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  • A lezione di ambiente nelle scuole del territorio con il Consorzio dei Navigli

    Sono già circa 1.000 gli studenti del territorio che hanno partecipato al progetto di educazione ambientale sull’inquinamento causato dal mondo dell’industria tessile e rivolto alle scuole di ogni ordine e grado dei Comuni del Sud Ovest Milanese soci di Consorzio dei Navigli S.p.A., società che si occupa di gestione integrata dei rifiuti, educazione ambientale e promozione turistica del territorio.

    Nel periodo compreso tra settembre e dicembre 2024 sono stati coinvolti centinaia di alunni delle scuole primarie di Bernate Ticino, Casorate Primo, Vittuone e Corbetta.

    Gli educatori del Consorzio dei Navigli hanno tenuto lezioni teoriche e pratiche con l’obiettivo di sviluppare il senso di responsabilità di bambini e ragazzi sul tema dell’inquinamento prodotto dall’industria tessile. In gran parte la causa è riconducibile alla cosiddetta “fast fashion”, settore dell’industria dell’abbigliamento che produce collezioni nuove in tempi brevissimi (più di 50 collezioni all’anno) mediante l’utilizzo di materiali inquinanti e di scarsa qualità.

    «Gli alunni hanno potuto sperimentare con interesse il tema dell’inquinamento tessile nella loro vita quotidiana iniziando, per esempio, a leggere le etichette dei loro capi di abbigliamento. – afferma Carlo Ferrè, presidente del Consorzio dei Navigli – Gli incontri sono stati strutturati per comprendere da dove nascono le fibre dei capi che indossano per poi arrivare a capire dove vanno a finire. L’attenzione è stata poi focalizzata sulle azioni, su cosa possono fare di concreto per contribuire a salvaguardare l’ambiente».

    «L’inquinamento provocato dall’industria tessile è di grande attualità. Gli abiti sono al quarto posto per consumo di risorse e in media, ogni cittadino, butta via 11 kg di vestiti all’anno, tra scarpe e altri prodotti in tessuto», spiega Christian Migliorati, direttore del Consorzio dei Navigli che ha avviato anche la raccolta del rifiuto tessile attraverso l’installazione di appositi cassoni con relativa cartellonistica all’interno delle piattaforme ecologiche dei Comuni Soci.

    Il progetto di educazione ambientale proseguirà fino al termine dell’anno scolastico coinvolgendo altri studenti delle scuole dei Comuni soci che progressivamente stanno aderendo. Inoltre, continuerà ad essere promosso anche in occasione di eventi pubblici come fiere e altre manifestazioni del territorio.

  • Grande partecipazione per le celebrazioni per Sant’Antonio Abate a Trecate

    Grande partecipazione, domenica 19 gennaio, in occasione del tradizionale evento organizzato dall’assessorato all’Agricoltura della Città, con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte, dalla Provincia di Novara, dal Comune di Sozzago e dall’Agenzia turistica locale “Terre dell’Alto Piemonte”, in occasione della ricorrenza di sant’Antonio abate.

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    Al termine della messa, sul sagrato, si è tenuta la benedizione degli animali d’affezione e dei mezzi agricoli e la distribuzione del pane benedetto ai numerosissimi presenti.

  • Welfare. Retta Alzheimer, serve chiarezza! L’appello di Uneba alla politica

    Nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti resta un grande nodo irrisolto, e che mette in difficoltà tanto le persone fragili e le loro famiglie, quanto gli enti sociosanitari che offrono loro assistenza.

    E’ la questione della titolarità della retta da pagare alle Rsa che accolgono malati di Alzheimer: è interamente a carico della Regione, o la persona assistita / la sua famiglia ne devono pagare una parte?

    A chiedere una nuova norma che dia una risposta chiara e definitiva è Uneba, associazione di categoria degli enti non profit di radici cristiane dediti alla fragilità: centinaia sono le strutture Uneba, a partire dalle Rsa, che accolgono malati di Alzheimer.

    “In forza della nostra esperienza, rilanciamo la richiesta di chiarezza sulla titolarità degli oneri relativi ai costi di degenza per l’assistenza ai malati di Alzheimer – dice il presidente di Uneba Franco Massi -, in modo da ridurre i disagi che questa situazione sta portando”.

    Appello di Uneba alla politica
    Uneba ha inviato sul tema un appello a ministri del Governo, a presidenti e assessori delle Regioni, e ai gruppi parlamentari, rinnovando la richiesta espressa a maggio 2024, che già aveva portato a primi riscontri. Trovate la lettera nella parte riservata del sito.

    “Nei mesi scorsi abbiamo incontrato e sottoposto il problema – spiega Massi- a parlamentari di Forza Italia, Lega, Partito Democratico e Fratelli d’Italia, e ringraziamo per l’attenzione. Ora chiediamo a tutte le forze politiche un passo deciso in più, per arrivare alla soluzione”.

    Alcune sentenze hanno recentemente sancito la gratuità per il cittadino malato di Alzheimer dell’assistenza ricevuta in Rsa, ma al contempo non è definito il pagamento dell’assistenza alle Rsa da parte del Sistema Sanitario. E la giurisprudenza, peraltro, non ha avuto negli anni un orientamento univoco sul tema della titolarità della retta, come evidenziano studi rilanciati anche da Uneba.

    “Questa situazione – dice Massi- è di grave danno per le strutture sociosanitarie. Da un lato perché non hanno certezze su chi corrisponderà la retta. Dall’altro perché questa situazione finisce col mettere le famiglie degli utenti, che sostengono che la spesa per l’assistenza del loro caro debba essere a carico del Sistema Sanitario Nazionale, contro le strutture ingiustamente accusate di richiedere un pagamento non dovuto. Con esiti che possono arrivare alla strumentalizzazione di questa complessa e delicata questione”.

    LE PAROLE DI LUCA DEGANI:

    “Il tema del pagamento della retta alberghiera o quota sociale nelle rsa rischia di diventare una sfida generazionale.

    Pensare che una patologia degenerativa cronica determini la totale gratuità del ricovero nell’ ultimo periodo della vita rischia di “far saltare” il sistema sanitario nazionale.
    Noi abbiamo in Italia 300 mila posti letto, il confronto europeo e gli stessi indici programmatori nazionali ne riterrebbero necessari 600mila.

    Destinati ad ultraottantacinquenni con tre o più patologie, solo successivamente ad anni di servizi a domicilio e diurni, quando il domicilio diviene inappropriato.
    Il costo di un anno di ricovero per la quota sociale è, ipotizzando 80 euro di retta, di circa 30mila euro , traslandoli quali costi sanitari diverrebbero 10 miliardi per i posti letto attuali e 20 per quelli ritenuti necessari.
    Vorrebbe dire sconvolgere il fondo sanitario nazionale in termini di sostenibilità della spesa farmaceutica e ospedaliera.
    In un periodo di inverno demografico rischia di essere la “guerra generazionale” “.

  • Magenta, “Ta ciapum par la gura” il prossimo primo di febbraio

    Magenta, “Ta ciapum par la gura” il prossimo primo di febbraio

    “Ta Ciapum par la par la gura…par là seconda voeulta!.Torna per il secondo anno l’appuntamento in collaborazione con la @banda4giugno1859. Puoi scegliere tra cassoeula e risotto!
    Ti aspettiamo il primo febbraio presso il refettorio @nondisolopanemagenta dalle 19.00!
    Le iscrizioni si chiudono venerdì 24 febbraio.

    il programma e menù

    Ore 19.00 apertura con aperitivo
    Ore 20.00 Cena Menù Cassoeula* o Menù Risotto
    *Solo piatto Cassoeula disponibile d’asporto

    Contributo cena 25.00€
    Menù Bimbi 10€
    Contributo asporto 8.00€

    Il ricavato servirà a sostenere anche le attività della Banda 4 Giugno 1859

    Il titolo della manifestazione, volutamente goliardico, non solo rievoca il dialetto e il carattere giovanile delle due associazioni ma vuole anche rimandare alla tradizione legata a San Biagio e al suo esser protettore della gola e naso.
    L’evento ha carattere aggregativo e si propone la finalità di far conoscere la realtà bandistica al di fuori dei concerti e degli eventi.

  • Magenta, la Protezione Civile cresce ancora 400 ore in più di attività nel 2024

    “Siamo arrivati a ben 33 Volontari nel 2024. Questo significa avere più specialisti e la possibilità di intervenire in contesti diversi”.
    Così l’Assessore delegato Simone Gelli ha introdotto l’argomento Protezione Civile. Il bilancio di attività dell’ultimo anno che fa segnare molti numeri in positivo. “Il numero di ore 2444 ore x attività addestrativa – la dice lunga in chiave di competenza – Ci saranno ancora 2 grandi giornate di operazioni anche quest’anno. Occorre alzare gli standard qualitativi per essere più vicini ai VVFF”.

    “La Regione in questo sta investendo parecchio. Oltre 60 mila euro x il nuovo Pick Up. grazie al contributo della Regione. Altre 420 ore anche per la manutenzione dei mezzi. E’ un lavoro oscuro ma prezioso sulle attrezzature che valgono milioni e milioni di euro” ha puntualizzato Gelli.

    “Oggi abbiamo un magazzino di primo ordine per intervenire in modo tempestivo. Le riunioni organizzative sono strategiche perché occorre uno sforzo importante: anche qui abbiamo ben 682 ore per questo capitolo. Almeno una riunione al mese sempre” ha ricordato Gelli.

    “Nel 2025 festeggeremo i primi 25 anni della ProCiv”. Il primo quarto di secolo da celebrare al meglio.

    “Il nostro Corpo – ha osservato l’Assessore della Giunta Del Gobbo – è presente in tutti gli eventi che l’amministrazione organizza. Nel 2024 meno emergenze che nel 2023, non ci sono state più le bombe d’acqua ma 336 ore comunque di emergenza. Supporto costante alla Polizia locale e al Comune per altre 838 ore. “Comando di PL e ProCiv, di fatto, lavorano insieme fianco a fianco non solo nelle situazioni di emergenza urgenza. La nostra ProCiv è chiamata anche a dare una mano ai comuni limitrofi. Nello scorso anno sono state 539 ore dedicate al nostro territorio, secondo uno spirito di solidarietà” ha proseguito l’Assessore del Carroccio. “Ma la nostra ProCiv ha introdotto anche la formazione nelle Scuole. Qui abbiamo trovato terreno fertile tra i Presidi che ringrazio ma anche tra gli stessi ragazzi. Ben 250 ore nelle di attività nelle nostre scuole: per farsi conoscere, per fare ‘scouting’, e insegnare le buone pratiche di emergenza e urgenza”.

    “Questa attività – ha ricordato Gelli – è essenziale per il ricambio generazionale. Questo fa crescere il nostro gruppo così andiamo in controtendenza rispetto a quella che è la situazione generale di difficoltà un po’ per tutto il mondo dell’associazionismo”.

    L’esponente della Giunta Del Gobbo ha poi citato anche gli sbocchi lavorativi reali per i più giovani, come dire che è un Volontariato che può esser messo a frutto. “C’è poi un tema di rappresentanza con 506 ore e per altri servizi generici. Per esempio siamo presenti a tutte le fiere del settore, per avere una ProCiv sempre più all’avanguardia. In totale 6.600 ore in un anno come ProCiv di attività. I complimenti non sono una frase fatta ma qui più che mai sono un obbligo”.

    In chiosa un focus sul 2025. “L’idea è essere sempre più importanti per il territorio. Due esercitazioni generali, quindi, la giornata del Volontario. Così che la città possa veder e toccar con mano cosa fa la Pro Civ. Piena sinergia da promuovere e implementare ancora con altre realtà e forze dell’Ordine”.

    Infine, il Gruppo Scuola proseguirà, il gruppo avrà un sito dedicato così pagine social: canali in cui far veder attività e crescita del Gruppo.

    Ma chiudiamo col dato più bello e importante dato in partenza: 400 ore in più dedicate alla comunità e al territorio rispetto all’anno precedente sono davvero un gran bel risultato

    F.V.

  • Ragazze scomparse da Agrate Brianza: la ricerca continua

    Le due amiche e compagne di scuola Madeleine e Vittoria sono sparite da Agrate Brianza lunedi’ 13 gennaio e dopo una settimana non sono ancora rientrate a casa. I rispettivi genitori hanno presentato denuncia di scomparsa ai carabinieri della compagnia di Vimercate che sono al lavoro per rintracciarle.

    Finora tutto fa supporre che la decisione delle due adolescenti di 14 e 15 anni di allontanarsi sia stata volontaria e non legata a situazioni di disagio domestico. Entrambe hanno lasciato il cellulare a casa. Sul sito di Penelope Lombardia e’ stato condiviso un appello con le foto delle due ragazzine e la loro descrizione. L’invito e’ quello di chiamare l’associazione e il numero 112 in caso di avvistamento.

    Le due giovani, che hanno fatto perdere le loro tracce lunedì, potrebbero quindi essere arrivate nel capoluogo meneghino. Madleine è alta 1,65, pesa 50 chili, ha occhi grigi e capelli castani. “Indossava dei jeans neri, giubbotto tipo bomber nero, scarpe bianche e potrebbe avere una borsa piccola verde scuro”, ha fatto sapere “Penelope”. L’amica Vittoria, invece, è alta 1,58, pesa 56 chili e ha capelli biondi e occhi azzurri. Al momento della scomparsa “indossava dei leggins neri, giubbotto di pelle nero, sciarpa bianca e scarpe Nike bianche”.

  • Busto Arsizio, uccise suocero e tentò omicidio della moglie: verso il processo

    Il pm Maria Claudia Contini, di Varese, ha depositato l’avviso di conclusioni indagini, atto che di solito precede il rinvio a giudizio, nei confronti di Marco Manfrinati. L’ex avvocato di Busto Arsizio, 40 anni, è accusato dell’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido, 71 anni, assassinato con 25 coltellate, e del tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia Limido, 38 anni, anche lei accoltellata.

    I fatti risalgono al 6 maggio 2024: la violenta aggressione avvenne in via Ciro Menotti a Varese dove la famiglia Limido ha la propria attività lavorativa. A Manfrinati il pubblico ministero ha contestato le aggravanti della crudeltà, del legame di parentela e della minorata difesa in relazione all’omicidio di Fabio Limido e della premeditazione, della crudeltà e dell’aver agito nei confronti del coniuge per quanto riguarda il tentato omicidio dell’ex moglie.

    Manfrinati, assistito dall’avvocato Fabrizio Busignani, ha 20 giorni per difendersi. I famigliari di Limido, assistiti dall’avvocato Fabio Ambrosetti, sono pronti a costituirsi parte civile.

  • Incidente a Landriano: donna 62enne perde la vita

    Un grave incidente stradale e’ avvenuto dopo le 14 di ieri a Landriano (PV), presso la strada SP2, La dinamica riferita parla di uno scontro auto/mezzo pesante. Per la conducente dell’auto, una donna di 62 anni, i sanitari intervenuti non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

    Sul posto, oltre alla polizia Stradale e ai vigili del fuoco, sono intervenuti in codice rosso i mezzi dei soccorsi sanitari di Areu, con ambulanza e auto medica con rianimatore a bordo.

    Ma per la donna non c’era purtroppo più nulla da fare, il suo corpo è stato estratto dall’abitacolo della Panda quando era ormai privo di vita e ne è stato quindi constatato il decesso sul posto. Troppo gravi, incompatibili con la sopravvivenza, le ferite riportate nel drammatico impatto, le cui cause devono ancora essere chiarite dagli accertamenti in corso da parte della Polstrada.

  • Karol Wojtyla, un uomo straordinario che ha segnato il Novecento

    Karol Wojtyla, un uomo straordinario che ha segnato il Novecento

    Mentre leggo altro, non ho smesso il mio interesse per lo studio di Karol Wojtyla, prima e dopo di diventare Pontefice della Santa Romana Chiesa. Nonostante il poco interesse che ha suscitato il mio libro sulla sua figura, continuo i miei approfondimenti. Ho appena finito di leggere una biografia di un giornalista scrittore a me sconosciuto, si tratta di Enrico Nassi, “Karol Wojtyla. La Biografia”, Shakespeare and Company S.a.S. (1995) Ho consultato la rete ed ho visto che ancora si trova e può essere acquistato.

    Enrico Nassi ha indagato in profondità sull’avventura umana, apostolica e politica del “papa superstar”. In questa biografia, Nassi traccia i percorsi che hanno caratterizzato la vita di Wojtyla, dall’infanzia all’università; dal teatro al pulpito; dall’amore terreno a quello esclusivo per Cristo e Maria; dalla lotta la nazismo, sostenuta con il Rosario, al crollo del Muro di Berlino e quindi del comunismo; un crollo a cui ha contribuito, anche con la minaccia di trasferire in Polonia la Sede Apostolica; ai misteriosi attentati e minacce subite, ai viaggi intorno al mondo. Naturalmente il testo si ferma al 1995, composto di tre Parti, per complessivi quindici capitoli, con due appendici finali, due interventi, uno Sergio Quinzio e l’altro di Rocco Familari, un interessante e documentato profilo su Karol Wojtyla un drammaturgo papa.

    Non starò qui a presentare i diversi e documentati capitoli dello studioso che presenta diversi aspetti e particolari della vita della famiglia Wojtyla e in particolare di Lolek (il futuro Giovanni Paolo II) nella sua Wadowice, Cracovia, le sue intense relazioni con gli altri giovani, in particolare con le ragazze, che erano affascinate dal giovane Lolek. Nassi cita lo splendido libro di Maria Antonietta Maciocchi, “Le donne secondo Wojtyla”, dove si dà conto di questo particolare rapporto di Wojtyla col genio femminile. Il Papa vede in Maria, la Madre di Cristo, vede tutte le madri, l’essenza stessa della femminilità. Ecco perchè lo stesso papa potrà dire: “[…] ho visto, in tanti anni duri della vita del mio Paese, le donne polacche custodire, anche sotto il comunismo, le tradizioni spirituali, la cultura, l’amore per l’indipendenza, la passione per la nostra identità nazionale. In verità, loro non si sono mai piegate”.

    Nassi racconta il peso doloroso della guerra, l’invasione nazista del Paese, il duro lavoro di operaio a spaccare pietre nella miniera e poi quello nel laboratorio chimico. Nonostante tutte le difficoltà della vita, il testo sottolinea l’impegno di Lolek per il teatro della parola, l’organizzazione delle rappresentazioni, le letture poetiche. Gli approfondimenti e le letture in biblioteca a studiare i mistici spagnoli, i grandi pensatori medievali. Naturalmente anche in questo testo ho trovato numerosi particolari che arricchiscono la mia conoscenza sul grande pontefice che ha certamente segnato tutto il Novecento.

    Come ho fatto nella mia antologia, “Giovanni Paolo II e il suo vivo magistero” (Fondazione Thule, 2022) il mio sguardo di studioso e ricercatore si concentra di solito all’aspetto socio-politico. Anche nel testo di Nassi cerco di “catturare” questi aspetti. Tuttavia nel testo di Nassi mi ha colpito particolarmente le sue sottolineature della passione teatrale di Wojtyla. In particolare il teatro rapsodico, i suoi personaggi che devono parlare e sviluppare soprattutto l’universo psicologico dell’universo, lo “spazio interiore”. Per essere vivi a loro basta la parola, “proprio come è stato per lui, prima al Wawel, come arcivescovo di Cracovia, e poi in piazza San Pietro, impugnando il bastone pastorale come una spada, alta e dritta, contro l’azzurro del cielo romano, mentre grida agli eserciti in guerra, come ha fatto il giorno di Natale del ’94: ‘Fermatevi davanti al Bambino’”.

    Di fronte ai drammi della guerra, Wojtyla non si accontenta di dire come Papa Pacelli che “con la guerra tutto è perduto, mentre con la pace tutto è possibile”. Giovanni Paolo II alza il tiro, scrive Nassi, “si perde tutto quando ci si piega a vivere senza Cristo”. O peggio “marciando contro”. Allora c’è da porsi la domanda, come fanno gli intellettuali magari amici di Wojtyla, se è più giusto scendere nelle strade come a Poznan, o battersi contro i carri armati sovietici, come a Budapest? “O non è invece più giusto – e quindi santo – impegnarsi in una grande progetto di evangelizzazione della società a prescindere dal sistema di potere che la governa?”. Erano degli interrogativi posti a fine anni cinquanta in Polonia.

    L’arcivescovo di Cracovia dove si pone di fronte al regime comunista di Varsavia a destra di Wyszynski o a sinistra? Comunque ormai anche a monsignor Karol Wojtyla gli hanno intestato un dossier a Varsavia e soprattutto alla Lubianka moscovita, per gli archivisti, è un elemento
    socialmente rilevante e da tenere sotto osservazione del KGB.

    Perché oltre ad essere prete è anche un intellettuale. Secondo Nassi in Wojtyla seppure ancora in maniera sotterranea, si stava facendo avanti una terza via rispetto ai tradizionale centri di gravità del dopoguerra: “la sua alternativa ha l’impronta eroica del Teatro rapsodico. I suoi modelli sono quelli della grande tradizione romantica della Polonia, degli uomini che, come il mitico re Boslaw, hanno concepito lo Stato come un cuneo cattolico fra gli opposti regimi d’Occidente e d’Oriente, fra i protestanti e gli ortodossi”. In pratica fa appare estraneo sia alla violenza della protesta che a quella della repressione. Del resto Wojtyla aveva scelto la terza via anche tra i padri conciliari del Vaticano II, non era né per la condanna del comunismo, né per il dialogo.

    Wojtyla, riesce a far passare fra i 65 vescovi polacchi, una terza via teologica, ma anche politica, “quasi come una sorta di ponte fra le trincee dei conservatori e l’avamposto dei progressisti”. Wojtyla cerca di superare l’attualità politica della lotta del regime comunista che divide la Chiesa, è convinto che “la cosa più importante sia quella di ipotecare il futuro con una scala di valori certa e concreta”. Per il futuro papa era più importante sapere e decidere “dove si vuole andare”, rispetto alla scelte tattiche da adottare. Pertanto secondo Wojtyla, “oggi, si può patteggiare, ma senza mai allontanarsi dall’obiettivo finale, che è quello della cristianizzazione della società, l’unico futuribile possibile per la Chiesa”. Insomma, Per Wojtyla, “la pratica del realismo politico, può anche essere tollerata, ma a condizione che non diventi un alibi, specialmente nei confronti delle società, come quella comunista, dove il potere laico sta tentando di rimuovere Dio dalla coscienza dell’uomo”.

    E’ un apostolato totalizzante che per Wojtyla, c’è un punto fermo: “la Chiesa deve occuparsi soltanto dell’ateismo che nasce da convinzioni individuali, anche se non può restare indifferente a quello di massa che il potere laico punta a introdurre nella società come sistema obbligatorio”. In queste condizioni l’ateo per la Chiesa è la pecorella smarrita che occorre andare a cercare nel mondo. In pratica il testo di Nassi non nasconde che dentro al Concilio c’erano posizioni conservatrici e progressiste; per esempio, come porsi di fronte al pericolo del potere comunista che stava dietro al Muro di Berlino, un potere duro e compatto. Un potere che provocava peraltro, “allarme e sgomento in chi pensava che fosse possibile sgretolarlo dall’interno con una strategia di sistematica evangelizzazione della società”, del resto, questa era la teoria di Karol Wojtyla. Salto qualche capitolo del testo e mi soffermo sulla Terza Parte (Un Papato itinerante), qui c’è il ruolo chiave che ebbe Karol Wojtyla negli avvenimenti politici polacchi, i suoi rapporti con il Sindacato Solidarnocs di Lech Walesa, i rapporti tra i falchi del sindacato e quelli moderati.

    Nassi parla di brutale franchezza di Giovanni Paolo II nei confronti del generale Jaruzelski che conosceva bene da quando era arcivescovo. Il Papa ha costretto il generale polacco a fare una lenta e progressiva marcia indietro, a ripristinare un governo che rispetti i diritti civili, gli aveva dato un ultimatum: avrebbe trasferito la Sede Apostolica in Polonia. Per Nassi, l’ultimatum a Jaruzelski, rappresenta la prima grande picconata sul Muro di Berlino. E’ l’inizio della svolta epocale che Wojtyla ha perseguito sotto il segno delle profezie, a cominciare da Fatima, nel cui mistero ha fatto confluire gli avvenimenti più importanti del suo pontificato. Non a caso, uscendo dalla sala operatoria del Gemelli, la prima cosa che ha detto è stata che l’ha protetto la Vergine di Fatima: la Madonna che salverà il mondo.

    Sostanzialmente Giovanni Paolo II, “non solo ha evitato guai ed amarezze alla Polonia, ma ha salvato la distensione e ha indicato uno sbocco concreto alle ribollenti spinte del dissenso in tutto il mondo comunista”. Inoltre, “ha anche convinto l’Occidente che contro il comunismo quella vincente era la strategia della non violenza, forse più lunga, ma certamente più efficace della dissanguante corsa al riarmo teorizzata da Reagan”. Anche se poi come abbiamo constatato che la politica reaganiana è stata per certi versi convincente e a far implodere l’impero sovietico. Sarebbe interessante continuare con il capitolo terzo, dove si dà conto dei numerosi viaggi per i cinque continenti del mondo, diventando “parroco del mondo” e quindi invitando tutti i parroci a “uscire” dalla canonica per andare a cercare i fedeli nelle strade. Mi fermo, buona lettura.

  • Faccia da senza figli…. e il Paese delle culle vuote. Di Massimo Moletti

    Faccia da senza figli…. e il Paese delle culle vuote. Di Massimo Moletti

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, ma che due ….. Un Papa che si comporta da papà…
    Certo che un celibe che mi avvisa di non essere sposato mi fa scoppiare dal ridere. Poi se mi segnala e accusa di non fare figli mi fa pensare. Il fatto che indichi la via mi fa in……are..
    Poi se la strada è quella più battuta o unica battuta da una parte politica: da più di 30 anni
    La riflessione è una: ma i figli nostri sono dei mostri ?
    La parola più usata anzi le tre più usate sono razzismo , eguaglianza e soprusi
    Certo che per mettere in scena un clima da Mississippi anni ’60 servono tre cose: polizia, giustizia e stampa. Più l’opinione pubblica: ma mettiamo da parte un discorso che non sono all’altezza di fare.

    Ma per i figli? Non si può fare e chiedere norme capaci di favorire la maternità e lo sviluppo della famiglia ? Ma questa proposta sarebbe tacciata senza sè e senza ma di fascismo!

    Quante parole dette inutilmente per convincere la gente. Ma perché nessuno si chiede perché non si fanno più figli ??? Forse qui si potrebbero aprire dibattiti per anni interi…

    Caro Santo Padre che fa più interviste che Sante Messe: il cambio c’è già stato ?. Nel settentrione italiano l’immigrazione interna ha attenuato per qualche anno. Poi i nuovi settentrionali hanno imparato subito il difetto di non fare figli o pochi.

    Perché la vita è sempre più cara e come hai qualcosa non puoi più attingere dalle fonti statali e poi il vivere brado non ti è più a grado … Quante parole e quante persone che parlano di quello che non sanno e non hanno provato.
    Non chiedere mai perché non hai figli. Non criticare mai chi non ha figli. Ma non accettare mai morale da chi ha giurato di non avere pargoli. Lasciate che i bambini vadano a voi.
    Fate quello che dico ma non quello che faccio …..io”.

    A cura di Massimo Moletti