Categoria: Sport

  • Il futuro di San Siro: nulla di fatto all’udienza di ieri al Tar Lombardia

    Il futuro di San Siro: nulla di fatto all’udienza di ieri al Tar Lombardia

    Il Tar della Lombardia ha rimandato la decisione relativa al ricorso presentato dal Comune di Milano sul vincolo che la sovrintendenza vorrebbe porre sullo stadio di San Siro dal 2027. Questa mattina si è tenuta l’udienza di sospensiva con cui il Tar doveva decidere se è urgente sospendere il parere della sovrintendenza, come chiede il Comune perché questo provocherebbe un danno all’amministrazione in quanto le squadre rinuncerebbero al progetto del nuovo stadio nell’area del Meazza.

    Il tribunale amministrativo non ha però preso alcuna decisione perché il presidente della seconda sezione ha spiegato di non essere competente in materia e ha indicato quindi un’altra sezione, rimettendo la questione nelle mani del presidente del Tar. Ora sarà il presidente a decidere se la questione dovrà essere comunque affrontata dalla stessa sezione, e in questo caso una nuova udienza si terrà il 5 dicembre, oppure se dovrà passare ad un’altra, e in questo caso bisognerà stabilire una nuova data per l’udienza.

    “Il Tar non decide sulla sospensiva del vincolo su San Siro chiesta dal Comune, un’altra vittoria per noi – commenta il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi, che insieme ad altri si batte per salvare il Meazza dall’abbattimento -. La seconda sezione del Tar dice di non essere competente e manda la pratica al presidente, di fatto neanche la magistratura amministrativa vuole entrare in questa assurdità”. “Il Comune green e di sinistra che chiede di annullare un vincolo a protezione dell’ambiente è veramente una cosa fuori dal mondo. Smetta il Comune con questa battaglia assurda e riconosca la realtà – conclude – E’ un’altra vittoria in tribunale dopo quella sul referendum sullo stadio”.

  • VIVI energia festeggia 20 anni di attività con la Pro Patria Scherma di Busto Arsizio

    VIVI energia festeggia 20 anni di attività con la Pro Patria Scherma di Busto Arsizio

    VIVI energia, tra i principali operatori indipendenti di vendita di energia elettrica e gas metano in Italia con sede a Roncadelle (Brescia), ha raggiunto il traguardo dei primi 20 anni di attività. L’azienda, fondata nel 2003, ha festeggiato il proprio ventennale con un evento di due giorni, riservato ai 180 collaboratori.

    La scelta della location non è casuale: da sempre, VIVI energia ha un forte legame con il territorio in cui opera. Un rapporto che passa dai 27 VIVI store diffusi in tutta Italia al sostegno alle realtà locali, come le associazioni sportive. Per questa ragione, l’azienda ha deciso di tenere qui la propria convention, in un’area che la vede protagonista con il sostegno a associazioni sportive come la Pro Patria Scherma – nella cui sede si sono svolte le attività di team building del sabato –, il Rugby Parabiago, la Pallacanestro Lissone e la Pallavolo Saronno.

    “Essere qui oggi è una grande soddisfazione – ha commentato il Presidente e Amministratore delegato di VIVI energia Andrea Bolla. – Quando 20 anni fa abbiamo gettato le basi dell’azienda eravamo in 20: oggi possiamo contare su un gruppo di 180 persone, divise tra diverse professionalità e seniority. Rappresentiamo 350 mila clienti e la recente joint venture siglata con Milano e Bergamo Gas e Luce mette in evidenza la nostra voglia di fare rete aggregando realtà storiche, sane e vicine al territorio. Nel nostro DNA c’è un’attenzione particolare all’impatto positivo che vogliamo avere nelle comunità in cui operiamo: per questo è stato ancor più importante ritrovarci qui e aver toccato con mano le attività della Pro Patria, una delle società sportive che sosteniamo. L’occasione migliore per permettere a tutti i collaboratori di vivere in prima persona l’impatto positivo che, come Gruppo, ci siamo impegnati a generare” ha concluso l’imprenditore.

    Tra le attività previste nella due giorni aziendale ‘VIVI20’, infatti, si è tenuta un’intera giornata di team building con la Pro Patria Schema durante la quale tutti i presenti hanno potuto conoscere l’importanza dello spirito di squadra in questo sport. Un’attività che viene spesso considerata individuale ma che richiede collaborazione: le 180 persone del Gruppo VIVI, grazie al supporto e all’esperienza degli schermidori della Pro Patria, hanno scoperto le regole, la filosofia e i ‘segreti’ di questo sport, scendendo in pedana in prima persona.

    Un modo per cimentarsi con un’attività ‘insolita’ che è andata oltre l’aspetto sportivo, mettendo al centro le persone e consolidando i legami tra i diversi team. Tra le attività della giornata, inoltre, la visita al museo della scherma e l’incontro con Marta Camilletti, campionessa internazionale della Pro Patria e formatrice di Over The Bumps, che ha condiviso la propria esperienza personale e sportiva.

    “Come associazione sportiva siamo davvero orgogliosi che VIVI energia abbia scelto di organizzare qui le attività di team building per il proprio ventennale – ha commentato Marino Vago, Presidente della Pro Patria Scherma -. La condivisione della pedana di scherma è stata l’occasione per riflettere sui valori dello sport, sul rispetto reciproco, sull’importanza del gioco di squadra e sul necessario rispetto delle regole, valori condivisi con l’azienda. La giornata di sabato ci ha quindi permesso di rinsaldare la nostra partnership con un gruppo affiatato e attento al territorio come VIVI energia, che ringrazio di cuore per averci scelto e dato questa opportunità”.

    In 20 anni di attività, VIVI energia è cresciuta e ampliato il proprio raggio di azione: ora conta 350 mila clienti e opera sul territorio nazionale con una rete di 27 store nelle aree di Verona, Milano, Brescia, Bergamo, Como, Varese, Novara, Monza-Brianza, Roma, Viterbo e Terni. Da marzo 2023 l’azienda ha inaugurato il VIVI energy hub, uno store virtuale a disposizione di consumatori e stakeholder interessati ad approfondire i temi legati al mondo dell’energia. Attraverso la propria controllata VIVIesco, la Energy Service Company del Gruppo, offre anche servizi tecnici, commerciali e finanziari per la realizzazione di interventi di efficienza energetica e ottimizzazione dei consumi a beneficio di clienti domestici, PMI, condomini e grandi aziende.

    Il profilo di VIVI energia

    VIVI energia è tra i principali operatori indipendenti di vendita di energia elettrica e gas metano. Attraverso la propria controllata VIVIesco, la Energy Service Company del Gruppo, offre anche servizi tecnici, commerciali e finanziari per la realizzazione di interventi di efficienza energetica e ottimizzazione dei consumi su tutto il territorio nazionale a beneficio di clienti domestici, PMI, condomini e grandi aziende. L’azienda, guidata dall’Amministratore delegato Andrea Bolla, ha sede a Roncadelle (Brescia) e opera sul territorio nazionale con una rete di 27 store nelle aree di Verona, Brescia, Bergamo, Como, Varese, Novara, Monza-Brianza, Roma, Viterbo, e Terni e nell’area di Milano. Da marzo 2023 l’azienda ha inaugurato il VIVI energy hub, uno store virtuale a disposizione di consumatori ed altri interlocutori interessati a conoscere meglio le offerte del gruppo VIVI.
    VIVI energia si posiziona sin dalla sua nascita, oltre 20 anni fa, come un’azienda vicina ai reali bisogni energetici di famiglie e imprese, con l’obiettivo di offrire ai propri clienti un servizio eccellente e altamente competitivo. Il Gruppo è da sempre attento anche alla comunità con diverse iniziative di carattere sociale, tra le quali il supporto alla ricerca con Fondazione Telethon, i progetti educational per le scuole e le associazioni sportive del territorio, oltre a quelle di sensibilizzazione sui temi del risparmio energetico e della sostenibilità rivolte ai ragazzi. La società conta 180 collaboratori e ha registrato nel 2023 un fatturato di circa 660 milioni di euro.

  • Faccia di ragazzi festosi: una lasagna in compagnia per la cinquina della Virtus

    Faccia di ragazzi festosi: una lasagna in compagnia per la cinquina della Virtus

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, ricordo ancora il profumo delle lasagne fumanti del giorno della Festa di San Clemente e la gioia nell’affondare i denti in una esplosione di sapori..
    Calde e croccanti con la besciamella filante e coinvolgente.

    Sembrava fosse l’anima della festa questo piatto tipico del nostro Paese. Una grande cucina la nostra che anche l’invasione dei fast food e del cibo etnico non riescono a cancellare.
    Abbiamo la cucina più ricca e variegata del mondo. La più vasta come immensa è la nostra tradizione ai fornelli.

    Lasagne o cannelloni? Questo è il dilemma ma la festa era per le lasagne. Anche se il buon piatto storico; la sua ricetta si perde nei tempi e anni mi è sempre stato piatto gradito.
    Avrei dovuto scrivere della bella vittoria della squadra del Borgo del Beato Pacifico ma la notizia è … una vera notizia!!! Puoi essere felice anche a un metro da casa perché è l’animo che deve avere il cuore gioioso.

    Un ambiente non ha bisogno di molte parole e riflessioni perché se vai via contento; e con stomaco pieno
    Ti sei divertito e rilassato in compagnia… Ridere fa bene al cuore e all’anima ; in compagnia ancora di più. Festeggiare insieme è sempre positivo. I segnali dello stare bene sono sempre evidenti e chiari.

    La squadra è un insieme di ragazzi che si mischiano coi tifosi e si può festeggiare con semplicità
    Davanti a un bel piatto di lasagne; beh io ho esagerato e fatto il tris.
    Una cena anticipata perché in compagnia la pancia non va via ma si riempie anche di allegria.
    La semplicità molto spesso è un dono e pregio e oltre al risultato e al piatto pieno c’è un ambiente simpatico.

    Perdere è brutto e vincere è bello, ma oltre al risultato si può vedere il buon ambiente sano…
    Com’è facile capire quando un ambiente è positivo, basta capire tre cose: sto bene, mi diverto, sono allegro.

    Questi semplici concetti devono essere basati anche al brutto per evitare cattive situazioni come purtroppo la cronaca insegna.

    Meglio mangiare delle belle lasagne fumanti e avere la gioia intorno….basta poco. Mai darsi colpa per non essere felici mai dare la colpa per non essere allegro.

    Ah la partita è finita 5 a 0 per la Virtus Mulino ma la lezione di lasagne vale come e più del risultato!”.

  • Xavier Jacobelli: “Critiche a Pioli improvvide e ingenerose, non si può sminuire il lavoro di 4 anni”

    Xavier Jacobelli: “Critiche a Pioli improvvide e ingenerose, non si può sminuire il lavoro di 4 anni”

    Il noto giornalista Xavier Jacobelli nelle ultime ore ha rilasciato ai microfoni della testata sportiva News.Superscommesse.it una lunga intervista in cui ha trattato alcuni temi di Serie A e in cui si è espresso sulle chance di qualificazione ai prossimi Europei dell’Italia di Spalletti.

    In questo estratto, Jacobelli ha parlato del particolare momento del Milan e delle numerose critiche mosse a Stefano Pioli.

    Xavier, ritengo che le critiche a Pioli siano assolutamente ingiustificate, dal momento che al Milan ha puntato a costruire una squadra nuova e fatta di tanti calciatori giovani. È d’accordo con me che serve pazienza?

    “Certamente, le critiche che riceve sono improvvide e ingenerose. Lui ha alle spalle un lavoro di 4 anni che non si può sminuire. Ha portato a casa il 19esimo scudetto, una semifinale di Champions League dopo tanto tempo e per la prima volta un utile di bilancio dopo 17 anni, grazie anche all’ottimo lavoro fatto dalla società in estate. E dei troppi infortuni che gli sono capitati ne vogliamo parlare?”.

    https://news.superscommesse.it/calcio/2023/11/intervista-esclusiva-a-xavier-jacobelli-cairo-non-si-attacchi-agli-arbitri-il-napoli-puo-rientrare-per-lo-scudetto-e-sulle-altre-614559/

  • L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 verso il derby d’Italia: perché quella coi ‘Gobbi’ non sarà mai una partita qualunque

    L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 verso il derby d’Italia: perché quella coi ‘Gobbi’ non sarà mai una partita qualunque

    Da sempre il derby d’Italia è una partita speciale. Di fronte le due squadre più titolate d’Italia con una delle due (l’Inter) che non è mai stata in serie B.

    Sale l’adrenalina tra il popolo nerazzurro magentino per quella che per alcuni – si parla ovviamente in termini ironici avviso per i lettori troppo seriosi – è una sorta di ‘guerra etnica’ tra le ‘forze del bene’ e quelle del ‘male’ come dimostrato con l’inchiesta di Calciopoli e relative penalizzazioni.

    Quest’anno poi Juventus Inter allo ‘Stadium’ è una gara che per molti potrà dire già tanto per chi si aggiudicherà lo scudetto.
    Con il Milan in crisi d’identità e con il povero Pioli che rischia di essere messo sotto tutela con Ibra a far da supervisore, i nerazzurri di Milano e i bianconeri guidati da una figura esperta e quanto mai pragmatica come Max Allegri, sono i due team più quotati per il prossimo tricolore.

    L’Inter Club Magenta Nerazzurra 1978 ‘Kalle Rummenigge’ ha deciso così di far le cose in grande.

    Gli interisti magentini capitanati da Luciano Cuccco e dal suo capitano sul campo Oscar Fresina si sono dati appuntamento al ‘Five’ la tana dei nerazzurri grazie alla disponibilità di altri nerazzurri doc come Daniele Tosi e il ‘Principe’ Enzo Battistella.

    Ritrovo fissato per le 19,30 di domenica prossima, così da vivere insieme l’attesa della grande sfida. Perché quella con i ‘gobbi’ non è una partita mai banale. Per alcuni vale più di una stracittadina.

    C’è voglia di rivalsa dopo i due KO in campionato della passata stagione compensati però dal gusto di eliminarli dalla semifinale di Coppa Italia, anche grazie a quel rigore di Lukaku a Torino praticamente allo scadere e rissa connessa con Samir Handanovic sugli scudi nella tenzone finale.

    Nella locandina che alleghiamo trovate tutti i dettagli per la partecipazione alla serata con prenotazione obbligatoria.

    Intanto, anche in casa Inter Club, si comincia a guardare al Natale. E per cominciare un regalo per tutti i Soci che crescono in modo cospicuo in queste ultime stagioni di ritrovata passione ed entusiasmo.

    Presentando, infatti, la card come socio Inter Club si avrà diritto al 10% di sconto in una serie di partner selezionati che trovate in locandina.

    Un regalo sempre gradito per i soci interisti. Che però come ogni anno stanno pensando a fare del bene con un’iniziativa importante a livello sociale. Ma di questo non vi diciamo di più… ci sarà tempo e modo.

    Un po’ di attesa in vista di domenica 17 dicembre quando l’Inter Club Magenta dimostrerà, ancora una volta, che l’attenzione per le realtà locali e l’inserimento nel contesto cittadino vuole essere un tratto fondamentale di questo sodalizio che nonostante le 45 primavere sulle spalle è più vivo che mai.

  • Basket A2: Vigevano ci prova, ma alla fine la spunta Rieti

    Basket A2: Vigevano ci prova, ma alla fine la spunta Rieti

    Vigevano ha perso ieri a Rieti ma non paga dazio nei confronti dei diretti rivali per la salvezza, tutti sconfitti nella decima giornata. La squadra ducale rincorre per tutto il primo tempo, si porta in parità al 23′ ma quando la Sebastiani sembra in confusione, fallisce il sorpasso e da quel momento i padroni di casa (privi di Nobile e Sarto e con Hogue limitato dai falli) scappano nuovamente senza farsi più riprendere, presi per mano da Johnson (27 punti) e dalle triple di Italiano.

    Rieti schiera a referto il nuovo arrivato Sanguinetti ed entra in campo decisa a colpire dalla distanza grazie alle buone percentuali iniziali, scappando sul 12-4 al 4′, con Johnson e Spanghero sugli scudi. Vigevano barcolla ma tiene, sono Battistini e le accelerazioni di Bertetti a ricucire lo strappo sul 17-14, anche se Johnson rimane un rebus per la difesa ducale, mentre cresce Ancellotti che Strautmanis non riesce a limitare, così Rieti tocca il massimo vantaggio sul 35-21 del 14′, rintuzzato dalle bombe di Peroni, mentre Wideman va negli spogliatoi al 15′ per curarsi un taglio in faccia e Rossi sulla sirena infila dai 10 metri il -9 di Vigevano al riposo lungo.

    Una bella iniezione di fiducia per ELAchem, che al rientro in campo allunga il parziale fino al pareggio del 23′ sul 46-46, ma quando sembra che l’inerzia della sfida passi ai gialloblu, è Italiano con tre siluri a far respirare Rieti, capace di allungare nuovamente sul 62-53. Da quel momento i reatini non perdono più il controllo della situazione, facilitati dagli errori al tiro di Vigevano e dai troppi palloni perduti nell’ultimo quarto.

    Sebastiani Rieti-ELAchem Vigevano 80-71 (21-16, 46-39, 67-57)

    Rieti: Ancellotti 10, Johnson 27, Raucci 3, Italiano 11, Petrovic 8, Spanghero 9, Frattoni, Bodara, Hogue 4, Piccin, Sanguinetti 8. All: Rossi. Tiri da due: 16/36, tiri da tre: 12/26, tiri liberi 12/17. Rimbalzi 36 (7+29). Palle perse 17. Uscito 5 falli: Hogue al 39’29”

    Vigevano: Amici 8, Rossi 8, Bertetti 13, Peroni 6, Wideman 14, Smith 8, Leardini, Battistini 14, Bertoni NE, Pisati NE, Bettanti NE, Strautmanis. All: Pansa. Tiri da due: 20/34, tiri da tre: 5/26, tiri liberi 16/22. Rimbalzi 38 (9+29). Palle perse . Uscito 5 falli: Wideman al 26’05”

    Arbitri: Cappello, Capurro, Bertolini

    Pansa: “Ci manca ancora un pezzettino contro le squadre di alta classifica”

    Le parole di coach Lorenzo Pansa dopo la sconfitta di Vigevano contro Rieti. “Abbiamo avuto un approcio non sufficiente intenso alla partita sui due lati del campo, incassando 46 punti in un tempo, troppi per una squadra come la nostra – spiega -. Nel secondo secondo tempo si è giocato in maniera ruvida da entrambe le parti, la partita è stata decisa dalle percentuali diverse, con 19 palle perse da parte nostra che alla fine ci sono cosatate parecchio. La sensazione dopo questa partita è che ci manca ancora un pezzettino per giocare alla pari contro le squadre più attrezzate di noi, mentre abbiamo una certa solidità contro le nostre dirette rivali. Peccato, volevamo fare un regalo alle decine di tifosi che sono venuti sin qui a sostenerci”.

  • Atp Finals: la dura legge di Djoker non piega l’amore dell’Italia per Sinner. E adesso, operazione futuro- di Teo Parini

    Atp Finals: la dura legge di Djoker non piega l’amore dell’Italia per Sinner. E adesso, operazione futuro- di Teo Parini

    Con i se non si fanno grandi cose, ma a guardare la scoppola rimediata ieri sera, peraltro abbondantemente annunciata, il pensiero che Sinner avrebbe fatto bene a fare fuori Djokovic tra le pieghe del regolamento del round robin deve essere passato per la testa di molti. Perché di partite giocate con un occhio alla convenienza la storia delle ATP Finals è piena e se Jannik avesse scelto deliberatamente di perdere il terzo set del match vittorioso contro Rune nessuno tennisticamente sano di mente gli avrebbe rimproverato nulla.

    Trovarsi in finale il serbo, in uno spaventoso crescendo di condizione e per giunta incazzato dopo aver perso lo scontro diretto nel girone, è evenienza sconveniente senza pari nel tennis e, francamente, viene da dire che un Master (come ci piacerebbe continuare a chiamarlo) in cascina val sempre bene un pizzico di pragmatismo, con buona pace dei moralisti da divano. Tutto ciò, in quanto dell’attesissima partita odierna non è che ci sia troppo da raccontare perché, di fatto, una partita con tutti i sacramenti non c’è stata. Capire dove arrivino i meriti di un Djokovic comunque in versione d’annata e i demeriti di un Sinner brutto oltre ogni previsione è impresa ardua ma tant’è che difficilmente si sarebbe potuto assistere ad una sfida meno stimolante in termini di spettacolo. Djokovic sembra aver rubato il servizio killer al suo allenatore, Ivanisevic, e sente i colpi come un direttore d’orchestra governa le sette note.

    Dall’altra parte, a destra per Sinner è una tragedia: il dritto, il suo colpo più costruito, esce dalle corde con inaudita fatica e la palla, con ancora più fatica, riesce a trovare il campo. Insomma, notte fonda. Sembra, quindici dopo quindici, il più classico dei mismatch della pallacanestro, quando l’attaccante affronta l’avversario in perenne condizione di vantaggio. Probabilmente anche la tensione deve aver giocato un brutto scherzo all’azzurro, ci sta tutta. Del resto, anche i più forti – e Sinner lo è – hanno molto da imparare in quanto a gestione della pressione in partite di questa importanza capitale.

    Un break nel quarto gioco del primo set, con Jannik che sciupa un vantaggio di 40-15 con una volée tremebonda che rimette in vita l’avversario già pronto ad andare a servire, e un break quasi già scritto nel gioco d’apertura del secondo parziale, mandano in archivio l’edizione 2023 delle Finals che significa per Novak il titolo numero sette – altro record assoluto, staccato Federer fermo a quota sei – e la conferma che, Alcaraz non spremuto a parte, negli ultimi dodici mesi le partite che contano, gira e rigira, le ha vinte sempre lui e il più delle volte senza neanche sudare troppo. Quello di Sinner resta un torneo eccezionale e l’imbarcata conclusiva, dalla quale un lavoratore come lui saprà senz’altro fare tesoro, non sposta di un millimetro i giudizi lusinghieri che si è ampiamente meritato nel corso della settimana sabauda. La certezza, sempre per restare in casa dell’altoatesino, è che altre partite come questa verranno e, quantomeno per mere questioni anagrafiche, non sempre sarà il giocatore più vincente di ogni epoca, Djokovic, a contendergli il trofeo.

    Chiosa finale d’obbligo per il serbo. Nel perimetro di validità dell’assioma bonipertiano, per il quale vincere è l’unica cosa che conta senza che il ‘come’ rappresenti un dettaglio apprezzabile, il GOAT – Greatest Of All Time, per i meno avvezzi agli acronimi giovanili – è lui, con i rivali di ogni generazione, passata e presente, che inseguono ormai a una distanza siderale. In ogni caso, per le eventuali rivincite tennistiche non ci sarà da attendere molto. Giusto il tempo dei botti di Capodanno e qualche calice di spumante ed i riflettori saranno già puntati sul primo Major stagionale, l’Happy Slam australiano. Perché il tennis non si ferma mai, proprio come questo insaziabile Djokovic. Ad maiora.

  • Attilio Fontana: ci sono le condizioni per stadio Inter a Rozzano

    Attilio Fontana: ci sono le condizioni per stadio Inter a Rozzano

    “Io ho visto un progetto bello, non posso dire nulla se non che la presentazione è stata molto positiva e concreta. Ci sono le condizioni per fare lì lo stadio”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, dopo che nei giorni scorsi ha ricevuto i dirigenti dell’Inter che gli hanno presentato il progetto del nuovo stadio che la società nerazzurra vorrebbe costruire a Rozzano al confine con il capoluogo. “Poi sono scelte che non competono a me – ha aggiunto – e che non spettano sicuramente a me”.

    h”Penso che la scelta degli Ambrogini sia una scelta che viene fatta in maniera trasversale da tutte le parti. E tutte le parti possono indicare le persone che ritengono più opportune”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine di un evento a Milano, ritornando sulle polemiche per l’assegnazione degli Ambrogini, la massima onorificenza concessa dal Comune a chi ha dato lustro alla città, in particolare quella al comico Andrea Pucci.

  • Skipass, quanto mi costi.. 22% in più negli ultimi due anni

    Skipass, quanto mi costi.. 22% in più negli ultimi due anni

    Settimana bianca sempre più cara: per gli skipass aumenti fino al +22% in due anni. La denuncia, in occasione della partenza della stagione invernale, arriva da Assoutenti. Un giro d’affari quello delle vacanze sulla neve che lo scorso anno in Italia si è attestato a quota 9,6 miliardi di euro. Considerando le spese per skipass, alloggi, ristoranti e servizi in loco, esclusi i trasporti, per la settimana bianca la spesa nella stagione invernale 2023/2024 sarà compresa in media tra i 1.500 e i 1.750 euro procapite, con un incremento medio del +8% sul 2022, calcola Assoutenti.

    Le tariffe degli skipass, dopo gli aumenti dello scorso anno legati al caro-energia, crescono senza sosta: per il Dolomiti Superski il biglietto giornaliero sale del +8,1% rispetto allo scorso anno, +7,8% a La Thuile, +6,5% a Courmayeur, +7,7% a Bormio e +7,6% a Livigno. In crescita anche gli abbonamenti stagionali: dal +3,9% del comprensorio Dolomiti Superski al +6,5% per gli impianti della Valle d’Aosta. Ma se si confrontano le tariffe odierne con quelle in vigore nel 2021 per il biglietto giornaliero gli aumenti dello skipass raggiungono il +22,1% a Livigno (da 52 euro a 63,50 euro), +21,7% a Bormio (da 46 a 56 euro), +19,4% sulle Dolomiti (da 67 a 80 euro), +16% a Courmayeur (da 56 a 65 euro).

    L’associazione ha poi preso in esame i costi delle strutture ricettive per un soggiorno di una settimana nelle più rinomate località sciistiche italiane. Qui gli aumenti rispetto allo scorso anno sono nell’ordine del 10%, con i listini di alberghi e chalet che riservano molte sorprese: ad esempio per una camera doppia dal 30 dicembre 2023 al 6 gennaio 2024 (7 notti), prenotando oggi attraverso i siti specializzati, si spendono da 1.711 a 15.750 euro a Courmayeur, da 1.726 a 11.899 euro a Livigno, ma si può arrivare a 41.497 euro a settimana a Cortina d’Ampezzo e addirittura al record di 58.475 euro per un soggiorno di sette notti presso uno chalet di lusso a Ortisei!

    “Lo scorso anno gli operatori sciistici hanno fatto leva sul caro-energia per giustificare i forti rincari di tutti i servizi legati alla montagna, un alibi che quest’anno, con le bollette in forte discesa e l’inflazione ridimensionata, decisamente non regge – afferma il presidente Furio Truzzi – Le tariffe sarebbero dovute scendere in tutti i comparti legati alla montagna, ma così non è stato, e anzi il trend al rialzo è proseguito senza sosta. Un danno per il turismo e per milioni di cittadini, con una fetta sempre più ampia di popolazione che, non potendosi permettere le tariffe folli di skipass e alberghi, sarà costretta a rinunciare alle vacanze sulla neve o ridurre sensibilmente i giorni di villeggiatura”.

  • Atp Finals: Sinner cammina sul cornicione della storia. Di Teo Parini

    Atp Finals: Sinner cammina sul cornicione della storia. Di Teo Parini

    Nemmeno una bestia nera è per sempre. Jannik Sinner aveva inanellato una serie di sconfitte in fila contro Daniil Medvedev al punto da fare pensare che il formidabile gioco di sbarramento del russo fosse per lui definitivamente indigesto. La conferma alla regola mutuata dal calcio per la quale, se gli attacchi fanno vendere i biglietti, alla lunga sono le difese a fare vincere le partite. Invece, dopo sei scoppole pedagogiche, a Pechino non troppe settimane fa, lo studioso Sinner ha invertito la rotta e con due set in fotocopia chiusi al tie-break ha fatto suo match e torneo. Che non fosse un caso isolato lo si è capito da lì a poco quando, questa volta a Vienna, a prevalere è stato ancora una volta l’azzurro. Jannik, al termine di una lunga rincorsa cominciata a Marsiglia tre anni e mezzo prima, dimostrava di aver agguantato il livello del numero tre del mondo, depositario di un tipo di gioco fastidioso come forse nessun altro. Con queste premesse, in aggiunta all’inerzia favorevole che le recenti vittorie gli hanno garantito, Sinner è sceso in campo quest’oggi, ovviamente contro il moscovita, per la partita probabilmente più importante della sua giovane carriera, il lasciapassare per la finale delle ATP Finals. Le condizioni al contorno erano le migliori possibili: campo indoor veloce come il ghiaccio e tifo amico plebiscitario.

    Il meglio che c’è per far valere il bombardamento, in questo momento, più feroce del circuito. Jannik, istruito alla perfezione dalla lungimiranza di Cahill unita alla vitalità di Vagnozzi, ha svolto così bene il piano assegnato. Medvedev non ha affatto giocato male, anzi, a testimonianza della velocità di crociera che ha impostato Sinner qui a Torino e che per ora nessuno è riuscito a seguire fin sotto allo striscione d’arrivo. Una statistica significativa già a metà del primo parziale vedeva Sinner in un vantaggio schiacciante, quella dei punti vinti negli scambi sotto i cinque colpi. Tradotta, significa che in una corsa impostata con il piede pigiato sull’acceleratore è Jannik quello con le marce più alte. Medvedev, conscio di ciò, ha provato a essere più propositivo del consueto per non farsi aggredire già ad inizio scambio, denotando sagacia tattica, ma ciò non gli è bastato per arginare la valanga azzurra.

    Il primo parziale è volato via piuttosto in fretta. Sinner, avanti per quaranta a zero nel terzo game e con un gioco per parte a referto, si incarta inaspettatamente e quattro punti in fila vinti dal russo gli costano una sanguinosa palla break che annulla con il servizio, prima di mettere in ghiaccio un importantissimo turno di battuta. Al cambio di campo, con gli attori a ruoli invertiti, si ripropone lo stesso identico copione ma in questo frangente un rovescio affossato in rete da Medvedev dà a Sinner il break che, di fatto, decide il primo set. Perché, da lì in poi, il match segue l’ordine dei servizi fino al 6-3 finale senza sussulti degni di nota. Non essendo bravi a vedere tappeti, bisogna riconoscere che, tifo campanilistico a parte, non ci si è divertiti oltre al minimo sindacale, garantito dal ritmo forsennato caratterizzante gli scambi e poco altro.

    Secondo set e niente di nuovo. Match che scorre rapido, scandito dall’efficacia dei servizi e zero concessioni alla fantasia. Medvedev si ostina a rispondere da lontanissimo per la gioia dello slice di Sinner ma, in compenso, la battuta è una sentenza che lo tiene alla larga dai guai. L’impressione è che basti davvero un nonnulla, un piccolo passaggio a vuoto, per indirizzare un parziale decisamente equilibrato. Sinner sbanda un po’ solo nel corso di un estenuante game numero otto, nel quale Medvedev ha anche la palla del 5 a 3, ma, come forse più giusto per quanto visto in campo, si va al tie-break con qualche piccolo rimpianto anche per l’altoatesino, in un paio di occasioni ad un soffio dalla palla break. In una giornata meno brillante di altre volte al servizio, Sinner adesso fatica un po’ a condurre le operazioni, complice anche un vistoso calo di aggressività, e l’allungarsi dei rally comincia a favorire un maratoneta come Daniil che, al contrario, continua a mettere giù servizi deflagranti con la puntualità di una cartella esattoriale. Scontato l’epilogo, 7-6 che parla russo e contesa che sarà quindi decisa dal terzo set.

    Con il dj che malauguratamente imperversa sulle tribune, Medvedev si concede i servigi del fisioterapista, in quella che è una pessima e generalizzata abitudine contemporanea, mentre Sinner, zompettando a bordo campo, prova a riordinare le idee non particolarmente sagaci della fine del secondo parziale, oltre che a non raffreddare troppo il motore. Jannik ha un piccolo vantaggio, è lui a servire per primo. Adriano Panatta, in cabina di commento, è lapidario quanto lucido: per prendersi la finale, a Jannik serve tornare ad essere quello di inizio match: asfissiante e sbrigativo. Fare match di corsa, lapalissiano, può essere un suicidio. Compito eseguito alla perfezione già nel secondo game nel quale Sinner, alla terza occasione utile, strappa il servizio al numero tre del mondo che, per la verità, ci mette molto del suo con un doppio fallo finale. Così, in un amen, è tre a zero Italia. Fiamma rossa dell’ultimo chilometro decisamente vicina.

    Medvedev è furibondo, un po’ con sé stesso e molto col pubblico mai particolarmente scorretto. Il servizio continua ad essere la sua stampella più efficace ma, adesso, il punteggio fa sì che il match si giochi nei turni di un Sinner che in questo momento sembra in controllo, come quelle volte in cui Alain Prost, presa la testa della corsa, si rendeva inattaccabile pur senza strafare. Tanto che, avanti già per quattro giochi a uno, la terza palla break a suo favore ha il profumo del match point. Per quello vero è questione di qualche minuto: Medvedev non c’è più e per Sinner vuole dire finale. La prima di sempre per un azzurro nell’ATP Finals con il titolo di Maestro che, adesso, dista solo un passo. Che maturità, Jannik. E che giocatore.