Questo il titolo della conferenza stampa tenuta dai membri del Senato italiano a Roma nei giorni scorsi.
Una conferenza necessaria ed utilissima: non si è parlato “solo” di donne o di violenza sulle donne. No, il problema è molto più a monte e va analizzato nel profondo di quel patriarcato e del suo significato, e del perché causa tutte queste autentiche stragi di innocenti, spesso anche di bambini.
Sono intervenuti:
Sen. Filippo Sensi (PD), Sen. Marco Lombardo (AZ), Sen. Ivan Scalfarotto (IV), On. Riccardo Ricciardi (M5S) e Sen. Peppe De Cristofaro (AVS).
E’ intervenuta inoltre Francesca Cavalli, autrice del libro “Storie Spaziali per Maschi del Futuro”.
Non è stato un caso che questa conferenza stampa sia stata fortemente voluta dai Senatori ed Onorevoli di genere maschile: oggi più che mai, siamo tutti concordi sul fatto che l’Italia abbia bisogno di un “cambio di passo”, rispetto alla mentalità ancora vigente sulla problematica del femminicidio, e di tutte le manifestazioni di violenza di genere.
Quindi, non più uomini dentro alle Istituzioni che si percepiscano “ospiti” in questa lotta, ma uomini che lavorino uniti con le donne.
Se i capisaldi di questo tema urgente e tristemente attuale, rimangono sempre l’educazione e la formazione, fondamentale è ancora di più comprendere gli schemi culturali di questa mentalità.
Il primo risultato delle osservazioni a livello sociale su tutto il territorio italiano, è che confrontando la percentuale di impiego delle donne nel Paese, l’Italia si attesta appena al 30%, mentre nel resto d’Europa la percentuale è del 70%.
Questa è la prima causa di impossibilità di una donna di sfuggire al controllo maschile (marito, partner), con relativo rischio di essere costretta a subire abusi di ogni tipo.
Per contro, molte donne ancora rinunciano ad avere figli se in carriera, per non mettere in pericolo il posto di lavoro che potrebbe non essere mai più riguadagnato.
Restano basse anche le “quote rosa” nelle grandi aziende, benché spesso, nelle classifiche dei risultati degli studi nazionali nei maggiori ambiti, le donne battano di parecchio i compagni maschi.
Tutto questo causa in realtà all’Italia una grave perdita: è uno spreco di talenti!
Viene ricordato il fatto che l’Italia sia ancora un Paese che ha ereditato e mantenuto in vita pregiudizi di ogni sorta.
Tra questi, il preconcetto derivante dagli anni Sessanta, quando ad esempio le donne venivano escluse da posti nella Magistratura, perché ritenute “non abbastanza lucide” in alcuni giorni del mese…
Sconfiggere queste idee completamente fuori luogo è anch’esso un obiettivo che ci riguarda tutti, sia come singoli individui che come collettività.
Come stiamo da un punto di vista maschile?
Se la donna è ancora vista poco adatta a professioni un tempo ritenute (a torto) maschili; per i maschi sopravvive lo stereotipo dell’uomo forte, con scarsa dimestichezza con la propria emotività.
Questa è una delle cause di questi assassinii: il bambino ed il ragazzo non dovrebbero più essere cresciuti come persone alle quali non sia concesso “perdere”.
Infatti le statistiche mettono in luce come il suicidio riguardi in maggiore numero i maschi, quando confrontati con un fallimento.
L’esempio più eclatante e terribile dell’ultimo anno, è proprio sotto gli occhi di tutti, con Filippo Turetta che ha massacrato l’indifesa Giulia Cecchettin.
In tutto questo quadro desolante, emergono temi come la solitudine e la cura di sé, che vanno approfonditi.
In che senso la cura di sé?
Il caso Turetta-Cecchettin mette in luce uno stato paranoico nel quale anche una fidanzata può cadere rispetto al proprio compagno.
Quando però una ragazza o donna esagera con la “paranoia del tradimento o del poter essere lasciata”, in genere ci sarà un’amica che prima o poi le dirà: “Forse adesso stai esagerando?”.
Questo è il “prendersi cura” che tutti noi dovremmo applicare.
Per quale motivo gli uomini ed i ragazzi non lo fanno? Perché non viene loro insegnato nelle famiglie.
Abbiamo appreso dettagli sconvolgenti, come di un giovane Turetta, che cercava in Rete informazioni su come legare i polsi della ragazza che diceva di amare, con il nastro adesivo… E non sono infatti domande che un giovane porrà nel “gruppo degli amici del calcetto”… Però anche un amico maschio può accorgersi e valutare se l’altro sia piombato in un abisso pericoloso, che oggi possa, lo sappiamo, concludersi in modo letale…
Perché non insegnare ai maschi a prendersi cura degli amici?
Questo sarebbe un modo di curare e cambiare questa mentalità patriarcale che vuole l’uomo forte, infallibile e che si tiene tutto dentro.
Vi sono certamente anche dei collegamenti di natura cultural-biologica nel far scaturire questi archetipi, che andranno ancora meglio studiati.
Il rovescio della medaglia, è una retorica tipica del 25 novembre di ogni anno: questa forma di violenza viene enfatizzata al massimo, per poi essere delegata unicamente alle forze dell’ordine, o alla politica. No, è qualcosa che oramai ci riguarda tutti senza distinzione, viene ribadito.
Lo abbiamo capito quando l’ultima giovanissima vittima è stata una tredicenne, vittima di un quindicenne.
Se si continua inoltre a descrivere la donna proprio nelle campagne pubblicitarie di sensibilizzazione, come una creatura sempre fragile ed indifesa, il rischio è di conferire ancora più potere al maschio, come colui che dovrebbe sempre proteggerla; ma in questo modo, non si può sciogliere un modello. Vengono spesso uccise donne che non erano affatto fragili.
Vi è infine un altro spettro: il vittimismo dei maschi dominanti, che ha unito molti uomini, nel sentirsi addirittura “sotto attacco” di un political correct considerato deviato, che non permetterebbe ad esempio più loro l’espressione di una qualsiasi battuta misogina o a sfondo sessuale/sessista, come semplice manifestazione di umorismo.
Invece, il voler spezzare il “political correct” con questo tipo di battute, come semplice trasgressione ad un sistema, e’ in realtà espressione pura di patriarcato.
Bisogna trovare il modo di rompere questi paradossi, progettando una ricerca per campagne istituzionali efficaci, che non siano le prime a rinchiudere le donne in un modello maschilista.
La conferenza può essere vista come un primo passo della politica in questo senso.
A cura di Monica Mazzei
accreditata per TicinoNotizie.it