Categoria: Salute

  • Ats Città Metropolitana Milano: tutti i numeri della Guardia Medica

    MILANO “L’Ats Città Metropolitana di Milano vuole rassicurare gli operatori della Continuità assistenziale e i cittadini di Milano: con la nuova organizzazione della ex Guardia medica, il servizio non solo sarà garantito, ma migliorato e reso più capillare ed efficiente”.

    Replica così l’Agenzia di tutela della salute della metropoli lombarda alla nota firmata da 124 medici impegnati nel servizio che hanno espresso perplessità sulla riorganizzazione che debutterà in questi giorni e si sono detti preoccupati per il possibile impatto sulla qualità dell’assistenza offerta, avanzando in particolare 3 richieste: la previsione di 4 centrali uniche e non una sul territorio della città, il mantenimento di 23 medici in postazione di notte fino all’1.30 (e almeno 16 dopo); l’adeguamento della retribuzione oraria. L’Ats porta i suoi numeri per spiegare la ragione del nuovo assetto, assicurando che si è operato “all’interno degli accordi nazionali e regionali” e che le chiamate dopo mezzanotte saranno al massimo una ogni 50 minuti, in media. “Tempi congrui”, sostiene l’agenzia. Viene fatto anche un raffronto fra il prima e il dopo la riorganizzazione: secondo i dati raccolti nel 2023, si legge in una nota diffusa dall’ente, “nei giorni feriali” ora “ogni operatore riceve una chiamata ogni 42 minuti nella fascia oraria 20-24, mentre nella fascia 24-8 l’intervallo sale a 222 minuti (una chiamata ogni 3 ore e 42 minuti); nei giorni festivi, invece, ogni operatore riceve una chiamata ogni 42 minuti nella fascia oraria 20-24, mentre nella fascia 24-8 una chiamata ogni 113 minuti (un’ora e 53 minuti)”. Con la nuova organizzazione della continuità assistenziale, “un operatore riceverà una chiamata ogni 35 minuti nella fascia 20-24 sia nei giorni festivi sia nei giorni feriali, una chiamata ogni 51 minuti nella fascia 24-8 nei giorni festivi e una chiamata ogni 111 minuti (un’ora e 51 minuti) nella fascia 24-8 nei giorni feriali. Si tratta di tempi più che congrui per svolgere un’attività di risposta telefonica e anche per poter svolgere una televisita attraverso gli strumenti di telemedicina previsti dalla nuova Centrale UniC.A”, dice l’Ats

  • Ats Pavia, prosegue lo screening anti tumorale: due appuntamenti a Vigevano

    Lunedì 17 e lunedì 24 luglio presso il Centro Sanitario Polimedica di Vigevano sarà possibile prenotare il proprio screening

    Pavia – L’ATS di Pavia, in collaborazione con il Centro Sanitario Polimedica di Vigevano, raccomanda alla popolazione il valore della prevenzione nella lotta contro i tumori, invitando a partecipare agli screening gratuiti. Lo screening, infatti, rappresenta una preziosa opportunità per individuare precocemente le neoplasie, o i loro precursori, quando non hanno ancora dato segno di sé, e aumentare – di conseguenza – le probabilità di guarigione.

    Quello di Vigevano è lo studio di medicina generale “pilota”, nel quale lunedì 19 luglio dalle 08:30 alle 12:30, e lunedì 24 luglio dalle 09.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.00 (via P. Mascagni, 41), sarà possibile presentarsi per prenotare il proprio appuntamento di prevenzione. Un’iniziativa che va ad aggiungersi alla possibilità sempre attiva di riservare una visita preventiva per lo screening gratuito, senza quindi alcuna richiesta di pagamento di ticket o di prescrizione da parte del medico curante. Garantita e gratuita è anche l’eventuale assistenza diagnostica e terapeutica in tutte le fasi del percorso.

    Sottolinea la dott.ssa Lorella Cecconami, Direttore generale dell’ATS di Pavia – “Sul territorio di Pavia, dove il tasso di adesione ai programmi di screening antitumorali si aggira intorno al 62%, è sempre più importante informare, sensibilizzare e invitare la popolazione a sottoporsi agli esami di prevenzione. Diventa quindi fondamentale il lavoro sinergico sul territorio tra l’ATS e i Medici di Medicina Generale, come quello che stiamo portando avanti per la prima volta insieme al Centro Polimedica di Vigevano. Vi aspettiamo numerosi”.

    Per maggiori informazioni

    https://www.ats-pavia.it/web/guest/area-screening-tumori

  • L’attività fisica frena il Parkinson

    L’attività fisica protegge il cervello e potrebbe rallentare il decorso del morbo di Parkinson: lo suggerisce una ricerca dell’Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma coordinata da Paolo Calabresi e pubblicata sulla rivista Science Advances.

    È in corso uno studio clinico per verificare gli effetti dell’esercizio fisico sui pazienti. Il lavoro, in collaborazione con Università telematica San Raffaele Roma, CNR, TIGEM, Università degli studi di Milano, IRCCS San Raffaele Roma, mostra gli effetti dell’esercizio fisico regolare e intenso su topolini con la malattia che con un tapis roulant si sono allenati tutti i giorni per un mese. Si è visto che in risposta all’esercizio nel cervello dei topi aumenta la produzione di un fattore di crescita fondamentale per la sopravvivenza dei neuroni, il brain-derived neurotrophic factor (BDNF) e per la prima volta hanno dimostrato come BDNF determina gli effetti benefici dell’attività fisica a livello cerebrale e quindi comportamentale. Infatti hanno visto che in risposta all’esercizio il decorso della malattia rallenta: in particolare, si osserva la riduzione della diffusione degli aggregati tossici di una proteina, l’alfa-sinucleina, che nel Parkinson porta alla degenerazione delle cellule nervose di alcune aree cerebrali. L’effetto neuroprotettivo dell’attività motoria è associato alla sopravvivenza dei neuroni produttori di dopamina e alla capacità dei neuroni di continuare a svolgere la loro funzione, aspetti altrimenti compromessi dalla malattia. Anche il controllo motorio e l’apprendimento visuo-spaziale risultano intatte negli animali sottoposti ad allenamento intenso.

  • Garibaldi Catania, il Team modello per migliorare la qualità dei servizi

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    CATANIA (ITALPRESS) – L’Arnas Garibaldi di Catania implementa i processi di amalgama professionale e propone un modello innovativo per migliorare la qualità dei servizi: il Team. Niente di nuovo apparentemente, ma del tutto rivoluzionario in un ambiente, quello ospedaliero, che da sempre stenta a comunicare al proprio interno. Capofila del nuovo corso è stata l’Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia, diretta dal professor Giuseppe Ettore, la quale non ha perso tempo e ha spalancato le porte del proprio reparto, presentandosi all’Azienda.
    “Ad organico quasi al completo siamo circa centoquaranta – ha detto il primario aprendo l’incontro – e non è infrequente che in corsia due operatori che si incrociano magari ancora non si conoscano. Serve rafforzare i meccanismi di comunicazione tra tutti i professionisti che lavorano all’interno della stessa struttura, anche tra il mondo sanitario e amministrativo, creando un gioco di squadra vincente e di qualità”.
    Un messaggio fondamentale che ha raggiunto un primo obiettivo, soprattutto se si considera che all’evento erano presenti decine di Medici, Biologi, Ostetriche, Infermieri, OSS, ASS, Amministrativi, i quali hanno anche festeggiato l’arrivo dei nuovi colleghi assunti di recente dall’Arnas Garibaldi. Peraltro tutti indossavano orgogliosamente la nuova divisa con il simbolo del Dipartimento Materno Infantile.
    “Seppur nel pieno della calura catanese, che in questi giorni si fa sentire in tutta la sua intensità – ha aggiunto il professor Ettore – all’appuntamento non è mancato nessuno, nemmeno coloro che si trovavano in ferie”.
    A portare i saluti aziendali sono intervenuti anche il Commissario Straordinario, Fabrizio De Nicola, il direttore amministrativo, Giovanni Annino, e il direttore sanitario, Giuseppe Giammanco, “tutti convinti che in questo momento di crisi della sanità pubblica una delle chiavi di volta è rappresentata dalla condivisione e dal gioco di squadra di tutti i componenti dell’ospedale”.
    Infine, un breve e intenso momento di preghiera è stato affidato a Monsignor Genchi, il quale ha voluto ricordare “il profondo valore delle professioni sanitarie e dei bisogni dei pazienti”, conclude la nota.

    – foto ufficio stampa Arnas Garibaldi –
    (ITALPRESS).

  • Sanità, in Senato un progetto sull’equità di genere nelle professioni

    Sanità, in Senato un progetto sull’equità di genere nelle professioni

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    ROMA (ITALPRESS) – Affrontare il tema dell’equità di genere all’interno delle professioni sanitarie. E’ l’obiettivo del progetto SeGeA, presentato in Senato, nella Sala Zuccari del Palazzo Giustiniani. L’iniziativa è stata promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP. L’evento, che ha visto la partecipazione di esperti, professionisti del settore e rappresentanti istituzionali, ha avuto l’obiettivo di illustrare e diffondere l’applicazione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, come stabilito dall’articolo 3 della legge 3 del 2018. La legge, promossa e firmata dal già Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha sancito l’importanza di considerare le differenze di genere nella pratica medica e di promuovere l’uguaglianza di accesso alle cure.
    ‘Il progetto SeGeA ha messo in luce diversi ambiti di disparità di sesso e genere, su cui è fondamentale intervenire, in modo strutturato e non rimandando alla sensibilità di ognuno – è quanto ha sottolineato in apertura dei lavori Teresa Calandra, Presidente della FNO TSRM e PSTRP, che ha aggiunto che tutto quel che oggi sappiamo o che sapremo studiando questi fenomeni non può solo servire a capirli meglio, ma deve necessariamente essere utilizzato per prevenirli, usando questo sapere per progettare e realizzare interventi che ne prevengano o controllino le causè.
    Beatrice Lorenzin in apertura del convegno ha ribadito: ‘Siamo ancora molto indietro e la ricerca testimonia quello che noi già sappiamo: ci sono ancora degli scogli culturali molto grandi, c’è la consapevolezza, la percezione delle discriminazioni che le donne, che sono la maggioranza con circa l’80% del mondo sanitario, subiscono, sia in termini di carriera sia in termini di qualità professionale. I numeri ci dicono anche come questa percezione viene tradotta dal decisore politico, pensiamo alle commissioni, ai comitati, ai luoghi del potere del sistema sanitario ancora, purtroppo, prettamente maschilì.
    Anche il Ministro della salute, Orazio Schillaci, ha fatto pervenire il proprio saluto all’evento: ‘Promuovere tra le professioniste e i professionisti della sanità un approccio attento e sensibile all’impatto delle differenze di genere sullo stato di salute e di malattia di ogni persona è un obiettivo sempre più impellente. Per centrarlo servono competenze e formazione specifiche che il vostro progetto intende favorirè.
    Ha fatto pervenire i saluti anche Mariella Mainolfi, Direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del SSN del Ministero della salute che ha voluto testimoniare la sua vicinanza e il suo sostegno all’iniziativa per l’importanza e la sensibilità della tematica trattata, ribadendo che la Direzione generale delle professioni sanitarie che presiede sta lavorando sulla tematica della medicina di genere, oggetto dell’evento. ‘Non possiamo permetterci di rinunciare al prezioso insieme di idee, pensieri e contributi intellettuale delle donne, soprattutto quando rappresentano il 68% dei nostri professionisti. Questo evento rappresenta un’importante occasione per ribadire l’importanza di aver investito in questo progetto e per sottolineare il nostro impegno costante verso la promozione dell’uguaglianza di generè è il commento di Giovanni De Biasi, membro del Comitato centrale della FNO TSRM e PSTRP con delega all’equità tra i generi che, insieme a Fulvia Signani, Presidente di Engendering Health (EngHea), ha presentato il progetto SeGeA. Il progetto SeGeA, realizzato dalla FNO TSRM e PSTRP, in collaborazione con EngHea, si propone di promuovere un approccio di sesso e genere nelle professioni sanitarie attraverso l’implementazione di strategie basate su un solido razionale e un’articolata metodologia.
    L’iniziativa ha previsto due momenti. ‘Una prima fase di indagine sui professionisti sanitari per comprendere quanto essi ritenessero importante conoscere i risvolti concettuali e pratici del tema, anche se gli stessi professionisti non erano ancora completamente alfabetizzati sulla questione. I risultati hanno consentito di porre le basi della seconda fase: un percorso formativo mirato a garantire la condivisione di un comune corpus teorico/pratico utile all’avvio della costruzione di una ‘comunità competentè sull’approcciò è il commento della Presidente Signani. Di fatto sono state messe a disposizione degli iscritti agli Ordini TSRM e PSTRP due eventi formativi con temi che informano delle differenze di sesso e genere sia nelle caratteristiche anatomo-patologiche che nella relazione con la persona assistita. I risultati ottenuti e le attività di formazione sono stati presentati da Chiara Annovazzi, Assegnista di Ricerca presso l’Università della Valle D’Aosta, e da Amelia Ceci, Referente della medicina di genere presso l’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia, nonchè membro del Consiglio direttivo di EngHea.
    Il questionario, composto appositamente assemblando scale validate e ricavate da letteratura nazionale e internazionale, ha visto l’accesso di più di 11.000 professionisti sanitari. Di questi, 6430 contributi sono stati completati e ritenuti statisticamente validi per le successive analisi. L’1% dei rispondenti ha preferito non dichiarare il genere, mentre, dei restanti, il 77% si è riconosciuto sotto la definizione ‘donnà, con proporzioni numeriche che rispecchiano il rapporto maschi/femmine degli iscritti alla Federazione nazionale. Dall’incrocio di risposte diverse emerge l’elemento significativo che le donne/professioniste risultano ancora molto condizionate dal ruolo tradizionale di persona dedita alla ‘cura domesticà. Nel quasi 80% dei casi le donne/professioniste, oltre al lavoro, si prendono cura di qualche famigliare, tanto da riportare un alto livello di ‘conflitto multi-ruolò, la situazione cioè di coloro che devono conciliare, non senza difficoltà, la vita privata e quella professionale. Dato che si manifesta concretamente anche nel fatto che il 23% delle donne, rispetto al 7% degli uomini, decide di svolgere la propria professione part-time, con le evidenti ed ovvie penalizzazioni di carriera.
    Una tavola rotonda con la partecipazione di esperti e rappresentanti di diverse Istituzioni ha chiuso l’evento, tra i partecipanti del dibattito finale Luca Busani, rappresentante del Centro di riferimento di medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità (ISS), Flavia Franconi, Coordinatrice del laboratorio di medicina e farmacologia di genere del Consorzio interuniversitario INBB, Alessandra Gallone, Consigliere del Ministro dell’università e ricerca, Silvia Maffei, Medico ginecologa presso il CNR-Regione Toscana ‘G. Monasteriò di Pisa e membro del Consiglio direttivo di EngHea, Annamaria Moretti, Presidente nazionale del Gruppo italiano salute e genere (GISeG), Fulvia Signani, Presidente di EngHea e Teresa Calandra e Giovanni De Biasi, entrambi rappresentanti della FNO TSRM e PSTRP. Luca Busani, rappresentante del Centro di riferimento di medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità (ISS): ‘Il nostro Centro è interessato a raccogliere esperienze di questo tipo, che indaghino gli aspetti di sesso e genere, al fine di promuovere buone pratiche e una formazione specifica, colmando le lacune conoscitive e migliorando le competenze professionali a favore della salute della personà.
    I libri di medicina riflettono i giovani uomini caucasici di 70 kg di peso. Curiosamente la stessa dose di farmaco è somministrata alle donne che pesano 10 kg di meno. Tutto ciò ha portato a diagnosi tardive nell’infarto del miocardio e in alcuni tumori (polmone) e a una minore appropriatezza terapeutica nell’infarto cardiaco, insufficienza renale nelle donne rispetto agli uomini. Come risolvere queste criticità? Flavia Franconi, Coordinatrice del laboratorio di medicina e farmacologia di genere del Consorzio inter-universitario INBB sostiene che la soluzione è la formazione: ‘Solo la conoscenza fa superare tutto ciò. Gli operatori sanitari devono essere consapevoli delle differenze anche per evitare rischi personali. La formazione deve essere presente in tutte le discipline dei corsi di laurea sanitarie, ma deve estendersi anche a professionisti non sanitari che disegnano e progettano i dispositivi medici (es. Fisici e Ingegneri), agli informatici che raccolgono ed analizzano i big-data perchè se non utilizzano un approccio di sesso-genere anche l’intelligenza artificiale perpetuerà il gender gap. Per non dimenticare le professionalità amministrative. Accanto alla formazione pre-laurea è necessario provvedere a quella continua adottando in ambedue casi a metodologie multidisciplinari e intersettorialì.
    Alessandra Gallone, Consigliere del Ministro dell’università e ricerca, partecipando all’evento odierno ha ribadito che per migliorare il nostro sistema di cure occorre ‘personalizzare le terapiè rispettando le differenze di sesso e genere e ciò è possibile solo con la formazione. ‘L’Italia è stata il primo Paese in Europa a formalizzare l’inserimento del concetto di ‘generè in medicina, indispensabile a garantire ad ogni persona la cura migliore, rispettando le differenze e arrivando a una effettiva ‘personalizzazione delle terapiè. Per formare i professionisti della salute di domani è necessario offrirgli i migliori strumenti tecnologi, ampliare le loro possibilità di usare la robotica ma dobbiamo anche riportare al centro quella cura che non è un elenco di sintomi e terapie, ma la somma di osservazioni, di contatti e di dialogò.
    La promozione di un approccio attento alle differenze di sesso/genere beneficerà non solo agli assistiti, ma anche ai professionisti sanitari stessi. Un’attenzione mirata alla specificità di genere consentirà di migliorare la qualità delle cure, aumentare l’efficacia dei trattamenti e prevenire potenziali danni legati a disuguaglianze di genere nel campo della salute, è la tesi sostenuta da Silvia Maffei, Medico ginecologa presso il CNR-Regione Toscana ‘G. Monasteriò di Pisa e membro del Consiglio direttivo di EngHea che dichiara: ‘E’ cruciale proporre l’approccio attento alle differenze sesso/genere a tutte le professioni sanitarie, con un coinvolgimento trasversale, includendo tutti i comparti organizzativi e clinici e mirando all’ottimizzazione delle performance cliniche e di ricercà.
    La valutazione delle differenze di sesso e genere costituisce oggi un elemento fondamentale per lo sviluppo di una ‘medicina equa, appropriata ed inclusivà e l’utilizzo di indicatori specifici deve costituire parte integrante anche dei programmi di ricerca, formazione, comunicazione.
    Secondo Annamaria Moretti, Presidente nazionale del GISeG, è necessario impostare politiche orientate a aumentare strategie efficaci per affrontare le disuguaglianze di genere nei servizi sanitari e garantire alle persone la cura migliore: ‘La possibilità che i Governi possano continuare a erogare percorsi di cura caratterizzati da elevata qualità a tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro caratteristiche biologiche, sociali e culturali, è non solo improbabile, ma anche strettamente correlata alla sostenibilità dei sistemi sanitari. E’ necessario quindi sollecitare le Istituzioni a sviluppare programmi per la conoscenza, la formazione e la promozione della salute e prevenzione delle malattie, investire nei sistemi di prevenzione ed assistenza primaria, trasferire l’assistenza sanitaria su territorio potenziando le cure ambulatoriali e domiciliari più accessibili e meno costose, con una particolare attenzione al rapporto tra indicatori di genere e sostenibilità sociale. La dimensione di genere nella salute è pertanto una necessità di metodo e analisi che diventerà presto, speriamo, strumento di governo e di programmazione sanitarià.
    -foto ufficio stampa FNO TSRM e PSTRP –
    (ITALPRESS).

  • Presentato il primo rapporto sul valore dell’associazionismo della salute

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    ROMA (ITALPRESS) – Rendicontare in modo analitico e trasparente il valore economico e sociale generato dalle Associazioni Pazienti in ambito salute e sperimentare una nuova opportunità di collaborazione per evidenziare quanto le Organizzazioni possano essere più efficaci quando costruiscono reti, questi gli obiettivi del primo Rapporto sulla “Valorizzazione della Rete dei Volontari Alleati per la Salute”, presentato oggi a Milano. L’analisi raccoglie i dati di Europa Donna Italia, Movimento che tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno, AIL Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi, Mielomi, AISC Associazione Italiana Scompensati Cardiaci, Apmarr Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, Uniamo Federazione Italiana Malattie Rare in collaborazione con Novartis e grazie al supporto tecnico-metodologico di PwC Italia
    Nel corso del 2021, le cinque associazioni e la loro rete di 19.630 volontari hanno dedicato alle attività di sensibilizzazione, prevenzione, supporto ai pazienti e cura oltre 1 milione di ore del loro tempo, raggiungendo oltre 58 mila persone che sono state assistite in varie modalità tramite servizi erogati sul territorio. Su questa base, è stato possibile stimare il valore economico da loro generato e spesso non percepito, superiore ai 20 milioni di euro1. Grazie al loro lavoro, sono state 70.000 le visite gratuite effettuate da specialisti e 15.000 i colloqui gratuiti realizzati da psicologi.
    Le cinque associazioni hanno raccolto fondi per oltre 56 milioni di euro tramite diversi canali, tra cui donazioni, bandi pubblici e privati, 5X1000 e sponsorizzazioni. Per evidenziare la capacità di rinnovamento del Terzo settore italiano anche nella modalità di analisi del proprio operato e consolidare i valori quali fiducia, professionalità e solidarietàI’, e la loro capacità di produrre risultati concreti, Europa Donna Italia si è fatta promotrice di questa iniziativa che ha raccolto il consenso del network Alleati per la salute.
    “Le associazioni di volontariato legate alla salute hanno un ruolo importante nel nostro Paese, e questo rapporto lo evidenzia con enfasi grazie ai dati presentati oggi.
    L’idea alla base di questo progetto è quella di condividere e mettere a sistema le varie expertise delle singole associazioni per rilevare il reale supporto del volontariato sia verso i pazienti sia verso le Istituzioni e continuare in un’ottica di sempre migliori soluzioni per la salute in Italia”, spiega la Presidente di Europa Donna Italia, Rosanna d’Antona. Sono stati 223 i principali eventi di comunicazione organizzati dalle 5 Associazioni sul territorio nazionale che hanno utilizzato anche i propri canali social – che contano quasi 300 mila followers – per poter veicolare le informazioni, per esempio su campagne e attività di screening, al fine di raggiungere anche il target dei più giovani.
    Il Rapporto è stato predisposto tenendo in considerazione le Linee guida e standard per la redazione del Bilancio Sociale degli Enti del Terzo Settore previsti dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che hanno fornito un quadro metodologico e normativo per definire gli obiettivi, le metriche e i criteri di rendicontazione delle attività svolte dalle Organizzazioni coinvolte. Le cinque associazioni coinvolte nel rapporto fanno parte della rete Alleati per la salute composta da circa 70 associazioni pazienti, un’alleanza strategica che Novartis ha avviato da oltre 15 anni con l’obiettivo di sviluppare insieme soluzioni che abbiano valore e impatto sul miglioramento della vita dei pazienti cronici e sul sistema salute oltre che individuare temi d’interesse trasversali del mondo advocacy.
    “Come Novartis siamo da sempre consapevoli del valore delle associazioni pazienti per il sistema Paese, attori fondamentali che offrono una prospettiva essenziale per i processi decisionali nel campo della salute – afferma Valentino Confalone, Country President e Amministratore delegato di Novartis Italia -. A nostro avviso, esiste in questo contesto un ulteriore spazio di miglioramento attraverso una maggiore inclusione del punto di vista delle associazioni pazienti come componenti formalmente riconosciute. Questo è il motivo che ci ha spinto a supportare questa iniziativa che evidenzia l’essenziale valore economico e sociale dell’associazionismo e del volontariato in ambito salute”. Conclude Valentino Confalone: “Ci auguriamo che questo progetto sia una ulteriore conferma del valore di queste realtà sia dal punto di vista della comprensione dei bisogni dei pazienti che delle risorse che possono essere investite a livello territoriale”.

    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • A Milano un milione di euro per l’ospedale di Pediatria più accogliente del mondo

    Realizzare “il reparto di pediatria più bello e accogliente del mondo”. È la grande sfida di Fondazione De Marchi – ente non profit impegnato a migliorare la qualità della vita dei pazienti pediatrici e dei loro genitori – che ha lanciato un bando da un milione di euro per trasformare gli spazi pediatrici del Nuovo Policlinico di Milano, che sarà ultimato entro il 2024, in ambienti accoglienti e a misura di bambino, al fine di ridurre al minimo lo stress emotivo e psicologico dei pazienti e dei loro genitori. I fondi stanziati per il bando sono stati raccolti grazie alla generosità dei sostenitori dell’organizzazione.

    MILANO – Il bando, aperto fino al 30 ottobre, è rivolto ad architetti, designer, scenografi, progettisti multimediali e aziende, che sono chiamati a realizzare un progetto volto ad “umanizzare” uno spazio di oltre 12mila metri quadrati distribuito su tre piani, per creare ambienti capaci di aumentare il benessere dei bambini e dei loro familiari, per cui sono previste sia zone di incontro e relax sia spazi per lo smart working. Gli interventi, in particolare, riguarderanno le aree pediatriche del Nuovo Policlinico di Milano: gli spazi di degenza (88 posti letto), l’atrio di ingresso, il pronto soccorso pediatrico, la terapia intensiva pediatrica, il collegamento tra il reparto di pediatria e il giardino terapeutico. In particolare, sono previste sale dedicate all’attività didattica, spazi gioco e luoghi di incontro per pazienti e genitori dotati di giochi, libri e dispositivi tecnologici.

    Tutti gli ambienti condivideranno una narrazione e un unico progetto creativo e verranno utilizzate soluzioni multimediali, come speciali installazioni e percorsi di realtà aumentata sia statiche per accogliere, stupire e accompagnare i bambini in ogni tappa del loro percorso di cura.
    Lo spazio pediatrico, insieme al reparto Maternità, costituirà uno dei due blocchi di 7 piani, uniti da un blocco centrale di 3 piani, del Nuovo Policlinico di Milano. Il progetto – che vede tra i firmatari Stefano Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra – prevede un grande spazio nel cuore di Milano in cui saranno realizzati percorsi di cura dedicati e un parco sopraelevato, che costituirà un grande “polmone” verde. “Siamo orgogliosi e onorati di aver ricevuto dalla direzione del Policlinico di Milano, a seguito dell’aggiudicazione di un avviso per manifestazione di interesse, l’incarico di presentare e finanziare questo importante progetto di umanizzazione degli spazi pediatrici all’interno del Nuovo Policlinico di Milano”, spiega Francesco Iandola, direttore esecutivo della Fondazione De Marchi.

    Da sempre impegnata nel progetto Un ospedale mica male, l’obiettivo della Fondazione è migliorare le condizioni di vita dei bambini malati e delle persone che li circondano non solo attraverso il miglioramento delle strutture sanitarie e l’acquisto di apparecchiature ma anche fornendo borse di studio, impiegando equipe di psicologi e assistenti sociali, animatori e personale infermieristico, organizzando e finanziando vacanze terapeutiche assistite.

    “Milano – aggiunge Iandola – è riconosciuta in tutto il mondo come la capitale della creatività, della moda e del design; quindi, siamo sicuri che molti professionisti presenteranno le loro proposte per donare ai bambini la possibilità di curarsi in un ambiente accogliente e adatto a tutte le loro esigenze, sia scolastiche che di gioco. Il milione di euro già stanziato ci permetterà di realizzare il progetto vincitore del bando ma, per rendere gli spazi ancora più belli e potenziare i servizi per i piccoli pazienti e per i loro familiari, abbiamo attivato una raccolta fondi sul nostro sito: tutti possono offrire un contributo”. Le nuove aree pediatriche saranno un punto di riferimento nazionale per i bambini bisognosi di cure mediche. La Lombardia è, infatti, tra le regioni maggiormente coinvolte nell’accoglienza di pazienti costretti a spostarsi per motivi sanitari.

  • Il rettore Priolo in visita a Humanitas Istituto Clinico Catanese

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    MISTERBIANCO (CATANIA) (ITALPRESS) – Visita istituzionale del rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo, a Humanitas Istituto Clinico Catanese. Ad accoglierlo l’amministratore delegato Giuseppe Sciacca ed il direttore scientifico dell’Istituto Alessandro Repici. Presente anche il rettore uscente di Humanitas University Marco Montorsi.
    La visita si inserisce nell’alveo delle attività previste dalla convenzione siglata tra Humanitas e Unict ad ottobre dello scorso anno e che ha visto la creazione dell’Unità Operativa di Oncologia Medica Universitaria, guidata da Paolo Vigneri. Presenti, insieme con il rettore Francesco Priolo, il presidente della Scuola di Medicina, Pietro Castellino, il direttore del dipartimento di Chirurgia generale e specialità medico-chirurgiche (ChirMed), Alessandro Cappellani, e il referente Unict per la convenzione con Humanitas, Pierfrancesco Veroux.
    Nel corso di questi mesi, i medici specializzandi in oncologia hanno svolto le proprie attività all’interno di un Centro dotato delle più moderne tecnologie diagnostiche e terapeutiche in cui si investe costantemente nella formazione dei professionisti e nella ricerca scientifica, al fine di garantire ai pazienti le cure più innovative e personalizzate possibili.
    “In Humanitas, la ricerca e l’innovazione sono al centro delle nostre attività – afferma Giuseppe Sciacca, Amministratore Delegato di Humanitas Istituto Clinico Catanese – Sosteniamo attivamente la ricerca scientifica, favorendo la collaborazione tra i nostri ricercatori e i docenti universitari. Crediamo fermamente che solo attraverso uno scambio costante di conoscenze e competenze possiamo affrontare le sfide dei nostri tempi e trovare soluzioni innovative per migliorare la salute e il benessere delle persone. Anche per queste ragioni, offriamo agli studenti opportunità di stage e di formazione pratica, al fine di arricchire la loro esperienza e prepararli al meglio per la loro futura carriera nel settore sanitario. Vogliamo essere un punto di riferimento per i giovani che desiderano intraprendere un percorso nel campo sanitario, offrendo loro un ambiente stimolante e le risorse necessarie per sviluppare al meglio le proprie competenze”.
    “La nostra presenza oggi – dichiara il Rettore dell’Università di Catania Francesco Priolo – rappresenta la volontà di rafforzare ulteriormente la collaborazione che si è avviata con Humanitas Istituto Clinico Catanese e con Humanitas University a partire dal protocollo che abbiamo firmato nello scorso autunno e che, allo stato attuale, ha già permesso di realizzare delle attività cliniche, di formazione e di ricerca con il coordinamento del prof. Paolo Vigneri, e di proseguire sulla strada dei tirocini per gli allievi delle scuole di specializzazione mediche. In ambito regionale, la sinergia che abbiamo creato insieme a mio avviso rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato: pur con competenze e missioni diverse, Unict e Humanitas giocano la stessa partita, contribuendo allo sviluppo del territorio. Lo sperimenteremo presto, a livello di formazione, con l’istituzione del corso di laurea in Medicine and Surgery in Unict lavorando inoltre fianco a fianco in seno al progetto ‘ANTHEM’ (AdvaNced Technologies for Human-centrEd Medicine) finalizzato allo sviluppo di tecnologie per migliorare la diagnosi e la terapia delle malattie croniche, già finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca grazie ai fondi erogati nell’ambito del PNC – Piano nazionale complementare”.
    La collaborazione tra Humanitas University e l’Università di Catania è fondamentale per consolidare il contributo fornito dagli Atenei al territorio nazionale e per avere un ruolo sempre più da protagonisti nell’attrarre talenti, guardando al tutto il bacino del Mediterraneo.
    Humanitas Istituto Clinico Catanese è un ospedale altamente specializzato nella cura delle malattie oncologiche, che offre anche servizi neurochirurgici, ortopedici e di riabilitazione, con una media di 47.000 pazienti all’anno. Dal 2014 ha ricevuto l’accreditamento da parte di Joint Commission International e rientra quindi in una rete di ospedali di qualità a livello mondiale, che si concentra non solo sulle attività cliniche, ma anche sull’assistenza e i servizi offerti. A questo si aggiunge la certificazione Eusoma Breast Centre, recentemente confermata, che valuta in modo specifico il percorso terapeutico integrato e personalizzato per la diagnosi e la cura del tumore al seno, affidato a un team di specialisti. Questo riconoscimento trova ulteriori conferme nei recenti dati dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), secondo i quali Humanitas Istituto Clinico Catanese è posizionato come il primo centro nel Meridione e tra i primi 10 ospedali in Italia per l’eccellenza nei percorsi diagnostico-terapeutici dedicati in particolare al cancro al seno.
    foto ufficio stampa Humanitas Istituto Clinico Catanese
    (ITALPRESS).

  • Nasce ‘Viva’, la biobanca con 5 milioni di campioni umani, animali e ambientali Il progetto grazie all’accordo siglato tra Istituto Superiore di Sanità e Siad

    Siglato l’accordo per la costruzione di ‘Viva’, una delle più grandi biobanche di ricerca italiane che potrà contenere campioni biologici di vari tipi: umani, animali e ambientali, secondo i più alti standard qualitativi, per consentire una ricerca trasversale che tenga conto di tutti i fattori che determinano la nostra salute.

    BRUSAFERRO: BIOBANCA STRUMENTO INDISPENSABILE PER LA RICERCA
    La biobanca, collocata nell’area dell’Istituto Superiore di Sanità, sarà pronta nella prima metà dell’anno prossimo. La nuova struttura di circa 700 metri quadri potrà contenere fino a 5.000.000 di campioni e verrà realizzata grazie alla collaborazione con SIAD, uno dei principali gruppi chimici italiani, che ha sviluppato per l’Istituto l’intero progetto del valore di 3.500.000 di euro. ‘Viva’ disporrà di aree dedicate, dotate di tecnologie e attrezzature avanzate per la preparazione, l’analisi e la conservazione dei campioni e dei relativi dati, in grado di farne un punto di riferimento per la ricerca biomedica.

    “Le biobanche sono uno strumento indispensabile per la ricerca presente e futura– ha commentato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità- e questa realizzazione, grazie al supporto di SIAD, contribuirà a mantenere ISS e la sanità pubblica italiana all’avanguardia, poiché è progettata e realizzata con le migliori tecnologie. Una biobanca di questo livello, inoltre, che garantisce una perfetta conservazione dei campioni biologici e dei dati ad essi correlati, attraverso l’applicazione degli standard più alti di qualità, è il presupposto fondamentale per la qualità e l’affidabilità della ricerca che ne deriva“.

    SESTINI: UN MODELLO DI RIFERIMENTO PER LE BIOBANCHE
    Il Gruppo SIAD è nato nel 1927 dalla passione per la ricerca e l’innovazione dei suoi fondatori, il professor Quirino Sestini e il professor Bernardo Sestini, e da sempre sostiene il mondo scientifico attraverso borse di studio, progetti di divulgazione ad enti ed ospedali. “Mettendo a disposizione della ricerca scientifica italiana le migliori tecnologie e le elevate competenze presenti nel Gruppo SIAD- ha fatto sapere Bernardo Sestini, amministratore delegato di SIAD- confermiamo un rapporto costante e collaborativo con le istituzioni e la collettività. Oggi, SIAD è orientata verso il mondo delle Life Sciences, e della medicina rigenerativa e personalizzata. I nostri ingegneri ed esperti hanno lavorato per mesi fianco a fianco con i ricercatori dell’ISS per la realizzazione della biobanca ‘Viva’. Il risultato è una biobanca all’avanguardia che ha l’ambizione di dare impulso alla ricerca e di diventare un modello e un punto di riferimento per il settore delle biobanche”.

    LA BIOBANCA
    L’intera struttura sarà suddivisa in tre aree: una destinata ai campioni raccolti secondo gli standard che garantiscono la massima qualità del campione; una seconda area alla conservazione di campioni storici, ossia quelli già raccolti, che non sempre posseggono tutti i requisiti di qualità ma che potrebbero rappresentare comunque un importante patrimonio informativo per future ricerche; la terza è invece un’area definita disaster recovery, destinata a ospitare per periodi transitori campioni da altre strutture che affrontano situazioni di criticità. La biobanca ‘Viva’ garantisce i “più alti standard di sostenibilità ambientale”, attraverso tecnologie di gestione intelligente e l’utilizzo di energie rinnovabili che aiutano a ridurre l’impatto ambientale della struttura. La progettazione, inoltre, consente una flessibilità e una modularità “in grado di renderla adattabile alle diverse esigenze di ricerca e alle tecnologie in evoluzione”.

  • Milano: bimbo di tre mesi operato al pancreas, successo dell’intervento

    MILANO Un bimbo di tre mesi affetto da l’iperinsulinismo – una rara malattia genetica del pancreas fonte di crisi ipoglicemiche che, se non controllate, creano ritardi nello sviluppo neuromotorio già dalla prima infanzia -, è stato operato con successo ai primi di giugno da una equipe multidisciplinare degli ospedali San Raffele e Policlinico di Milano.

    L’intervento, hanno spiegato i chirurghi, è stato “risolutivo”, il bimbo sta bene, è stato dimesso pochi giorni dopo e non avrà bisogno di alcuna terapia. Ad occuparsi del caso è stata una squadra di neonatologi, endocrinologi pediatrici, anestesisti e chirurghi. La collaborazione e la sinergia fra gli esperti dei due ospedali hanno permesso di intervenire sul neonato rimuovendo la porzione del piccolo pancreas malfunzionante. L’operazione, in anestesia generale e durata tre ore, è stata condotta da Stefano Partelli e Nicolò Pecorelli, chirurghi dell’Unità del Pancreas e dei Trapianti del San Raffaele, e da Ernesto Leva, della Chirurgia pediatrica del Policlinico. Al termine è stato applicato un drenaggio in sede addominale, rimosso il giorno successivo, e nel decorso postoperatorio non si sono verificate complicazioni.

    Preso in carico dal team di neonatologi e pediatri endocrinologi dell’Irccs ospedale San Raffaele, guidati da Graziano Barera, il piccolo è stato curato grazie a una squadra multidisciplinare composta da neonatologi, endocrinologi pediatrici, anestesisti e chirurghi. La collaborazione tra la Chirurgia pancreatica del San Raffaele, diretta da Massimo Falconi, e la Chirurgia pediatrica del policlinico, diretta da Ernesto Leva, ha permesso di intervenire sul neonato “rimuovendo con successo la porzione del piccolo pancreas malfunzionante”, spiegano gli esperti delle due strutture. Durante l’operazione di chirurgia maggiore il piccolo è stato assistito da Paolo Silvani, anestesista pediatrico dell’Unità di Anestesia e Rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare diretta da Alberto Zangrillo e dell’Unità di Anestesia e Rianimazione neurochirurgica diretta da Luigi Beretta, che ha seguito il neonato sin dalla fase preparatoria all’operazione, fino al monitoraggio intensivistico del post-operatorio. “Alle prime manifestazioni di questa malattia – evidenzia Roberta Pajno, pediatra endocrinologa, che insieme al primario Barera ha coordinato il piano terapeutico e seguito il bambino nella delicata preparazione all’intervento e successivamente nel follow up – è fondamentale procedere con sollecitudine alla diagnosi e all’identificazione della forma specifica di iperinsulinismo, attraverso analisi del sangue, Tac-Pet e analisi genetica, per individuare la strategia terapeutica migliore, prevenire il danno cerebrale e garantire una migliore qualità di vita. Abbiamo raggiunto un risultato ottimale grazie alla sinergia tra competenze specifiche interne al nostro ospedale e alla collaborazione con il collega del Policlinico”, una collaborazione privato-pubblico all’interno del Servizio sanitario regionale.