 gli italiani votarono a favore della possibilità di punire i magistrati per cosiddetta «colpa grave», rimase lettera morta.

    Nel giugno di un anno fa, quando si tentò di riproporre quel referendum ma non si raggiunse il quorum – con la stessa magistratura a opporsi, naturalmente – a votare per il cambiamento anche un certo magistrato in pensione, Carlo Nordio, più altri giornalisti – pochi – tra i quali una certa Gaia Tortora, una collega, una con un padre – dicono – famoso.

    Ma forse non abbastanza famoso, visto che nel 1994 la giunta di sinistra di Genova respinse la proposta di dedicare una via a Tortora perché «non è abbastanza conosciuto a livello nazionale», disse l’assessore del Pds Paola Balpi, e quella via sarebbe stata «un attacco generalizzato ai giudici, continuativo della strategia berlusconiana», disse il capogruppo pidiessino Ubaldo Benvenuti: e pensare che gli ex comunisti genovesi si erano appena visti ingabbiare il loro sindaco Claudio Burlando, poi assolto.

    E’ gente che difenderebbe certa magistratura anche se arrestata ingiustamente: perché ogni cosa va piegata alla linea.

    L’ultimo episodio è personale, ma emblematico: si svolse venerdì 13 settembre 2013 proprio alla Festa di «Atreju» dell’acerbo partito Fratelli d’Italia, sull’isola Tiberina, a Roma, presente il sottoscritto, Marco Travaglio e il presidente dell’Associazione magistrati Rodolfo Sabelli. Parlai per primo e scelsi una linea morbida che non disdegnasse le colpe della politica, dell’avvocatura e neppure le colpe che la magistratura non aveva. Non servì a nulla, non ci sentivano, parlarono d’altro, e persino sul caso Tortora, ricordato dal collega Antonello Piroso intervenuto durante quel dibattito, dissero che era una cosa «risalente a 30 anni fa, quando era in vigore il vecchio Codice» e Travaglio precisò che «i guai della giustizia sono altro dalla magistratura», e che il tasso di corporativismo della medesima è «fisiologico». Fisiologico: l’unico potere mai riformato dal Dopoguerra, sempre lo stesso moloch inquisitorio che distrusse Tortora, poi si trasfuse in un Nuovo Codice fatto a pezzi dalla prassi di Mani pulite, sino all’oggi, dove tutto non deve cambiare perché nulla cambi.

    Filippo Facci

  • Le riflessioni di Elisabetta Condò, l’insegnante accoltellata dal suo alunno ad Abbiategrasso

    Sono l’insegnante che ha subito un accoltellamento da un suo alunno di seconda superiore. Avevo preferito inizialmente la linea del silenzio stampa, ma poi una serie di informazioni false diffuse sui media, in particolare circa presunte note con cui avrei vessato l’alunno, mi aveva indotta a rilasciare un’intervista a Repubblica subito dopo le mie dimissioni dall’ospedale, nonostante fossi ancora molto sofferente.

    Le dichiarazioni successive, soprattutto quelle rilasciate in televisione dal difensore dell’alunno, mi inducono oggi ad un’ulteriore precisazione. Scelgo volutamente la stampa in luogo della televisione, in accordo con i miei legali, perché lo ritengo un medium informativo più discreto e non voglio che l’accento venga messo sugli aspetti scandalistici ed emotivi della vicenda.

    In primo luogo tengo a precisare che, nonostante sia uscita dall’ospedale il quarto giorno dopo l’intervento, il dolore al braccio è ancora intenso, ho diverse ferite da taglio sulla testa, inclusa una microfrattura cranica, e che i colpi inferti vicino al collo per puro caso non hanno intercettato l’aorta, altrimenti non sarei più qui. Sono ancora ben lontana dal poter riprendere una vita normale. Mi attende infatti una lunga e dolorosa fisioterapia, oltre che un percorso di supporto psicologico, senza considerare il danno permanente che potrebbe conseguire a quanto accaduto.

    Dispiace sentire minimizzare implicitamente dall’avvocato del ragazzo il dolore fisico che ancora provo, dispiace che si scelga di farlo in tv, così come, ribadisco, mi è dispiaciuto non ricevere le scuse della famiglia, che (a differenza di quanto dichiarato) conosceva la mia mail istituzionale, così come la conoscevano tutte le altre famiglie e gli alunni che l’hanno usata per dimostrare la loro solidarietà alla mia persona, oltre che alla scuola.
    Vorrei si lasciasse alle persone deputate e competenti (psichiatri, educatori, magistrati) la valutazione del ragazzo, del suo vissuto e delle sue azioni: ho piena fiducia che chi di dovere saprà garantire il percorso di cui lui ha bisogno, lontano dalla risonanza mediatica e nel rispetto del dolore di tutti.
    Colgo l’occasione per condividere anche una breve riflessione sulla scuola, perché tanto si è detto e scritto della scuola in queste settimane.

    Tengo a dire che ho scelto di trasferirmi all’IIS Alessandrini di Abbiategrasso proprio perché lo conoscevo come una scuola dell’accoglienza, dell’inclusione, del supporto agli alunni in difficoltà; è un istituto in cui molta attenzione viene prestata all’umanità degli alunni e ai loro percorsi di crescita, in cui la maggioranza dei colleghi e lo stesso gruppo di dirigenza si impegnano a fondo a questo scopo, in cui è attivo uno sportello psicologico tenuto da un professionista capace ed esperto. Penso di essere a mia volta una docente attenta ai bisogni anche emotivi dei ragazzi e aperta al dialogo con le classi.
    Alcuni spunti di riflessione però si impongono.

    1. Purtroppo la scuola fa un lavoro molto delicato e discreto in un contesto sociale ed economico che utilizza quotidianamente il linguaggio della competizione, della mercificazione e della violenza, che del litigio fa spettacolo, che dell’uccidere fa il principale obiettivo dei videogiochi per bambini, e che ai linguaggi d’odio si è quasi assuefatto, in cui gli stessi rappresentanti delle istituzioni non si sottraggono ad aggredire verbalmente anche le minoranze o categorie fragili come i migranti. La scuola opera in un contesto politico in cui si preferisce investire risorse nelle armi e nella guerra piuttosto che nei servizi e nella solidarietà sociale.
    2. In secondo luogo la scuola è oggetto costante di discredito sociale, ritenuta causa del disagio dei ragazzi, primo capro espiatorio di un livello culturale sempre più basso nel nostro paese, benché, giorno dopo giorno, ognuno di noi si impegni a stimolare gli alunni, a creare ambienti di apprendimento che consentano loro di diventare cittadini critici e capaci di apprezzare la bellezza e di costruirsi un percorso di vita. Quanti colleghi conosco che si mettono costantemente in discussione, nonostante lo stipendio umiliante e gli attacchi continui! Eppure veniamo tacciati di essere quelli che hanno le ferie lunghe e i pomeriggi liberi, quanto di più lontano dal vero.

    3. Infine la scuola è coinvolta nella marginalizzazione cui tutto il mondo della cultura, dell’arte e del sociale sono oggi relegati: gli istituti in linea con i tempi sono quelli che spendono i soldi del PNRR per comprare robot di ultima generazione e visori 3D, mentre i laboratori teatrali e le attività musicali sono relegati in spazi opzionali e forse non riescono a raggiungere gli studenti che ne avrebbero più bisogno; nella scuola devono entrare sì le tecnologie, e chi mi conosce sa quanto io ne faccia uso nella didattica, ma prima di tutto progetti di teatro, di affettività, di volontariato, di cooperazione, che inducano i ragazzi a entrare in relazione, ad ascoltarsi, a mettersi nei panni degli altri.

    In tal senso voglio citare un elemento di discussione su cui in più di un’occasione ho avuto modo di confrontarmi con lo studente che mi ha poi aggredita. Lui studiava poco la storia e si chiedeva perché dovesse farlo, visto che intendeva diventare un ingegnere e la storia “non serve” a questo scopo. Ho cercato più volte di fargli capire che la scuola non serve a preparare a un mestiere, molto meglio lo farebbe l’apprendistato lavorativo, che la scuola non ha un fine utilitaristico, ma aiuta a costruire le persone, i cittadini che saremo, a farci comprendere la realtà e partecipare alla comune umanità. In classe abbiamo riflettuto, al termine della lettura di passi scelti dei Promessi Sposi, sul senso del “fare il bene”, dell’impegnarsi per il bene comune piuttosto che volerlo per sé, ma lui quel giorno non c’era.
    Spero che altre figure educative riusciranno in futuro dove io e i miei colleghi non abbiamo potuto far breccia.

    Elisabetta Condò

  • Varese: 14enne tenta il suicidio, salvata da Carabinieri e passanti

    VARESE Intervento provvidenziale dei carabinieri e di alcune persone presenti nei pressi del ponte di Sangiano, in provincia di Varese, sovrastante la linea ferroviaria Novara-Luino dove una 14enne alle 7 del mattino di lunedì ha cercato di togliersi la vita.

    La giovane è stata avvistata da alcune persone in bilico sulla balaustra, aggrappata solo alla recinzione di protezione, e non voleva essere aiutata da nessuno, nell’attesa di un treno sotto cui lanciarsi. Un cittadino di Leggiuno ha notato quanto stava accadendo e ha chiamato i carabinieri. Sul posto è giunto il comandante della stazione di Laveno Mombello, presidio più vicino e competente per territorio, insieme a una dottoressa in servizio all’Ospedale di Cittiglio, anche lei presente sul ponte. Il militare è riuscito a salvare la ragazza dopo aver guadagnato il tempo necessario, la fiducia e lo spazio necessario per afferrarla e impedirle di buttarsi giù. Accompagnata dal sottufficiale e dal medico intervenuto, la 14enne è stata portata presso la Stazione Carabinieri di Laveno Mombello dove è stata calmata fino all’arrivo della mamma, particolarmente scossa per quanto accaduto, a cui è stata riaffidata.