Ci sono ragazze e ragazzi pakistani che hanno un sogno. Laurearsi, specializzarsi in Europa o nel nord America e tornare nel loro paese per migliorarlo. Siamo entrati e abbiamo conosciuto una realtà magnifica nel panorama di una nazione dalle enormi potenzialità della quale non conosciamo molto. Si tratta dell’Università.
Alla Gift University di Gujranwala l’offerta formativa è enorme: Ingegneria, Economia, Sociologia, Comunicazione, Psicologia e tanto altro. Sono circa ottomila gli studenti che la frequentano. Di certo fanno parte della classe sociale alta del Pakistan e non è per tutti frequentare l’università. Ma il rettore ci dice subito che “chi ha la passione e la voglia di studiare viene aiutato a continuare”. Il rettore è il professor Shahid Qureshi. Ha ottneuto il PhD all’Università di Berlino e ha continuato la sua formazione in Pakistan. E’ un uomo di carisma, molto religioso e aperto al mondo, che vuole trasmettere non soltanto conoscenze ai suoi studenti. “Non devono studiare solo per ottenere un lavoro qualificato – dice – devono uscire da questa Università ed essere in grado di migliorare le cose, di fare qualcosa di creativo”.

E’ felice della visita di italiani alla sua Università. Ci chiede di poter collaborare con noi per il bene di entrambi. Gli studenti, nel corso della formazione, svolgono periodi all’estero. Parliamo con lui per una mezzora e ci accorgiamo che è una persona dalle grandi doti umane. Consapevole delle gravissime difficoltà che attanagliano il suo paese. Un dato smentisce quelle che sono le nostre convinzioni. Non è vero che la totalità degli studenti, una volta ottenuta la laurea lascerà per sempre il Pakistan. “Molti rimangono – afferma – e per coloro che se ne andranno suggeriamo sempre di essere consapevoli di quello che fanno. Devono essere pronti, sapere bene la lingua del paese nel quale dovranno vivere. E capire se le proprie capacità serviranno a quel paese”. Sono un 10 per cento gli studenti che possono permettersi l’Università. La retta, per gli standard di vita pakistani, è elevata. Varia, naturalmente, da facoltà a facoltà. Ma la media si aggira attorno ai 2200 euro l’anno. “Sono certo che la povertà sia più una povertà d’animo che economica”, ha detto. Un’affermazione che ci lascia perplessi pensando alle centinaia di persone che abbiamo visto per le strade di quella città. Ma il Rettore sa bene quello che dice. “La mentalità diffusa è di chiedere a prescindere da ogni cosa – continua – io cerco di far capire che è importante dare. Se decido di andare a vivere in Italia devo portare in quel paese le mie capacità e le mie professionalità. Devo essere uno che da, non uno che chiede”.

Naturalmente è presente la consapevolezza che per migliorare le cose è fondamentale un intervento deciso a livello politico. Il Rettore parla spesso con il Primo ministro Pakistano ed è unanime l’idea che occorra partire aiutando le classi più basse. “Quello che noi cerchiamo di insegnare è che ognuno di noi ha delle capacità, delle caratteristiche speciali che nessun altro al mondo possiede – dice – Vi faccio un esempio. Una coppia che non sapeva nemmeno scrivere è rimasta con noi per quattro mesi. Hanno scoperto le loro capacità e hanno avviato un’attività investendo quel che avevano in poche mucche. Oggi il loro figlio può permettersi l’Università e loro non hanno avuto bisogno di andare in Italia o in un altro paese per costruirsi un futuro”.