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  • Magenta, lavori alla scuola di Ponte Vecchio. Del Gobbo: “Noi lavoriamo qualcun altro fa solo caciara…”

    Il primo cittadino: “Ormai il PD è alla sbando. A livello locale sono la falsa copia dei loro colleghi più famosi. Pochissime idee e solo polemiche tanto per far rumore. Ma la gente ormai lo ha capito da tempo…”

    MAGENTA – “Ci sarà un motivo per il quale la sinistra (poi PD) a Magenta negli ultimi trent’anni ha vinto solo ed esclusivamente quando il centrodestra si è diviso… beh il caso dell’ultima polemica da caciara fine a se stessa sui presunti ritardi alla scuola di Ponte Vecchio è lì da vedere. Il problema è che non hanno capito che non se li fila più nessuno. La gente ha capito da un pezzo chi lavora e ha a cuore la città e chi invece parla e basta….”.

    Luca Del Gobbo, sarà perché fresco dalla partita di ieri tra Vecchie Glorie del Magentino e Nazionale Magistrati, non smette di andare all’attacco. E da buon ‘falso nueve’ agisce da puntero nella querelle innescata dai ‘dem’ sulla scuola di Pontevecchio.

    Oggi peraltro dopo l’approvazione in Giunta del provvedimento e il successivo incontro con la dirigente scolastica dott.ssa Cristina Dressino e una rappresentanza dei genitori tutto è molto più chiaro. Sia per quanto riguarda i tempi dell’approvazione che per i costi che non sono affatto poca cosa.

    Ma andiamo con ordine.
    Tanto che è stato lo stesso Sindaco a voler riavvolgere il nastro temporale di questa vicenda. Nei mesi scorsi l’Amministrazione Del Gobbo (la prima in assoluto) dà mandato per un’indagine sui materiali contenuti nelle piastrelle del polo scolastico della frazione. Sia ben chiaro nessuno rischio amianto, dato che questo diventa un problema serio per la salute solo nel caso in cui si sbricioli e venga disperso nell’aria. Ma è evidente che parlando di salute pubblica – il cui primo referente in città è proprio il Sindaco – e a maggior ragione in considerazione che le potenziali vittime di questa situazione potrebbero essere soggetti fragili (bambini e ragazzi in primis) è fin troppo evidente che l’attenzione da parte della Giunta è altissima.

    Si provvede così ad un trasferimento dalla frazione degli studenti di primaria e medie alla 4 Giugno di Magenta.

    “Le minoranze insorgono – incalza ancora Del Gobbo – addirittura, c’è qualche giovane consigliere del PD che ci consiglia cosa fare senza neanche leggere le carte, informarsi, chiedere di poter visionare il tutto. Nessun cenno di richiesta contestualizzata in consiglio comunale….”.

    Già, perchè c’è un già. Che il Sindaco insieme agli Assessori Enzo Tenti e Giampiero Chiodini ha illustrato in conferenza stampa. “Solo lo scorso 5 maggio ci è arrivato l’esito definitivo delle indagini sui materiali. E la situazione obiettivamente è diventata molto più complessa. Siamo passati da 300 metri quadrati di piastrelle da sostituire con una spesa stimata di 100 mila euro, a 1.700 metri quadrati con una spesa stimata di 255 mila euro….”.

    Una differenza sostanziale non di poco conto. Che ha fatto ripetere a Del Gobbo: “Dal PD un polverone per nulla”. “Ci siamo messi a lavorare a testa bassa e rispettando la burocrazia e tutti gli step da essa imposta per un ente pubblico, siamo pronti a partire. Particolare non di poco conto, affatto marginale, abbiamo trovato anche i soldi senza piangerci addosso e senza fare quelli che dicono sempre che i soldi non ci sono….”.

    Naturale che l’esecutivo di Piazza Formenti abbia dovuto fare delle scelte.
    “Abbiamo dovuto agire secondo priorità – ha osservato il Sindaco – in questo momento il tema scuola di Pontevecchio per noi è un focus. Pertanto, alcuni lavori che avrebbero dovuto partire in quel di Pontenuovo slitteranno al 2024. Del resto non siamo ancora in grado di fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci….”.

    Del Gobbo inoltre ha rincarato la dose andando a tutto campo: “Questa è una città abbandonata da 10 anni. Il caso della scuola di Pontevecchio è solo uno. C’è il tema del Cimitero per il quale ci siamo già scusati coi cittadini, prendendoci responsabilità che non sono nostre, che è clamoroso. Ma i temi sarebbero tantissimi. Fate qualche indagine giornalistica e ve ne accorgerete da soli. Quello che chiediamo al centrosinistra è almeno un po’ di onestà intellettuale”.

    E a proposito di onestà intellettuale, l’ultima “panzana estiva” che sta girando è quella che Del Gobbo & soci vorrebbero chiudere la scuola della Frazione.

    “Questa è davvero grossa – ha rimarcato il Sindaco – per chi nel suo PGT non ha fatto alcun riferimento a questo polo scolastico. Peccato che noi abbiamo l’ambizione ma vogliamo credere anche che ci saranno le condizioni per fare in modo che Pontevecchio possa avere in un futuro prossimo un nuovo polo scolastico moderno e funzionale. Altro che chiusura noi nel nostro documento di Piano che è propedeutico al nuovo PGT lo diciamo chiaramente e lo ha ribadito in una conferenza recente anche l’Assessore Simone Gelli”.

    Insomma, saremmo davvero a livello di ‘balle spaziali’.
    Ma veniamo ai fatti. Il Vice Sindaco Tenti ha spiegato che appena ci sarà il benestare di ATS si inizierà a svuotare le scuole, quindi alla sostituzione delle piastrelle.
    “Qui non ha dormito nessuno – ha avvertito l’esponente di Forza Italia – anzi abbiamo corso e parecchio. Tanto che la scuola sarà riconsegnata entro la fine dell’anno solare, ovvero, entro il prossimo 31 dicembre”.

    Uno slittamento di tre mesi che è giustificato dai numeri. Perché la superficie su cui si dovrà andare ad intervenire è decisamente superiore rispetto a quella preventivata. Quanto ai servizi per gli studenti, l’Assessore Chiodini ha confermato che si cercherà in ogni modo di limitare al massimo i disagi per le famiglie. Quindi, tutto confermato a livello di navette per gli spostamenti, così come a livello di didattica.

    “Crediamo così tanto – ha concluso Chiodini – sulle potenzialità delle scuole di Pontevecchio che quest’anno faremo partire alla primaria anche una sezione dove (teoricamente) non sono stati raggiunti il numero di iscritti previsti dal ministero. Sarà nostra cura, infine, trasferire a Magenta il laboratorio di robotica che rappresenta un’eccellenza per il polo della frazione. Anche questo cercheremo di farlo nei dovuti modi, facendo in modo di tutelare al meglio tutta la strumentazione”.

  • Filippo Facci, garantista ‘granitico’, ci ricorda la vergogna del caso di Enzo Tortora 40 anni dopo

    La vergogna giudiziaria che investe Enzo Tortora comincia il 17 giugno 1983, quindi all’incirca esattamente 40 anni fa. Ricostruiamo ancora una volta (non basta mai) quanto accaduto al popolare conduttore televisio, che morirà pochi anni dopo di cancro e di malagiustizia, grazie alla penna garantista ed acuminata di Filippo Facci, icona del giornalismo coraggioso e garantista. Buona lettura.

    SU ENZO TORTORA
    Data del primo arresto di Enzo Tortora: 17 giugno 1983.

    Professione dell’arrestato: presentatore televisivo, in quel periodo il più popolare del Paese.
    Professione del primo dei principali accusatori, Giovanni Pandico: ergastolano per triplice omicidio, calunnia, tentato parricidio, incendio dell’abitazione dei genitori, minacce a mano armata contro il padre, tentato avvelenamento della madre, tentato avvelenamento della fidanzata di 14 anni.
    Professione del secondo dei principali accusatori, Pasquale Barra detto “O animale”: ergastolano per omicidi plurimi tra i quali (in carcere) quello del boss Francis Turatello cui aveva divorato le viscere ancora calde.

    Numero degli arrestati per errore insieme a Tortora: 209.

    Frammento di un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Luciano Visintin: “Tortora è personaggio dalle mille contraddizioni. Ligure spendaccione… osservatore ma al tempo stesso attore e portato all’esibizione… incline a un’affettazione non lontana dall’effeminatezza ma notoriamente amato dalle donne e propenso ad amare le più belle”.
    Frammento di un articolo apparso sul Messaggero a firma Costanzo Costantini: “Tortora desta qualche sospetto quando fa di tutto per nascondere la sua vita privata”.

    Frammento di un articolo apparso sul Secolo XIX a firma Luigi Compagnone: “Egli è solo uno dei tantissimi pessimi esempi dell’italiano che, sotto la lacrimuccia televisiva, nasconde il suo ardore per il danaro: e quindi è disponibile a tutto”.

    Frammento di un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Adriano Baglivo: “Chi avrebbe mai pensato – ha detto con profonda amarezza il magistrato – che dietro una faccia che invoca umanità e che è vicina al dolore, si nasconde un cuore di pietra, una sporcizia impensabile”.

    Frammento di un articolo apparso sul Secolo XIX a firma Luisa Forti e dedicato all’accusatore Gianni Melluso: “La camicia immacolata, la cravatta in seta gialla, le scarpe nuovissime ancora scricchiolanti, i capelli lucenti di shampoo, almeno due accessori made in Napoli (l’orologio rosso Ferrari e la cintura beige coccodrillata con fibbione Pierre Cardin), lo sciccoso Gianni Melluso si è presentato davanti ai giudici in un lino primaverile, guarda caso tinta tortora, con taschino impreziosito da stilografica d’oro. Preciso, tagliente, alle volte fin troppo pignolo, è apparso implacabile”.

    Articolo di Filippo Facci usacito sabato su Libero:
    Il refrain non è mai cambiato: occuparsi del caso Tortora, un tempo, significava fare gli interessi della camorra; condannare l’abuso del carcere preventivo, poi, significava riabilitare Craxi; e ogni sillaba protesa al cambiamento di una giustizia da schifo, ancor oggi, diventa una scusa difendere degli interessi persino del Berlusconi defunto.

    La Magistratura che osa parlare è sempre quella. I suoi servi, pure. Tocca ricordare che nessuna toga del caso Tortora ha mai pagato un’oncia della propria carriera: Felice Di Persia è diventato membro del Csm e procuratore capo a Nocera inferiore, Lucio Di Pietro è diventato procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e Procuratore generale a Salerno, Luigi Sansone è diventato presidente di Cassazione, Orazio Gattola presidente di sezione a Torre Annunziata, Diego Marmo è diventato procuratore generale presso il tribunale di Torre Annunziata. Molti di questi magistrati, negli anni, hanno anche querelato vari giornalisti e denunciato gli avvocati che avevano vanamente promosso una causa civile contro di loro.

    Vanamente, sì: perché le ispezioni ministeriali promosse dall’allora ministro Sebastiano Vassalli non diedero risultati, e anche il plenum dl Csm votò a maggioranza l’archiviazione di ogni accusa. Fu tutta una corporazione a restare impunita, allora e sempre: il referendum promosso dopo il caso tortora, quando nel 1987 gli italiani votarono a favore della possibilità di punire i magistrati per cosiddetta «colpa grave», rimase lettera morta.

    Nel giugno di un anno fa, quando si tentò di riproporre quel referendum ma non si raggiunse il quorum – con la stessa magistratura a opporsi, naturalmente – a votare per il cambiamento anche un certo magistrato in pensione, Carlo Nordio, più altri giornalisti – pochi – tra i quali una certa Gaia Tortora, una collega, una con un padre – dicono – famoso.

    Ma forse non abbastanza famoso, visto che nel 1994 la giunta di sinistra di Genova respinse la proposta di dedicare una via a Tortora perché «non è abbastanza conosciuto a livello nazionale», disse l’assessore del Pds Paola Balpi, e quella via sarebbe stata «un attacco generalizzato ai giudici, continuativo della strategia berlusconiana», disse il capogruppo pidiessino Ubaldo Benvenuti: e pensare che gli ex comunisti genovesi si erano appena visti ingabbiare il loro sindaco Claudio Burlando, poi assolto.

    E’ gente che difenderebbe certa magistratura anche se arrestata ingiustamente: perché ogni cosa va piegata alla linea.

    L’ultimo episodio è personale, ma emblematico: si svolse venerdì 13 settembre 2013 proprio alla Festa di «Atreju» dell’acerbo partito Fratelli d’Italia, sull’isola Tiberina, a Roma, presente il sottoscritto, Marco Travaglio e il presidente dell’Associazione magistrati Rodolfo Sabelli. Parlai per primo e scelsi una linea morbida che non disdegnasse le colpe della politica, dell’avvocatura e neppure le colpe che la magistratura non aveva. Non servì a nulla, non ci sentivano, parlarono d’altro, e persino sul caso Tortora, ricordato dal collega Antonello Piroso intervenuto durante quel dibattito, dissero che era una cosa «risalente a 30 anni fa, quando era in vigore il vecchio Codice» e Travaglio precisò che «i guai della giustizia sono altro dalla magistratura», e che il tasso di corporativismo della medesima è «fisiologico». Fisiologico: l’unico potere mai riformato dal Dopoguerra, sempre lo stesso moloch inquisitorio che distrusse Tortora, poi si trasfuse in un Nuovo Codice fatto a pezzi dalla prassi di Mani pulite, sino all’oggi, dove tutto non deve cambiare perché nulla cambi.

    Filippo Facci

  • Le riflessioni di Elisabetta Condò, l’insegnante accoltellata dal suo alunno ad Abbiategrasso

    Sono l’insegnante che ha subito un accoltellamento da un suo alunno di seconda superiore. Avevo preferito inizialmente la linea del silenzio stampa, ma poi una serie di informazioni false diffuse sui media, in particolare circa presunte note con cui avrei vessato l’alunno, mi aveva indotta a rilasciare un’intervista a Repubblica subito dopo le mie dimissioni dall’ospedale, nonostante fossi ancora molto sofferente.

    Le dichiarazioni successive, soprattutto quelle rilasciate in televisione dal difensore dell’alunno, mi inducono oggi ad un’ulteriore precisazione. Scelgo volutamente la stampa in luogo della televisione, in accordo con i miei legali, perché lo ritengo un medium informativo più discreto e non voglio che l’accento venga messo sugli aspetti scandalistici ed emotivi della vicenda.

    In primo luogo tengo a precisare che, nonostante sia uscita dall’ospedale il quarto giorno dopo l’intervento, il dolore al braccio è ancora intenso, ho diverse ferite da taglio sulla testa, inclusa una microfrattura cranica, e che i colpi inferti vicino al collo per puro caso non hanno intercettato l’aorta, altrimenti non sarei più qui. Sono ancora ben lontana dal poter riprendere una vita normale. Mi attende infatti una lunga e dolorosa fisioterapia, oltre che un percorso di supporto psicologico, senza considerare il danno permanente che potrebbe conseguire a quanto accaduto.

    Dispiace sentire minimizzare implicitamente dall’avvocato del ragazzo il dolore fisico che ancora provo, dispiace che si scelga di farlo in tv, così come, ribadisco, mi è dispiaciuto non ricevere le scuse della famiglia, che (a differenza di quanto dichiarato) conosceva la mia mail istituzionale, così come la conoscevano tutte le altre famiglie e gli alunni che l’hanno usata per dimostrare la loro solidarietà alla mia persona, oltre che alla scuola.
    Vorrei si lasciasse alle persone deputate e competenti (psichiatri, educatori, magistrati) la valutazione del ragazzo, del suo vissuto e delle sue azioni: ho piena fiducia che chi di dovere saprà garantire il percorso di cui lui ha bisogno, lontano dalla risonanza mediatica e nel rispetto del dolore di tutti.
    Colgo l’occasione per condividere anche una breve riflessione sulla scuola, perché tanto si è detto e scritto della scuola in queste settimane.

    Tengo a dire che ho scelto di trasferirmi all’IIS Alessandrini di Abbiategrasso proprio perché lo conoscevo come una scuola dell’accoglienza, dell’inclusione, del supporto agli alunni in difficoltà; è un istituto in cui molta attenzione viene prestata all’umanità degli alunni e ai loro percorsi di crescita, in cui la maggioranza dei colleghi e lo stesso gruppo di dirigenza si impegnano a fondo a questo scopo, in cui è attivo uno sportello psicologico tenuto da un professionista capace ed esperto. Penso di essere a mia volta una docente attenta ai bisogni anche emotivi dei ragazzi e aperta al dialogo con le classi.
    Alcuni spunti di riflessione però si impongono.

    1. Purtroppo la scuola fa un lavoro molto delicato e discreto in un contesto sociale ed economico che utilizza quotidianamente il linguaggio della competizione, della mercificazione e della violenza, che del litigio fa spettacolo, che dell’uccidere fa il principale obiettivo dei videogiochi per bambini, e che ai linguaggi d’odio si è quasi assuefatto, in cui gli stessi rappresentanti delle istituzioni non si sottraggono ad aggredire verbalmente anche le minoranze o categorie fragili come i migranti. La scuola opera in un contesto politico in cui si preferisce investire risorse nelle armi e nella guerra piuttosto che nei servizi e nella solidarietà sociale.
    2. In secondo luogo la scuola è oggetto costante di discredito sociale, ritenuta causa del disagio dei ragazzi, primo capro espiatorio di un livello culturale sempre più basso nel nostro paese, benché, giorno dopo giorno, ognuno di noi si impegni a stimolare gli alunni, a creare ambienti di apprendimento che consentano loro di diventare cittadini critici e capaci di apprezzare la bellezza e di costruirsi un percorso di vita. Quanti colleghi conosco che si mettono costantemente in discussione, nonostante lo stipendio umiliante e gli attacchi continui! Eppure veniamo tacciati di essere quelli che hanno le ferie lunghe e i pomeriggi liberi, quanto di più lontano dal vero.

    3. Infine la scuola è coinvolta nella marginalizzazione cui tutto il mondo della cultura, dell’arte e del sociale sono oggi relegati: gli istituti in linea con i tempi sono quelli che spendono i soldi del PNRR per comprare robot di ultima generazione e visori 3D, mentre i laboratori teatrali e le attività musicali sono relegati in spazi opzionali e forse non riescono a raggiungere gli studenti che ne avrebbero più bisogno; nella scuola devono entrare sì le tecnologie, e chi mi conosce sa quanto io ne faccia uso nella didattica, ma prima di tutto progetti di teatro, di affettività, di volontariato, di cooperazione, che inducano i ragazzi a entrare in relazione, ad ascoltarsi, a mettersi nei panni degli altri.

    In tal senso voglio citare un elemento di discussione su cui in più di un’occasione ho avuto modo di confrontarmi con lo studente che mi ha poi aggredita. Lui studiava poco la storia e si chiedeva perché dovesse farlo, visto che intendeva diventare un ingegnere e la storia “non serve” a questo scopo. Ho cercato più volte di fargli capire che la scuola non serve a preparare a un mestiere, molto meglio lo farebbe l’apprendistato lavorativo, che la scuola non ha un fine utilitaristico, ma aiuta a costruire le persone, i cittadini che saremo, a farci comprendere la realtà e partecipare alla comune umanità. In classe abbiamo riflettuto, al termine della lettura di passi scelti dei Promessi Sposi, sul senso del “fare il bene”, dell’impegnarsi per il bene comune piuttosto che volerlo per sé, ma lui quel giorno non c’era.
    Spero che altre figure educative riusciranno in futuro dove io e i miei colleghi non abbiamo potuto far breccia.

    Elisabetta Condò

  • Varese: 14enne tenta il suicidio, salvata da Carabinieri e passanti

    VARESE Intervento provvidenziale dei carabinieri e di alcune persone presenti nei pressi del ponte di Sangiano, in provincia di Varese, sovrastante la linea ferroviaria Novara-Luino dove una 14enne alle 7 del mattino di lunedì ha cercato di togliersi la vita.

    La giovane è stata avvistata da alcune persone in bilico sulla balaustra, aggrappata solo alla recinzione di protezione, e non voleva essere aiutata da nessuno, nell’attesa di un treno sotto cui lanciarsi. Un cittadino di Leggiuno ha notato quanto stava accadendo e ha chiamato i carabinieri. Sul posto è giunto il comandante della stazione di Laveno Mombello, presidio più vicino e competente per territorio, insieme a una dottoressa in servizio all’Ospedale di Cittiglio, anche lei presente sul ponte. Il militare è riuscito a salvare la ragazza dopo aver guadagnato il tempo necessario, la fiducia e lo spazio necessario per afferrarla e impedirle di buttarsi giù. Accompagnata dal sottufficiale e dal medico intervenuto, la 14enne è stata portata presso la Stazione Carabinieri di Laveno Mombello dove è stata calmata fino all’arrivo della mamma, particolarmente scossa per quanto accaduto, a cui è stata riaffidata.

  • Ciclista in arresto cardiaco a Vittuone: dopo il massaggio sul posto, in Rianimazione al Fornaroli

    Dramma questo pomeriggio a Vittuone. Poco prima delle 16 un 50enne in bicicletta residente a Cornaredo è andato in arresto cardiaco mentre si trovava sulla provinciale 227.

    VITTUONE – Alcuni passanti lo hanno notato e hanno avviato il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo dei soccorritori della Croce Bianca di Sedriano.

    Giunti a Vittuone anche autoinfermieristica e automedica. Hanno continuato il massaggio cardiaco immediatamente dopo l’arrivo. Il ciclista è stato successivamente ripreso ed è stato trasferito in rianimazione al Fornaroli di Magenta.

  • Compiono 70 anni i mocassini Gucci con morsetto

    Ha 70 anni ma non li dimostra: l”Horsebit loafer’, il mocassino con il morsetto che è una delle icone di Gucci, è protagonista a Milano di un evento immersivo che lo celebra attraverso installazioni realizzate da dieci artisti, stilisti e creativi internazionali.

    La mostra fa da cornice alla presentazione della collezione uomo per la prossima estate. Nel giorno di apertura della fashion week, il Garage Maiocchi ospita infatti la ‘Gucci Horsebeat Society’ al cui centro svetta quel morsetto – miniatura del morso metallico delle briglie equestri – ideato da Aldo Gucci nel 1953 come elemento ornamentale di un mocassino, e poi diventato uno degli emblemi della maison. Risalendo alle radici equestri del morsetto, Harry Nuriev crea per la mostra immersiva un ‘patio’ concettuale, utilizzando il morsetto in elementi di arredamento, mentre Anna Franceschini, artista visiva italiana, allestisce una Wunderkammer con reperti tratti dall’archivio Gucci. Dalle immagini d’archivio alle varie interpretazioni del morsetto, si passa senza soluzione di continuità all”armadio’ – uno spazio interamente rivestito con una carta da parati a collage che ritrae il morsetto, realizzata dal grafico australiano Ed Davis – dove i simboli della maison vengono reinterpretati nella collezione per la prossima estate. Così i set da bowling composti da camicie hawaiane e bermuda leggermente oversize riprendono il morsetto, arricchito digitalmente per un effetto simile al vetro; la trama del tessuto GG bouclé sembra tridimensionale; completi a doppio petto con pantaloni svasati incorporano il motivo del morsetto nel Principe di Galles o nelle trame jacquard in rosso o avorio. La stampa GG si staglia su giacca e pantalone in nappa, si deforma su un completo in denim con finiture al laser, diventa metallica in una giacca a vento, si intreccia al nastro Web in una nuova maglia marinara ottenuta dall’unione dei due simboli. Ai piedi, inevitabilmente, il classico mocassino con morsetto, che diventa più grintoso nella nuova versione con la suola in gomma.

    A cura di Gioia Giudici, Ansa

  • E’ morto Gino Mader. Aveva 26 anni! Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli… di Teo Parini

    Ps Il titolo di questo pezzo è un omaggio al più Grande, all’Immenso Principe della Zolla, Gioanbrerafucarlo, che salutava così, su Repubblica, Beppe Viola.

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/10/26/news/beppe_viola_gianni_brera_80_anni_milano-239537143/

    Gino a noi piaceva molto perché aveva talento e imprevedibilità: un giorno andava piano, quell’altro fortissimo. Così, a sensazioni in un mondo scientifico nella sua robotica pianificazione. Forte, come quando nel 2021 vinse una tappa al Giro d’Italia e chiuse, da maglia bianca di miglior giovane, quinto alla Vuelta.

    Gli organizzatori del Giro di Svizzera in corso di svolgimento, per la corsa di ieri avevano previsto l’arrivo, di una tappa dall’orografia inequivocabilmente alpina, giù in bassa valle ai piedi di un’ultima velocissima discesa, Qualcuno dice di aver letto sul computer fissato al manubrio velocità superiori ai cento orari, roba da far impallidire le moto. Ora che Gino dopo un volo di svariati metri giù nel burrone non c’è più, la tentazione di puntare il dito contro chi ha pensato di rendere decisiva una discesa mozzafiato in condizioni di scarsa lucidità, ciò a causa della tanta salita già divorata dai corridori nel corso della tappa, è comprensibilmente forte. Noi, però, questo errore non lo faremo.
    Il compianto Fabio Casartelli in quel pirenaico giorno di luglio perse la vita cascando in discesa ad inizio tappa, un cippo in pietra a bordo strada gli fu fatale. Ma, appunto, al traguardo mancava ancora una vita. La discesa è esercizio al limite, sempre. Questi ragazzi hanno capacità tecniche da marziani e con un mezzo di nemmeno otto chili di peso per le mani disegnano curve discendenti alla velocità della luce come tracciate da un compasso. È il loro mestiere e lo sanno meglio di noi che li ammiriamo in poltrona: in quei frangenti la vita è appesa a un filo. Gino – che come ogni ciclista di questo mondo ama follemente il suo lavoro, se no non si spiega la volontà di fare una fatica bestiale in una vita satura di sacrifici – anche ieri stava dando di sé la migliore versione possibile, che nello specifico significava prendere pancia a terra la strada che scende come un cavatappi per fermare in fretta il cronometro sulla linea del traguardo. È il desossiribonucleico griffato degli uomini un po’ speciali in ciò che fanno.

    La chiamano deontologia professionale, noi preferiamo dire amore incondizionato per il ciclismo; disciplina che proprio in queste giornate di merda, nelle quali ti vien voglia solo di buttare la bicicletta in discarica, si conferma efficace paradigma della nostra esistenza: un po’ meravigliosa e un po’ crudele. Gino aveva da poco compiuto ventisei anni, e ciò rende bene l’idea dell’immane tragedia che siamo qui a raccontare. Con la difficoltà insormontabile di chi, il ciclismo, proprio non lo riesce ad odiare mai, nonostante tutto e nemmeno oggi, ma che quando un idolo se ne va troppo presto perde per sempre un pezzetto di sé.

    Cosa dire che in circostanze simili possa non risultare banale? Nulla. Gino, ovunque tu sia ora, non scendere dalla bicicletta e quando la strada sale, senza mai voltarti indietro come solo i grandi, scalcia sulle pedivelle il più forte possibile. Perché se smetti tu, smettiamo anche noi.
    Buon ponte campione, ci si becca in strada per una sgambata insieme. A tutta, ovviamente.

    Teo Parini

  • Sedriano. Si punta sul verde anche per i matrimoni con la linea cerimonia di Lady Anna

    Sedriano. Si punta sul verde anche per i matrimoni con la linea cerimonia di Lady Anna

    Un occhio di riguardo per gli sposi ma anche per gli invitati: i consigli del primo atelier “no stress” per una “esperienza unica ed emozionale”.

    SEDRIANO – Non solo “green economy”. La cerimonia di questi mesi si veste letteralmente del colore della natura con tutte le sue sfumature, non solo per le location che propongono angoli fioriti e scorci verdi o prati che diventano tappeti accoglienti per tutti i partecipanti. Parliamo proprio di abiti, che la tendenza indica “green” sia per la cerimonia, che “per la verità, anche qualche sposo che abbiamo vestito di verde bosco, molto elegante”, sottolinea la titolare dell’atelier per gli spisi Lady Anna di Sedriano.
    Tra una prova e l’altra Anna Ragusa, oltre 35 anni di attività che cominciano dal prezioso e ricercato lavoro della sartoria da sposa, spiega che seppur le famiglie e chi decide di unirsi in matrimonio siano cambiati negli anni, in realtà resta il desiderio di condividere con i propri cari parenti e amici questo passo importante.
    Ed è con lei che approfondiamo il mondo degli invitati, di quella che si chiama “prima fila”, composta da genitori, damigelle, testimoni. Perché la bellezza di un matrimonio passa anche di qui: “l’abito per il giorno del sì diventa particolare anche per chi compartecipa alla gioia degli sposi” .

    La tendenza.
    E quindi cerimonia “green”: tessuti leggeri, tulle vaporosi o linee pulite, scivolate, impreziosite magari da inserti di pizzo o spalline gioiello, sfumature pastello o toni più intensi, purché verdi.
    E valgono gli stessi principi di attenzione, qualità e sartorialità, come conferma Anna Ragusa: “Le persone tengono molto ad essere eleganti per l’occasione e per rispetto ma, oltre al giorno in sé, non dobbiamo dimenticare il valore e il potere delle foto e dei video che suggellano il grande giorno, rinnovandone il ricordo. Tra i suggerimenti che diamo c’è quello di scegliere una palette di colori che oltre all’allestimento e alle bomboniere coinvolga abiti e accessori della prima fila, in modo da creare un quadro cromatico armonico”.
    Intanto da Lady Anna sono già pronte le collezioni per le spose 2024 e, abbiamo saputo, qualcuna ha anche già scelto la propria “emozione da indossare”.

  • Novara, truffa per rilascio patenti: indagati 2 italiani e 4 pakistani

    NOVARA Militari della Guardia di Finanza di Savona e agenti della Polizia di Novara, coordinati dalla Procura novarese, hanno disarticolato un’associazione a delinquere dedita alla commissione di truffe nel settore del rilascio delle patenti di guida.

    L’ operazione è stata condotta a carico di 6 soggetti, di cui 2 cittadini italiani e 4 stranieri di origini pakistane, tutti sospettati di appartenere ad un sodalizio operante in diverse località del Nord Italia, tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. A tutti sono contestati 30 capi di imputazione relativi ad altrettante sessioni d’esame alterate. Il gruppo, secondo l’accusa, avrebbe organizzato un sofisticato sistema fraudolento che consentiva sia a cittadini italiani sia ad extracomunitari senza alcuna padronanza della lingua italiana, tutti ugualmente privi delle più elementari nozioni del Codice della Strada, di ottenere la patente di guida dietro il pagamento di svariate migliaia di euro. I componenti del sodalizio, in particolare, si sarebbero adoperati, attraverso l’uso di congegni elettronici opportunamente modificati, occultati negli indumenti degli esaminandi, per consentire a questi ultimi di ottenere precisi suggerimenti. Gli indagati, dopo aver supportato i ‘clienti’ nel disbrigo delle varie incombenze burocratiche, sempre secondo l’accusa, negli attimi precedenti le sessioni d’esame avrebbero fornito loro un indumento contenente una microcamera o un microfono miniaturizzato, dopodiché predisponevano il collegamento con gli esaminandi attraverso un micro-auricolare in modo da poter suggerire le risposte esatte. Unico compito dell’esaminando sarebbe stato, dunque, quello di sedersi alla postazione assegnata e attendere il suggerimento. Le perquisizioni eseguite nel marzo dello scorso anno nei confronti degli indagati, avevano già portato al ritrovamento ed al sequestro di numerosi auricolari bluetooth miniaturizzati, microcamere, smartphone, modem wi-fi portatili e capi di abbigliamento opportunamente confezionati per nascondere l’attrezzatura utilizzata per eludere la sorveglianza durante gli esami teorici sostenuti presso le motorizzazioni civili di svariate province italiane. L’analisi delle apparecchiature elettroniche sequestrate, avevano inoltre consentito di rinvenire numerose foto dei documenti di identità dei ‘clienti’, appunti manoscritti con la rendicontazione dei profitti i ottenuti e foto di candidati ancora impegnati in sessioni d’esame a quiz.

  • Viaggio nella storica ditta Magugliani di Marcallo, leader del legno: ecco il reparto produzione dove nascono i tetti e le case prefabbricate

    Viaggio nella storica ditta Magugliani di Marcallo, leader del legno: ecco il reparto produzione dove nascono i tetti e le case prefabbricate

    Continua il nostro viaggio all’interno della Magugliani di Marcallo con Casone, l’azienda leader mondiale nella lavorazione e produzione del legno. Dopo avere visto lo show room entriamo nel magazzino ad osservare come lavorare il legno, da queste parti, sia una vera e propria arte che non lascia spazio all’improvvisazione.

    MARCALLO CON CASONE – Un mestiere sempre più impegnativo dove si lavora con passione per soddisfare le tendenze principali del mercato. Matteo Magugliani, amministratore unico e titolare, ricorda che a Marcallo la ditta esiste dal 2002. Ma l’attività e ultracentenaria. Ed è questo il segno di garanzia di come l’azienda sia sempre stata capace di affermarsi, di stare al passo con i tempi e di crescere sempre più. C’è la parte relativa alle creazioni in legno massello.

    Entriamo in un settore delicato che richiede l’opera certosina del falegname, figura oggi sempre più difficile da trovare. Ne escono pezzi unici per ogni angolo della casa. La parte relativa alla produzione riguarda i tetti e le case prefabbricate in legno. Matteo Magugliani ci mostra un tetto finito, con le travi ad incastro. “Il tetto viene fornito a misura – spiega – e, come se fosse un gioco dei Lego, è molto facile da montare”.

    Nel reparto della produzione vera e propria c’è il tavolo dove vengono realizzate le pareti prefabbricate in legno. Ci sono poi i macchinari che completano il ciclo produttivo. Da quelli che spazzolano il legname per renderlo più rustico, alla possibilità di impregnare il materiale con vari colori. “Questa è la nostra azienda – conclude Magugliani – Venite a trovarci, anche soltanto per conoscerci e vedere il nostro show room. E, soprattutto, per conoscere il prodotto delle case prefabbricate in legno che sarà il futuro dell’edilizia”..