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  • Tennis: elogio al talento di Ernests Gubils, che perse mezzo milione al casinò di Riga- di Teo Parini

    Tennis: elogio al talento di Ernests Gubils, che perse mezzo milione al casinò di Riga- di Teo Parini

    Questione di fame, si dice in questi casi. Basterebbe chiedersi come possano avere dentro lo stesso sacro fuoco uno che il tennis ha iniziato a giocarlo su campi improbabili schivando le bombe che dilaniavano la sua nazione e uno che, invece, per uscire di casa aveva la possibilità di scegliere tra una Ferrari, un jet privato e un sottomarino. E non è un’iperbole. Infatti non ce l’hanno. E il talento, purtroppo ma solo per gli amanti della bellezza sopra ogni cosa, non c’entra nulla; perché nel tennis, si sa, è paradossalmente piuttosto remota la possibilità che il più talentuoso sia anche il più forte. Non a caso, il primo, quello abituato a guardare che dal cielo non piovano ordigni, è diventato il giocatore più forte della storia del gioco, della Terra e di eventuali altri pianeti, mentre il secondo, baciato da una forma epocale di talento, con gli almanacchi non è che abbia costruito chissà quale feeling. Uno, sempre il primo, è ovviamente Novak Djokovic; l’altro è quello che, a farci quattro chiacchiere, non capisci mai se è pazzo o geniale, ma solo perché è entrambe le cose, e all’anagrafe fa Gulbis, Ernests Gulbis.

    Figlio di Ainars, magnate dell’energia nonché terzo uomo più ricco della Lettonia, e di Milena, attrice e donna meravigliosa, che non si sia dedicato al tennis per diventare ricco, del resto lo era già, o famoso, idem, o per girare il mondo, vedi i mezzi di locomozione di cui sopra, è una cosa che ripete spesso. “Gioco per darmi un obiettivo”. Quello di poter dire a sé stesso di aver raggiunto il livello dei migliori, se possiamo permetterci di interpretare il suo pensiero, vanitoso e criptico. Vien da sé una certa allergia per il lavoro duro che, se per i colleghi è pane quotidiano, per lui è congiura. Così, difficilmente lo si è visto tirato a lucido e con il serbatoio della benzina pieno all’atto di scendere in campo. Ernests, e qui si rischia di sbagliare per difetto, ha dilaniato nell’arco della carriera qualcosa come mille racchette, che non è certo un motivo di vanto, anzi, ma è l’assist buono per provare a delineare gli strani connotati del personaggio che, troppe volte e troppo in fretta, lo si è etichettato come negativo. “Ne rompevo una sessantina a stagione – racconta – e poi, per sentirmi ancora più un idiota di quanto già non fossi, mi recavo alla fabbrica per guardare gli operai che producevano i miei attrezzi. Così mi ci sentivo”. Sipario.

    Tornando al tennis giocato, chi pensa sia stato solo un fenomeno da baraccone – effettivamente in più di una circostanza si è davvero messo d’impegno per sembrarlo – prende un abbaglio. Ernests, che se oggi parliamo di lui è perché ha deciso che con il tennis agonistico possa bastare così, è stato giocatore vero. Verissimo. Detto di una forma abbacinante di talento e, aggiungiamo adesso, di una mano che parafrasando il vate Clerici vorremmo ci accarezzasse tanto è raffinata, non si diventa il numero dieci al mondo per le casualità della vita, serve sostanza e neppure poca. Obiettivo centrato all’indomani di una semifinale Slam, in quel di Bois de Boulogne, disputata e persa – guarda un po’ – contro Djokovic, quello delle bombe, ma solo dopo averlo messo alle corde su una superficie per giunta non ideale fino all’inevitabile accensione prematura della spia della riserva. Fa niente se, una volta fatta la doccia, anziché partire per Londra con destinazione Queen’s Club Championships come da programma scelse di tornare a Riga con il gruzzolo racimolato a Parigi, mezzo milione di euro mal contati, per farsi accompagnare dal cugino spiantato al casinò. Dove un rosso e nero sbagliato fece evaporare in una sola puntata il frutto delle fatiche (si fa per dire) parigine, con il suo accompagnatore costretto a pagare cocktail e, si dice, signorine.

    Non dev’essere mica tanto facile vincere sei tornei ATP, battendo qua e là un paio di volte Federer, con attitudini simili e un addome più riempito che scolpito. Cose da Gulbis, insomma. Come il suo rovescio, per esempio, uno dei colpi bimani più belli ed efficaci del tennis moderno. Per intenderci, siamo ai livelli elitari di un Safin, sempre a proposito di follia, e di un Nalbandian; detto a beneficio di chi ancora si ostina, perché accecato dal bigottismo del politicamente corretto e che vorrebbe i tennisti stereotipati in fotocopia e silenti, a non voler ammettere che Ernests è di quelli che non capitano tutti i giorni. E se la dinamica del dritto era bizzarra e inaffidabile almeno quanto lui, in compenso il servizio sapeva essere demoralizzante ma solo per gli avversari. Una sentenza, al pari della morte e delle tasse, quando la testa era sgombra da nubi.

    Si diceva del talento che, se inteso come la capacità di risolvere situazioni intricate e ad altri precluse con disinvoltura, fa proprio scopa con Gulbis. Per il semplice fatto che la sua competenza tecnica è stata realmente da primo della classe. È bravo ma non si impegna, come si direbbe allo scolaro discolo e brillante insieme. Del resto, la vita è una sola e se finisci in galera, magari a Stoccolma, è logisticamente difficile che ti stia adeguatamente preparando per il prossimo torneo. Ernests, in arresto, ci è finito davvero. “Agente – disse al poliziotto che lo scortava – lei, quando conosce una ragazza, prima di andarci a letto domanda che mestiere fa? Vede, agente, a me non interessa”. La donna in questione, di lavoro faceva la prostituta e pare che a Stoccolma non fosse cose gradita quella di chiudere la nottata con lei. Il nome, Ernesto, lo deve alla passione dei genitori per Hemingway mentre il corredo cromosomico molto probabilmente è eredità del nonno, cestista che fece grande la nazionale sovietica. Di Ernests capì tutto quella vecchia volpe di Niki Pilic, manco a dirlo il primo allenatore di Djokovic e mentore di chissà quanti campioni, che osservandolo giocare ancora ragazzino decise saggiamente di non compromettere il fegato inseguendo le traiettorie sinusoidali del lettone: “Troppo ricco e troppo talento – disse – per cavar fuori qualcosa di buono”, prima di lasciarlo andare incontro al suo imprevedibile destino tennistico.

    Se il suo sogno è sempre quello di poter incontrare, chissà dove, Einstein per conversare un po’ sul senso delle cose, pur nella convinzione probabilmente infondata che il genio della relatività mai avrebbe accettato l’invito di “uno stupido atleta”, tanto per usare le sue stesse parole, con quelli come Federer o come Nadal, dioscuri in campo ma molto meno fuori, non è mai stato troppo tenero. “Noiosi in ciò che esternano – era solito ripetere, attirando, così, l’ira di milioni di tifosi – mica come quei pugili che alla cerimonia del peso se ne urlano in faccia di tutti i colori”. Eppure, anche se sembra impossibile, ci sono stati dei momenti nei quali Gulbis ha tentato di violentare l’indole inadatta a fare fronte alle insidie psicologiche che propone la disciplina del diavolo per alzare quella benedetta asticella che le sue qualità tecniche avrebbero potuto spedire in cielo. Allora, per recuperare un minimo di condizione dopo settimane di bagordi, lo si è visto fare a sportellate in tornei Challenger, dove i campi fanno schifo, l’organizzazione è alla viva il parroco e si incontra gente che pur di arrivare dorme in auto e sputa sangue su ogni palla, come se da ciò dipendesse la propria sopravvivenza. Sempre a proposito di fame. Non troppo tempo fa, poi, si è giocato anche l’ultima carta del mazzo, assoldando Piatti e trasferendosi a Bordighera nel tentativo di tornare in alto. Ma si sa, c’è poco da inventare nello sport, figuriamoci nel tennis e non c’è Piatti che tenga.

    Anche noi, che tennisticamente lo amiamo in maniera viscerale, lo avevamo perso di vista ormai da un po’, tanto per dire che l’annuncio a mezzo social del ritiro non è che ci abbia colto di sorpresa. Se è vero che il tennis farà benissimo a meno di uno che, sovente, non è stato archetipo di dedizione alla causa, per usare un eufemismo, è altrettanto vero che, di un tennis omologato, robotico e allergico alla fantasia, Gulbis ha rappresentato la ventata d’aria fresca. L’effetto sorpresa, l’idea che potesse accadere qualcosa di non preventivato, l’elogio dell’eccesso e della bellezza. Hai detto niente. “I pazzi e gli ubriachi sono gli ultimi santi della terra”, disse Charles Bukowski. Se il pensiero del guru del realismo sporco corrispondesse a realtà, e a noi piace terribilmente pensarlo, Ernests Gulbis, che vivaddio è sia uno che l’altro, in un giorno che si spera essere il più lontano possibile lo si vedrà scorazzare in Paradiso. Con una coppa di Gout de Diamants in mano e il sorriso beffardo di chi a prendersi troppo sul serio non ne vuole proprio sapere.

    Hey Ernests, dov’è che si va stasera? Sì, va bene, ma offri tu.

  • La mattanza di Senago. In aula la foto del corpo di Giulia, il fidanzato-killer piange e abbassa il capo

    La mattanza di Senago. In aula la foto del corpo di Giulia, il fidanzato-killer piange e abbassa il capo

    Alessandro Impagnatiello, mentre assiste al processo per l’omicidio della sua fidanzata Giulia Tramontano da lui uccisa mentre era incinta di 7 mesi del loro bimbo, quando è stata mostrata l’immagine del corpo di Giulia ha cominciato a singhiozzare.

    Da quel momento l’uomo, blu jeans, giaccone blu e maglia grigia, si tiene la testa tra le mani e non ha più alzato lo sguardo.

    LA CRONACA DI UN OMICIDIO PIANIFICATO:

    A partire dal dicembre del 2022 e fino al maggio del 2023, pochi giorni prima del femminicidio della compagna Giulia Tramontano, Alessandro Impagnatiello fa ricerche online con la parola veleno, in particolare cerca ‘veleno per topi incinta’, ‘veleno per topi in gravidanza’ e ancora ‘veleno per topi uomo’. Ricerche che emergono dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo dopo che nello zaino dell’ex barman, a processo per l’omicidio della compagna incinta del piccolo Thiago, sono state trovate due bustine di topicida.

    Tra le ricerche, come emerge nella testimonianza in aula di uno dei carabinieri della squadra Omicidi, sentito come testimone dell’accusa nella seconda udienza del processo in corso a Milano, c’è quella del 7 gennaio 2023 con la dicitura ‘quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona’.

    “E’ una ricerca che assume un’importanza più rilevante dopo che gli esami autoptici su Giulia e Thiago hanno rilevato la presenza di veleno sulla giovane e sul feto”. Un elemento su cui le pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella puntano per dimostrare la premeditazione per il delitto del 27 maggio scorso.
    Tra gli elementi per provare l’aggravante c’è una bottiglia di cloroformio, sequestrata nella cantina dell’appartamento di Senago, acquistata con un “nome falso” da Impagnatiello il 5 febbraio 2023 tramite un sito online.

    Il cloroformio, oltre che un solvente tossico, in passato veniva usato come anestetico perché in grado di rendere incoscienti se inalato.

    “Non dovrebbe essere di libero acquisto, ma la transazione è andata a buon fine. L’acquisto è stato fatto quando l’imputato si trovava all’aeroporto di Malpensa, lui attendeva Giulia che arrivava da Napoli” svela il teste.

    Nella lunga testimonianza il maresciallo dei carabinieri ricostruisce tutte le fasi dell’omicidio, dall’incontro tra Giulia e l’altra donna di Impagnatiello – le due si incontrano poche ore prima del delitto – “si sentono due donne tradite” racconta, fino a quando Impagnatiello – la sera del 27 maggio – impugna un coltello da cucina e uccide, nel soggiorno, Giulia con 37 coltellate.

    Un delitto a cui seguono una serie di ‘depistaggi’ come i messaggi che l’imputato scrive alla compagna ormai morta, oppure i messaggi inviati con il telefono della vittima per rassicurare l’altra donna.La testimonianza non risparmia dettagli crudi sul femminicidio avvenuto a Senago. ”Uccide Giulia con 37 coltellate, poi l’adagia nella vasca da bagno.

    Il corpo è stato dato alle fiamme, sicuramente abbiamo evidenze che vi sono stati dei tentativi di darle fuoco anche nel box dove viene trovata una lampada bruciata.

    Abbiamo poi altre evidenze che il corpo è stato sia nella cantina che nel box” aggiunge il militare che parla di una scena “preparata’: nell’appartamento troviamo delle tracce di sangue sotto il tappeto, ma non sopra il tappeto e anche il divano, che è vicino alla traccia più evidente di sangue, è risultato negativo al luminol” come se fossero stati precedentemente spostati.

  • Magenta anticipa Parigi con le Olimpiadi all’IC Fontana

    Magenta anticipa Parigi con le Olimpiadi all’IC Fontana

    Alla scuola primaria “Santa Caterina” di Magenta giovedì 8 febbraio è stato acceso il braciere olimpico, inaugurando così la prima edizione delle Olimpiadi dell’IC “Carlo Fontana”. All’evento hanno voluto partecipare anche campioni come Bebe Vio, Davide Bendotti, Matteo Morandi, Simone Barlaam, Loreta Gulotta, Andrea Baldini che hanno mandato il loro saluto e incoraggiamento nel video di apertura. E in palestra le note dell’inno realizzato dalle classi ha dato il via ufficiale ai Giochi. Venerdì 9 febbraio la cerimonia si è svolta alle scuole primarie “Giuseppe Verdi” di Casterno e “Leonardo da Vinci” di Robecco sul Naviglio.

    Saranno circa milleduecento gli alunni e le alunne coinvolti in questa iniziativa che ha il sapore del gioco, ma anche del rispetto e dell’impegno. “A tutti un grosso in bocca al lupo per le gare e i giochi che le maestre hanno preparato per questa prima edizione delle Olimpiadi del nostro Istituto. Importantissimo sarà il valore del lavoro di gruppo perché insieme è più facile raggiungere l’obiettivo e partecipare sarà davvero divertente. Con l’augurio che anche questa opportunità permetta ai nostri ragazzi di crescere nella consapevolezza di sé e nel rispetto reciproco, – ha affermato il Dirigente Scolastico Davide Basano. – E un grazie al comitato olimpico per l’organizzazione”. Un sostegno che è arrivato anche dall’assessore allo Sport del Comune di Magenta Maria Rosa Cuciniello e dal consigliere con delega allo Sport del comune di Robecco sul Naviglio Giovanni Noè..

    Partendo proprio dalla storia e dai valori delle Olimpiadi, tra i diversi obiettivi, il comitato olimpico coordinato dai docenti Tommaso Colombo e Maria Silvia Bregoli ha concentrato la sua attenzione sull’importanza del rispetto delle regole, degli altri e dell’ambiente circostante, sula collaborazione all’interno della classe e sulla valorizzazione delle diversità e l’unicità di ogni individuo.

    Tutti pronti allora, vestiti dei colori dei cerchi olimpici e accompagnati dalla bandiera realizzata dalla classe, gli alunni e le alunne delle classi hanno sfilato seguendo il tedoforo. Il programma è stato fissato e le Olimpiadi scolastiche si svolgeranno nell’arco di diverse giornate nei mesi di febbraio, marzo e giugno, con prove e sfide in diverse discipline, fino ad arrivare all’attesissima cerimonia finale con la consegna delle medaglie.

    L’iniziativa è stata proposta a tutte le classi dell’ordine primario e secondario e giovedì prossimo il braciere olimpico si accenderà infatti anche alle scuole secondarie di primo grado “Francesco Baracca” di Magenta e “Don Milani” di Robecco e l’olimpiade vera e propria si svolgerà su due giorni articolandosi per i più grandi in cinque competizioni inerenti gli ambiti di italiano, storia/geografia, matematica/scienze, lingue straniere, arte/tecnologia mentre scienze motorie sarà trasversale, cioè abbinata allo svolgimento di una o più prove.
    Perché “l’importante non è vincere, ma partecipare divertendosi”.

  • Ritrovato a Corsico il cadavere dell’architetto 58enne scomparso da Cesano Boscone

    Ritrovato a Corsico il cadavere dell’architetto 58enne scomparso da Cesano Boscone

    E’ stato trovato ieri sera a Milano il corpo di Marco Trampetti, l’architetto di 58 anni di cui non si avevano piu’ notizie dal 4 febbraio.

    La sua scomparsa era stata denunciata dai famigliari ai Carabinieri. Le ricerche si sono concentrate intorno all’area del parco dei fontanili dai militari della compagnia di Corsico dopo il ritrovamento dell’auto, una Mercedes grigia, in via Quintino Sella, regolarmente chiusa e senza segni di scasso.

    Il sopralluogo effettuato dalla Sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale dell’Arma di Milano e dalla ispezione cadaverica condotta da medico legale intervenuto non ha rilevato tracce di morte violenta. La salma e’ stata portata all’obitorio civico di Milano per l’autopsia. La famiglia aveva fatto denuncia di scomparsa presso i carabinieri nella giornata di giovedì 8 febbraio ma senza avere aggiornamenti e lanciando l’appello anche alla cittadinanza. Ieri sera il tragico epilogo.

    Precisiamo che il ritrovamento del cadavere è avvenuto per merito del personale della squadra VVF Turno D, della caserma di Via Sardegna di Milano, come ci ha fatto sapere con una Nota scritta il suo portavoce Simone Pantalei

  • Boffalora sopra Ticino: altera le lettere delle targhe con lo scotch, automobilista sorpreso dalla Polizia locale

    Boffalora sopra Ticino: altera le lettere delle targhe con lo scotch, automobilista sorpreso dalla Polizia locale

    Per sfuggire ai controlli e ai varchi aveva adottato uno stratagemma nemmeno tanto ingegnoso. Eppure efficace perché è riuscito a farla franca per un bel po’ di tempo. Un automobilista aveva alterato la targa del suo veicolo in modo da rendere irriconoscibile la combinazione alfanumerica. Usando semplicemente del nastro adesivo bianco era riuscito a trasformare una lettera in un’altra con buona pace dei controlli e dei varchi. Finché pochi giorni fa la Polizia locale di Boffalora sopra Ticino si è insospettita. Gli agenti si trovavano incolonnati ad un incrocio proprio dietro di lui ed è caduto l’occhio su una lettera che appariva coperta da nastro adesivo. Gli agenti hanno deciso di approfondire i controlli invitando l’automobilista ad accostare a bordo strada.

    Ed, in effetti, era proprio così. Il conducente di quell’auto aveva usato del banalissimo scotch per alterare la targa. Per quale motivo lo ha fatto è stato presto chiarito. La Polizia locale ha scoperto che guidava con la patente scaduta e mai rinnovata, la sua auto aveva la revisione scaduta ed era senza assicurazione, anch’essa scaduta. Oltre a tutte le infrazioni commesse è stato denunciato penalmente per falso. Le targhe sono state sequestrate e messe a disposizione dell’autorità giudiziaria, così come è stata sequestrata l’auto messa a disposizione dell’autorità amministrativa. Nelle ultime due settimane la Polizia locale di Boffalora sopra Ticino ha sorpreso altri due veicoli con assicurazione scaduta. Un’auto e un autocarro da 75 quintali. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni, soprattutto lungo le principali arterie che portano al paese.

  • Marcallo con Casone, elezioni: accordo fatto tra Lega e Forza Italia. Adesso manca solo FDI

    Marcallo con Casone, elezioni: accordo fatto tra Lega e Forza Italia. Adesso manca solo FDI

    Venerdì 9 febbraio si è chiuso l’accordo politico tra Lega Salvini Premier e Forza Italia per le elezioni amministrative 2024.

    Nell’incontro tra Marina Roma, sindaco della Lega e Luigi Calcaterra, coordinatore di Forza Italia per Marcallo con Casone, si è discusso di contenuti politici e programmatici con particolare attenzione alla realtà locale.

    Luigi Calcaterra e Marina Roma si dichiarano soddisfatti per l’intesa politica raggiunta tra Lega e Forza Italia che da solidità al nuovo progetto elettorale del centrodestra a Marcallo con Casone che ha visto, dopo 25 anni di governo monocolore, l’apertura della Lega alle forze politiche alleate a livello nazionale e regionale, unitamente al gruppo civico che si è creato in questi anni, costituito da
    persone slegate dai partiti che hanno deciso di mettersi in gioco per il bene del paese.

    (Nella foto a Palazzo Ghiotto da sinistra il Senatore Massimo Garavaglia, al centro Gigi Calcaterra, sulla destra il Sindaco Marina Roma)

  • Assemblee sindacali: possibili disagi  per i servizi di Aemma Linea Ambiente nel Castanese, lunedì nel Magentino

    Assemblee sindacali: possibili disagi per i servizi di Aemma Linea Ambiente nel Castanese, lunedì nel Magentino

    Impegnati in un’assemblea sindacale iniziata alle ore 6.00 e conclusasi alle 8.00 di oggi, i lavoratori dell’Unità Operativa di Legnano sono entrati in servizio poco fa. Chiediamo, pertanto, ai cittadini dei Comuni di Arconate, Buscate, Dairago, Legnano, Magnago, Rescaldina, Robecchetto con Induno, San Giorgio su Legnano, Turbigo e Villa Cortese (territori serviti, appunto, dall’Unità operativa di Legnano), di lasciare esposti i rifiuti sino alle prime ore del pomeriggio, proprio perché il servizio di raccolta porta a porta si protrarrà oltre il consueto orario.

    Lunedì 12 febbraio, invece, i servizi potrebbero interrompersi nella fascia oraria dalle 11 alle 12, causa assemblea sindacale per i lavoratori dell’unità di Magenta, che interessa i Comuni di Boffalora sopra Ticino, Cuggiono, Magenta e Ossona. Sempre lunedì 12 dalle ore 6.00 alle ore 7.30 è indetta un’assemblea sindacale anche nell’unità operativa di Gallarate: in questo caso i servizi potrebbero, dunque, subire uno slittamento di orario. Mercoledì 14 febbraio l’assemblea è indetta dalle ore 6.00 alle ore7.00 per i lavoratori di Cornaredo, mentre sabato 17 dalle ore 11 alle ore 12 sarà la volta dell’Unità di Busto Garolfo, da cui dipendono i lavoratori di Canegrate e di Parabiago: su tali territori, dunque, i servizi potrebbero prendere il via più tardi rispetto al solito.

  • Ndrangheta ad Arluno: sequestro beni da 240mila euro

    Ndrangheta ad Arluno: sequestro beni da 240mila euro

    La Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di sequestro di prevenzione ai sensi del d. lgs 159/2011 emesso, su richiesta del Questore di Milano, dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione a carico di un cittadino italiano di 48 anni, ritenuto elemento di spicco della locale di ‘ndrangheta di Rho.Il provvedimento e’ stato eseguito dalla sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Divisione Anticrimine della Questura di Milano.

    Il destinatario del sequestro e’ stato uno delle 55 persone facente parte dell’indagine “Locale di Rho” le quali sono state indagate per i reati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, traffico di armi ove lo stesso risultava essere il coordinatore dell’attivita’ illecita.In ragione dei precedenti, del quadro indiziario di riferimento, ne deriva un giudizio di pericolosita’ sociale storica per l’appartenenza al sodalizio mafioso.Da tali elementi, e’ emerso, altresi’, un quadro fattuale che consente di definire il 48enne quale elemento abitualmente dedito alla commissione di reati che, in relazione alla mancanza di redditi leciti, anche da parte dei familiari, consentono l’applicazione della misura patrimoniale.

    In particolare, all’esito di accertamenti patrimoniali, gli agenti sono risaliti a un’immobile acquistato all’asta dalla figlia del 48enne risultante finanziato unicamente dai proventi originati dalle attivita’ illecite svolte dall’uomo poiche’ la stessa risulta priva di ogni forma di reddito e non aver svolto nessuna attivita’ lavorativa.Il decreto di sequestro, emesso nei giorni scorsi dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, ha colpito la totalita’ del patrimonio riferibile al 48enne composto da un’unita’ immobiliare ad Arluno intestata alla figlia, oltre ai conti correnti dello stesso, della moglie e dei suoi figli per un valore stimato di 240mila euro.

  • Abbiategrasso: la professoressa Condò ha abbracciato in Tribunale lo studente che l’ha accoltellata

    Abbiategrasso: la professoressa Condò ha abbracciato in Tribunale lo studente che l’ha accoltellata

    La notizia ha fatto il giro del web, è apparsa sui quotidiani e persino sull’edizione del TG2 serale di giovedì 8 febbraio. E’ successo a Milano, dove c’è stato un abbraccio in udienza tra il ragazzo di 16 anni che, lo scorso 29 maggio, ha accoltellato in aula, durante la lezione, la sua insegnantenell’istituto Emilio Alessandrini ad Abbiategrasso e la stessa docente, che dopo l’aggressione era stata sottoposta a una lunga e delicata operazione di chirurgia plastica. L’incontro tra il giovane imputato e la professoressa Elisabetta Condò, 51 anni, parte civile, è avvenuto per l’esattezza il 16 gennaio davanti al Tribunale per i minorenni di Milano. “Abbraccio chi mi ha ferito perché credo nel suo futuro, non ho rancore”, ha dichiarato coraggiosamente la professoressa.

    Quell’abbraccio al suo studente che l’aveva accoltellata in classe«è stato un gesto di incoraggiamento per il prosieguo della sua vita, ho voluto rassicurarlo, facendogli sentire che non nutro rancore per l’accaduto, pur non dimenticandone la gravità», ha sceitto La Repubblica. «Smaltita la tensione accumulata, incrociando il suo sguardo mi sono sentita di esprimere un gesto di incoraggiamento per il prosieguo della sua vita protendendomi verso di lui con una stretta sulle spalle», ha invece riportato La Stampa.

    Elisabetta Condò, 51 anni, insegna italiano e storia all’Alessandrini da un paio di anni dopo aver insegnato per anni lettere alle scuole medie sempre ad Abbiategrasso. In ospedale con lei il marito e i figli. «Uno ha esattamente l’età dello studente che l’ha aggredita, l’altra è più giovane di due anni. Mia moglie non ha ancora la forza di parlare di quanto accaduto. È sotto anestesia. Ha subito un intervento al polso per la ricostruzione dei tendini. I medici mi hanno parlato di sei coltellate: alla clavicola, al polso, alla testa», ha raccontato l’uomo a Skytg24.

    Bisognerà insomma attendere ora l’esito della vicenda processuale, confidando nella piena ripresa sia della docente che del ragazzo, qualunque sia la pena che gli verrà comminata in sede giudiziaria.

  • Massimo Garavaglia e il dibattito sulla Giustizia: un intervento carico di umanità e soprattutto sincero

    Massimo Garavaglia e il dibattito sulla Giustizia: un intervento carico di umanità e soprattutto sincero

    Il Senatore Massimo Garavaglia da Marcallo con Casone per noi cronisti “locali” che lo abbiamo conosciuto dall’epoca del suo primo mandato cittadino semplicemente come “Sgara” – senza nulla togliere al rispetto dovuto a chi siede a Palazzo Madama e ha ricoperto incarichi istituzionali da Ministro e Vice – non è un politico qualsiasi.

    La sua storia di cofondatore dei “Gamba de Legn” e di persona sempre in mezzo alla gente nel suo percorso da Sindaco del suo paese che ha profondamente cambiato e rilanciato, parla da sola.

    Poi, certo vieni assorbito nel ‘tritacarne della politica dei Palazzi’, dove il tempo non basta mai. Devi correre a Milano e poi devi trascorre a volte delle giornate anche a Roma, nonostante sei Assessore di Regione Lombardia. Un sorta di frullatore…

    Ma il tuo ‘capo’ – il compianto Bobo Maroni – si fida di te. E allora diventi spesso e volentieri il suo ‘pro console’ nella capitale nei tavoli che contano uno per tutti, per esempio, la Conferenza Stato Regioni.

    Ne potremmo citare mille altri di esempi di perché un politico, poi, deve seguire l’onda e sui giornali viene ‘etichettato’ in un determinato modo. Così come tutte le etichette queste vanno strette, generalizzano e non colgono fino in fondo l’essere della persona umana.

    Questo avviene anche per il Senatore Garavaglia, dove sulla grande stampa passa in primis per un ‘tecnico’, per un uomo dei numeri. Cosa che sicuramente risponde al vero. Perché quello è stato ed è tutt’ora il compito principale del Senatore del Carroccio, già Vice Ministro all’Economia e Assessore al Bilancio a Palazzo Lombardia.

    Ma sovente quando si parla di numeri, si parla di qualcosa di arido, che lascia poco spazio al sentimento, alle emozioni.

    Ieri sera, invece, dobbiamo confessare che ci siamo emozionati quando abbiamo avuto modo di riascoltare uno stralcio dell’intervento al Senato di Massimo Garavaglia in relazione al dibattito in corso sulla riforma della Giustizia Penale.

    Garavaglia ha parlato delle sue vicende personali, dei processi subiti, delle altrettante assoluzioni raccolte…. dei titoloni a tutta pagina sui giornali e degli articoli di taglio basso quando l’incubo era finito …

    Una evidente sproporzione di cui dovrebbe fare ammenda tutta la categoria giornalistica anche se lo stesso ‘Sgara’ amaramente ha commentato: ‘Mi dicono che funziona così…”.

    Una cosa che, invece, non funziona normalmente così è vedere un politico sapersi metter a nudo, raccontare le proprie debolezze, ma più ancora quanto può far male all’animo e al corpo una vicenda giudiziaria lunga come quella che lo ha coinvolto, all’epoca della Giunta di Roberto Maroni, insieme all’allora Vice Presidente ed Assessore alla Salute Mario Mantovani. Entrambi usciti con assoluzione con formula piena.

    Poi come ha detto ‘Sgara’ c’è quasi la cattiveria della rivalsa di chi nonostante tutto, in modo pervicace, decide di ricorrere in appello. Ma anche qui … 2 a 0 e palla al centro.

    Già, ma c’è un però, quelle cose che fanno male all’animo e al corpo, cui abbiamo accennato sopra.
    Perchè svegliarsi tutte le notti alle 4,35 o giù di lì minuto più, minuto meno, per usare per parole del Senatore di Marcallo con Casone, da ottobre del 2015, non è una bella cosa…

    A volte pensiamo ai politici come a dei cittadini diversi da noi. In realtà – forse è una banalità scriverlo ma è giusto ricordarlo – sono persone esattamente come noi anche se hanno vite ben diverse. Hanno le loro debolezze e le difficoltà che ciascuno di noi incontra nel quotidiano.

    Non sono dei cyborg inscalfibili con il sorriso stampato sulla bocca… Per questo siamo convinti che avere la capacità di raccontare in pubblico, certi aneddoti del propria vita personale, sia un segno di forza e non certo il contrario …

    Invitiamo anche voi ad ascoltare questi quasi otto minuti di intervento… perché danno particolare motivo di riflessione al di là di come la si pensi politicamente parlando…

    Perché il garantismo …è una questione etica prima che umana.

    https://www.facebook.com/LegaSenato/videos/771858658310747