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  • Pavia, tuffo di Natale nel Ticino: soccorso dai Vigili del Fuoco…

    Pavia, tuffo di Natale nel Ticino: soccorso dai Vigili del Fuoco…

    Si è tuffato ieri pomeriggio nelle gelide acque del Ticino, a Pavia, raggiungendo a nuoto il presepe galleggiante posizionato sotto il Ponte Coperto. A quel punto, però, ha accusato un malore: il freddo intenso, infatti, gli ha procurato un principio di ipotermia. Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco che hanno riportato a riva l’incauto nuotatore all’altezza di un imbarcadero.

    Gli operatori del 118 hanno soccorso l’uomo, che è stato poi condotto in ambulanza al Policlinico San Matteo di Pavia, dove non è in condizioni gravi. Della vicenda è stata interessata la Polizia. Se ci si tuffa accaldati nell’acqua fredda, si rischia un tremendo stress per il corpo a causa della differenza di temperatura tra l’aria e l’acqua. Si possono verificare spasmi muscolari e problemi circolatori. Quando le vene si restringono improvvisamente, il sangue non può più circolare correttamente. Ciò porta, nel peggiore dei casi, a uno shock da freddo, uno svenimento o un infarto. Con un adulto, hai circa 2 minuti per tentare il salvataggio. Nei neonati solo 20 secondi.

  • Il Santo Natale in una riflessione di Papa Benedetto XVI del 2008

    Il Santo Natale in una riflessione di Papa Benedetto XVI del 2008

    Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, cari fratelli e sorelle! Il Natale del Signore è alle porte. Ogni famiglia sente il desiderio di radunarsi, per gustare l’atmosfera unica e irripetibile che questa festa è capace di creare. Anche la famiglia della Curia Romana si ritrova, stamane, secondo una bella consuetudine grazie alla quale abbiamo la gioia di incontrarci e di scambiarci gli auguri in questo particolare clima spirituale. A ciascuno rivolgo il mio saluto cordiale, colmo di riconoscenza per l’apprezzata collaborazione prestata al ministero del Successore di Pietro. Ringrazio vivamente il Cardinale Decano Angelo Sodano, che si è fatto interprete dei sentimenti di tutti i presenti e anche di quanti sono al lavoro nei diversi uffici, comprese le Rappresentanze Pontificie. Accennavo all’inizio alla speciale atmosfera del Natale. Mi piace pensare che essa sia quasi un prolungamento di quella misteriosa letizia, di quell’intima esultanza che coinvolse la santa Famiglia, gli Angeli e i pastori di Betlemme, nella notte in cui Gesù venne alla luce. La definirei “l’atmosfera della grazia”, pensando all’espressione di san Paolo nella Lettera a Tito: “Apparuit gratia Dei Salvatoris nostri omnibus hominibus” (cfr Tt 2,11). L’Apostolo afferma che la grazia di Dio si è manifestata “a tutti gli uomini”: direi che in ciò traspare anche la missione della Chiesa e, in particolare, quella del Successore di Pietro e dei suoi collaboratori, di contribuire cioè a che la grazia di Dio, del Redentore, diventi sempre più visibile a tutti, e a tutti rechi la salvezza.

    L’anno che sta per concludersi è stato ricco di sguardi retrospettivi su date incisive della storia recente della Chiesa, ma ricco anche di avvenimenti, che recano con sé segnali di orientamento per il nostro cammino verso il futuro. Cinquant’anni fa moriva Papa Pio XII, cinquant’anni fa Giovanni XXIII veniva eletto Pontefice. Sono passati quarant’anni dalla pubblicazione dell’Enciclica Humanae vitae e trent’anni dalla morte del suo Autore, Papa Paolo VI. Il messaggio di tali avvenimenti è stato ricordato e meditato in molteplici modi nel corso dell’anno, così che non vorrei soffermarmici nuovamente in questa ora. Lo sguardo della memoria, però, si è spinto anche più indietro, al di là degli avvenimenti del secolo scorso, e proprio in questo modo ci ha rimandato al futuro: la sera del 28 giugno, alla presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli e di rappresentanti di molte altre Chiese e Comunità ecclesiali abbiamo potuto inaugurare nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura l’Anno Paolino, nel ricordo della nascita dell’Apostolo delle genti 2000 anni fa. Paolo per noi non è una figura del passato. Mediante le sue lettere, egli ci parla tuttora. E chi entra in colloquio con lui, viene da lui sospinto verso il Cristo crocifisso e risorto. L’Anno Paolino è un anno di pellegrinaggio non soltanto nel senso di un cammino esteriore verso i luoghi paolini, ma anche, e soprattutto, in quello di un pellegrinaggio del cuore, insieme con Paolo, verso Gesù Cristo. In definitiva, Paolo ci insegna anche che la Chiesa è Corpo di Cristo, che il Capo e il Corpo sono inseparabili e che non può esserci amore per Cristo senza amore per la sua Chiesa e la sua comunità vivente.

    Tre specifici avvenimenti dell’anno che s’avvia alla conclusione saltano particolarmente agli occhi. C’è stata innanzitutto la Giornata Mondiale della Gioventù in Australia, una grande festa della fede, che ha riunito più di 200.000 giovani da tutte le parti del mondo e li ha avvicinati non solo esternamente – nel senso geografico – ma, grazie alla condivisione della gioia di essere cristiani, li ha anche avvicinati interiormente. Accanto a ciò c’erano i due viaggi, l’uno negli Stati Uniti e l’altro in Francia, nei quali la Chiesa si è resa visibile davanti al mondo e per il mondo come una forza spirituale che indica cammini di vita e, mediante la testimonianza della fede, porta luce al mondo. Quelle sono state infatti giornate che irradiavano luminosità; irradiavano fiducia nel valore della vita e nell’impegno per il bene. E infine c’è da ricordare il Sinodo dei Vescovi: Pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio, che era stata innalzata in mezzo a loro; intorno alla Parola di Dio, la cui grande manifestazione si trova nella Sacra Scrittura. Ciò che nel quotidiano ormai diamo troppo per scontato, l’abbiamo colto nuovamente nella sua sublimità: il fatto che Dio parli, che Dio risponda alle nostre domande. Il fatto che Egli, sebbene in parole umane, parli di persona e noi possiamo ascoltarLo e, nell’ascolto, imparare a conoscerLo e a comprenderLo. Il fatto che Egli entri nella nostra vita plasmandola e noi possiamo uscire dalla nostra vita ed entrare nella vastità della sua misericordia. Così ci siamo nuovamente resi conto che Dio in questa sua Parola si rivolge a ciascuno di noi, parla al cuore di ciascuno: se il nostro cuore si desta e l’udito interiore si apre, allora ognuno può imparare a sentire la parola rivolta appositamente a lui. Ma proprio se sentiamo Dio parlare in modo così personale a ciascuno di noi, comprendiamo anche che la sua Parola è presente affinché noi ci avviciniamo gli uni agli altri; affinché troviamo il modo di uscire da ciò che è solamente personale. Questa Parola ha plasmato una storia comune e vuole continuare a farlo. Allora ci siamo nuovamente resi conto che – proprio perché la Parola è così personale – possiamo comprenderla in modo giusto e totale solo nel “noi” della comunità istituita da Dio: essendo sempre consapevoli che non possiamo mai esaurirla completamente, che essa ha da dire qualcosa di nuovo ad ogni generazione. Abbiamo capito che, certamente, gli scritti biblici sono stati redatti in determinate epoche e quindi costituiscono in questo senso anzitutto un libro proveniente da un tempo passato. Ma abbiamo visto che il loro messaggio non rimane nel passato né può essere rinchiuso in esso: Dio, in fondo, parla sempre al presente, e avremo ascoltato la Bibbia in maniera piena solo quando avremo scoperto questo “presente” di Dio, che ci chiama ora.

    Infine era importante sperimentare che nella Chiesa c’è una Pentecoste anche oggi – cioè che essa parla in molte lingue e questo non soltanto nel senso esteriore dell’essere rappresentate in essa tutte le grandi lingue del mondo, ma ancora di più in senso più profondo: in essa sono presenti i molteplici modi dell’esperienza di Dio e del mondo, la ricchezza delle culture, e solo così appare la vastità dell’esistenza umana e, a partire da essa, la vastità della Parola di Dio. Tuttavia abbiamo anche appreso che la Pentecoste è tuttora “in cammino”, è tuttora incompiuta: esiste una moltitudine di lingue che ancora attendono la Parola di Dio contenuta nella Bibbia. Erano commoventi anche le molteplici testimonianze di fedeli laici da ogni parte del mondo, che non solo vivono la Parola di Dio, ma anche soffrono per essa. Un contributo prezioso è stato il discorso di un Rabbì sulle Sacre Scritture di Israele, che appunto sono anche le nostre Sacre Scritture. Un momento importante per il Sinodo, anzi, per il cammino della Chiesa nel suo insieme, è stato quello in cui il Patriarca Bartolomeo, alla luce della tradizione ortodossa, con penetrante analisi ci ha aperto un accesso alla Parola di Dio. Speriamo ora che le esperienze e le acquisizioni del Sinodo influiscano efficacemente sulla vita della Chiesa: sul personale rapporto con le Sacre Scritture, sulla loro interpretazione nella Liturgia e nella catechesi come anche nella ricerca scientifica, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma la sua vitalità e attualità siano lette e dischiuse nella vastità delle dimensioni dei suoi significati.

    Della presenza della Parola di Dio, di Dio stesso nell’attuale ora della storia si è trattato anche nei viaggi pastorali di quest’anno: il loro vero senso può essere solo quello di servire questa presenza. In tali occasioni la Chiesa si rende pubblicamente percepibile, con essa la fede e perciò almeno la questione su Dio. Questo manifestarsi in pubblico della fede chiama in causa ormai tutti coloro che cercano di capire il tempo presente e le forze che operano in esso. Specialmente il fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù diventa sempre più oggetto di analisi, in cui si cerca di capire questa specie, per così dire, di cultura giovanile. L’Australia mai prima aveva visto tanta gente da tutti i continenti come durante la Giornata Mondiale della Gioventù, neppure in occasione dell’Olimpiade. E se precedentemente c’era stato il timore che la comparsa in massa di giovani potesse comportare qualche disturbo dell’ordine pubblico, paralizzare il traffico, ostacolare la vita quotidiana, provocare violenza e dar spazio alla droga, tutto ciò si è dimostrato infondato. È stata una festa della gioia – una gioia che infine ha coinvolto anche i riluttanti: alla fine nessuno si è sentito molestato. Le giornate sono diventate una festa per tutti, anzi solo allora ci si è veramente resi conto di che cosa sia una festa – un avvenimento in cui tutti sono, per così dire, fuori di sé, al di là di se stessi e proprio così con sé e con gli altri. Qual è quindi la natura di ciò che succede in una Giornata Mondiale della Gioventù? Quali sono le forze che vi agiscono? Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star. Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita.

    Con ciò, tuttavia, la peculiarità di quelle giornate e il carattere particolare della loro gioia, della loro forza creatrice di comunione, non trovano alcuna spiegazione. Anzitutto è importante tener conto del fatto che le Giornate Mondiali della Gioventù non consistono soltanto in quell’unica settimana in cui si rendono pubblicamente visibili al mondo. C’è un lungo cammino esteriore ed interiore che conduce ad esse. La Croce, accompagnata dall’immagine della Madre del Signore, fa un pellegrinaggio attraverso i Paesi. La fede, a modo suo, ha bisogno del vedere e del toccare. L’incontro con la croce, che viene toccata e portata, diventa un incontro interiore con Colui che sulla croce è morto per noi. L’incontro con la Croce suscita nell’intimo dei giovani la memoria di quel Dio che ha voluto farsi uomo e soffrire con noi. E vediamo la donna che Egli ci ha dato come Madre. Le Giornate solenni sono soltanto il culmine di un lungo cammino, col quale si va incontro gli uni agli altri e insieme si va incontro a Cristo. In Australia non per caso la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l’evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava Colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla Croce. Così anche il Papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente Vicario. Rimanda all’Altro che sta in mezzo a noi. Infine la Liturgia solenne è il centro dell’insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l’estasi di un festival rock. Friedrich Nietzsche ha detto una volta: “L’abilità non sta nell’organizzare una festa, ma nel trovare le persone capaci di trarne gioia”. Secondo la Scrittura, la gioia è frutto della Spirito Santo (cfr Gal 5, 22): questo frutto era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney. Come un lungo cammino precede le Giornate Mondiali della Gioventù, così ne deriva anche il camminare successivo. Si formano delle amicizie che incoraggiano ad uno stile di vita diverso e lo sostengono dal di dentro. Le grandi Giornate hanno, non da ultimo, lo scopo di suscitare tali amicizie e di far sorgere in questo modo nel mondo luoghi di vita nella fede, che sono insieme luoghi di speranza e di carità vissuta.

    La gioia come frutto dello Spirito Santo – e così siamo giunti al tema centrale di Sydney che, appunto, era lo Spirito Santo. In questa retrospettiva vorrei ancora accennare in maniera riassuntiva all’orientamento implicito in tale tema. Tenendo presente la testimonianza della Scrittura e della Tradizione, si riconoscono facilmente quattro dimensioni del tema “Spirito Santo”.

    1. C’è innanzitutto l’affermazione che ci viene incontro dall’inizio del racconto della creazione: vi si parla dello Spirito creatore che aleggia sulle acque, crea il mondo e continuamente lo rinnova. La fede nello Spirito creatore è un contenuto essenziale del Credo cristiano. Il dato che la materia porta in sé una struttura matematica, è piena di spirito, è il fondamento sul quale poggiano le moderne scienze della natura. Solo perché la materia è strutturata in modo intelligente, il nostro spirito è in grado di interpretarla e di attivamente rimodellarla. Il fatto che questa struttura intelligente proviene dallo stesso Spirito creatore che ha donato lo spirito anche a noi, comporta insieme un compito e una responsabilità. Nella fede circa la creazione sta il fondamento ultimo della nostra responsabilità verso la terra. Essa non è semplicemente nostra proprietà che possiamo sfruttare secondo i nostri interessi e desideri. È piuttosto dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci e con ciò ci ha dato i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. Il fatto che la terra, il cosmo, rispecchino lo Spirito creatore, significa pure che le loro strutture razionali che, al di là dell’ordine matematico, nell’esperimento diventano quasi palpabili, portano in sé anche un orientamento etico. Lo Spirito che li ha plasmati, è più che matematica – è il Bene in persona che, mediante il linguaggio della creazione, ci indica la strada della vita retta.

    Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione. Grandi teologi della Scolastica hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo – senza modificare il messaggio della creazione – ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini. Fa parte dell’annuncio che la Chiesa deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Partendo da questa prospettiva occorrerebbe rileggere l’Enciclica Humanae vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo contro la sua manipolazione.

    2. Solo qualche ulteriore breve accenno circa le altre dimensioni della pneumatologia. Se lo Spirito creatore si manifesta innanzitutto nella grandezza silenziosa dell’universo, nella sua struttura intelligente, la fede, oltre a ciò, ci dice la cosa inaspettata, che cioè questo Spirito parla, per così dire, anche con parole umane, è entrato nella storia e, come forza che plasma la storia, è anche uno Spirito parlante, anzi, è Parola che negli Scritti dell’Antico e del Nuovo Testamento ci viene incontro. Che cosa questo significhi per noi, l’ha espresso meravigliosamente sant’Ambrogio in una sua lettera: “Anche ora, mentre leggo le divine Scritture, Dio passeggia nel Paradiso” (Ep. 49, 3). Leggendo la Scrittura, noi possiamo anche oggi quasi vagare nel giardino del Paradiso ed incontrare Dio che lì passeggia: tra il tema della Giornata Mondiale della Gioventù in Australia e il tema del Sinodo dei Vescovi esiste una profonda connessione interiore. I due temi “Spirito Santo” e “ Parola di Dio” vanno insieme. Leggendo la Scrittura apprendiamo però anche che Cristo e lo Spirito Santo sono inseparabili tra loro. Se Paolo con sconcertante sintesi afferma: “Il Signore è lo Spirito” (2 Cor 3, 17), appare non solo, nello sfondo, l’unità trinitaria tra il Figlio e lo Spirito Santo, ma soprattutto la loro unità riguardo alla storia della salvezza: nella passione e risurrezione di Cristo vengono strappati i veli del senso meramente letterale e si rende visibile la presenza del Dio che sta parlando. Leggendo la Scrittura insieme con Cristo, impariamo a sentire nelle parole umane la voce dello Spirito Santo e scopriamo l’unità della Bibbia.

    3. Con ciò siamo ormai giunti alla terza dimensione della pneumatologia che consiste, appunto, nella inseparabilità di Cristo e dello Spirito Santo. Nella maniera forse più bella essa si manifesta nel racconto di san Giovanni circa la prima apparizione del Risorto davanti ai discepoli: il Signore alita sui discepoli e dona loro in questo modo lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il soffio di Cristo. E come il soffio di Dio nel mattino della creazione aveva trasformato la polvere del suolo nell’uomo vivente, così il soffio di Cristo ci accoglie nella comunione ontologica con il Figlio, ci rende nuova creazione. Per questo è lo Spirito Santo che ci fa dire insieme col Figlio: “Abba, Padre!” (cfr Gv 20, 22; Rm 8, 15).

    4. Così, come quarta dimensione, emerge spontaneamente la connessione tra Spirito e Chiesa. Paolo, in Prima Corinzi 12 e in Romani 12, ha illustrato la Chiesa come Corpo di Cristo e proprio così come organismo dello Spirito Santo, in cui i doni dello Spirito Santo fondono i singoli in un tutt’uno vivente. Lo Spirito Santo è lo Spirito del Corpo di Cristo. Nell’insieme di questo Corpo troviamo il nostro compito, viviamo gli uni per gli altri e gli uni in dipendenza dagli altri, vivendo in profondità di Colui che ha vissuto e sofferto per tutti noi e che mediante il suo Spirito ci attrae a sé nell’unità di tutti i figli di Dio. “Vuoi anche tu vivere dello Spirito di Cristo? Allora sii nel Corpo di Cristo”, dice Agostino a questo proposito (Tr. in Jo. 26, 13).

    Così con il tema “Spirito Santo”, che orientava le giornate in Australia e, in modo più nascosto, anche le settimane del Sinodo, si rende visibile tutta l’ampiezza della fede cristiana, un’ampiezza che dalla responsabilità per il creato e per l’esistenza dell’uomo in sintonia con la creazione conduce, attraverso i temi della Scrittura e della storia della salvezza, fino a Cristo e da lì alla comunità vivente della Chiesa, nei suoi ordini e responsabilità come anche nella sua vastità e libertà, che si esprime tanto nella molteplicità dei carismi quanto nell’immagine pentecostale della moltitudine delle lingue e delle culture.

    Parte integrante della festa è la gioia. La festa si può organizzare, la gioia no. Essa può soltanto essere offerta in dono; e, di fatto, ci è stata donata in abbondanza: per questo siamo riconoscenti. Come Paolo qualifica la gioia frutto dello Spirito Santo, così anche Giovanni nel suo Vangelo ha connesso strettamente lo Spirito e la gioia. Lo Spirito Santo ci dona la gioia. Ed Egli è la gioia. La gioia è il dono nel quale tutti gli altri doni sono riassunti. Essa è l’espressione della felicità, dell’essere in armonia con se stessi, ciò che può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione. Fa parte della natura della gioia l’irradiarsi, il doversi comunicare. Lo spirito missionario della Chiesa non è altro che l’impulso di comunicare la gioia che ci è stata donata. Che essa sia sempre viva in noi e quindi s’irradi sul mondo nelle sue tribolazioni: tale è il mio auspicio alla fine di quest’anno. Insieme con un vivo ringraziamento per tutto il vostro faticare ed operare, auguro a tutti voi che questa gioia derivante da Dio ci venga donata abbondantemente anche nell’Anno Nuovo.

    Affido questi voti all’intercessione della Vergine Maria, Mater divinae gratiae, chiedendoLe di poter vivere le Festività natalizie nella letizia e nella pace del Signore. Con questi sentimenti a voi tutti e alla grande famiglia della Curia Romana imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

  • Straordinario a Bergamo: trapiantato bimbo di 7 anni con cuore che aveva smesso di battere

    Straordinario a Bergamo: trapiantato bimbo di 7 anni con cuore che aveva smesso di battere

    Un bambino di 7 anni ha ricevuto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo un cuore che aveva smesso di battere da 20 minuti. È un caso di donazione di cuore a cuore fermo. Questa metodica di prelievo è stata introdotta in Italia da qualche mese ed è stata applicata solo su pazienti adulti (all’ospedale Niguarda il primo caso in Lombardia, proprio alcuni giorni fa). Per la prima volta nel nostro Paese è stata realizzata su un paziente in età pediatrica. Donati oltre al cuore, anche fegato e reni. Il prelievo ed il trapianto di cuore sono stati effettuati dall’equipe del Centro trapianti di Cuore dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, diretto da Amedeo Terzi, in collaborazione con gli specialisti del dipartimento Cardiovascolare. Le doppia équipe, per il prelievo ed il trapianto, è stata assistita dai rianimatori, coordinati in sala da Lorenzo Grazioli, dai perfusionisti e dallo staff tecnico ed infermieristico, per un totale di una cinquantina di persone coinvolte su tre sale chirurgiche adiacenti, per un totale di 13 ore ininterrotte, dalle 9 del mattino alle 22 di sera.

    Le fasi preliminari del prelievo sono state curate dal Coordinamento prelievo e trapianto d’organo guidato da Sergio Vedovati, in stretto collegamento con il Coordinamento Regionale Trapianti e AREU che, tramite Giuseppe Piccolo e Marco Sacchi, assicurano, 24 ore su 24, la sinergia della Rete Regionale Trapianti. I riceventi compatibili sono stati individuati dal NITp, Nord Italia Transplant program, diretto da Tullia Maria De Feo. Proprio il Centro Nazionale Trapianti aveva concesso all’ospedale bergamasco l’autorizzazione al prelievo e trapianto cardiaco da donatore a cuore fermo, frutto del percorso comune sviluppato con le tre strutture lombarde di trapianto cardiaco. “Il mio ringraziamento e tutto il mio affetto vanno prima di tutto a chi ha compiuto questo gesto di estrema generosità: il donatore e la sua famiglia.

    A tutto il personale sanitario – ha commentato l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso – esprimo grande stima per la professionalità e l’impegno con cui è stato raggiunto questo importante risultato che ha permesso ai piccoli pazienti e ai loro cari, proprio in questo periodo di festività, di ricevere il dono più grande: la speranza”. “In Italia – ha spiegato Amedeo Terzi, responsabile del Centro Trapianti di Cuore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – i pazienti pediatrici in lista d’attesa per un cuore sono 64. Il tempo di attesa medio per un paziente pediatrico supera abbondantemente l’anno. Riuscire a recuperare un maggior numero di organi, che altrimenti andrebbero persi, rappresenta una grande opportunità e una grande strada da percorrere soprattutto nei pazienti pediatrici”. Il candidato al trapianto, un bambino, in prognosi riservata, soffriva di una miocardiopatia dilatativa che aveva reso necessario quest’estate il suo inserimento nella lista d’attesa per un trapianto di cuore salvavita.

    Il dono, arrivato nei giorni delle festività natalizie, ha avuto origine da un gesto di estrema solidarietà da parte di due genitori che – pur in un momento di profondo dolore – hanno acconsentito al prelievo degli organi del loro figlio deceduto. La donazione, resa possibile anche grazie alla collaborazione con la struttura ospedaliera che ha identificato e trasferito il potenziale donatore, ha permesso un’opportunità di cura e una nuova vita per quattro bambini. Oltre al cuore, è stato infatti prelevato anche il fegato, con un trapianto avvenuto in simultanea a quello di cuore sempre a Bergamo, in una sala operatoria adiacente, anche in questo caso si tratta del primo caso in Italia da donatore pediatrico a cuore fermo. Il trapianto è stato effettuato dall’équipe diretta da Domenico Pinelli. Donati anche i due reni, trasferiti per essere trapiantati in altrettante strutture della Rete Nazionale Trapianti.

  • E’ un ventenne di Biella la vittima dell’incidente avvenuto ieri sull’A4 a Bernate

    E’ un ventenne di Biella la vittima dell’incidente avvenuto ieri sull’A4 a Bernate

    Si chiamava Stefano Sughi, originario di Torino, ma residente a Biella, la vittima dell’incidente mortale avvenuto sabato alle 6.30, lungo l’autostrada A4 in direzione Torino. All’altezza di Bernate Ticino, per cause ancora tutte in fase di chiarimento da parte della Polizia Stradale di Novara Est, il conducente dell’auto sulla quale viaggiava sul sedile passeggeri, una T-Roc, avrebbe tamponato violentemente l’angolo di un bilico. L’impatto è stato devastante. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco volontari di Inveruno, l’equipaggio di turno della Croce Bianca di Sedriano e l’automedica, oltre all’elisoccorso.

    Troppo gravi le lesioni riportate dal ragazzo per il quale al medico non è rimasto altro da fare che constatarne il decesso. Una corsia dell’autostrada A4 tra i caselli di Marcallo/Mesero e il Piemonte, è stata chiusa per consentire le operazioni di soccorso. Il ragazzo di 21 anni che guidava l’auto è stato trasferito all’ospedale di Novara in codice giallo. Illeso, invece, il conducente dell’autoarticolato. La Polizia Stradale ha avviato immediatamente le indagini per chiarire l’accaduto. Una tragedia che ha scosso il territorio, ma ancor di più la zona del biellese dove il 20enne viveva ed era conosciutissimo.

    Il papà è titolare di un’azienda a Gaglianico, piccolo comune della provincia di Biella. Aveva concluso gli studi lo scorso anno all’Istituto Eugenio Bona di Biella. Scuola che, scossa dal dolore, lo ha ricordato con poche e semplici frasi: «Tutta la nostra scuola si stringe al cordoglio della famiglia per la perdita di Stefano Sughi, nostro ex allievo che aveva concluso gli studi nell’anno scolastico 2021/22. Riposa in pace, Stefano».

  • Tragedia sulla A 4 all’altezza di Bernate Ticino: 20enne perde la vita in un incidente

    Tragedia sulla A 4 all’altezza di Bernate Ticino: 20enne perde la vita in un incidente

    Tragedia questa mattina lungo la A4 in direzione Torino, all’altezza di Bernate Ticino. Un’auto, con a bordo due persone, per cause in corso di accertamento da parte della Polstrada, ha improvvisamente tamponato violentemente l’angolo di un ” bilico”. Giunti sul posto elisoccorso, Croce Bianca di Sedriano, automedica e vigili del fuoco.

    Il passeggero dell’auto, un giovane di 20 anni originario di Torino ma residente a Biella, è morto per le ferite riportate a seguito dell’impatto. Il conducente è invece ricoverato in codice giallo all’ospedale di Novara. Illeso il conducente dell’autoarticolato. Sul posto i vigili del fuoco del Distaccamento di Inveruno e la Polstrada. L’autostrada è rimasta chiusa in una sola corsia per consentire le operazioni di messa in sicurezza.

  • Una vita da Zio. I primi sessant’anni di Beppe Bergomi. Tanti auguri da TN

    Una vita da Zio. I primi sessant’anni di Beppe Bergomi. Tanti auguri da TN

    Sessant’anni fa a Settala nasceva Beppe Bergomi. Per tutti lo “Zio”. Un’autentica bandiera nerazzurra per chi, come il sottoscritto, ha vissuto gli anni ‘Ottanta come il vero periodo dell’oro per quanto riguarda la passione che è cresciuta come un fiume in piena per quei colori che si tramandano di padre in figlio.

    Per inciso, come canta la Curva Nord tutte le sante partite “Noi siamo sempre qua…” (compreso chi scrive) a distanza di quarant’anni, però, quando pensi al calcio e al fascino che questo sport (per noi molto di piu’ di un semplice gioco) ti sa trasmettere, inevitabilmente, pensi a loro.

    Agli eroi della tua infanzia che ripeti come una filastrocca tutta di un fiato: Zenga, Bergomi, Ferri, Beppe Baresi, Lele Oriali, Il ‘Pirata’ Marini, Evaristo Beccalossi, Spillo Altobelli, “Kalle” Rummenigge….

    Certo, poi ce ne sono stati moltissimi altri. Ma per chi vive il calcio ancora in modo romantico, andando controcorrente – specie di questi tempi con la Super Lega dei ‘Paperoni’ che sta tornando in auge – quei calciatori ancora oggi emanano una magia speciale.

    Hanno saputo creare un’alchimia tutta particolare perché nonostante quell’Inter non fosse la piu’ titolata, poteva contare su questi splendidi ragazzi che onoravano la maglia ogni domenica e che erano cresciuti con quei colori tatuati sulla pelle.

    Beppe Bergomi, lo Zio d’Italia che oggi spegne le sue prime 60 primavere, insieme all’Uomo Ragno Walter Zenga, al ‘Martello’ Beppe Baresi e a Riky Ferri, sono quelli a cui resto piu’ legato.

    I Quattro Moschettieri, quattro ragazzi che hanno fatto tutta la trafila fino ad indossare la fascia di capitano. Qualcosa, quasi impensabile oggi – la speranza è che Federico Di Marco ragazzo della Nord per tutti #DiMash ne possa almeno in parte ripercorrere le gesta – in un calcio a porte girevoli….

    Il bello o il brutto di tutto questo è che quando ho avuto l’occasione di stare accanto allo Zio ho capito che quei valori e ideali facevano e fanno parte in primis dell’Uomo. Dunque, nessuna patetica retorica, ma la semplice realtà dei fatti.

    Del resto, il mio primo incontro risale al lontano 2002. Era in Regione Lombardia per un’iniziativa pubblica.

    Mi avvicinai e lui con il suo solito tono garbato e affabile – del ragazzo che saliva sul pullman col borsone per andare all’allenamento e rincorrere il suo sogno – stette a sentire il ‘fuoco di fila’ del tifoso interista che in quel momento aveva totalmente dismesso la sua maschera di giornalista.

    Negli occhi dello Zio era ancora fresca la ferita del pensionamento coatto, che aveva un nome e un cognome ben preciso: Marcello Lippi.

    Lo Zio stava bene, con Gigi Simoni era addirittura rinato, ‘scorrazzava’ sulla fascia come quando con quei baffoni nemmeno 18enne fece goal in un derby di Coppa Italia (settembre 1981) condannando all’eliminazione gli odiati cugini praticamente al fotofinish.

    Ma la legge dell’Epuratore ex juventino (?) che volle ‘carta bianca’ fu spietata. Il repulisti riguardò oltre a Beppe Bergomi, Gianluca Pagliuca e il Cholo Simeone, con Roby Baggio che pure salvò le terga al mister di Viareggio in piu’ di un’occasione, condannato all’ostracismo.

    Bergomi per rispetto chiuse anzi tempo la sua carriera. Le offerte non mancavano, ma non si vedeva con un’altra maglia addosso.

    E questo dà già la cifra della Persona. Così come quando negli anni ’80 diede vita insieme ai suoi compagni di squadra al gruppo benefico dei Bindum.

    La carica umana dello ‘Zio’ ha sempre fatto la differenza. L’attenzione per chi ha piu’ bisogno, chi ha avuto meno dalla vita. Così come il ricordo indelebile di un compagno di viaggio sfortunato, andato via troppo presto, come Enrico Cucchi (ma anche Vanni Turconi da Rho preparatore atletico strappato alla vita giovanissimo) che il nostro Inter Club cittadino ricorderà anche l’anno venturo con il Memorial a lui dedicato.

    E’ una figura solo apparentemente schiva lo ‘Zio’. Troppo serio, troppo bravo ragazzo per voler vestire la parte del divo mediatico.

    E’ troppo attento ancora oggi a fare in modo che i ragazzi accanto allo sport portino avanti lo studio. Ovvero, la sostanza e non la forma delle cose.

    Un argomento che venne fuori e che mi colpì parecchio quando ci ritrovammo seduti allo stesso tavolo in una cena per pochi intimi cuori nerazzurri in un gennaio di quattro anni fa….

    Pochi infatti sanno che Bergomi ha sempre affiancato accanto al suo ruolo di commentatore TV di Sky quello di mister delle giovanili. Quella sera parlava dei ‘suoi’ ragazzi con vero trasporto.

    Quasi come un papà che vuole trasmettere valori educativi alle nuove generazioni. E che sovente si trova a lottare contro un mondo dove tutto va troppo di corsa, dove i genitori pensano di avere in casa per forze di cose il nuovo Baggio di turno, e guai se il mister la domenica lo lascia fuori…

    Bergomi piaccia o no – e molti di quelli della sua generazione come lui – è tutto questo. Oggi è considerato all’unisono la miglior seconda voce di Sky come commentatore sportivo, perché come quando era in campo, riusciva sempre a prendere il tempo all’avversario. Anche nelle telecronache non sbaglia mai un inserimento.

    Però al fondo a noi tifosi appassionati interessa la pasta dell’uomo. Quando il rapporto coi giocatori era piu’ diretto, senza filtri.

    Come quando nei primi anni Ottanta a Magenta, potevi veder girare dal Testa Coppe, Spillo Altobelli, il ‘Becca’ o Hansi Muller, senza il ‘crocicchio’ di quelli che oggi ti devono tener a debita distanza….

    Lo ‘Zio’ è l’emblema di quel calcio piu’ genuino. Che ha fatto innamorare quelle generazioni di ragazzi come noi, che poi sono andate avanti nel seguire la loro squadra per la Maglia, prima che per i suoi interpreti.

    Anche in quell’incontro magentino lo ha dimostrato a tutto tondo. Così come quando nell’epoca buia del Covid non esitò, su richiesta di un comune amico, a portare il suo conforto attraverso un video messaggio, al nostro Prevosto Don Giuseppe Marinoni intubato al ‘Fornaroli’ (anche in quell’occasione neanche a farlo apposta gli altri video messaggi d’incoraggiamento arrivarono dai ragazzi degli anni ’80 il Martello Beppe Baresi, il ‘Becca’ e Riky Ferri…).

    Bella Zio! tanti auguri di cuore per i tuoi sessant’anni dalla redazione di Ticino Notizie.

    Per noi resti sempre quello con la maglia numero 2 della Mec Sport e lo sponsor Innohit poi Misura in un San Siro dove esistevano solo parterre, popolari e distinti… (le poltroncine era roba per vip) senza suite private e sky box dove la partita diventa un semplice corollario.

  • La Classifica Top 10 del 2023 by Trex Roads. Il suo addio (o arrivederci) a TN

    La Classifica Top 10 del 2023 by Trex Roads. Il suo addio (o arrivederci) a TN

    Ecco, anche quest’anno Trex Roads vi lascerà con la sua TOP 10 dei dischi usciti e recensiti quest’anno (in totale vi ho parlato di ben 44 dischi!).

    Un anno che resterà negli annali della musica indipendente americana!
    Vi avviso la scelta è stata durissima, tantissimi dischi stupendi e ovviamente chi non rientra nella TOP 10 non si offenda è solo un gioco!

    Inoltre questo articolo sarà una maniera speciale di ringraziare la testata che mi ospita da quasi 4 anni e cioè Ticino Notizie: l’ultimo articolo della mia collaborazione.

    Ho deciso, dopo averci pensato per mesi e mesi, di lasciare che il mio blog viaggiasse da solo, senza essere parte di una rivista, ma spero diventerà riferimento per chi ama la musica indipendente americana.

    Ci saranno tante novità: mi troverete a questo indirizzo www.trexroads.com e resterà l’appuntamento settimanale di un disco da farvi conoscere, ma anche interviste ad artisti americani e addetti ai lavori, oltre alle anteprime della mia trasmissione radio Trex Music Club su www.wcnradio.it
    Ringrazio con il cuore tutta la redazione di Ticino Notizie che in questi anni mi ha dato questo spazio, permettendomi di ampliare il mio bacino di utenza, mi ha aiutato e supportato: vi sarò sempre grato e, se vorrete, quando il 6 giugno uscirà il mio nuovo libro, sarò disponibile per una bella intervista sulle vostre pagine.

    Ora bando alle ciance ed ecco a voi le mie TOP 10 del 2023: troverete la frase più rappresentativa della mia recensione, il link per leggerla nella sua interezza e il mio pezzo preferito.

    TREX’S 2023 TOP 10

    1. “On Your Time” – Steel Woods
    “E’ riuscito in questo On Your Time a dare seguito, da solo, alla visione che lui e Cope ebbero nel 2016 e lo ha fatto in una maniera che solo chi è toccato da un talento fuori dal comune può fare.” (https://www.ticinonotizie.it/the-steel-woods-on-your-time-2023-by-trex-roads/)
    brano imperdibile: “Devil in This Holler”

    2. “Family Ties” – Charles Wesley Godwin
    “Un poeta, un musicista di talento, una voce che è un dono del Cielo al servizio di canzoni epiche, commoventi e mai banali che sfiorano i territori più belli della musica americana moderna dal country, al blues, al rock e al folk” (https://www.ticinonotizie.it/charles-wesley-godwin-family-ties-2023-by-trex-roads/)
    brano imperdibile: “Cue Country Roads”

    3. “Crossing Lines” – Tanner Usrey
    “Un esordio che colpisce nel segno e regala al mondo un disco senza bassi, ma solo con accecanti alti: liriche emozionanti e sincere, voce pazzesca, chitarre che regalano elettricità all’anima e una piacevole sensazione di un artista che con il tuo talento detta le regole del suo sound, senza interferenze.” (https://www.ticinonotizie.it/tanner-usrey-crossing-lines-2023-by-trex-roads/)
    brano imperdibile: “Guns Drugs and Allergy Pills”

    4. “Wild Man” – Joe Stamm Band
    “Una meraviglia visiva che fa da perfetto antipasto alla fantastica musica, ispirata, fresca, coinvolgente ed emozionante che troverete ne 12 pezzi di Wild Man” (https://www.ticinonotizie.it/joe-stamm-band-wild-man-2023-by-trex-roads/)
    brano imperdibile: “Wild Man”

    5. “The Crumbs” – Tony Logue
    “Un disco stupendo di un artista che ormai non ha più bisogno di conferme per essere definito uno dei migliori cantautori che la musica americana abbia prodotto negli ultimi anni.” (https://www.ticinonotizie.it/tony-logue-the-crumbs-2023-by-trex-roads/ )
    brano imperdibile: “Thundertown”

    6. “Wandering Star” – Flatland Cavalry
    “Un country che prende un po’ del meglio di tutto il country di ogni decennio e lo declina con abilità, sicurezza dei propri mezzi e originalità.” (https://www.ticinonotizie.it/flatland-cavalry-wandering-star-2023/ )
    brano imperdibile: “Oughta See You (The Way I Do)”

    7. “A Cat In The Rain” – Turnpike Troubadours
    “Eccomi a parlare finalmente di un nuovo disco dei Turnpike Troubadours e comincio subito con il dirvi che sono tornati davvero, anzi la maturità, la tranquillità e la poetica con cui ci guidano e ci regalano queste 10 perle lasciano davvero stupiti.” (https://www.ticinonotizie.it/turnpike-troubadours-a-cat-in-the-rain-2023-by-trex-roads/ )
    brano imperdibile: “Lucille”

    8. “Won’t Die This Way” – Erin Viancourt
    “Erin Viancourt è un talento come ne nascono pochi, lo si era capito subito dopo il singolo del 2019, ma oggi con questo esordio abbiamo il certificato di origine controllata, timbrato e firmato da Cody Jinks.” (https://www.ticinonotizie.it/erin-viancourt-wont-die-this-way-2023-by-trex-roads/)
    brano imperdibile: “Letters to Waylon”

    9. “Song in My Head” – Jade Marie Patek
    “10 canzoni a cuore aperto, poesie sincere e non banali, arricchite da musicisti di supporto e da una produzione di qualità assoluta.” (https://www.ticinonotizie.it/jade-marie-patek-song-in-my-head-2023-by-trex-roads/ )
    brano imperdibile: “Voodoo Child”

    10. “Till The Morning Comes” – The Weathered Souls
    “I Weathered Souls sono una di quelle scoperte che bisogna condividere con il mondo, che ogni amante del rock dovrebbe conoscere e ascoltare.” (https://www.ticinonotizie.it/the-weathered-souls-till-the-morning-comes-2023-by-trex-roads/)
    brano imperdibile: “The Crow”

    Vi ricordo che volete scoprire altri artisti potete trovare sul servizio di streaming Spotify, la mia playlist “Trex Roads Essentials” (https://open.spotify.com/playlist/3L32ssakWKdrxNlpelO6ao?si=ca242caefcca46bd), aggiornata ogni volta che scopro qualcuno che mi colpisce e collegata al mio blog.

    Grazie di avermi letto in questo bellissimo e lunghissimo 2023, vi faccio i miei migliori auguri di un sereno Natale e un fantastico 2024, a voi e alle vostre famiglie.
    Auguri speciali a tutta la redazione di Ticino Notizie.
    La felicità più grande per me è sapere che anche solo uno dei miei suggerimenti vi ha fatto scoprire un nuovo artista, quindi se è successo e volete farmelo sapere vi aspetto sul mio profilo Instagram ( https://www.instagram.com/claudiotrezzaniscrittore/ ) o sulla pagina Facebook delle mie attività https://www.facebook.com/TrexMusicClub.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads www.trexroads.com

  • Attilio Fini, così a 93 anni l’ex Ct della nazionale di scherma, ha disarmato un rapinatore

    Attilio Fini, così a 93 anni l’ex Ct della nazionale di scherma, ha disarmato un rapinatore

    “Soprattutto — dice in un’intervista a “Il Corriere della sera” – il tizio ignorava che in pedana ho divorato il fegato a tanti arbitri”. Lunedì sera in piazza De Agostini a Milano, “proprio di fronte a casa mia, stavo rientrando dopo aver fatto due passi quando – racconta – ho subito un tentativo di rapina al quale ho reagito in modo inaspettato per il rapinatore” che è stato arrestato.

    “Mi sono accorto che mi stava puntando una pistola. In quel momento mi ha intimato: ‘Dammi i soldi o l’orologio’. Gli ho dato un cazzotto in faccia, poi un colpo sulla mano che ha fatto schizzare via la rivoltella e infine uno spintone: è finito incastrato tra alcuni motorini. Sono arrivati due ragazzi e hanno immobilizzato l’uomo in attesa della polizia.
    Era un algerino, nel suo Paese era ricercato per omicidio: non una cosuccia”. Possiamo dire che è stata una parata e risposta? “Più che altro è stato un attacco sul tempo dell’avversario.

    Come nella sciabola, quando devi bruciare il rivale sullo scatto. Il mio passato mi ha aiutato: in pedana servono decisione e riflessi”. Al momento, Fini racconta di non aver avuto paura: “E’ scattato tutto all’improvviso, ho capito che non c’era da rimanere con le mani in mano.
    Ora, a mente fredda, dico invece che ho corso un bel rischio. Però la reazione nella mia testa è stata chiara: i soldi non te li do. E nemmeno l’orologio, che porto a destra sotto il maglione. Se mi avesse aggredito per strapparmelo, non l’avrebbe trovato subito”.

    In tv, al Tg3 Lombardia, l’ex ct ha tracciato una morale di quello che ha vissuto: “Ho detto che in giro c’è troppa cattiveria. E c’è un problema di sicurezza: un tempo esistevano i vigili di quartiere, oggi per difenderti devi arrangiarti da solo. Se ci riesci”.

  • Magenta, truffe on line con ricatto sessuale: “Dammi cinquemila euro o divulgo le tue foto”

    Magenta, truffe on line con ricatto sessuale: “Dammi cinquemila euro o divulgo le tue foto”

    Sembra incredibile, ma esistono ancora tante persone che cascano come le pere nei cosiddetti tranelli del sesso sui social. Ne arrivano a decine ogni giorno di richieste di amicizia da avvenenti ragazze e, naturalmente, l’unica cosa da fare è ignorarle. Perché dietro non c’è nessuna avvenente ragazza, ma una banda di truffatori pronti ad estorcere soldi al primo che ci cade in pieno. Proprio in questi giorni un magentino di 50 anni è rimasto vittima di una di queste estorsioni del sesso on line. Una ragazza gli chiede l’amicizia. Lui sta vivendo un momento di difficoltà nella sua vita ed è facilmente vulnerabile. I truffatori sono scaltri e queste cose le capiscono subito. Le conoscono le debolezze delle persone e sanno bene che più una persona è fragile e più è facilmente raggirabile.

    L’avvenente ragazza, (si fa chiamare Fabiola Palmeria), chiede al malcapitato 50enne se gli piace fare sesso. E lui risponde affermativamente. Il gioco è fatto, ormai la preda è in gabbia. Lei comincia a mandargli foto con il seno scoperto e vuole vedere le sue mentre si masturba guardandole. Lui acconsente, le manda le sue foto e la dolce fanciulla sparisce. Subentrano i messaggi minacciosi. Parte il ricatto. “Mi servono 5000 euro per mia sorella malata, altrimenti creo un gruppo con i tuoi contatti e ci metto le tue foto mentre ti masturbi”, gli scrive. Lui, il 50enne magentino è in crisi. Gli vengono i brividi perché non ha nemmeno soldi a disposizione. Comincia a pensare di essere stato proprio uno stupido a cadere in una trappola che non avrebbe raggirato nemmeno un ragazzino. Si confida con amici sul da farsi. Vuole andare dai Carabinieri a sporgere denuncia, ma ha vergogna.

    Come fai ad andare dai Carabinieri a raccontare una storia simile? Scrive a quel profilo fake di lasciarlo in pace e di non chiedergli soldi perché si rivolgerà alle autorità e denuncerà tutto. Il profilo fake insiste, vuole i 5000 euro. E crea un gruppo di contatti inviando a tutti quelle foto. Ma poi, per fortuna, si dilegua e sparisce. Fabiola Palmeria muore nel giro di pochi minuti. Per i truffatori è stato soltanto uno dei migliaia di tentativi andati a vuoto che avvengono ogni giorno. Per quell’uomo è andata bene. Ma era in uno stato di fragilità tale che se avesse avuto i soldi a disposizione, probabilmente, li avrebbe mandati ai truffatori e soltanto per levarseli di torno. Basta una frazione di secondo e la truffa va a buon fine.

  • Ricerca e social media. I post su Facebook ci dipingono diversi da quello che pensiamo

    Ricerca e social media. I post su Facebook ci dipingono diversi da quello che pensiamo

    Chi legge i nostri post sui social media potrebbe farsi un’idea della nostra personalità molto diversa da quella che pensiamo, soprattutto se pubblichiamo contenuti di solo testo senza elementi multimediali: lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Plos One dalla Cornell University di New York.

    I ricercatori guidati da Qi Wang hanno preso in esame Facebook, una piattaforma social dove spesso i contenuti vengono pubblicati in maniera isolata e senza un contesto.

    In particolare, hanno sottoposto 158 studenti universitari a un questionario per capire quale percezione avessero della propria personalità sotto diversi punti di vista, come l’estroversione, la riservatezza, l’autostima e l’indipendenza.

    Successivamente, hanno mostrato i loro ultimi 20 aggiornamenti di stato su Facebook a due gruppi di volontari: il primo gruppo ha potuto visualizzare i post in formato multimediale (con testo ed eventuali immagini o collegamenti ipertestuali di accompagnamento), mentre il secondo ha visto versioni di solo testo.
    Quando è stato chiesto a questi volontari di rispondere ad alcune domande sulla personalità di chi aveva pubblicato i post, è emersa una evidente discrepanza rispetto alla percezione di sé che avevano i proprietari dei profili Facebook: questi ultimi venivano infatti percepiti come meno riservati, con una minore autostima e meno interdipendenti, specialmente nel caso di post di solo testo.

    “Le persone possono farsi un’impressione precisa su di noi dai nostri post sui social media? Il nostro studio – commentano gli autori – rileva che esistono discrepanze sostanziali tra il modo in cui le persone vedono gli utenti di Facebook in base ai loro aggiornamenti di stato e il modo in cui gli utenti vedono se stessi. I canali multimediali rendono le impressioni più accurate”.