Categoria: Arte

  • Franca Stangherlin ha raggiunto il suo Daniele Oppi, ma l’utopia del Guado vive e vivrà ancora

    Franca Stangherlin ha raggiunto il suo Daniele Oppi, ma l’utopia del Guado vive e vivrà ancora

    “Per chi volesse starmi vicino segnalo i prossimi appuntamenti. Orari per salutare la mamma Franca. Mi farebbe piacere vedervi per onorarla insieme come straordinaria donna e cruciale, amorevole, anima del Guado. ❤️

    FRANCA STANGHERLIN OPPI mamma per molti, ha insegnato e profuso amore tenacemente con etica cristallina.

    Ultimo saluto il 07/12/24 ore 9.00 al GIARDINO DEGLI ANGELI
    di INVERUNO

    ? Funerale il 07/12/24 ore 10.00 nella antica CHIESA di Sant’AMBROGIO di INVERUNO, il Rosario sarà alle ore 9.30

    Info: allo 02 9787020 (segreteria Giardino degli Angeli)

    Qui di seguito il link per raggiungere il “Giardino degli Angeli”: https://bit.ly/giardinodegliangeli

    ? La mamma Franca è nella camera ardente della sala dei Pioppi del Giardino degli Angeli a Inveruno e la si può andare a visitare anche domani venerdì 6 dicembre dalle 8.30 alle 18.00 e sabato 7 fino alle ore 9.00″.

    Vive e vivrà sempre l’ininterrotta utopia del Guado, ‘Officine creative dal 1969’, nell’iconica cascina che riposa a fianco delle acque del Naviglio, testimone silente (eppure carica di ricordi, tensione vitale ed artistica, antiche mura che trasudano passioni giovanili) dell’epopea di un luogo magico, reso unico nel suo genere grazie all’impronta delle persone che l’hanno voluto, ‘quel’ Guado, creto e vissuto.


    Franca Stangherlin e Daniele Oppi sono figure che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del Guado, il celebre laboratorio artistico e comunità culturale fondata negli anni ’60.
    La loro presenza al Guado era sinonimo di un’energia creativa e di una visione che abbracciava l’arte come strumento di dialogo, spiritualità e impegno sociale.

    Franca Stangherlin, con la sua sensibilità e il suo stile inconfondibile, era una forza silenziosa ma essenziale. La sua opera era intrisa di una ricerca profonda, capace di toccare le corde più intime dell’animo umano. Partecipava con entusiasmo alle attività collettive del Guado, contribuendo a creare un ambiente in cui la collaborazione tra gli artisti era al centro del processo creativo.

    Daniele Oppi, invece, era un visionario, un artista poliedrico e un pensatore instancabile. Con il suo carisma e la sua determinazione, sapeva stimolare dibattiti e ispirare chiunque avesse il privilegio di lavorare al suo fianco. I suoi dipinti e le sue opere grafiche, caratterizzati da una narrazione intensa e simbolica, riflettevano un profondo senso di appartenenza al mondo e un impegno verso le questioni esistenziali e sociali.

    Un ricordo vivido li vede insieme durante uno dei tanti incontri del Guado: Franca assorta in una discussione sul significato della luce nei dipinti, mentre Daniele, con il suo immancabile sigaro, tracciava linee rapide su un foglio, traducendo in arte le idee appena espresse. Era quel perfetto equilibrio tra riflessione e azione che faceva del Guado un luogo unico, un punto d’incontro tra creatività, spiritualità e vita comunitaria.

    Franca e Daniele, con le loro differenze complementari, hanno incarnato l’essenza del Guado, un microcosmo dove l’arte era non solo una forma di espressione, ma anche un cammino verso la comprensione e il cambiamento. La loro eredità vive ancora oggi, in chi ha condiviso con loro quel sogno di un’arte che parli al cuore e alla mente di tutti.

    A Francesco, e a quella straordinaria famiglia allargata creata negli anni grazie ad entente cordiale e corrispondenza d’amorosi sensi artistica e culturale, il compito di perpetuare questa incredibile storia. Non sarai solo. Saremo in tanti. E ci saremo anche noi. A buon rivederci, signora Franca, come avrebbe detto il grande Luciano Prada da Corbetta.

    F.P.

  • Galleria Magenta: ‘La trama dei sogni’ con Elisa Marmo

    Galleria Magenta: ‘La trama dei sogni’ con Elisa Marmo

    Ad apertura della stagione natalizia, Galleria Magenta presenta il debutto dell’artista Elisa Marmo nella mostra personale e del tutto inedita “La Trama dei Sogni”.

    L’artista, anche docente di Anatomia all’ACME, con questa esposizione, nuova nel suo itinerario tematico, mette a fuoco la sua capacità e la sua esperienza pittorica coronando una fase progettuale incentrata sull’idea di “trama”, come forma da indagare, in tutte le sue pieghe.

    Seguendo questa direttrice, Elisa Marmo rende gelosamente propria la lezione di molti predecessori che, nel corso della storia dell’arte, hanno fatto del tessuto e del panneggio i protagonisti della loro opera.

    Il tessuto dipinto al “centro” della ricerca pittorica diventa anche il mantra della pittrice, che lo utilizza come strumento necessario per dare densità all’intensità emotiva della scena e lavorare sull’introspezione dei soggetti ritratti.

    In una sala completamente dedicata della sede storica di Via Roma 45, prende così corpo un percorso espositivo calibrato, ma armonico e concentrato, di 10 tele di grandi dimensioni, realizzate con tecnica acrilico, che lascia spazio alla narrazione di frammenti di vita e di sogno.
    Le figure femminili, avvolte in drappi scomposti di tessuto, diventano una cosa sola con esso, poiché “l’elemento umano si abbandona con fiducia all’abbraccio rassicurante dell’elemento tessile”, “proprio come se anatomia umana e anatomia del tessuto fossero un unicum inseparabile”.

    E in questo affidarsi, in questo intreccio indissolubile di materie diverse (corpo e tessuto), trovano la loro via anche i dettagli essenziali, accenni di ricami e merletti, e i colori delicati di una tavolozza tipicamente femminile, che nel loro irrompere cauto, contribuiscono all’identità di tutta la trama, sia essa umana o tessile.

    Il verde acqua, il bianco, l’azzurro e il grigio, a cui fa da sfondo il raffinato canapa naturale della tela, definiscono il tratto di eco espressionista e bilanciano il chiaroscuro, immortalando “momenti sbiaditi, soffusi e sospesi in un dolce limbo amarcord, che sprigionano profumi e sensazioni visive di vissuti lontani” fino a generare una nuova e totalizzante anatomia: l’anatomia tessile di Elisa Marmo.

    La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 11 gennaio, con i seguenti orari di apertura: da martedì a sabato 9.30-12.30 / 15.30-19.00.

  • Casorezzo: sabato 26 ottobre l’inaugurazione della mostra di Maria Ricciardi

    Casorezzo: sabato 26 ottobre l’inaugurazione della mostra di Maria Ricciardi

    Casorezzo spalanca le porte all’arte. Sabato 26 ottobre in comune sarà inaugurata la mostra di Maria Ricciardi, laureata all’accademia di Belle Arti e con un’esperienza di vita di oltre quindici anni in India.

    “Qui – spiega il comune nel presentare l’evento – entra in contatto con espressioni artistiche fortemente connotate dalla perenne tensione tra luce e ombra, vita e morte, il quotidiano contatto con l’estrema povertà della popolazione locale la porta in seguito a essere sensibile interprete dell’animo umano, come di temi di forte valenza sociale quali la diseguaglianza, l’identità, le passioni e la tutela del bene comune”. Tra colori e forme, quindi, si effonde un messaggio sociale che è invito alla pace e alla reciproca comprensione.

  • Corbetta: in oltre 400 persone per “Schermi d’Arte. Il paravento, da oggetto a favola”

    Corbetta: in oltre 400 persone per “Schermi d’Arte. Il paravento, da oggetto a favola”

    Si è inaugurata sabato 19 ottobre alla presenza delle autorità, e rimarrà aperta al pubblico fino al 3 novembre, la mostra “Schermi d’Arte. Il paravento, da oggetto a favola” allestita all’interno degli splendidi saloni neoclassici di Villa Borri Manzoli a Corbetta.

    Prima dell’inaugurazione della mostra, arricchita dalla performance artistica di Clarissa Despota e che ha visto la presenza di oltre quattrocento persone, il Sindaco di Corbetta Marco Ballarini e l’Assessore alla Cultura Antonella Cislaghi hanno voluto spiegare le ragioni che hanno portato l’Amministrazione Comunale a sostenere il progetto espositivo ideato e progettato da Gabriella Brembati, direttrice di Spazio Arte Scoglio di Quarto, con la curatela del critico e storico dell’arte Alberto Barranco di Valdivieso.

    Marco Ballarini: “La cultura e l’arte sono fondamentali per lo sviluppo di una piccola città come la nostra, in quanto contribuiscono a rafforzare l’identità e il senso di appartenenza della comunità. Iniziative culturali, come mostre, eventi e attività artistiche, non solo arricchiscono il tessuto sociale, ma attirano visitatori da ogni parte della Lombardia e non solo”.

    Antonella Cislaghi: “L’arte e la cultura devono far parte della vita di ognuno di noi, perché offrono uno spazio di riflessione e dialogo, favorendo una maggiore coesione sociale. Tutti gli artisti dell’interessantissima mostra Schermi d’Arte mostrano proprio questo aspetto dell’arte, perché gli artisti hanno la capacità non solo di farci ammirare le loro opere, ma soprattutto di farci riflettere”.

    Inoltre, Giuseppe Cafiero, proprietario di Villa Borri Manzoli, ha precisato: “Siamo certi che l’arte possa aiutare a fare riscoprire Villa Borri Manzoli non solo ai nostri concittadini, ma a tutti coloro che vengono a visitare Corbetta. La mostra Schermi d’arte risponde perfettamente a questa nostra volontà ed è per questo che abbiamo da subito appoggiato l’iniziativa aprendo le porte della villa”.

    LA MOSTRA

    L’esposizione, che rimarrà aperta al pubblico a Villa Borri Manzoli a Corbetta fino al 3 novembre 2024, si sposterà successivamente a Bergamo da Colleoni Proposte d’Arte dal 30 novembre 2024 al 30 gennaio 2025, ed infine presso gli spazi espositivi della Galleria V. Guidi / Cascina Roma a San Donato Milanese dal 15 febbraio al 15 marzo 2025.

    La mostra, accompagnata da un catalogo con testi di Alberto Barranco di Valdivieso e della storica dell’arte Marilisa Di Giovanni, presenta le opere di 23 artisti tra scultori, pittori, poeti e designer, appartenenti a generazioni diverse e differenti fra di loro per pensiero e formazione artistico-culturale, che hanno interpretato e trasformato il paravento da oggetto di utilità quotidiana e di arredo a pensiero artistico.

    Come ha sottolineato Alberto Barranco di Valdivieso durante la presentazione della mostra, “L’obiettivo è quello di mettere in risalto il paravento come uno “schermo”, che attraverso l’interazione con il pensare artistico si trasforma, diventando uno stimolo per riflessioni e percezioni poetiche. ‘Schermare’ non significa soltanto bloccare, separare o proteggere, ma implica anche un filtrare che racchiude in sé l’idea di trasformazione, che tuttavia non nega la funzione primaria del paravento di dividere e riorganizza gli spazi”.

    Questi gli artisti presenti in mostra: Davide Bolzonella, Claudio Borghi, Margherita Cavallo, Francesco Cucci, Stefania Dalla Torre, Clarissa Despota, Fernanda Fedi, Giuliano Ferla, Mavi Ferrando, Rebecca Forster, Tiziana Grassi, Pino Lia, Mintoy (Puledda Piras), Angela Occhipinti, Paola Pennecchi, Lucia Pescador, Antonio Pizzolante, Elisa Remonti, Evelina Schatz, Filippo Soddu, Stefano Soddu, Valdi Spagnulo, ‘topylabrys’ (Ornella Piluso)

    Villa Borri Manzoli

    Piazza del Popolo 18, Corbetta

    Ingresso libero

    Orari di apertura al pubblico

    Sabato e domenica 10-19

    Da lunedì a venerdì 16-19

  • A Corbetta in Villa Borri Manzoli arriva ‘Schermi d’Arte’

    A Corbetta in Villa Borri Manzoli arriva ‘Schermi d’Arte’

    Mobile, leggero, autoportante, pieghevole, oggetto d’arredo ma anche elemento architettonico per dividere, mascherare o proteggere, che da sempre soddisfa l’esigenza di spazi sempre più fluidi.

    Il paravento, che LeCorbusier definiva un separatore mobile di spazi interni di una unità abitativa, diviene protagonista assoluto nella mostra itinerante “Schermi d’Arte- Il paravento da oggetto a favola”, che trasforma il paravento, da oggetto di utilità quotidiana a luogo di pensiero attraverso l’opera di 23 artisti tra scultori, pittori, poeti e designer, appartenenti a generazioni diverse e differenti fra di loro per pensiero e formazione artistico-culturale.

    L’esposizione, ideata e progettata da Gabriella Brembati, direttrice di Spazio Arte Scoglio di Quarto, con la curatela del critico e storico dell’arte Alberto Barranco di Valdivieso, si svolgerà in tre location diverse, inaugura il 19 ottobre negli eleganti saloni neoclassici di Villa Borri Manzoli a Corbetta (19 ottobre- 3 novembre 2024), per poi spostarsi da Colleoni Proposte d’Arte a Bergamo (30 novembre 2024 – 30 gennaio 2025) ed infine presso gli spazi espositivi della Galleria V. Guidi a San Donato Milanese (15 febbraio – 15 marzo 2025).

    L’obiettivo di questa mostra non è quello di presentare il paravento come un semplice oggetto utile, né come un banale supporto per l’arte. Si è voluto invece mettere in risalto il paravento come uno “schermo”, che attraverso l’interazione con il pensare artistico si trasforma, diventando uno stimolo per riflessioni e percezioni poetiche. “Schermare” non significa soltanto bloccare, separare o proteggere, ma implica anche un filtrare che racchiude in sé l’idea di trasformazione, che tuttavia non nega la funzione primaria del paravento: un diaframma che divide e organizza lo spazio.

    Il tema centrale della mostra, dunque, è la contaminazione della materia reale, l’oggetto paravento, in materia psichica, ossia l’opera d’arte, occasione poetica di riflessione.

    Le 23 opere esposte, una per ogni artista e che non sempre rispettano la forma canonica del paravento, esplorano il concetto di schermo in senso poetico e interpretativo, trasformando l’oggetto funzionale in uno spazio di pensiero e libera espressione, svincolato da qualsiasi utilità pratica.

    Come osserva Alberto Barranco di Valdivieso nel suo testo in catalogo: “Questi diaframmi si servono dell’arte per intervenire in modo lirico oltre lo spazio che li accoglie, diventando il pretesto per un viaggio poetico attraverso lo schermo verso altri luoghi della coscienza.”

    Gli artisti chiamati ad esporre sono stati totalmente liberi in fase creativa di rispettare la forma tradizionale del paravento, oppure di reinterpretata radicalmente.

    Per facilitare la comprensione delle opere, gli artisti sono stati suddivisi in tre gruppi distinti, e naturalmente anche l’allestimento ha seguito questa visione:

    Schermo Plastico

    Un gruppo di scultori ha interpretato il tema del paravento attraverso la tridimensionalità e la forza espressiva della materia. Lo schermo, in questo caso, interagisce con la luce e la materia, raccontando una storia attraverso la sua fisicità.

    Artisti: Claudio Borghi, Margherita Cavallo, Giuliano Ferla, Valdi Spagnulo, Mavi Ferrando, Antonio Pizzolante, Elisa Remonti, Stefano Soddi, Filippo Soddu, ‘topylabris’ (Ornella Piluso).

    Schermo Lirico:

    Gli artisti di questo gruppo, esperti nell’uso di diverse tecniche come pittura, scultura, assemblage e installazioni, vedono nell’arte un mezzo per indagare i valori umani e la relazione tra uomo e natura. Attraverso l’uso di parole, segni e geometrie, trasformano l’oggetto in una macchina linguistica, riflettendo sull’esistenza umana in relazione al mondo.

    Artisti: Fernanda Fedi, Rebecca Forster, Tiziana Grassi, Angela Occhipinti, Lucia Pescador, Paola Pennecchi, Evelina Schatz.

    Schermo Planare:

    In questo gruppo, gli artisti lavorano sulla bidimensionalità, esplorando il segno estetico attraverso tecniche come collage, pattern planari e pittura su tela o carta. Pur mantenendo una fedeltà alla bidimensionalità, in alcuni casi introducono elementi materici come bassorilievi.

    Artisti: Davide Bolzonella, Francesco Cucci, Stefania Dalla Torre, Clarissa Despota, Pino Lia, Mintoy (Puledda Piras).

    Il catalogo della mostra pubblica il testo critico del curatore Alberto Barranco di Valdivieso con un testo della storica dell’arte Marilisa Di Giovanni dal titolo “Le molte vite del paravento”, che offre un’analisi del tema del paravento attraverso coordinate storiografiche e antropologiche, arricchendo ulteriormente la riflessione proposta dal progetto espositivo.

  • Arte. Al Castello di Vigevano  arrivano “I Rossi” di Gianni Mantovani

    Arte. Al Castello di Vigevano arrivano “I Rossi” di Gianni Mantovani

    SABATO 5 ottobre 2024 alle ore 17 presso la PINACOTECA COMUNALE – Castello Sforzesco di Vigevano (Pavia), si inaugura “ROSSO Giorno e Notte”, una personale di Gianni Mantovani che rimarrà allestita fino al 27 ottobre e sarà aperta al pubblico nei seguenti orari: martedi, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 17,30 mentre il sabato e domenica dalle ore 10 alle 18.

    La mostra è patrocinata dal Comune di Vigevano, e dalle Associazioni LEGAMBIENTE, FAI, WWF.

    All’inaugurazione interverranno il Sindaco Andrea Ceffa, l’Assessore alla Cultura Riccardo Ghia, l’Assessore all’Ambiente Daniele Semplici ed i Presidenti delle Associazioni.

    La Mostra

    La mostra di Gianni Mantovani, con note critiche di Edoardo Maffeo “Gianni Mantovani: la poesia delle emozioni”, vede esposte opere pittoriche ispirate ai temi ambientali a testimonianza della sensibilità verso la Natura dell’artista modenese. Paesaggi, fiori e natura vengono rappresentati attraverso forme primarie ed essenziali che si nutrono di memorie e di una visione sognante.

    Il motivo caratterizzante delle opere in mostra è il paesaggio dal colore rosso, che testimonia la sensibilità dell’artista verso il surriscaldamento globale del pianeta ed i preoccupanti e sempre più accelerati cambiamenti climatici.

    I titoli scelti da Gianni Mantovani per alcune delle opere in mostra (Anche le stelle si amano, Il credere ci fa vivere meglio, Siamo luce dell’alba, Meravigliato dalla bellezza del creato, Giocare fra le nuvole, Orizzonti sospesi, Guardo il creato e vedo il sorriso di Dio, La grande bellezza della natura, Il sole ci parla in silenzio) riguardano i sentimenti della vita, i sogni e una visione fiduciosa e speranzosa del creato.

    L’Artista
    Gianni Mantovani vive a Concordia (Modena) dove è nato nel 1950 e terminati gli studi artistici a Modena e a Bologna a 23 anni inizia ad insegnare al Liceo Artistico di Bologna e dopo aver vinto il concorso nazionale nel 1991 è stato Docente di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

    Numerose le mostre personali e collettive realizzate in spazi pubblici e privati tra cui: Palazzo delle Esposizioni a Roma, Cristinerose Gallery a New York, Lane Crawford ad Hong Kong, Smith’s Galleries a Londra, Galleria Mazzocchi di Parma, Istituto di Cultura “Casa Cini” di Ferrara, Istituto di Cultura Italiano di Berlino, Galleria Comunale di Angoulême (Francia), Università di Parenzo (Croazia), Castello dei Pio di Carpi, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Palazzo d’Accursio a Bologna, Galleria Unimediamodern di Genova.

    Tra gli altri, gli hanno dedicato scritti e note critiche: Renato Barilli, Mario Bertoni, Toti Carpentieri, Renata Casarin, Giorgio Celli, Claudio Cerritelli, Vittoria Coen, Diego Collovini, Giorgio Cortenova, Enrico Crispolti, Roberto Daolio, Michele Fuoco, Armando Ginesi, Antonio E. M. Giordano, Walter Guadagnini, Filiberto Menna, Nicola Micieli, Luigi Meneghelli, Marco Meneguzzo, Sandro Parmiggiani, Marilena Pasquali, Concetto Pozzati, Sandro Ricaldone, Matteo Vanzan.

  • Maria Limido in mostra all’Avis di Legnano con i suoi “Ritratti”

    Maria Limido in mostra all’Avis di Legnano con i suoi “Ritratti”

    RITRATTI: LA PRESENTAZIONE

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Ho accettato con vero piacere e una punta di orgoglio l’invito di Renato Zucca a esporre alcuni dei miei lavori presso la sede dell’Avis di Legnano.
    Bellissima questa sede, molto grande e attrezzatissima. Ci lavorano 22 persone, tutte con il sorriso. Ti accolgono con una stretta di mano e un caffè caldo. Sono molto fiere del loro lavoro, anche i volontari, presenti quotidianamente. Si sta bene qui, si respira l’aria migliore carica di solidarietà, di condivisione, di belle persone insomma.

    Renato cita numeri, tanti, impossibile ricordarli tutti. I litri di sangue prodotti, il numero dei donatori, l’incremento degli stessi nel corso degli ultimi anni, il territorio che questa sezione paragonabile ad un’azienda, copre. Infine la percentuale dei donatori sull’insieme della popolazione di riferimento: 5, virgola qualcosa.

    “E’ alta piu’ della media nazionale” sottolinea con fierezza.
    Ho passato la mattinata con lui ad allestire la grande sala d’attesa con una trentina delle mie “donne”. Sara , Camilla , Ester, Diletta non ci sono state tutte ma sono proprio soddisfatta. La sala canta di colori. Sono dipinti ad acrilico su carta, donne di ogni età, ognuna ha un nome, molte le ho incontrate, come tutti noi ognuna ha una storia. I donatori in attesa del prelievo incroceranno i loro sguardi . Forse immagineranno le loro storie e intanto il tempo passerà.

    La mostra si potrà visitare in questi orari
    Dal 30 settembre al 31 dicembre 2024
    Dalle 10 alle 17 LUNEDI-VENERDI’
    Dalle 10 alle 11,30 SABATO
    AVIS LEGNANO
    Via Luigi Girardi 19 G LEGNANO

  • Una mostra nella mostra per Galleria Magenta: Andy Warhol in contemporanea con Federico Montesano

    Una mostra nella mostra per Galleria Magenta: Andy Warhol in contemporanea con Federico Montesano

    Un autografo duplice in originale del catalogo “The Tate Gallery” (Londra, 1971) e un autografo originale per una ‘prewiew invitation card’ per la mostra al Brooklin Museum (New York, 1986). E’ questo il doppio regalo che i visitatori e gli appassionati per alcuni giorni possono ammirare con possibilità di acquisto negli spazi di Galleria Magenta in via Roma.
    Una mostra nella mostra che è stata inaugurata alla presenza del sindaco Luca Del Gobbo e di altri esponenti del consiglio comunale (nella foto con l’artista Nicoletta Cattaneo, il Sindaco e il consigliere Enzo Salvaggio) sabato 21 settembre e che “parla la stessa lingua: un’arte contemporanea che va oltre, per reinterpretare il vissuto e Warhol è il padre degli artisti contemporanei”, ha spiegato Nicoletta Cattaneo, erede dello storico fondatore della Galleria Germano Cattaneo.

    Protagonista dell’esposizione autunnale “Corrispondenze universali” è il giovane artista lombardo Federico Montesano, che parte “dal presupposto che all’interno del quadro noi possiamo vedere colori, momenti, luci, emozioni e lo spettatore si trova a ricordare qualcosa all’interno della sua memoria che gli permette di leggere l’opera. Questo dialogo che si crea tra me, l’opera e lo spettatore si basa sui legami che abbiamo con lo spazio in cui viviamo”, come spiega lui stesso. E lo spazio è rappresentato dall’artista scenografo “con il filtro di quello che vedono i miei occhi, poi l’opera incontra il vissuto dello spettatore e tutti ci si possono ritrovare perché facciamo tutti parte di questo mondo, anche se alcuni sono luoghi-non luoghi”.

    Le trenta opere esposte rappresentano una serie dal titolo “Transito Metafisico”, come ha spiegato Marco Lazzaroni di Galleria Magenta: “I soggetti ritratti propongono allo sguardo del visitatore un’occasione di transito, una sorta di viaggio (nostos) “oltre” il sensibile (physis) per proiettarlo in mondi universali e paralleli”.

    Elemento portante di questo transito è il colore. La critica individua nella fluidità della materia ad acrilico su tela, nei toni preziosi del colore e nella strutturazione del disegno, l’originalità dell’arte di Federico Montesano. Anche stemperandosi a volte, il colore lascia spazio a scenari che sembra aver già incontrato.
    L’andare oltre la forma viene sottolineato attraverso alcune installazioni, in cui lo specchio posizionato a terra moltiplica, dilata e propaga l’opera.
    La mostra resterà aperta fino al 16 novembre, da martedì a sabato negli orari 9.30-12.30 e 15.30-19.00.

  • Sabato la mostra di Federico Montesano in Galleria Magenta. Tutto pronto per la vernice speciale

    Sabato la mostra di Federico Montesano in Galleria Magenta. Tutto pronto per la vernice speciale

    La nuova stagione espositiva di Galleria Magenta si apre con l’inaugurazione di un evento pittorico site-specific che non presenta zona di confine o linea di demarcazione, perché emblema di passaggio in-definito e al tempo stesso punto di contatto/fusione fra terra e mare, fra mare e cielo. Un continuum emotivo che dà corpo a “CORRISPONDENZE UNIVERSALI”, la mostra personale inedita di Federico Montesano, pittore e scenografo di nuova generazione, ma con alle spalle un percorso formativo ed espositivo già ben profilato, che affonda una parte delle sue radici proprio in Galleria Magenta. Si tratta di un’esposizione di 30 opere (fra tele e impianti scenografici), per la maggior parte di grandi dimensioni, in tecnica acrilico, create appositamente per essere sezione organica dell’ambiente che le accoglie e tassello insostituibile di un sistema compositivo, in cui pittura e scenografia si intersecano, dando voce e trama a una lirica intimista che scaturisce dall’alternarsi di paesaggi fatti di colori vibranti e palpitanti, di eco onirica e di potente impronta metafisica. I soggetti ritratti propongono allo sguardo del visitatore un’occasione di transito, una sorta di viaggio (nostos) “oltre” il sensibile (physis) per proiettarlo in mondi universali e paralleli, dove non conta più il particolare fisico, ma la forza cosmica e catalizzante di ciò che oltrepassa la materia.

    Questa dimensione metempirica costituisce l’abitare innato e comune della psiche umana di luoghi-non luoghi rigeneranti, dove il lasciarsi cullare e l’oblio diventano cura per l’animo, che ne è sempre più avido.

    A farsi interprete di tale esigenza e medium di “attraversameno” è il colore nella sua strabordante e imponente presenza, talvolta più acuto e impetuoso (nella gamma dei rossi, degli arancioni e dei gialli), talvolta più placido e rassicurante (nella gamma dei blu, dei viola e dei verdi).

    Il colore infatti, stemperandosi, lascia spazio a visioni sorprendenti, di scenari che pare di aver già incontrato o vissuto altrove, la cui fascinazione non può che colpire suggestivamente l’occhio di chi scruta.

    Così, tutto ciò che si riesce ad abbracciare con lo sguardo diventa simile alla terra, al mare e al cielo, ma senza che vi sia limite, in un oltre non più naturale, in un viaggio primigenio e illimitato, che non conosce una precisa destinazione, ma solo sospensione e levitazione, senza dover avvertire che qualcosa debba forzatamente accadere.

    L’esposizione, per effetto di componenti installativi, si dilata provocando una sensazione quasi immersiva, pittoricamente e scenograficamente intensa, adatta al coinvolgimento di un pubblico di non solo adulti.

    All’inaugurazioni sarà presente l’artista.

    La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 16 novembre, con i seguenti orari di apertura:
    da martedì a sabato 9.30-12.30 / 15.30-19.00.

  • A Palazzo Reale a Milano apre la mostra “Picasso lo straniero”

    A Palazzo Reale a Milano apre la mostra “Picasso lo straniero”

    Da domani e fino al 2 febbraio 2025, Palazzo Reale presenta Picasso lo straniero. A cinquant’anni dalla scomparsa, l’opera di Pablo Ruiz Picasso è indagata e raccontata attraverso la lente del suo stato di immigrato, rifiutato, censurato dalla nazione che lo ha visto crescere e raggiungere il successo, la Francia.

    Promossa dal Comune di Milano – Cultura, la mostra nasce dall’idea originale di Annie Cohen-Solal, autrice di Picasso. Una vita da straniero e curatrice scientifica del progetto espositivo, ed è prodotta da Palazzo Reale con Marsilio Arte grazie alla collaborazione del Musée National Picasso-Paris (MNPP), principale prestatore, del Palais de la Porte Dorée con il Musée National de l’Histoire de l’Immigration e della Collection Musée Magnelli Musée de la céramique di Vallauris. La mostra si avvale anche della curatela speciale di Cécile Debray, presidente del MNPP.

    Picasso lo straniero presenta più di 90 opere dell’artista, oltre a documenti, fotografie, lettere e video, provenienti principalmente dal MNPP ma anche dal Musée National de l’Histoire de l’Immigration di Parigi e dalla Collection Musée Magnelli Musée de la céramique di Vallauris: un progetto che apre a più riflessioni sui temi dell’accoglienza, dell’immigrazione e della relazione con l’altro.

    Per Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano: “La mostra Picasso lo straniero rappresenta un’occasione straordinaria per riflettere non solo sull’opera di uno dei più grandi artisti del Novecento, ma anche sulle dinamiche storiche e sociali che hanno influenzato la sua vita e il suo percorso creativo. Milano, con la sua tradizione di accoglienza e apertura culturale, si conferma ancora una volta un centro internazionale in cui l’arte diventa strumento di dialogo e inclusione. L’approccio innovativo di questa esposizione ci invita a riscoprire Picasso sotto una nuova luce, quella dell’uomo, oltre che dell’artista, segnato dall’esperienza dell’essere straniero”.

    Pablo Picasso, nato nel 1881 a Malaga in Spagna, si stabilisce a Parigi nel 1904. Nonostante la Francia diventi la sua casa e la sua fama cresca oltre i confini nazionali, l’artista non otterrà mai la cittadinanza francese: la mostra segue la traiettoria estetica e politica di Picasso, per illustrare come abbia plasmato la propria identità vivendo nella difficile condizione di immigrato.

    Su Picasso è stato scritto tutto, si direbbe. Nessun altro artista ha suscitato altrettanti dibattiti, controversie, passioni. Ma quanti sanno quali ostacoli il giovane genio ha dovuto affrontare quando è arrivato diciottenne a Parigi per la prima volta, nel 1900, senza parlare una parola di francese? Nel 1901 viene schedato per sbaglio – con il numero 74.664 – come anarchico sottoposto a sorveglianza speciale, prima di stabilirsi definitivamente a Parigi nel 1904, dove si di affermerà come leader dell’avanguardia cubista. Durante la guerra civile in Spagna, l’artista realizza Guernica (1937), l’immensa tela destinata a diventare il vessillo universale della resistenza antifascista. Nel 1940, temendo di essere in pericolo in Francia, dove l’invasione nazista è imminente, Picasso decide di inoltrare la domanda di naturalizzazione che viene rifiutata. Risale al 1929 poi il gran rifiuto del Louvre alla donazione de Les Demoiselles d’Avignon (1906-1907), nonostante sia ormai celebrata in tutto il mondo.

    Nel 1955, quando Picasso lascia Parigi per stabilirsi nel sud della Francia, sceglie di lavorare con gli artigiani del posto, voltando deliberatamente le spalle alla tradizione del bon goût: decide insomma di immergersi nel mondo mediterraneo, nel sincretismo originario delle sue molteplici identità, consegnando il proprio mito al vasto mondo.

    Come ha fatto, in un secolo caratterizzato da grandi turbolenze politiche, in un mondo dilaniato da nazionalismi di ogni specie, a imporre le sue rivoluzioni estetiche? L’esposizione di Milano risponde a queste domande, al di là dell’aspetto puramente formalista dell’opera dell’artista grazie a un approccio multidisciplinare e alla ricerca negli archivi della polizia francese e del MNPP.

    Il percorso espositivo si snoda in ordine cronologico, dal 1900 al 1973, e le opere selezionate sono testimonianza della travagliata condizione di esule e straniero di Picasso in Francia, esperienza che ha che influenzato radicalmente la sua pratica artistica. Nel dipinto La lettura della lettera (1921), ad esempio, Picasso rappresenta sé stesso accanto a un amico, che potrebbe essere il poeta Guillaume Apollinaire o il poeta Max Jacob, oppure Georges Braque: ma ciò che emerge è l’importanza che l’artista – proprio a causa della fragilità della sua condizione di straniero – attribuisce ai legami e alle amicizie che ha costruito nel corso degli anni.

    Tra le oltre quaranta opere per la prima volta esposte in Italia – tra dipinti, disegni, sculture – c’è una piccola gouache Gruppo di donne del 1901: Picasso nei primi mesi a Parigi lavora moltissimo, eseguendo a tempo di record sessantaquattro opere che ci pongono di fronte a personaggi sconcertanti, ritratti con colori violenti, con ampi tocchi di rosso che spiccano come ferite. È il popolino di Parigi osservato nei bassifondi della città, nei caffè e nelle stradine di Montmartre, insieme al gruppo accogliente dei catalani del quale adesso anche Picasso fa parte.

    “Guardato con sospetto come straniero, uomo di sinistra, artista d’avanguardia, Picasso si destreggia con abilità e acume politico in un paese che poggia su due grandi istituzioni: la police des étrangers e l’Académie des beaux-arts, che tutelano ossessivamente la ‘purezza della nazione’ e il ‘buon gusto francese’ – racconta Annie Cohen-Solal -. “Nella mia ricerca appare costantemente l’immagine di un Picasso vulnerabile e precario, perché sapeva di poter essere espulso in qualsiasi momento. Tuttavia, seppe navigare da grande stratega contro la xenofobia diffusa”.

    L’esposizione è stata realizzata anche grazie al sostegno di Unipol Gruppo, main sponsor: “La mostra apre una nuova prospettiva nella comprensione dell’arte di Picasso, indagando come la sua condizione di “straniero” in Francia abbia influito e plasmato la sua identità artistica. Considerato “straniero” anche per aver rotto alcuni schemi di giudizio estetico tipicamente borghesi. Nonostante le critiche dei tradizionalisti, e forse proprio per questo, Picasso è stato libero, indecifrabile, incontrollabile, cosmopolita, disinvolto nella gestione dei suoi rapporti di lavoro e disinvolto nella vita privata, nella sua arte ha rimodellato i canoni estetici di riferimento, attraverso la scomposizione dei volumi ha tracciato nuove strade ardite e irripetibili” afferma Vittorio Verdone, Direttore Communication and Media Relations Unipol Gruppo.

    E con il supporto di BPER Banca, sponsor Serena Morgagni, Responsabile della Direzione Communication commenta: “Con il sostegno a quella che rappresenta una delle più importanti iniziative artistiche della stagione, confermiamo il nostro impegno nella promozione e divulgazione dell’arte e della cultura. Desideriamo offrire alla collettività esperienze di altissimo valore artistico considerandole occasioni di inclusione e di crescita sociale”.

    “Marsilio Arte – afferma Luca De Michelis, amministratore delegato di Marsilio Editori e Marsilio Arte – sta implementando la sua presenza nella città di Milano con una programmazione condivisa e costruita con il Comune di Milano, di cui é partner continuativo: Picasso lo straniero é un progetto editoriale integrato complesso e articolato con un saggio, un catalogo e la mostra che si inserisce nel panorama espositivo per la sua originalità di approccio e indagine scientifica, oltre che come esperienza di visita. Un’esposizione differente, necessaria per i temi affrontati, così attuali, e per il dibattito che ne sta già scaturendo”.

    Accompagna la mostra il catalogo, pubblicato per l’appunto da Marsilio Arte, che si apre con una sezione introduttiva, che raccoglie interventi istituzionali e curatoriali, oltre a un testo a firma dello scrittore Niccolò Ammaniti. Segue un percorso cronologico diviso in quattro macro-sezioni, in cui viene presentata la parabola artistica di Picasso, strettamente interconnessa ai diversi periodi della sua vita. Il volume, completato da apparati dedicati alle opere in mostra, ai documenti e alle illustrazioni dei saggi, rivela la situazione del Picasso “straniero” in Francia e la ricezione del suo lavoro da parte delle istituzioni francesi, che sembra essere intessuta di anomalie, discrepanze, a volte persino da scandali. Senza mai esporre pubblicamente i suoi problemi con le autorità francesi, Picasso riuscì, a seconda delle circostanze, a navigare mirabilmente in questi travagliati periodi storici, lasciando che il suo lavoro parlasse da solo.

    A Palazzo Te di Mantova è già aperta, fino al 6 gennaio 2025, la mostra Picasso a Palazzo Te. Poesia e salvezza, in dialogo con gli affreschi di Giulio Romano, che presenta circa 50 opere del Maestro simbolo del Novecento, tra disegni, documenti, sculture e dipinti, alcuni eccezionalmente esposti in Italia per la prima volta. Entrambi i progetti nascono dalla collaborazione con il MNNP e sono curati da Annie Cohen-Solal. Con il biglietto di ingresso della mostra a Milano i visitatori potranno accedere alla mostra di Mantova con il biglietto ridotto e viceversa.