Il Rotary Club Magenta festeggia il compleanno (e anche l’onomastico) di una socia particolare. E’ Lorenza ‘Windsor’ Castiglioni, simpaticamente soprannominata ‘The Queen’, omaggiata dal presidente e da tutti i soci.
MAGENTA – “Col passare degli anni – ha detto Andrea – ho potuto capire le tue capacità di leadership e spesso hanno a che fare con l’incoraggiare le persone a mettere a frutto il loro talento, il loro entusiasmo e la loro ispirazione per lavorare insieme”.
Rimarranno in carcere i due uomini arrestati dai Carabinieri del radiomobile di Abbiategrasso pochi giorni fa dopo un inseguimento partito da Robecco sul Naviglio e conclusosi a Corbetta. A pesare sulla decisione del giudice ci sono i numerosi precedenti per truffa e reati contro il patrimonio commessi dai due un po’ in tutta Italia.
CORBETTA – Si tratta di due nomadi cosiddetti camminanti che, probabilmente, quel giorno avevano in programma un colpo nel territorio. L’avere trovato sulla loro strada i Carabinieri impegnati in un posto di controllo potrebbe aver fatto saltare i loro piani e così non hanno esitato a darsi alla fuga. Tutto si è concluso dopo alcuni chilometri nei pressi dell’Esselunga di Corbetta quando sono stati bloccati, dopo avere opposto resistenza ai militari che li fermavano.
Dopo anni di onorato servizio il luogotenente Matteo Congiu, comandante della stazione dei Carabinieri di Corbetta, ha lasciato il servizio per la pensione. Ieri è stato il suo ultimo giorno di lavoro. Da oggi niente più caserma per il Maresciallo, conosciuto ed apprezzato per il suo impegno. A Corbetta ha preso il comando ormai tanti anni fa ed è sempre stato un riferimento per il territorio.
CORBETTA – Sue caratteristiche sono sempre state l’impegno e la gentilezza nel trattare con le persone anche nelle situazioni più difficili. Al Maresciallo Congiu il ringraziamento dalla redazione per quanto fatto nel corso del suo servizio con l’Arma e gli auguri per questo nuovo periodo di vita lontano dalla divisa.
Mentre al cimitero di Magenta continuano i lavori per risolvere i danni ingenti causati dal recente maltempo i ladri di rame non si fermano. Sarebbe accaduto poche notti dopo la tromba d’aria quando ignoti hanno scardinato i lucchetti del cancello sul lato che guarda verso strada Pontevecchio, e hanno trafugato il rame da diverse cappelle. Almeno sei o sette, oltre ad un paio di tentativi.
MAGENTA – “E’ la seconda volta che succede alla cappella della mia famiglia – spiega Teresio Di Nello – Mentre lo scorso anno avevo subito il furto, in questa occasione non sono riusciti ad asportare la lastra di rame, tentando solo di sollevarla. Tutte le cappelle vicine alla mia sono state depredate del rame. Un danno ingente per tutti, oltre ad un duro colpo perché vedersi toccare le tombe che custodiscono i propri cari lascia il segno. E’ un gesto ignobile che non merita commenti”. Il lato vecchio del cimitero, lungo via Fanti, vede, in questi giorni, numerosi operai al lavoro per sistemare la tettoia danneggiata dalla recente tromba d’aria. Per alcuni giorni l’ingresso per le visite ai colombari di quel lato sarà interdetto. Sull’altro lato, quello nuovo, il danno non è stato colpa del maltempo.
I lucchetti scardinati sono stati gettati a lato del cancello, così come dietro le altre due cappelle prese di mira dalla parte opposta, si notano i canali del cosiddetto oro rosso abbandonati dai ladri in fuga. Contro i ladri di rame la battaglia sembra persa in partenza. Agiscono solitamente a notte fonda e vanno a colpo sicuro. Questa volta, magari, hanno contato sul fatto di mimetizzare il furto con i recenti disastri da maltempo. “Auspichiamo che si mettano delle telecamere anche in questa zona del cimitero – conclude Di Nello – e che si facciano dei controlli. Pare che qualcuno, che vive di fronte al cimitero, abbia notato dei movimenti strani. Ma non abbia poi allertato le forze dell’ordine”.
Qualche disagio per il traffico, tra l’altro non intenso in questa domenica d’agosto, ma per fortuna nessun ferito in condizioni critiche. E’ il bilancio dell’incidente avvenuto sulla strada statale 11 all’altezza di una rotonda di Vittuone poco dopo le 10.
VITTUONE – Coinvolte tre auto. Giunti sul posto l’equipaggio della Croce Bianca di Sedriano e l’automedica. Una ragazza è stata trasferita, in codice verde, al pronto soccorso del Fornaroli. Sul posto due pattuglie dei Carabinieri che hanno gestito la viabilità fino alla rimozione dei mezzi.
Il cadavere di un uomo è stato ritrovato venerdì sera poco prima delle 22 nella cava di Carugate lungo la sp 121. Sul posto sono giunti ambulanza, automedica, vigili del fuoco e nucleo sommozzatori per il recupero della salma.
CARUGATE – L’identità della persona non era nota. Sono tuttora in corso le indagini per capire chi sia e cosa è accaduto. Numerose le pattuglie dei Carabinieri intervenute sul posto. Si indaga per un gesto volontario, ma non si può escludere l’omicidio.
Sono passati già due anni da quel tragico 4 agosto 2021 quando Valentina Caso perse la vita in un incidente stradale a Robecco sul Naviglio. Questa sera la società per la quale era tesserata, il Tapascione Running Team, l’ha ricordata insieme al papà Giovanni e alla mamma Daniela.
ROBECCO SUL NAVIGLIO – Un lancio di palloncini, qualche lumino e una corsetta. Come è nello stile del TRT che ha voluto ricordare Valentina facendo quello che le piaceva. Fare sport all’aria aperta. Quella mattina Valentina era uscita di casa per un allenamento in bicicletta perché si stava preparando per il Triathlon, specialità nella quale andava fortissimo.
Oggi a ricordarla c’erano i suoi amici runner, la Sindaca Fortunata Barni, Gioanni Noè, l’assessore Luigi Vadrucci. “Il ricordo di Vale sarà sempre con noi – ha commentato il presidente del TRT Stefano Colombo – e sarà così per sempre, finché esisterà questa società”. Lacrime agli occhi del papà Giovanni che stringeva la bicicletta di Valentina rimessa a nuovo miracolosamente trovando tutti i pezzi di ricambio. “Su questa bicicletta ci sarà sempre la nostra Valentina”, ha detto Giovanni.
Incidente, poco prima delle 19 di questa sera, alla rotonda tra via Espinasse e via IV Giugno a Magenta. Per cause in corso di chiarimento da parte della Polizia locale di Magenta si è verificato l’urto tra due veicoli con il ferimento di una persona.
MAGENTA – Sul posto è giunto l’equipaggio di turno della Croce Bianca che ha soccorso un uomo di 59 anni e lo ha accompagnato, in codice verde, al pronto soccorso del Fornaroli. La viabilità non ha subito intoppi ed è stata gestita dalla Polizia locale fino alla rimozione dei mezzi da parte del carro attrezzi.
Non ci vuole molto a capire come mai il Pakistan abbia un tasso così elevato di esportazione della manodopera. Chi può se ne va, in Europa o in Nord America. Il paese non cresce, anzi sprofonda sempre più. La povertà è immensa ed è un pugno nell’occhio per un paese che avrebbe potenziali enormi per crescere. Ma senza infrastrutture adeguate è impossibile puntare sul turismo e con una classe politica guidata da dinastie storiche, piene zeppe di soldi che non fanno certo gli interessi del paese, guardare al futuro in positivo è impossibile. Il rischio attentati è quotidiano.
Le strade sono impraticabili e non c’è una rete fognaria. Questo vuol dire che appena vengono giù due gocce di pioggia si trasformano in un lago di fango. I bambini sono ovunque. C’è chi raccoglie rifiuti per due soldi e chi lavora sulla strada mettendo pietre. “Non so esattamente l’età dei miei genitori – racconta una bambina che incontriamo lungo una strada trafficatissima di Gujranwala – sono vecchi. Noi siamo in sei, siamo tutti sulla strada. Io rimango dalle 8 fino alle 13 e poi arrivano altri a darmi il cambio”. Quello che ci ha detto quella bambina fa emergere un ulteriore problema. Spesso dietro l’accattonaggio ci sono vere organizzazioni criminali che gestiscono i bambini facendo fare loro dei turni. Mille rupie pakistane equivalgono a poco più di tre euro. Un bimbo quando si ritrova un bigliettone da mille rupie in mano fa i salti di gioia.
Sono soldi che non vede nemmeno in una settimana. Un litro di benzina costa circa 260 rupie, 83 centesimi di euro al cambio. La vita costa pochissimo per un europeo abituato a ben altri costi. Ma per i pakistani non è così. “Ho problemi mentali e fisici molto gravi e non ricevo alcuna assistenza”, spiega una ragazza. Chi ha un bel lavoro, chi fa l’insegnante, lavora come dipendente statale e godrà di pensione, o è riuscito a mettere via un po’ di soldi, vive nei cosiddetti quartieri protetti. Lì cambia tutto. Niente più caos infernale, strade ben tenute, prati tagliati, un centro medico, scuole e servizi. Se li pagano loro e quindi fanno bene. C’è una protezione all’ingresso con delle guardie che verificano chi entra e spesso non fanno entrare nessuno al di fuori dei residenti. A Lahore un gruppo di studentesse della facoltà di Medicina parlano con noi del loro presente e del loro futuro. “Dopo la Laurea vorremmo tanto venire in Europa a specializzarci”. Ma soltanto una di loro aspira a rientrare in paese per il bene del Pakistan. Le altre rimarranno a lavorare all’estero. Inghilterra, Italia, Nord America, ovunque. L’inglese lo sanno alla perfezione, non avranno difficoltà. Molti, quelli appartenenti alle caste più basse, tentano la fortuna affidandosi alle bande di criminali che organizzano i viaggi della speranza in Europa. Sono tante le tendopoli che si incontrano nelle campagne. Spesso ci vivono famiglie poverissime. Ma anche persone che qualche soldo sono riuscite a metterlo via.
E’ il caso di due famiglie che hanno speso 8000 euro nella convinzione di andarsene. Poi però ci hanno ripensato. “Su quel barcone che si è rovesciato al largo della Grecia avremmo potuto esserci anche noi”, spiega un uomo. Hanno delle belle case che hanno costruito loro e riescono a stare al fresco quando le temperature esterne raggiungono livelli impossibili. Lungo una via stretta di un quartiere di Gujarat incontriamo due bambine. Anche loro mendicano. Non sono mai state a scuola, appartengono a famiglie di zingari pakistani. Alla domanda se sognano una vita migliore la risposta lascia senza parole: “Perché? Esiste una vita migliore di questa? Non lo sappiamo, per noi è così e sarà sempre così”.