Categoria: Cinema

  • ‘Locarno Film Festival 77’: un’annata da sogno. Di Monica Mazzei

    ‘Locarno Film Festival 77’: un’annata da sogno. Di Monica Mazzei

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Sarà un caso ma anche in moltissimi film di quest’anno, ho intravisto un cammino al femminile ben tracciato, e quando non l’ho notato io, me l’hanno fatto inavvertitamente notare gli altri.
    Ma è stato anche un festival ricco di storie di giovanissimi, alle prese con problemi più grandi di loro e con il difficile percorso che porta alla consapevolezza.
    È stato anche il festival degli omaggi ad un cinema intriso d’arte e di nuove visioni di aspetti insospettabili della vita.

    È il caso del primo riconoscimento conferito: l’Exellence Award Davide Campari, è andato agli attori Mélanie Laurent e Guillaume Canet, che poi abbiamo visto in Piazza Grande, in “Le Déluge”, pellicola con il pregio di averci fatto conoscere sul piano umano personaggi storici rimasti tali e niente altro, in un certo senso: un Luigi XVI quasi infantile ed incapace di sostenere un confronto intellettuale con Robiespierre.
    Raimondo Rezzonico Award a Stacey Sher (produttrice di fim quali “Pulp Fiction”, “La porta dell’Universo”, “Matilda 6 mitica” e molti altri); Pardo alla Carrieraa Shah Rukh Khan, stella di una Bollywood ormai imposta a livello mondiale.
    Alfonso Cuarón ha ricevuto il LifeTime Achievement Award (ha diretto attori come George Clooney e Julianne Moore).

    Poi ci sono stati come tutti gli anni, molti altri premi, ma al di là di questo, le scelte di questa edizione riportano il Locarno Film Festival ad un respiro più internazionale, con grandissimi nomi e grandi star, capaci di conciliare i diversissimi interessi cinematografici di un pubblico molto vasto.
    Parlando di pubblico, non bisogna tralasciare il premio assegnato proprio dalla grande platea di affezionati al film amato di più in Piazza Grande: il Prix du Public UBS.
    Quest’anno a riceverlo è stata Klaudia Reynicke, da me intervistata per un altro film nel 2019.
    Con “Reinas” ha vinto anche la Berlinale 2024.
    Recensito nella prima trance di articoli, esplora, grazie alle origini miste svizzero-peruviane della film-director, la crisi economica a Lima degli anni Ottanta ed i suoi influssi su una famiglia, la cui metà sta per trasferirsi per sempre a Miami.
    Il film è in parte biografico, anche se la Reinicke non ha fratelli al contrario delle due giovanissime protagoniste della storia.
    La storia finisce per essere incentrate sul rapporto tra le donne del nucleo famigliare e quello con il padre delle ragazzine, che non partirà con loro.
    Sullo sfondo la dittatura e la capacità di trovare aspetti ilari quasi in tutto.

    Il Pardo d’Oro Locarno77 è invece andato alla giovane regista lituana Saulé Bliuvaité per il film Akiplėša (Toxic), una storia incentrata sul ricordo di una adolescenza dedita a risolvere il conflitto con un corpo visto come, recito pari passo, “un campo di battaglia”.
    Altri premi in fondo all’articolo.

    Ora mi concentrerò però soprattutto su Ben Burtt, vincitore del Vision Award TicinoModa.
    Come recita il nome del premio, si tratta di un riconoscimento assegnato a chi è stato in grado con una visione di portare un contributo personale molto significativo al cinema, grazie al proprio genio.
    Celebre per aver curato il sonoro di film assolutamente indimenticabili come “ET”,”Star Wars” ed “Indiana Jones” tra i numerosi altri; ci ha accompagnati durante una conversazione pubblica eccezionale, vista anche la sua età, nel modo nel quale ha creato i suoni unici ed inimitabili dei propri personaggi, fossero voci o combattimenti.
    Ma Burtt ha fatto molto altro, ha compiuto il salto e nella vita, si è spinto sino ad occuparsi del montaggio e della regia.
    “Per arrivare a ciò non ci si impone. Ci possono volere anni. Lukas ad esempio è un po’ un dittatore come tutti i grandissimi registi, non puoi dirgli cosa fare. Tutto si basa sul rapporto di fiducia: man mano che questo si instaura, saranno i grandi nomi a richiedere sempre di più la tua collaborazione su più livelli”.
    Alla mia domanda su cosa pensasse dell’impiego dell’Intelligenza artificiale nel cinema e del suo possibile coinvolgimento nella creazione del sonoro, si è detto molto preoccupato:

    “È un grosso pericolo per l’originalità e la creatività umana, che spesso è legata a stati emotivi”, mi ha risposto riassumendo; e questa frase, in poche parole racchiude tutto il danno che un utilizzo spropositato dell’IA apporterà al cinema e non solo; detto da chi si è definito qualcuno che ama sperimentare.

    A lui infatti si debbono i primi impieghi Dolby Sistems, che hanno entusiasmato il pubblico al cinema e lo sosrprendono ancora oggi, con un suono che si esapende in tutta la sala, abbracciando gli spettatori.

    L’altro incontro di questo festival che per me resterà indimenticabile, è quello con attori e regista del bellissimo film “La piccola ed il vecchio”.
    Dal direttore artistico Giona A. Nazzaro durante un viaggio in Canada, trattasi di un lungometraggio ispirato in parte ad “Il Vecchio ed il Mare”, ma basato sul romanzo di Marie-Renée Lavoie, nonché sui ricordi di infanzia del filmaker Patrice Sauvé, che ha scelto di ambientare la storia nel Quebec degli anni Ottanta.
    Non per niente, visto che un’epoca nella quale non c’erano cellulari e social network era più genuina e ricca.
    Partecipa in un certo senso un personaggio dei manga: “Lady Oscar”; ma non potendo per i diritti d’autore utilizzare il vero anime, si è deciso di disegnarne uno apposito che ne ricalcasse la trama.
    Ciò è dovuto al fatto che ispira molto Helen, la piccola protagonista, in conflitto con la propria identità, un po’ maschiaccio e che desidera essere chiamata Jo.
    Jo sarà esortata dalla madre a coltivare un rapporto con un anziano amico di famiglia, che ha sempre il consiglio e la soluzione giusta per tutto e a lui si appoggia tutta la famiglia.
    Jo è in gamba ed intelligente, dal carattere calmo e pratico, tuttavia piano piano imparerà a scoprire i lati positivi di questo rapporto e della lettura, grazie alle continue interruzioni quando guarda il suo cartone preferito.
    Perché noi ce lo ricordiamo bene: ai nostri tempi era la televisione a distoglierci troppo dalle cose importanti.
    In famiglia vi è anche un padre con tanti problemi psicologici, che vuole bene alle figlie ma non sempre riesce ad essere il supporto che vorrebbe e dovrebbe.
    Jo, che già ad unidici anni desidera guadagnarsi qualcosa, coltiva il perdono, l’accettazione e la comprensione verso tutti.
    “La felicità non si impone”, è il messaggio di questo film.
    Ho posto delle domande e durante la conversazione il regista ha spiegato che non è un film sulla nostalgia, ma proprio sul guardare avanti.
    Ci ha poi raccontato i motivi per i quali ha scelto proprio Juliette Bharucha per il ruolo della piccola protagonista e concordo: ella ha qualcosa di magico.
    Il film è da non perdere, perché oltre al potenziale emozionale e alla commozione capace di suscitare, grazie ad inquadrature e a costruzioni immaginarie che si sovrappongono alla realtà, come alla fine, diventa una perla rara di grande contenuto umano e capace di immensi insegnamenti.
    È per tutti, non solo per i ragazzi.

    LA VITA ACCANTO, di Marco Tullio Giordana

    Una famiglia molto ricca ma come tante: lui e lei si godono il matrimonio nel grande palazzo di famiglia, che appartiene interamente a loro.
    Al piano di sopra, abita la sorella di lui, quotata e talentuosa pianista e sarà proprio ad uno dei suoi concerti, che al lei si romperanno le acque. La corsa in ospedale, la gioia, la zia che li raggiunge “Ho fatto solo un bis, dovevo correre qui”; il marito ginecologo che preferisce non far nascere la figlioletta affidata ai colleghi e sceglie di non essere nemmeno presente in sala parto. Attende in sala d’attesa, lontano dalla fatica, con la sorella artista.
    Finalmente entrabi i genitori faranno la conoscenza della piccola: lo fanno in piedi, già vestiti, come due in visita, quando la bambina vien loro posta in braccio. La scoperta: la neonata ha una grossa voglia su metà del viso ed il collo.
    Da qui si snoderà quella che diventerà una trama con sfumature gotiche, popolata da statue “viventi”, arte che pare quasi minacciosa, e tanta, tanta oscurità.
    Questa bimba cresce nascosta, la madre non l’accetta, si ammala addirittura a causa di questa voglia, colpevolizza tutti. Rende l’esistenza a tutti impossibile, con un egoismo che sconfina nella follia.
    Forse al disagio mentale si accenna.
    Capita anche nelle migliori famiglie, soprattutto se la perfezione era l’unico obiettivo.
    Alla piccola Rebecca viene negato il battesimo, il prete ne è allontanato, la madre medita addirittura di non mandarla a scuola con gli altri.
    Si odia ferocemente questa madre.
    Molto meglio l’altra Maria, quella di “Salve Maria”: non lo accetti, allora meglio andarsene.
    Ma questa Maria rimane, quasi con lo scopo definitivo di rinfacciare alla piccola qualcosa di cui non ha colpa, di tormentarla, una bambina in realtà bellissima e rivelatrice di un talento innato ed unico per il pianoforte, sostenuto dalla zia.
    Il padre un debole, non cattivo ma incapace di compensare.
    Sarà la zia ad aiutarla a riconoscere la propria forza ed ad accompagnarla in un cammino fatto di impegno e successo.
    Saranno tanti altri gli episodi.
    Rebecca crescendo sarà confrontata con vari drammi e varie meschinità umane, ma a tutto resisterà grazie solo ad una cosa: la musica.
    Un dono ci salva.
    E lei si salverà a 17 anni in un momento preciso: rivedrà le statue che l’avevano spaventata da bambina.
    Non lo sentiamo, ma certamente riecheggiano nelle sue orecchie le parole della zia.
    Rebecca fugge e rifugge la disperazione.
    Lei non sarà vittima del destino.
    Poi c’è un altro personaggio non poco importante: l’amica dai fulgidi capelli rossi.
    Una pura.
    Pura come la verità. Quest’amica porterà la luce nell’oscurità di Rebecca, ne sarà l’antitesi.
    La verità, certo, è scomoda.
    A volte, volgare.
    Ma l’amica è la salvezza definitiva: le apre nuovi orizzonti.
    Anche lei suona e canta.
    Saranno probabilmente le due facce di una medaglia, quando Rebecca partirà per raggiungerla; poco dopo la realizzazione di un miracolo.
    Come avrete capito, questo film pure l’ho adorato. Ve lo dice una che il cinema italiano attuale lo snobba spesso.
    Ha a che fare con la capacità di afferrare subito ciò che la vita ci offre, non permettendo a nessuno di lasciarci adombrare.

    SULLA TERRA LEGGERI, di Sara Fgaier

    Il film inizia con il raccoglimento in una casa dei parenti dopo un funerale: è appena morta dopo lunga malattia, la madre di famiglia e l’unica figlia, poco più che ventenne ma già madre a sua volta, riallaccia i rapporti con i consanguinei di origine tunisina come la madre appena scomparsa. Il dolore è grande ed alla situazione già difficile, si unisce l’improvvisa amnesia paterna, che di colpo ha rimosso tutta la propria esistenza degli ultimi trent’anni. I medici non trovano né causa né cura, suggeriscono solo alla figlia di restargli accanto e di aiutarlo con piccoli oggetti, per esempio.
    Da questo nodo si scioglie una trama meravigliosa, intessuta dei ricordi che egli recupererà dai diari, nei quali descriveva il proprio infinito amore per la moglie, fin dal primo incontro, avvenuto in un’epoca recente ma già lontanissima.

    Un amore misterioso, irresistibile, avventuroso, composto anche dalla volontà di immergersi totalmente nel mondo di lei.
    Sovrapposizioni improvvise di immagini e spezzoni tratti da film e dalla letteratura più iconica che ha narrato sentimenti e drammi umani, producono una sovrapposizione emozionale di esistenze, che nella medesima disperazione ci accumuna, con un effetto capace di farci vivere più vite e rendere il film poetico ma senza cliché e banalità: quegli spezzoni sono gli impulsi ed i pensieri che attraversano come lampi la mente del protagonista.

    Un film sorprendente per come decanta l’amore vero in modo nuovo.
    Lui cerca se stesso e la propria storia con lei, fortemente connessi ed indivisibili: la sua stessa identità è a lei strettamente legata.
    La mente diviene un brusio continuo a volte intollerabile, nel cercare indizi nei quali potersi riconoscere.
    Arriverà infine alla sua destinazione, un giorno, e dovrà accettarne tutto il dolore che ne deriva: la morte non si può cancellare.
    Faceva anch’essa parte della cultura dell’amore della sua vita, che invece l’aveva presto integrata come nei rituali che gli aveva mostrato in Tunisia, nella loro lontana gioventù.
    Il lutto si può elaborare solo grazie ad un percorso a ritroso.
    Bello come una leggenda da tramandare.

    PIAZZA GRANDE

    RITA, di Paz Vega.

    I protagonisti di questo film sono bambini molto piccoli, in particolare la bimba che cede il suo nome al titolo: appena 7 anni.
    Nel ruolo di due fratellini, la loro recitazione è naturale come esortati a giocare davanti alla cinepresa.
    La storia della quale si narra però, ambientata a Siviglia nei primi anni Ottanta, non parla affatto di giorni spensierati: la loro mamma è vittima di violenza domestica da parte del loro padre.
    Il padre è un’ombra incombente, nelle prime scene ne udiamo solo la voce forte e capace di incutere timore, e ci si chiede che volto abbia il mostro.
    Poi appare nella sua massiccia e disturbante presenza concreta.
    È come assistere ad una famiglia vera in questa situazione e la madre ne porta sulle proprie spalle, in silenzio, tutto il peso.
    Vi è anche la nonna, una danzatrice di flamenco, che insegna i primi passi ad una piccola Rita dagli occhi luccicanti e pieni di vita, sviluppando lentamente una trama di continuità generazionale al femminile.
    Rita per soli due anni di differenza con il fratellino, sviluppa presto anche un senso protettivo, prima verso di lui e poi verso la madre.
    Comincerà a percepire il pericolo vero, il giorno in cui il padre getterà il secondogenito in acqua per insegnargli a nuotare di botto ed il piccolo proverà la terribile angoscia della vita che sfugge tra un respiro e l’altro.
    Nel quotidiano si riflette solo una cosa: il condizionamento del padre e dei suoi umori.
    La dolce Rita, grazie all’esempio di un piccolo amico, comincerà a pensare a come difendere la mamma.
    La fine dell’innocenza.

    SHAMBHALA, regia di Min Bahadur Bham

    Un film pregevole che ci trasporta sul tetto del mondo, precisamente un piccolo villaggio nepalese composto di paesaggi naturali di incredibile bellezza, dove il tempo pare essersi fermato, se non fosse per l’orologio ultra moderno, che fa capolino dal polso di un piccolo protagonista, per ricordarci che anche loro abitano la nostra epoca.
    Una ragazza andrà in sposa al coetaneo che ama e inizierà ad organizzare la propria nuova vita.
    Di fianco a lei c’è tuttavia sempre una specie di maestro, con il quale avrà pure una relazione, assolutamente legittima nel suo popolo dove a praticare la consuetudine di più coniugi è la donna.
    Scopriamo dunque una realtà per noi incredibile.
    La protagonista, che è incinta, partirà con il maestro per ritrovare l’altro marito, scomparso nel nulla, e sarà lei a dettare le regole fra loro: questa sarà una delle scoperte che farà su se stessa.

    GAUCHO GAUCHO, regia Michael Dweck, Gregory Kerhaw
    Documentario in bianco e nero su una comunità che ha scelto di vivere privandosi di tutte le comodità moderne, inclusa la telefonia. L’unico mezzo accettato è la radio, che trasmette tutto il giorno musica popolare locale, allo scopo di rafforzare i rapporti tra i popolani.
    I problemi di salute, siano essi psicologici che fisici, si curano con la suggestione del più influente del paese; ed il passatempo maggiore per tutti, uomini e donne, ragazzi e ragazze, sono i rodei.
    Durante delle interviste che spezzano le sequenze del docu-film, per poi ricucirle, ci viene spiegato perché per loro sia così importante vivere così.
    Anche qui la protagonista è una giovane che ha un sogno: domare un cavallo e cavalcarlo per la prateria, godendo della propria libertà.

    LE PROCÈS DU CHIEN, di Laetitia Dosch

    Una nota avvocatessa accetterà una causa improbabile: difendere in tribunale il comportamento di un meticcio che ha morso a tradimento la nuova compagna del padrone, che gli aveva appena passato uno snack.
    Il dubbio è che si sia trattato di una vendetta, poiché la donna non gli aveva servito le solite crocchette.
    Il processo prende forma in un dibattito esilarante, in un film adatto a tutta la famiglia.

    KADA JE ZAZVONIO TELEFON, di Iva Rang

    Il 1995 ha segnato un passaggio importante per molti serbo-croati, a causa dello sfollamento improvviso di 200’000 persone nell’operazione che venne denominata “Operazione Tempesta”.
    Grazie a questo film, il pubblico viene catapultato nel periodo storico che precede quel momento: lo vediamo nelle strade percorse dalla giovanissima protagonista con i suoi amici; oppure le divertenti le capatine dal parrucchiere per assomigliare ai propri idoli. La vita alla quale tutti i giovani avrebbero diritto.
    Nell’improvvisa azione, si ebbero anche saccheggi e moltissime vittime. Ma la trama del film indaga un aspetto intimo e difficile da interiorizzare: il momento esatto nel quale la telefonata che l’avverte, spezza la vita di un’allora undicenne.
    A questa ragazza, strappata alla vita quotidiana con gli amici e soprattutto l’amica del cuore, così come ai sogni fantastici sul futuro tipici dell’età, resta da continuare a rivivere quel momento come un trauma.
    Sono passati molti anni da allora e tanti di noi, travolti e bombardati tramite telegiornali da nuovi conflitti internazionali, hanno probabilmente dimenticato.
    Queste persone sentono tuttora di non aver ricevuto giustizia; e la musica, il cinema di prima di quel momento, nelle loro origini tipicamente nazionali oppure giovanili, sono ciò che resta per mantenere salda un’identità perduta.
    Il senso dell’arte in tutte le sue forme, come traccia per mantenere una radice, spazzata via dai conflitti.

    Monica Mazzei
    freelance culturale

  • Magenta: sabato 24 agosto riapre il Nuovo con ‘Cattivissimo me 4’

    Magenta: sabato 24 agosto riapre il Nuovo con ‘Cattivissimo me 4’

    CinemaTeatro Nuovo di Magenta, alla riapertura dopo la pausa estiva, propone il cinema di “CATTIVISSIMO ME 4”, una delle saghe animate più seguite e divertenti degli ultimi anni.

    Dal sabato 24 agosto a martedì 27 agosto lo Staff vi aspetta in Sala (climatizzata secondo l’occorrenza) e sono già attive le prevendite online.

    La Sala di Comunità magentina propone inoltre formule di sconto attraverso convenzioni, adesione alle campagne nazionali e, soprattutto, le CARD di sala. Varie formule pensate per le esigenze variegate del pubblico. La AMICI DI CTN CARD, che consente il prezzo ridotto ad ogni ingresso; oppure le CARDS prepagate nelle formule “sempre” o “feriale”.
    Tutte le informazioni e le condizioni sono reperibili sul sito: www.teatronuovo.com

    CTN MAGENTA
    “CATTIVISSIMO ME 4”

    ORARI SPETTACOLI
    DAL 24 AL 27 AGOSTO

    sabato 24: 21.15
    domenica 25: 21.15
    lunedì 26: 21.15
    martedì 27: 21.15

    Sabato e Festivi:
    Intero € 7,00
    Ridotto CTN € 6,00 riservato ai possessori della tessera “AMICI del CTN”
    Ridotto € 5,00 bambini fino a 10 anni e militari

    Nei giorni feriali:
    Intero € 6,00
    Ridotto CTN € 5,00 riservato ai possessori della tessera “AMICI del CTN”, bambini fino a 10 anni e militari

    https://youtu.be/wA1EJaxJocY

  • Festival di Locarno: il Festival della nostalgia, delle rivoluzioni e dell’impegno grazie alla settimana arte. Di Monica Mazzei

    Festival di Locarno: il Festival della nostalgia, delle rivoluzioni e dell’impegno grazie alla settimana arte. Di Monica Mazzei

    Un Locarno Film Festival dall’anima che profuma d’arte, questa 77a edizione.
    Arte che strizza l’occhio da alcuni film, nei quali la perfezione si respira persino nella sincronicità dei movimenti, come ad esempio “Le Déluge”, opera del filmaker Gianluca Judice, dove quadri e sculture sembrano ergersi a giudici della famiglia reale francese, prossima all’esecuzione capitale, osservandoli scarnamente nel lento decadimento delle loro figure, per precipitare nella vulnerabile condizione di esseri umani con delle colpe da espiare.

    Ciascun membro della famiglia ha un modo diverso di reagire: Luigi XVI si rifugia in una malata e fantasiosa speranza completamente respinta dalla consorte Maria Antonietta, più dignitosa ma al contempo concreta.
    L’intreccio vede andare a braccetto i rapporti famigliari e quelli con i rappresentanti di Stato che li odiano e agli sgoccioli, sale a galla la mancanza di amore e stima di Maria Antonietta per il marito che le fu imposto a ragion di Stato.
    Nelle tristi giornate di prigionia presso la Torre del Tempio, fortezza costruita dai Templari, luogo altamente iconico per momenti così tragici, assistiamo allo spogliamento prima di tutto delle loro identità, allo scherno e alla derisione di chi si credeva eterno tramite con Dio in Terra. Infatti, il film si snoda in capitoli che si pongono lo scopo di analizzare e scomporre l’evento storico ed umano, sino all’epilogo.
    Il quesito è: esiste il peccato se non ve ne è consapevolezza?
    E se al loro posto vi fossimo stati noi?
    La silenziosa e calma compostezza della famiglia reale, ci induce a credere che i cattivi non ne siano i membri, ma i loro cinici aguzzini, che paiono aver miserevolmente e sottilmente bramato tutto ciò che essi possedevano.
    La Francia dell’Uguaglianza e della Libertà pare perdere l’umanità; solo qualcuno cerca di restare umano e chiede nel comitato, che il Re possa non essere separato dalla famiglia, nei mesi lunghi e bui che precedono l’esecuzione.
    Luigi fa delle richieste sino all’ultimo, come quella di poter salutare in solitudine la famiglia e di vedersi accordare tre giorni per prepararsi alla propria morte.
    Dimostrerà sino all’ultimo di non comprendere realmente i motivi che hanno portato a quel momento, ribadendo che secondo lui non è possibile una reale uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Addirittura se ne stupisce, spesso apparendo persino infantile e rivelando anche scarsità di argomentazioni ed intelletto, nella sua incapacità di tenere testa ad un Robespierre filosoficamente arguto.
    Chi ha ragione?
    A ciascuno la sua risposta.
    Tutta la storia è pervasa di un presagio quasi divino, mentre consegna all’eternità questi personaggi storici, che un giorno sembreranno diventati unicamente una rappresentazione leggendaria, od opere d’arte a loro volta, pallidi ed esangui ricordi, in un processo che ha condotto alla nascita del cittadino al centro di tutto.

    Retrospettiva Locarno77

    La retrospettiva di quest’anno è dedicata invece al Centenario dalla nascita della Columbia Pictures e “The Lady with the Torch”, altro non è che un titolo per omaggiarne il simbolo femminile che tutti conosciamo e che ricordava la statua della libertà.
    Probabilmente, questa scelta era dovuta ad il desiderio di riunire sotto ad un unico marchio riconoscibile, l’dentità americana, che si voleva far emergere nelle scelte narrative proposte via via dai registi più celebri dell’epoca.
    Alla nascita del sonoro, fanno la loro apparizione i primi film western con eroi compassati, che vivevano con l’unica legge personale del “un giorno alla volta”.
    Fa capolino di nuovo il concetto di scambio fra le arti, nell’ispirazione dovuta alla presa di coscienza sociale, per passare ai film anti fascisti e alla primissime donne lavoratrici che desideravano spiccare nel mondo del lavoro.
    Allora è lecito chiedersi se la reale ambizione o vocazione che dir si voglia, di quella torcia, altro non fosse che illuminare un mondo nuovo.
    Se il cinema, l’arte e la musica avevano avuto sempre il merito di accendere per primi nuovi percorsi, migliorando l’uomo e risvegliandone la coscienza, oggi mi vien da dire che purtroppo, ad occuparsi di ciò, son rimasti i registi che portano in Occidente i propri drammi sociali e le loro lotte.

    E’ il caso del regista iraniano, Mohammad Rasoulof, che con il lungometraggio “The Seed of the Sacred Fig”, in Piazza Grande la sera dell’11 agosto, ha portato da noi il dramma dell’attuale repressione civile in Iran, rifacendosi alle rivolte che hanno portato ad una vera e propria esecuzione sommaria di tanti giovani, come la tristemente celebre Armita Geravand, divenutane il simbolo, dopo essere stata trucidata dalle forze dell’ordine iraniane, perché aveva rifiutato di indossare il velo.
    In particolare, ci affacciamo a tutta la vicenda attraverso lo sguardo di una famiglia, prevalentemente delle sue donne, madre e figlie e la loro amica, studentesse di liceo.
    Molti i dialoghi, molta la paura: per le giovani quella di un futuro oscuro ed incerto, per una madre quella che alle figlie possa accadere qualcosa di terribile.
    Le strade diventano rapidamente teatro di sanguinose rivolte di massa, soppresse nel sangue, con giovani inferociti che non si fermano nemmeno difronte al pericolo di essere uccisi, per invocare i propri diritti. Le scuole vengono chiuse.
    Nel piccolo nucleo famigliare protagonista della pellicola, si svolgono conversazioni difronte alla cena ed ai telegiornali, durante i quali un padre cerca di convincere le proprie figlie che si tratta solo di teorie complottiste.
    Ma le figlie si ribellano: dei loro amici sono già stati presi od uccisi davanti ai loro occhi.
    Un’amica è stata massacrata di botte e ha uno zigomo spaccato, forse perderà un occhio.

    Il dramma di un coraggioso regista che spera ancora che il suo Paese possa vivere l’alba del ritorno alla libertà.

    Salve Maria, regia di Mar Coll.
    Titolo che ha inaugurato la competizione del Concorso Internazionale, ci mostra il difficile adattamento di una giovane donna al ruolo di neo mamma.
    Ben recitato, ci trascina nelle emozioni della protagonista e nelle sue angosce di madre.
    L’altrettanto giovane marito a volte non comprende le sue crisi, ma l’ama veramente e prova a darle sostegno in tutti i modi: non ci troviamo difronte ad una situazione difficile e di abbandono e trascuratezza, come si potrebbe credere. Certo, non si decide a prendersi il congedo paternità, però la esorta ad uscire con le amiche e a fare qualsiasi cosa la faccia sentire meglio.
    Vi è una bellissima e lunga scena di una passeggiata della neo famiglia sul mare, dopo una cena romantica e per un attimo, lei sembra stare meglio. Poi, di colpo, di nuovo le ombre, di pari passo ai cambiamenti del tempo; come ricadute di una malattia inguaribile.
    Ma qual è la malattia di Maria?
    Tutto ciò la porta su una giostra vorticosa di alti e bassi, difficile da tollerare.
    Pregna di senso di colpa, porta settimanalmente il neonato dal pediatra, in costante allarme, ma chi ha bisogno di aiuto è proprio lei.
    Cercherà persino di elaborare in forma creativa tutto ciò che le succede: Maria è una scrittrice di successo ed i suoi romanzi hanno già vinto dei premi.
    Niente. Non funziona. Decide di sparire, unico mezzo per salvare se stessa ed il figlio. Lo fa con un sottile rancore, che sta cominciando ad intaccarla interiormente: nessuno può capirla veramente e nessuno accetterebbe i suoi reali pensieri.
    Segue un fil rouge: ritrovare in un paesaggio sperduto che sembra riflettere la sua anima che si dirama in incubi confusi, un’altra donna che uccise il suo bambino. Mentre tutta la società la condanna, Maria teme angosciata di perdere l’equilibrio e di ritrovarsi al suo posto.
    Intriso di una costante suspence, ci fa sempre temere il peggio sino al finale controcorrente che, già lo immagino, non sarà potuto piacere a tutti. Eppure è proprio quella suspence a cercare di farci comprendere come questo epilogo, fosse l’unico possibile ed accettabile, anche se disintegra un ideale arcaico.

    Un film inequivocabilmente bellissimo sotto ogni profilo, non solo per il soggetto, certamente importante e di grande utilità sociale, ma per la capacità di portare alla luce tutto ciò che non riusciamo ad accettare di noi stessi e per la forza interpretativa di un disagio.

    Concorso Cineasti del Presente

    Les Enfants Rouges, regia di Lotfi Achour.

    In una sperduta località araba, si consuma una vicenda realmente accaduta: due giovanissimi cugini vengono aggrediti da alcuni terroristi, ed uno dei due sarà ucciso per decapitazione.
    Si tratta della storia vera della quale tutti abbiamo saputo nel mondo, tramite un video raccapricciante…

    La colonna portante di questa comunità che vive di poche cose, come la pastorizia e lo studio scolastico di piante e semine, è l’unione famigliare, senza la quale la sopravvivenza non sarebbe possibile.
    È per questo che nonostante l’orrore, quando il cugino più giovane riprende i sensi, trasporterà la testa della vittima a casa, all’interno della sua cartella di scuola.
    Non riuscirà a raccontare subito l’accaduto. Non è certo facile comunicare un fatto simile a madre e nonna. Si deciderà a farlo quando il fantasma del defunto inizierà a reclamare giustizia, facendo leva sull’affetto che li ha legati in vita. La prima alla quale lo svelerà sarà una giovane amica, della quale l’assassinato era innamorato, sognando di sposarla.
    La reazione della giovane mi lascia interdetta, poiché il regista decide pur essendo una ragazza, di accordarle la libertà di affermare le proprie scelte: “Non lo avrei mai sposato”, dichiara nettamente, nonostante le dispiaccia.
    Il più piccolo si rattrista: “Lui ti amava, e tu no”, mormora.
    Trovo apprezzabile da parte di Achour non scegliere un lamentoso coro unisono e di sconvolgimento famigliare per questa uccisione ingiusta, ma invece l’aver lasciato spazio ad una espressione femminile indipendente.
    Oserei quasi dire che si tratta dell’unica voce rivoluzionaria del film.
    La giovane studia senza sosta ed esorta anche l’amico superstite a fare altrettanto, se un giorno vuole lasciare quel posto.
    L’alba del futuro.
    Mentre visioni di libertà futura si mescolano a nostalgie e rimpianti del passato, è però tempo di mettersi in moto: c’è un corpo da recuperare e al quale dare degna sepoltura.

    Piazza Grande77

    Reinas, di Klaudia Reynicke

    Il film si apre con la cronista che evoca la crisi economica con una notizia tangibile: il prezzo del latte.
    Il dettaglio diventerà l’incipit di una storia nella quale le protagoniste, due giovanissime figlie ed una madre nell’età di mezzo, inizieranno ad organizzarsi, soprattutto interiormente, in vista della loro migrazione alla volta di Miami.
    La crisi economica ha reso la vita in Perù invivibile ed inoltre, anche la dittatura non la addolcisce di certo: bisogna sempre stare attente a ciò che si dice, persino se si è bambine.
    Vedremo lo scenario degli Ottanta cedere il passo per incentrare la trama sui rapporti famigliari, i legami ed il modo di gestire le situazioni di ogni membro della famiglia.
    Il padre, che non partirà con loro, diventerà un compagno di giochi e di piccole fughe, intenzionato a lasciare un ricordo amabile alle figlie, una decenne e l’altra 14enne, nella possibilità di non rivederle molto presto.
    Alcune vicissitudini saranno intrise di un certo umorismo nonostante l’arresto di due bambine, che nella ingenuità dichiarano che il padre è un agente segreto, mettendolo in pericolo.
    Un film con una bella e credibile atmosfera, nel quale pare di esserci catapultati realmente lì con loro, ed ispirato alla vera vita della regista.

    Concorso internazionale

    Der Spatz in der Kamin, regia di Ramon Zürcher

    “Il dolore è invisibile e la bellezza visibile”

    Una casa racchiude tutti i ricordi e il senso del tempo che passa, di più generazioni di una famiglia.
    Tutti desideriamo una casa così, ma tutti potremmo desiderare di fuggirne, poiché a volte, può trasformarsi un peso insopportabile. La citazione sul dolore è ciò che una delle figlie dice nel medicare il fratello da una piccola ferita dovuta ad un atto di bullismo; ma è anche la chiave di lettura: mascherare, spesso far finta di niente. Negare. Far sopravvivere e scegliere sempre solo la bellezza.
    Ma si può continuare a farlo solo fino ad un certo punto, poi quelle spine che si vorrebbero celare, escono allo scoperto di prepotenza.
    Anche in questa pellicola emergono i lati umani che si vorrebbero nascondere, come il fatto che tutti i membri appaiono un po’ disturbati. Ma quella casa è ciò che l’ombrosa e distante protagonista vuole mantenere per sempre, perché pare l’unico trucco in grado di tenere uniti tutti i consaguinei sparsi come meteore.
    Teme più di tutte una verità: la vita va avanti sempre e comunque.
    Permane il valore della nostalgia, come unico modo per ritrovare una identità, sino al desiderio di un fuoco che possa bruciare tutto e purificare.

    PIAZZA GRANDE 77

    Electric Child, regia di Simon Jaquemet.

    Annunciato come un film rivelazione sugli scenari futuristici, degno dei suoi storici predecessori, è ambientato in Svizzera e vede i due protagonisti avere finalmente il tanto desiderato figlio si inerpica in sviluppi ricchi di azione.
    Il bebé è però nato con una rara condizione che lo porterà alla morte entro un anno di vita.
    Parallelamente, il padre è sviluppatore di un progetto di intelligenza artificiale incredibilmente ambizioso.
    Diventa il padre di un secondo figlio: la sua creatura frutto di ingegneria genetica che, ad un certo punto sviluppa neuroni in modo infinito.
    Il finale vedrà salvare il bimbo dopo che il progetto sarà sfuggito di mano ed i genitori dovranno sfuggire a militari che vogliono catturarli; e virerà di molto sul fantastico.

    Concorso cineasti del Presente

    Holy Electric, regia di Tato Kotetishvili

    In una Georgia che ci mostra i lembi di società più ai margini, assistiamo a persone che inventano sistemi fantasioni per guadagnarsi da vivere.
    L’ultima trovata di zio e giovane nipote sarà ricavare un commercio da diverse croci ritrovate nelle discariche, poi da loro trasformate in croci elettriche.
    La povertà ed i lutti si superano grazie all’umorismo, l’accettazione di ogni diversità, l’amore per gli animali e la musica gotica un po’ satanica amata dai protagonisti più giovani, in netta contrapposizione con l’articolo improvvisato e venduto.
    Nessun nesso cristiano in una vita che va avanti, sempre e comunque.

    Piazza Grande 77

    Mexico 86, regia di César Dìaz

    In un film d’azione ed impegno sociale, la protagonista è una madre di famiglia divisa tra lotta civile e affetti.
    Alcuni suoi cari amici sono già stati assassinati.
    Arrivata in Messico dal Guatemala in preda ai disordini, sta cercando di istruire al meglio il figlio di 10 anni, perché tutta la famiglia ha cambiato identità.
    E’ fondamentale per la salvezza di tutti ma probabilmente lei dovrà rientrare in Guatemala a continuare la lotta, rinunciando a tutto il resto.
    Sullo sfondo, i Mondiali di Calcio 1986 sembrano offrire uno scenario di nuovi inizi più sereni, almeno per il figlio che ancora non si rende conto.

    Sew Torn, regia di Freddy MacDonald

    Film metà svizzero e metà statunitense, è ambientato nel Canton Grigioni, dove la protagonista, una giovane che vive di lavori di sartoria dopo aver perso la madre, ha creato dei lavori incredibili grazie ad un geniale impiego dei fili di lana e si consola della perdita, riproducendo all’infinito la voce registrata della madre, che si attiva con delle miniature sonore sempre grazie a meccanismi collegati a dei fili.
    Una stravagante creatura dunque, intelligente e all’apparenza molto pacifica.
    Ma la vita è difficile anche per lei, economicamente parlando…
    La grande occasione arriva quando in auto incrocia un incidente con due motociclisti, che sino all’ultimo respiro si stanno litigando una valigia, all’apparenza piena di soldi.
    Da questo momento si attiva di nuovo l’ingegno della ragazza, che ci condurrà in una storia fantasiosa ed incredibile, con più scelte di sviluppi, sulla falsa riga di “Sliding Doors”.
    Una cosa è certa: con humor ma non poche venature thriller e persino scene di autentica violenza, la protagonista non è poi così tanto angelica ma per lei conta solo una cosa: non sporcarsi direttamente le mani…

    Per la retrospettiva, ho invece visto per ora “Graig’s Wife”, regia di George Kelly. B/N

    Il film è molto disincantato nel mostrarci già in quei lontanissimi anni, il disincanto di un matrimonio sorto per interesse ed ora agli ultimi titoli di coda.
    Una ragazza osserva “da fuori” e pare porsi delle domande sul futuro.

    Monica Mazzei
    Free lance culturale

  • Arriva il film evento. Dal 19 al 25 settembre nei cinema italiani “INTER. DUE STELLE SUL CUORE”

    Arriva il film evento. Dal 19 al 25 settembre nei cinema italiani “INTER. DUE STELLE SUL CUORE”

    È online il teaser trailer di “INTER. DUE STELLE SUL CUORE”, il film-evento che sarà nelle sale dal 19 al 25 settembre per celebrare il 20° Scudetto del Club nerazzurro attraverso immagini inedite, racconti e testimonianze esclusive, behind the scenes e i momenti indimenticabili che hanno accompagnato l’incredibile cavalcata verso la conquista della Seconda Stella.

    Il teaser trailer è visibile al seguente link: https://youtu.be/WOIg2rM8dG4.

    Inter e Filmmaster insieme per un lungometraggio dedicato ai tifosi e agli appassionati di sport. L’appuntamento è dal 19 al 25 settembre nelle sale cinematografiche dove gli spettatori saranno trasportati in un viaggio entusiasmante e sorprendente che li proietterà al centro dell’universo nerazzurro, nei luoghi che hanno plasmato la conquista del tricolore. A guidarli ci saranno tutti i protagonisti della Seconda Stella, con testimonianze e contenuti inediti: da Mister Inzaghi a tutti gli eroi nerazzurri scesi in campo, dal Top Management a Legends e celebrities del mondo della musica e dello spettacolo.

    L’elenco delle sale che parteciperanno all’evento sarà disponibile su interduestellesulcuore.it.

    I biglietti saranno disponibili in prevendita a partire da giovedì 22 agosto.

    Il derby che ha sancito il traguardo più atteso aprirà un racconto che si espanderà nei luoghi simbolo dello Scudetto, ripercorsi con accessi esclusivi e contenuti inediti: dagli spalti al campo, dallo spogliatoio al centro sportivo di Appiano Gentile e all’Inter HQ per poi esplodere in tutte le strade di Milano invase durante le celebrazioni dei Campioni d’Italia.


    “INTER. DUE STELLE SUL CUORE”
    è prodotto da Filmmaster, con la collaborazione di Red Joint Film e Inter Media House, diretto da Carlo A. Sigon ed è distribuito al cinema da Nexo Studios con Radio 105 come Radio Partner e con i media partner La Gazzetta dello Sport e Coming Soon.

    Photo Credits: Getty Images

  • Al Giffoni Film Festival “La bicicletta di Bartali”, un lungometraggio animato con radici abbiatensi. Nelle sale dal 1° agosto

    Al Giffoni Film Festival “La bicicletta di Bartali”, un lungometraggio animato con radici abbiatensi. Nelle sale dal 1° agosto

    “L’illusione della distanza” è il tema di #Giffoni54, l’evento unico dedicato a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, diventato in oltre mezzo secolo uno degli eventi culturali e sociali più seguiti e amati, creato nel 1970 dall’allora diciottenne Claudio Gubitosi. Una distanza che scompare a cavallo di una bicicletta speciale.
    E alla 54ma edizione del Giffoni Film Festival, c’è stata la presentazione del lungometraggio animato “La bicicletta di Bartali”, in concorso nella sezione Elements +10. È la storia di un’amicizia apparentemente impossibile tra due ragazzi appassionati di ciclismo, David e Ibrahim, uno ebreo l’altro arabo, a Gerusalemme e dintorni, nel ricordo del grande campione ed eroe Gino Bartali. Al centro lo sport e il coraggio, con tre generazioni chiamate a superare ostacoli e pregiudizi verso una difficile speranza di comprensione e di pace.

    “Mille ragazzi preparati ed entusiasti sono stati i primi spettatori del nostro lavoro durato anni sotto la regia di Enrico Paolantonio – ha raccontato la produttrice Evelina Poggi, – un’emozione grandissima che ha ripagato il tempo dell’attesa e che si è riempita di soddisfazione nel vedere i ragazzi così attenti anche nel porre domande sulla storia e il significato”.

    Protagonista della storia è la bicicletta con cui Gino Bartali trasportò documenti falsi per salvare centinaia di ebrei dalla barbarie nazifascista nella Toscana del 1943-44. A Gerusalemme, sessant’anni dopo, la bicicletta di Bartali diventa il simbolo dell’avventura dei due ragazzi il cui percorso non sarà privo di ostacoli ma attraverso lo sport i due giovani amici impareranno il rispetto reciproco, la collaborazione, il sacrificio, riconoscendosi l’uno nell’altro e costruendo un legame profondo in grado di superare le divisioni imposte dalla società.

    “La bicicletta di Bartali” nasce da un’idea del regista Israel Cesare Moscati (scomparso nel 2019 e alla cui memoria è dedicato il film), autore di testi e documentari sulla Memoria, in particolare sulle persecuzioni nazifasciste verso la comunità ebraica romana e che con questa opera di fantasia coraggiosa e piena di speranza rivolta alle giovani generazioni ha aperto lo sguardo al futuro. “In questi tempi di conflitti e di guerra, l’idea di Israel Cesare Moscati alla base del film può sembrare favolistica – ha commentato Luca Milano, Direttore di Rai Kids, – ma in realtà è un segno forte di fiducia nella capacità dei più giovani di costruire uno spazio per la convivenza e la pace”.

    In un territorio, quello dell’abbiatense e del magentino, ricco di storia e passione per le due ruote e terra di campioni da Gianni Bugno a Luigino Chiodini, da Andrea Noè a Massimo Calcaterra, solo per citarne alcuni e che a diverso titolo hanno dato il loro grande contributo al ciclismo italiano, trova in parte le sue radici questo lungometraggio. La casa di produzione Lynx Multimedia Factory delle produttrici Evelina Poggi e Sabrina Callipari, è un po’ romana e un po’ milanese, ha infatti la sede amministrativa a Vermezzo.

    Per gli appassionati ecco alcune informazioni tecniche: il lungo processo di produzione ha coinvolto team dall’Europa e dall’Asia. Oltre mille i fondali su cui si inseriscono i personaggi animati con la tecnica 2D digitale e che portano la firma di Andrea Pucci. La regia è di Enrico Paolantonio, co-fondatore di Musicartoon e Lynx Multimedia. La canzone di chiusura è scritta e interpretata da Noa, artista israeliana di fama internazionale da sempre impegnata nella promozione del dialogo e della Pace, con la collaborazione del chitarrista, compositore e produttore Gil Dor. A dare la voce al personaggio di Gino Bartali è l’attore e comico teatrale e televisivo Tullio Solenghi.

    La bicicletta di Bartali è una coproduzione Lynx Multimedia Factory, Rai Kids, Toonz Media Group, Telegael con il sostegno del MIC-Direzione Generale Cinema e Audiovisivo (Fondo Selettivo e Tax Credit) e del Governo Irlandese, con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana. Uscirà nelle sale italiane il 1° agosto 2024 distribuito da Lynx Multimedia Factory. La distribuzione internazionale sarà a cura di TVCO e TOONZ Entertainment.

    (nella foto, da sinistra, Sabrina Callipari, Enrico Paolantonio, Evelina Poggi e Luca Milano)

  • Cinemateatro Nuovo di Magenta : gli ultimi appuntamenti di luglio e l’anticipazione della prossima stagione di FilmForum

    Cinemateatro Nuovo di Magenta : gli ultimi appuntamenti di luglio e l’anticipazione della prossima stagione di FilmForum

    In anteprima per gli appassionati e l’affezionato pubblico di CinemaTeatro Nuovo di Magenta, disponibile il programma della prossima stagione di FilmForum 2024-25 : si parte il 12 settembre con “Il gusto delle cose”. In attesa della riapertura a settembre, vi aspettiamo sino al 24 luglio in Sala per gli ultimi spettacoli e per rinnovare le vostre CTN CARDS !

    L’estate canicolare si fa sentire ma al Cinemateatro Nuovo di via San Martino a Magenta si può trovare sollievo con gli ultimi appuntamenti di CinemaEstate (con prezzo ridotto a 3,50€ sulle pellicole italiane ed europee grazie al contributo del Ministero) e l’ultimo weekend per quel fenomeno che si chiama “Inside Out”, il film di animazione di Pete Docter e Kelsey Mann che ha sbancato il mondo, muovendo un pubblico vasto quanto eterogeneo.
    Cinemateatro Nuovo di Magenta chiuderà dal 25 luglio per tornare ad accogliere il proprio pubblico il 24 agosto con “Cattivissimo me 4 “.

    Nel frattempo, lo Staff della Sala Acec di Magenta ha già approntato il programma della stagione 2024-2025 in arrivo. Disponibile in brochure, sul sito e sui canali social collegati il programma completo del Primo Ciclo di FilmForum, la rassegna di cinema d’autore originale che ci accompagna ben dal 1990.

    Curata insieme al critico magentino Marco Invernizzi, la rassegna propone il meglio del cinema mondiale di autori affermati e di lungo corso come delle nuove leve di talento dell’arte cinematografica. Al centro delle scelte del Nuovo sempre la qualità della tecnica unita all’importanza degli argomenti trattati. Pellicole che sappiano porre domande, ricercare e scuotere le coscienze nel rapporto tra individui e società, in un mondo che sta cambiando in fretta e presenta sempre nuove sfide, anche morali.
    Chi frequenta la Sala di via San Martino sa per esperienza che la “scaletta” di FilmForum riserva sempre eccellenti sorprese e val la pena di guardare i films a prescindere dalla trama. Come per ogni arte, il messaggio sta nel come si racconta una storia ancor più che nella sua trama!
    Gli appuntamenti saranno dodici, dal 12 settembre al 28 novembre. Tutti i giovedì con proiezione classica serale alle 21:15 oppure con la nuova – e gradita! – formula di “FilmForum di pomeriggio” alle 15:30 (e prezzo scontato).

    Si inizierà con il regista franco-vietnamita Tran Anh Hung ed il suo ultimo “Il gusto delle cose” (protagonista la sempre bravissima Juliette Binoche), nella Francia di fine Ottocento e si terminerà con “Tatami”, produzione Georgia-USA, ambientato nella Tiblisa dei nostri giorni per il campionato del mondo di judo.
    Passando per il bellissimo “Past Lives” di Celine Song, tra Seoul e New York; incontreremo poi “Povere creature!” del visionario Yorgos Lanthimos con l’acclamata Emma Stone; passeremo in Italia, ma nel Veneto dell’800 clericale per il “Gloria” di Margherita Vicario; da qui ci catapulteremo nel presente futuribile di “Another End (Una fine diversa)” di Piero Messina con Gael Garcìa Bernard ad affrontare il tema del lutto e della perdita all’epoca di tecnologie oltre l’immaginazione; Todd Haynes ci propone uno sguardo sulle relazioni, tra verità e ipocrisie insieme a Natalie Portman e Julianne Moore in “May, december” ; Iris Kaltenbäck firma la regia di “Le ravissement – rapita”, produzione francese, premio speciale al festival di Torino e Miglior Opera Prima a Cannes 2023. Premio d’argento a Venezia 2023 invece per il regista giapponese Ryûsuke Hamaguchi (“Drive my car”) ed il suo “Il male non esiste”; produzione Ungheria-Slovacchia per “Una spiegazione per tutto” di Gábor Reisz ; una commedia sorprendente “Hit man – Killer per caso” di Richard Linklater ; Repubblica ceca, Francia e Belgio insieme per produrre l’importante film “Green Border” di Agnieszka Holland a proposito della fuga di tante famiglie siriane attraverso Polonia e Bielorussia ed i pericoli che li attendono nelle foreste di confine.

    Tutte le trame e le info sono reperibili sul sito di CinemateatroNuovo, www.teatronuovo.com
    Ricordiamo che sono disponibili al botteghino di Sala le cards “AMICI DI CTN MAGENTA” (iscrizione con tessera a 5€ e prezzo ridotto sempre) e, anche da online, le CARDS a sei ingressi nelle formule “sempre” o “feriale” .

    Qui la presentazione a cura di Marco Invernizzi : https://youtu.be/oDc3mL_zf7M

  • Faccia da Brenda e la fine della mia adolescenza

    Faccia da Brenda e la fine della mia adolescenza

    Aveva fatto Jenny nella penultima e ultima stagione nella casa della prateria. Ma per tutti noi ormai cinquantenni sarà sempre la Brenda del telefilm cult anni ’90 Beverly Hills 90210 !!
    Un telefilm clone moderno di Happy Days. Shannen Doherty era la bruna in eterno contrasto col la bionda … Kelly !!!! Un’altra bionda era Donna !!!
    Ma lei aveva fatto innamorare molti miei coscritti e non solo … Un appuntamento settimanale imperdibile per questo telefilm che ha tenuto incollato al piccolo schermo i teen agers o giovani
    Quando la TV era la padrona degli ascolto.
    Gli anni in cui i giovani italiani ; erano nostrani con non è la Rai.
    Ma il fascino americano ha sempre avuto un buon compleanno nella nostra Italia.
    La fine del telefilm come spesso capita a queste grandi serie è stato per consumazione o esaurimento del periodo.
    A gli anni ’90 che strizzavano gli occhi agli ’80 con i propri miti criticati e giudicati non all’altezza. Nella mia classe tutta di ragazze molte imitavano lo stile delle due protagoniste.
    Bionda o mora ?
    Questo è il dilemma? amano le bionde ma poi sposano le more !
    Ma Brenda era una brunetta tutto pepe con la passione di una bionda. La nostra adolescenza che se ne va, fatta di pomeriggi a suonare o stare al bar a sognare di volare via.
    Passavano gli aeroplani sopra casa mia e il paese. Sognare di andare in USA era un mito.
    I viaggi non erano così popolari e frequenti; gite e scambi di classe erano un modo per essere in sintonia col telefilm. Ogni scuola sognava di essere Beverly Hills 90210?
    No, gli hater e critici c’erano già: questi rappresentano il 3 per cento degli americani
    I sinistri sono sempre stati sinistri ma guardavano pure loro !
    Nessuno perdeva una puntata di Beverly Hills. Le cassette e poi DVD perché volevi rivivere quei momenti.
    Brenda l’attrice bambina quando tutti già volevano fare gli attori e non sapevano come fare.
    Lei era già una star a meno di vent’anni di esistenza. Un modello e sogno per molti ragazzi e ragazze
    Genitori affiatati e un fratello giudizioso. Il bello tenebroso, lo stupido ricco e un circondario per i nostri giorni felici. Lei era un po’ la Joanie dello storico telefilm anni 70/80.
    Le nostre serate e i nostri sogni se ne vanno ??? Sicuramente con lei se ne va definitivamente la nostra adolescenza per un nuovo mondo dove i nostri figli e nipoti saranno protagonisti.
    La TV lascerà spazio al web ma non critichiamo i giorni dei nostri ragazzi.
    Cerchiamo caso mai di farli felici
    Non chiedere mai se vedevi o non vedevi Beverly Hills 90210
    Non chiedere mai se eri per la bionda o la mora.
    Ringrazia perché hanno riempito la tua adolescenza “incazzata” per lasciarti dolci ricordi che solo ora apprezzi”

  • Magenta: già pronte le CTN CARDS 2024-2025, per gli amici di Cinemateatro Nuovo

    Magenta: già pronte le CTN CARDS 2024-2025, per gli amici di Cinemateatro Nuovo

    Mentre si sta svolgendo con successo la stagione estiva di cinema con i bei titoli in cartellone (vedi sul sito), lo staff di CTN MAGENTA prepara il rientro a settembre. Il programma di FilmForum – “tanti film eccezionali”, assicura il curatore di CtN, Marco Invernizzi –, la sempre attesissima stagione di Ti Racconto Un Libro, e… le CTN CARDS !

    Cinemateatro Nuovo di Magenta, Sala di Comunità ACEC della Diocesi di Milano, svolge una politica di prezzi contenuti o contenutissimi da sempre, essendo la propria “mission” quella di rendere disponibile il linguaggio dell’arte e la riflessione culturale accessibile a tutti; in aggiunta al prezzo già piccolo, la Direzione mette in atto convenzioni e da qualche anno le “CTN CARDS”, formule variabili per risparmiare ulteriormente sugli ingressi.

    Le cards “AMICI DI CTN MAGENTA” 2024/2025 sono già disponibili: “Invitiamo il nostro pubblico ad approfittare della stagione estiva con la Sala ancora aperta sino al 24 luglio: non soltanto per vedere dei bei film al prezzo di 3,50 euro ( tutto il programma https://www.teatronuovo.com/estate.asp ), ma anche per rinnovare od acquisire per la prima volta la carta degli Amici di CtN : ingressi sempre a prezzo ridotto da subito fino al 31 agosto 2025. Si eviteranno le code al botteghino alla riapertura in settembre”, spiega dalla Direzione di via San Martino, Alberto Baroni.

    La “Card” ha un costo di 5 euro, per le modalità trovate le istruzioni qui: https://www.teatronuovo.com/amici_ctn.asp
    TUTTE LE INFO, GLI ARCHIVI, BOTTEGHINO ONLINE (senza costi di commissione)

    INIZIATIVE E CONVENZIONI :
    www.teatronuovo.com

    Contatti e social:
    FB CinemateatroNuovo – TW cinemateatronuovo via San Martino 19, Magentatel 0297291337

  • “Short Out 2024”: il programma di cortometraggi a Villa Visconti Borromeo Litta a Lainate

    “Short Out 2024”: il programma di cortometraggi a Villa Visconti Borromeo Litta a Lainate

    Al via da mercoledì 3 a domenica 7 luglio 2024 la terza edizione di Short Out, festival internazionale di cortometraggi, che porterà nella cornice di Villa Visconti Borromeo Litta 22 cortometraggi provenienti dall’Italia e da tutto il mondo e un palinsesto di eventi culturali per esplorare il tema del margine e della declinazione scelta per il 2024: Lavoro e Tempo libero.

    La terza edizione di Short Out ha ricevuto il contributo e la collaborazione del Comune di Lainate, i patrocini di Lombardia Film Commission, Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, CSBNO, Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, il patrocinio morale di Giffoni e il patrocinio non oneroso di Fondazione Comunitaria Nord Milano.

    Short Out è un festival realizzato da Tutti Frutti ETS, associazione ente del terzo settore che nasce dall’esigenza di apportare un contributo attivo alla realizzazione di progetti culturali incentrati sulla valorizzazione del territorio e del suo patrimonio artistico, creando uno spazio di riflessione sul tema del margine e puntando i riflettori sulla linfa artistica che scorre nei punti più lontani dai palcoscenici delle grandi città metropolitane.

    Il cinema spesso si è soffermato a raccontare i margini, i luoghi di confine e gli umani limiti. L’idea di Short Out è far raccontare alla periferia stessa cosa rappresentano il cinema, la cultura e l’arte. Un’inversione di ruoli, in cui il margine si fa detentore delle chiavi della soglia e non è più il luogo di abbandono del logoro e della seconda mano, ma il centro di un moto innovatore, da cui si spande cultura, bellezza e vitalità.

    Tra le importanti novità di questa edizione, uno spazio dedicato alla Virtual Production, che sta rivoluzionando il mondo del cinema: main partner della manifestazione sarà infatti STS Communication, eccellenza lombarda che con il suo studio di produzione di virtual production tra i più grandi d’Europa, porterà tutto il suo expertise e le sue case history per raccontare questo importante spaccato, con anche un incontro dedicato, in programma domenica 7 luglio.

    La call dei cortometraggi ha raccolto 312 opere da tutto il mondo: 22 i cortometraggi selezionati dalla Direzione Artistica di Short Out, 11 per la categoria Best National (provenienti dall’Italia) e 11 per la categoria Best International (provenienti da tutto il mondo, dalla Cina al Canada) che saranno valutati dalla giuria ufficiale della terza edizione composta da: Sara Serraiocco (attrice e presidentessa di giuria), Margherita Giusti, regista e animatrice, Janira Veglia e Zeno Palamara, Il Cinemino. L’elenco completo dei cortometraggi in concorso è consultabile sul sito di Short Out Festival: https://www.shortoutfestival.com/edizione-2024

    I cortometraggi saranno proiettati durante quattro di cinque serate del Festival mentre la sera di mercoledì 3 luglio sarà dedicata alla proiezione di un lungometraggio sul tema Lavoro e Tempo libero: il pluripremiato ai David di Donatello 2024 Palazzina Laf, del regista Michele Riondino.

    Grande novità per il pubblico della terza edizione del Festival, la presenza di un palinsesto di eventi culturali gratuiti, paralleli alle proiezioni serali dei cortometraggi in concorso, nel Cortile Nobile di Villa Litta. Un programma di appuntamenti di diversi settori culturali (letterario, teatrale, artistico, musicale) per esplorare il tema del margine nella declinazione scelta, Lavoro e Tempo Libero, e creare un momento e un luogo di condivisione e riflessione aperto al pubblico e alla comunità.

    Riconfermata per il terzo anno la mostra artistica nelle sale al piano terra della Villa che in questa edizione mette al centro la riflessione sul lavoro e sul tempo libero con un’esposizione collettiva dal titolo: “Tempo conteso: la quotidianità tra lavoro e tempo libero”.

    Il progetto realizzato in collaborazione con il collettivo artistico Wild Art Project e con l’artigiano del suono Ted Martin Consoli, nasce con l’obiettivo di interrogare la comunità locale sulle declinazioni di Lavoro e Tempo libero nel nostro quotidiano. Il risultato è un’opera d’arte che invita lo spettatore a riflettere e interrogarsi in prima persona sulle tematiche trattate, attraverso un approccio ludico, esperienziale e interattivo. Da un lato, Ecos del oca, un’opera frutto di un workshop gratuito di arte partecipata a cura del collettivo Wild Art Project svoltosi in 3 appuntamenti nei mesi della primavera 2024 che ha visto il coinvolgimento di un gruppo di persone provenienti da Lainate e dintorni con diverse situazioni lavorative (neo immessi, universitari, disoccupati, precari, dipendenti e pensionati) per creare attivamente un gioco dell’oca che, con le sue caselle numerate e gli imprevisti che si presentano lungo il percorso, rappresenta metaforicamente le scelte che la vita ci pone davanti.

    L’opera è stata poi cucita grazie all’aiuto del Filifolli di Lainate. Dall’altro il progetto di mappatura sonora di Ted Martin Consoli dal titolo Suoni a margine che esplora e registra i suoni caratteristici di Lainate, focalizzandosi sulle “Identità Sonore” dei margini urbani, industriali, residenziali e delle aree del tempo libero. Un’esperienza immersiva e significativa che avvicina la comunità locale e il suo paesaggio acustico, per comprendere le peculiarità sonore del luogo e utilizzare le informazioni raccolte per creare una mappa sonora.

    Ogni giorno, da mercoledì 3 a domenica 7 luglio a partire dalle 18:30, il Cortile Nobile di Villa Litta sarà animato da musica dal vivo, una ricca area food & beverage, una zona dedicata allo swap party, un’area relax con sdraio, un podcast corner, una mostra artistica nelle sale al piano terra della Villa.

    Da mercoledì 3 a sabato 6 luglio, in occasione del Festival, sono in programma anche una serie di visite guidate al Ninfeo di Villa Litta a cura dell’Associazione Amici di Villa Litta (a tariffa ridotta e disponibili tre turni serali alle 19:00, 19:45 e 20:30) e, per i possessori del biglietto delle proiezioni di Short Out, un ingresso ridotto, valido fino al 31 ottobre 2024, per scoprire la meraviglia e l’incanto della Villa e del suo celebre Ninfeo, che costituisce uno degli esempi più importanti al mondo per la ricchezza delle decorazioni e per la varietà dei giochi d’acqua.

    Tutti i giorni del Festival

    Area Swap Party a cura di Domeniche per il futuro (gruppo giovanile di Arese): uno scambio gratuito di vestiti, libri e accessori, un’occasione per per ridurre gli sprechi e l’impatto sull’ambiente
    Mostra Artistica nelle sale al piano terra della Tempo Conteso. La quotidianità tra lavoro e tempo libero”
    Foodtruck (hamburger, cucina indiana e internazionale, tutti con proposte vegetariane)
    Locanda al 5 (birre e cocktail)
    Podcast Corner con Stefano Mangone e Mattia Sofo di Odd Media (media partner della terza edizione)
    Area Short Out con merchandising, mostra delle opere selezionate dal contest di illustrazione Sketch Out, brand di accessori artigianali

    Collaborazioni terza edizione e offerta per il pubblico di Short Out

    Visite al Ninfeo a cura dell’Associazione Amici di Villa Litta: dal mercoledì a sabato, ingressi ridotti per le visite guidate per i possessori del biglietto delle proiezioni di Short Out (disponibili tre turni, 19:00 – 19:45 – 20:30). Maggiori informazioni disponibili sul sito di Villa Litta Lainate: www.villalittalainate.it
    -16 Artigiani del gelato: gusto gelato dedicato al Festival e coupon sconto da utilizzare in gelateria, consegnato al pubblico di Short Out al momento degli accrediti
    TINALS (This is not a love song): codice promozionale 20% per acquisti online sul sito TINALS: https://thisisnotalovesong.it/
    E-VAI (mobility partner): attivazione di un codice sconto 20% sul noleggio car sharing per raggiungere il Festival: https://www.e-vai.com/partnership/short-out-festival/

    Il programma della terza edizione

    Il programma completo e sempre aggiornato, insieme ai cortometraggi proiettati nelle singole serate di Short Out è disponibile sul sito del Festival nella pagina dedicata al programma: https://www.shortoutfestival.com/programma

    Mercoledì 3 luglio

    ore 19:30, Cortile Nobile: apre la terza edizione di Short Out “, l’incontro con l’autore Samuele Cornalba (classe 2000) per parlare del suo libro d’esordio, Bagai, pubblicato per la collana Unici di Giulio Einaudi editore. Un romanzo che esplora le incertezze, le paure e i desideri dei giovani ventenni che vivono in provincia. Con la moderazione di Federica Speziali, responsabile comunicazione di Short Out.

    ore 21:30, Teatro Naturale: proiezione di Palazzina Laf, lungometraggio di Michele Riondino pluripremiato alla 69^ edizione dei David di Donatello (Premio migliore attore non protagonista a Elio Germano, Premio migliore attore protagonista a Michele Riondino, Premio migliore canzone originale) con commento di Arte Settima, tra i media partner di Short Out 2024,

    ore 21:30, Cortile Nobile: Mandrake trio jazz in concerto

    ore 23:30, Cortile Nobile: musica dal vivo a cura degli studenti della scuola NAM di Milano, con le performance di di Celeste Improta, Simone Merlo DJ, Marco Mattinzioli e Tommaso Cus OBELUS ÷

    Giovedì 4 luglio

    ore 19:30, Cortile Lavori di con gli attori e registi teatrali Francesco Alberici e Daniele Turconi, moderati da Ludovica Taurisano, ricercatrice e performer collaboratrice di Birdmen magazine (media partner della terza edizione del Festival)

    ore 21:30, Teatro Naturale: proiezione dei cortometraggi in concorso: La notte è un giorno dispari di Vincenzo Giordano, 2024; Transylvanie di Rodrigue Huart, Francia, 2023; BigLove di Cristiano Gazzarrini, 2023; Tilipirche di Francesco Piras, 2023; I promise you paradise di Morad Mostafa, Egitto, 2024

    ore 21:30, Cortile Nobile: musica dal vivo a cura degli studenti della scuola NAM di Milano, con le performance di Giuseppe Balsamo DJ GIUBAL

    ore 23:30, Cortile Nobile: Talk Short con i registi in concorso presenti al Festival a cura della Direzione Artistica di Short Out: Vincenzo Giordano (La notte è un giorno dispari) e Cristiano Gazzarrini (BigLove)

    a seguire, nel Cortile Nobile: spettacolo Ghost track (prima apparizione) con regia e racconti di D. Durden (aka Daniele Turconi): tre racconti sulla provincia, interpretato come “fuori indefinito che comprende tutto quello che non sta in una grande città”.

    Venerdì 5 luglio

    ore 15:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: La classe operaia va in paradiso, proiezione lungometraggio sul tema Lavoro e Tempo libero, ingresso gratuito

    ore 19:30, Cortile Tempo conteso: la quotidianità tra lavoro e tempo libero” con la partecipazione di Annalisa Dordoni, Ricercatrice dell’Università Milano-Bicocca, Samantha Vichi e Olga Sperduti di Wildart Project, Donatella di Filifolli Patchwork. Un incontro per presentare il progetto artistico 2024, realizzato in collaborazione con il collettivo artistico Wild Art Project e con l’artigiano del suono Ted Martin Consoli, che nasce con l’obiettivo di interrogare la comunità locale sulle declinazioni di Lavoro e Tempo libero nel nostro quotidiano. Con la moderazione di Flavio Piccoli, Direttore Mostre di Short Out.

    ore 21:30, Teatro Naturale: proiezione dei cortometraggi in concorso: Un lavoretto facile facile di Giovanni Boscolo, 2024; Return to Hairy Hill di Daniel Gies, Canada, 2023 (anteprima italiana); A Summer’s End Poem di Lam Can-zhao, Cina, 2024 (anteprima italiana); Foto di gruppo di Tommaso Frangini, 2023; The Lost White di Laura Pizzato, 2024 (anteprima internazionale); If you’re happy di Phoebe Arnstein, United Kingdom, 2023

    ore 21:30, Cortile Nobile: finale del Torneo di Poetry Slam organizzato da Zenit, associazione culturale giovanile di Bollate, con le performance di Laura Amponsah, Chiara Araldi, Dario De Angelis e special guest in qualità di MC di Giuliano Logos, primo italiano campione del mondo di Poetry Slam.

    ore 23:30, Cortile Nobile: Talk Short con i registi in concorso presenti al Festival a cura della Direzione Artistica di Short Out: Giovanni Boscolo (Un lavoretto facile facile), Tommaso Frangini (Foto di gruppo), Laura Pizzato (The Lost White), Phoebe Arnstein (If you’re happy)

    a seguire, nel Cortile Nobile: musica da vivo a cura degli studenti della scuola NAM di Milano, con le performance di Edoardo Dolla DJ-Gabriele Antonante DJ ZEBRA

    Sabato 6 luglio

    ore 11:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: proiezione cortometraggi per bambini dal catalogo Giffoni, con titoli e sottotitoli in CAA a cura di Cooperativa Metafora per il progetto Aut-Out

    ore 15:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: Tempi moderni

    proiezione lungometraggio sul tema Lavoro e Tempo libero, ingresso gratuito

    ore 17:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: proiezioni di cortometraggi per bambini (fascia +6) di produzione Giffoni

    ore 18:00, Lainate: passeggiata sonora per i luoghi di Lainate insieme a Ted Martin Consoli, artigiano del suono e artista del progetto artistico 2024. Una camminata con cuffie per ascoltare il suono della città, della natura e della materia, riflettendo sul territorio che ci circonda e in cui viviamo. Prenotazioni sul sito del Festival, posti limitati:
    https://www.shortoutfestival.com/tempo-conteso-2024

    ore 19:30, Cortile Nobile: musica in vinile live con la performance di I Geme Bros

    ore 20:30, Cortile Nobile: concerto di Giacomo Carlone, a conclusione della passeggiata sonora con Ted Martin Consoli

    ore 21:30, Teatro Naturale: proiezione dei cortometraggi in concorso: Z.O. (Eastern Zone) di Loris G. Nese, 2023; Cycle di Naz Çaybaşı, Turchia, 2023; Polo Nord di Antonio Corsini, 2023; Foa di Margherita Ferrari, 2023; Burning Away di Romane Lepage, Canada, 2024 (anteprima italiana); The one note man di George Siougas, United Kingdom, 2023.

    ore 21:30, Cortile Nobile: musica in vinile live con la performance di I Geme Bros

    ore 23:30, Cortile Nobile: Talk Short con i registi in concorso presenti al Festival a cura della Direzione Artistica di Short Out: Loris G. Nese (Z.O. Eastern Zone); Antonio Corsini (Polo Nord); Margherita Ferrari (Foa)

    a seguire, nel Cortile Nobile: continua la musica live con I Geme Bros

    Domenica 7 luglio

    ore 6:00, alba per i luoghi di Lainate insieme a Ted Martin Consoli, artigiano del suono e artista del progetto artistico 2024. Una camminata con cuffie per ascoltare il suono della città, della natura e della materia, riflettendo sul territorio che ci circonda e in cui viviamo. Prenotazioni sul sito del Festival, posti limitati:
    https://www.shortoutfestival.com/tempo-conteso-2024

    ore 11:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: proiezioni di cortometraggi per bambini (fascia +10) di produzione Giffoni

    ore 15:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: Due giorni, una notte

    proiezione lungometraggio sul tema 2024 Lavoro e Tempo libero

    ore 17:00, Biblioteca L’Ariston Lainate Urban Center: proiezioni di cortometraggi per bambini dal catalogo Giffoni, con titoli e sottotitoli in CAA a cura di Cooperativa Metafora

    ore 19:30, Cortile Nobile: apre l’ultima giornata di Short Out 2024, l’appuntamento dedicato al mondo del cinema, alle professioni e al dietro le quinte con un evento dedicato al futuro del cinema: “Ai margini dell’ con Pasquale Croce, virtual production set designer di STS, main partner della terza edizione, Andrea Marini, regista, e Michele Brandstetter, direttore della fotografia, insieme a Odoardo Maggioni, direttore artistico di Short Out.

    ore 21:30, Teatro Naturale: proiezione dei cortometraggi in concorso: Wife Carrying di Mathias Rifkiss e Colas Rifkiss, Francia, 2023 (anteprima italiana); Ignoti Giuseppe Brigante, 2024; Frater di Valentin Guiod, Francia, 2024 (anteprima italiana); We Should All Be Futurists di Angela Norelli, 2023; The Flower Darkens di Philippe Berthelet, Canada, 2023

    ore 21:30, Cortile Nobile: concerto piano e voce di Laura Zecchini e Giovanni Canzi, allievi della scuola NAM di Milano

    ore 23:00, Teatro Naturale: cerimonia finale, ringraziamenti e premiazione dei cortometraggi in concorso con l’assegnazione dei premi Best Film, Best International, Best National, Premio menzione speciale della giuria

    ore 23:30, Cortile Nobile: Assegnazione del Premio del Pubblico e Talk Short con i registi in concorso presenti al Festival a cura della Direzione Artistica di Short Out: Mathias Rifkiss e Colas Rifkiss (Wife Carrying), Giuseppe Brigante (Ignoti)

    a seguire, nel Cortile Nobile: musica live a cura degli studenti della scuola NAM di Milano, con le performance voce e chitarra di Francesco Prato e Diana Cavallo

    Chi realizza Short Out

    Tutti Frutti ETS con la collaborazione e il contributo del Comune di Lainate

    Tutti Frutti ETS è un’associazione ente del terzo settore che organizza eventi culturali e cinematografici perseguendo l’obiettivo di valorizzare spazi periferici, promuovere la cultura nei territori ai margini dei centri metropolitani e creare nuovi spazi sociali e di aggregazione.

    Gli sponsor dell’edizione 2024

    Perfetti Van Melle, Linea Bicé, Bestmed, Meseco.

    Gli sponsor tecnici della terza edizione

    STS, main partner dell’edizione 2024

    Copy94, per le stampe e il merchandising

    Hotel Litta Palace, per l’ospitalità di registi e ospiti

    Boutique del fiore, per gli allestimenti del cortile

    Media Partner

    Arte Settima, Birdmen, Odd Media, Il Bullone

    Azioni sostenibili

    Bicchieri riutilizzabili (Linea Bicé), Swap Party per uno scambio virtuoso degli oggetti (Domeniche per il futuro), riduzione dei materiali cartacei, convenzione con servizio di car sharing per raggiungere il Festival (E-VAI).

    Collaborazioni con associazioni territoriali e regionali

    Associazione Amici di Villa Litta, Zenit, Istituto Italiano di Fotografia, Scuola NAM

  • Al Nuovo di Magenta tutto è pronto per Cinema d’Estate

    Al Nuovo di Magenta tutto è pronto per Cinema d’Estate

    CINEMA D’ESTATE 2024: Dal 25 giugno al 24 luglio, ogni martedì e mercoledì sera, Cinema Teatro Nuovo di Magenta vi aspetta con un cartellone di dieci titoli fragranti, a soli 3,50€ grazie al programma ministeriale “Cinema Revolution” per la promozione delle aperture estive. Locale climatizzato.

    Si parte martedì 25 giugno con il film di Loris Lai “I bambini di Gaza”, ambientato nella Gaza del 2003, dove il 43% della popolazione ha meno di 14 anni… Appuntamento selezionato in collaborazione con la Commissione Dialogo e Cultura della Comunità Pastorale Santa Gianna e San Paolo VI.

    Mercoledì 26 giugno “Un mondo a parte” di Riccardo Milani, con Antonio Albanese e Virginia Raffaele. Uno dei film più apprezzati dal pubblico in stagione, una commedia che racconta con gentilezza il Paese lontano dai grandi agglomerati, in questo caso in Abruzzo, con la ricchezza umana e culturale delle comunità e dei paesaggi che rischiamo di abbandonare.

    Martedì 2 luglio, “Zamora” di Neri Marcorè. Debutto del noto attore alla regia, il film si ispira al romanzo del giornalista sportivo Roberto Perrone. Ambientato nell’Italia degli anni Sessanta, tra la provincia e Milano, la storia di un impiegato che deve sostenere il ruolo di portiere nella squadra della ditta. “Zamora” è il soprannome che gli verrà attribuito… . Film dalla mano delicata e rivelatoria come siamo abituati con Neri Marcorè.
    Mercoledì 3 luglio, “Io capitano” di Matteo Garrone. Splendido lavoro del nostro “fuori classe” Matteo Garrone, un racconto epico e toccante oltre le cronache del Tg, dentro la storia e dentro la vita che si muove tra continenti affacciati sul Mediterraneo. Da vedere e rivedere.

    Martedì 9 luglio “Dieci minuti” di Maria Sole Tognazzi. Con Margherita Buy, una commedia al femminile, basata sul romanzo di Chiara Gamberale, racconta le piccole peripezie di una donna matura alle prese con una separazione inaspettata.
    Mercoledì 10 luglio, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. Il film rivelazione della stagione, emozionante e divertente nella serietà del tema trattato, un successo travolgente di pubblico e non solo in Italia. Rivederlo, o vederlo per la prima volta, anche questa estate non può che far bene.

    Martedì 16 luglio, “Palazzina Laf” di Michele Riondino con Elio Germano. Film importante per il tema trattato, la storia si svolge attorno all’Ilva di Taranto nel 1997. Una storia “senza filtri” nelle dinamiche umane e sociali attorno all’enorme questione italiana che è l’Ilva a Taranto. Esordio di Michele Riondino alla regia, l’autore torna a parlare di lavoro e di mondo operaio (in disfacimento) agganciando una tradizione registica italiana quasi dimenticata. Musiche originali di Teho Teardo, con attori molto bravi. “La fabbrica torna al cinema”, come molti hanno sottolineato. Da vedere!

    Mercoledì 17 luglio, “Confidenza” di Daniele Luchetti. “Luchetti torna ad occuparsi di un romanzo di Starnone e realizza il suo film più complesso e ricco di sollecitazioni nei confronti dello spettatore.” [mymovies].
    Martedì 23 luglio, “Bob Marley – One Love”, di Reinaldo Marcus Green. Narrazione biografica sul grande musicista jamaicano raccontato tra il 1976 ed il 1978, tra il grande concerto di Kingston con l’intento di pacificare la politica del suo paese ed il rifugio a Londra dove lo attende un popolo “punk”, il ritorno in patria da trionfatore.
    Mercoledì 24 luglio, “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo. “Saverio Costanzo torna alla regia di una sua sceneggiatura originale dopo il successo della serie L’amica geniale, di cui conserva l’approccio alle scene iniziali, e inizia con un “film nel film” che sottolinea la finzione del cinema.” [MyMovies]. Con Lily James, Rebecca Antonaci, Joe Keery, Rachel Sennott, Alice Rohrwacher . Un bel film ambientato in una Roma anni Cinquanta che sa condurci in punta di piedi, insieme alla giovane protagonista Mimosa, attraverso i luoghi della “dolce vita” romana, fra attori hollywoodiani e faccendieri che ronzano attorno al microcosmo del cinema.

    RASSEGNA CINEMA D’ESTATE
    CINEMA TEATRO NUOVO MAGENTA
    Via San Martino 19
    Inizio spettacoli, ore 21:15
    Info, trame, acquisto biglietti online senza commissioni: www.teatronuovo.com
    LOCALE CLIMATIZZATO