Blog

  • Ottobiano: cade sulla pista da motocross, 52enne trasportato in elicottero all’ospedale di Legnano

    Ottobiano: cade sulla pista da motocross, 52enne trasportato in elicottero all’ospedale di Legnano

    Si trovava all’interno della pista da cross di Ottobiano, quando in sella alla propria moto un centauro 52enne è caduto rovinosamente a terra.

    L’allarme è scattato intorno alle 17 di venerdì 25 aprile sul posto sono intervenuti i soccorsi del 118, giunti con un’ambulanza della Croce d’Oro Sannazzarese, un mezzo di soccorso di base, un’automedica e l’elisoccorso proveniente da Milano.

    Il ferito dopo le prime cure è stato caricato sull’elicottero in codice giallo all’ospedale civile di Legnano con alcuni traumi agli arti, ma fortunatamente non sarebbe in pericolo di vita.

    A rilevare la dinamica dell’accaduto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Vigevano.

  • Alex Marquez rompe il ghiaccio a Jerez, terzo Bagnaia

    Alex Marquez rompe il ghiaccio a Jerez, terzo Bagnaia

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    JEREZ DE LA FRONTERA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Approfittando della clamorosa caduta del fratello, Alex Marquez, in sella alla Ducati del Team Gresini, vince a sorpresa il Gran Premio di Spagna, conquistando così il suo primo successo nella classe regina. Inoltre, Alex lascia Jerez da leader del campionato con un solo punto di vantaggio su Marc.

    Sul circuito Angel Nieto, brilla anche il francese Fabio Quartararo (Yamaha), secondo al traguardo dopo la partenza dalla pole; terzo, invece, Francesco Bagnaia (Ducati Lenovo). Maverick Vinales (Ktm Tech3) e Fabio Di Giannantonio (Ducati Pertamina) si piazzano rispettivamente quarto e quinto.

    Nell’ordine, completano la top ten Brad Binder (Ktm), Pedro Acosta (Ktm), Ai Ogura (Aprilia Trackhouse), Enea Bastianini (Ktm Tech3) e Luca Marini (Honda). E’ scivolato, invece, Marc Marquez (Ducati Lenovo) alla curva sette durante il terzo giro. Nonostante i danni alla carena, lo spagnolo è subito rientrato in pista e ha chiuso la corsa al dodicesimo posto.

    – Foto IPA Agency –

    (ITALPRESS)

  • Pavia, l’intelligenza artificiale per combattere Alzheimer e Parkinson

    Pavia, l’intelligenza artificiale per combattere Alzheimer e Parkinson

    “In qualità di specializzando in neurologia, mi sono avvicinato al campo dell’intelligenza artificiale un po’ di anni fa, con la consapevolezza che questa avrebbe ridisegnato profondamente il panorama della medicina e della neurologia. Con algoritmi di machine learning avanzato abbiamo individuato i principali fattori predittivi per uomini e donne nello sviluppo di alcune patologie neurodegenerative, approfondendo la comprensione di come il sesso influenzi lo sviluppo e la progressione delle stesse.

    Tra le mie sfide personali future considero la possibilità di implementare tecniche di intelligenza artificiale in neuroimmunologia, per la scoperta di nuove tecniche diagnostiche di laboratorio e lo sviluppo di nuovi modelli pre-clinici di malattia, traslando nella pratica clinica una dimensione tecnologica supportata dalla sperimentazione pre – clinica in laboratorio. La medicina clinica ha sempre implicato una relazione empatica tra medico e paziente, una dimensione che la tecnologia non può replicare.

    Tuttavia, io credo che il binomio uomo – macchina sia una strategia a nostro vantaggio per curare al meglio il paziente in carne ed ossa e, perché no, anche il suo gemello digitale”. Antonio Malvaso, ricercatore, specializzando in Neurologia all’Istituto neurologico Mondino di Pavia (il direttore generale dell’Irccs è da Gianni Bonelli), commenta uno studio coordinato dall’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr – Istc), che per la prima volta ha utilizzato lo strumento dell’intelligenza artificiale per individuare i fattori più importanti per la diagnosi precoce di Alzheimer e Parkinson, differenziando uomini e donne. In particolare, è stato sottoposto a un algoritmo l’esito di una serie di test neuropsicologici, dati neurofisiologici e genetici condotti su un campione misto – composto da uomini e donne sia sani, sia malati, con l’obiettivo di identificare e differenziare in base al sesso i principali fattori predittivi associati all’insorgenza delle due patologie.

    La ricerca è frutto di un lavoro interdisciplinare che ha coinvolto anche l’Area di Ricerca Milano 4 del Cnr, l’Istituto neurologico Mondino, l’Università di Pavia, la Fondazione Santa Lucia Irccs, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata e AI2Life Srl, una start-up sviluppata all’interno del Cnr – Istc. I risultati sono stati pubblicati in due distinti articoli del Journal of the Neurological Sciences.

    “Grazie all’intelligenza artificiale – spiega Malvaso – è possibile vedere quali sono le variabili che evolvono nel tempo nell’Alzheimer e nel Parkinson. Il software che è stato sviluppato è in grado di prevedere l’evoluzione da due a cinque anni. L’applicabilità finale è sia per i medici di base, sia nelle strutture ospedaliere. L’effetto tempo – aggiunge – è decisivo per accorciare i tempi degli esami, della diagnosi e della terapia”.

    Il ‘gemello digitale’ del paziente, grazie sempre all’intelligenza digitale, è l’altra rivoluzione tecnologica. La ‘copia’ può essere usata per prevedere l’andamento della patologia e verificare virtualmente gli effetti delle cure prima di prescrivere i farmaci.

    Lo studio ha adottato un approccio integrato nell’analisi dei test, coerentemente con la teoria sviluppata al Cnr – Istc secondo cui entrambe le patologie (Alzheimer e Parkinson) potrebbero essere manifestazioni di una sola malattia, denominata Neurodegenerative Elderly Syndrome (Nes).

    “Il sistema di machine learning che è stato sviluppato – spiegano i ricercatori – mostra come Mmse (test per una prima valutazione delle funzioni cognitive) è un predittore più efficace dell’Alzheimer nelle donne, mentre negli uomini è essenziale per il monitoraggio a lungo termine. Ldeltotal è più predittivo nelle donne per l’insorgenza della malattia, mentre Avtot è più rilevante negli uomini”.

  • Mede Lomellina: furto di pluviali in rame all’istituto comprensivo “Massazza”

    Mede Lomellina: furto di pluviali in rame all’istituto comprensivo “Massazza”

    Un doppio furto di rame ha colpito nella notte tra mercoledì e giovedì il comune di Mede. I malviventi hanno preso di mira prima l’istituto comprensivo “Massazza”, situato in corso Italia, e successivamente anche il cimitero cittadino.

    Secondo quanto ricostruito, i ladri sono riusciti ad agire indisturbati all’interno del perimetro scolastico, smontando circa 20 metri di pluviali in rame, il cosiddetto “oro rosso”, materiale sempre più ricercato sul mercato nero per il suo valore. Il bottino, solo per quanto riguarda l’istituto scolastico, è stato stimato in circa 1.000 euro. Dopo il furto, la banda è riuscita a fuggire senza lasciare tracce evidenti.

    Non contenti, sembrerebbe che gli stessi autori del raid abbiano colpito anche al cimitero comunale, portando via altri pluviali in rame dalle cappelle. In questo secondo caso il danno è ancora in fase di quantificazione.

    Sull’accaduto sono in corso le indagini dei carabinieri della stazione di Mede, che stanno cercando di raccogliere elementi utili per identificare i responsabili. Non si esclude che i furti possano essere opera di una banda organizzata, specializzata nella sottrazione di materiali metallici di pregio.

    Il furto ha suscitato indignazione tra i cittadini, soprattutto per la scelta di colpire luoghi particolarmente sensibili come una scuola e il cimitero.

  • Inaugurato ‘Il Giardino della LIbertà’

    Inaugurato ‘Il Giardino della LIbertà’

    Oggi, nella mattinata del 27 aprile 2025, in Via XXV aprile è stato inaugurato il ‘Giardino della Libertà’ alla presenza del sindaco Fabrizio Allevi, di rappresentanti delle Associazioni con i loro gonfaloni e della scuola. Ha benedetto il sito don Carlo e la banda – diretta dal maestro Tanzini – ha allietato la manifestazione.
    Nella sua presentazione – prima della scopertura della targa – il Sindaco ha ricordato la figura di Giovannino Guareschi a nome dei 600 mila ‘internati militari’ che nel ’43 non vollero continuare la guerra accanto ai tedeschi. E furono deportati, come ha raccontato Guareschi nel suo ‘Diario clandestino 1943-45’).
    UNA NOTA LOCALE. Nel dopoguerra, Giovannino Guareschi – amico di don Giuseppe Saibene – veniva spesso ad ispirarsi per le sue cronache dal parroco di Nosate. Insieme andavano a pasteggiare alla ‘Casa delle Barche’ dove don Giuseppe raccontava come suonava le campane ‘a stormo’ per avvertire del pericolo, quando arrivavano i comunisti per i comizi in piazza. E Giovannino prendeva appunti…

  • Basket A2, oggi 300 tifosi vigevanesi per l’ultima dell’Elachem prima dei play out

    Basket A2, oggi 300 tifosi vigevanesi per l’ultima dell’Elachem prima dei play out

    Sono circa 300 i biglietti acquistati dai tifosi gialloblu per la trasferta di domenica 27 aprile della ELAchem Vigevano al PalaFit Desio contro l’Acqua San Bernardo Cantù che chiuderà alle ore 18.30 la stagione regolare di serie A2.

    Una grande testimonianza di attaccamento e affetto nei confronti della squadra in una partita che non cambierà la posizione di classifica della squadra allenata da Lorenzo Pansa, già sicura di disputare la serie di playout per la permanenza nella seconda serie a partite da domenica 11 maggio.

    Non ci sono limitazioni di acquisto per coloro che volessero aggiungersi a quella che sarà comunque un momento di aggregazione con la nostra squadra, all’indirizzo https://shop.vivaticket.com/queue/queueerrorpage.php?t=https%3A%2F%2Fshop.vivaticket.com%2Fit%2Fsell%2F%3Fcmd%3Dprices%26pcode%3D12734404%26tcode%3Dvt0015545 e’ ancora possibile aggiungersi alla trasferta.

  • 17enne morta su monopattino a Milano, macchinista ha cercato di fermare treno

    17enne morta su monopattino a Milano, macchinista ha cercato di fermare treno

    Ha tentato di frenare ma purtroppo non è riuscito a fermare il treno che venerdì sera poco prima delle 22.30 ha travolto e ucciso una ragazza originaria della Filippine di 17 anni che si trovava sui binari con il suo monopattino alla stazione Greco-Pirelli di Milano. Il conducente del treno è stato sentito dagli agenti della Polfer insieme ad alcuni familiari, tra cui i genitori, e amici della giovane che si trovavano con lei in stazione in attesa del regionale diretto a Porta Garibaldi.

    Secondo le prime ricostruzioni, la 17enne era sulla banchina con i familiari e amici e si sarebbe allontanata con il monopattino finendo poi sui binari per motivi ancora da chiarire. Ora gli investigatori stanno per ricostruire l’esatta dinamica analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza e inoltre sono già stati effettuati i rilievi della polizia scientifica.

    Nei prossimi giorni verrà effettuata anche l’autopsia disposta dal pm di turno Paolo Storari a cui stamattina è stata trasmessa la prima relazione.

  • Chiedimi chi era Vandenbroucke.. Oggi la Liegi Bastogne Liegi

    Chiedimi chi era Vandenbroucke.. Oggi la Liegi Bastogne Liegi

    Nel solco di una tradizione antichissima, tanto da far chiamare questa corsa “Doyenne” (la decana), Tadej Pogacar proverà a mettere in bacheca la seconda corsa Monumento della stagione dopo il Fiandre. A tentare di scompaginare i suoi piani dittatoriali sarà, innanzitutto, Remco Evenepoel che, prima di una Freccia Vallone sottotono, ha già fatto la voce grossa al Brabante, vincendo su van Aert, ed all’Amstel, terzo dietro al sorprendente Skjelmose che oggi può essere considerato la prima e forse unica alternativa ai due succitati fuoriclasse.

    Percorso classico, duecentocinquanta chilometri conditi da una sequela di côte senza soluzione di continuità, tra le quali spicca quella più iconica di tutte e, spesso decisiva, la Rédoute. Più che mai giudice supremo della Liegi-Bastogne-Liegi, asperità che fa da apripista agli ultimi trenta sinusoidali chilometri prima dell’arrivo. Spendibili per il prestigioso podio sono anche Pidcock e Vaquelin, oltre a chi fa del fondo una delle ragioni ciclistiche. Perché quelli che ritengono la Doyenne la corsa più dura al mondo per chilometraggio e dislivello, e sono in molti, probabilmente dicono il vero, o quasi.

    Ma a beneficio degli aficionados più romantici, non si può introdurre la Liegi senza un “back in the days” che sta a metà tra il ricordo e il rimpianto, per come la vicenda umana di un ciclista meraviglioso, e che su queste strade ha vissuto l’acme di una carriera troppo breve, è andata a finire. Anno 1999, primavera. Il meteo nelle Ardenne è piuttosto clemente, evenienza affatto scontata, tanto che per la “Doyenne” è previsto il sole e sono in tanti a tirare un sospiro di sollievo. L’idea di scalare le côte senza che la ruota posteriore si possa imbizzarrire sull’asfalto bagnato ad ogni scalciata, infatti, è un pensiero più che positivo per i corridori.

    Quando al traguardo di Liegi mancano una trentina di chilometri, a giocarsi il trofeo sono rimasti solo in una quindicina. I più forti sono tutti lì, italiani compresi, in un periodo in cui l’azzurro è spesso la tinta egemone. C’è la coppia di compagni di squadra Bartoli-Bettini, per esempio, con il primo già affermatissimo fuoriclasse e il secondo che lo diventerà a breve. C’è il compianto Rebellin, che questa corsa la finirà per vincere un lustro più tardi nella sua personale “settimana santa”. C’è Velo, il luogotenente di Pantani avvezzo ai lunghi rapporti con licenza di mettersi in proprio. La concorrenza è ovviamente nutrita e vede in Boogerd, l’onnipresente e sempre sorridente olandese frenato in carriera solo da una volata lentissima quindi penalizzante, nel connazionale e arcigno den Bakker, nel campione del mondo svizzero Camenzind e, soprattutto, in Vandenbroucke, il prescelto dagli Déi, i rivali più pericolosi. Insomma, c’è da divertirsi.

    Prima del traguardo posto nel sobborgo operaio di Ans, nella periferia di Liegi in cima all’omonima salita, resta ancora da affrontare quella che è l’ascesa simbolo, la côte de Saint-Nicolas, un chilometro e mezzo di strada all’interno del quartiere storicamente abitato dai nostri connazionali tanto da essere conosciuta nel mondo proprio come la “salita degli italiani”. Tutto fa pensare che un califfo come Michele Bartoli, probabilmente il cacciatore di classiche più forte in attività, non aspetti altro che spiccare il volo tra due ali di folla tricolore. Invece, lasciata la statale, dopo la svolta a destra che sancisce il cambio netto di pendenza, l’allungo è di Bettini ma è l’altro Michele, Boogerd, a rompere seriamente gli indugi. Sotto sforzo mostra i denti, è un marchio di fabbrica, e spinge forte sulle pedivelle, tanto che in un attimo scava dietro di sé un bel vuoto. Dietro si studiano, ben sapendo che è già il momento dell’ora o mai più se non vogliono rivedere l’olandese in maglia di campione nazionale solo al traguardo.

    Il rumore, impercettibile ma solo per i meno avvezzi, è quello che sposta la catena sul rapporto più lungo e che fa da preludio ad un colpo di cannone, lo scatto di Vandenbroucke. Un venticinquenne ribelle e dalla bellezza debordante in sella alla bicicletta destinato per genetica a scrivere pagine di ciclismo memorabili. In due pedalate riprende Boogerd, gli si accoda per rifiatare qualche secondo e riparte, se possibile, con un passo ancora più solenne. Michael rimbalza indietro, tanto che sarà poi assorbito anche dal resto del gruppo, e la chioma biondo platino del belga vallone – funambolo, mattatore, istrione dall’anima fragile che si scoprirà poi essere maledetta – descrive una cavalcata che passa direttamente dalla strada alla leggenda.

    Frank, con la solitudine degli eroi, scrive così il suo nome nell’albo d’oro della corsa di casa e tutto fa pensare all’inizio di una tirannia epocale. Al contrario, averlo predetto fu, come diremo, un tragico errore. VDB, l’acronimo che lo contraddistingue in gruppo, vive una dicotomia distruttiva: granitico fuori, fragile come il cristallo dentro. Si sposa e pedala sicuro, pare felice. Poi conosce Sarah, quella che è la donna della sua vita e che in ogni modo prova a seguirlo su e giù per le montagne russe che Frank ha disegnate nella mente. A Verona avrebbe vinto quel titolo mondiale con una gamba sola, invece cade sul più bello e si rompe il polso, così l’iride se lo prende Freire. Con il senno del poi, un segnale del destino, nonché anteprima dell’attuazione di un copione che, con tutta la morte nel cuore, avremmo poi rivisto altre volte.

    Giù dalla bicicletta, la gestione della vita è sempre più complicata, al punto che scappare di mano è ciò che di più logico gli possa capitare. Doping, forse; droga, sicuramente. Male oscuro, immancabilmente. Così, la carriera del più talentuoso e irrequieto di tutti finisce nel cestino una prima volta. La più classica delle seconde possibilità arriva sotto forma di ingaggio da quello che è lo squadrone per antonomasia del momento e Frank giura, intanto a sé stesso, di rimettersi in riga, perché al ciclismo sente di avere ancora tanto da dare. Un incredibile secondo posto al Fiandre appena tornato alle gare fa pensare che la lezione possa essergli servita ma è un abbaglio, suo e nostro. Quando da lì a breve gli inquirenti lo includono in una lista nera di consumatori di droga e nella sua abitazione rinvengono cocaina e morfina, infatti, la frittata è fatta. Già qualche tempo prima la depressione lo aveva spinto a tentare il suicidio ma la vita, almeno in quell’occasione, aveva disposto diversamente. La discesa verso gli inferi, però, non può più essere arrestata, fino a quando, il 12 ottobre del 2009, in un albergo sperduto del Senegal lo trovano privo di vita in circostanze nemmeno mai chiarite. Cazzo. Come il nostro Pirata, come il Chava Jimenez. Luminescenti fenomeni nel dare del tu al pedale ma sopraffatti da demoni arrembanti troppo più grandi di loro.

    Oggi pomeriggio, la Liegi-Bastogne-Liegi torna ad essere, come accade ormai da più di un secolo, l’acme della primavera ciclistica; classica chiusura della parentesi delle monumentali corse di un giorno aperta sul Poggio di Sanremo e lasciapassare per la stagione dei grandi giri alle porte. Parlare del traguardo senza spendere un pensiero per la tribolata parabola di Vandenbroucke sarebbe, pertanto, un torto al ciclismo e un’ingiustizia nei confronti di un ragazzo a cui la vita ha dato molto per poi beffardamente riprendersi tutto con gli interessi. Una dimenticanza che noi di TicinoNotizie.it lasciamo volentieri ad altri.

    Buona “Doyenne” a tutti. Anche a te, Frank, ovunque tu sia.

  • Incendio in fabbrica di plastiche a Desio

    Incendio in fabbrica di plastiche a Desio

    Un vasto incendio è divampato oggi pomeriggio, poco dopo le 16 di sabato, in un capannone dove si lavora la plastica a Desio, in provincia di Monza e Brianza.

    Sul posto, in via Gaetana Agnesi, sono stati inviati oltre dieci mezzi dei vigili del fuoco dei comandi di Monza, Milano e Varese ed è stata attivata anche Arpa Lombardia, per il monitoraggio della qualità dell’aria. “Le operazioni di spegnimento – fa sapere la direzione regionale dei vigili del fuoco – sono risultate particolarmente complesse a causa del materiale infiammabile presente”.

    L’incendio è stato circoscritto “grazie al massiccio dispiegamento di uomini e mezzi” e – viene riferito dai vigili del fuoco – “non si registrano feriti”. Le operazioni di messa in sicurezza e bonifica sono tuttora in corso.

  • Delitto di Garlasco, convocata dai carabinieri la madre di Andrea Sempio

    Delitto di Garlasco, convocata dai carabinieri la madre di Andrea Sempio

    Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, il caso che dal 2007 scuote l’opinione pubblica. Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio – il giovane attualmente indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi – è stata convocata dai carabinieri.

    Domani mattina, alle 10, Ferrari si presenterà presso la caserma di via Moscova, a Milano, per essere ascoltata come persona informata sui fatti.
    Gli investigatori intendono raccogliere la sua testimonianza su alcuni dettagli legati ai movimenti del figlio nella mattina del 13 agosto 2007, giorno in cui avvenne l’omicidio di Chiara nella villetta di via Pascoli a Garlasco.

    Al centro dell’interrogatorio ci saranno in particolare gli orari degli spostamenti di Andrea Sempio e uno scontrino del parcheggio di Vigevano (Pavia), che il ragazzo decise di conservare su consiglio dei suoi genitori. Daniela Ferrari aveva parlato di questo elemento anche in una recente intervista televisiva, sottolineando come il suggerimento di mantenere la ricevuta fosse arrivato proprio dalla famiglia.

    L’inchiesta, riaperta dopo anni di indagini e processi che avevano visto condannato in via definitiva Alberto Stasi, continua dunque a riservare nuovi capitoli, alla ricerca di tutti gli elementi utili a chiarire la dinamica e le responsabilità di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni.