Categoria: Politica

  • Gioventù Nazionale Alto Milanese: “Giù le mani da Carlo Borsani!”

    Gioventù Nazionale Alto Milanese: “Giù le mani da Carlo Borsani!”

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “In Italia, l’antifascismo da salotto ha delle tempistiche ben precise: scatta, per intenderci, quando scatta la par condicio che dà inizio alla campagna elettorale. E così, a pochi mesi dalle elezioni europee, i simpatici redivivi legnanesi di “Rifondazione comunista” propongono di cancellare dalla nostra città – anzi, dalla sua città! – il piazzale dedicato alla Medaglia d’Oro al Valore Militare Carlo Borsani.

    Il ritornello ormai lo conosciamo: “nessuno spazio ai fiancheggiatori del fascismo”, dicono i pochi superstiti di un movimento che ha urne vuote e piazze ancor più deserte. Peccato non averli mai sentiti ripetere frasi di questo calibro nei confronti di figure molto meno scomode che, nel famoso e lontanissimo Ventennio, fiancheggiarono eccome il Governo Mussolini.

    Ne citiamo qualcuno, giusto per rinfrescare la memoria ai sedicenti antifascisti: Dario Fo, volontario in camicia nera nella Repubblica Sociale Italiana e poi, negli anni di piombo, ideatore del “soccorso rosso” che nascondeva i terroristi comunisti che ammazzavano militanti di destra, magistrati e Forze dell’Ordine; Giorgio Napolitano, orgogliosamente iscritto ai Giovani Universitari Fascisti salvo poi finire ad applaudire in Parlamento l’invasione dell’Armata rossa a Budapest; Giorgio Bocca, diffusore in Italia dell’antisemita (e falso storico) “Protocollo dei savi di Sion”, prima di riscoprirsi antifascista a guerra praticamente finita; Vittorio Gorresio, che prima di essere un illuminato autore della sinistra progressista aveva celebrato il rogo dei “libri semiti” a Berlino;
    Eugenio Scalfari, che prima di dirigere “La Repubblica” come una delle più brillanti penne del giornalismo italiano di sinistra non aveva mancato di contribuire animatamente alle redazioni del giornale “Roma Fascista”; Enzo Biagi, eroe travagliano e rifondarolo con un passato da autore nel fascistissimo “Architrave” di Bologna; Arturo Labriola, fondatore del PSI a Napoli, che a metà degli anni ’30 celebrava le conquiste italiane in Etiopia e vent’anni dopo finiva eletto da capolista del PCI nella città partenopea.

    E potremmo continuare all’infinito, aggiungendo a questa lista di “pentiti” (quasi sempre tardivi) un oceano di uomini e donne che hanno segnato non solo la storia politica ma anche quella culturale e artistica del secondo dopoguerra, senza mai rinnegare le scelte fatte in buonafede nella propria gioventù: Giorgio Albertazzi, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Teresio Interlandi, Marcello Mastroianni, Ugo Ojetti, Wanda Osiris, Vittorio Pozzo, Enrico Maria Salerno, Mario Volontè, Ardengo Soffici, persino Giovanni Spadolini (sì, lui!). Fortuna loro, la “damnatio memoriae” della Repubblica “fondata sulla Resistenza” non gli ha impedito di costruirsi una nuova vita dopo la Guerra civile e regalare all’Italia il proprio genio artistico, culturale, intellettuale e politico. La stessa fortunata sorte non toccò però a Carlo Borsani.

    Legnanese, nato nel pieno della Prima Guerra mondiale da una famiglia operaia e proletaria, grazie ai sacrifici della madre riesce a diplomarsi e a iscriversi alla Facoltà di Lettere nonostante la prematura morte del padre in officina.

    Da sottotenente, difese il Tricolore al confine con la Francia e poi in Albania, dove l’esplosione di una granata di mortaio gli valse una Medaglia d’Oro e gli costò la cecità permanente. Rientrato in patria da invalido di guerra, continua a studiare grazie all’amore della moglie Franca Longhitano: si laurea e con lei ha una splendida figlia, Raffaella.

    Dopo l’8 settembre, da Presidente dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, riesce ad ottenere l’erogazione della pensione anche per gli invalidi sul lavoro, memore delle sue radici operaie e proletarie. Durante la Guerra civile, si adopera per salvare decine e decine di vite di ebrei e partigiani, come quella della staffetta Suor Enrichetta Alfieri (conosciuta come “l’Angelo di San Vittore”).

    Il suo ultimo articolo, dal titolo “Per incontrarci”, è un invito a deporre le armi e fermare la guerra fratricida rivolto ai partigiani e ai militi della RSI. Nulla di tutto questo gli basta a sfuggire dalla prigionia, a guerra finita, nella notte del 27 aprile 1945. E mentre la moglie Franca aspetta il suo secondo figlio – Carlo “junior”, che sarà poi anche Assessore in Regione Lombardia ed è mancato pochi mesi fa – i “partigiani resistenti” lo rinchiudono nei sotterranei del Palazzo di Giustizia per due giorni e lo uccidono con un colpo alla nuca, senza nemmeno il coraggio di guardarlo in quegli occhi tanto ciechi quanto fieri, il 29 aprile 1945, per poi fare scempio del cadavere trasportandolo per le vie della “Milano liberata” su un carretto della spazzatura con scritto “ex medaglia d’oro”.

    Una storia che ai simpatici ed impalpabili amici di Rifondazione comunista a Legnano – sia chiaro – è certamente ben nota. Come gli è certamente noto che nel 2005 l’ebreo Gabriele Nessim, ideatore del Giardino dei Giusti di Milano, gli avrebbe persino dedicato un albero se non gli fosse stato impedito proprio dai “colleghi” comunisti e sedicenti antifascisti di allora.

    Questi fatti li conoscono bene. Ma pur di far parlare di loro – non essendo mai impegnati in iniziative di giustizia sociale per le tante famiglie legnanesi in difficoltà, o in rivendicazioni per condizioni di lavoro più dignitose nel nostro Comune, né tantomeno in battaglie per la sicurezza che manca da quando la sinistra ha messo la sua… Radice in città – tirano fuori la solita ridicola e stucchevole retorica contro un Uomo, un Padre, un Eroe di guerra a cui non sarebbero degni neppure di allacciare le scarpe.

    Carlo Borsani lo sa, e da lassù ride ogni volta che qualcuno fa scempio del suo nome per attirare l’attenzione dei pochissimi nostalgici della falce e del martello. Sorride insieme a Franca, e a suo figlio “junior”. Perché c’è chi ricorda, c’è chi onora, c’è chi non dimenticherà mai un grande legnanese. Compagni, mettetevi pure il cuore in pace: Carlo Borsani non si tocca. Fidatevi: lasciate perdere”.

  • La Procura indaga e accusa, un Giudice terzo condanna o assolve: lezione per  gli ignoranti abbiatensi del Diritto- di Fabrizio Provera

    La Procura indaga e accusa, un Giudice terzo condanna o assolve: lezione per gli ignoranti abbiatensi del Diritto- di Fabrizio Provera

    “La Procura della Repubblica è l’ufficio giudiziario che si occupa di indagare sui fatti che, almeno in apparenza, presentano i connotati del reato. In termini più semplici, possiamo dire che la Procura della Repubblica è la struttura ove hanno sede gli uffici del pubblico ministero (pm), il magistrato che svolge le indagini ed esercita l’azione penale. A capo degli uffici della Procura ci sono i procuratori della Repubblica, cioè i magistrati che si occupano di promuovere e dirigere le indagini e, quando il processo penale è cominciato, di rivestire il ruolo di pubblico ministero. Il procuratore della Repubblica, dunque, è titolare di un ufficio della Procura della Repubblica e, di conseguenza, svolge tutte le funzioni classiche della pubblica accusa”.

    “La funzione giudicante è la funzione svolta dai giudici a cui è attribuito il compito di decidere le controversie o di pronunciarsi sugli affari di loro competenza. Insomma: mentre il pm deve indagare, il giudice deve decidere. Questa è, in buona sostanza, anche la differenza tra Procura e Tribunale. Procura e Tribunale: che differenza c’è? La differenza tra funzione inquirente del pm e funzione giudicante del giudice è la stessa che c’è tra Procura della Repubblica e Tribunale: mentre la Procura è la sede del pubblico ministero e, quindi, luogo deputato a conservare le indagini svolte e ad accogliere gli uomini che lavorano alle dipendenze del pm, il Tribunale è il luogo in cui si celebrano le udienze nel contraddittorio tra le parti, davanti a un giudice terzo e imparziale. Insomma: mentre la Procura della Repubblica è la “casa” del pubblico ministero, il Tribunale è il luogo (normalmente accessibile a tutti) ove la giustizia si svolge e giunge a termine grazie alle decisioni dei giudici”.

    Quanta ignoranza giuridica, ad Abbiategrasso. Da molte parti. Da prima della puntata di Report (che, di suo, non è certamente la casa del garantismo..). Sulla vicenda Hydra, su chi parla ma soprattutto straparla di mafia in città, dilaga una crassa ignoranza. Spesso malcelata. Il settimanale Ordine e Libertà dedica due pagine alle risposte di partiti e gruppi consiliari a due domande nelle quali, ovviamente, campeggia lei: la Procura. Anche uno scolaro medio, leggendo le chiarissime descrizioni suespote, capisce tuttavia che le Procure accusano ma NON giudicano. Il giudizio spetta ad altri. Epperò, delle decine e decine di pagine dell’ordinanza con cui il Gip di Milano Italo Perna ha dedicato al caso Abbiategrasso, abbiamo letto poco o nulla. Abbiamo letto di Errante Parrino, decine di volte. Ma NON di come NON sia stata ravvisata dal Giudice alcuna azione penalmente rilevante riconducibile a gruppi o consorzi. Per la seconda volta, allora, pubblichiamo noi un virgolettato chiarissimo (persino a chi è in possesso di licenza media) del Gip Perna sul caso Abbiategrasso: “Non è stato individuato alcun atto di intimidazione posto in essere da parte degli odierni indagati nello svolgimento delle più svariate attività economiche ad essi riconducibili». Una circostanza che «desta ancor più stupore se si considera che, nell’ottica accusatoria, il sodalizio di tipo confederativo ipotizzato ha dovuto necessariamente occupare tutti gli spazi della vita politica ed economica della provincia milanese. Affinché si possa parlare di associazione mafiosa è indispensabile la prova in positivo «della concreta estrinsecazione della capacità intimidatoria”. Basterà? Ne abbiamo forti dubbi. L’ignorante giuridico collettivo fa confusione da decenni. Per una ragione espressa con chiarezza da Iuri Maria Prado, liberale coraggioso, in un illuminante articolo risalente al 2020. Vediamo se aggiungendo anche questo ci sarà qualcuno (in più) in grado di capire. Chissà. La speranza è l’ultima a morire.

    Fabrizio Provera

    “Forse è tempo di rivedere almeno in parte il ragionamento di denuncia che pur giustamente si è fatto sul rapporto perverso tra magistratura militante e giornalismo ad essa associato: e di precisare che non si è trattato di connubio, ma di filiazione.

    L’intimidazione giudiziaria, l’abuso inquirente, lo strapotere del contro-governo delle Procure della Repubblica, erano, e rimangono, meno fenomeni originari che creature della legittimazione giornalistica. E non nel senso che non ci fossero già prima della trasformazione dei giornali e delle televisioni in una perenne ribalta Toga Pride, ma nel senso che senza quell’accreditamento mediatico sarebbero rimasti al rango di una comune malversazione.

    Trent’anni dopo, la requisitoria contro l’innocente qualificato «cinico mercante di morte» sarebbe stata reiterata dal palcoscenico quotidianamente offerto dal giornalismo procuratorio agli influencer della magistratura combattente, quelli che non ascolterebbe nessuno se dicessero al bar, o in famiglia, o alla scorta, che gli assolti sono colpevoli che l’hanno fatta franca o che un po’ di galera per gli innocenti è dopotutto fisiologica: ma lo dicono in televisione, o sui giornali che senza perplessità incassano e rilanciano quegli spropositi.

    Si potrebbe obiettare che chi arresta è infine il magistrato, non il giornalista che gli regge il microfono e ne canta le gesta. Ma l’errore è proprio in questa obiezione: perché la vera pericolosità dell’arbitrio, della violenza del potere, dell’abuso, non sta nel fatto che siano commessi ma nella circostanza che siano legittimati. E l’illegalità giudiziaria non si legittima da sola, ma nel battesimo giornalistico”.

    Iuri Maria Prado

  • Chissà se ai giustizialisti di Abbiategrasso il caso Legnano-Fratus ha insegnato qualcosa..

    Chissà se ai giustizialisti di Abbiategrasso il caso Legnano-Fratus ha insegnato qualcosa..

    Chissà se manettari e giustizialisti in salsa abbiatense hanno tratto qualche benefica lezione di diritto dalla vicenda di Legnano. Dove l’ex sindaco leghista Gianbattista Fratus (ben noto anche ad Abbiategrasso), l’ex assessore Maurizio Cozzi (che fu arrestato messo in galera, mentre a Fratus toccarono i domiciliari) e l’ex assessore Chiara Lazzarini sono stati assolti da ogni accusa, in Appello, dopo una vicenda giudiziaria lunga 5 anni. Mascariati, bollati come ladri e criminali, indagati e condannati in primo grado: venerdì sono stati assolti su richiesta della pubblica accusa..

    Oggi, sul Foglio, il giornalista Ermes Antonucci (tra i più coerenti garantisti) ha intervistato Fratus. Ne riportiamo ampi stralci. Chissà che qualcuno, ad Abbiategrasso, impari qualcosa…

    “E’ stato un incubo per me, per la mia famiglia, per i miei cari, per chi mi conosceva”, racconta oggi Fratus. “Ho ricevuto solidarietà da parte di molte persone e da parte del movimento a cui appartengo. Mi dicevano ‘vedrai che finirà bene, una persona come te non può aver fatto queste cose, non ti preoccupare’. Grazie a Dio è finita bene, ma ci sono voluti quattro anni e mezzo”. A causa dell’inchiesta, Fratus trascorse sette mesi agli arresti domiciliari. Revocati i domiciliari, gli venne applicato per circa sei mesi il divieto di dimora nel comune di Legnano. Una doppia onta per l’allora primo cittadino. “Come l’ho vissuta? Come uno che viene accusato di essere un criminale – dice Fratus – Diversi politici e la stampa mi dipinsero come un politico corrotto, quando ho sempre fatto politica per passione. Mi sono sentito in colpa anche per le altre persone che vivevano con me e che erano state coinvolte nella vicenda”.

    I tre amministratori vennero accusati principalmente per una serie di nomine effettuate dal comune di Legnano. La difesa degli imputati (per Fratus gli avvocati Maira Cacucci e Alessandro Bernasconi) ha evidenziato come le procedure contestate dalla pubblica accusa non fossero gare, ma manifestazioni di interesse, in cui c’è una valutazione fiduciaria, che rientra nell’ambito della legittimità discrezionalità della pubblica amministrazione. “A Legnano non sono più tornato – rivela ora Fratus – Vado da mia figlia che abita lì, ma nella zona periferica. Ma il centro di Legnano non l’ho più visto. Non ci sono più andato e non so neanche se ci andrò ancora”. Non va perché le fa male? “Sì. Da sindaco sono stato buttato fuori come un delinquente e l’idea di ritornarci… Non lo so. Forse un giorno mi sveglierò e ci andrò, ma in questo istante non me la sento proprio”. Avendo vissuto sulla propria pelle le storture della giustizia italiana, Fratus si sente però di lanciare un messaggio al governo, al ministro Nordio e alla maggioranza politica ora presente in Parlamento: “La magistratura va riformata e le intercettazioni vanno regolate. Quello che si sta facendo adesso credo sia giusto. Le intercettazioni telefoniche sono importanti, non lo metto in dubbio, però la loro interpretazione può cambiare in base ai toni, ai modi di parlare, a chi ci si riferisce, ai tempi con cui le parole vengono dette. Guardi, estrapolare solo alcune parole da un’intercetta – zione cambia tutto, cambia il mondo, e cambia anche il giudizio nei confronti di quella persona. La materia deve essere riformata, qualcosa si deve fare perché così non si può andare avanti. Si rovinano le vite”. “A parte me, questa vicenda ha toccato mia moglie, mia figlia, i miei amici. I magistrati devono essere sicuri di quello che fanno prima di condannare un uomo”, conclude.

  • Santo Stefano: Italia Viva discute di comunità energetiche rinnovabili

    Santo Stefano: Italia Viva discute di comunità energetiche rinnovabili

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Si terrà a Santo Stefano Ticino un importante incontro rivolto alle amministrazioni comunali, ai cittadini, alle imprese e alle parti sociali sul tema in oggetto. Il filo conduttore sarà il seguente. A partire dal prossimo primo luglio, il mercato tutelato per l’energia elettrica verrà chiuso.

    Questa importante decisione, presa in linea con la normativa europea e le direttive del settore energetico, segna un punto di svolta nel panorama delle forniture elettriche per i consumatori italiani. “Italia Viva” ha ben presente le difficoltà in cui verranno a trovarsi milioni di cittadini italiani, sbattuti, combattuti e blanditi da voraci società di servizi.

    Le tariffe del mercato libero solitamente sono competitive e vantaggiose, ma non sempre è così. Le tante e incontrollabili oscillazioni dei mercati, insinuano, nei consumatori, insicurezza e preoccupazioni.

    Le “Comunità Energetiche Rinnovabili” possono essere un interessante alternativa alle attuali condizioni di dipendenza energetica da un fornitore sconosciuto, lontano e sordo alle necessità diverse di una variegata utenza.

    Proprio perché rivolti a: cittadini; enti locali; associazioni; condomini; terzo settore; cooperative; enti religiosi; piccole e medie imprese, per i consumatori, le CER , significano avere la possibilità di associarsi per produrre localmente, tramite fonti rinnovabili, l’energia elettrica necessaria al proprio fabbisogno, “condividendola”, rispondendo così alle proprie esigenze e godendo di maggiori benefici e possibilità di personalizzazione e risparmio.

  • Fratus, Cozzi, Lazzarini: altre vittime del circo mediatico giudiziario. Maledetti manettari. Maledetti- di Fabrizio Provera

    Fratus, Cozzi, Lazzarini: altre vittime del circo mediatico giudiziario. Maledetti manettari. Maledetti- di Fabrizio Provera

    “Processo Piazza Pulita: tutti assolti in appello. Il secondo grado ribalta la sentenza per l’ex sindaco di Legnano Gian Battista Fratus, l’ex vicesindaco Maurizio Cozzi e l’ex assessore ai lavori pubblici Chiara Lazzarini. La decisione oggi davanti ai giudici del Tribunale d’Appello di Milano.

    Condannati rispettivamente in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio a 2 anni e 2 mesi, 2 anni e un anno e tre mesi oggi sono stati assolti con la formula più ampia. I tre erano stati colpiti da un ordine di custodia cautelare nel maggio 2019. Fratus era accusato di corruzione elettorale. I tre ex amministratori erano accusati anche di aver pilotato la nomina del direttore generale del Comune e quello del direttore di Amga, società municipalizzata, oltre ad aver modificato il bando per la nomina di un commercialista in Euro.Pa., altra società partecipata dal Comune di Legnano e di aver ‘cucito’ su misura un bando. La sentenza di primo grado era stata pronunciata dal Tribunale di Busto Arsizio nell’aprile 2020”.

    La fredda cronaca giudiziaria non rende, non può rendere l’enormità- per l’ennesima volta- dei danni irreparabili cagionati ancora una volta dal giustizialismo manettaro. Il problema non sono i Tribunali, dove le sentenze possono essere ribaltate e il giudizio mutare con ritmi e modalità sorprendenti. Il problema è l’uso politico, mediatico, culturale dei procedimenti giudiziari a carico di chicchessia. Fratus, Maurizio Cozzi e la Lazzarini quale beneficio potranno tranne dopo anni, diversi anni, nei quali il vomitevole circo mediatico giudiziario li ha mascariati, esposti alla gogna, accusati sulla pubblica piazza? Quale ristoro potranno eventualmente ricevere, dopo gli ordini di custodia cautelare che nel nostro sistema possono essere spiccati senza che via nessuna sentenza? Avviso di garanzia, custodia cautelare, presunzione di innocenza, colpevolezza definitiva solo e soltanto dopo il terzo grado di giudizio. Le pietre miliari del sistema giuridico italiano non servono a nulla, come guarentigia o garanzia, a causa del malcostume invalso da decenni, e vergognosamente cavalcato da certe forze politiche, che trasforma un innocente in colpevole, per poi scappare con la coda tra le gambe o dileguarsi, come ladri nella notte, quando bisogna restituire l’onore all’avversario politico (o al politico, senza essere avversario) dopo una sentenza di assoluzione. Non possiamo essere soddisfatti per l’assoluzione di Fratus, Cozzi e di Chiara Lazzarini. Perché da un lato siamo certi che niente e nessuno li potrà ripagare e risarcire (moralmente, in primis) adeguatamente. E perché non abbiamo nessuna certezza si tratti degli ultimi, cui capiterà il girone infernale dei giustizialisti. Anzi, siamo purtroppo certi che succederà ancora.
    Maledetti manettari.

    Fabrizio Provera

  • La sorpresa: verso il no del Governo al terzo mandato dei sindaci fino a 15mila abitanti

    La sorpresa: verso il no del Governo al terzo mandato dei sindaci fino a 15mila abitanti

    La norma sull’election day, ovvero l’accorpamento delle elezioni europee con le regionali nelle giornate di sabato e domenica 8 e 9 giugno 2024, che il Consiglio dei ministri di martedì scorso avrebbe dovuto approvare, sarà riproposta così com’è nel prossimo Consiglio dei ministri, anche se la data della nuova riunione non è ancora stata fissata. E’ quanto si apprende da fonti di governo. Difficile, invece, che all’esame del prossimo Cdm arrivi la norma che elimina il limite dei due mandati per i sindaci dei Comuni tra 5mila e 15mila abitanti, spiegano le stesse fonti.

    Nel decreto elezioni che sarebbe dovuto arrivare in consiglio dei ministri eraprevisto l’aumento da due a tre mandati dei limiti di permanenza in carica dei sindaci nei Comuni da 5 a 15mila abitanti, mentre sotto quella soglia viene cancellato ogni tetto.
    La battaglia sul tempo massimo da passare al vertice dei piccoli Comuni nasce sostenuta dalle difficoltà crescenti di trovare candidati. Dopo il decreto, nei 5.528 Comuni fino a 5mila abitanti sarà possibile rimanere sindaci a vita, mentre nei 1.643 Comuni fra 5mila e 15mila residenti si sarebbe passati al vertice tre mandati, il tetto scende a due negli enti locali più grandi, rimane tale nelle Regioni al netto delle incertezze sull’accoglimento di questa norma e scompare nella politica nazionale, anche nell’ipotesi di premier eletto direttamente come da riforma Meloni. La norma mirava infatti a innalzare il limite da due a tre mandati consecutivi per gli enti che si collocano nella fascia demografica da 5.001 a 15.000 abitanti eliminando, al contempo, ogni limite di mandato per i comuni fino a 5.000 abitanti. Rimane peraltro ferma la disposizione di cui al comma 3 dell’articolo 51 del TUEL. Conseguentemente, nei comuni con più di 15.000 abitanti, sarà comunque consentito un terzo mandato consecutivo se uno dei due mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per causa diversa dalle dimissioni. Ma bisognerà attendere il prossimo Consiglio dei Ministri per avere l’ufficialità.

  • Comazzi ricorda Bettino Craxi: “Un uomo che ha segnato un’era”

    Comazzi ricorda Bettino Craxi: “Un uomo che ha segnato un’era”

    “A 24 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, ho di lui un concreto ricordo. Il ricordo di un uomo, non solo un politico, che ha segnato un’era.
    È stato un uomo di visione, di coraggio, di passione politica, il primo socialista a guidare il governo italiano. Le sfide affrontate, le scelte politiche e la sua leadership hanno plasmato il corso dell’Italia contemporanea.

    Craxi ha lasciato un segno indelebile in tutti coloro che lo hanno conosciuto e seguito. Il suo esempio e i suoi insegnamenti soprattutto in politica estera sono ancora vivi e attuali, e spingono tutta la classe dirigente a continuare la sua battaglia per un’Italia moderna, europea, coesa e protagonista nello scacchiere internazionale. Di lui ricordiamo anche la sua forza, la sua dignità e la sua autorevolezza”.

    Così l’assessore al Territorio e Sistemi Verdi e capodelegazione di Forza Italia presso Regione Lombardia, Gianluca Comazzi.

  • Cassazione: il saluto romano e’ reato se integra un pericolo fascista

    Cassazione: il saluto romano e’ reato se integra un pericolo fascista

    Le Sezioni Unite della Corte suprema di cassazione, nella udienza pubblica di oggi, hanno deciso che la condotta tenuta nel corso di una pubblica manifestazione consistente nella risposta alla “chiamata del presente” e nel cosiddetto “saluto romano”, rituali entrambi evocativi della gestualità propria del disciolto partito fascista, integra il delitto previsto dalla legge Scelba (art. 5 L. 1952/645), ove, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea ad integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista, vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Lo rende noto la Corte con una nota. Le motivazioni verranno depositate nelle prossime settimane.

    I giudici della Suprema corte inoltre hanno affermato che a determinate condizioni può configurarsi anche il delitto previsto dalla cd. legge Mancino (art. 2 del Dl 26 aprile 1983, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205) che vieta il compimento di manifestazioni esteriori proprie o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Gli ermellini infine hanno poi stabilito che tra i due delitti non sussiste rapporto di specialità e che essi possono concorrere sia materialmente che formalmente in presenza dei presupposti di legge.

  • Ambiente, Tovaglieri (Lega), “Vicinanza alla Lega Giovani, Ultima Generazione vada a manifestare in Cina”

    Ambiente, Tovaglieri (Lega), “Vicinanza alla Lega Giovani, Ultima Generazione vada a manifestare in Cina”

    “Esprimo tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà al coordinatore cittadino della Lega Giovani Andrea Poledrelli, al consigliere comunale Alessandro Verri e a tutti i ragazzi della Lega Giovani che mercoledì mattina sono stati aggrediti dagli attivisti di Ultima Generazione davanti al Tribunale di Milano, dove esercitavano il loro diritto a manifestare pacificamente contro il modus operandi del movimento ambientalista, dai blocchi stradali all’imbrattamento dei monumenti.

    La Lega, con il suo profondo radicamento nel territorio, è da sempre impegnata nella cura e nella tutela dell’ambiente, ma lo fa con concretezza e lontano da ogni ideologia, in Lombardia come in Europa. Ricordo agli aggressori di Ultima Generazione che proprio a Bruxelles siamo in prima linea per contrastare l’agenda politica con la quale verdi e sinistre intendono di fatto spingere la crescita della Cina, il maggiore produttore di CO2 del mondo, dove batterie e auto elettriche sono fabbricate con costi umani e ambientali elevatissimi. Se dovete protestare con qualcuno, andate a manifestare sotto i palazzi del potere di Pechino”.

    Così in una nota l’eurodeputata lombarda Isabella Tovaglieri, portavoce dei giovani della Lega al Parlamento europeo.

  • Magenta verso gli Stati Generali. L’occasione da cogliere per Del Gobbo e la sua Amministrazione

    Magenta verso gli Stati Generali. L’occasione da cogliere per Del Gobbo e la sua Amministrazione

    Ormai ci siamo. Manca davvero pochissimo all’apertura degli Stati Generali della Città di Magenta fissati per sabato mattina in Sala Consiliare.

    Si tratta di un appuntamento molto atteso dai Cittadini e che la nostra Testata on line – anche per un dovere ‘civico’ verso la nostra comunità – seguirà in diretta Facebook nella mattinata di sabato.

    E’ nostra intenzione, vista l’importanza dell’argomento e, soprattutto, la strategicità del percorso che si intende intraprendere, senza beninteso, volerci sostituire al Comune, fare in modo che anche TN possa diventare il ‘megafono’ (in modo costruttivo e sempre garbato) delle proposte per la Magenta del futuro che abbiamo in mente.

    Quindi, l’invito fin d’ora è di utilizzare anche il nostro canale e la mail della nostra redazione (redazione@ticinonotizie.it).

    La premessa di fondo come detto sarà l’educazione e la voglia di contribuire a quello che è il ‘BENE COMUNE’ per tutti, ossia, una Magenta che torni ad essere Magenta…

    Venendo al sodo. E’ chiaro che attorno a questi Stati Generali, Luca Del Gobbo e la sua Giunta si giocano tantissimo, se non tutto.

    Ha voluto fortemente questo momento, anche in considerazione del fatto che finora gli unici Stati Generali veri e non ‘farlocchi’ (senza offesa per quanto aveva inteso mettere in piedi Chiara Calati…) hanno il suo copyright.

    Certo, sono trascorsi quasi vent’anni dal primo Del Gobbo e anche il contesto socio economico magentino si è modificato in modo radicale, però, intatta è rimasta la voglia dei Magentini di tornare ad avere un ruolo guida per questo territorio.

    Per il nostro Primo cittadino e la sua Giunta, inoltre, è la possibilità di dimostrare che un’Amministrazione può incidere ancora. Perché questi ultimi due lustri sembrano essere trascorsi senza colpo ferire….

    Una sorta di ‘Commissariamento’ cittadino anche se in realtà un Sindaco eletto c’era…. Abbiamo perso 10 anni ???

    A parere di chi scrive senz’altro. E’ facile recuperarli??? Assolutamente NO. L’asticella si è alzata parecchio. Però, fa parte delle regole del gioco.

    Il buon Luca, quando, ha accettato la candidatura per il ‘Del Gobbo Ter’ forse non pensava di trovarsi a gestire una situazione del genere.

    Però, certamente da politico navigato, ma soprattutto amministratore, aveva ben chiaro che l’impresa era di quelle ardue. E adesso ha la possibilità di risollevare le sorti di Magenta.

    E’ una di quelle partite secche da dentro e fuori. Ci verrebbe da dire, visto che anche il nostro Sindaco è un appassionato di calcio.

    Partita ad eliminazione diretta e ad alto grado di difficoltà, anche se il percorso per fare ritornare Magenta assomiglia più ad una gara a tappe tipo Tour de France con una serie di salite massacranti.

    Si gioca tanto, si gioca tutto abbiamo detto sopra. Ma senza troppe piaggerie i Magentini con lui. Del resto, siamo ad un bivio: o la centralità di Magenta, o l’essere sempre più periferia metropolitana, stile paesone dormitorio con un ridimensionamento che a questo punto proseguirà ancora in modo inarrestabile.

    Vedere la piazza Liberazione alle 7 stile coprifuoco a Kiev o la via Roma dove il commercio ha il fiato sempre più corto, stringe il cuore…

    Ma non è e non può essere questo il destino della Città della Battaglia, del Parco del Ticino e non da ultimo di Santa Gianna Beretta Molla.

    Tre filoni che già da soli se ben sviluppati, potrebbero davvero rappresentare il volano economico della ripartenza. Lo speriamo sinceramente.