Categoria: Sport

  • La morte del grande Luisito Suarez e quell’incontro fortuito in aereo con Pietro Pierrettori

    Il Presidente della Pro Loco con un post ha commemorato la morte del regista dell’Inter del Mago. Quando l’Inter veniva a Magenta per i prepartita all’Hotel Excelsior….su imbeccata del ‘Magia’ Mereghetti di Ossona….

    MAGENTA – Il 26 novembre 2007, sul volo Milano–Madrid, incontrai Luis Suàrez Miramontes detto “Luisito”.
    Con grande emozione mi presentai e gli raccontai che da ragazzino l’avevo visto molte volte a Magenta quando l’Inter di Herrera veniva (anni 1961-62) in ritiro all’Hotel Excelsior (inaugurato nel 1959 per il Centenario della Battaglia).
    Suarez, vincitore del Pallone d’Oro nel 1960 era appena arrivato dal Barcellona (1961) chiamato all’Inter da Helenio Herrera.
    Mi disse che ricordava perfettamente quel periodo in cui venivano a Magenta.
    Appiano Gentile non esisteva ancora e, all’Inter, necessitava un luogo per il ritiro prima delle partite casalinghe, a San Siro.
    Suarez continuò raccontandomi che era stato il suo compagno, l’ossonese Mario Mereghetti (detto Màgia), centrocampista nerazzurro, a trovare la soluzione Magenta.
    Il rituale prevedeva che la squadra arrivasse il venerdì e per due giorni l’Hotel Excelsior rimaneva rigorosamente blindato.
    A noi ragazzini e ai tifosi non rimaneva che attendere la passeggiata mattutina dei giocatori.
    Li ho ancora nella mente tutti i giovanissimi campioni della grande Inter.

    In fila ordinata, giocatori davanti e il “Mago”, Helenio Herrera, dietro a tutti, con l’occhio del vigile controllore.
    Itinerario della passeggiata era via Cattaneo, via Roma, piazza Liberazione, via 4 Giugno, via Brocca e in Hotel per il pranzo.
    Quanti foglietti pieni di autografi ci mettevamo in tasca… (non so più dove sono finiti).
    Non ci pareva vero poter guardare, a pochi centimetri, quelli che sarebbero stati impressi nella memoria dell’Italia del pallone con la famosa “filastrocca”…Sarti, Burgnich, Facchetti….
    Onorato di aver fatto la sua conoscenza, signor Suarez…, un vero “signore” del calcio

    Pietro Pierrettori

    P.S. Purtroppo non ho mai visto foto di quelle passeggiate dell’Inter per la nostra Città anche se ricordo che qualche Magentino, armato di macchina fotografica, scattava istantanee.
    Se, frugando nei cassetti dei nonni ne saltasse fuori qualcuna, ben felice di poterla pubblicare.

  • Wimbledon, Berrettini cede con onore ad Alcaraz: mancò la fortuna, non il valore- di Teo Parini

    Lo si diceva ieri, qualche condizione al contorno favorevole e il morale ritrovato avrebbero potuto consentire a Berrettini di disputare una partita dignitosa contro l’inarrivabile – almeno per lui – Alcaraz e, magari, prendersi lo scalpo di un set.

    Così è stato, quindi bravo. Matteo avrà alcuni difetti tecnici ma ha il pregio di disputare sempre la migliore partita possibile; insomma, è uno che il suo la fa sempre e non è un aspetto banale per un tennista. Aiutato involontariamente da Carlitos, la cui capacità di convertire le palle break per una sera pareva quella di Federer e che a dirsi deficitaria gli si fa un complimento, Berrettini, dopo aver vinto un primo set giocato con precisione chirurgica sull’asse servizio e dritto, ha financo avuto la chance di strappare per primo la battuta all’avversario all’inizio del secondo parziale sulla scia di una certa inerzia costruita con caparbietà. Insomma, è uscito dai blocchi come un tuono sfruttando quel minimo effetto sorpresa che ancora destabilizza Alcaraz sui prati.

    Pur non dando mai l’impressione di potercela davvero fare anche nei frangenti a lui più favorevoli, Matteo, ancorandosi alle solide certezze del suo purtroppo scarno bagaglio, è rimasto in campo con dignità tennistica e abnegazione, forse con poche gambe per via dell’avvicinamento tribolato ai Championships. Il risultato è stato quello di offrire agli spettatori una partita senza pathos ma tutto sommato piacevole. Sarà che Alcaraz vale da solo il prezzo del biglietto contro qualunque avversario e che l’evidente confronto stilistico è anch’esso motivo di interesse, ma nell’ottica del bicchiere mezzo pieno, ripensando anche al tunnel nero in cui era precipitato, è stata una buona giornata per l’azzurro. Più in generale, un buon torneo, soprattutto in ottica classifica che, riportata intorno alle posizioni che sono nelle sue corde, potrà assicurargli in futuro tabelloni più agevoli nei quali lo spauracchio Alcaraz dovrebbe palesarsi solo in dirittura d’arrivo e non già agli ottavi come accaduto in questo Wimbledon.

    Tolti lo spagnolo e Djokovic, la sensazione è che un Berrettini in buona salute psicofisica possa avere sull’erba una possibilità di vincere con tutti. Alcaraz, invece, sui prati non ha ancora la confidenza necessaria per essere pressoché invincibile o comunque infondere quella impressione. Talvolta, infatti, la sua dinamica del moto tradisce qualche imbarazzo nella ricerca della palla – in soldoni pare dimenticarsi che sotto ai piedi non ci sia il cemento – al quale sopperisce con tutto il talento che abita nei suoi arti superiori. I set persi e le fatiche annesse contro il non irresistibile Jarry e con Berrettini dicono che il margine di sicurezza che interpone tra sé e i suoi rivali è decisamente ampliabile, questione di tempo.

    L’attualità, però, significa per Carlitos poter concedere a Djokovic di restare aggrappato al match e tutti sappiamo che un eventuale arrivo in volata potrebbe premiare il Mario Cipollini della racchetta. Oltre al fatto che l’incognita infortunio fisico – la sua kryptonite – è sempre presente e non serve ricordare che la possibilità di una noia muscolare improvvisa è direttamente proporzionale alle ore di gioco, tutte cose che un vecchio marpione come il serbo conosce a menadito. La finale dell’ultimo Roland Garros, con Djokovic che ha saputo far melina tennistica allungando a costo di sfiancarsi ogni quindici nell’idea di cui sopra, è l’emblema di quanto possa essere diabolico il tennis, costringendo il più talentuoso del circus a dare il via libera ad un avversario che in termini di manualità non lo vede nemmeno col binocolo. Roba da uscirne pazzi. Realisticamente non si vede come Djokovic possa mancare l’appuntamento con la finale considerato uno spicchio di tabellone morbido come il burro mentre dall’altra parte, invece, il numero uno del ranking potrebbe avere qualche grattacapo da un piantagrane come Rune, talmente odioso che farebbe perdere la pazienza a Giobbe e Alcaraz farebbe bene ad armarsi di benzodiazepine prima di scendere in campo.

    In tutto ciò ci siamo dimenticati di Sinner che la Dea bendata ha sospinto a colpi di avversari impresentabili fino al quarto di finale odierno contro il carneade Safiullin, un’occasione più unica che rara per centrare il traguardo della semifinale nobile proprio contro Djokovic. Per finire, un pensiero alle donne. In lizza per il titolo c’è ancora Ons Jabeur ed è la notizia in assoluto più rilevante di questa edizione di Wimbledon. Perché? La tunisina non gioca a tennis, dipinge capolavori. Un inno alla bellezza che ci fa dimenticare l’esistenza del resto.

    di Teo Parini

  • Abbiategrasso, via all’assegnazione palestre per il 2023-24

    ABBIATEGRASSO Anche quest’anno l’Amministrazione Comunale intende procedere all’assegnazione delle palestre alle società sportive aventi diritto.

    “l’Amministrazione comunale di Abbiategrasso riconosce il ruolo fondamentale delle associazioni sportive quali strumento di promozione e organizzazione di attività con finalità ludiche, ricreative e formative, sia a carattere amatoriale che agonistico e di crescita nella qualità della vita cittadina” sostiene l’assessore allo Sport Beatrice Poggi, “Per questo, in un’ottica di valorizzazione delle potenzialità aggregative e di promozione al benessere insite nello sport, il Comune di Abbiategrasso concede annualmente l’utilizzo delle palestre comunali e degli impianti sportivi alle associazioni, società sportive e privati interessati”.

    A tale scopo è stato pubblicato un avviso, al fine di poter iniziare a programmare la prossima stagione sportiva 2023/2024.
    L’utilizzo degli spazi a carattere sportivo oggetto dell’avviso dovrà essere compatibile con l’uso degli stessi per l’attività prevalente curriculare ed extracurriculare da parte degli Istituti Scolastici. Nello specifico possono partecipare le Associazioni e le Società sportive dilettantistiche, le Federazioni sportive nazionali e discipline associate affiliate riconosciute con decreto ministeriale, le Associazioni del tempo libero per lo svolgimento di attività motorie e/o formative, ricreative ed amatoriali di carattere sportivo.

    Le domande d’uso delle palestre comunali e scolastiche per la stagione 2023/2024 dovranno essere presentate, complete di tutta la modulistica, entro il 25 agosto 2023 secondo le seguenti modalità:

    presso l’ufficio Protocollo del Comune di Abbiategrasso, sito in piazza Marconi 1, aperto al pubblico nei seguenti giorni ed orari: lunedì, giovedì e venerdì dalle 9.15 alle 12.45, martedì dalle 9.15 alle 13.45, mercoledì dalle 16 alle 18.
    Via e -mail seguente indirizzo: protocollo@comune.abbiaterasso.mi.it
    Via Pec al seguente indirizzo: comune.abbiategrasso@legalpec.it

    Si rammenta che gli impianti sportivi saranno assegnati solamente alle seguenti condizioni:

    aver saldato le pendenze debitorie relative alla stagione in corso;
    essere iscritti all’Albo Comunale delle Associazioni del Comune di Abbiategrasso.
    Il periodo di utilizzo delle palestre avverrà in concomitanza con l’inizio e la fine dell’anno scolastico.

    Per maggiori informazioni e la modulistica, si rimanda al bando https://abbiategrasso.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-g/-/papca/display/8008143

  • Wimbledon: oggi Berrettini-Alcaraz. Dov’eravamo rimasti, Matteo? Di Teo Parini

    Matteo Berrettini non incarna la nostra idea di tennis e, lo ammettiamo, a volte fatichiamo a comprendere come abbia potuto raggiungere risultati enormi con così pochi dardi nella faretra. Gli amanti dei numeri, all’uopo, provano a venirci in soccorso: l’azzurro, infatti, nelle sue più redditizie cavalcate Slam – vedi Wimbledon 2021 ma non solo – non ha mai battuto un Top 10 e, checché se ne dica, è un discreto colpo di fortuna. Ma non basta come giustificazione.

    Perché Zverev, che ha liquidato ieri con relativa tranquillità, pur non essendo più il giocatore che fu prima di distruggersi la caviglia, sull’erba vale molto più del suo ranking attuale e ci ha lasciato lo stesso le penne.

    Probabilmente l’erba, anche nella sua versione odierna non particolarmente infida, gli perdona in parte i deficit tecnici dal lato del tremebondo rovescio, dove uno slice pessimo allo sguardo ma sufficiente nel rendimento è una scialuppa di salvataggio per stare alla larga dal colpo bimane che a questi livelli è impresentabile. Anche i problemi di mobilità, potendo giocare i quindici di battuta sul binomio minimal servizio-dritto da primo della classe, sono meno evidenti sui prati, semplicemente perché la possibilità di accorciare i rally è più alta qui che altrove e la pesantezza strutturale nel mulinare i piedi alla ricerca della palla non è aggravata, appunto, dallo stancante perdurare dello scambio.

    Se a tutto ciò sommiamo una garra non comune e una capacità di restare con la testa nel match anche nei momenti più complessi, forse ci siamo dati la risposta che andavamo cercando. Matteo è quel che si dice ancorare il proprio gioco a una o due certezze; la qualità globale al ribasso fa il resto.
    Detto ciò, Berrettini, a valle di un periodaccio orribile fatto di mille infortuni e dalla fiducia sotto alle scarpe, sembra essere tornato quello capace ogni volta di fornire la sua migliore versione possibile. La vittoria al primo turno in questi Championships contro l’amico Sonego deve avergli fatto scattare qualcosa perché il body language è passato in un amen da negativo a positivo ed è tornato a vincere le partite da vincere, quelle in cui è favorito. Piantata la bandierina sugli ottavi, la seconda settimana di uno Slam è di per sé un buon risultato se non fai Djokovic di cognome, gli dèi del tennis hanno concesso a Berrettini due possibilità in un colpo solo. Quella di fare fuori un Top 10 dal tabellone principale di un Major e, insieme, di misurarsi contro un giocatore che a differenza sua di frecce ne ha un’infinità non misurabile: Alcaraz. Tennista epocale che, il giorno in cui risolverà qualche lacuna fisica che lo accompagna tipo nuvoletta carica d’acqua da vacanza fantozziana, smetterà di perdere partite a tempo indeterminato. Se in qualunque altro contesto Matteo avrebbe dovuto ritenere accettabile l’idea di poter forse strappare un set allo spagnolo, c’è da dire che a Wimbledon il pensiero che possa sfruttare un pizzico di inesperienza erbivora del suo giovane avversario per inventarsi un match alla pari, anche solo nella sensazione di trovarsi nel posto giusto, non è così peregrina. Insomma, incontrare Alcaraz al di là della rete è come vedere Tyson che dagli spogliatoi punta dritto verso il ring, ma per Matteo le condizioni al contorno sono le più auspicabili. Lo favoriscono e, al contempo, insinuano qualche minuscolo dubbio nelle certezze epocali di Carlitos che, tanto per dirne una, contro Jarry, mica Edberg, ha faticato e non poco per venirne a capo.
    Da segnalare il carro azzurro di nuovo pieno dopo settimane di precipitose discese.

    I tifosi prestati al tennis sono fatti così, pensano di adattare ad una disciplina diabolica alcuni principi mutuati da sport meno complessi. Matteo non era un fenomeno quando stava a due set dal vincere Wimbledon e non era un brocco quando non portava a casa un match nemmeno giocando da solo. L’equilibrio del tennista, sempre se di cognome non fai Djokovic, è archetipo di instabilità, basta un niente per perturbarlo e palle che ieri spazzolavano le righe cominciano a uscire di un palmo senza un motivo apparente. La disdetta è che per tornare a mettere le palle in campo possa volerci un sacco di tempo, anche se la meccanica dei colpi è sempre la stessa dei giorni belli e non ti sai dare un perché al prezzo di diventare matto. Il tunnel nero in cui era precipitato Berrettini e dal quale sembra essere finalmente uscito.

    Ora siamo di fronte ad un dilemma. Umanamente, per campanilismo e per avere un’altra bella storia da raccontare, sarebbe magnifico che Matteo battesse il più bravo di tutti sul campo, per distacco, più prestigioso. Per amore della disciplina, invece, ci piacerebbe potere tornare a dire che per un tennista saper fare con facilità più cose degli altri – avere più talento, in altre parole – sia sinonimo di vittoria, evenienza niente affatto scontata. Per convincersene è sufficiente ricordare che Federer ha perso in carriera qualche centinaio di incontri pur esibendo una qualità non replicabile. Casino, né?

    In bocca al lupo, Matteo. Abbiamo altre preferenze tennistiche ma il tuo martello ci è mancato.

    di Teo Parini

  • Basket: si ritira Gigi Datome. L’omaggio dell’Olimpia Milano

    MILANO “La Pallacanestro Olimpia Milano ringrazia Gigi Datome per tutto quello che ha fatto e significato in questi tre anni trascorsi insieme. Durante le sue tre stagioni a Milano, Gigi Datome ha vinto lo scudetto nel 2022 e nel 2023, la Coppa Italia nel 2021 e nel 2022, la Supercoppa nel 2020, ed è diventato il primo realizzatore italiano nella storia di EuroLeague.

    Con lui l’Olimpia ha anche giocato le Final Four del 2021. È stato MVP delle Final Eight di Coppa Italia nel 2021 e dei playoff del 2023. Ha anche segnato 23 punti in Gara 6 della finale scudetto del 2022. Era venuto per vincere in Italia da protagonista”. Con una nota sul proprio sito ufficiale l’Olimpia Milano ringrazia Gigi Datome, che ha annunciato il suo ritiro dopo i mondiali della prossima estate. “Con cinque trofei in tre anni ha raggiunto il suo obiettivo. Ma molto più di questo, insieme a Sergio Rodriguez, Kyle Hines, Nicolò Melli, ha contribuito in modo determinante a costruire non tanto una squadra vincente ma una cultura, un modo di essere e di fare che verranno tramandati alle nuove generazioni di giocatori Olimpia. Anche per questo, Gigi Datome continuerà a far parte della famiglia dell’Olimpia, mettendo a frutto l’esperienza maturata nel corso della carriera e continuando a promuoverne i valori fuori del campo così come ha fatto da giocatore”, conclude il comunicato dell’Olimpia Milano.

  • Basket. ASD Virtus Abbiatense il bilancio di una stagione e le novità per il futuro: sabato l’Open Day

    Presso la sede sociale di Via Dante 87 ad Abbiategrasso parla il presidente Adriano Bedin: “Al termine di un lungo e faticoso anno sportivo, vorrei tracciare un resoconto dei risultati ottenuti, ed esprimere la soddisfazione per quanto fatto e per i traguardi raggiunti. La prima squadra, la punta di diamante della nostra società, è riuscita nella non facile impresa di mantenere la seconda categoria FIGC alla quale partecipiamo ormai da tre anni. La squadra, affidata alle cure quest’anno di mister Ugo Calvi, è arrivata a classificarsi al decimo posto del girone pavese. Esprimo la soddisfazione della società e mia personale per il risultato e speriamo tutti vivamente di continuare a mantenere la categoria anche per il prossimo campionato, nel corso del quale vorremmo riuscire ad inserire stabilmente nell’organico della prima squadra molti giovani provenienti da nostro vivaio, e perché no anche chi, da esterno, abbia il piacere di entrare a far parte della nostra società.”

    ABBIATEGRASSO – Fanno eco al presidente Bedin anche il vice presidente Nando de Gaetano, il direttore generale Franco Chillico ed il direttore sportivo Massimo Napoli, i quali esprimono la massima soddisfazione per i risultati ottenuti anche dalle categorie giovanili, in primis gli juniores, i giovanissimi 2009 e gli esordienti 2011 e 2012 che hanno fatto man bassa di vittorie nei campionati di categoria e nei tornei arricchendo di trofei la bacheca societaria. Massimo Napoli, da buon allenatore, ha il piacere di menzionare anche i pulcini 2013 e 2014 ed i più piccoli che hanno mosso i loro primi passi in campo ben comportandosi nei campionati disputati.


    (il coach Massimo Napoli)

    “Stasera però”, continua il presidente Bedin, “Ho il piacere di comunicarvi una bella novità: la ASD VIRTUS ABBIATENSE cambia!
    Stante le numerose richieste avanzate dalla cittadinanza, insieme ai componenti del consiglio direttivo abbiamo deciso di cambiare il nostro statuto sociale e di trasformarci in polisportiva, abbracciando l’esigenza dimostrata di implementare nella nostra città anche il gioco della pallacanestro.
    Dal prossimo campionato 2023/2024, infatti, qualora ce ne venga data la possibilità, abbiamo intenzione di iscrivere ai campionati federali una o più squadre di atleti che abbiano già giocato a pallacanestro oppure ragazzi che abbiano la voglia di giocare per la prima volta, contando sulla disponibilità di un gruppo di allenatori già formati che possono insegnare loro a praticare questo nuovo sport nella nostra città.
    Con questa notizia noi ci rivolgiamo non solo alla popolazione residente, ma anche a tutti quelli che, provenienti dalle città del circondario, per affinità o per voglia, abbiano il piacere o l’intenzione di giocare con noi e far parte della nostra famiglia.
    Ciò perché, ci teniamo a ricordare, che la Virtus Abbiatense è prima di tutto una famiglia di persone a cui piace lo sport in tutte le sue forme, che hanno voglia di mettersi in gioco e perché no, continuare a sognare.

    Il nostro sogno sarebbe di vedere inoltre anche le ragazze praticare calcio e pallacanestro ad ogni livello, sotto i colori della Virtus Abbiatense. Contiamo di coinvolgere pertanto anche le famiglie in questa scelta con la certezza che, una volta conosciuti i nostri programmi, ci affideranno con piacere i loro figli per affiancarli nel loro percorso di crescita. Il nostro desiderio è quello di non fermarci qua, ma di andare oltre, inserendo altri sport in futuro. Stiamo lavorando perché tutto ciò accada e contiamo sul supporto di coloro che sono interessati”.
    Il direttore generale Franco Chillico invita quindi tutti coloro che vogliono avere informazioni a rivolgersi alle mail istituzionali: INFO@VIRTUSABBIATENSEBASKET.COM e VIRTUSABBIATENSE@TISCALI.IT per avere informazioni sull’offerta che la società ha intenzione di promuovere.

    Ciò anche mediante open day sul territorio rivolti ai ragazzi ed alle loro famiglie, cosi come la partecipazione agli eventi ed alle varie manifestazioni indette dai comuni del circondario mentre prossimamente verranno attivati anche i siti internet ed i contatti telefonici, che verranno comunicati successivamente.

  • Successo a Santo Stefano Ticino per la Copa Mundial, torneo di calcio a 5 con fuochi d’artificio finali

    Grande successo a Santo Stefano Ticino per la seconda edizione della Copa Mundial, torneo di calcio a 5 al quale hanno partecipato otto squadre.

    SANTO STEFANO TICINO – Le partite si sono disputate presso i campi dello Sport Life di via della Stazione. La classifica ha visto al primo posto la squadra dei ‘Palasfilanti’, al secondo i ‘Che fatica’, terzi ‘I leoni del 629’. Tanto divertimento e fuochi d’artificio nella serata finale.

    Un torneo, soprattutto, divertente. Durante le prime tre settimane si sono tenuti i gironi, poi le semifinali e il venerdì le due finalissime per il primo e terzo posto nell’ultima settimana. “E’ stato un torneo in amicizia e non certo basato sulla qualità delle squadre – spiega Mirco Guariento, l’organizzatore – dove la familiarità è rimasta sempre al primo posto. L’ultimo giorno è arrivato anche il paninaro per i panini. E poi abbiamo avuto le premiazioni, due dj e i fuochi finali per ravvivare la serata. Per ogni partita è stato sempre nominato il migliore in campo al quale è stata consegnata una medaglia. Una cosa davvero simpatica. Coinvolti anche il vice sindaco e due assessori che sono intervenuti per le premiazioni e che ringraziamo di cuore”.

  • L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 ancora in Germania a Buhl per beneficenza

    Luciano Cucco: “Con orgoglio abbiamo rappresentato l’Inter, il nostro Inter club e la città di Magenta”

    MAGENTA – Bühl è una cittadina tedesca di poco meno di 30 mila abitanti, situata nel land del Baden-Württemberg. E’ stata questa la meta l’altro fine settimana di Luciano e Andreas Cucco, rispettivamente Presidente e storico socio dell’Inter club Magenta Nerazzurra1978 ‘Kalle Rummenigge’.

    Luciano Cucco anche quest’anno insieme al figlio Andreas, sono stati tra i protagonisti del torneo benefico e della fiera del calcio che ha avuto come cornice la cittadina del Baden-Württemberg. Presenti anche vecchie glorie del calcio tedesco come Dieter Hoffmann.

    Un’altra bella dimostrazione di come per l’Inter Club Magenta Nerazzurra1978 che proprio quest’anno taglia il traguardo dei 45 anni, sfondando il muro dei 100 tesserati, calcio e beneficenza vanno di pari passo. Tanto di cappello. Avanti così!

  • Sport & Integrazione. La squadra di calcio Sant’Ambroeus, composta da rifugiati e richiedenti asilo, lancia il primo podcast “Pendolino”

    Sant’Ambroeus FC, la prima squadra di calcio di rifugiati e richiedenti asilo iscritta alla FIGC, è promotrice della raccolta fondi su Produzioni dal Basso per portare il podcast Pendolino a Milano.

    MILANO – Simbolo di inclusione ed accoglienza, il Sant’Ambroeus nasce nel 2018 come prima squadra di calcio milanese composta da rifugiati e richiedenti asilo, iscritta alla Federazione Italiana Gioco Calcio, e con gli anni si allarga a italiani, stranieri, ragazzi con e senza documenti, immigrati di prima e seconda generazione, utilizzando il linguaggio dello sport per unire le persone e sostenere progetti di rilevanza sociale.

    Il suo prossimo e imminente obiettivo è quello di portare Pendolino, il podcast che parla di calcio mercato senza prendersi sul serio, a registrare per la prima volta una puntata live nella città di Milano. L’appuntamento con i podcaster Marco D’Ottavi, Dario Saltari ed Emanuele Artuto è previsto per domenica 9 luglio alle ore 19 nel centro sportivo del Sant’Ambroeus, in zona Gorla M1. E a seguire ci sarà una partitella che coinvolgerà i tre autori di Pendolino, giocatori e giocatrici del Sant’Ambroeus e anche i più fortunati tra il pubblico.

    Per l’organizzazione e realizzazione dell’evento la squadra calcistica ha bisogno però di un sostegno da parte di tutti coloro che credono in questo progetto. I fondi raccolti su Produzioni dal Basso – prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation, serviranno per accogliere i podcaster, noleggiare l’attrezzatura tecnica necessaria alla registrazione della puntata, ricompensare le maestranze. Tutti gli eventuali fondi ricevuti in più verranno utilizzati per sostenere l’attività sportiva del Sant’Ambroeus.

    Per saperne di più e sostenere questa serata di calcio e divertimento:

    https://www.produzionidalbasso.com/project/portiamo-pendolino-live-a-milano/

  • Il magentino Emanuele Confalonieri nel primo museo delle maglie dei fuoriclasse del calcio a Madrid

    Il giorno 19 Giugno è stato inaugurato a Madrid “Legends”, il primo museo della storia dedicato interamente a maglie da calcio usate in partita. Al sue interno vengono esposte 680 maglie da calcio, raccolte dall’argentino Marcelo Ordas (collezionista privato dal 1990, la cui collezione vanta 5000 pezzi) tutte rigorosamente certificate, accompagnate da altri cimeli quali medaglie, scarpe e palloni, il tutto affiancato da un cinema 4d, visori in prima persona e tante altre tecnologie.

    Il museo, sponsorizzato da Uefa, Fifa, Conmebol e La Liga è stato inaugurato nella centralissima Puerta Del Sol, dopo ben 5 anni di lavori, in uno degli edifici storici di Madrid, dove oltre un secolo fa dormivano i primi calciatori del Real Madrid.
    Al suo interno sono presenti maglie che hanno davvero segnato la storia del calcio, su tutte quella di Maradona della finale di Messico 1986, Paolo Rossi 1982 contro il Brasile, Pele mondiali 1970, Van Basten finale degli europei 1988 e tantissime altre, includendo le incredibili collezioni complete di squadre vincenti per ogni singola edizione di tutte le piu’ grandi competizioni club e nazionali.
    All’inaugurazione erano presenti 25 media spagnoli e internazionali (tra cui la Gazzetta dello Sport) oltre a calciatori del calibro di Caniggia, Kempes, Zanetti, Figo, Morientes, Villa, Matthaus e Futre.
    In poche settimane dall’apertura, il museo conta gia’ una media di 200 visitatori al giorno con picchi di 350 nel weekend e numeri in costante crescita.
    Ma perché, voi dite, vi raccontiamo tutto questo?
    Perché nello staff di Legends è presente un nostro concittadino, Emanuele Confalonieri, 32 anni, nipote di Renato che e’ stato fondatore degli scout sezione Magenta, pompiere per 40 anni, volontario e magentino d’oro 2019.
    Emanuele, che ha il doppio ruolo di guida ufficiale del museo e ricercatore di maglie, ci ha rilasciato un’intervista.

    Ciao Emanuele, come sei entrato a far parte di Legends?
    Ciao ragazzi!
    Ho conosciuto l’argentino Fernando Vaccaro, uno degli organizzatori, nel 2020 su Facebook, quando mi parlo’ dell’idea di allestire un museo di maglie da calcio e mi mando’ la lista delle maglie che mancavano in collezione, promettendomi una percentuale in caso di ritrovo.
    Ne ritrovai 7, un paio delle quali molto rare, ben aiutato dai miei contatti in tanti paesi, e da li la nostra amicizia divenne molto intima.
    Negli ultimi anni spesso mi accenno’ l’opportunita’ di poter lavorare per Legends e a Marzo di quest’anno ho ricevuto la proposta di lavoro ufficiale, che ho accettato in un nanosecondo.

    Di cosa ti occupi in Legends?
    Ad oggi sono l’unica guida del museo.
    Mi occupo dei tour in: spagnolo, inglese, portoghese e italiano, raccontando curiosita’ su ogni maglia, includendo anche i bizzarri modi in cui a volte sono state ottenute.
    Parallelamente, oltre a continuare a prepararmi sull’argomento, sono sempre attento alla ricerca delle maglie e a trovare buoni contatti.
    E’ un lavoro davvero divertente, mai noioso e pieno di gratificazioni.

    In che modi si puo’ recuperare una maglia usata in partita?
    Per prima cosa va detto che negli anni 90 era molto piu’ facile ed economico.
    Oggi collezionare maglie e’ diventata una malattia per molti e calciatori ed ex calciatori vengono continuamente avvicinati da collezionisti che chiedono loro qualche cimelio.
    Servono ottimi contatti e anche diplomazia e intelligenza.
    Le maglie, oltre che in mano ai calciatori, possono essere dappertutto: il fondatore Marcelo e’ andato a recuperarne una addirittura negli scantinati di una chiesa in Brasile.

    Com’e’ avere a che fare con calciatori e addetti ai lavori di un mondo che ti ha sempre affascinato ma avevi solo potuto osservare da lontano?
    Il calcio e’ sempre stata la mia passione, tanto che dedico buona parte del mio tempo libero alle ricerche, insieme a un team, sulla storia della Juventus, pubblicando anche dei libri.
    Avere a che fare con un calciatore in carne e ossa all’inizio e’ stato strano, come entrare per la prima volta in qualcosa che vedevi soltanto da lontano e ti sembrava irraggiungibile, ma poi, come a un po’ tutto, ci si abitua.
    Sono diventato in confidenza con il mio idolo Claudio Caniggia, a cui spesso fornisco sue vecchie foto e ritagli di giornale e a cui dico sempre che sembra uno dei Guns and Roses!

    Ho potuto anche fare amicizia con un milanese doc trapiantato come me a Madrid, Federico Meazza, nipote del grande Peppino, di cui tra l’altro custodiamo la maglia della finale del 34.

    Che progetti avete per il futuro?
    L’idea e’ di aprire altri musei, per poter esporre le oltre 4000 maglie della collezione che non sono in mostra, ma al momento siamo molto concentrati che qua a Madrid vada tutto per il meglio, poi si vedrà.

    A proposito, come si vive a Madrid?
    La Spagna e’ tutta bella, e Madrid nello specifico è davvero una città molto vivibile.
    I prezzi sono umani, i trasporti funzionano, il traffico e’ ben canalizzato, si mangia bene con poco (anche se per noi vegani si potrebbe fare molto di piu’) e la gente e’ molto cordiale.
    Questa, insieme all’amata Buenos Aires, è la città più’ù bella in cui ho vissuto e dire che sono stato in decine di citta’ tra Sudemerica, Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra e il Portogallo.
    Comunque potro’ dare una risposta definitiva solo la prossima primavera, dopo aver passato il mio primo inverno madrileno, da tutti temuto (ride).

    Come si lavora a Legends?
    Legends è un’azienda molto moderna, con un’impostazione più americana che europea di lavoro.
    A regole ferree si prediligono flessibilità mentale e buonsenso, le buone maniere sono indispensabili, vi è la possibilità di guadagnare extra ogni mese attraverso vari tipi di bonus e Marcelo e’ davvero un capo in gamba, gentile e innamoratissimo del suo progetto, amore con cui ha contagiato a tutti noi.
    Infine devo dire che il mio stipendio e’ molto soddisfacente.

    Quali sono le tue maglie preferite?
    Le mie preferite sono quelle della Juventus (alcune le ho anche recuperate io) delle due Champion’s (una e’ quella di Jugovic usata a Roma nel 1996 per calciare il rigore decisivo) e delle due Intercontinentali (tra cui quella di Platini del 1985), mentre quelle che mi emozionano di piu’ sono quella della Chapecoense sopravvissuta al disastro aereo del 2016 e quella di Paolo Rossi con cui segno’ due dei tre gol al Brasile, di fronte alla quale ammetto di aver versato qualche lacrimuccia.
    La gente invece ama soprattutto le maglie di Maradona, Cruyff e Pele’.

    Cosa cambia tra un museo di arte e un museo di maglie da calcio?
    A mio avviso a livello concettuale non cambia nulla, ma noi abbiamo due grossi vantaggi.
    Il primo e’ quello di avere un range di tutte le eta’, compresi i bambini dai 4 anni in su, che sovente (come d’altronde il sottoscritto da bambino) si rifiutano invece di visitare i musei di arte, non capendoli.
    Il secondo è dovuto a una normativa, che probabilmente in pochi conoscono, che impedisce di raccogliere nello stesso museo tutti i piu grandi capolavori della storia dell’arte.
    Noi di Legends invece, possiamo vantarci di aver raccolto e di esporre tutte le maglie che hanno fatto parte della storia del calcio.

    Come ci si sente a fare della propria passione un lavoro?
    Far parte di una qualcosa a cui si crede veramente è una sensazione meravigliosa, che a 32 anni ho provato per la prima volta.
    Figuriamoci, ho finito le scuole malvolentieri, cambiandone 4 in 6 anni, e poi ho fatto i lavori Piu disparati in vari paesi del mondo: cameriere, impiegato, oss in casa di riposo, agricoltore, muratore, addirittura parcheggiatore.
    Tutti mi hanno insegnato qualcosa, ma ammetto di non essere mai andato a lavorare sereno, spesso anche per la poca riconoscenza ricevuta dai capi e le paghe misere.
    A Legends è tutto diverso, tanto che lavoro volentieri anche dopo il lavoro senza che nessuno me lo chieda.

    Un messaggio per i magentini al seguito
    Sono sempre legatissimo alla mia città di origine, la mia famiglia e i miei migliori amici sono li, il contatto è costante e almeno tre volte all’anno torno a casa.
    Sono anche molto amico del Boss, Stefano Calcaterra, che nelle sue varie telefonate settimanali, mi aggiorna in anteprima della gente venuta a mancare (ride).
    In ogni caso, chiunque o capiti per Madrid o anche possegga una maglia da vendere, mi avvisi che verrà ricevuto personalmente dal sottoscritto con grande felicità e orgoglio.
    Un Saluto tutti voi della Redazione e uno ai miei mitici nonni Renato e Agostina.