Tag: In evidenza

  • Voghera: 7 arresti per rapina, furto, riciclaggio e ricettazione

    Voghera: 7 arresti per rapina, furto, riciclaggio e ricettazione

    Dalle prime ore del 17 dicembre i Carabinieri della Compagnia di VOGHERA, supportati dai militari
    delle Compagnie di Vimercate, Corsico, Merate e Latina, hanno eseguito nove ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura della Repubblica di Pavia nei confronti di altrettanti cittadini
    di origine romena.

    I soggetti sono ritenuti, a vario titolo, coinvolti in episodi di rapina, furto aggravato, riciclaggio e
    ricettazione. L’indagine trae origine da un ingente furto avvenuto in un capannone di stoccaggio di profumi di alta gamma a Casei Gerola (Pavia).

    La gravità del fatto ha spinto i Carabinieri di VOGHERA ad avviare approfonditi accertamenti basati sull’analisi delle immagini di videosorveglianza, dei dati di traffico telefonico e delle celle. Le investigazioni hanno permesso di individuare le autovetture utilizzate durante il colpo e di
    risalire ai presunti utilizzatori.

    Nel corso del monitoraggio, gli investigatori hanno collegato al gruppo diversi episodi analoghi:
    tra questi, il furto del 5 maggio nella ditta “Dream Flower” di Casei Gerola e il trafugamento di un tir contenente filati pregiati, per un valore di circa 200 mila euro, avvenuto a
    Villasanta (MB) il 7 giugno 2025.

    Gli inquirenti attribuiscono inoltre al gruppo un assalto a un deposito di cosmetici a Pistoia,
    avvenuto il 22 giugno, operazione durante la quale è stato poi possibile recuperare parte della refurtiva.

  • Droga e furti sui treni, arrestate sei persone ad Abbiategrasso

    Droga e furti sui treni, arrestate sei persone ad Abbiategrasso

    La Polizia di Stato a Milano ha arrestato tre cittadini egiziani di 21, 25 e 29 anni per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e un cittadino libico di 28 anni e due cittadini algerini di 20 e 28 anni per furto aggravato in concorso.

    Nel pomeriggio di giovedì scorso 11 dicembre, gli agenti della Polizia Ferroviaria di Milano, durante un servizio di vigilanza a bordo di un treno regionale diretto ad Alessandria, hanno notato due persone scambiarsi furtivamente un piccolo involucro, mentre il convoglio stava effettuando la fermata prevista nella stazione di Abbiategrasso.

    Fermati entrambi per un controllo, il 21enne, con precedenti per reati contro la persona, è stato trovato in possesso di circa 21 grammi di hashish, 4,5 grammi di cocaina e 55 euro, mentre l’acquirente è stato sanzionato amministrativamente.

    Nel corso della successiva perquisizione all’interno dell’abitazione del 21enne, i poliziotti hanno identificato i suoi due connazionali di 25 e 29 anni, quest’ultimo con precedenti per reati contro la persona e in materia di stupefacenti, e hanno rinvenuto e sequestrato 32.5 grammi di hashish, un bilancino di precisione e 1.300 euro.

    Nella tarda mattinata di domenica scorsa 14 dicembre, invece, i poliziotti della Polizia Ferroviaria, nel corso di un servizio antiborseggio in abiti civile mirato al contrasto dei reati predatori presso la stazione ferroviaria di Milano Centrale, hanno notato tre uomini, in contatto tra di loro mediante l’utilizzo di auricolari bluetooth, monitorare i bagagli dei viaggiatori intenti a salire a bordo di un treno Alta Velocità; poco prima della partenza del treno, uno dei tre uomini è sceso dal convoglio in possesso di un trolley dirigendosi verso l’uscita della stazione seguito dai due complici. Gli agenti, che hanno assistito alla scena senza mai perderli di vista, hanno tempestivamente bloccato i tre autori del furto, irregolari e con precedenti per reati contro il patrimonio, e restituito al legittimo proprietario il bagaglio contenente un computer e un tablet per un valore di circa 2mila euro.

  • Festività Natalizie, si metteranno in viaggio 19,3 milioni di italiani secondo un’indagine di Federalberghi

    Festività Natalizie, si metteranno in viaggio 19,3 milioni di italiani secondo un’indagine di Federalberghi

    Stanno per arrivare le attese vacanze invernali e secondo l’indagine realizzata da Tecnè per la Federalberghi, quest’anno è in aumento il numero di coloro che potranno permettersi i viaggi in questo periodo. In tutto saranno 19,3 milioni di persone.

    Il 91% dei vacanzieri preferirà il Bel Paese, mentre il rimanente 9% preferirà le località estere. Sono in aumento i soggiorni più lunghi e c’è anche chi starà via per le tre festività.

    Certo per il Natale gli spostamenti saranno in maggior numero toccando i 12 milioni di viaggiatori, comprendendo in questa cifra sia chi partirà esclusivamente per questa ricorrenza, sia chi prolungherà il soggiorno fino a Capodanno e anche all’Epifania.

    All’interno di questa quota, 7,9 milioni di persone opteranno di concentrare la propria vacanza tra Natale e Santo Stefano, rientrando nelle proprie case prima dell’inizio del nuovo anno.

    Secondo il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca: “Complessivamente i dati della nostra indagine raccontano la capacità di resilienza ed adattamento dei nostri connazionali. Il contesto economico non è certo dei migliori oggi. Non dimentichiamo che sono proprio le scarse risorse economiche a costringere a casa molti potenziali viaggiatori.

    Tuttavia, resta l’istanza di onorare le tradizioni, di godersi i propri cari in un momento di serenità e relax magari evitando grandi spostamenti, di visitare località non troppo distanti dalla propria base, curiosando tra i mercatini natalizi o visitando città d’arte.

    Il Belpaese, abbiamo visto, resta la destinazione privilegiata, in sostanza il turismo domestico è il volto di questo Natale 2025”. Ma dove andranno gli italiani in vacanza? Per Natale saranno 7,5 milioni gli italiani che trascorreranno le festività in Italia, mentre 400 mila sceglieranno mete internazionali.

    Per chi sceglie l’Italia, la montagna (28,7%), seguita dalle località di mare (25,2%), dalle località d’arte (12,7%). Spesa media pro-capite di 1.482 euro.

    Per Capodanno 2026 saranno 10 milioni 210 mila gli italiani complessivamente in vacanza , di questi 4 milioni 550 mila viaggeranno solo per questa festività, saranno 3 milioni 880 mila, che sceglieranno di restare nel Belpaese, prediligendo la montagna (33,7%), località d’arte (25,3%).

    La spesa media pro capite (comprensiva di trasporto, alloggio, cibo e divertimenti) sarà di 672 euro.

    Inoltre, conclude Bocca: “L’apertura del nuovo anno ci proietterà velocemente verso la grande sfida delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. E noi vogliamo che a vincere, oltre i campioni in campo, siano anche i nostri imprenditori dell’ospitalità e tutto il turismo italiano”.

    Manuelita Lupo

  • Chivu “Pronti a giocarci la Supercoppa, un onore allenare l’Inter”

    Chivu “Pronti a giocarci la Supercoppa, un onore allenare l’Inter”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    RIYADH (ARABIA SAUDITA) (ITALPRESS) – Testa alta e giocarsela a viso aperto, al di là dell’avversario. Il tecnico dell’Inter Cristian Chivu è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Bologna, seconda semifinale della Supercoppa italiana, in programma domani a Riyadh. “E’ un trofeo, sono due partite. Noi dobbiamo ribattere colpo su colpo, giocando ogni partita con ambizione e voglia. La squadra deve crescere e dimostrare, ha l’ambizione giusta per portare avanti il percorso. Visto che siamo qua, anche se non lo meritiamo, approfittiamo del nuovo format che è un regalo a noi e al Milan. Siamo qua e ce la giochiamo fino in fondo”, ha detto Chivu.
    Il tecnico dei nerazzurri ha poi parlato dell’importanza della coesione che c’è all’interno dello spogliatoio: “E’ un onore allenare un gruppo come loro. Hanno lavorato sodo, è un gruppo unito e che ha tanta voglia, è affamato e vuole vincere qualche trofeo. Dobbiamo mettere il massimo, nessuno ci regala nulla. Questo gioco è meraviglioso, ma anche bastardo quando si perde immeritatamente, noi però dobbiamo sempre uscire dal campo a testa alta perchè sappiamo quello che vogliamo. Non dobbiamo dimostrare niente, poi per vincere bisogna meritare a prescindere da quello che è l’avversario”.
    Chivu ha poi proseguito parlando della possibilità di vincere il suo primo trofeo in carriera: “Quanto conterebbe per me vincere subito una competizione? Non mi cambia nulla, non sono a caccia di reputazione. Mi godo la crescita della squadra. Abbiamo la consapevolezza di quello che vogliamo e possiamo fare, solo così si costruiscono squadre con possibilità di vincere trofei. Il Bologna? Sono scomodi un pò per tutti. Lo erano con Thiago Motta e prima ancora con Mihajlovic. E ora lo sono con Italiano. Dall’inizio ci siamo proposti di battere colpo su colpo, giocare con voglia e ambizione, è una squadra che ha tanto da dimostrare e portare avanti il percorso. Quello che è accaduto lo scorso anno ormai è il passato. Testa al Bologna e poi si vedrà”.
    Durante la conferenza stampa è intervenuto anche Alessandro Bastoni: “Non era facile ripartire dopo un cambio di allenatore, Chivu ci ha dato una grossa mano a ritrovare la voglia di lottare. Non era facile ripartire dal punto di vista mentale per poterci giocare tutto. In realtà lo spirito di gruppo non se n’è mai andato del tutto. Forse in alcuni momenti è venuto meno, credo sia fisiologico, ogni tanto serve una mano, quest’anno è arrivata in maniera significativa. Siamo un gruppo, sappiamo che ci sono dei margini di miglioramento”. Il difensore ha poi aggiunto: “Abbiamo sbagliato due tempi in questa stagione, ad oggi siamo primi in Serie A e in Champions siamo nelle prime otto. Dal mio punto di vista ho poco da contestare alla squadra per come sta reagendo alle voci su problemi che non esistono”.
    – Foto Ipa Agency –
    (ITALPRESS).

  • Trecate: ricercato da 15 anni per abusi sessuali, moldavo arrestato

    Trecate: ricercato da 15 anni per abusi sessuali, moldavo arrestato

    Era ricercato dal 2010 per presunti abusi sessuali ai danni di una ragazza minorenne il cittadino moldavo arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri del Comando provinciale di Novara. L’uomo era destinatario di un mandato di cattura internazionale ed era riuscito a far perdere le proprie tracce dopo aver lasciato il Paese d’origine.

    Il ricercato è stato individuato a Trecate, nel Novarese, dove viveva da tempo sotto falsa identità, avendo assunto le generalità di un cittadino rumeno formalmente residente nella cittadina. Proprio questa copertura gli aveva consentito di integrarsi nel territorio e di eludere per anni i controlli delle autorità.

    Le indagini dei militari dell’Arma hanno preso avvio nell’ambito di una recente compravendita immobiliare. Attraverso l’analisi dei documenti e la ricostruzione dei passaggi burocratici legati all’operazione, i carabinieri sono riusciti a risalire a incongruenze nelle generalità dichiarate dall’uomo.

    Determinante, ai fini dell’identificazione, è stato il confronto tra le fotografie fornite dalle autorità moldave e quelle presenti negli archivi italiani, che ha permesso di accertare la reale identità del soggetto e di confermare la sua corrispondenza con il ricercato internazionale.

    Una volta completati gli accertamenti, i carabinieri hanno proceduto all’arresto dell’uomo, che è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria competente. Sono ora in corso le procedure previste in vista della sua estradizione nel Paese d’origine, dove dovrà rispondere delle accuse a suo carico.

  • Delitto Poggi, è il giorno dell’udienza: schermaglie tra avvocati

    Delitto Poggi, è il giorno dell’udienza: schermaglie tra avvocati

    Non si decidera’ nulla oggi ma il sapore dell’udienza che chiude l’incidente probatorio sull’omicidio di Garlasco sara’ quello di un processo anticipato.

    Almeno sul tema delle prove scientifiche perche’
    tutto il resto, quelle che vengono definite le attivita’
    tradizionali d’indagine, restera’ fuori dall’aula della giudice
    Daniela Garlaschelli che ha convocato avvocati ed esperti a
    Pavia con inizio alle dieci. Gia’ nelle relazioni depositate a
    24 ore dall’appuntamento che chiude un percorso iniziato a marzo
    le parti scoprono i temi sui quali si accenderanno.

    Pronti via, la parola sara’ data subito alla perita Denise Albani chiamata a
    illustrare i passaggi e gli esiti dell’incidente probatorio a
    cominciare da quelli sul dna trovato sulle unghie di Chiara
    Poggi riconducibile alla linea paterna di Andrea Sempio ma, per
    ammissione della stessa poliziotta scientifica, con diverse
    “criticita’”. E su queste punteranno sia la difesa dell’indagato
    sia la parte civile Poggi mentre la Procura e il team di Alberto
    Stasi esalteranno il dato dell’attribuzione del dna.

    Nella parte della perizia che ha riguardato le impronte e i reperti della spazzatura è uscito l’unico dato finora “inedito”, ossia la presenza del Dna di Alberto Stasi sulla cannuccia del tè freddo. Mentre le analisi sul profilo genetico trovato sulle unghie di Chiara Poggi presentano almeno una decina di “criticità” dal punto di vista scientifico, come il fatto che il software utilizzato non è nemmeno tra quelli di ultima generazione.

    E’ questo, in sintesi, il contenuto di un elaborato di
    osservazioni, redatto da Marzio Capra, consulente con Dario
    Redaelli della famiglia Poggi, depositato oggi in vista
    dell’udienza di domani mattina a Pavia per l’incidente
    probatorio.

    Nella relazione di una dozzina di pagine, divisa in due parti
    (una genetica, l’altra sulle impronte), gli esperti consulenti
    dei legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che
    assistono i genitori e il fratello di Chiara Poggi, segnalano
    che nelle analisi della perita Denise Albani non sono stati
    valutati i dati “grezzi” ed è stato usato un software del 2005.
    E per la parte “biostatistica” – anche quella, secondo i
    consulenti, senza valenza scientifica come la valutazione di
    “dati non consolidati” – è stato usato coma bacino un database
    europeo e non italiano.

    Nelle valutazioni sulla compatibilità del Dna con quello
    della linea paterna Sempio, poi, gli indici di probabilità usati
    – in un caso “da moderatamente forte a forte” e nell’altro caso
    “moderato” – si basano, sempre secondo le osservazioni dei
    consulenti, su una tabella del ’98, mentre ne esiste una con
    valori differenti e che dà minore compatibilità.

  • Dal disastro politico di Allende alla dittatura di Pinochet. A cura di Domenico Bonvegna

    Dal disastro politico di Allende alla dittatura di Pinochet. A cura di Domenico Bonvegna

    Mentre mi appresto a realizzare l’intervento sulla politica disastrosa di Allende che ha portato alla dittatura di Pinochet, proprio dal Cile, arrivano ottime notizie: Josè Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano è il nuovo presidente del Paese andino. Padre di nove figli è un bel vedere nella foto di gruppo che circola sulla rete. Avremo modo in futuro di scrivere sulla sua politica. Intanto la stampa mainstream ha iniziato a infangarlo, proprio accostandolo al famigerato generale Augusto Pinochet. Allora torniamo ad analizzare quegli anni ’70.

    Il Golpe militare che pose fine alla “via cilena al socialismo” di Salvador Allende. Anche in questo intervento parto da un libro, uno dei pochi, pubblicato ormai due decenni fa, scritto da Mario Spataro, “Pinochet. Le scomode verità”, edizioni Settimo Sigillo (2003) Spataro prima di occuparsi della dittatura di Augusto Ugarte Pinochet, che ricordo, era un oscuro generale, racconta i tre anni intensi di politica sovietizzata di Salvador Allende, a partire dal 1970, quando è diventato presidente del Cile grazie all’aiuto della Democrazia Cristiana.

    Il cardinal Raul Silva Henriquez, arcivescovo di Santiago, celebrò un solenne Te Deum di ringraziamento per la sua vittoria. Purtroppo anche molti uomini di Chiesa cileni (tra cui spicca l’Arcivescovo di Santiago del Cile, cardinal Raul Silva Henriquez) caddero nella trappola della mano tesa ai cristiani ingenui dal neo-marxismo gramsciano o “comunismo dal volto umano” ed accettarono di camminare assieme ai progressisti e ai marxisti, schierandosi aprioristicamente contro Pinochet e facendo così il gioco del comunismo internazionale, che a quei tempi era ancora guidato da Mosca e che si ammantava della nuova dicitura di “Euro-comunismo”, escogitato da Enrico Berlinguer proprio in occasione del golpe cileno del 1973, rifacendosi alla dottrina gramsciana.

    “Cominciò così la più grande campagna di disinformazione che il Novecento abbia mai conosciuto. Posto sugli altari quand’era ancora in vita, il presidente cileno venne trasformato, dopo la sua tragica morte, in icona della libertà, della giustizia e dell’eguaglianza”. Simmetricamente, il generale Augusto Pinochet che con un colpo di stato pose fine al suo fallimentare tentativo di instaurare il socialismo, è additato quale simbolo d’infamia. Tuttavia, per comprendere il Golpe occorre analizzare la politica di Allende che ha avuto un solo intento quello di fare la rivoluzione con la sua Unidad Popular, la coalizione che lo aveva sostenuto e che annoverava, accanto ai partiti di ispirazione marxista, i cattolici di sinistra. Il testo di Spataro è stato letto e presentato sul quotidiano Libero da Renato Bersana, (Il mito di Salvador Allende, 3.8.2003, libero) Per prima cosa rivolse le sue attenzioni alla stampa: “Dovere supremo di un giornalista – disse – è servire non la verità ma la rivoluzione”.

    Cercò quindi di espropriare El Mercurio, il principale quotidiano del Paese. Nel 1972 furono introdotte norme che vietavano la diffusione di notizie che non fossero state approvate dalla Officina de Radiodiffusioni de la Presidencia de la Repubblica, cioè dalla censura. All’indomani della sua elezione una folla di piccoli risparmiatori terrorizzati corse in banca per ritirare i propri risparmi. Aveva presagito quel che sarebbe accaduto, se le premesse della campagna elettorale fossero state mantenute. Lo furono. Con il voto favorevole dei democristiani, Allende fece approvare una modifica costituzionale che facilitava le nazionalizzazioni forzate, anche per “eccessivi profitti”. Meno di un anno più tardi, lo Stato controllava il 90% delle miniere, l’85% delle banche, l’84% delle imprese edili, l’80% delle grandi industrie, il 75% delle aziende agricole ed il 52% delle imprese medio-piccole.

    La produzione crollò, l’inflazione raggiunse il 400% medio, con punte del 700%. Cominciarono a scarseggiare, insieme ai beni di consumo, anche quelli di prima necessità, che vennero razionati. Il “movimento liberatore di enormi proporzioni che ha portato alla presidenza del Cile un uomo chiamato a realizzare improrogabili atti di giustizia”, come scrisse il premio Nobel Pablo Neruda, cominciò a praticare espropriazioni illegali, tollerate, se non incoraggiate, dal governo. Il Movimento de Izquierda Revolucionaria (MIR), qualcosa di simile alle nostre BR, s’impadronì con la violenza di case e negozi, oltre che di circa 2.000 aziende agricole. La commissione parlamentare incaricata di far luce sul fenomeno venne sciolta d’autorità. In poco più di un anno l’intero paese, esclusa ovviamente la nomenclatura del regime, fu alla miseria e alla fame, in preda alle continue violenze delle formazioni paramilitari. Allende ricevette il premio Lenin per la pace. Aveva dimostrato di aver appreso a puntino la lezione, come ci racconta Spataro con dovizia di documenti.

    Per reprimere lo scontento, aveva sull’esempio cubano istituito i Jap, le Juntas de abastecimento popular, comitati locali che avevano lo scopo di “segnalare il rispetto dei prezzi controllati”, ovvero una rete di commissari politici, circa 15.000, che tutto potevano controllare, oltre, naturalmente, a denunciare i comportamenti controrivoluzionari. Nonostante la repressione durissima, esercitata soprattutto dalle squadracce del Mir, il popolo, quello vero, riuscì a far sentire la propria voce: la marcia delle casalinghe e lo sciopero degli autotrasportatori lasciarono chiaramente intendere che la collettivizzazione avrebbe incontrato più difficoltà del previsto.

    Allende cercò allora l’appoggio dell’esercito, facendo entrare nel governo tre ministri militari. Il tentativo si concluse dopo cinque mesi con le loro dimissioni. Era il marzo 1973. “Quando capimmo che l’opposizione conservatrice ci avrebbe impedito di impadronirci dello Stato” – dichiarò il leader comunista Luis Corvalan – “intensificammo i nostri preparativi per la lotta armata”. Allende si trovò nella condizione di scegliere se subire o guidare una rivoluzione più radicale di quella che egli aveva tentato. O la dittatura militare o la dittatura del proletariato: altre vie non erano rimaste. In parlamento aveva già perso la maggioranza, l’esercito non faceva mistero dei propri malumori, i cileni erano allo stremo. Nel mese di luglio, la Democrazia Cristiana offrì al presidente il proprio appoggio, a patto che venissero sciolti i gruppi paramilitari della sinistra.

    La proposta venne respinta. L’11 settembre i carri armati del generale Pinochet, comandante in capo delle forze armate, portarono l’attacco ai centri del potere. Allende, asserragliato con i suoi nel palazzo della Moneda, resistette, rifiutando la via dell’esilio. Quando vide che tutto era perduto, diresse verso di se la mitraglietta con la quale avrebbe dovuto difendersi. Appena la notizia si diffuse, alle finestre delle case apparvero bandiere esposte in segno di gioia.

    Il governo Pinochet dovette, soprattutto nei primi anni, disarmare il terrorismo di sinistra. Fu una guerra civile durissima e le guerre civili, come ammonisce il presidente Mao, non sono pranzi di gala. Completata la transizione alla democrazia, il generale lasciò il potere, costume insolito tra i dittatori. Ma l’odio dell’Europa nei suoi confronti non è mai scemato, fino ad arrivare al parossismo del giudice Garzon, che cercò d’arrestarlo con l’accordo dell’Inghilterra socialdemocratica. Neppure il ben più sanguinario Pol Pot ha mai avuto una così cattiva stampa, né da destra né da sinistra. Per anni, abbiamo assistito alle lagne degli Inti Illimani hanno risuonato da ogni palco, fino a stendere dalla noia perfino i compagni più fedeli alla causa. El Pueblo unido jamàs serà vencido.

    Allende rappresentò il Sessantotto realizzato. Quello che per i cileni fu un incubo, da noi rappresentò il sogno per il quale i salotti democratici hanno continuato a trasalire di sdegno e di speranza. Pinochet, per salvare il suo paese, non usò certo i guanti bianchi. Tranquilli: l’avrebbero criminalizzato lo stesso, anche se fosse stato più mite di La Pira. In uno interessante studio di Marco Respinti su Il Domenicale (“Lui è peggio di me”, 16.12.2006, n. 50)

    Lo studioso milanese mette a confronto Pinochet, il dittatore cileno, da sempre la bestia nera delle sinistre, con il despota cubano Fidel Castro, considerato un modello. Citando Sergio Romano scrive: Pinochet, “deve essere collocato nel suo contesto storico e, nei limiti del possibile, spiegato”. E Romano, in sintesi, descrive com’era l’America Latina, dopo la rivoluzione castrista del 1959, si oscillava fra avventure populiste, colpi di Stato militari, tentativi rivoluzionari e guerriglia urbana. Anche Respinti fa una breve analisi di come si giunse al Golpe militare dell’11 settembre 1973. Il Cile insorse, la popolazione scese nelle strade prima a manifestare il malcontento, poi a invocare l’intervento dei militari. Davanti alle caserme le massaie sbeffeggiavano i militari lanciando granturco urlando, “gallinos!”, “polli”, rimproverando la pavidità. Frei, il presidente DC, appoggiò l’azione di Pinochet. Secondo Romano, “Allende non sarebbe caduto così rapidamente se il putsch delle forze armate non fosse stato preceduto dalle clamorose proteste dei ceti sociali e delle categorie professionali (i camionisti ad esempio) che erano scesi in piazza per protestare contro una politica economica visibilmente sbagliata e una inflazione galoppante”. L’azione di Pinochet s’inquadrò nell’”Operazione Condor”, concertata con gli Usa per impedire la comunistizzazione dell’Iberoamerica.

    Pinochet rimasto al potere fino al 1990, intanto il 5 ottobre 1988, aveva perso il Referendum per prolungamento del suo mandato (il 56% dei cileni gli votarono contro) e, quindi, a norma di Costituzione, indisse elezioni libere per l’anno successivo. Lasciò la presidenza l’11 marzo 1990, rimanendo Capo dell’Esercito fino al marzo 1998 e poi senatore a vita. Poi mentre era in viaggio a Londra, il giudice Garzon cercò di incriminarlo, ma tutto finì nel nulla. Certo dei 17 anni di governo militare cileno rimangono gli interrogativi delle uccisioni di 2.095 persone e di 1.102 scomparse. Poi però c’è il “miracolo del Cile”, anzi due, per Respinti. L’economia del Paese è stata risanata, dopo il disastro comunista di Allende. Infine, andrebbe letto il “testamento politico” del generale, per conoscere il suo pensiero, la rivista Cristianità lo ha pubblicato integralmente ne riparliamo prossimamente.

  • Massimo Garavaglia, “La Ue è come Fonzie che non riesce a dire ‘ho sbagliato’, interveniamo”

    Massimo Garavaglia, “La Ue è come Fonzie che non riesce a dire ‘ho sbagliato’, interveniamo”

    “In Europa le regole sui costi dell’energia sono che dove consumi di più, il costo dell’energia
    aumenta, al contrario della Cina. Ebbene allora va fatta una riflessione interna: per quanto possibile in Italia, facciamo costare di meno l’energia dove si consuma di più e vediamo di far cambiare le regole europee sui costi dell’energia.

    Ad esempio, per fare data center noi siamo obbligati a fare enormi, inutili e inefficienti impianti fotovoltaici, per tentare di ridurre il costo energia, una cosa demenziale. E quando l’Unione
    europea, coi tempi lentissimi, cambierà, rischiamo nel frattempo di aver creato ecomostri che poi sarà impossibile togliere. Quindi fermiamoci e mettiamo uno stop. Se lo ricorda presidente
    Meloni la puntata (di Happy days, ndr) quando Fonzie non riesce a dire ‘Ho sbagliato’? L’Unione Europa è così, cerchiamo di farglielo dire in fretta”.

    L’ha detto il senatore della Lega del nostro territorio, Massimo Garavaglia, questo pomeriggio, durante la discussione sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul prossimo Consiglio europeo, in corso al Senato.

  • Gioventù Nazionale Alto Milanese: raccolta alimentare a Legnano per le famiglie in difficoltà

    Gioventù Nazionale Alto Milanese: raccolta alimentare a Legnano per le famiglie in difficoltà

    Sabato mattina, presso l’Esselunga di Legnano, Gioventù Nazionale Alto Milanese ( il movimento giovanile di Fratelli d’Italia) organizzerà, come ogni anno nel periodo natalizio, una raccolta alimentare a sostegno delle famiglie italiane in difficoltà.

    L’iniziativa nasce dalla volontà di offrire un aiuto concreto a chi sul territorio vive situazioni di fragilità economica, riaffermando il valore della solidarietà.

    «Questa raccolta alimentare rappresenta un gesto di responsabilità e di attenzione verso la nostra comunità», dichiara il segretario Gioele Tafuri. «Crediamo che la politica e l’impegno giovanile debbano tradursi in azioni concrete, soprattutto quando si tratta di sostenere famiglie del nostro territorio che attraversano momenti di difficoltà. Gioventù Nazionale è presente ogni giorno a Legnano e nell’Alto Milanese, non solo con idee e proposte, ma con il lavoro sul campo e la volontà di non lasciare indietro nessuno».

    Gioventù Nazionale Alto Milanese conferma così il proprio impegno costante per Legnano e l’intero Alto Milanese, continuando a essere un punto di riferimento per chi crede in una comunità solidale, attenta e radicata nel territorio.

  • Due morti sulle ciclabili di Milano, assolto l’assessore Granelli

    Due morti sulle ciclabili di Milano, assolto l’assessore Granelli

    Marco Granelli, assessore alla Cura del territorio e delle Opere Pubbliche del Comune di Milano, e tre dirigenti di Palazzo Marino sono stati assolti per non avere commesso il fatto dall’accusa di omicidio stradale in concorso per presunte irregolarita’ nella progettazione e nella
    realizzazione delle piste ciclabili dove avvennero gli incidenti in cui morirono Veronica D’Inca’, 38 anni e Cristina Scozia, 39 anni.

    Le due sentenze sono stata pronunciate dal gup Alberto Carboni nel giro di pochi minuti. D’Inca’ pedalava su una ciclabile senza cordoli di protezione in viale Brianza quando la travolse un camion il primo febbraio 2023.

    Scozia venne uccisa da una betoniera in corso di Porta Vittoria il 20 aprile 2023. La Procura aveva chiesto per la morte di D’Inca’ un anno e 4 mesi, per quella di Scozia un anno. All’epoca dei fatti Granelli era assessore alla Mobilità.