Categoria: Musica

  • A Busto Garolfo doppio concerto di Natale il 20 e 21 dicembre

    A Busto Garolfo doppio concerto di Natale il 20 e 21 dicembre

    A Busto Garolfo il concerto di Natale raddoppia: venerdì 20 (alle ore 21) e sabato 21 dicembre (sempre alle 21), l’auditorium Don Besana della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ospita il tradizionale appuntamento musicale della banda Santa Cecilia; un momento che per l’istituto di credito, nato oltre 120 anni addietro proprio a Busto Garolfo, è diventato tradizione. “Qui tutto ha avuto inizio. Questo evento non è solo un momento di celebrazione delle festività, ma anche un’opportunità per rafforzare il legame con il nostro territorio e le persone che ne fanno parte, oltre che per portare gli auguri della Bcc a tutta la comunità”, ha detto Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate.

    Per il grande afflusso di pubblico il concerto tenuto dal Corpo Musicale Parrocchiale S. Cecilia di Busto Garolfo viene proposto in due sere consecutive. L’ingresso è libero, previa prenotazione.

    Novità di quest’anno: ad introdurre il concerto di venerdì del Corpo Musicale Santa Cecilia sarà la Junior Band, diretta dal Maestro Roberto Boccardi, un segnale di continuità generazionale e di valorizzazione dei giovani talenti musicali. Sabato sera, invece, sarà interamente dedicato alla banda principale. Entrambi gli eventi saranno diretti dal Maestro Fulvio Clementi.

    Il Corpo Musicale Parrocchiale Santa Cecilia, nato ufficialmente nel 1951 dalla fusione di due bande locali, ha radici che affondano nel XIX secolo e una storia ricca di successi, collaborazioni e riconoscimenti. La banda ha partecipato a eventi prestigiosi, come il Giubileo degli Artisti a Roma nel 2000 e il raduno nazionale degli Alpini. Ha anche rappresentato Busto Garolfo in ambito internazionale, partecipando a festival in Austria e stringendo gemellaggi musicali con formazioni di altre nazioni, tra cui la Musikverein “Harmonie” Oberbeuren della Baviera.

    Il concerto è offerto alla cittadinanza da Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e dal suo braccio operativo Ccr Insieme Ets, che gestisce la mutua di comunità dei soci della banca

    “Il concerto di Natale rappresenta un momento di grande significato per la comunità, un’occasione per rinsaldare il legame con il territorio e riscoprire il valore delle nostre tradizioni”, ha continuato Roberto Scazzosi. “Attraverso la musica, simbolo universale di unità e armonia, celebriamo la bellezza della condivisione e rafforziamo il senso di appartenenza che ci unisce. Questi eventi non sono solo una celebrazione del Natale, ma anche un’opportunità per valorizzare il nostro patrimonio culturale e costruire insieme un futuro radicato nei valori della nostra storia. Auguro a tutti un Natale ricco di serenità e un nuovo anno all’insegna della condivisione e della solidarietà”.

    Per prenotare i biglietti basta inviare una mail a bandabustogarolfo@gmail.com o contattare il numero 339 5918579, tutti i giorni dalle ore 20 alle ore 21. I biglietti potranno essere ritirati presso la sede del corpo musicale in via Mazzini 27 a Busto Garolfo.

    Buon Natale!

  • “Musica che cura”: i ragazzi del liceo musicale suonano all’ospedale ‘Fornaroli’

    “Musica che cura”: i ragazzi del liceo musicale suonano all’ospedale ‘Fornaroli’

    Alla sala della Rotonda dell’ospedale Fornaroli, giovedì 19 dicembre alle ore 16:00 si terrà il concerto di Natale dell’orchestra del liceo musicale “Quasimodo”. Il titolo “Musica che cura” è già un augurio.
    Dopo l’esperienza dello scorso maggio presso il carcere di Opera, gli studenti-musicisti porteranno la musica in un luogo delicato. Il promotore Andrea De Vincenzo spiega così il significato dell’iniziativa: “La musica fa parte del sociale, non perché sia Natale ma perché dovrebbe essere sempre così. Speriamo che le note possano essere un sollievo, un augurio in un momento differente all’interno della vita ospedaliera”.

    L’obiettivo è che i ragazzi con la musica “possano in qualche modo portare un po’ di poesia e abbattere le barriere di luoghi in cui la le persone che lo abitano temporaneamente hanno altri pensieri e l’augurio è che la musica possa portare loro gioia è un attimo di conforto”, aggiunge il professore.
    I ragazzi appartengono a tutte le classi del liceo musicale e con questa iniziativa hanno la possibilità concreta di sentirsi parte di una comunità reale, facendo “in un certo senso anche educazione civica”.

    Il programma del pomeriggio di “Musica che Cura” prevede, dopo una lettura iniziale da un’intervista di Abbado sul silenzio, il Coro che canterà Stabat Mater, Zoltán Kodály Carol of the Bells tradizionale ucraino, Adeste Fideles Tradizionale. Il gruppo di archi del triennio proporrà Händel, Sarabande, mentre i due quartetti clarinetto proporranno Aragonaise, Carmen di Bizet, Danza ungherese n.5 di Brahms; il quintetto di flauti il Cambio della guardia; l’orchestra di chitarre Andrew York, Lullaby; il quartetto sax Over the rainbow; il sestetto jazz Just the two of us.
    Saranno inoltre lette poesie provenienti dal carcere minorile Beccaria di Milano.
    L’evento è patrocinato dal Comune di Magenta e realizzato in collaborazione con Aicit, Croce Bianca, Salute Donna, Salute Uomo e Croce Azzurra.

  • Enrico Ruggeri, il regalo di Natale: concerto gratuito a Sesto San Giovanni

    Enrico Ruggeri, il regalo di Natale: concerto gratuito a Sesto San Giovanni

    Sabato 21 dicembre alle ore 19.30, Piazza Petazzi, Sesto San Giovanni, sarà il palcoscenico di un grande Concerto degli Auguri gratuito, che vedrà protagonista il celebre cantautore Enrico Ruggeri insieme alla sua band.

    Un artista poliedrico: 40 album e tante passioni

    Enrico Ruggeri, che canterà a Sesto San Giovanni per la prima volta, è uno dei pilastri della musica italiana, con una carriera che abbraccia oltre quattro decenni. Autore di successi indimenticabili come Contessa, Polvere, Il mare d’inverno e Il Portiere di Notte e vincitore di due Festival di Sanremo, da oggi Ruggeri torna in Tv con la seconda edizione della trasmissione “Gli occhi del musicista” (seconda serata Rai2) mentre il 17 gennaio prossimo uscirà il suo quarantesimo album “La caverna di Platone”.

    Il suo impegno per la musica e la cultura si riflette anche nel ruolo istituzionale che ricopre come membro del Consiglio Superiore dello Spettacolo, nominato dal Ministero della Cultura. Inoltre, Ruggeri è calciatore, e ora anche Presidente, della Nazionale Italiana Cantanti con la quale ha contribuito a innumerevoli progetti benefici.

    Una serata di festa per tutta la città
    Il Concerto degli Auguri sarà l’occasione perfetta per riunirsi sotto il cielo natalizio di Sesto San Giovanni e lasciarsi trasportare dalle note di un artista che ha scritto la storia della musica italiana. Un evento gratuito, aperto a tutti, per vivere insieme la magia del Natale e salutare con entusiasmo l’arrivo delle festività.

    Il concerto è organizzato da SestoProloco e Comune di Sesto San Giovanni.

    Raccomandiamo al pubblico di utilizzare i mezzi pubblici. La piazza è a 10 minuti a piedi dalla fermata della linea rossa Sesto Rondò.

    Partecipazione di persone disabili: per info eventi@sestosg.net

  • Corale Polifonica di Robecco in trasferta nella chiesa parrocchiale di Agrate Conturbia, e sono ancora applausi

    Corale Polifonica di Robecco in trasferta nella chiesa parrocchiale di Agrate Conturbia, e sono ancora applausi

    Un altro concerto da applausi per la Corale Polifonica di Robecco sul Naviglio. Sabato sera si sono esibiti nella chiesa parrocchiale di San Vittore ad Agrate Conturbia per un evento voluto dall’Unità Parrocchiale San Giovanni Paolo II e dalla biblioteca di Divignano. Applausi e sacrifici per i coristi che, in questi giorni, stanno dando vita ad una serie di eventi a catena che richiedono impegno e dedizione.

    Ore di prove, ripagate dall’applauso di chi vuole trascorrere un paio di ore in serenità prima delle festività natalizie che si avvicinano spedite. Questa sera si torna a cantare per la corale Polifonica. Questa volta in casa. Per un altro concerto della rassegna ‘Natale…dove sei?’che sarà ospitato alle 21 nella chiesa di Sant’Anna nella frazione robecchese di Carpenzago. (Info e foto da Titty della Corale Polifonica)

  • Baby Gang domani in concerto per la prima volta all’Unipol Forum di Assago

    Baby Gang domani in concerto per la prima volta all’Unipol Forum di Assago

    BABY GANG ha debuttato ieri sera nel palasport di Ancona e domani, sabato 14 dicembre, arriverà per la prima volta all’Unipol Forum di Assago, Milano (inizio ore 21.00)

    Tornato sotto i riflettori per la sua musica con un tour nei club europei e l’album “L’Angelo del Male”, entrato al #1 della classifica ufficiale Fimi/Gfk e certificato Oro, il protagonista della scena urban è pronto a portare finalmente sul palco la sua energia, la sua capacità unica di connettersi con il pubblico e i suoi testi taglienti che hanno guadagnato il plauso internazionale.

    «Per la prima volta in queste settimane ho potuto fare dei concerti tutti miei e lo volevo da tempo. Nell’anteprima a L’Aquila ho sentito che mi stavate aspettando anche voi, ed è stato pazzesco, una grande energia. Le date all’estero sono state un banco di prova e ora sono pronto a scendere per la prima volta in campo nei palazzetti italiani» afferma Baby Gang.

    LA FINE DEL MONDO TOUR (prodotto da Trident Music):

    12 dicembre al Palaprometeo di Ancona

    14 dicembre all’Unipol Forum di Assago, Milano

    21 dicembre all’Inalpi Arena di Torino

    Sono aperte le prevendite: www.tridentmusic.it/eventi-trident-music/baby-gang-live/.

    I biglietti dei concerti nei palasport italiani, inizialmente previsti in primavera, rimangono validi per le nuove date a dicembre.

    L’album “L’Angelo del Male” (No Parla Tanto Records / Warner Music Italy), entrato al #1 della classifica degli album FIMI/GfK, è disponibile in digitale. È il manifesto di Baby Gang: racconta la storia vera e cruda di un ragazzo poco più che vent’enne, le sue battaglie, la sofferenza e le rivincite, senza finzioni e senza ipocrisie. Tra i featuring i più grandi artisti della scena rap italiana che amplificano ancora di più il ruolo di Baby Gang nel mondo urban attuale: Sfera Ebbasta, Geolier, Marracash, Blanco, Lazza, Tedua, Ernia, Rkomi, Gue Pequeno, Rocco Hunt, Emis Killa, Jake La Furia, Fabri Fibra, Gemitaiz, Madman, Paky, Simba La Rue, Niko Pandetta.

    Zaccaria Mouhib è nato a Lecco il 26 giugno 2001 da genitori immigrati, originari del Marocco. A soli undici anni lascia la famiglia per non gravare sulla difficile situazione economica ma si scontra con i forti pregiudizi della società odierna nei confronti delle sue origini. Crescere sulla strada senza un posto sicuro in cui dormire e senza delle figure di riferimento lo porta a mettersi talvolta contro la Legge, finché scopre di avere una voce che non viene ignorata, grazie alla musica.

    Il suo primo brano “Street”, pubblicato su YouTube a 17 anni, raggiunge un successo inaspettato. Baby Gang inizia a credere nelle sue capacità artistiche, grazie anche all’aiuto di don Claudio Burgio dell’associazione Kayros, e comincia una nuova fase della sua vita. Quello che rimarrà costante, nella sua scalata alle classifiche, sarà la sua scelta sociale e politica di cantare con fierezza delle proprie origini e delle difficoltà che ha vissuto.

    Ha all’attivo due ep, “EP1” (2021) e “EP2” (2022), certificati Oro, e tre album “Delinquente” (2021), Oro, “Innocente” (2023), Platino, “L’Angelo del Male” (2024), Oro. È stato certificato nel 2023 il rapper italiano più ascoltato all’estero su Spotify e nella sua carriera ha collaborato con artisti conosciuti a livello internazionale come Lacrim, Jul, Raf Camora, Morad E Russ Millions. Ha fondato l’etichetta No Parla Tanto Records.

  • Faccia da Rumore!  Cinquant’anni di ballo

    Faccia da Rumore! Cinquant’anni di ballo

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore , la grande Raffaella Carrà cantava rumore e faceva ballare con grande musica. Oggi sono convinti di fare musica ma fanno solo strani accordi e mugugni.
    Tutti uguali !!!

    La canzone compie mezzo secolo e fa capire dove in questo 50 anni siamo andati a finire in musica !
    Le piste da ballo ; le poche che ci sono ancora sono ritrovi di nostalgici della dance e ballano in attesa di una segua da casa di riposo. Ma a parte gli scherzi ; mica troppo
    Quella canzone è un esempio di cosa era l’ Italia ; un paese pieno di idee e colpi di genio con il giusto peso per tutte le cose.

    In un paese che sembra potere fare a meno di tutto e vivere senza tutto. Un ambiente appiattito dai social dove non c’è più né l’ ascensore né i gradini sociali. Le conquiste sembrano cose da donare e il livello si è abbassato talmente tanto da mettere tutti sullo stesso piano.

    Il testo di quella canzone è un opera di ingegno incredibile ; riuscire a mettere verbo su quegli spazi musicali piccoli e ripetuti non era facile . Poi trovare la grande interprete; Raffaella Carrà
    Perché: Lo Vecchio e Ferilli hanno fatto un capolavoro senza tempo e ricordiamo anche l’ arrangiamento di Shel Shapiro

    Musica, parole, arrangiamento e cantante: quattro ruoli tutti decisivi. Un capolavoro ha bisogno di più mani e teste e idee.

    Questo da a una canzone la palma dopo mezzo secolo di gloria. Era il periodo dove le canzoni non venivano buttate a getto continuo ma tenute magari nel cassetto in attesa del giusto corpo e voce dove tagliare su misura.

    Questa era la musica eterna che aveva pure l’ ironia di chiamarsi rumore !!! Oggi forse manca molta ; umiltà , ironia , autoironia e apertura mentale. Perché il chiuso dopo un po’ puzza e non lascia entrare la luce e perde aria di rinnovamento.

    Un ambiente viziato dalle stesse idee e ripetizioni. Io non vivo senza te ; cantava la Carrà!!!
    Purtroppo la gente che ha conosciuto la buona musica sta andando tutta nel paradiso delle note.
    Rimarrà solo il rumore ma purtroppo non quella genialità della canzone della Carrà. Non chiedere mai perché il rumore diventa musica.
    Non chiedere mai se la musica è rumore ma chiediti sempre quante canzoni arrivano fresche a 50 anni mentre il tuo corpo invecchia e loro rimangono sempre giovani.

    Le canzoni di Dorian Gray pardon di Raffa ovvero la mitica Raffaella …Il suo canto era gioia, divertimento e felicità ……”.

    FACCIAMO RUMORE…

  • “La musica è un lampo”. Intervista a Stefano Senardi. A cura di Monica Mazzei

    “La musica è un lampo”. Intervista a Stefano Senardi. A cura di Monica Mazzei

    Stefano Senardi, una sorta di esterofilo culturale e musicale sin dagli esordi, è il punto di congiunzione in un mare di espressioni artistiche che lo rendono, a tutti gli effetti, un genio nel precorrere i tempi, lanciando artisti che poi sono diventati famosi grazie a dischi meravigliosi, ma anche produttore di colonne sonore cinematografiche o acquisitore di prodotti televisivi che, importati in Italia, riscossero grande successo.

    La scintilla della sua passione si accende appena bambino, grazie alla scoperta della musica dei Beatles, risvegliando in lui un interesse internazionale per la musica che da discografico, lo avrebbe portato a lavorare persino con star del calibro di Madonna.

    Ha portato al successo all’estero grandi nomi italiani, così come promosso i Simply Red in Italia, per esempio, ma i nomi sono così numerosi che non è possibile citarli tutti.

    Già stato presidente della Polygram Italia, poi direttore della CGD East West, nel 1999 fonda la propria etichettaNUN Enterteinment.

    Mentre la NUN festeggia il 25. dalla sua fondazione, è di questi mesi l’uscita del suo libro autobiografico “La Musica èun lampo”, edito da Fandango Libri, nel quale racconta tutta la sua esperienza umana e discografica, passando per quella scintilla che lo pervade da sempre e che lui descrive come un lampo che gli attraversa ogni fibra.

    Da questa pubblicazione, hanno preso avvio tante presentazioni aperte al pubblico, in tutta Italia, come un autentico tour, dove la partecipazione è altissima e l’accoglimento pieno di entusiasmo.
    Inoltre, è disponibile su Spotify una playlist di circa 18 ore, con i brani che hanno accompagnato le vicende del libro.

    Quella che segue ora, è la generosa chiacchierata che ho avuto la fortuna di intrattenere con lui, dalla quale emerge l’importanza della musica quale valore imprescindibile per il benessere, ma anche di più: con Senardi si va alle origini stesse della musica, con un pizzico di poesia e non senza qualche critica, ai sistemi odierni di promozione, ma con una buona notizia: il 70% del mercato appartiene ancora alla buona musica!

    Come è stato scegliere i momenti salienti per il suo libro “La Musica è un lampo”?

    Per riuscirci, nel corso di due anni mi sono dedicato alla raccolta di tantissimi ricordi e cimeli della mia carriera. Dopo un trasloco, avevo trovato prima migliaia di biglietti dei live come di un semplice appassionato di musica, poi altrettanti pass di tutti gli eventi ai quali mi ero dedicato quando sono diventato un discografico, e straordinariamente dal 1974, quando ero proprio un ragazzino, ho collezionato quasi tutti i biglietti. Ne ho ricavato così una specie di antologia, con le recensioni dei concerti, che era l’idea di base; poi invece mi sono fatto trascinare, ho iniziato a scrivere, e sono emersi ricordi sufficienti per mettere insieme 30 capitoli della mia esperienza artistica e della mia passione. Ho trovato anche delle fotografie dagli anni Settanta ad oggi, che mi vedevano collocato in tanti momenti di questa passione per la musica.

    Presa la mia decisione, ho firmato il contratto con la Fandango, per consegnare il libro, che avrebbe contenuto anche una 50ina di illustrazioni, e i tre mesi prima di consegnarlo, sono stato colto da un impeto illuminante, e mi sono saltati fuori altri 32 capitoli e a quel punto, illustrazioni, biglietti e fotografie sono diventate 400. Man mano che andavo avanti con i racconti, mi sono reso conto che andavo avanti con i racconti, che per me è stata una esperienza bellissima, come la sensazione durante le presentazioni pubbliche del libro, alcune accompagnato da artisti, come Manuel Agnelli, come Diodato, per cui abbiamo avuto incontri con il pubblico che spaziavano dalle 50 persone sino alle 2000 addirittura!

    Siamo stati con Manuel in Puglia l’anno scorso, al festival de Il Libro possibile, al Salone del Libro di Torino, per me è stata un’esprienza divertentissima ed anche una medicina, a riprova che la musica ha anche un valore terapeutico. La partecipazione è stata sempre fortissima, e siccome sono tante le storie, secondo il tipo di pubblico, cerchiamo ogni volta di cambiare un po’ la selezione e la prospettiva per la serata, ma fondamentalmente, è un libro che racconta una grande passione per la musica come una delle esperienze culturali e spirituali più importanti della vita di ogni essere umano.

    E qui mi sorge la domanda: secondo lei esistono persone non in grado di godere della musica? Se si, che tipo di persone saranno?

    Bhé… Se ci sono, sono dei disgraziati! (ride). Immagino sia quasi impossibile non provare nulla grazie alla musica. Addirittura, ci sono degli studi che affermano che probabilmente è nato prima il canto della parola, e che gli uomini delle caverne con il canto non solo corteggiassero la loro compagna o andassero a caccia e a combattere i nemici, ma che in qualche modo si difendessero con il canto dalle bestie feroci, è così la musica ci accompagna tutta la vita, dal battito del cuore quando siamo ancora nel ventre materno, sino alle marce funebri. Capita a tutti quando siamo in un momento particolare della nostra vita, la musica può avere l’effetto di aiutare, di consolare, è straordinario anche il potere che ha per evocare sensazioni e sentimenti, ricordi del passato… Scrivendo questo libro mi sono proprio ritrovato dentro alle sensazioni provate in altri momenti della mia vita, che man mano nel tempo avevo come accantonato in un angolino, ma poi tutti i ricordi riemergevano insieme tutti i brani musicali rimasti sopiti nella mia testa. È un po’ come quando ti svegli la mattina, senti una musica e non puoi fare a meno di continuare a cantartela nella mente.

    Ho provato a fare una playlist su Spotify che fosse ispirata ad il mio libro, e ne è venuta fuori una che dura 18 ore! (ride)

    E secondo lei la musica oggi può avere ancora un ruolo particolare, al di là di quello individuale?

    Si ce l’ha ancora però in un modo diverso. Per due motivi: prima di tutto, noi che deriviamo dagli anni Settanta, abbiamo vissuto in un periodo in cui la musica faceva parte ed era essa stessa una specie di rivoluzione, non era solo una colonna sonora. La musica ci aveva aiutato ad imparare come stare insieme, come vestirci, come tenere i capelli, e pur non essendoci ancora Internet, conoscevamo la musica che si suonava dall’altra parte dell’oceano o dall’altra parte della Manica, e questa musica era particolarmente sentita, era bella e in tutti i suoi diversi generi, era espressione di grandissimo talento e di una sensazione che avevamo tutti a quei tempi, che il mondo si potesse cambiare e potesse diventare un mondo migliore. In quegli anni furono fatti quindi tantissimi progressi e passi avanti, soprattutto nell’universo giovanile. E questo nei termini del costume e della politica, della cultura, del cinema, alla letteratura, della sessualità, non solo quindi della musica stessa. È chiaro che in una situazione di così grande euforia e di ottimismo, si crearono anche diversi danni non di poco conto. La musica prima giocava una parte da leone, oggi è diverso anche perché mentre noi raccoglievamo i soldi e poi uscivamo di casa, prendevamo l’autobus per andare in un negozio di dischi, e poi ci stavamo un’oretta per scegliere il disco giusto, tornavamo a casa, e ce lo studiavamo insieme alle note e alla copertina, ce lo mettevamo su un piatto e poi ci mettevamo il braccio e la puntina sopra; adesso invece con un semplice click su Internet, hai già fatto tutto. Si è persa un po’ di qualità dell’ascolto e un po’ di tutta una ritualità e un modo di consumare la musica che era decisamente diverso: dovevi proprio voler bene alla musica, per andartela a comprare e poi ascoltartela. Adesso è più casuale, a volte è un sottofondo.

    Ma in tutto ciò quanto pesa il ruolo delle radio?

    Si, eccome! Hanno un ruolo e per quanto mi riguarda mi auguro che, come sta succedendo, che ritornino ad averne uno sempre più importante. Io sono cresciuto con le radio. Da ragazzino i dischi famosi che conoscevo, come tanti degli appassionati dai 12-14 anni in su, li conoscevo grazie alle radio e la mia passione è esplosa a quell’età sempre grazie a loro. Ascoltavamo questi programmi di queste stazioni europee che trasmettevano di notte, e molte volte di nascosto perché andavamo alle medie.

    Poi ci sono stati i programmi della RAI, anche quelli erano dopocena. E pian pianino sono nate le radio private. La storia un po’ la conosciamo tutti, ma oggi la radio può servire a molto ma dovrebbe di nuovo riavvicinare il pubblico ed io ci conto. Lo spero tanto! Non solo per quelli della mia generazione ma anche per i giovani che vogliono sapere di più e sviluppare una conoscenza più ampia della musica.

    Alla fine, al di là del fatto che i brani più ascoltati siano tutti questi di questi nuovi artisti, a livello di valore di mercato, cosa che poi non dice mai nessuno, il 70% della musica consumata e valorizzata e acquistata, è ancora quella dei grandi cataloghi dei grandi classici. Il 30% fa la parte del leone e quello che riempie certi stadi e che prende i primi 10 posti in classifica. Ma è un 30% che fa molto rumore, e che oggi i dischi di platino si sprecano perché si va a botte di click e non di valore reale, come quel gesto volontario che spingeva ad andare nel negozio di dischi, e cercarci il nostro disco. Adesso è un po’ differente, ma ho l’impressione che siamo un po’ in una bolla per cui, inevitabilmente si tornerà anche ad una musica un po’ più strutturata. La metto così per non fare la figura del vecchio che si lamenta sempre! (ride). Oggi è un po’ più complicato, anche se la pandemia ha dimostrato la forza della musica, che appena è ricomparso un raggio di sole, siamo usciti tutti sui terrazzi a cantare per cui, è stato un altro segnale della bontà della musica.

    Sarebbe molto bello che in un Paese come l’Italia, la musiva venisse insegnata nelle scuole e fosse obbligatoria, almeno nelle scuole dell’obbligo, perché fa bene e perché quando c’erano i locali, dove si poteva andare a suonare, o ad ascoltare la musica, erano anche luoghi di aggregazione, che facevano in modo che i ragazzi stessero più a suonare e ad ascoltare musica piuttosto che come ora, che, stanno in strada a prendersi a botte come fanno negli ultimi anni, sui Navigli per esempio, nei fine settimana.

    Ecco: infatti lei è uno dei discografici più importanti d’Italia. Cosa potrebbe portarla ad un secco rifiuto nei confronti di un giovane che le proponesse qualcosa e come reagiscono in genere i giovani di oggi?

    Per essere del tutto onesto, le dico prima di tutto che da 10 anni, siccome ho già dato come discografico per 40 anni, e ricevevo tantissime proposte che poi con i social si sono moltiplicate, con richieste di ascolto e di pareri, e di consigli; io ad un certo punto, dal momento che ci perdevo tantissimo tempo, e poi ne facevo perdere anche a quelli che si aspettavano da me chissà cosa, visto inoltre che con le nuove tecnologie, ad un certo punto, tutti si sono messi a fare musica in casa, ma non tutti hanno il vero talento per farla, oggi poi c’è anche l’autotune che è tutta un’altra cosa, ma non voglio avventurarmi anche in questo discorso, di quanto si sia intonati o stonati, perché quello non conta, la bontà per rispondere alla prima domanda, di un artista, è la sua originalità. La sua unicità.

    È meglio un artista originale ed unico che uno che magari prende spunto da grandi musiche e affini, o del passato, piuttosto che inventare cose sue, anche se molto intonato. Poi valuto una forte personalità e carisma, valuto le sue doti, e la capacità di mischiare diversi generi. Magari uno semplicemente intonato ripete in maniera pedissequa qualcun altro.

    Di rifiutare mi è capitato quando ho abbandonato la presidenza della Polygramm, e mi son messo in proprio aprendo la NUN, una piccola etichetta, e le richieste erano infinite, con questa facilità di registrarsi i dischi a casa. Un proliferare di vocal coach in ogni quartiere d’Italia. Poi ci sono stati i talent che hanno avuto il grande vantaggio di riavvicinare i giovani alla musica ma anche lo svantaggio di creare delle illusioni: sembra che sia troppo facile diventare famosi.

    Oggi i ragazzi non pensano che essere famosi sia una conseguenza dell’essere bravi, pensano invece che sia un obiettivo. Non dev’essere così! E mi è capitato qualche volta che magari soprattutto a quelli che venivano accompagnati da qualche parente, o da pseudo manager, di re “guarda così non mi piace, non mi convince”, e poi quello fosse ancora peggio che dire “non ho tempo”… Perché dopo bisognava spiegargli per filo e per segno il come e perché, mentre invece si potrebbe esprimere in parole. Con un po’ di esperienza, capisci subito e non ci sarebbero da fare tanti discorsi. Molti di quelli rifiutati non lo accettano e non lo ammettono. Non accettano critiche. Allora diventa un problema spiegarglielo senza dare l’impressione di essere cattivi.

    A quel punto ho deciso di fare un passo indietro. Anche perché non è neanche un grande periodo storico per i talenti. I veri talenti quelli che stanno cercando di fare ricerche per trovare qualcosa di originale, non hanno spesso neanche gli spazi per provare. A scuola non si parla di musica, e la musica che va per la maggiore, è in mano a pochissimi. Agenzie, pochissime case discografiche, e a pochissimi manager. E soprattutto pochissimi autori. I pezzi si somigliano un po’ tutti in questo momento. Per quelli che valgono spesso non c’è spazio, però con le radio con la nascita di nuovo delle lab, con una funzione inevitabile della musica, che come dicevamo all’inizio, fa parte proprio dell’essere umano, non potrà mai sparire. Ed improvvisamente torneremo come in un ciclo virtuoso, ritorneremo di nuovo ad musica più originale e più umana… Ora c’è anche il problema dell’Intelligenza Artificiale, non ne parliamo… Potrebbe essere molto utile ma se non si mettono delle regole, potrebbe anche essere un disastro.

    Ora volevo porle una domanda sulla sua carriera. Lei è stato presidente e direttore di importanti case discografiche e poi ha fondato anche una sua etichetta. È stato difficile costruirsi una reputazione dal nulla?

    Per quanto mi riguarda, posso dire che è venuto tutto abbastanza velocemente, anche perché pur avendo lavorato tanti anni in discografia, ho iniziato a 22 anni rispondendo peraltro ad un annuncio sui giornali, e poi con la mia passione, che prima ancora di iniziare a lavorare in questo settore, nonostante studiassi all’università, facevo anche il commesso in un negozio di dischi. Cominciavo a scrivere delle piccole recensioni… È una specie di febbre! Negli anni Settanta, era più facile far coincidere le proprie passioni con il lavoro, più di adesso sicuramente.

    La passione fa tanto, l’importante è che, come per chi vuole cantare o suonare, o chi vuole avere successo ma non per diventare famoso, è che prima bisogna diventare bravi, poi eventualmente, come dicevo, la celebrità diventa una conseguenza. Bisogna studiare! Bisogna mettere la passione, però applicarsi, sentire tutto, anche le cose che non ti piacciono, leggere, farsi una cultura come si suol dire, poi le cose se devono succedere, succedono. Ci vuole un po’ di senso dell’umorismo, anche per lavorare in questo ambiente.

    Bisogna sapere quando mettersi da parte, quando invece imporsi. E poi bisogna essere dalla parte della musica e degli artisti. Io lo sono sempre stato. Ed essere amico degli artisti penso sia stata sempre una delle mie fortune e questo forse mi ha un po’ agevolato; nonostante qualcuno più in alto di me, all’inizio della mia carriera, mi avesse detto che io non avrei mai fatto carriera, perché ero troppo vicino, e simile agli artisti con i quali lavoravo. Invece è stato proprio il contrario!

    Tra questi amici, il Maestro Franco Battiato… Lei l’ha definito più volte proprio il suo migliore amico. Cos’ha capito di lui, durante la vostra amicizia?

    Eh! Comprendere tutto Battiato non basta una vita! Ho compreso però tante cose. Finalmente mi ha aiutato ad essere migliore. Penso che siamo stati fortunati ad essere suoi contemporanei. Immagini che io non solo sono stato suo contemporaneo, che è tutto un mondo da scoprire, perché ci sono decine e decine di differenti livelli in cui si può conoscere comprendere e amare Battiato, anche solo ascoltarlo e ballarlo, dai testi a ciò che dice, è un uomo che ha passato la sua vita a continuare a cambiare, a crescere, e nella ricerca, che all’inizio è stata artistica e poi è diventata una ricerca nel suo mondo interiore.

    Immagini una persona come me che era da giovane un suo fan, fin dai primi album, che da ragazzino nell’ ’81-’82, ha poi potuto realizzare un suo concerto, ad Imperia, nello stadio, e poi sono diventato addirittura prima un suo amico, discografico e poi davvero molto amico. Con lui ho girato il mondo. Siamo stati praticamente dappertutto, gli ho prodotto tre dischi, uno dei quali quello che contiene “La Cura”, “Gommalacca”, e poi “Fleurs”, capolavori e come se non bastasse tutto quello che ha fatto, Battiato è stato anche uno degli interpreti migliori che ci siano mai stati in Italia.

    Lei a sua volta ha avuto sempre fiuto per precorrere i tempi. Cosa la metteva sulla strada giusta per riconoscere il prossimo successo, che ancora nessuno conosce?

    L’unicità sicuramente. Ma quando qualcuno riesce trasmetterti soprattutto quel qualcosa che ti entra dentro, sotto la pelle, ma anche l’intelligenza, la bellezza di un pezzo: alla fine riconoscere qualcosa che è bello o brutto, è un attimo. Ci sono pezzi che colpiscono più di altri.

    Penso che questo ovviamente unito all’allenamento, lo studio e la frequentazione, il fiuto migliora, è una dote che fa parte proprio dell’essere umano, di capire se una cosa è bella o brutta. È giusto che ci siano diversi pareri e livelli in proposito, però la musica bella ci accomuna tutti, difficilmente un grande artista, un grande brano o una grande sinfonia, è bella per alcuni e altri no.

    Lei ha portato al successo grandi nomi italiani e grandi nomi internazionali al successo in Italia. Considerato che i canali di diffusione al grande pubblico a quei tempi erano molto differenti, era più complicato ed incerto l’esito nello svolgere queste operazioni?

    No, direi di no. Adesso apparentemente è tutto più semplice. Però mi sembra che si stia lavorando, almeno per quanto concerne l’Italia, noi poi siamo specialisti nel prendere la piega non corretta su ceri fenomeni: a botte di click, ormai si assegnano dischi di platino! Il che è assurdo, ma al di là di questo, che non è neanche vero ma così fanno risultare dalle statistiche, si vede che il livello per vincere il platino ormai si è abbassato molto! (ride). Oppure vengono valutati i click molto di più che in altri Paesi. Ho appena letto un dato della Federazione della Discografia Italiana, che diceva che nel Festival di Sanremo di quest’anno, i concorrenti scelti da Carlo Conte solo loro hanno già totalizzato 285 dischi di platino… A me sembra una pazzia! Non riesco a comprendere né questi dati, né che vantaggio c’è a sbandierare un dato simile, perché, è come svilire l’importanza del disco di platino. Contenti loro, contenti tutti…

    Nella sua carriera ci sono stati anche dispiaceri?

    No, devo dire di no. Con tutta sincerità sono stato molto fortunato. Poi i dispiaceri a volte ci sono, ma sono più delle delusioni a livello umano. Ho cercato sempre di essere molto vicino alla musica e dalla parte degli artisti. Nemmeno in posizione di potere di discografico, ho mai pensato di considerarli una controparte. Questa scelta poi mi ha portato anche dei vantaggi, di cui posso ritenermi soddisfatto ancora oggi.

    E quali nomi di artisti troveremo nel suo libro?

    Ce ne sono diversi. C’è da Frank Sinatra, a Prince, Madonna, i Simply Red, tutti artisti per i quali ho lavorato e che ho incontrato. C’è dalla Vanoni a Gianna Nannini, a Carmen Consoli, Paola Turci, e soprattutto negli italiani ci sono nomi dei quali anche se non ne parlo, non è perché non mi piacciano, o perché siano meno bravi. Parlo soprattutto di artisti con i quali ho lavorato molto, ottenendo insieme dei grandi risultati; ma soprattutto con i quali nella maggior parte dei casi si sono creati poi rapporti di amicizia e di frequentazione al di là del lavoro.

    E come nacquero le collaborazioni che la portarono a vincere i David di Donatello per le colonne sonore, dei fil “Diaz” e “Mare Calmo” e quanto conta una colonna sonora nel successo di un film?

    I 2 David vinti sono nati fondamentalmente dalla mia collaborazione e amicizia con Domenico Procacci, che ad un certo punto era diventato partner della mia etichetta indipendente NUN, con la quale sono tuttora in grandi rapporti, infatti il libro è uscito proprio con la Fandango. Incontrandolo ancora a Roma, lui mi chiese se gli potevo dare una mano a stendere una colonna sonora della serie “La Squadra”, quella dedicata alla stagione dei grandi tennisti italiani. Lavorai quindi anche con altre persone e poi da lì, raccontai a Domenico che avevo quasi terminato un libro e lui non osava propormi di pubblicarmelo, poiché si ritiene una casa editrice piccola. Invece io ho ritenuto che quel libro che apparteneva al mio cuore, la mia vita interiore, dovevo darlo ad un amico; per cui, ho scelto la sua. Tra le colonne sonore invece, voglio ancora ricordare quella per un film di culto non campione di incassi, è “Paz!”, il film di Renato De Maria sul personaggio del fumetto di AndreaPazienza, grande fumettista bolognese. È una colonna sonora strepitosa, perché l’abbiamo fatta con pochissimi soldi ma con tanto amore e dedizione, e quest’anno, per i 25 anni della NUN, verrà ripubblicata. Nelle musiche c’è l’essenza della Bologna del ’76.

    Ma per rispondere alla sua domanda, in Paesi nei quali la cinematografia è più evoluta, gli USA per esempio, la colonna sonora è una parte fondamentale ed imprescindibile del di un film. Pensiamo solo ai colossal. Se debbo pensare al miglior fil secondo me nel quale coincide perfettamente la colonna sonora, mi viene in mente “C’era una volta in America”, dove si sono incontrati due giganti come Morricone e Sergio Leone.

    Lei è un grande esterofilo, infatti il suo primo ricordo affettivo collegato alla musica parte dal 1969, con i Beatles, ma poi a Londra sarebbe tornato spesso, sino ad importare moltissimi anni dopo, anche un prodotto come “Mr Bean”. Cosa le fece decidere che quel tipo di comicità così diversa, da quella di cui si era già occupato con Aldo Giovanni e Giacomo ed Antonio Albanese per esempio, potesse funzionare in Italia?

    Esatto e non avrei mai detto che negli anni a venire mi sarei ritrovato a passeggiare per le strade di Bussana Vecchia con George Harrison. Riguardo a Mr Bean, lo scoprii nei grandi negozi di dischi mega store londinesi, dove avevo iniziato a lavorare e con la stessa “febbre” che avevo da ragazzino, perché c’era un settore dedicato a certi film e soprattutto oltre i clip musicali, c’erano quei VHS che ora non esistono più, dedicati ai comici.

    Erano predominanti i comici in quel settore. MR Bean era un enorme fenomeno e ci misi tantissimo tempo a convincere la produzione a vendermene i diritti per l’Italia, poiché l’attore che impersona Mr Bean ama molto l’Italia e ci veniva spesso in vacanza, e temeva di essere poi riconosciuto e fermato dalla gente anche qui. Io pensai che fosse solo una delle loro tante battute snobbistiche all’inglese! Per il resto, l’impulso mio è stato sempre quello di guardare cosa facessero altrove nel mondo.

    C’è qualcosa che vorrebbe raccontare ancora ai nostri lettori?

    Si. Del libro che ho scritto con Francesco Messina, “L’Alba dentro l’Imbrunire”, dedicato a Franco Battiato. Ma soprattutto del film “La Voce del Padrone”, vero spartiacque del della storia della musica italiana, del quale ho realizzato un documentario, che è stato distribuito al cinema e grazie a quello tre anni fa ha vinto Il Nastro d’Argento ed è stata la mia prima esperienza di un documentario fatto da me in sala, e soprattutto quest’anno speriamo in occasione dell’Ottantesimo Anniversario dalla nascita del grandissimo Franco Battiato, lo diano in televisione. Ho realizzato diversi speciali su e con Battiato, però ce ne sono altri in giro che pensano siano i miei. Invece il mio è questo in particolar modo e ci credo molto. L’ho fatto proprio con il cuore, quando è stato distribuito in sala se ne sono accorti tutti. Vorrei lo vedesse più gente ed il mio desiderio è proprio che arrivi in televisione l’anno prossimo.

    Io: Ottimo e allora faccio circolare il più possibile anche da queste parti!

    Monica Mazzei
    Free lance culturale
    TicinoNotizie.it

  • Mauro Repetto: Maz Pezzali è il mio migliore amico

    Mauro Repetto: Maz Pezzali è il mio migliore amico

    Max Pezzali “è una persona eccezionale e il mio miglior amico” . Lo ha dichiarato oggi Mauro Repetto, dopo aver ricevuto ieri la benemerenza civica di San Siro assegnatagli dal Comune di Pavia in occasione della festa patronale. Repetto, ex componente del gruppo degli 88, del quale faceva parte all’inizio degli anni Novanta insieme a Pezzali, ha ricevuto il premio per aver portato il nome di Pavia in giro per l’Italia con il suo spettacolo “Alla ricerca dell’uomo ragno”.

    Dopo che era circolato il nome di Repetto tra i premiati, era scoppiata una polemica in seguito ad una lettera inviata al Comune dai legali di Pezzali che sembravano aver espresso il loro disaccordo sulla consegna del premio. Ma dopo una birra bevuta insieme, era stato lo stesso Pezzali a spazzare via ogni dubbio spiegando che il problema era legato all’utilizzo del marchio 883 per il quale è in corso una causa davanti al Tribunale di Milano. Oggi Repetto, con la sua dichiarazione, ha definitivamente fugato ogni dubbio su possibili incomprensioni con Pezzali.

    “Voglio parlarvi di due entità spirituali, due icone che mi hanno accompagnato sempre a casa e che mi hanno permesso di uscire nonostante la canicola, il freddo, la nebbia – ha raccontato Repetto -. Ogni giorno c’erano due cose, tutte e due con una certa genialità, tutte e due ovattavano e nello stesso tempo mi permettevano di sperare di andare via, in luoghi come Beverly Hills, cosa che ho fatto. Tutte e due queste cose mi hanno portato fuori o con le scarpe di Versace, o con le infradito o le espadrillas. Tutte e due hanno significato tantissimo per me e per Pavia. Una è un viale, si chiama viale della Libertà. L’altro è una persona eccezionale, il mio miglior amico, e si chiama Max”. (

  • Tutto pronto per la prima alla Scala: si esibirà anche la grande violinista di Robecco Laura Marzadori

    Tutto pronto per la prima alla Scala: si esibirà anche la grande violinista di Robecco Laura Marzadori

    A Milano tutto è pronto per la Prima del Teatro alla Scala: sabato 7 dicembre si inaugura la stagione d’Opera 2024/2025 con La Forza del Destino di Giuseppe Verdi (libretto di Francesco Maria Piave).

    La regia è di Leo Muscato, le scene di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Alessandro Verazzi. Protagonista sul palco una veterana delle prime di Sant’Ambrogio, Anna Netrebko, insieme, tra gli altri, a Brian Jagde, Ludovic Tézier e Vasilisa Berzhanskaya. Per il direttore musicale Riccardo Chailly, La forza del destino è il nono titolo verdiano alla Scala e l’undicesima inaugurazione di stagione. La si potrà vedere in diretta televisiva su Rai1 (e ascoltare in diretta radiofonica su Radio3), a partire dalle 17:45.

    Ma ci sarà anche un altro motivo per godere appieno di uno spettacolo straordinario: tra i talenutosi e affermati musicisti dell’Orchestra scaligera ci sarà anche Laura Marzadori, violinista 35enne residente a Robecco sul Naviglio ormai da anni, dove vive a due passi dal Naviglio assieme al fidanzato e altrettanto virtuoso strumentista della Scala Eugenio Silvestri.

    Laura Marzadori, nata a Bologna il 9 gennaio 1989, vince a soli 25 anni il concorso internazionale per primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano con giudizio unanime della commissione presieduta da Daniel Barenboim e in questo ruolo ha collaborato con i più grandi direttori al mondo tra i quali Daniel Barenboim, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Daniel Harding, Antonio Pappano, Zubin Mehta e Myung-whun Chung.

    Oltre all’impegno alla Scala prosegue nell’attività solistica che la vede collaborare con direttori di fama e tenere concerti in tutto il mondo (Stati Uniti, Spagna, Austria, Repubblica Ceca, Ucraina, Germania, Svizzera, Uruguay, Teatro Coliseum di Buenos Aires, Konser Salonu di Instanbul, India e Auditorium Parco della Musica a Roma). Appassionata di musica da camera ha suonato assieme a Salvatore Accardo, Pavel Berman, Rocco Filippini, Mario Brunello, Bruno Canino, Antonio Meneses, Antony Pay, Andrea Lucchesini e Bruno Giuranna e recentemente con diversi colleghi della Scala. A febbraio 2018 si è esibita al Teatro Grande di Brescia. in Trio e in Quintetto con il celebre direttore Myung Whun Chung al pianoforte.

    Nel 2007 ha fondato insieme alle sorelle Sara e Irene il trio delle Sorelle Marzadori con cui si cimenta nel miglior repertorio per trio d’archi. Suona un violino Giuseppe Fiorini del 1925.

    L’ORCHESTRA DELLA SCALA
    Composta da circa 135 elementi, riconosciuta tra le migliori in assoluto per la produzione operistica, l’Orchestra della Scala ha oggi acquisito una posizione internazionale di prestigio anche per l’attività sinfonica.

    Dal 1983, la nascita della Filarmonica come formazione autonoma ha infatti intensificato il lavoro quotidiano sul grande repertorio, accresciuto gli impegni internazionali, ampliato la rosa dei direttori, elevato i criteri di selezione.

    All’interno di quel suono omogeneo e distinto, tipicamente “scaligero”, duttilità e morbidezza sono le caratteristiche principali di una strumentalità che trae dalla velocità di risposta, tipica del teatro musicale, una speciale ricchezza anche al linguaggio sinfonico.

    Eugenio Silvestri, il fidanzato di Laura Marzadori, è un violista del Teatro la Scala di Milano anche se i due si sono conosciuti molto prima della loro vittoria al concorso scaligero. A soli 5 anni comincia a studiare il pianoforte. Poco dopo vince per ben due volte il Primo Premio in occasione di concorsi internazionali. Successivamente allo studio del pianoforte associa anche quello del violino e delle viola con i maestri G. Bertagnin e M. Lorenzini. Nel 1999 consegue il diploma con la guida del M° Poggioni presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano con il massimo dei voti.

    Un’appassionante storia di amore per la musica, ed ovviamente non solo. Senza dubbio, un grande vanto per Robecco e l’Est Ticino.

  • Assago: quei meravigliosi anni Ottanta… Nino D’Angelo domani sera al Forum

    Assago: quei meravigliosi anni Ottanta… Nino D’Angelo domani sera al Forum

    Domani, giovedì 5 dicembre, all’Unipol Forum di Assago (Milano) prosegue il tour “I MIEI MERAVIGLIOSI ANNI ’80…e non solo!” di NINO D’ANGELO. Ultimi biglietti disponibili in prevendita su Ticketone.it, su Ticketmaster.it e nei punti di vendita abituali https://bit.ly/ninolivepalazzetti.

    Dopo il grande successo del suo concerto – evento allo stadio Diego Armando Maradona di Napoli, il 29 giugno, di fronte a più di 40 mila spettatori, NINO D’ANGELO torna dal vivo con il suo concerto – evento. Il “ragazzo della curva B” celebrerà, oltre 40 anni di straordinaria carriera con una grande festa anni ’80, attraverso i brani entrati nel cuore di più generazioni come “A’ Discoteca”, inno nelle discoteche italiane negli anni ’80, ” Popcorn e Patatine” pezzo che ha accompagnato l’omonimo film e racconta la bellezza di un amore spensierato, “Maledetto Treno” un brano toccante dal testo commovente e tante altre hit, senza dimenticare “Napoli”, recentemente diventato ufficialmente l’inno della squadra azzurra.

    Cinque imperdibili date, prodotte da Trident Music, in cui Nino regalerà al pubblico grande musica e forti emozioni, esibendosi con i suoi più grandi successi degli anni ’80 e non solo.

    Di seguito il calendario:

    30 novembre al PalaFlorio di Bari – SOLD OUT

    1 dicembre al PalaFlorio di Bari – NUOVA DATA

    5 dicembre all’Unipol Forum di Assago (Milano)

    7 dicembre al PalaSele di Eboli (Salerno) – SOLD OUT

    8 dicembre al PalaSele di Eboli (Salerno) – NUOVA DATA

    Per ulteriori informazioni consultare il sito: https://www.tridentmusic.it/eventi-trident-music/imieimeravigliosi/.

    La carriera di Nino D’Angelo è stata segnata da una vasta produzione artistica e dalla sua versatilità come cantante, attore e musicista. Sei partecipazioni al Festival di Sanremo, un David di Donatello, un Ciak d’Oro, un Nastro d’Argento e un Globo d’oro per le musiche del film musical “Tano da morire” di Roberta Torre, co-conduttore del DopoFestival nel 1998, direttore artistico del Teatro Trianon Viviani di Napoli e un concerto al Teatro Real San Carlo per omaggiare Sergio Bruni. Sono solo alcuni dei momenti salienti di una carriera iniziata nel 1976 e che da allora ha visto Nino D’Angelo diventare uno degli artisti più amati dal pubblico e dalla critica. Tra i momenti più emozionanti della sua vita, il murales tributo dell’artista Jorit a San Pietro a Patierno, commissionato dagli stessi abitanti del quartiere napoletano dove è nato, come omaggio per essere sempre stato vicino al popolo con le sue opere.

    http://www.ninodangelo.com/ – www.facebook.com/ninodangeloofficial – www.instagram.com/nino.dangelofficial/