Categoria: Sport

  • Stefano Pella nuovo tecnico dell’Under 18 del Rugby Parabiago

    Stefano Pella nuovo tecnico dell’Under 18 del Rugby Parabiago

    Il Rugby Parabiago è lieto di dare il proprio benvenuto a Stefano Pella, che entra a far parte dello Staff Tecnico del Club e diventerà Head Coach della categoria Under 18 e Manager Tecnico del Progetto Atleti in Formazione (PAF) di Rugby Parabiago.

    Il Tecnico varesino vanta un curriculum di tutto rispetto. Allenatore di livello 3 e nazionale, dal 2018 collabora con la Federazione Italiana Rugby come Tecnico Formatore di Area per il Comitato Regionale Lombardo, si occupa della selezione degli atleti per il C.d.F.P. di Milano e della formazione degli allenatori. Dal 2022, inoltre, fa parte dello Staff Tecnico dell’Area Nord-Ovest dell’Under 18 Femminile.

    “Ho scelto di entrare a far parte dello Staff del Rugby Parabiago – racconta il neo-tecnico rossoblù – perché ho trovato molto stimolante il progetto tecnico-educativo che il Club si è prefissato di portare avanti. Inoltre, sono felice di poter allenare e rapportarmi giornalmente con lo stesso gruppo di ragazzi, attività che negli ultimi anni non ho svolto a causa delle mie attività con la Federazione. L’obiettivo che mi pongo con l’Under 18 rossoblù è quello di riuscire a trasmettere loro, oltre alle abilità tecniche necessarie per ampliare la loro formazione rugbistica, anche valori e competenze trasversali che il rugby porta con sé e che saranno loro utili nella vita di tutti i giorni.”

    Il Club augura al nuovo tecnico rossoblù buon lavoro.

  • A Pontevecchio in 200 per il Trofeo Cicli Battistella

    A Pontevecchio in 200 per il Trofeo Cicli Battistella

    Circa 200 ciclisti hanno partecipato domenica scorsa alla super classica dei primi di luglio organizzato dai Cicli Battistella in collaborazione con il Velo Sport.

    Un appuntamento imperdibile per gli amanti del Pedale e, soprattutto, per tantissimi giovani afecionados del Team Battistella capitano dal mitico “Principe”, al secolo Enzo Battistella.

    I campioncini in erba si sono sfidati su un percorso interno con sali e scendi in vallata. Organizzazione impeccabile e arrivo con premiazione a Villa Castiglioni, sede del Parco del Ticino per i vari team.

    Una bella iniziativa che va al di là del valore agonistico in sé e che sta a dimostrare la grande vitalità del Team dei Cicli Battistella e l’attenzione per le nuove leve di cui ogni sport ha sempre bisogno.

    Alla premiazione era presente l’Assessore allo Sport Maria Rosa Cuciniello. Nelle foto che pubblichiamo alcuni momenti della consegna delle medaglie.

  • Una mostra e un libro per i cent’anni dell’Unione Sportiva Dairaghese

    Una mostra e un libro per i cent’anni dell’Unione Sportiva Dairaghese

    Cento anni di storia. Di una storia che intreccia passione per il ciclismo e amore per il proprio paese. L’Unione Sportiva Dairaghese archivierà quest’anno tra i più scintillanti della sua vita associativa. E, per ricordare le tappe (è proprio il caso di dirlo) salienti della sua attività ha allestito una mostra che si potrà ammirare sino a domenica 14 luglio nella sala consiliare di via Damiano Chiesa.

    “E’ un’occasione incredibile- spiega il sindaco Paola Rolfi – per ripercorrere la storia dell’Us Dairaghese ciclismo , le bici, le maglie, i gagliardetti, i trofei e le foto ci faranno attraversare e rivivere i 100 anni che hanno reso grande questa società sportiva”. La mostra è visitabile sino a sabato 13 dalle 17.30 alle 19 e domenica 14 dalle 9 alle 16.

    L’evoluzione dell’Unione Sportiva Dairaghese ciclismo è confluita anche in volume intitolato “Us Dairaghese ciclismo, cent’anni di pura passione” che è stato presentato i giorni scorsi alla presenza di 150 persone tra cui anche il presidente regionale di Federciclismo Stefano Pedrinazzi . Il volume è stato scritto da uno dei fondatori dell’Us Dairaghese, Augusto Olgiati insieme con Danilo Olgiati e Danilo Marchetto. Grande attesa vi è anche per la terza tappa del giro Handbike che farà tappa a Dairago e festeggerà così anche la sua storica centesima tappa.

    L’appuntamento è per domenica 14 luglio dalle 9 alle 14.

    Cristiano Comelli

  • Wimbledon: lo schiaffo ricco d’estetica e bellezza di Musetti. E ora tutti sul carro..

    Wimbledon: lo schiaffo ricco d’estetica e bellezza di Musetti. E ora tutti sul carro..

    E adesso come la mettiamo? Tutti sul carro, ovviamente. Ma non più tardi di un mesetto fa, quando Lorenzo Musetti per ritrovare una fiducia scesa sotto alle scarpe annaspava nel pantano dei Challenger perdendo contro avversari agguerriti ma con un pedigree tennistico cento volte inferiore al suo, giornalisti e appassionati lo massacravano in modo brutale. Tutti. Lo sport nazionale: parlare di sport dei quali non si conoscono le dinamiche. Così, Musetti, da ragazzo prodigio, era già dipinto come incompiuto a poco più di vent’anni. Perdente, impalpabile, maleducato. Se ne sono lette e sentite di ogni. Fortunatamente, Lorenzo, all’epoca il numero trenta al mondo mica il millesimo, non se n’è curato più di tanto e, con un team di persone competenti, ha tirato dritto per la sua strada. Una strada maledettamente difficile, la sua, perché tracciata da un modo di fare tennis che è, insieme, meraviglioso e azzardato.

    Se il compianto Roberto Lombardi ebbe modo di definire il tennis come evento diabolico, alludendo alle complessità delle sue dinamiche psicologiche, è perché nel tennis deve incastrarsi alla perfezione ciascuno dei mille aspetti che lo caratterizzano affinché si possa pensare di ricavare qualcosa di buono. Tutto, in un castello con poche fondamenta, quindi bello e instabile e con gli equilibri mutevoli ad ogni soffio di vento. Democraticamente, nel bene o nel male. Pertanto, il ragazzo che a Torino perdeva con Passaro e a Cagliari con Navone, nemmeno il tempo di cambiare superficie e al Queen’s centra subito la finale e, male che andrà, a Wimbledon avrà raggiunto una storica semifinale. Terzo italiano di sempre da quando c’è il ranking a siglare un simile risultato. Cos’è successo in questo esiguo lasso di tempo, quindi? Nulla, si chiama tennis ed è un casino bestiale. Ancora di più se sei uno come Lorenzo, uno di quelli che, potrebbe sembrare un paradosso ma non lo è, di talento ne hanno addirittura troppo e l’indole sparagnina non sanno nemmeno dove stia di casa. In un periodo storico dove sapere giocare bene a tennis, per un sacco di ragioni che vanno dalle racchette iper-performanti, all’omologazione dei campi da gioco, alla qualità atletica generale, non mette al riparo da alcunché, figuriamoci dalla sconfitta
    Insomma, la vita dei Musetti non è tipicamente la più facile.

    Tornando al non paradosso di cui sopra, si contano sulle dita d’una mano i tennisti che alla pallina sappiano dare del tu al pari del carrarino
    . A occhio, tolto Alcaraz che è giocatore epocale sui livelli dei più grandi all-time, forse solo Kyrgios, purtroppo ormai un ex, Bublik, ma è matto come un cavallo, e Dimitrov, anch’esso in dirittura d’arrivo, sono ascrivibili a quella stessa cerchia elitaria. Murray, certo, ma è purtroppo solo nostalgia. Tanto per dire a quelli che se vinci sei un campione e se perdi sei un brocco, quindi a chi fa del male al tennis, che Lorenzo Musetti è, in condivisione con il sempre meraviglioso Adriano Panatta che fu luce, l’evento tennistico di maggior importanza che si sia mai verificato dalle nostre parti. Anche se Jannik Sinner dovesse vincere trenta tornei dello Slam e Musetti restare fermo al palo. Questione di qualità, gli almanacchi sono tutt’altra cosa.

    Di lui, al solito i sedicenti addetti ai lavori, dicevano che lontano dalla terra battuta avrebbe sempre combinato disastri, non sapendo che con un talento del genere si potrebbe far la voce grossa pure sulle pietre o sul ghiaccio. Così, sui prati più iconici al mondo, quelli che stanno a Londra in Church Road, Lorenzo, vestiti ancora una volta i panni del Magnifico, un passo alla volta si è arrampicato fino al penultimo atto, dove ad attenderlo sornione c’è la leggenda Djokovic per un match che potrebbe odorare di epica azzurra. Almeno tre i motivi. Il primo è che il serbo sia solo un lontano parente della sua migliore versione ormai lontana un decennio. Resta giocatore formidabile e complicato (per usare un eufemismo) da battere, ma il crisma dell’invincibilità è ormai un ricordo. Il secondo è che, proprio Musetti, nel corso dell’ultimo Roland Garros sia stato ad un centimetro dalla vittoria, poi sfumata per un evidente calo fisico e per quel rifiuto della sconfitta che ancora all’alba dei trentasette anni caratterizza Novak, uno che prima di darsi per battuto scomoda più vite dei gatti. Il terzo è che Lorenzo lo abbia già sconfitto, e fa tutta la differenza del mondo, e che abbia saputo in passato risolvere quesiti altrettanto complessi. Per esempio, disinnescando Alcaraz. Ciò, grazie a momenti tennistici annichilenti, che potrà mettere sul piatto della bilancia per incrinare le granitiche certezze del suo rivale. Insomma, missione tosta ma non impossibile.

    Per chiudere fantasticando un po’, la prospettiva di una finalissima dei Championships tra, appunto, Lorenzo e Alcaraz, qualora lo spagnolo evitasse di distrarsi con Medvedev già giustiziere di Sinner, rischierebbe di trasformarsi nel pomeriggio tennistico più ricco di talento che si ricordi a memoria d’uomo, ammesso non si includa Federer nella cerchia dei terrestri. Per vecchi aficionados come noi, che nella cornice che più di ogni altra trasuda tennis possano essere il carrarino e il murciano a contendersi il titolo, sarebbe il regalo di una vita spesa inseguendo con gli occhi una pallina. Non è nostra abitudine, tuttavia questa volta è un obbligo deontologico: noi, dalla parte di Musetti, ci siamo seduti incondizionatamente tanti anni fa perché folgorati da troppa bellezza e, anche nei momenti peggiori, non ci siamo mai scansati. Consapevoli che il tempo sarebbe stato galantuomo.

    Adesso divertiamoci, Muso, che gli dèi del tennis spingono forti alle nostre spalle.

  • Che meraviglia la Paolini a Wimbledon: Renzo (Furlan) non ha i polli, ma una vera campionessa

    Che meraviglia la Paolini a Wimbledon: Renzo (Furlan) non ha i polli, ma una vera campionessa

    Quando era chiamato a difendere i colori azzurri, i suoi tifosi erano soliti fare due cose. Seguirlo ovunque esponendo un lenzuolo gigante con la scritta “Cimetta è qui”. Cimetta di Codognè, Treviso, estremo nord della regione Veneto ad un amen dal Friuli. Casa sua, quella di Renzo Furlan. Anni Novanta, una vita fa. L’Italia del tennis non era nemmeno lontanamente parente dell’odierna fucina di risultati strabilianti ma non è che se la passasse poi così male come, invece, sarebbe accaduto nella successiva decade. In tivù gli aficionados imparano a guardare lo sport del diavolo con gli occhi di Rino Tommasi, probabilmente il più grande giornalista che si sia mai dedicato alla disciplina che fu di Bill Tilden, e di Gianni Clerici, il più grande e basta. La coppia dei fuoriclasse del microfono è responsabile di un fenomeno bizzarro ma assolutamente giustificato: sono più le volte nelle quali a tenere francobollati gli spettatori sia la caleidiscopica telecronaca del duetto più che l’evento stesso. La capacità di rendere accattivante un prodotto senza mai vendere tappeti, un giornalismo nuovo e un modo nuovo di raccontare lo sport.

    Tuttavia, quando le tonalità si fanno del colore del cielo e l’ambiente ingessato e bacchettone del tennis degli albori cede il passo alla torcida, la voce dei nostri pomeriggi incastonati tra gloria e delusione è quella di Gianpiero Galeazzi, archetipo dell’italianità da osteria: pane, salame e tovaglia a quadri. Poca tecnica narrativa, qualche strafalcione, tantissimo cuore. La sua voce inconfondibile, rotta da un affanno respiratorio che nei momenti clou si fa altrettanto inconfondibile, porta nelle nostre case la magia della Coppa Davis, la più calcistica delle espressioni tennistiche, dove si gioca per una nazionale anziché in proprio e il contesto è sovente una bolgia dantesca. Il tennis nazionalpopolare che, se non lo sopravanza, l’audience del soccer riesce financo ad avvicinarlo. A metà degli anni Novanta, il nostro miglior giocatore in quanto a risultati – perché se si tratta di soddisfazione del palato il gradino piu alto del podio è sempre appannaggio di Paolino Canè – è, appunto, Furlan che per centoventuno settimane consecutive può vantare il ranking più elevato tra gli azzurri. Renzo, con due vittorie nei tornei ATP e i quarti di finale raggiunti al Roland Garros, anno 1995, si arrampica fino alla posizione mondiale numero diciannove, quando a guardare tutti dall’alto sono gli americani della triade Sampras, Agassi e Courier in aggiunta ai vari Edberg, Becker, Kafelnikov e il resto di quella generazione splendida. Insomma, strappare la top 20 non è all’epoca qualcosa di banale, anzi, ma a Furlan l’impresa riesce bene.

    Giocatore senza apparenti eccezionalità nei cromosomi, ma solo per i più distratti, e depositario di un pregevole rovescio monomane che oggi si guarda con nostalgia, Renzo arriva con la garra, il suo talento più grande, dove la tecnica non è in grado di condurlo. Insieme alla testa, quella di un computer. Fisico normale, con il lavoro quotidiano, da giocatore tagliato quasi esclusivamente per la terra battuta per via di un gioco edificato sul dogma della regolarità senza fronzoli e concessioni allo spettacolo, ha finito per diventare un tennista completo, buono per tutte le stagioni. Anche quella sul cemento, superficie che lo ha visto mettere in riga personaggi poco raccomandabili da incontrare intramezzati da una rete, come Chang o come Wilander. Furlan è la classe operaia che va in paradiso, sospinta e poi sorretta da un mix fatto di passione e abnegazione. Fulgido esempio per chi da madre natura non ottiene particolari favori.

    Appesa la racchetta al chiodo nel 2004, Renzo dal tennis non si è mai allontanato. Del resto, che con la sua tridimensionale intelligenza tennistica sarebbe diventato un allenatore preparato non stupisce, oggi come allora. Dopo aver prestato servizio per la federazione di casa nostra e per quella serba, a testimonianza di un apprezzamento che abbatte i confini, Furlan ha preso per mano Jasmine Paolini e i risultati del sodalizio sono storia recente, anzi, recentissima. Una storia che racconta la parabola di una giocatrice forgiata a sua immagine e che, senza essere nata campionessa e con doti fisiche assolutamente nella media, aggiungendo al proprio bagaglio un pezzettino di competenza in più ad ogni occasione è diventata una delle giocatrici italiane più forti di sempre. E pure del mondo, detto senza che nessuno abbia di che scandalizzarsi, considerato che da lunedì prossimo Jasmine, male che andrà, vedrà il suo nome associato alla posizione numero cinque del ranking. Numero cinque.

    Se qualcuno ha commesso l’errore di giudicare la sua finale nell’ultimo Roland Garros alla stregua di un colpo di fortuna, si spera possa non perseverare nella convinzione adesso che, grazie alla vittoria sulla Navarro, si appresta a disputare pure la semifinale a Wimbledon. Due Slam diversi, due superfici diverse, due risultati stratosferici, per una ragazza che, al pari del suo mentore, è archetipo di coscienza tennistica e grinta che potrebbe scansare le montagne. Facile vincere i Championships se di cognome fai Graf o Navratilova, tanto per citarne due che sono fatte di cellule preziose come diamanti. Molto di meno per le Paolini del mondo, abituate a far di conto con la semplicità che, nella sua migliore accezione possibile, è cifra stilistica, e quei gap con le avversarie ogni volta da ricucire. Nell’attesa del prossimo miracolo, l’esigenza di chi come noi ama visceralmente questo sport, è quella di manifestare stima incondizionata nei riguardi della coppia che oggi più ci rappresenta. Furlan e Paolini, l’arte di non porsi limiti rimanendo sempre con i piedi per terra. Anche a Wimbledon.

  • Atletica: i giovani della SOI Inveruno sempre ai vertici nazionali

    Atletica: i giovani della SOI Inveruno sempre ai vertici nazionali

    I giovani della SOI Inveruno ancora una volta nell’élite dell’atletica leggera nazionale. Lo scorso weekend a Molfetta (Ba), ai Campionati Italiani Allievi di Atletica, Margherita Cucchetti e Lorenzo Garavaglia (foto) sono stati protagonisti entrambi nei 400 metri ostacoli.

    Margherita, con un tempo di 1.07.28 ha migliorato ancora sé stessa nella gara più importante della stagione, con un personal best che l’ha posizionata tra le prime in Italia. Lorenzo, in forse fino all’ultimo per un infortunio serio, ha letteralmente gettato il cuore oltre l’ostacolo durante la sua gara, riuscendo a stare sotto al minuto, con un tempo di 59.69.
    L’ennesima conferma dell’ottimo lavoro fatto dal responsabile del settore atletica Stefano Garavaglia e del percorso di crescita impostato dalla SOI Inveruno, sempre più punto di riferimento sportivo, anche in questo settore, nell’Alto Milanese.

  • Wimbledon, un sogno azzurro. Dopo i decenni del pane duro di Canè, Camporese, Caratti, Furlan (giù il cappello)

    Wimbledon, un sogno azzurro. Dopo i decenni del pane duro di Canè, Camporese, Caratti, Furlan (giù il cappello)

    Per apprezzare realmente ciò che di straordinario sta accadendo in questo periodo storico tennistico serve probabilmente avere almeno una quarantina di primavere sulle spalle e una certa abitudine al pane duro. Perché a leggere certe analisi ci si rende conto che sono in troppi a non avere il polso della situazione. Troppi, infatti, quelli che danno per scontato l’eccezionale. Da Panatta in poi, urge ricordarlo, non solo è stato impossibile per decenni pensare di trovare due azzurri nei quarti di finale del più importante torneo al mondo, ma con ostriche e champagne si celebravano due match in fila vinti da un italiano in uno Slam. Una rarità, altro che duplice seconda settimana in Church Road. E non è che fossero scarsi i nostri. Perché i vari Camporese, Canè, Gaudenzi, Caratti, Pozzi, Furlan e tanti altri, erano realmente signori giocatori ma, per una somma di circostanze tra le quali una brutale concorrenza in un vertice della piramide debordante di campioni epocali, fare meglio era forse impossibile. Oggi, invece, sembra quasi che piazzare tra i migliori otto superstiti a Wimbledon due connazionali come Sinner e Musetti sia una sorta di minimo sindacale.

    Jannik Sinner (oggi, dalle 14.30 su Sky Sport) è atteso da quel pazzoide di Daniil Medvedev che è ontologicamente un affare tennistico meno decifrabile di uno scritto in aramaico antico. Il russo è giocatore formidabile che ha il difetto, o il pregio in base ai punti di vista, di detestare tutto il genere umano e ogni superficie sotto ai suoi piedi che non sia il cemento. Se la terra battuta lo mette di malumore a livelli esagerati, non è che l’erba lo faccia sorridere più di tanto. Ma, essendo tennista straordinario, con un pizzico di buona sorte l’obiettivo minimo per uno del suo pedigree, i quarti di finale, lo ha timbrato. Non bisogna dimenticare che c’è stato un periodo nemmeno così remoto in cui Sinner sembrasse non trovare il modo di scalfire la regolarità certosina del moscovita che, infatti, era arrivato a sei successi consecutivi negli head-to-head, una sorta di bestia nera. Poi, le cose sono decisamente cambiate e l’attualità racconta di quanto sarebbe sorprendente oggi se riuscisse a insinuare più di qualche risolvibile dubbio nella mente dell’azzurro. Ciò non significa affatto una scampagnata ma che, qualora entrambi al meglio delle possibilità, l’azzurro sui prati vincerebbe nove volte su dieci. Prima di beneficiare del ritiro di Dimitrov, sono bastati Muller e Struff per complicare oltremodo la vita a Medvedev che, pertanto, qualora non trovasse il modo di alzare e non di poco l’asticella sarebbe a rischio stesa. Attenzione, però, Daniil è un campione ed è sempre salutare averlo ben stampato in mente. Perché l’orso, questa mattina, potrebbe essere sceso dal letto col piede giusto.

    Lorenzo Musetti (giocherà domani contro Fritz, orario da definire) è al risultato più importante della carriera. Che sia depositario di un tennis da paradiso non è garanzia di nulla se non del senso di estasiato appagamento che lascia appiccicato sulla pelle di chi ha il privilegio di vederlo giocare. Folle come solo chi ha la genialità intagliata nelle molecole, non più tardi di qualche settimana fa lo si trovava impantanato nei Challenger per riassaporare un minimo della fiducia smarrita e non era raro perdesse contro gente che – detto con rispetto – non sembrava nemmeno facesse lo stesso sport. Ma nella disciplina che più diabolica non potrebbe essere, ciò che è valso ieri non è detto possa valere domani e, così, Lorenzo è tornato, senza che tutt’intorno cambiasse nulla, il Magnifico, proprio nel momento clou della stagione.

    Prima la finale al Queen’s e ora i quarti ai Championships, tutto senza l’aiuto della terra battuta che, a quanto pare, non è più una condizione necessaria del carrarino. A contendergli l’accesso in semifinale sarà Taylor Fritz che a sorpresa, ma non troppa, ha estromesso Sascha Zverev, il recente finalista di Parigi. Lo statunitense è il tipico prodotto tennistico d’oltreoceano: gigante, servizio bomba, dritto devastante, mano ruvida come il porfido. Uno che diventa pericoloso se lasciato agire nella sua zona confortevole ma assai più docile se costretto ad esplorare gli evidenti limiti tecnici che lo accompagnano. Musetti, che ha la possibilità di giocare colpi tutti diversi per ore, per darsi una chance di successo è obbligato a scansare la battaglia dei muscoli che lo vedrebbe quasi certamente soccombere e a dare sfoggio di tutto il suo repertorio balistico. In altre parole, Lorenzo ha nelle corde la possibilità di mandarlo ai matti a suon di variazioni che Taylor farebbe una fatica bestiale a gestire. Bisogna essere onesti. Quando ti capita Fritz nel quarto di finale di Wimbledon significa sostanzialmente due cose: la fortuna è dalla tua parte e l’occasione dev’essere presa al volo, vivo o morto. Sarebbe meraviglioso vedere Musetti sfidare ancora una volta Djokovic, impensierito fino a spingerlo ad un palmo dalla sconfitta nell’ultimo Roland Garros, per l’approdo alla finalissima e, chissà, magari proprio contro Sinner.

    Un passo alla volta. Comunque vada a finire, quello che abbiamo davanti agli occhi è già da ora incredibilmebte straordinario, anzi di più.

  • Dalla Spagna con la Coppa: il basket giovanile di Magenta e Vittuone ha confermato il suo spessore

    Dalla Spagna con la Coppa: il basket giovanile di Magenta e Vittuone ha confermato il suo spessore

    Primo posto per gli Under 16 (46-36 contro i francesi dell’Ozoir), secondo posto per gli Under 17 (44-72 contro i francesi dell’Ozoir), quarto posto per gli Under 13 (51-59 contro i francesi dell’Ozoir) e sesto posto per gli Under 14 (47-63 contro il Saronno). È questo il bottino di tutto rispetto di EBIT2024 (Eurobasket International Tournaments), il torneo che si è svolto dal 30 giugno al 6 luglio in diversi impianti situati nella località di Lloret de Mar, in Costa Brava in Spagna.
    “Il torneo fa da autentico ponte tra la fine del 2023/2024 e l’inizio del 2024/2025, con l’opportunità di consolidare ed affinare l’intesa dei giocatori delle varie squadre in campo e fuori”, ha sottolineato Simone Bagatti, responsabile tecnico dell’ASD Pallacanestro Magenta & Baskettiamo Vittuone al rientro da Barcellona.

    Sono tornati nel fine settimana stanchissimi ma altrettanto contenti i ragazzi che non hanno risparmiato energie alla XXX edizione del torneo europeo: “Un’esperienza che dovrebbero fare tutti perché fa crescere a livello personale perché siamo lontani da casa, ma anche come squadra”, hanno raccontato. Ed è stata una settimana molto intensa per tutte le categorie: “Una o più partite al giorno, poche ore di sonno, ma anche spiaggia, mare e cultura” e, di base, “una crescita tecnica che ha permesso di capirsi sempre meglio con i compagni e gli allenatori”.

    Ecco qualche cifra nostrana: 4 squadre iscritte, 39 atleti (dai 2012 ai 2007), 3 allenatori, 15 genitori presenti (che hanno assistito e condiviso con i “colleghi” a casa), 20 gare disputate, 2 cerimonie con tutti gli atleti e lo staff organizzativo al completo che ha dovuto gestire e seguire talvolta anche partite in contemporanea dislocate nei diversi padiglioni sportivi allestiti per l’evento.
    La presentazione e le finali in tutte le categorie, si sono giocate nel padiglione di Lloret de Mar.

    “Una settimana intensa, che, ne siamo certi – ha concluso Bagatti – i ragazzi ricorderanno con piacere e all’interno della quale il magico mondo dello sport, e del basket in particolare, riesce ad unire e divertire”. Durante la permanenza, significativa anche “la ricorrenza del 4 luglio, giornata durante la quale sono stati celebrati, sui nostri social, i 25 anni di attività del Baskettiamo Vittuone; un quarto di secolo portati, concedetecelo, benissimo”.
    Ora le vacanze e alla fine di agosto la ripresa degli allenamenti.

  • Ciclismo. Milena Delsarto conquista la notte di Parabiago al Trofeo Rancilio-Ladies 2024

    Ciclismo. Milena Delsarto conquista la notte di Parabiago al Trofeo Rancilio-Ladies 2024

    La competizione, intitolata all’imprenditore noto per l’omonima azienda produttrice di macchine per caffè, si è aperta con la prova tutta al femminile con al via 70 atlete delle 95 iscritte, presenti le migliori formazioni: BePink Bongiovanni, Isolmant-Premac-Vittoria, Mendel Speck, Biesse Carrera Girls e Top Girls Fassa Bortolo.

    Dopo un primo momento di gara che ha visto una situazione di gruppo compatto sviluppato ad andatura sostenuta ma regolare, la corsa improvvisamente si infiamma quando evade in solitaria Giulia Giuliani (K2 Woman Team) che conduce la propria azione per circa 20 kilometri.

    Ripresa la Giuliani, dal gruppo evade un quartetto composto dal duo giovane del Team Biesse Carrera composto da Alessia Zambelli e Silvia Milesi, Prica Savi (Be Pink) e Marta Pavesi (Top Girls Fassa Bortolo); il gruppo non lascia troppo spazio e annulla la fuga dopo pochi km.

    Ai -7 km, la lucchese Milena Del Sarto (Aromitalia Vaiano) allunga in solitaria conquistando fin da subito un margine di 30″.

    Il gruppo cerca di ricucire subito il gap con le atlete Isolmant e Be Pink a condurre il forcing ma Milena Delsarto (Aromitalia Vaiano) mantiene un risicatissimo vantaggio e si presenta tutta sola sul rettilineo d’arrivo festeggiando a braccia alzate il successo nella notte di Parabiago.

    Arrivo in volata per il gruppo regolato da Emanuela Zanetti (Isolmant Premac Vittoria), conclude il podio assoluto Virginia Iaccarino (Biesse Carrera), che vince la classifica Junior.

  • Novara: faccia da Roberto Baggio. Non è più domenica…

    Novara: faccia da Roberto Baggio. Non è più domenica…

    “Una domenica da pioggia secondo le previsioni a Novara o come la chiamo io Novare !! Tutti i siti e giornali davano pioggia e pure abbondante!
    La sua presenza doveva essere certa ma all’ultimo il più grande ospite è arrivato.
    Roberto Baggio o Divin codino poteva bagnarsi !! Diventare un coniglio bagnato ma dal cilindro ha tirato fuori un’altra magia!!
    Sole e poi caldo non solo del termometro, ma pure del calore del pubblico.
    Partita con effetto nostalgia e la gente si porta via. Tutti hanno voluto partecipare a questa pioggia di emozioni.
    Lui era in dubbio o forse come in tutta la sua carriera sempre messo in discussione da compagni e allenatori. Giornalisti che lo davano per finito già nel ’91 e poi il pallone d’oro 1993.
    Anno della Coppa UEFA quando era più difficile della Coppa Campioni. Lui col suo codino e piedino fatato nulla era mai banale con lui. Un bagno di folla e lacrime agli occhi
    In tribuna c’erano 12 mila persone ma col cuore era un intera nazione coi capelli bianchi, brizzolati oppure pelati! Vado o non vado chiedo accredito forse dovevo muovermi prima.
    Ma ho aspettato troppo forse perché mi avrebbe fatto assai male andare a ricordare un calcio perduto o fuggente.
    Ricordare Baggio non è solo un goal o un rigore ma un magone nel cuore.
    Una vita che ci ha regalato a tutti noi uomini della strada, i comuni tifosi. Un uomo che ha unito il popolo e diviso il potere.
    Ma la febbre della gente di ogni credo calcistico era con lui perché era il calcio.
    Era il ragazzo dell’oratorio che ha giocato con noi al campetto di acqua e fango. Beveva con noi l’acqua alla fontanella e girava in bici cercando un posto dove mettere gli zaini per fare le porte.
    Tutta questa sua vita di passione ha donato a noi senza sconti e biglietto da pagare ma solo un idolo normale da ringraziare.

    Era con noi nella squadra del paese anche se si capiva che avrebbe fatto strada senza farlo pesare
    Nel nostro banco ci passavano i compiti sbagliati e le dritte giuste sulle uscite e giocavamo la schedina. Lui ha sudato tutto e sofferto con il suo cuore la giusta fama.
    Tutti eravamo Baggio ma solo lui era il Divin Codino.
    Ieri non contavano i rigori o le panchine ; erano dimenticate. Le sue liti e esclusioni dalle rose della nazionale
    Pensare possibile ; Baggio non ha mai giocato un europeo! Non ha partecipato al fallimento del mondiale 2002!
    Il sistema lo ha sempre ostacolato perché non ama il bel gioco ma il pubblico l’ha sempre adorato fino al sacro e profano e pacchiano. Ma ieri la scena era tutta per lui per dare emozioni.

    Il pubblico di Novara ha ripagato Baggio di tutte le emozioni regalate a noi.
    Un presente per fare capire che era e sarà sempre il più grande. Piangeva il Divin codino come piangeva a fine carriera o alla finale mondiale .. Avrà sbagliato un rigore ma la punizione per il nostro cuore e volerlo vedere ritornare. Pure per un minuto pure per un secondo
    Non avrei retto l’emozione del pianto al gridare; sarai sempre il più grande e unico
    Non chiedere mai se ami Baggio non chieder mai perché lo ricordi ancora
    È una parte bella della tua vita che vive ancora”

    GUARDA IL VIDEO CON IL GIRO DI CAMPO DEL DIVIN CODINO: