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  • Supplemento d’indagine per non lasciare senza giustizia le vittime della barriera di Milano Ghisolfa

    Sarà disposto un supplemento di perizia psichiatrica sul 39enne che, il 18 febbraio scorso verso le 2.30, ha travolto con la sua auto, senza frenare alla barriera autostradale Ghisolfa sulla A4 Torino-Milano, la macchina con a bordo due donne, Laura Amato, 54 anni, e Claudia Turconi, 59 anni, morte nello schianto.

    MILANO – Le indagini sullo scontro sono state svolte dalla Polstrada di Novara. Dall’accertamento psichiatrico, affidato dal gip di Milano Ileana Ramundo allo psichiatra Raniero Rossetti, erano emerse una incapacità totale di intendere e volere dell’uomo al momento di fatti e la sua pericolosità sociale.
    E’ stato accertato nella relazione che l’uomo soffre di una psicosi paranoide con crisi “da fine del mondo”. Il giudice, però, ha deciso di effettuare ancora analisi psichiatriche sull’indagato, accusato di omicidio stradale plurimo, e quindi disporrà, in un’udienza fissata per fine giugno, verifiche ulteriori sul profilo della capacità di intendere e volere.
    Nei mesi scorsi il gip aveva applicato per l’indagato una misura di sicurezza per pericolosità sociale, con obbligo di ricovero nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Piacenza e libertà vigilata per un anno.
    Secondo l’ultima perizia depositata, sul comportamento del 39enne quella notte ha inciso quel disturbo psicotico di cui soffre da anni, non l’hashish né le benzodiazepine che aveva assunto.
    Se il vizio totale di mente dovesse essere riconosciuto nel processo, l’uomo verrebbe assolto per incapacità di intendere e volere. Ora, però, ci saranno ulteriori accertamenti sul profilo psichiatrico.

  • Domani presidio del PD fuori dalle scuole di Pontevecchio. “Troppi ritardi sui lavori alle scuole”

    “Scuole di Pontevecchio, dopo tre mesi ancora nessun cantiere. Se la scuola non riaprirà a settembre, oltre ai disagi per le famiglie saranno a rischio le nuove iscrizioni”.

    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO DA MAGENTA – Vogliamo portare la nostra presenza accanto alle famiglie degli alunni di Pontevecchio che in questi giorni, a scuola finita, vivono con preoccupazione per le sorti del plesso scolastico della frazione.

    Durante la conferenza stampa del 21 marzo 2023, il Sindaco Luca Del Gobbo aveva rassicurato la cittadinanza che i lavori per la sostituzione delle piastrelle con tracce di amianto sarebbero partiti al più presto, garantendo la riapertura in sicurezza della scuola “dal primo di settembre”.
    Una chiusura precauzionale che trovava, a queste condizioni, l’ok di tutte le parti coinvolte. Infatti il Sindaco affermava che chiudendo subito si avrebbe avuto “la sicurezza di poter intervenire sulla scuola da subito”.

    Ad oggi non abbiamo assistito a nessun lavoro all’interno nella scuola e non vediamo neppure un cartello di cantiere, e tantomeno alcuna informazione rilasciata dall’Amministrazione Comunale nonostante diversi solleciti.

    Siamo grati al lavoro svolto da tutto il corpo docente affinché la scuola diventasse sempre più attrattiva per il futuro anno scolastico, creando le condizioni per l’aumento delle iscrizioni e di conseguenza ulteriori opportunità di crescita a beneficio di studenti, famiglie e frazione. Non vogliamo assolutamente vedere questo lavoro compromesso dai ritardi attribuibili all’Amministrazione Comunale.

    Ricordiamo inoltre che per il trasferimento degli alunni da Pontevecchio a Magenta in questi mesi sono stati spesi circa 25 mila euro. Ciò significa che una mancata riapertura graverebbe ancor di più sull’ente ed è impensabile che futuri costi per il trasporto causati dai ritardi dell’Amministrazione debbano ricadere sulle famiglie.

    Mercoledì 14 giugno alle ore 8 e alle ore 17.30 saremo fuori dalle scuole di Pontevecchio per incontrare famiglie e cittadini e chiedere insieme al Sindaco Del Gobbo di dare certezze sulla riapertura a settembre delle strutture.

  • Il giovane Dem Romano, l’antiberlusconismo (inelegante) e la giusta reprimenda di Silvia Scurati

    Il giovane Dem Romano, l’antiberlusconismo (inelegante) e la giusta reprimenda di Silvia Scurati

    “Uno scivolone come troppi se ne vedono in questi giorni in commento alla scomparsa dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i più giovani che siedono nelle aule istituzionali dovrebbero imparare il rispetto prima di tutto”.

    Milano – Così Silvia Scurati consigliere regionale della Lega in risposta al Consigliere del Pd Paolo Romano dopo il suo post sui social “lutto nazionale non è in mio nome”.

    “Si può non aver condiviso la linea politica di Silvio Berlusconi ma non avere nemmeno rispetto per la morte di un quattro volte Presidente del Consiglio evidenzia una povertà umana imbarazzante. Il lutto nazionale è doveroso per uno statista del calibro di Berlusconi, imprenditore e politico che ha segnato per decenni la storia del nostro Paese dando lavoro a migliaia di persone e creando rapporti internazionali riconosciuti in tutto il mondo”.

    “Forse per Romano è più corretto festeggiare la scomparsa dell’ex Premier come fatto dal circolo Arci Blob di Arcore, uno squallore e una bassezza da ‘poveri comunisti’ ancora oggi ridotti alla politica dell’odio per dare notizia della propria esistenza” conclude Scurati.

    L’antefatto in questo pezzo di Affaritaliani

  • Il pioniere del tubo catodico: Berlusconi, Telemilano e l’hotel Jolly. Con Barbara D’Urso, Boldi, Teocoli, Abatantuono..

    MILANO Una mente geniale, che ha avuto il coraggio di creare la prima tv privata in Italia e l’ardire di dare un’opportunità anche a me”.

    Così Barbara D’Urso in un’intervista a ‘La Stampa’, racconta quando negli anni ’70 a TeleMilano58 “eravamo io, Massimo Boldi, Teo Teocoli, Diego Abatantuono, Claudio Lippi e Patricia Pilcher. Un’avventura meravigliosa. A Milano 2, sotto l’Hotel Jolly. Berlusconi veniva tutte le sere. Voleva sapere che cosa stavamo facendo e che cosa avremmo detto. Aveva un’energia incredibile. E la trasmetteva a tutti. Eravamo orgogliosi di far parte di quel progetto”. “Eravamo agli inizi di una tv sperimentale – ricorda D’Urso – Partecipavo a una trasmissione con Claudio Lippi, ero nel cast di Goal e facevo anche l’annunciatrice”. E aggiunge: “Eravamo dentro a un’avventura che avrebbe portato alla nascita di Mediaset”. Che cosa le ha insegnato Berlusconi? “La dedizione assoluta per il lavoro. L’attenzione per i dettagli. Io sono una maniaca del controllo. Proprio come lo era Silvio. Innamorato pazzo del suo lavoro, da sempre e per sempre. Anche negli ultimi mesi gli capitava di chiamare se durante un programma in prima serata vedeva qualcuno che gli sembrava vestito in maniera poco adatta”. Che cosa cambia, adesso, per Mediaset? “Non lo so. Non ne ho proprio idea. Non me la sono chiesta. La notizia della morte di Silvio è stata violenta e improvvisa. Sapevo ovviamente del ricovero, ma non potevo immaginare quello che è successo”. E conclude: “Si è chiusa un’era e siamo tutti molto tristi. Per me è venuto a mancare un punto di riferimento fondamentale”.

    Parte negli anni Sessanta la scalata che lo porterà a diventare uno degli uomini più ricchi del mondo. I primi passi da imprenditore sono nel mattone, con la nascita nel 1962 di Edilnord. Introduce un modello immobiliare innovativo per l’Italia: è “la città nella città” chiamata Milano 2. Sorge a Segrate, nell’hinterland, su terreni che Silvio aveva comprato nel 1968. Con i primi interventi che abbattono il monopolio Rai nasce “Telemilano”. Inizialmente è una emittente con vocazione “condominale” in quanto servizio aggiuntivo per i clienti di Milano 2. L’esperimento incontra un successo crescente. Nasce Fininvest da cui poi deriverà Mediaset come polo televisivo autonomo. La raccolta pubblicitaria è affidata a Publitalia. A fianco Programma Italia, rete di promotori finanziari, inizialmente impiegata per sostenere il gruppo che sarà la base su cui Ennio Doris costruirà Banca Mediolanum. Nel 1974 Berlusconi acquista la villa di Arcore in Brianza, diventata negli anni il simbolo del suo potere ma anche l’incrocio di veleni.

  • Silvio Berlusconi (e mamma Rosa) nel ricordo di Mario Mantovani

    ARCONATE “Ha raggiunto mamma Rosa, con lei aveva un filo indissolubile, rappresentava il suo argine, aveva un rapporto indescrivibile”.

    Mario Mantovani e’ stato, tra l’altro, coordinatore in Lombardia del Pdl nel 2011, ma soprattutto aveva una forte amicizia con la madre dell’ex premier, spentasi a Milano il 3 febbraio 2008 e residente nel comune di Arconate dove l’ex europarlamentare e’ stato sindaco. “Se ne ando’ quando seppe della caduta del governo Prodi. Per Silvio e’ stata tutto, mi fa piacere pensare che ora e’ con lei. Berlusconi e’ stato un uomo che ha attraversato un pezzo di storia. Mi sono limitato a scrivere ‘ciao Silvio’, ma posso dire che alla fine i Grandi non muoiono mai”, osserva l’ex esponente di Forza Italia al telefono con l’AGI.

    ”Ora Berlusconi si rincontrerà con l’amata mamma. La signora Rosella è sempre stata la donna più importante della sua vita, l’ha sempre detto. Per lui ha rappresentato un punto fermo e di forza. Infatti, dopo la sua morte -sottolinea Mantovani, ex europarlamentare natio di Arconate- tante cose, forse troppe, sono cambiate”.

    LA GRANDE NOTTE DEL GIUGNO 2007
    “La signora Rosa ci aveva omaggiato più volte della sua presenza, in occasione di avvenimenti importanti per la nostra cittadina, offrendo parole di affetto e di vicinanza verso i bambini, le mamme e le nonne. In particolare – ricordava Mario Mantovani- nel giugno 2007 fu madrina della nuova Piazza Libertà di Arconate proprio nel giorno dell’inaugurazione”.

    In ogni circostanza -continua Mantovani- ci colpì la fierezza di questa mamma e nonna, minuta nell’aspetto e assai cortese nei modi secondo quella sobrietà tutta lombarda, così ricca di sentimenti per il bello e generosa con tutti”.

    Una personalità genuinamente semplice, tenera e forte allo stesso tempo, che con squisitezza, “conquistò” i cuori degli Arconatesi, prima ancora dell’onorificenza, concessa 16 anni fa- era il 28 luglio 2007- dal Consiglio comunale ai tempi della reggenza di Mantovani.

    “Mamma Rosa ci ricordava quella capacità d’unire amore, concretezza, coraggio ed auorevolezza, simbolo di tante mamme italiane. Amava dire di aver educato i propri figli ai valori della generosità e della solidarietà. Uno sprone -conclude Mantovani- a porre sempre al centro delle nostre politiche la famiglia e il sostegno al ruolo educativo dei genitor

  • L’ultimo post di Silvio Berlusconi dedicato ai Carabinieri

    MILANO Il cappello con la fiamma da carabiniere e un sorriso accattivante, Silvio Berlusconi lascia con questa immagine il suo ultimo post su Facebook, nella pagina che vanta, nel giorno della sua scomparsa oltre 1,1 milioni di follower (e sei profili seguiti: Marta Fascina, Licia Ronzulli, Fi, il partito popolare europeo, la Gazzetta del Mezzogiorno e l’Ac Milan).

    La foto di Berlusconi-carabiniere è stata pubblicata lo scorso 5 giugno, dopo le 17.00: “Oggi festeggiamo i 209 anni dalla nascita dell’Arma dei Carabinieri. 209 anni di dedizione, abnegazione, spirito di sacrificio, indefesso servizio volto a garantire, in Italia ed all’estero, pace e sicurezza”, diceva il Cav facendo i suoi auguri ai carabinieri. L’ultimo post del leader azzurro diventa oggi la bacheca dei commenti di chi lo ricorda su Fb. In oltre mille in meno di un ora si fanno sentire. Alfonso è il primo: “Addio Presidente”, poi Luigi (“non ci sono parole di circostanze per lenire il dolore dei tuoi cari, ogni parola sembra ed è superfluo, che dio ti accolga tra le sue braccia…”). Stesse parole di cordoglio per tantissimi fan, ecco Cristiano che dice come “nessuno potrà mai essere ciò che sei stato per noi. un grande uomo!! Buon viaggio”. Nilceia sbaglia l’italiano ma è chiaro il senso: “Sono grata per tutto bene fatto, mie più sincere condoglianze momento dolore”. Giuseppe commosso: “se ne va un uomo che ha fatto la storia ma sarai sempre un punto di riferimento per tutti noi”. “Riposa in pace cavaliere sei stato un grande uomo”, è il commento successivo. Usa facebook la confederazione Italoecuatoriano che manda “condoglianze alla famiglia, mancherà un grande, ciao Presidente”. Paolo parla di “un grande uomo, un visionario che metteva in pratica le sue visioni, con un amore viscerale per il suo paese, condoglianze a tutta la famiglia, siate forti perché lascerà un vuoto incolmabile”. Anche per Enrico “un sognatore, un visionario, un leader! Grande Presidente con te se ne va un pezzo di storia. Felice di averti votato. Ci mancherai”. Mariagrazia poi assicura “pregherò per te e per i tuoi cari e perché tra i tuoi figli qualcuno sappia raccogliere il testimone”. Sisinnio anche lui guarda avanti: “Lascia un vuoto enorme ma sono sicuro che è stato capace di formare uomini e donne che seguiranno il solco che lei ha tracciato, spero che siano in grado di continuare il lavoro che lei, con tanti sacrifici, ha creato”. “Faccia buon viaggio e grazie di tutto”, dice un’altra. “Condoglianze alla famiglia da tre tifosi milanisti da Novara”, si legge ancora da chi lo ricorda presidente rossonero. “Ci mancherai. Sei e resterai sempre nel cuore. Grazie di tutto anche da interista ti ho sempre ammirato”.

  • E per il dopo Berlusconi spunta ancora lui, Gianni Letta

    E per il dopo Berlusconi spunta ancora lui, Gianni Letta

    ROMA Con la morte di Silvio Berlusconi, si contano sulle dita delle mani i fedelissimi, che gli sono stati sempre vicini sin dalla discesa in campo del ’94. Tra questi c’è sicuramente il ‘grande tessitore della politica’ Gianni Letta, da trent’anni al fianco del Cav, che ha detto un giorno di lui: “Gianni è un dono di Dio all’Italia…”.

    Letta, zio dell’ex premier Enrico, ha sempre lavorato un passo indietro, preferendo il ruolo di suggeritore alla prima fila. Nelle scelte più importanti di Forza Italia, soprattutto nei momenti più bui e difficili (vedi il patto del Nazareno sulle riforme del 2014, la delicata operazione a cuore aperto nell’estate del 2016 e poi le ultime tensioni interne al partito tra filogovernativi vicini ad Atonio Tajani e filo-ronzulliani), c’è sempre stato un po’ il suo zampino. Soprattutto in veste di abile diplomatico, una qualità riconosciuta anche dagli avversari. Berlusconi, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua profonda ammirazione per lo strettissimo consigliere. Pur agendo nell’ombra, due volte Letta non è riuscito a passare inosservato: la prima volta, in occasione del patto della crostata, quando nella sua casa alla Camilluccia Massimo D’Alema e il leader Fi strinsero il famoso patto per le riforme istituzionali. La seconda, quando dal suo ufficio di palazzo Chigi, raccontano, condusse le trattative per la liberazione di Giuliana Sgrena, rapita dalla guerriglia irachena.

    Letta nasce giornalista: fa la gavetta al ‘Tempo” di Roma. Nel 1973, a soli 38 anni, viene scelto come direttore dagli eredi del fondatore del quotidiano Renato Angiolillo. Resta alla guida del giornale quattordici anni, fino a quando non arriva, nell’87, la chiamata di Berlusconi alla Fininvest. Il Cav lo sceglie come mediatore con il potere politico negli ultimi anni della prima Repubblica. Nel ’94, Letta, insieme a Confalonieri, è tra quelli che sconsigliano l’avventura politica all’imprenditore brianzolo. Fedele al suo ruolo di colomba, nessuno ricorda di Letta una polemica, una dichiarazione fuori posto. Soprannominato l’eminenza azzurrina, il ‘dottor sottile’ del centrodestra o il Richelieu di Fi, Letta (nato ad Avezzano, nell’Abruzzo Marsicano 88 anni fa) ha sempre avuto rapporti cordiali con tutti, con gli alleati e gli avversari politici. E’ sempre stato il trait d’union tra il Cav e il Quirinale. L’unico ambasciatore, espressione dell’ala moderata di Fi, accreditato di Berlusconi in tutti i palazzi che contano.

  • Pietrangelo Buttafuoco all’Ansa: un autentico personaggio da romanzo

    Un personaggio-capolavoro che abita una dimensione immateriale. E’ l’immagine di Silvio Berlusconi che ci restituisce Pietrangelo Buttafuoco in Beato Lui (pp 144, euro 17) che sarà in libreria la prossima settimana per Longanesi. E che lo scrittore siciliano racconta a Mauretta Capuano dell’Ansa.

    Un libro indefinibile, un ‘panegirico dell’arcitaliano Silvio Berlusconi’ che non vuol essere un pamphlet politico e neppure un racconto epico o tragico. “E’ un canovaccio pronto a diventare copione, la forma adatta a raccontare Berlusconi è lo spettacolo, è quella che rende meglio la sua specialissima natura, quella di incarnare al meglio l’identità italiana. E’ stato tutto, una verità e il suo esatto contrario” spiega all’ANSA Buttafuoco nel giorno della morte di Berlusconi. “Ci sono stati tanti modi di raccontare Berlusconi, ci hanno provato attraverso il metodo della ricerca storica, la politologia, perfino attraverso la cronaca giudiziaria, ma la sua non è stata una tra le tante esperienze di espressioni della politica, ha saputo essere tanto e molto di più. Ho capito che c’è solo un modo di raccontarlo che è quello di essere restituito per la sua dimensione di personaggio che chiunque vorrebbe aver raccontato. Sicuramente lo avrebbe voluto fare Balzac, Shakespeare e la grande tradizione della commedia da Goldoni fino a Moliere” sottolinea lo scrittore. Beato lui non è “una serie di sequenze messe in fila. Berlusconi è presente nell’immaginario, già la notizia della sua morte è vissuta in una dimensione che è proprio immateriale. Una cosa è certa: sicuramente i posteri si ricorderanno di lui” afferma. “Il titolo che ho scelto non a caso è Beato Lui perché in Berlusconi si compendiano tutte le possibilità”. Nel libro c’è anche una parte immaginifica in cui si racconta la salita di Berlusconi al Quirinale. “Sì, è immaginifica, ma è verità perché la letteratura ti consente di prescindere dalla realtà altrimenti sarebbe cronaca. Sotto sotto tutti gli italiani se lo sognavano di averlo al Quirinale” dice Buttafuoco. “Il volume era già in prenotazione ad aprile presso i librai quando Berlusconi entrava in ospedale e nessuno più poteva sapere come sarebbe uscito. Abbiamo quindi deciso di posticiparlo e proprio perché mi sono avvalso della verità letteraria, mi sono ritrovato delle pagine che raccontavano ciò che non osavo immaginare: laddove c’era una folla che lo abbracciava nell’addio di un funerale, ho ricostruita la moltitudine che lo applaudiva all’ingresso nel Quirinale, finalmente eletto Capo di Stato. Beato Lui esce, e diventa Beato subito” sottolinea. Aggiungerai qualcosa al libro sulla morte di Berlusconi? “No, lui è un canone a se stante, non ha bisogno del prima e del dopo, dell’alfa e dell’omega. Lui completa in se l’intero alfabeto. Con Giuliano Ferrara avevamo in animo di fare una cosa che poi abbiamo visto realizzata a Londra, un musical: My fair Papi, come novelli Garinei e Giovannini”. Buttafuoco racconta gesta politiche, amici e nemici di Berlusconi seguendo la verità della letteratura. “Anche in vita molti dei suoi dichiarati nemici erano poi presi nel trasporto affettuoso nei suoi confronti mentre al contrario tanti dichiarati amici avevano degli interessi più che degli affetti. Berlusconi ha realizzato quello che era il proposito della contestazione sessantottina: la fantasia al potere. Come la ha portata lui la fantasia al potere non lo ha fatto nessuno”. “Era sinceramente innamorato dell’Italia, aveva tutti i motivi per fabbricarsi un adorato esilio, un altrettanto dorata pensione. Se pensi a quanti soldi ha speso per gli avvocati. Anche le sue lungimiranze in politica estera le potevano consegnare a cose che hanno vissuto già altri nella nostra storia a cominciare da Enrico Mattei, lo stesso Bettino Craxi e invece lui è riuscito a evitarle senza rinunciare a dire la sua come nell’ultimo frangente della guerra in corso”. Dopo di lui cosa succederà? “Tutto si conclude con lui. L’unicità è tutta nella sua esperienza politica”.

  • Berlusconi, confermati i funerali di Stato in Duomo: porte ‘aperte’ solo a  Rai e Mediaset, che garantiranno la diretta

    Berlusconi, confermati i funerali di Stato in Duomo: porte ‘aperte’ solo a Rai e Mediaset, che garantiranno la diretta

    MILANO – In queste ore arriva la conferma: si terranno mercoledì 14 giugno, alle 15, nel Duomo di Milano i funerali di Stato di Silvio Berlusconi, morto oggi all’età di 86 anni al San Raffaele dove era ricoverato dallo scorso venerdì.

    Lo conferma la Diocesi meneghina: a presiedere la cerimonia l’arcivescovo metropolita di Milano monsingor Mario Delpini.

    Per i funerali di Berlusconi le autorità stanno valutando sempre nella giornata di oggi se mettere maxischermi in piazza Duomo per permettere alla gente di assistere dall’esterno della Cattedrale; la bara starà cinque minuti sul sagrato, ma senza saluto con processione della cittadinanza. Sono previste 2 mila persone sedute, ma sarà tutto a porte chiuse per le telecamere dei giornali e dei siti,; entreranno tra le navate del Duomo solo Rai e Mediaset, che dorebbero mettere in diretta il segnale a disposizione di tutti. Hanno chiamato anche Bbc e Cnn per chiedere di partecipare. L’arcivescovo di Milano Delpini celebrerà le esequie funebri in quanto funerali di Stato e sta preparando un’omelia molto spirituale, anche se non lo conosceva personalmente.

  • Ernesto Pellegrini: con Silvio Berlusconi perdo un grande amico

    MILANO “Sono stato un suo grande amico e ho tantissimi ricordi con lui perché abbiamo trascorso tanti anni di vita sportiva insieme.

    Lui è stato un imprenditore visionario, mi scrisse una lettera una volta e quando la leggo mi commuovo ancora adesso. Un uomo straordinario, un vero amico”. Così l’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini, parlando a “La politica nel pallone” su Rai Gr Parlamento, ricorda Silvio Berlusconi, scomparso all’età di 86 anni. “Una volta mi chiese di vendergli Klinsmann, era disposto a darmi fino a 14 miliardi, poi rifiutai ringraziandolo. Fu un siparietto simpatico”, conclude Pellegrini.

    “Un uomo che ha fatto la Storia. Ha impedito alla sinistra di prendere il potere resistendo per anni ad attacchi di ogni tipo. Non sempre abbiamo condiviso i suoi metodi e le sue scelte, ma sempre il suo grande amore per la Libertà. La destra italiana gli deve molto”. Lo scrive sui social il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida a proposito della scomparsa di Silvio Berlusconi. “Il ricordo della sua generosità, eleganza, intelligenza e impegno saranno ancora elemento portante del centrodestra che ha voluto e difeso. Un abbraccio alla sua famiglia e il cordoglio commosso nostro da Italiani per un grande Uomo”.

    “Inclassificabile. Un fuoriclasse in tutto quello che ha fatto. Era letteralmente un fuoriclasse”. Lo ha detto Matteo Renzi in un video sui social parlando di Silvio Berlusconi. “Ha rivoluzionato il sistema urbanistico delle città con Milano 2, poi il modello della Tv con Canale 5, poi il modello di partito con Forza Italia. Non si può non prendere atto che quest’uomo è stato capace di innovare in modo straordinario”, ha spiegato il leader di Iv. “Ho alla mente i miei ricordi personali con lui, quando il patto del Nazareno lo abbiamo voluto e quando quel patto è saltato, che poi è stato anche l’inizio della mia fine dal punto di vista politico”, ha detto ancora Renzi sottolineando il fatto che Berlusconi “ha scritto una storia che si intreccia con quella dell’Italia”.