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  • Varese: 14enne tenta il suicidio, salvata da Carabinieri e passanti

    VARESE Intervento provvidenziale dei carabinieri e di alcune persone presenti nei pressi del ponte di Sangiano, in provincia di Varese, sovrastante la linea ferroviaria Novara-Luino dove una 14enne alle 7 del mattino di lunedì ha cercato di togliersi la vita.

    La giovane è stata avvistata da alcune persone in bilico sulla balaustra, aggrappata solo alla recinzione di protezione, e non voleva essere aiutata da nessuno, nell’attesa di un treno sotto cui lanciarsi. Un cittadino di Leggiuno ha notato quanto stava accadendo e ha chiamato i carabinieri. Sul posto è giunto il comandante della stazione di Laveno Mombello, presidio più vicino e competente per territorio, insieme a una dottoressa in servizio all’Ospedale di Cittiglio, anche lei presente sul ponte. Il militare è riuscito a salvare la ragazza dopo aver guadagnato il tempo necessario, la fiducia e lo spazio necessario per afferrarla e impedirle di buttarsi giù. Accompagnata dal sottufficiale e dal medico intervenuto, la 14enne è stata portata presso la Stazione Carabinieri di Laveno Mombello dove è stata calmata fino all’arrivo della mamma, particolarmente scossa per quanto accaduto, a cui è stata riaffidata.

  • Ciclista in arresto cardiaco a Vittuone: dopo il massaggio sul posto, in Rianimazione al Fornaroli

    Dramma questo pomeriggio a Vittuone. Poco prima delle 16 un 50enne in bicicletta residente a Cornaredo è andato in arresto cardiaco mentre si trovava sulla provinciale 227.

    VITTUONE – Alcuni passanti lo hanno notato e hanno avviato il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo dei soccorritori della Croce Bianca di Sedriano.

    Giunti a Vittuone anche autoinfermieristica e automedica. Hanno continuato il massaggio cardiaco immediatamente dopo l’arrivo. Il ciclista è stato successivamente ripreso ed è stato trasferito in rianimazione al Fornaroli di Magenta.

  • Compiono 70 anni i mocassini Gucci con morsetto

    Ha 70 anni ma non li dimostra: l”Horsebit loafer’, il mocassino con il morsetto che è una delle icone di Gucci, è protagonista a Milano di un evento immersivo che lo celebra attraverso installazioni realizzate da dieci artisti, stilisti e creativi internazionali.

    La mostra fa da cornice alla presentazione della collezione uomo per la prossima estate. Nel giorno di apertura della fashion week, il Garage Maiocchi ospita infatti la ‘Gucci Horsebeat Society’ al cui centro svetta quel morsetto – miniatura del morso metallico delle briglie equestri – ideato da Aldo Gucci nel 1953 come elemento ornamentale di un mocassino, e poi diventato uno degli emblemi della maison. Risalendo alle radici equestri del morsetto, Harry Nuriev crea per la mostra immersiva un ‘patio’ concettuale, utilizzando il morsetto in elementi di arredamento, mentre Anna Franceschini, artista visiva italiana, allestisce una Wunderkammer con reperti tratti dall’archivio Gucci. Dalle immagini d’archivio alle varie interpretazioni del morsetto, si passa senza soluzione di continuità all”armadio’ – uno spazio interamente rivestito con una carta da parati a collage che ritrae il morsetto, realizzata dal grafico australiano Ed Davis – dove i simboli della maison vengono reinterpretati nella collezione per la prossima estate. Così i set da bowling composti da camicie hawaiane e bermuda leggermente oversize riprendono il morsetto, arricchito digitalmente per un effetto simile al vetro; la trama del tessuto GG bouclé sembra tridimensionale; completi a doppio petto con pantaloni svasati incorporano il motivo del morsetto nel Principe di Galles o nelle trame jacquard in rosso o avorio. La stampa GG si staglia su giacca e pantalone in nappa, si deforma su un completo in denim con finiture al laser, diventa metallica in una giacca a vento, si intreccia al nastro Web in una nuova maglia marinara ottenuta dall’unione dei due simboli. Ai piedi, inevitabilmente, il classico mocassino con morsetto, che diventa più grintoso nella nuova versione con la suola in gomma.

    A cura di Gioia Giudici, Ansa

  • E’ morto Gino Mader. Aveva 26 anni! Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli… di Teo Parini

    Ps Il titolo di questo pezzo è un omaggio al più Grande, all’Immenso Principe della Zolla, Gioanbrerafucarlo, che salutava così, su Repubblica, Beppe Viola.

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/10/26/news/beppe_viola_gianni_brera_80_anni_milano-239537143/

    Gino a noi piaceva molto perché aveva talento e imprevedibilità: un giorno andava piano, quell’altro fortissimo. Così, a sensazioni in un mondo scientifico nella sua robotica pianificazione. Forte, come quando nel 2021 vinse una tappa al Giro d’Italia e chiuse, da maglia bianca di miglior giovane, quinto alla Vuelta.

    Gli organizzatori del Giro di Svizzera in corso di svolgimento, per la corsa di ieri avevano previsto l’arrivo, di una tappa dall’orografia inequivocabilmente alpina, giù in bassa valle ai piedi di un’ultima velocissima discesa, Qualcuno dice di aver letto sul computer fissato al manubrio velocità superiori ai cento orari, roba da far impallidire le moto. Ora che Gino dopo un volo di svariati metri giù nel burrone non c’è più, la tentazione di puntare il dito contro chi ha pensato di rendere decisiva una discesa mozzafiato in condizioni di scarsa lucidità, ciò a causa della tanta salita già divorata dai corridori nel corso della tappa, è comprensibilmente forte. Noi, però, questo errore non lo faremo.
    Il compianto Fabio Casartelli in quel pirenaico giorno di luglio perse la vita cascando in discesa ad inizio tappa, un cippo in pietra a bordo strada gli fu fatale. Ma, appunto, al traguardo mancava ancora una vita. La discesa è esercizio al limite, sempre. Questi ragazzi hanno capacità tecniche da marziani e con un mezzo di nemmeno otto chili di peso per le mani disegnano curve discendenti alla velocità della luce come tracciate da un compasso. È il loro mestiere e lo sanno meglio di noi che li ammiriamo in poltrona: in quei frangenti la vita è appesa a un filo. Gino – che come ogni ciclista di questo mondo ama follemente il suo lavoro, se no non si spiega la volontà di fare una fatica bestiale in una vita satura di sacrifici – anche ieri stava dando di sé la migliore versione possibile, che nello specifico significava prendere pancia a terra la strada che scende come un cavatappi per fermare in fretta il cronometro sulla linea del traguardo. È il desossiribonucleico griffato degli uomini un po’ speciali in ciò che fanno.

    La chiamano deontologia professionale, noi preferiamo dire amore incondizionato per il ciclismo; disciplina che proprio in queste giornate di merda, nelle quali ti vien voglia solo di buttare la bicicletta in discarica, si conferma efficace paradigma della nostra esistenza: un po’ meravigliosa e un po’ crudele. Gino aveva da poco compiuto ventisei anni, e ciò rende bene l’idea dell’immane tragedia che siamo qui a raccontare. Con la difficoltà insormontabile di chi, il ciclismo, proprio non lo riesce ad odiare mai, nonostante tutto e nemmeno oggi, ma che quando un idolo se ne va troppo presto perde per sempre un pezzetto di sé.

    Cosa dire che in circostanze simili possa non risultare banale? Nulla. Gino, ovunque tu sia ora, non scendere dalla bicicletta e quando la strada sale, senza mai voltarti indietro come solo i grandi, scalcia sulle pedivelle il più forte possibile. Perché se smetti tu, smettiamo anche noi.
    Buon ponte campione, ci si becca in strada per una sgambata insieme. A tutta, ovviamente.

    Teo Parini

  • Sedriano. Si punta sul verde anche per i matrimoni con la linea cerimonia di Lady Anna

    Sedriano. Si punta sul verde anche per i matrimoni con la linea cerimonia di Lady Anna

    Un occhio di riguardo per gli sposi ma anche per gli invitati: i consigli del primo atelier “no stress” per una “esperienza unica ed emozionale”.

    SEDRIANO – Non solo “green economy”. La cerimonia di questi mesi si veste letteralmente del colore della natura con tutte le sue sfumature, non solo per le location che propongono angoli fioriti e scorci verdi o prati che diventano tappeti accoglienti per tutti i partecipanti. Parliamo proprio di abiti, che la tendenza indica “green” sia per la cerimonia, che “per la verità, anche qualche sposo che abbiamo vestito di verde bosco, molto elegante”, sottolinea la titolare dell’atelier per gli spisi Lady Anna di Sedriano.
    Tra una prova e l’altra Anna Ragusa, oltre 35 anni di attività che cominciano dal prezioso e ricercato lavoro della sartoria da sposa, spiega che seppur le famiglie e chi decide di unirsi in matrimonio siano cambiati negli anni, in realtà resta il desiderio di condividere con i propri cari parenti e amici questo passo importante.
    Ed è con lei che approfondiamo il mondo degli invitati, di quella che si chiama “prima fila”, composta da genitori, damigelle, testimoni. Perché la bellezza di un matrimonio passa anche di qui: “l’abito per il giorno del sì diventa particolare anche per chi compartecipa alla gioia degli sposi” .

    La tendenza.
    E quindi cerimonia “green”: tessuti leggeri, tulle vaporosi o linee pulite, scivolate, impreziosite magari da inserti di pizzo o spalline gioiello, sfumature pastello o toni più intensi, purché verdi.
    E valgono gli stessi principi di attenzione, qualità e sartorialità, come conferma Anna Ragusa: “Le persone tengono molto ad essere eleganti per l’occasione e per rispetto ma, oltre al giorno in sé, non dobbiamo dimenticare il valore e il potere delle foto e dei video che suggellano il grande giorno, rinnovandone il ricordo. Tra i suggerimenti che diamo c’è quello di scegliere una palette di colori che oltre all’allestimento e alle bomboniere coinvolga abiti e accessori della prima fila, in modo da creare un quadro cromatico armonico”.
    Intanto da Lady Anna sono già pronte le collezioni per le spose 2024 e, abbiamo saputo, qualcuna ha anche già scelto la propria “emozione da indossare”.

  • Novara, truffa per rilascio patenti: indagati 2 italiani e 4 pakistani

    NOVARA Militari della Guardia di Finanza di Savona e agenti della Polizia di Novara, coordinati dalla Procura novarese, hanno disarticolato un’associazione a delinquere dedita alla commissione di truffe nel settore del rilascio delle patenti di guida.

    L’ operazione è stata condotta a carico di 6 soggetti, di cui 2 cittadini italiani e 4 stranieri di origini pakistane, tutti sospettati di appartenere ad un sodalizio operante in diverse località del Nord Italia, tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. A tutti sono contestati 30 capi di imputazione relativi ad altrettante sessioni d’esame alterate. Il gruppo, secondo l’accusa, avrebbe organizzato un sofisticato sistema fraudolento che consentiva sia a cittadini italiani sia ad extracomunitari senza alcuna padronanza della lingua italiana, tutti ugualmente privi delle più elementari nozioni del Codice della Strada, di ottenere la patente di guida dietro il pagamento di svariate migliaia di euro. I componenti del sodalizio, in particolare, si sarebbero adoperati, attraverso l’uso di congegni elettronici opportunamente modificati, occultati negli indumenti degli esaminandi, per consentire a questi ultimi di ottenere precisi suggerimenti. Gli indagati, dopo aver supportato i ‘clienti’ nel disbrigo delle varie incombenze burocratiche, sempre secondo l’accusa, negli attimi precedenti le sessioni d’esame avrebbero fornito loro un indumento contenente una microcamera o un microfono miniaturizzato, dopodiché predisponevano il collegamento con gli esaminandi attraverso un micro-auricolare in modo da poter suggerire le risposte esatte. Unico compito dell’esaminando sarebbe stato, dunque, quello di sedersi alla postazione assegnata e attendere il suggerimento. Le perquisizioni eseguite nel marzo dello scorso anno nei confronti degli indagati, avevano già portato al ritrovamento ed al sequestro di numerosi auricolari bluetooth miniaturizzati, microcamere, smartphone, modem wi-fi portatili e capi di abbigliamento opportunamente confezionati per nascondere l’attrezzatura utilizzata per eludere la sorveglianza durante gli esami teorici sostenuti presso le motorizzazioni civili di svariate province italiane. L’analisi delle apparecchiature elettroniche sequestrate, avevano inoltre consentito di rinvenire numerose foto dei documenti di identità dei ‘clienti’, appunti manoscritti con la rendicontazione dei profitti i ottenuti e foto di candidati ancora impegnati in sessioni d’esame a quiz.

  • Viaggio nella storica ditta Magugliani di Marcallo, leader del legno: ecco il reparto produzione dove nascono i tetti e le case prefabbricate

    Viaggio nella storica ditta Magugliani di Marcallo, leader del legno: ecco il reparto produzione dove nascono i tetti e le case prefabbricate

    Continua il nostro viaggio all’interno della Magugliani di Marcallo con Casone, l’azienda leader mondiale nella lavorazione e produzione del legno. Dopo avere visto lo show room entriamo nel magazzino ad osservare come lavorare il legno, da queste parti, sia una vera e propria arte che non lascia spazio all’improvvisazione.

    MARCALLO CON CASONE – Un mestiere sempre più impegnativo dove si lavora con passione per soddisfare le tendenze principali del mercato. Matteo Magugliani, amministratore unico e titolare, ricorda che a Marcallo la ditta esiste dal 2002. Ma l’attività e ultracentenaria. Ed è questo il segno di garanzia di come l’azienda sia sempre stata capace di affermarsi, di stare al passo con i tempi e di crescere sempre più. C’è la parte relativa alle creazioni in legno massello.

    Entriamo in un settore delicato che richiede l’opera certosina del falegname, figura oggi sempre più difficile da trovare. Ne escono pezzi unici per ogni angolo della casa. La parte relativa alla produzione riguarda i tetti e le case prefabbricate in legno. Matteo Magugliani ci mostra un tetto finito, con le travi ad incastro. “Il tetto viene fornito a misura – spiega – e, come se fosse un gioco dei Lego, è molto facile da montare”.

    Nel reparto della produzione vera e propria c’è il tavolo dove vengono realizzate le pareti prefabbricate in legno. Ci sono poi i macchinari che completano il ciclo produttivo. Da quelli che spazzolano il legname per renderlo più rustico, alla possibilità di impregnare il materiale con vari colori. “Questa è la nostra azienda – conclude Magugliani – Venite a trovarci, anche soltanto per conoscerci e vedere il nostro show room. E, soprattutto, per conoscere il prodotto delle case prefabbricate in legno che sarà il futuro dell’edilizia”..

  • Dallas Moore – “No God in Juarez” (2023), by Trex Roads

    “Confesso che parlarvi di questo artista mi mette un po’ in soggezione. Certo, l’ho già fatto sul mio blog due anni fa per il suo ultimo disco The Rain (https://trexroads.altervista.org/the-rain-dallas-moore-2021/), ma ogni volta mi sento così”.

    Il motivo è presto spiegato: Dallas Moore è una vera leggenda vivente della musica country texana (e non solo). Non uso questa parola alla leggera, lo è davvero e senza paura di essere smentito o contraddetto.
    Dallas è la quintessenza dell’artista country indipendente e lo fa da ormai più di 20 anni, visto che il suo vero e proprio esordio è avvenuto nel 2000, ben 10 dischi fa.
    23 anni sono un’enormità se si pensa che il nostro non ha mai firmato per una major, è promoter di se stesso, pubblica per un’etichetta indipendente e per tutti questi anni ha girato il Texas e gli States per più di 300 date all’anno.
    Trecento, amici: avete capito bene.
    Dallas non si è mai fermato da quanto appena 17enne e senza paura saliva sul palco di una vera leggenda e con la sua chitarra ammaliava il pubblico.
    La leggenda di cui sopra è il vero protagonista di questo nuovo album di Dallas Moore, infatti le 10 canzoni che lo compongono sono delle cover tributo ad uno degli eroi, sconosciuti alle masse, della musica honky tonk: Billie Gant.

    Non preoccupatevi se non lo avete mai sentito nominare, perché è un nome notissimo, ma solo agli appassionati che affollavano i bar dove il buon Gant metteva a ferro e fuoco le assi dei palchi. Uno di quegli artisti di culto che non hanno mai ottenuto il successo che avrebbero meritato e senza averne mai avuto il merito, hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di un genere.
    Gant è stato definito il primo outlaw, quando gli outlaw non esistevano. La parola outlaw (fuorilegge) per definire questo tipo di musica country comparve dopo il celebre disco Wanted! del 1976 (Waylon Jennings, Willie Nelson, Jessi Colter e Tompall Glaser) e sta ad indicare quel tipo di country non ligio alle regole del genere, infiltrato da musica rock e blues e lontano anni luce da quello che chiedevano loro radio ed etichette.

    Ecco Billie Gant suonava quel tipo di musica in giro per locali, fino a che un bruttissimo incidente lo ha costretto a ritirarsi dalle scene visto che gli ci sono voluti 13 anni per riprendersi completamente.
    No God in Juarez è quindi il tributo che il grande Dallas Moore ha voluto fare ad uno degli ispiratori della sua ventennale carriera di vero outlaw che in sella alla sua Harley Davidson infuoca i palchi di Texas e dintorni. Ma questo album è anche dedicato alla memoria del grande amico e chitarrista di Moore, il mitico Chuck Morpurgo, scomparso qualche mese fa.
    Ci sono quindi tutti gli ingredienti per un grande disco di outlaw country, suonato e cantato da un grande artista con alle spalle una band di qualità elevatissima e le attese non sono state deluse.
    La voce potente e con sfumature rock di Dallas Moore è nota e in questi 10 pezzi regala prestazioni davvero eccezionali. Sembra che la pausa forzata portata dagli eventi che conosciamo di 2 anni fa, hanno dato al buon Dallas nuova energia e nuova linfa.
    Raccontava infatti dopo l’uscita di The Rain (l’album del link che ho messo all’inizio) che questo riposo, dopo essere stato abituato per anni a suonare quasi tutti i giorni, gli ha fatto riscoprire le cose semplici e, probabilmente, gli ha regalato nuova forte ispirazione.

    Premete play, amici e lasciatevi trasportare sulla motocicletta di Dallas, guida lui, ma tenetevi forte non si resterà fermi a lungo.
    Si parte con un country dal sapore honky tonk, Halo Too Tight è divertente, è chitarre, è pianoforte ed è una voce che rimane impressa nella mente.
    Ci vorrebbero pagine e pagine, sarebbe necessario parlarvi di tutte le canzoni di questo stupendo disco come il meraviglioso attacco di chitarre a velocità elevatissima di The Ballad of Reuben Dixon, honky tonk di classe suonato da una band da leccarsi i baffi.
    Sono canzoni forti, intense, divertenti, ma che sono state pensate per essere suonate davanti alla gente, dalle assi polverose di un bar texano e la sensazione mentre si ascolta è quella di essere catapultati in uno di quei leggendari locali.
    La title track ha un sapore messicano non solo nel titolo, ma anche nel giro di chitarra, la voce di Moore così intensa spinge la polvere del deserto texano fuori dagli speaker e in cavalchiamo verso il tramonto con lui. Un film, questo pezzo è come un western d’altri tempi. Meravigliosa.
    Volete sapere come suona l’outlaw country oggi dopo 50 anni? Mettetevi comodi e fate partire Truckin’ Outlaw Blues. Non servono tante spiegazioni, ma si farà fatica a rimanere seduti e fermi, fidatevi.
    Il lavoro si chiude con la stupenda ballata The Emperor of Tejon Street e anche qui dobbiamo scomodare una visione cinematografica, un brano che avrebbe tranquillamente potuto essere la colonna sonora di una storia western fra John Wayne e Clint Eastwood.
    La voce narrante di Dallas Moore è pura arte, pochi strumenti, tanta passione e un talento fuori dal comune. Inoltre il suo modo di suonare la chitarra è divino, un artista completo.

    No God in Juarez è un piccolo gioiello, un disco che sembra uscito dagli anni ’70 per spiegare al mondo moderno, dominato dal mainstream e dalla sua spazzatura, cosa fosse, anzi cosa è ancora, il movimento outlaw country. Nonostante sia un disco di cover, Dallas Moore fa sue queste canzoni e con il suo carattere debordante regala a questi pezzi nuova vita e rende un omaggio straordinario a Billie Gant, un artista che andrebbe celebrato con tutti gli onori come meriterebbe.
    Se avete dei dubbi su cosa sia questo genere, se volete conoscerne le sfumature mettete sul piatto questo disco e lasciatevi guidare sulle strade polverose del Texas fuorilegge da un artista che si è guadagnato l’appellativo di leggenda e in sella alla sua Harley continua a regalarci perle di assoluto valore.
    Grazie Dio per Dallas Moore, mr. Honky Tonk.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org

  • Forza Italia: comincia da Novara il percorso del dopo Berlusconi

    Era stato pensato come un’occasione di confronto per lanciare la corsa verso gli appuntamenti elettorali del 2024. Finira’ per essere probabilmente la prima uscita pubblica dei vertici nazionali di Forza Italia dopo la morte di Silvio Berlusconi.

    NOVARA – L’appuntamento e’ sabato 24 giugno al Castello di Novara. Un pomeriggio di dibattiti organizzati in quattro panel tematici, il primo dei quali dedicato proprio al ricordo del fondatore, affidato alle parole di Diego Sozzani, gia’ deputato e leader locale degli azzurri, e a quelle di tutti i segretari provinciali del Piemonte. Ma i riflettori saranno accessi soprattutto sulla parte finale del programma: a concludere il pomeriggio interverra’ Antonio Tajani, vicepresidente del consiglio e presidente “provvisorio” di Forza Italia, che avra’ proprio nella citta’ piemontese una delle prime occasioni pubbliche per descrivere il percorso che si prepara per il partito rimasto “orfano” del suo leader storico. Subito prima di lui altri due ministri forzisti del governo Meloni, i piemontesi Paolo Zangrillo e Gilberto Pichetto Fratin, in un confronto con il direttore di Libero Pietro Senaldi, toccheranno il tema del ruolo presente e soprattutto futuro di FI nell’esecutivo.

    Novara sara’ anche il palcoscenico per il lancio ufficiale della ricandidatura di Alberto Cirio alla presidenza della Regione Piemonte dopo che il governatore ha rotto gli indugi e ha sciolto la riserva, e l’occasione per “pesare” le reali chance delle ambizioni di Roberto Cota, predecessore di Cirio alla guida della Regione (allora in quota Lega, oggi esponente di primo piano di FI) come possibile candidato alle Europee. Alla “Festa Azzurra” sfileranno anche l’intero gruppo azzurro – assessori e consiglieri – alla regione Piemonte oltre agli amministratori novaresi al Comune e negli enti locali. Ci saranno anche i coordinatori nazionali delle donne, dei giovani e dei “seniores”, a completare un parterre molto ricco di presenze.

  • Magenta: inaugurata la Sala della Pediatria dedicata agli adolescenti

    Tanti i presenti. Un’occasione per lanciare un appello: ABIO cerca nuovi volontari.

    MAGENTA – Lunedì 12 giugno, l’inaugurazione della sala dedicata agli adolescenti, in cura presso la Pediatria del ‘Fornaroli,’ è e vuole essere un evento importante per varie ragioni di cui, però, non riferiremo nell’ordine della loro illustrazione da parte di quanti, tra i numerosi presenti nell’ampio spazio di accesso al reparto, hanno preso la parola. Cominciamo, infatti, dal cielo azzurro dove, sopra i Camini delle Fate, galleggiano mongolfiere colorate.

    Il dipinto, realizzato da Elena e Tiziano Colombo, sfonda una parete del luogo in cui i ragazzi potranno trovare una parvenza di normalità, sollecitati da quanto raffigurato a spingere il pensiero “al di fuori dell’ospedale”, come sottolinea Ortensia Marazzi, presidente di Abio Magenta. Si deve, infatti, all’Associazione per il Bambino in Ospedale il dono degli arredi e dei decori per la sala.
    La circostanza dell’inaugurazione riveste per Abio un particolare valore. Non si tratta di visibilità, ma di riprendere con forza “la nostra missione, perché è troppo importante la costante presenza dei volontari accanto ai minori”, continua la presidente. Dopo gli anni della pandemia “in cui siamo rimasti fuori dall’ospedale”, mantenendo tuttavia una ‘vicinanza a distanza’, resa possibile dalla proficua collaborazione con il personale ospedaliero, l’obiettivo oggi è quello di tornare a operare a pieno ritmo. Allo scopo, però, urge accrescere il numero di persone “che offrano il proprio tempo libero all’associazione, ai bambini”, come ora fanno Anna, Ramona, Roberta e Sara. Il prossimo 28 di giugno, alle ore 17, presso l’aula consiliare ‘Mariangela Basile’, al 30 di via Fornaroli, avrà luogo un incontro informativo su Abio e sul percorso di formazione mirato e indispensabile per divenirne volontari.

    Un invito dunque a parteciparvi, previa iscrizione (scrivere a segreteria@abiomagenta.org oppure chiamare il 340 6530537).
    La presenza di Abio nella Pediatria del ‘Fornaroli’ dal 1999 testimonia un’attenzione per la salute dei pazienti che va oltre la cura medica e l’inaugurazione di una sala per gli adolescenti la ribadisce. E’ il dottor Stefano Fiocchi, attuale direttore dell’UO del VI piano, a sottolineare nel merito “con quanta lungimiranza la dott.ssa Luciana Parola ha creato una realtà dove i problemi, posti dal ricovero degli adolescenti, sono affrontati e gestiti con una grande competenza, costruita con un percorso che ha anticipato i tempi. Al malessere degli adolescenti non ci si può dedicare improvvisando”.

    Luciana Parola dal canto suo ringrazia i propri collaboratori – un grazie speciale alla dott.ssa Francesca Lizzoli – per averla seguita con sensibilità e impegno in un progetto teso a rispondere alle esigenze del territorio e all’urgenza di non vedere più ragazzini mandati da un Pronto Soccorso all’altro.
    Il tema dell’insufficienza e della necessità di reparti idonei al ricovero dei minori è affrontato anche dal dott. Cesare Candela, direttore sanitario dell’ASST Ovest Milano e dal dottor Giuseppe Genduso, presidente di Fondazione Abio Italia Onlus, che definisce la realtà pediatrica cittadina “un luogo felice” e auspica, inoltre, il coinvolgimento della società civile, nello specifico, attraverso l’adesione al volontariato Abio.

    Un apprezzamento unito a riflessioni sul disagio giovanile viene dal direttore del Dipartimento di Salute mentale, Giorgio Bianconi, e infine dall’assessore Maria Rosa Cuciniello. Poi, dalle parole alla musica. Si scende al secondo piano, dove dieci giovani bravi allievi della pianista Maddalena Miramonti si esibiscono in un breve applaudito concerto.