E’ una delle chiese più amate dai Magentini. Una delle sue caratteristiche uniche è quella di conservare, al suo interno un piccolo cimitero. Parliamo della chiesa di San Rocco di Magenta perché a breve, il prossimo mercoledì 16 agosto, sarà il giorno della fiera e a San Rocco non si può non entrare nella chiesa per una visita. Ci saranno tre messe, alle 8.30, alle 10.30 e alle 18. Ma l’invito è di continuare a frequentarla anche successivamente. Da alcuni anni è concessa al rito Ortodosso e conserva al suo interno anche delle bellissime icone.
MAGENTA – Parliamo della chiesa di San Rocco con Francesco Bigogno che nel video ripercorre le tappe più importanti della storia di questo monumento. Venne costruita nella seconda metà del xv secolo. “Nei decenni precedenti – ricorda Bigogno – era in voga la devozione per san Rocco e san Sebastiano, protettori contro la peste. E così si cominciò la sua costruzione per volontà popolare”. A parlarne fu il testamento lasciato dal nobile Antonio Capelli che lasciò questa chiesa alla città. A differenza di tutte le altre, fu l’unica tenuta in piedi esclusivamente con le offerte dei contadini che vivevano attorno.
“Negli anni successivi venne ritrovata in condizioni di grave degrado – ricorda Bigogno – E così, verso la fine del 500 per volere di san Carlo Borromeo, venne istituita la scuola dei Disciplinati. Scuola di laici dediti ai sacramenti con la preghiera e la penitenza che si accollarono la responsabilità del suo mantenimento”. Venne descritta come un oratorio con altare e campanile a base quadrata. All’interno custodiva la statua di san Rocco e il dipinto della Beata Vergine col Bambino e i santi Rocco e Sebastiano. Successivamente l’oratorio venne decorato e cominciò ad assumere la conformazione attuale. “Per tutto il xvii secolo la chiesa viene abbellita e diventò punto di riferimento per la popolazione di Magenta. – continua – nel 1701 viene intitolato un altare a san Giovanni Battista. Poi, nel 1703, venne ottenuta l’approvazione ecclesiale per due reliquie di san Silvano e san Simpliciano conservate per la venerazione”.
Su visita del cardinale Pozzobonelli la chiesa ottenne la conformazione attuale. In più si era costruita la casa dei Disciplinati. Nel 1772 vengono traslate le ossa del cimitero adiacente, la ben nota cappelletta dei morti che custodisce i teschi visibile anche all’esterno. Con la dominazione austriaca viene utilizzata come alloggio per i soldati e nel diciannovesimo secolo, sciolta la confraternita dei Disciplinati, la chiesa diventa sussidiaria alla basilica di san Martino. Tante le opere d’arte che custodisce al suo interno. L’organo Prestinari di pregevole fattura venne realizzato nel 1878. L’ultimo restauro, per volontà di don Giuseppe Locatelli, risale al 1978. Da sottolineare, come opere da ammirare, Le nozze di Cana, il dipinto della Trinità di pregevole fattura, la mater dolorosa. La Beata Vergine col Bambino e la cappella con il dipinto di San Sebastiano. E poi il bellissimo altare con marmi policromi e decorazioni. Un modello unico in Lombardia. Il prossimo anno saranno 500 anni di vita per la chiesa di San Rocco. “Ha fatto parte del tessuto sociale, religioso, devozionale di Magenta. – conclude Bigogno – Una delle più importanti del territorio”.



