Lo si diceva ieri, qualche condizione al contorno favorevole e il morale ritrovato avrebbero potuto consentire a Berrettini di disputare una partita dignitosa contro l’inarrivabile – almeno per lui – Alcaraz e, magari, prendersi lo scalpo di un set.
Così è stato, quindi bravo. Matteo avrà alcuni difetti tecnici ma ha il pregio di disputare sempre la migliore partita possibile; insomma, è uno che il suo la fa sempre e non è un aspetto banale per un tennista. Aiutato involontariamente da Carlitos, la cui capacità di convertire le palle break per una sera pareva quella di Federer e che a dirsi deficitaria gli si fa un complimento, Berrettini, dopo aver vinto un primo set giocato con precisione chirurgica sull’asse servizio e dritto, ha financo avuto la chance di strappare per primo la battuta all’avversario all’inizio del secondo parziale sulla scia di una certa inerzia costruita con caparbietà. Insomma, è uscito dai blocchi come un tuono sfruttando quel minimo effetto sorpresa che ancora destabilizza Alcaraz sui prati.
Pur non dando mai l’impressione di potercela davvero fare anche nei frangenti a lui più favorevoli, Matteo, ancorandosi alle solide certezze del suo purtroppo scarno bagaglio, è rimasto in campo con dignità tennistica e abnegazione, forse con poche gambe per via dell’avvicinamento tribolato ai Championships. Il risultato è stato quello di offrire agli spettatori una partita senza pathos ma tutto sommato piacevole. Sarà che Alcaraz vale da solo il prezzo del biglietto contro qualunque avversario e che l’evidente confronto stilistico è anch’esso motivo di interesse, ma nell’ottica del bicchiere mezzo pieno, ripensando anche al tunnel nero in cui era precipitato, è stata una buona giornata per l’azzurro. Più in generale, un buon torneo, soprattutto in ottica classifica che, riportata intorno alle posizioni che sono nelle sue corde, potrà assicurargli in futuro tabelloni più agevoli nei quali lo spauracchio Alcaraz dovrebbe palesarsi solo in dirittura d’arrivo e non già agli ottavi come accaduto in questo Wimbledon.
Tolti lo spagnolo e Djokovic, la sensazione è che un Berrettini in buona salute psicofisica possa avere sull’erba una possibilità di vincere con tutti. Alcaraz, invece, sui prati non ha ancora la confidenza necessaria per essere pressoché invincibile o comunque infondere quella impressione. Talvolta, infatti, la sua dinamica del moto tradisce qualche imbarazzo nella ricerca della palla – in soldoni pare dimenticarsi che sotto ai piedi non ci sia il cemento – al quale sopperisce con tutto il talento che abita nei suoi arti superiori. I set persi e le fatiche annesse contro il non irresistibile Jarry e con Berrettini dicono che il margine di sicurezza che interpone tra sé e i suoi rivali è decisamente ampliabile, questione di tempo.
L’attualità, però, significa per Carlitos poter concedere a Djokovic di restare aggrappato al match e tutti sappiamo che un eventuale arrivo in volata potrebbe premiare il Mario Cipollini della racchetta. Oltre al fatto che l’incognita infortunio fisico – la sua kryptonite – è sempre presente e non serve ricordare che la possibilità di una noia muscolare improvvisa è direttamente proporzionale alle ore di gioco, tutte cose che un vecchio marpione come il serbo conosce a menadito. La finale dell’ultimo Roland Garros, con Djokovic che ha saputo far melina tennistica allungando a costo di sfiancarsi ogni quindici nell’idea di cui sopra, è l’emblema di quanto possa essere diabolico il tennis, costringendo il più talentuoso del circus a dare il via libera ad un avversario che in termini di manualità non lo vede nemmeno col binocolo. Roba da uscirne pazzi. Realisticamente non si vede come Djokovic possa mancare l’appuntamento con la finale considerato uno spicchio di tabellone morbido come il burro mentre dall’altra parte, invece, il numero uno del ranking potrebbe avere qualche grattacapo da un piantagrane come Rune, talmente odioso che farebbe perdere la pazienza a Giobbe e Alcaraz farebbe bene ad armarsi di benzodiazepine prima di scendere in campo.
In tutto ciò ci siamo dimenticati di Sinner che la Dea bendata ha sospinto a colpi di avversari impresentabili fino al quarto di finale odierno contro il carneade Safiullin, un’occasione più unica che rara per centrare il traguardo della semifinale nobile proprio contro Djokovic. Per finire, un pensiero alle donne. In lizza per il titolo c’è ancora Ons Jabeur ed è la notizia in assoluto più rilevante di questa edizione di Wimbledon. Perché? La tunisina non gioca a tennis, dipinge capolavori. Un inno alla bellezza che ci fa dimenticare l’esistenza del resto.
di Teo Parini
