Categoria: Sport

  • Rugby Parabiago: è tempo di saluti e ringraziamenti in casa rossoblù

    Rugby Parabiago: è tempo di saluti e ringraziamenti in casa rossoblù

    La fine di ogni stagione porta sempre cambiamenti nell’organico di ogni società sportiva e non fa eccezione il sodalizio di via Carso; la grande famiglia rossoblù si trasforma con l’avvicinarsi della stagione 2024 – 2025.

    È doveroso un saluto e un ringraziamento speciale a chi, con quest’ultima annata sportiva, ha chiuso un importante percorso nel Club: il riconoscimento unanime è per Andrea “Bubba” Musazzi che termina il suo ruolo di allenatore della squadra cadetta, un incarico che lo ha visto al timone in questi anni sempre con grande passione. A lui e a Fabrizio Montanaro, con cui ha condiviso la guida della squadra, auguriamo la migliore fortuna per le prossime sfide sportive che affronteranno.

    Una fine stagione che segna anche il termine della carriera da giocatore per alcuni atleti della squadra cadetta: tra di loro due delle colonne portanti della prima linea, Filippo Miramonti e Francesco Barbui. Tolgono invece la casacca ma cambiano ruolo nel Club Mattia Chiavegato, prossimo fisioterapista della nascente squadra di Serie C e Raffaele Albero: già capitano dei Galletti, l’ex-mediano di mischia prenderà il posto di Clara Mazzagatti, che ancora ringraziamo per quanto fatto nel Club, nel ruolo di responsabile del settore Minirugby rossoblù, settore strategico e molto importante. Sarà inoltre preparatore atletico dell’Under 23, nonché membro dello staff del PAF Under 18 e Under 23.

    In serie A è già stato tempo di saluti, durante l’ultima partita vinta in casa, all’estremo milanese Nicolò Albano, autore di grandiose stagioni con i colori rossoblù e beniamino del pubblico parabiaghese; durante la stagione avevamo invece salutato la partenza di un altro storico giocatore, un Galletto che ha militato in tutte le serie e i campionati disputati dal club in questi anni: Matteo Baudo è diventato ufficialmente un giocatore di Rugby Varese e cogliamo l’occasione per augurargli ancora tantissime e meritate soddisfazioni in campo.

    Torna in Francia, dopo una stagione difficile e sfortunata, Clement Tucoulet: il fantasioso tre quarti transalpino rientra a casa lasciando uno splendido ricordo in tutti coloro che lo hanno osservato in campo e fuori dal campo; a lui i nostri migliori auguri di riprendersi dal suo infortunio per tornare a stupire i suoi tifosi. Tiziano Pasini lascia il nostro Club per volare nel Campionato Élite: giocherà nei Lyons Piacenza. In bocca al lupo al giovane estremo!

    Si aggiungono ai saluti anche due importanti giocatori della mischia di serie A: il ringraziamento per queste meravigliose stagioni vanno ad Aldo De Vita e a Mattia Strada, entrambi determinanti nel raggiungimento degli importanti successi di Rugby Parabiago; rinnoviamo i nostri auguri e il nostro saluto a Riccardo Paganin, nato e cresciuto nel Galletti, chiamato a disputare il suo primo Campionato in Élite con il Rugby Rovigo: che i colori rossoblù continuino a dargli la carica!

    L’organigramma del Club, inoltre, vede cambi di ruolo per alcuni tecnici che si dedicheranno ad altre categorie rispetto a quanto visto finora: Samantha Grieco saluterà le ragazze della Seniores e supporterà lo Staff del Settore Juniores Femminile guidato da Riccardo Rizzo, Head Coach anche dell’Under 16 maschile; Marco Berra lascerà l’Under 16 maschile e diventerà Assistant Coach della Seniores femminile, affiancando Nicholas Serra, mentre Youssef Darbal passerà dall’Under 16 all’Under 18, affiancando il nuovo coach Stefano Pella.
    Cristian Agresta si sposterà dall’Under 18 all’Under 23 e lavorerà con Juan Pablo Sanchez. Infine, per Demis Banfi ci sarà la Serie A1 come Coach dei tre quarti, insieme a Daniele Porrino e Luca Fulciniti, che continuerà a lavorare come Skill Coach degli avanti. Confermati Marco Mainardi e Angelo Spada in Under 14, Jonathan Bacor in Under 16 così come Enrico Stemberger e Erica Castiglioni nella categoria Juniores Femminile.

    A tutto lo staff tecnico Rugby Parabiago augura buon lavoro… E buona fortuna a chi ha dato tanto al Club!

  • Calcio Serie D.  Ecco le avversarie del Magenta

    Calcio Serie D. Ecco le avversarie del Magenta

    Mentre domani pomeriggio alle 18 i Gialloblù freschi di promozione in Serie D, allenati ancora da Mister Lorenzi, scenderanno in campo a Parabiago contro la Vogherese per una amichevole di peso in preparazione alla nuova stagione, oggi sono stati ufficializzati il Girone e gli avversari delle Aquile dopo la storica promozione.

    Il Magenta del paron Cerri, che sta allestendo una buona squadra per cercare di giocare la D non certo da turisti, si troverà di fronte avversari di rango. Alcuni di questi evocano una certa suggestione.

    Uno su tutti il Chievo Verona autentico fenomeno del calcio italiano di inizio anni 2000 che è arrivato – Chievo è un sobborgo di Verona di qualche migliaio di abitanti – fino alla serie A dove ha giocato per ben 17 anni nella massima serie affrontando e battendo anche le grandi.

    Una squadra che è diventata il simbolo del calcio di provincia in paradiso e che però dopo la discesa in B è arrivata fino al fallimento. Il club è stato rifondato come Chievo 2021 grazie a quello che è stato il suo giocatore simbolo Sergio Pellissier che con la formazione clivense ha siglato la bellezza di 112 goal nella massima serie.

    Ebbene, il nostro Magenta andrà a giocarsela contro una squadra che ha calcato i campi della serie A e che ha come stadio il Bentegodi, casa anche dell’Hellas Verona, ma soprattutto uno degli stadi dei Mondiali di Italia ’90, tanto per aggiungere altra suggestione ….. se già questa non bastasse.

    Ovviamente, non vogliamo certo che la favola del Magenta Calcio 1945 s’interrompa qui. E quindi ci sarà poco tempo per sognare ma si dovranno tenere gli occhi ben aperti.

    Anche se ripetiamo i palcoscenici sono di quelli che contano eccome.

    Pensiamo alla Pro Sesto sempre ai vertici vicina alla serie B per anni, da cui sono passati moltissimi giocatori che hanno fatto il grande salto, ma anche lo stesso Fanfulla dove ha giocato a lungo un certo Corrado Verdelli libero dell’Inter dei record di Trapattoni…..e anche questa squadra fucina di molti talenti. Il Crema, così come le esperte bresciane Palazzolo e Ospitaletto che hanno molta confidenza anche con i campionati di serie C.

    Il Magenta dovrà salire fino a Sondrio così come dovrà vedersela nel derby dell’est Ticino con l’Arconatese. Insomma, tantissimi stimoli e anche tanto entusiasmo perché il Magenta in Serie D è una grande metafora non solo calcistica del rilancio a tutto tondo che deve e può avere il Magentino.

    Il calcio anche se non siamo ai livelli della A -e qui fortunatamente la passione è ancora il primo elemento che muove tutto – può essere un volano prezioso per tutta la città e per la sua immagine.

    Avere ogni due settimane tifosi che arriveranno da ogni parte della Lombardia e non solo, alcune compagini con al seguito uno zoccolo duro importante di supporters, se da un lato, significa necessità di gestire al meglio le situazioni anche di ordine pubblico, dall’altra, anche possibilità per Magenta di mettersi in vetrina.

    Sappiamo che il Presidente Cerri ce la sta mettendo tutta per tenere il Magenta ai massimi livelli così come l’Amministrazione col il suo primo cittadino Luca Del Gobbo, che è anche il primo tifoso dei gialloblù, sono fianco a fianco alle Aquile.

    Quindi a questo punto come direbbe un famoso mister di serie A “pancia a terra e pedalare” per tenere il Magenta in alto.

    Perché come sempre dietro ad una partita di calcio non ci sono solo novanta minuti sul campo. In gioco c’è onore e prestigio per una città intera. Oggi Magenta ha una grande occasione non sprechiamola. La Serie D ha un valore che va ben oltre l’aspetto sportivo.

    F.V.

  • Sedriano calcio in Eccellenza: traguardo storico per il team del presidente Cardamone e di mister Robecchi

    Sedriano calcio in Eccellenza: traguardo storico per il team del presidente Cardamone e di mister Robecchi

    “La Prima Squadra Maschile del Sedriano Football Club ha raggiunto un traguardo straordinario: la promozione in Eccellenza. Un sogno che sembrava sfuggire di mano è diventato realtà grazie al ripescaggio, segnando un momento storico per la società, che celebra quest’anno il suo sessantesimo anniversario”, comunica ufficialmente il club.

    “Per la prima volta nella sua storia, il Sedriano Football Club parteciperà al campionato di Eccellenza, un risultato che premia l’impegno, la passione e il duro lavoro di tutti coloro che fanno parte del Club. La squadra, con rinnovato entusiasmo e determinazione, si prepara a questa nuova sfida, pronta a lasciare il segno e a dimostrare il proprio valore sul campo. Con lo sguardo rivolto al futuro, il Sedriano Football Club è determinato a scrivere nuove pagine di successi e a consolidare la propria presenza in Eccellenza. La promozione non è solo un traguardo raggiunto, ma un punto di partenza per nuove avventure e sfide, che il club affronterà con la stessa passione e dedizione che l’ha portato fino a qui.??”

    Esultano dunque, e con piena nonché legittima soddisfazione, il presidente Cardamone, con un passato di calciatore professionista con indosso casacche prestigiose, passaggi a Legnano e Pavia, il direttore sportivo Gianpietro Vila e ovviamente mister Robecchi, classe 1974, allenatore da diversi anni con esperienze significative nel suo palmares, che ora si arricchisce di un nuovo e stimolante traguardo.

    Il Sedriano si ritroverà per la preparazione il 16 agosto: il campionato di Eccellenza scatterà invece domenica 8 settembre.

    UNA STORIA LUNGA 60 ANNI
    ACD Sedriano è stata fondata nel 1964 con il nome de La Sedrianese.

    Attualmente gestisce tre centri sportivi: quello storico di Sedriano e altri due a Bareggio. I centri sportivi offrono ai giocatori la possibilità di svolgere le proprie attività su 5 campi da calcio curatissimi e una palestra polifunzionale.

    A partire dal 2021, la società è diventata Scuola Calcio Élite FIGC e, nella stagione 2022/2023, compie il percorso per vedersi riconosciuta come Club Giovanile di 3° Livello per la qualità del lavoro svolto con gli atleti del settore giovanile, dai piccolissimi U6 agli U17, sia dal punto di vista tecnico che educativo.

    Tutto il settore agonistico milita nelle categorie regionali permettendo così a molti bambini di completare il percorso formativo ad elevati livelli qualitativi di attività calcistica in ambito lombardo.

  • Olimpiadi, dalle 19 a ‘Muso duro’ contro Nole: tutti in trincea!

    Olimpiadi, dalle 19 a ‘Muso duro’ contro Nole: tutti in trincea!

    La scena è quella tratta dal film Terminator, dove il nuovo cyborg all’inseguimento di quello vecchio, cattivo il primo e buono il secondo, viene distrutto a ripetizione ma, immancabilmente, si rigenera e riprende la corsa ogni volta con maggiore vigore. Novak Djokovic è fatto così, quando pensi di esserti sbarazzato di lui, te lo ritrovi ancora agganciato alle caviglie come un’ombra. Una sensazione tutt’altro che piacevole, benché professionalmente stimolante, che il nostro Lorenzo Musetti pare destinato a rivivere un sacco di volte, quale arcigno percorso di crescita tennistica.

    Solo nel 2024, infatti, è già successo sia al Roland Garros, con il serbo capace (manco a dirlo) di risorgere da due set di ritardo nel punteggio, che a Wimbledon, quando, al contrario, la lezione impartita all’azzurro fu decisamente più severa. E se per un celebre adagio è vero che non c’è due senza tre, il terzo capitolo della saga verrà servito molto presto, cioè stasera, nuovamente in Bois de Boulogne. Perché si giocheranno sul mattone tritato più iconico al mondo l’accesso alla finale olimpica. Insomma, faccia a faccia, sì, ma solo nelle occasioni importanti.

    Lorenzo sta vivendo il momento migliore della sua carriera, almeno in quanto a continuità di risultati. In sequenza: semifinale a Stoccarda, finale al Queen’s, semifinale a Wimbledon e quantomeno il penultimo atto di Parigi. Lollo il Magnifico s’è fatto grande, vince le partite da vincere e vende cara la pelle contro i giocatori di lignaggio pari o superiore. Che è ciò che distingue un campione da un buon giocatore che solo occasionalmente lascia il segno. Il percorso è stato fin qui trionfale. Se il simpatico Monfils è ormai solo la copia sbiadita del gran giocatore che fu, le vittorie autorevoli su Fritz e, soprattutto, Zverev raccontano tutta un’altra storia.

    Quella di un Musetti centrato e convinto, spettacolare come genetica gli impone ma anche accorto nell’uso delle infinite frecce al proprio arco. Varietà di soluzioni non più fine a sé stessa e al suo ego tennistico da soddisfare ma al conseguimento dell’obiettivo. Se ancora non è la quadratura del suo cerchio, si sta avvicinando. Decisamente matura la performance con la quale ha estromesso dal torneo il campione uscente, appunto, Zverev.

    Un avversario che non sarà Djokovic ma che è tornato ai livelli antecedenti al terribile infortunio rimediato qualche stagione fa e che sulla terra battuta ha costretto Alcaraz, il più bravo di tutti, non più tardi di qualche settimana fa a sudare le proverbiali sette camicie per aggiudicarsi l’ultimo Roland Garros. Uno tosto e di sostanza che il vecchio Musetti avrebbe sofferto fino a perderci, ma non questo. Due break chirurgici, entrambi nell’undicesimo gioco del set sul punteggio di cinque pari, gli hanno garantito il doppio 7-5 finale, dopo che in entrambe le occasioni Lollo non ha tremato al servizio in procinto di capitalizzare il vantaggio. Così, alla maniera dei grandi. Del resto, la differenza di qualità tra lui e il tedesco è decisamente ampia ma, si sa, giocare meglio dell’avversario non è mai garanzia di successo; servono tutti gli altri ingredienti che Lorenzo, con pazienza, umiltà e lavoro, ha finito per mettere a punto.

    Djokovic, da ormai dieci anni a questa parte, non sembra più dare di sé la migliore versione. Ma vuoi la tigna del campione che non accetta l’idea della sconfitta e avversari spesso e volentieri di dubbia qualità – perché il periodo storico resta quello che è – e il macinato lo porta sempre a casa. O vince o ci va molto vicino nonostante le trentasette primavere. Qua a Parigi, tralasciando il match-passerella con Nadal buono solo per i nostalgici, ha asfaltato l’impresentabile Ebden e il volitivo Koepfer prima di fare la voce grossa con Tsitsipas che, nonostante una preoccupante involuzione tecnico-tattica, resta un grande interprete dei campi rossi. Otto set giocati, otto set vinti che, tradotto, significa tanta benzina nel serbatoio da poter spendere, anche se il ginocchio operato tra Roland Garros e Wimbledon resta sempre un’incognita.

    A giocarsi l’oro, e in agguato dall’altra parte del tabellone, ci sono Alcaraz e Auger-Aliassime. Se sul murciano dubbi non fosse lecito averne, per perdere un incontro deve mettere un certo impegno, quella del canadese è una piccola sorpresa per due ragioni. La terra battuta non è tipicamente la sua zona confortevole ed è un ragazzo tuttora impelagato nella comprensibile difficoltà di uscire dallo status di incompiuta promessa. Perché talento ne avrebbe da vendere. Questa sera, pertanto, avremo le idee più chiare e ci si augura che Lollo possa regalarsi la chance di sfidare presumibilmente Alcaraz per la medaglia più pesante.

    Breve amarcord, per chiudere. Esattamente quarant’anni fa, e sembra ieri, Paolino Canè, che oggi sarà chiamato a commentare le gesta di Musetti, disputava a Los Angeles la semifinale olimpica quando il tennis era ancora sport dimostrativo.
    Un cerchio azzurro che si chiude. Dal nostro connazionale più talentuoso dell’epoca, il meraviglioso Neuro, al più geniale di questi giorni. Il filo conduttore è, quindi, la bellezza e l’idea che il colore possa essere quello dell’oro ci rende impazienti. Perché noi, tra un giorno da Musetti e una vita da Djokovic, ci prendiamo sempre il primo. Nel bene e nel male.

    Buona fortuna Lollo, a Muso duro.

  • Da Lillehammer a Parigi, trent’anni dopo stessa gloria: l’oro delle splendide spadiste

    Da Lillehammer a Parigi, trent’anni dopo stessa gloria: l’oro delle splendide spadiste

    Birkerbeineren Stadium, per chi c’era un luogo che evoca leggenda. Anno 1994, Lillehammer. Norvegia, la casa dei maestri. Loro, quelli che dettano la linea, hanno segnato questo giorno sul calendario almeno due anni prima. Nelle intenzioni bellicose dei califfi dello sci di fondo è il momento di gloria agli occhi del mondo. É il giorno della staffetta maschile, 4×10 che fanno i quaranta chilometri, un po’ classici e un po’ liberi, che significano vita o morte sportiva. I nordici tutti paiono davvero fare un altro sport, perché non è che l’armata finlandese abbia poi troppo da invidiare ai cugini ospitanti. Anzi.

    L’Italia, tra gli umani, può fare la voce grossa e il podio, benché a debita distanza, appare un traguardo financo plausibile. Maurilio De Zolt va per i quarantatré anni ma la tempra è quella di un ragazzino che ancora pensa di cambiare il mondo. Spetta a lui il lancio e quando dà il cambio a Marco Albarello con appena una manciata di secondi di ritardo dagli ovvi battistrada la sensazione che potrebbe succedere qualcosa dalla tinta azzurra e irripetibile comincia a fare capolino. Il valdostano, uno che sa come mettere paura ai giganti, ha la giusta spavalderia, quella di chi si è svegliato con le gambe che scalpitano. Dieci chilometri insieme ai rivali per poi lanciare un segnale, col senno del poi, piuttosto significativo. Li brucia entrambi nell’allungo che passa il testimone al terzo frazionista, Giorgio Vanzetta. La coppia nordica prova a metterlo in mezzo ma, in mezzo, l’italiano ci resta francobollato per tutto il tempo senza cedere di un palmo, nonostante le bordate in salita del finlandese Rasanen che comincia a considerare i nostri ragazzi alla stregua di un pericolo reale mentre il suo sguardo si fa sempre più carico di ansie.

    L’ultimo cambio avviene in una situazione di apparente stallo, tutti e tre insieme. La Finlandia schiera Isometsa, la Norvegia cala il mito Daehlie, uno che per definizione o vince o trionfa. L’Italia, che sorniona fiuta l’odore del sangue, può contare su Silvio Fauner, l’uomo dalle volate al fulmicotone. Il Cipollini delle nevi. Daehlie lo sa e, per non sapere né leggere né scrivere, parte a tuono fin dal primo metro. Meglio restare solo, deve aver pensato. Il finlandese china il capo, troppo alto il ritmo anche per un fenomeno come lui. Fauner, invece, assurge a limatore di razza, come si definiscono i ciclisti scaltri nel succhiare la ruota del fuggitivo, e per dieci infiniti chilometri è l’ombra azzurra del fenomenale norvegese, che le prova tutte per fiaccare la garra del Sissio nazionale. Invano.

    Infatti, nello stadio che è l’anfiteatro dei sogni norvegesi, i duellanti entrano in parata. É una bolgia dantesca, il coro Heja Norge di migliaia di connazionali rimbomba e la tensione è più tagliente del ghiaccio sotto agli sci. Uno, Daehlie, ha tutto da perdere; l’altro, Fauner, tutto da guadagnare ed è pure una saetta negli arrivi testa a testa. Un passo indietro. A bocce ferme, chiunque sano di mente avrebbe scosso il capo qualora gli avessero detto che, solo qualche ora più tardi, Sissio avrebbe potuto distruggere la più granitica delle certezze norvegesi. I più ottimisti, infatti, si erano fatti la bocca buona per un podio, mentre agli altri, quelli di indole più moderata, sarebbe stata sufficiente una prestazione onorevole nel tempio dello sci di fondo.

    Ma a cento metri dal traguardo, Fauner lancia una delle sue progressioni in faccia a Daehlie a cui non sarebbe potuto accadere di peggio. Un palmo, poi mezzo metro, poi due metri. É la luce che intercorre tra le code dell’azzurro e le punte del norvegese quando il traguardo è lì ad un’ultima spinta. La legge del Sissio, in un mattino che si fa pomeriggio e poi quasi sera, si abbatte su un popolo intero di colpo silente. L’epilogo è due cose: una tragedia epocale per gli sconfitti, una delle due o tre imprese più abbacinanti della storia dello sport azzurro. La zampata del Birkerbeineren Stadium, il graffio dei ragazzi di Vanoi, il nostro commissionato tecnico.

    Il ricordo di un successo indimenticabile non è a caso rinverdito oggi. Dall’estremo nord Europa alla capitale della grandeure e del campanilismo spocchioso, Parigi, per un cerchio che si chiude intorno ad un altro capolavoro tutto italiano. Niente sci questa volta ma spade, quelle affilate delle ragazze della squadra azzurra che hanno infilzato le padroni di casa lanciate verso un successo pianificato fin nei dettagli dalla notte dei tempi. Alberta Santuccio, Giulia Rizzi e Rossella Fiamingo e, poi, la subentrare Mara Navarria, vincono la loro personale staffetta alla stoccata decisiva, una sorta di volata, quella portata da una sublime Alberta che vale l’oro. Il primo di sempre nella spada a squadre donne; il primo di sempre nell’inferno francese al cospetto delle francesi, costrette a inchinarsi dinanzi alla forza della tradizione italiana rinvigorita da un gruppo di donne straordinarie e corsare.

    Un momento di sport azzurro destinato a essere raccontato di generazione in generazione. Fino alla prossima scorribanda, nella speranza di non dover attendere altri trent’anni. Adesso, però, Mameli sia. Finché ce n’è.

  • Stralegnanese by night: conto alla rovescia

    Stralegnanese by night: conto alla rovescia

    Siamo ancora in piena estate, quella stagione in cui il tempo sembra scorrere piu’ lentamente del solito e settembre appare ancora molto lontano all’orizzonte. Tuttavia, in questo clima di calma apparente, in casa U.S. Legnanese 1913 i preparativi per la StraLegnanese by Night continuano senza sosta: questa corsa su strada non competitiva che promette di regalare emozioni uniche a tutti i partecipanti, si terrà infatti proprio venerdi 13 settembre p.v..

    E quest’anno l’evento si fa in tre: gli organizzatori hanno infatti disegnato un percorso cittadino di 7km dedicato agli appassionati di corsa, benessere e divertimento dai 13 anni in su; e due mini tracciati fiabeschi per i piu’ piccolini dai 5 ai 12 anni di età. PERCORSO I 7km della prova regina si snodano attraverso le affascinanti strade di Legnano, offrendo ai partecipanti la possibilità di ammirare la città da una prospettiva insolita, in notturna e su un percorso interamente chiuso al traffico automobilistico Partenza e arrivo in Viale Toselli, con il via alle 20:15 e il termine previsto entro e non oltre le 22:00. Ma la serata inizierà alle 19:00 con il divertimento dei piu’ piccolo all’isola del Castello cittadino. Partiranno infatti proprio a quell’ora i bambini e le bambine tra i 5 e gli 8 anni che si metteranno alla prova su un percorso di 400mt; a seguire, i piu’ grandicelli, dai 9 ai 12 anni, potranno invece cimentarsi su una distanza doppia.

    ISCRIZIONI Per assicurarsi uno dei 2000 posti disponibili e approfittare della speciale tariffa agevolata di iscrizione (EUR 15,00 fino al prossimo 8 settembre che diventeranno EUR 20,00 dopo quella data), è possibile scegliere tra una delle seguenti tre modalità di pagamento online: 1. tramite carta di credito del circuito VISA o MasterCard; 2. via PayPal; 3. collegandosi al sito ENDU. Le iscrizioni in loco saranno possibili solo il 13 settembre dalle 14:00 alle 20:00 con pagamento quota in contanti. Tariffe agevolate e istruzioni ad hoc per i gruppi di almeno 15 persone sono disponibili scrivendo una mail a info@uslegnanese.it. La partecipazione per i piu’ piccoli è invece gratuita, e le iscrizioni verranno raccolte direttamente in loco la sera della gara.

    PARCHEGGI
    Per gestire al meglio il flusso di partecipanti e sostenitori, il Presidente Luca Roveda e la sua squadra consigliano di lasciare l’auto nelle seguenti aree agevolmente raggiungibili dalla zona partenza/arrivo: • Viale Toselli, lato Castello, con arrivo dai campi sportivi di San Vittore Olona; • nuova Piazza Mercato, raggiungibile fino alle 18:30; • Viale Gorizia, davanti al Liceo Galilei e alla piscina cittadina; • Corso Magenta, di fronte alle scuole Bonvesin della Riva, e vie limitrofe.

  • L’ultimo tango parigino, questa volta, è di Rafa Nadal

    L’ultimo tango parigino, questa volta, è di Rafa Nadal

    Quando sul punteggio di 6-1 4-1 tutto a favore del suo avversario, Rafael Nadal con lo sguardo stralunato cercava conferme, peraltro senza trovarle, nello stadio che lo ha reso campione imperituro, abbiamo realizzato che un’avventura di sport e di vita che ci ha visto crescere fosse ormai finita. Il più grande agonista del tennis contemporaneo, e di ogni epoca in quanto a competenza tennistica sulla terra battuta, senza più neanche una goccia di benzina nel serbatoio. Spremuto, fino all’osso. E non è, purtroppo, una questione di contingenza e nemmeno di competitor, ma la brutale applicazione della legge di Chronos per la quale inesorabilmente c’è un tempo per tutto.

    Nessuno sano di mente chiederebbe ad uno come Rafa di smettere di essere un agonista, che sarebbe un po’ come chiedere a Mogol di non scrivere più canzoni, perché nessuno al di fuori del diretto interessato ha il diritto morale di farlo, figuriamoci un tifoso. Tuttavia, nei fatti, Rafa ha cessato definitivamente di esserlo già da diversi mesi, un periodo nel quale abbiamo finto, per rispetto, di credergli ciecamente quando lo si sentiva ripetere di poter essere ancora un fattore decisivo, magari proprio a Parigi, nella sua e nostra disciplina. Nonostante un fisico dilaniato da mille battaglie, una palla che non vuole più saperne di sanguinare, come quando incentivata da bicipiti oversize metteva alle corde qualunque avversario, e le gambe infaticabili dei giorni belli ormai solo un ricordo.

    Mentire a sé stessi per convincersi di poter essere ancora sé stessi, la comprensibile prerogativa di tantissimi campioni dello sport. Quelli che, intagliato nei cromosomi, hanno il rifiuto ontologico della sconfitta e Nadal è uno non ci starebbe a perdere nemmeno a rubamazzo la vigilia di Natale. E se, per esempio, ci sono stati Pete Sampras e Flavia Pennetta che hanno lasciato il tennis nel momento del trionfo, curiosamente entrambi a New York sollevando il titolo degli US Open, ci sono anche Roger Federer e, appunto, Rafa Nadal che per dire basta probabilmente hanno la necessità di attendere che sia il fisico a rifiutarsi categoricamente di andare oltre. Perché la testa, quella macchina da guerra concepita per rivaleggiare, proprio non ne vuole sapere di sentirsi arrivata al capolinea.

    Fatto sta che Novak Djokovic, che non lo ammetterà mai per rispetto e perché fatto della stessa pasta, ad un passo dal traguardo e con la prospettiva di un cappotto ha tirato i remi in barca, consentendo al rivale di mille battaglie di dare al punteggio una dimensione almeno numericamente onorevole. Con il 6-4 finale, poco veritiero in quanto ai rapporti di forza in campo, che potrebbe essere l’ultimo parziale di una rivalità lunga due decenni e poco meno di cinquanta titoli Slam in due. La fine di un’epoca, perché così è lo sport. Se a Djokovic, di recente finalista a Wimbledon a testimonianza di una condizione ancora superlativa anche se stoppato dal diavolo di Alcaraz, qualche cartuccia da sparare è rimasta, sembra proprio che Nadal abbia davvero grattato il fondo del barile e solo una caparbietà che sposterebbe le montagne pare ancora spingerlo dagli spogliatoi al ground. Dove l’occhio è sempre quello che abbiamo imparato a riconoscere ma le gambe arrivano sempre un istante troppo tardi sulla pallina, nonostante la garra, che è indelebile cifra stilistica, gli faccia dimenticare fatiche non più smaltibili e dolori random disseminati un po’ dappertutto.

    Soprattutto, di patetico in tutto ciò non c’è un nulla, come solo i peggiori addetti ai lavori riescono a pensare. Si chiama amore per lo sport e un guerriero, si sa, combatte finché ce n’è. Rafa Nadal, quindi, è una storia che merita di essere tramandata. Quella di un ragazzino animato da una determinazione feroce, forse mai vista prima sul campo da tennis, che si immagina, riuscendoci, di porre un freno alla parabola apparentemente invincibile della sua nemesi, Federer, al suo acme o quasi. Dualismo che è leggenda, il Coppi e Bartoli del tennis. Da una parte la perfezione stilistica di un uomo che ha coniugato la bellezza abbacinante della sua idea di fare del tennis una galleria d’arte e la capacità di essere al contempo dominante; dall’altra la sublimazione del lavoro, il pensiero granitico di poter neutralizzare l’evidente mismatch di talento con armi alternative ma altrettanto epocali, umiltà tangibile che si taglia a fette. Da una parte quello così elegante nella gestualità al punto che la fatica sembra essersi scordata di lui; dall’altra quello muscoloso ed energico che, senza troppo badare ai fronzoli e con una mimica che somiglia più a quella di un cowboy che maneggia il lazo, che ci ricorda quanto la concretezza nello sport sia sempre una virtù vincente.

    In altre parole, il Fedal, uno contro uno che ha proiettato il tennis in una dimensione planetaria, quasi calcistica. E se l’ultimo set della carriera del basilese è stato il beffardo 6-0 rimediato da Hurkacz che lo ha estromesso dal suo ballo conclusivo a Wimbledon, il suo giardino di casa, ormai qualche stagione fa, per ironia della sorte quello di ieri in Bois se Boulogne potrebbe essere l’ultimo disputato dal maiorchino, ovviamente nel suo giardino di casa. Un cerchio che si chiude intorno ad una pagina di tennis che dimenticare sarà davvero difficile. Certo, il torneo olimpico di Parigi, per Rafa, non è finito. Il sogno, infatti, è che in coppia con Carlitos Alcaraz, uno spedito dagli déi sul pianeta Terra per dare continuità alla bellezza dei suoi predecessori, possa fare altra strada nel tabellone del doppio. Disciplina che, non solo fa storia a sé, ma che Nadal, contrariamente al folle sentore comune, a questo punto della carriera pratica assai bene, sempre a proposito di capacità di adattamento e miglioramento perpetuo.

    E chissà che, all’atto di ricevere l’oro olimpico, non gli venga la voglia di congedarsi dai suoi milioni di tifosi osservando per l’ultima volta l’universo tennis dall’alto. Italiani permettendo, sarebbe questo l’epilogo parigino che ci piacerebbe raccontare. Prima della passerella finale, presumibilmente in quella Laver Cup dove è destino che si debba sempre piangere per un campione che appende la racchetta al chiodo. Rafacito non farà ovviamente eccezione.

  • Lorenzo Moretti, robecchettese nato a Magenta giocherà in serie B con la Cremonese

    Lorenzo Moretti, robecchettese nato a Magenta giocherà in serie B con la Cremonese

    Nato a Magenta è di Robecchetto con Induno e ora gioca per la Cremonese in serie B. E’ Lorenzo Moretti, duttile difensore centrale, che i grigiorossi allenati da Alessandro Stroppa hanno acquistato dalla Triestina. Nato a Magenta il 26 febbraio 2002, Moretti ha percorso la carriera nelle giovanili dell’Inter, conquistando un campionato under 17, per poi passare nei professionisti a 19 anni con la maglia della Pistoiese.

    Ha giocato nell’Avellino (2022-23) e Triestina (2023-24), raggiungendo il terzo turno degli spareggi promozione. Il suo percorso di crescita continua con la Cremonese, con la quale ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2027.

  • Martinenghi, il primo oro a Parigi è Made in Lombardia!

    Martinenghi, il primo oro a Parigi è Made in Lombardia!

    “Il primo oro italiano, il primo oro lombardo! Eccezionale!!! Anzi fantastico. Arriva dalla mia Varese il primo oro alle Olimpiadi di Parigi. Un grandissimo Nicolò Martinenghi si impone nei 100 metri rana regalando un minuto di emozioni eccezionali. Grazie Nicolò e forza azzurri!!!”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, sui social commenta il successo di Nicolò Martinenghi.

    E’ dopo la pandemia di Covid-19 che ‘Tete’ – originario di Azzate in provincia di Varese, portacolori del Circolo Canottieri Aniene – si mette in luce a livello mondiale anche fra i grandi collezionando solo bronzi fra Europei di Budapest e Olimpiadi di Tokyo (bronzo nei 100 rana e con la staffetta 4×100 misti). Agli Europei in vasca corta di Kazan e’ d’oro nei 100 rana e ai successivi Mondiali, sempre nella vasca da 25 metri, fa incetta di podi (5) con il doppio argento nei 50 e 100 rana. Due anni fa l’allievo di Marco Pedoja sbanca prima ai Mondiali di Budapest (oro nei 100 metri e argento nei 50 oltre all’oro nella 4×100 misti) e poi agli Europei di Roma (doppio oro a livello individuale). Nell’ultimo appuntamento del 2022, il Mondiale in vasca corta a Melbourne, e’ due volte d’argento nella rana (50 e 100) ed e’ uno dei fenomeni a stabilire il record del mondo della 4×50 misti. Ai Mondiali del 2023 a Fukuoka e’ sempre sul podio dei 100 rana (argento) mentre agli Europei in vasca corta a dicembre e’ argento nella stessa distanza ma si toglie la soddisfazione di vincere i 50. A febbraio 2024 si laurea due volte vicecampione del mondo dei 50 e 100 rana a Doha. L’oro olimpico e’ il coronamento, la ciliegina sulla torta di una carriera fantastica che guarda gia’ a Los Angeles 2028.

  • Basket, A2: gli abbonati della Elachem Vigevano che hanno rinnovato superano quota 400

    Basket, A2: gli abbonati della Elachem Vigevano che hanno rinnovato superano quota 400

    Prosegue a pieno ritmo la campagna abbonamenti 2024/25 della Elachem Vigevano. Sono ad oggi 406 gli appassionati sostenitori che hanno deciso di rinnovare la fiducia alla squadra ducale. Il rinnovo può essere perfezionato in presenza o via mail all’indirizzo drizzinpv1955@gmail.com.

    Alla conclusione della prima fase, che è riservata ai vecchi abbonati, mancano tre giornate: quella di domani e quelle di lunedì e mercoledì della prossima settimana con la segreteria del palaElachem aperta dalle 18.30 alle 20. Dal 2 al 27 settembre invece sarà possibile sottoscrivere i nuovi abbonamenti che sono quello Standard (275 euro, che comprende le sole partite di stagione regolare), quello Sostenitore (350 euro che comprende anche l’eventuale post-season) e quello Eroe (450 euro, che comprende oltre a tutte le gare stagionali anche la foto con la squadra e la maglietta autografata dal giocatore preferito). Gli abbonamenti ridotti, per Over 64 e Under 14 costeranno 190 euro. Inserito per la prima volta anche l’abbonamento Parterre a 800 euro.

    Per le singole gare il biglietto per tribuna blu costerà 17 euro (12 il ridotto), per la gialla sud 12 euro (7 il ridotto), quello per il parterre 50 euro.

    Intanto è fissato per lunedì 12 agosto il raduno della squadra di coach Lorenzo Pansa che svolgerà la preparazione al palaElachem. Per la prossima settimana invece è atteso il calendario del prossimo campionato che prevede 38 partite di stagione regolare.