Non ci vuole molto a capire come mai il Pakistan abbia un tasso così elevato di esportazione della manodopera. Chi può se ne va, in Europa o in Nord America. Il paese non cresce, anzi sprofonda sempre più. La povertà è immensa ed è un pugno nell’occhio per un paese che avrebbe potenziali enormi per crescere. Ma senza infrastrutture adeguate è impossibile puntare sul turismo e con una classe politica guidata da dinastie storiche, piene zeppe di soldi che non fanno certo gli interessi del paese, guardare al futuro in positivo è impossibile. Il rischio attentati è quotidiano.

Le strade sono impraticabili e non c’è una rete fognaria. Questo vuol dire che appena vengono giù due gocce di pioggia si trasformano in un lago di fango. I bambini sono ovunque. C’è chi raccoglie rifiuti per due soldi e chi lavora sulla strada mettendo pietre. “Non so esattamente l’età dei miei genitori – racconta una bambina che incontriamo lungo una strada trafficatissima di Gujranwala – sono vecchi. Noi siamo in sei, siamo tutti sulla strada. Io rimango dalle 8 fino alle 13 e poi arrivano altri a darmi il cambio”. Quello che ci ha detto quella bambina fa emergere un ulteriore problema. Spesso dietro l’accattonaggio ci sono vere organizzazioni criminali che gestiscono i bambini facendo fare loro dei turni. Mille rupie pakistane equivalgono a poco più di tre euro. Un bimbo quando si ritrova un bigliettone da mille rupie in mano fa i salti di gioia.

Sono soldi che non vede nemmeno in una settimana. Un litro di benzina costa circa 260 rupie, 83 centesimi di euro al cambio. La vita costa pochissimo per un europeo abituato a ben altri costi. Ma per i pakistani non è così. “Ho problemi mentali e fisici molto gravi e non ricevo alcuna assistenza”, spiega una ragazza. Chi ha un bel lavoro, chi fa l’insegnante, lavora come dipendente statale e godrà di pensione, o è riuscito a mettere via un po’ di soldi, vive nei cosiddetti quartieri protetti. Lì cambia tutto. Niente più caos infernale, strade ben tenute, prati tagliati, un centro medico, scuole e servizi. Se li pagano loro e quindi fanno bene. C’è una protezione all’ingresso con delle guardie che verificano chi entra e spesso non fanno entrare nessuno al di fuori dei residenti. A Lahore un gruppo di studentesse della facoltà di Medicina parlano con noi del loro presente e del loro futuro. “Dopo la Laurea vorremmo tanto venire in Europa a specializzarci”. Ma soltanto una di loro aspira a rientrare in paese per il bene del Pakistan. Le altre rimarranno a lavorare all’estero. Inghilterra, Italia, Nord America, ovunque. L’inglese lo sanno alla perfezione, non avranno difficoltà. Molti, quelli appartenenti alle caste più basse, tentano la fortuna affidandosi alle bande di criminali che organizzano i viaggi della speranza in Europa. Sono tante le tendopoli che si incontrano nelle campagne. Spesso ci vivono famiglie poverissime. Ma anche persone che qualche soldo sono riuscite a metterlo via.

E’ il caso di due famiglie che hanno speso 8000 euro nella convinzione di andarsene. Poi però ci hanno ripensato. “Su quel barcone che si è rovesciato al largo della Grecia avremmo potuto esserci anche noi”, spiega un uomo. Hanno delle belle case che hanno costruito loro e riescono a stare al fresco quando le temperature esterne raggiungono livelli impossibili. Lungo una via stretta di un quartiere di Gujarat incontriamo due bambine. Anche loro mendicano. Non sono mai state a scuola, appartengono a famiglie di zingari pakistani. Alla domanda se sognano una vita migliore la risposta lascia senza parole: “Perché? Esiste una vita migliore di questa? Non lo sappiamo, per noi è così e sarà sempre così”.
