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  • Bernate Ticino: cade inciampando sul marciapiede e finisce al PS

    Bernate Ticino: cade inciampando sul marciapiede e finisce al PS

    Momenti di apprensione nella frazione di Casate, a Bernate Ticino, dove nella mattinata di oggi una donna è improvvisamente caduta a terra lungo il marciapiede, all’altezza di via Milano. Secondo le prime ricostruzioni, la signora – che ha circa 60 anni – sarebbe inciampata mentre camminava, probabilmente a causa di un lieve malore che l’avrebbe colta all’improvviso.

    A prestarle i primi soccorsi sono stati alcuni passanti che, notata la scena, si sono immediatamente avvicinati per verificare le condizioni della donna e allertare i soccorsi. Fortunatamente la situazione si è risolta senza gravi conseguenze: l’intervento tempestivo dei cittadini e la prontezza del personale sanitario hanno permesso di gestire al meglio l’accaduto.

    Sul posto è intervenuta un’ambulanza della Croce Bianca di Magenta che ha prestato le prime cure sul luogo dell’incidente. Dopo i controlli iniziali, la donna è stata trasportata in codice verde al pronto soccorso dell’ospedale Fornaroli di Magenta per ulteriori accertamenti, ma le sue condizioni non destano preoccupazione.

    L’episodio, fortunatamente conclusosi con un lieto fine, è stato documentato anche da alcuni presenti. (📸 Foto di Teresio Garavaglia)

  • Magenta: spaccata da cicli Battistella, commando di malviventi ruba le biciclette di valore

    Magenta: spaccata da cicli Battistella, commando di malviventi ruba le biciclette di valore

    Ancora un grosso furto in città. Questa volta ha del clamoroso perché avvenuto con modalità dal film. E’ successo nel cuore della notte al Cicli Battistella di Pontevecchio di Magenta. Un vero e proprio commando composto da otto persone ha raggiunto il negozio tra via Isonzo e via fratelli Pellegatta. Erano con un pulmino e quattro auto. Mentre alcuni malviventi bloccavano le auto di passaggio impedendo l’accesso nella zona, altri sfondavano in retromarcia la vetrina. Una volta all’interno del negozio si sono impossessati delle biciclette di valore per un bottino ingente.

    “Probabilmente avevano già fatto dei passaggi per individuare le biciclette migliori da prender – ha commentato Enzo Battistella – è stata una cosa fuori dal normale e per noi un danno enorme”. Le immagini delle telecamere sono state già acquisite dai carabinieri che hanno avviato le indagini. I ladri si sono comportati da persone che sapevano il loro mestiere, senza timori di bloccare le strade. Soltanto la notte precedente si era verificato un furto al negozio Wind 3 di piazza Liberazione a Magenta con i malviventi che hanno asportato la cassaforte. (Foto e video Marcello Stoppa Corona)

  • “Solo gli Ultras vincono sempre !” Seratone col Gruppo Storico Magenta insieme a Pierluigi Spagnolo

    “Solo gli Ultras vincono sempre !” Seratone col Gruppo Storico Magenta insieme a Pierluigi Spagnolo

    Sono trascorse da poco le 23 di un tranquillo venerdì di provincia e alzando le braccia al cielo, dalla Club House del Plodari, (*per tutti molto più semplicemente dal bar del Magenta Calcio…) un gruppo di innamorati ed eterni romantici del pallone che fu, scandisce un coro che va oltre il suo significato solo in apparenza autoreferenziale: “Solo gli Ultras vincono sempre!”.

    E’ il miglior epilogo di una serata vera, appassionata, ricca di spunti di riflessione e confronto con Pier Luigi Spagnolo, giornalista della Gazzetta dello Sport, tifoso con giuste e sane pulsioni ultra’ del Bari e autore di due ‘volumi cult’ per chi come noi non s’arrende ad un modello di calcio che assomiglia sempre più all’intrattenimento stile Nba: “I ribelli degli stadi’ e “Contro il calcio moderno’.

    E’ questo il secondo appuntamento con le serate ultra’ organizzato dal Gruppo Storico, il sodalizio che vede tra i suoi fondatori Lorenzo Lory Garagiola, al seguito del Magenta in ogni dove in questa stagione di serie D dal finale amaro, soprattutto per quanto accaduto su altri terreni di gioco. Ospitaletto docet…

    Ma torniamo a noi. Dopo il focus sulla storia dei Drughi Bianconeri che a Magenta hanno avuto un sezione gloriosa che portava il suo drappo in ogni stadio d’Italia e d’Europa, venerdì sera, è stata l’occasione per un momento d’approfondimento davvero unico.

    Perché insieme a Spagnolo si è potuto discutere sull’involuzione del mondo ultras che in qualche modo ha dovuto pagar dazio ad una società che vuole vedere, chi vive la propria passione calcistica alla sua maniera, sempre più confinato in una riserva indiana destinata a sparire.

    L’analisi del contesto, di uno scenario che con la prima partita trasmessa in Pay TV ha dato il là ad un cambiamento epocale.

    Sicuramente in negativo a giudizio di scrive e naturalmente del protagonista della serata, ma in generale da parte tutti quelli che intendono il calcio ancora come momento catartico, un rito laico che dovrebbe andare in scena sempre alla stessa ora della domenica pomeriggio, con i fumogeni, le sciarpe, le bandiere, i tamburi, i canti e le coreo ad accompagnare questi novanta e più minuti che per molti ragazzi (e non solo ‘ragazzi’ in senso anagrafico) rappresentano il culmine di una settimana, spesso calibrata e tarata, nel trovare spazi da dedicare a questa sconfinata passione.

    Ora questa visione del calcio molto romantica che pur resiste, è sempre più messa a dura prova. Da un sistema che vede gli ultras “tutti brutti sporchi cattivi e ignoranti” come campeggiava una volta su un maglia che andava in voga nella Nord interista, in modo provocatorio, qualche anno addietro.

    Gli ultras male assoluto del calcio perchè allontano le famiglie dagli stadi, peccato – come giustamente rilevato da Spagnolo – che oggi il primo ostacolo per una famiglia con uno stipendio medio per andare a veder la propria squadra del cuore, sia il servizio biglietteria diventato una sorta di ‘bagarinaggio legalizzato’ quando vanno in scena le partite di cartello…

    Concedeteci questa licenza un po’ forte ma basta fare i conti in alcune partite dei grandi club e si capisce che ormai gli stadi non possono e non si vuole più che diventino luoghi per tutti.

    Quel rito interclassista, capace di coinvolgere più generazioni, sintetizzato dalla curva sui cui gradoni potevi trovare davvero di tutto perché lì ‘siamo tutti uguali’, è vissuto come un fastidio.

    Eppure anni fa, sempre chi scrive – che ha questa malattia che si porta addietro fin da bambino come Spagnolo – la Nord interista in occasione di un Inter Napoli di qualche anno fa, realizzò una coreografia che la diceva lunga su che cosa sarebbe il gioco del calcio senza gli ultrà. La chiosa era la seguente: “E’ la tifoseria che fa diventare il calcio una cosa importante”. (vedi foto pubblicata qui di lato in galleria)

    Già, quella tifoseria che oggi va sostituita rispetto al modello del “tifoso cliente”. Un business enorme che alla fine è diventato tale, anche per quelle mele marce che inevitabilmente anche il mondo ultrà ha attirato. Così altro un po’ di ‘cresta’ sui biglietti e qualche maglietta per fare autofinanziamento del gruppo….

    Una riflessione che Spagnolo ha portato avanti insieme a Lory Garagiola, eletto a moderatore della serata capace di raccogliere i tantissimi spunti arrivati già nel corso della settimana.

    “Come diceva Falcone, segui i soldi e trovi la mafia…”. Parole sante quelle pronunciate dal magistrato simbolo della lotta alla criminalità organizzata e che ovviamente non fanno eccezione per ‘piazze’ pesanti come le curve e, soprattutto, per tutto quanto vi gira attorno….

    Immancabile dunque un passaggio sull’inchiesta #Doppiacurva che ha scosso le curve di Milano ma anche a quella precedente che ha toccato Torino lato Juventus.

    Vicende che poco c’entrano o nulla proprio con il calcio e anche con la mentalità ultrà, che è fatta di rivalità, scontri, che a volte (colpevolmente) può degenerare nello scontro e nella violenza fisica…
    Ma quanto senti al telefono pseudo capi ultrà che dicono a chiare lettere che a loro della squadra o del gruppo non frega niente perché il problema è prendere il ‘pizzo’ su biglietti, paninari, parcheggi e tutto il resto …. Beh allora è giusto fermarsi – come osservato da Spagnolo – e ammettere che il business del calcio moderno ha ingolosito sempre più la delinquenza.

    Si badi, a questo proposito, malgrado la narrazione omologata vada in altra direzione, che i fatti per cui sono finiti al ‘gabbio’ parecchi elementi di spicco della Nord e della Sud di Milano poco o nulla c’azzeccano coi classici reati da stadio.

    Insomma, siamo passati dall’omicidio di ‘Spagna’ a metà degli anni Novanta in cui il mondo ultrà con il famoso striscione lanciato dagli atalantini ‘Basta lame, basta infami’ si interrogava sulla necessità di riportare il confronto ultras dentro i canoni di una ‘cavalleria’ – diciamo così- con regole d’ingaggio ben precise, ad una situazione quella attuale in cui le pistole e i coltelli servono per conquistare quella ‘piazza’ capace di fatturare 70/80 mila euro ogni domenica e chissenefrega di chi è lì perchè ci crede ancora ….

    Dunque, un’analisi che non ha mancato di fare anche una sana autocritica e perché il mondo delle curve non sia stato capace di sviluppare i giusti anticorpi contro questa mala pianta che poco alla volta, spesso nell’indifferenza, ha iniziato a radicarsi ….

    Un assist incredibile a chi vorrebbe il modello Nba….ma è qui che arriva una speranza dal calcio di provincia.

    Da quelle retroguardie come quella del Gruppo Storico che capisce che forse tra tessera del tifoso, biglietti nominativi e leggi liberticide varie, tutto sommato, tornare a tifare per la squadra della propria città, lanciando così un messaggio fortemente identitario, può essere una soluzione per tornare a fare gli ultras così come dovrebbe essere….senza continui restringimenti.

    E per le serie maggiori? Spagnolo è piuttosto pessimista ma noi diremmo soprattutto sanamente realista.

    “Sarà sempre più difficile perchè il manovratore va in una certa direzione ma più ancora perché le nuove leve un certo modo di tifare non lo hanno mai conosciuto”.

    Già verrebbe da chiudere con una famosa canzone di Gabry Ponte…. “Ma che ne sanno i 2000…”. Triste dirlo ma è così.

    F.V.

  • Caso Garlasco: le Gemelle ‘K’ avevano già fornito spontaneamente il loro Dna

    Caso Garlasco: le Gemelle ‘K’ avevano già fornito spontaneamente il loro Dna

    Stefania e Paola Cappa, le cugine di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, hanno già fornito spontaneamente il proprio Dna nelle prime indagini sul delitto per il quale è stato condannato l’allora fidanzato Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Le ‘gemelle K’ come il resto della famiglia (mai indagata) hanno sempre dato piena disponibilità per la ricerca delle verità. Le sorelle entrano dunque nella nuova inchiesta sempre da non indagate.

    I nomi indicati dal gip di Pavia – su indicazioni delle parti – sono Marco Panzarasa (amico di Stasi), tre amici di Marco Poggi (fratello della vittima) tra cui Mattia Capra e Roberto Freddi (non indagati) di recenti perquisiti nell’inchiesta su Sempio, tre carabinieri e un paio di soccorritori intervenuti subito dopo il delitto del 13 agosto 2007.

    Si tratta di nomi (tutti non indagati) che frequentavano la villetta e che in questo modo non verrebbero più tirati in ballo su un caso che si trascina da 18 anni.

    La comparazione del materiale trovato sulla vittima avverrà solo con i profili maschili – sotto le unghie ci sono due tracce miste e maschili (cromosoma Y) – mentre le cugine Cappa verranno sottoposte all’analisi delle impronte per compararla con le tracce che potrebbero essere recuperate da alcuni reperti trovati nella spazzatura della villetta e mai analizzati dopo il delitto.

  • Novara: ritrovata bimba dopo 14 mesi sottratta dal padre, è risultata positiva alla cocaina

    Novara: ritrovata bimba dopo 14 mesi sottratta dal padre, è risultata positiva alla cocaina

    – Sono tre le persone denunciate dalla polizia di Novara con le accuse di maltrattamenti in famiglia, abbandono di minore e lesioni personali ai danni di una bambina di 14 mesi. A far partire le indagini, la mamma della bambina che raccontava come il padre della neonata, di cui la donna conosceva solo il soprannome, sarebbe scappato con la figlia dopo la nascita.

    L’uomo, straniero, irregolare, senza fissa dimora e con precedenti, in seguito a ripetuti maltrattamenti, l’avrebbe costretta a portare a termine una gravidanza in modo tale da poter richiedere il permesso di soggiorno legato alla nascita del figlio.

    La relazione è continuata per alcuni mesi dopo il parto, fino a quando l’uomo ha preso con sé la bambina ed ha fatto perdere le proprie tracce. Tracce ritrovate dagli agenti della polizia di Stato: dopo mesi di ricerche, l’uomo veniva rintracciato all’interno di un locale notturno e, dopo iniziali resistenze, ammetteva di aver affidato la bambina a una terza persona, una donna pregiudicata e tossicodipendente residente in provincia. Giunti nella casa della donna, gli agenti hanno ritrovato la bambina in condizioni di abbandono e di scarsa igiene.

    Portata all’ospedale Maggiore di Novara, la bambina è stata anche sottoposta a un test tossicologico, che dava esito positivo per la cocaina. Per questo i tre sono stati denunciati e la bimba affidata a una struttura protetta.

  • Magenta, la testimonianza di Virgilio dopo il trapianto di rene: “Una vita nuova, ringrazio tutti, soprattutto il mio donatore”

    Magenta, la testimonianza di Virgilio dopo il trapianto di rene: “Una vita nuova, ringrazio tutti, soprattutto il mio donatore”

    Dopo anni di dialisi e attese per il trapianto di reni, Virgilio Anile di Pontevecchio torna alla vita normale. Una liberazione, un sollievo che Virgilio vuole raccontare. “Tutto è cominciato, quasi per caso, nel 2021 quando ho fatto dei semplici esami del sangue all’ospedale di Magenta -. ricorda – Hanno scoperto che avevo un’insufficienza renale”.

    Praticamente i reni di Virgilio, ad un certo punto, non erano più cresciuti, mentre lo sviluppo continuava regolarmente. Non aveva sintomi Virgilio, a parte cose che apparivano insignificanti.

    “Nel 2021 ho cominciato la dialisi – continua – e nel 2022 vengo messo in lista per un trapianto renale”. Arriva il donatore. Una persona deceduta che aveva scelto, come grande gesto di solidarietà, di donare i suoi reni e salvare delle vite. Virgilio fa il trapianto a Varese il 27 marzo e cambia vita. “Ho smesso di fumare e adesso sono un’altra persona – conclude – Non posso che ricordare con amore il mio donatore. E ringraziare i medici dell’ospedale di Varese e tutte le infermiere dell’ospedale Fornaroli di Magenta che mi hanno seguito in questi tre anni di dialisi. Tutte persone eccezionali”.

    Ma ci sono altre persone che Virgilio non ha mai dimenticato durante il suo difficile cammino intrapreso verso il trapianto. Sono quelle della cooperativa sociale Il Fiore di Magenta, a cominciare dalla sua fondatrice, Giuditta Ranzani. E da tutti gli altri che ne fanno parte. “Persone sulle quali ho sempre potuto contare nella mia vita – conclude – e grazie alle quali ho sempre lavorato. Quando ho avuto questo problema non hanno mai esitato un secondo e mi sono sempre venute incontro sostenendomi”.

  • CAP Evolution: al via il primo impianto agrifotovoltaico a Robecco sul Naviglio

    CAP Evolution: al via il primo impianto agrifotovoltaico a Robecco sul Naviglio

    CAP Evolution, l’azienda di Gruppo CAP che opera nell’ambito del trattamento dei rifiuti e nella produzione di energia green, inaugura il primo sistema agrifotovoltaico realizzato presso il depuratore di Robecco sul Naviglio.

    Il progetto, che ha visto un investimento di circa 850 mila euro, rappresenta un modello avanzato di sostenibilità e si compone di due impianti distinti ma complementari: un impianto fotovoltaico, installato sulle superfici impermeabili del depuratore, e un impianto agrivoltaico, sviluppato su terreni agricoli adiacenti, che permette di sviluppare un approccio all’agricoltura più sostenibile, riducendo lo stress idrico del terreno e quindi diminuendo anche il consumo di acqua.
    Entrambi sono stati progettati per alimentare direttamente il depuratore, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica da fonti fossili e aumentare la quota di energia prodotta in loco da fonti rinnovabili.

    L’impianto di Robecco, tra i principali depuratori gestiti da CAP Evolution, ha un fabbisogno annuo di circa 7,5 GWh di energia elettrica. Grazie a questo nuovo progetto, si prevede una produzione complessiva di oltre 1,1 GWh l’anno, che corrisponde a più del 14% del consumo complessivo dell’impianto. Questo incremento di produzione da fonte rinnovabile permetterà di contenere i costi energetici e avvicinare il depuratore ai parametri previsti dalla Direttiva Europea per il trattamento delle acque reflue.

    “Questo progetto rappresenta perfettamente l’approccio integrato che CAP Evolution porta avanti: innovare le infrastrutture per renderle più efficienti, ridurre l’impatto ambientale e valorizzare il territorio. La combinazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici ci permette non solo di aumentare l’autoproduzione di energia rinnovabile, ma anche di supportare un’agricoltura resiliente, capace di adattarsi ai cambiamenti climatici” commenta Alessandro Reginato, Direttore Generale di CAP Evolution.

    Agrivoltaico: energia pulita e agricoltura più efficiente
    L’impianto, realizzato su appezzamenti agricoli adiacenti all’area del depuratore, è un agrivoltaico con una potenza complessiva di 238 kWp, in grado di generare circa 360.000 kWh all’anno. L’impianto non solo tutela l’ambiente, ma supporta anche una gestione più efficiente e sostenibile delle attività agricole efficientando i consumi idrici.

    A differenza degli impianti fotovoltaici fissi, la tecnologia biassiale utilizzata consente ai moduli di orientarsi su due assi – orizzontale e verticale – seguendo il movimento del sole durante l’arco della giornata. Questo permette non solo di massimizzare la produzione di energia, ma anche di regolare dinamicamente l’ombreggiamento sul terreno, in funzione delle esigenze delle colture. I pannelli possono inclinarsi per proteggere le piante durante i picchi di calore o aprirsi completamente nei momenti in cui la radiazione solare è necessaria per lo sviluppo agricolo. Le colture previste – per il primo anno saranno erba da fieno – beneficeranno così di una protezione naturale favorendo una migliore resa agricola.

    Fotovoltaico: efficienza e autonomia energetica
    La seconda parte dell’intervento ha riguardato l’installazione di moduli fotovoltaici da 131kWp su tetti e superfici impermeabili del depuratore. Il sistema produrrà circa 150.000 kWh all’anno, che verranno interamente autoconsumati. Un intervento mirato a rafforzare l’autonomia energetica dell’impianto, rendendolo più efficiente e resiliente.

    Un progetto replicabile e monitorato scientificamente
    A dimostrazione del suo valore innovativo, il progetto è oggetto di una collaborazione scientifica con l’RSE, finalizzata alla valutazione dell’impatto ambientale tramite metodologia Life Cycle Assessment (LCA). L’analisi considererà l’intero ciclo di vita dell’impianto agrivoltaico, contribuendo alla creazione di standard replicabili per altri interventi futuri.

  • Garlasco, spunta un SMS: ‘Mi sa che abbiamo incastrato Alberto Stasi’

    Garlasco, spunta un SMS: ‘Mi sa che abbiamo incastrato Alberto Stasi’

    Mi sa che abbiamo incastrato Stasi”. È uno dei 280 messaggi che sarebbero agli atti della nuova indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007 a Garlasco e per il quale l’allora fidanzato Alberto Stasi ha quasi finito di espiare una condanna a 16 anni di reclusione.

    A riportare questo whatsapp inviato a un amico e attribuito a Paola Cappa sorella gemella di Stefania, le cugine di Chiara mai indagate, è il settimanale Giallo.

    Intanto in queste ore Andrea Sempio è giunto nella caserma dei carabinieri Montebello di Milano per la restituzione di un telefono cellulare sequestrato nell’indagine a suo carico per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco. Era accompagnato da uno dei legali, Angela Taccia.

    IL CASO IRRISOLTO DELL’ARMA CHE UCCISE CHIARA POGGI

    Il giudice che assolse Stasi, arma non è il martello dei Poggi

    Di avviso diverso erano stati i consulenti Pierucci-Ballardini del pubblico ministero Rosa Muscio. In fase di indagine avevano parlato di “uno strumento ‘pesante’ vibrato più volte con notevole forza”. Un mezzo “dotato anche di un filo piuttosto tagliente e/o di una punta acuminata” perché l’autopsia aveva riscontrato “lesioni più da punta e da taglio che non propriamente contusive” come quelle alle “palpebre superiori” e alla mascella destra. Durante il processo, con una memoria depositata in fase di perizia, parlarono di una “forbice da sarto” che se usata con “opportuna velocità” avrebbe potuto provocare la “frattura cranica, lacerazione encefalica e morte” partendo dal “presupposto logico” che l’arma impiegata fosse una sola.

    I periti nominati dal giudice non esclusero questa possibilità ma la trovarono poco plausibile per due motivi: uno legato alla difficile “maneggiabilità di una forbice da sarto” che non avendo un “manico lungo e pesante” come nei martelli “non riesce agevolmente ad imprimere una forza molto efficace”. Il secondo per la presenza di una frattura cranica sulla testa di Chiara Poggi “isolata” e diversa dalle altre che presenta una “linea retta che poi si spezza creando una sorta di ‘scalino’”. Lesione che “evoca l’azione di un oggetto che abbia uno spigolo tagliente ed una certa massa, come il bordo di un oggetto con una superficie quadrata con la presenza di spigoli e che può battere obliquamente”. La tesi del probabile “martello da muratore”, pur senza aver mai ritrovato l’arma, venne mantenuta dai giudici di tutti i successivi gradi di giudizio, sia nelle sentenze di assoluzione che di condanna per Stasi.

  • Ac Magenta, lasciano mister Lorenzi e il ds Salese

    Ac Magenta, lasciano mister Lorenzi e il ds Salese

    Dopo tre intense stagioni, si chiude ufficialmente il rapporto professionale tra il Magenta e l’allenatore Alessandro Lorenzi. Un ciclo importante e ricco di momenti significativi, durante il quale il tecnico ha saputo lasciare un segno profondo nella storia recente del club gialloblù. La notizia è riportata dal sito di Paolo Zerbi.

    Arrivato con grande entusiasmo, Lorenzi ha subito portato nuova energia alla squadra, conquistando al primo anno un ottimo sesto posto nel campionato di Eccellenza. Un risultato che ha gettato le basi per la straordinaria stagione successiva, culminata con la promozione in Serie D grazie a un percorso entusiasmante nei playoff.

    Nella stagione appena conclusa, la prima nel massimo campionato dilettantistico, il tecnico ha guidato il Magenta con determinazione, non riuscendo però a centrare l’obiettivo salvezza. La squadra ha lottato fino all’ultima giornata, ma non è bastato per mantenere la categoria.

    Con Lorenzi lascia anche il direttore sportivo Maurizio Salese, che ha condiviso con lui questi tre anni di lavoro. Insieme hanno contribuito alla crescita del progetto sportivo magentino, affrontando sfide importanti e togliendosi non poche soddisfazioni.

    «Lascio dopo tre anni importanti, nei quali era difficile se non impossibile ottenere di più», ha commentato Lorenzi, evidenziando il valore del percorso fatto. Sulla stessa linea anche Salese, che ha dichiarato: «Penso sia finito un ciclo, ci siamo tolti le nostre soddisfazioni anche in Serie D, peccato soltanto per l’esito finale».

  • Delitto Garlasco, clamoroso: i Carabinieri alla ricerca dell’arma del delitto

    Delitto Garlasco, clamoroso: i Carabinieri alla ricerca dell’arma del delitto

    I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano stanno cercando l’arma del delitto di Garlasco con cui è stata uccisa Chiara Poggi in un canale nella zona di Tromello.

    Da quanto si apprende l’ipotesi è nata da una testimonianza resa agli inquirenti nella nuova inchiesta per omicidio volontario in concorso a carico di Andrea Sempio, il 38enne amico del fratello Marco Poggi che all’epoca dei fatti aveva 19 anni. Sono in corso da questa mattina all’alba anche perquisizioni presso terzi nelle case di Roberto Freddi e Mattia Capra, amici di Sempio. Entrambi non sono indagati nel fascicolo del Procuratore di Pavia Fabio Napoleone con l’aggiunto Stefano Civardi e la pm Valentina De Stefano ma la Procura li ha indicati nella memoria depositata al maxi incidente probatorio sul dna che si riparte venerdì davanti al gip di Pavia come due degli altri soggetti a cui è stato prelevato “materiale biologico” da incrociare con le tracce presenti sulle unghie di Chiara Poggi.

    Le perquisizioni in corso dall’alba di oggi da parte dei carabinieri nell’abitazione di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco (Pavia) sarebbero finalizzate, tra le altre cose, all’acquisizione di supporti informatici. Da indiscrezioni infatti, sarebbero stati sequestrati telefonini e pc.

    Controlli sarebbero in corso oltre che a casa dei genitori di Andrea Sempio, anche di suoi due amici.