Categoria: Cronaca

  • Busto Arsizio, via al processo contro Irene Pivetti

    Busto Arsizio, via al processo contro Irene Pivetti

    “Totalmente estranea a quanto mi viene contestato. Anzi finalmente inizia il processo così da consentirmi di dimostrare la mia assoluta innocenza. Le mascherine erano in regola, di provenienza extra europea, perché all’epoca in Italia non c’erano dispositivi”.

    Così l’ex presidente della Camera Irene Pivetti ieri in tribunale a Busto Arsizio, entrando in aula per partecipare alla prima dell’udienza del processo che la vede imputata per 82 capi d’imputazione tra cui frode in forniture pubbliche, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio, nell’ambito di una compravendita dalla Cina di mascherine per un valore complessivo di 35 milioni di euro che arrivarono a Malpensa durante l’emergenza Covid.

    “Mi ritrovo imputata con altre persone che non conosco – ha aggiunto Pivetti – Il processo mi permetterà finalmente di scoprire chi sono. Da imprenditrice dico che quando ci si ritrova coinvolti in queste vicende salta tutto. Ho ricostruito la mia vita. Dimostrerò la mia innocenza. La giustizia serve a questo”.

  • Boffalora: finge un malore e, mentre l’automobilista la soccorre, la complice ruba la borsa

    Boffalora: finge un malore e, mentre l’automobilista la soccorre, la complice ruba la borsa

    Tra furti tentati e riusciti sono trascorse delle brutte giornate a Boffalora sopra Ticino. Lo scorso week end una donna in auto ha visto una ragazza stramazzare a terra colta da malore improvviso. E’ successo proprio nel centro del paese, poco lontano dall’ufficio postale. La conducente del veicolo, naturalmente, si è fermata, è scesa dall’auto e si è avvicinata a quella ragazza per soccorrerla. Tutto pensava tranne che fosse un trucco per farla uscire lasciando la portiera dell’auto aperta e la borsa in bella vista sul sedile. In realtà proprio di questo si trattava. Mentre quella ragazza fingeva una complice le ha rubato il portafogli sul sedile.

    La derubata si è accorta subito e ha tentato di recuperare il portafoglio correndo verso quella donna, ma è stata strattonata dalla complice permettendole la fuga avvenuta con una terza persona in auto. La donna derubata si è messa ad urlare attirando l’attenzione di alcune persone vicino alla Posta. Insieme sono riusciti a trattenere la donna che ha finto il malore in attesa dell’arrivo della Polizia locale che l’ha prelevata, accompagnandola negli uffici per le procedure di identificazione e denuncia.

  • Busto Garolfo: via al progetto per la realizzazione di un centro per il riuso

    Busto Garolfo: via al progetto per la realizzazione di un centro per il riuso

    Il concetto che li vuole ridurre a elementi di cui sbarazzarsi perché non più utili, negli anni, va incenerendosi. I rifiuti, o comunque quanto non serve più, possono rinascere a nuova vita e per altri scopi. Ne è consapevole il comune di Busto Garolfo che ha deciso di tradurre questa filosofia in un progetto concreto ovvero nella creazione di un Centro per il riuso. L’inaugurazione del nuovo servizio, che sorgerà in via dell’Industria, avverrà sabato 30 novembre alle 10.30. Per poterlo realizzare, il comune si è avvalso di un contributo messo a sua disposizione dalla Regione.

    “Il centro – spiega il comune in una nota- risponde al concetto di economia circolare e rafforza i comportamenti virtuosi per uno sviluppo sostenibile, con l’obiettivo primario di promuovere un uso migliore e più efficiente delle risorse riducendo la quantità di rifiuti prodotti e attivando iniziative per la raccolta, il trattamento, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti come parte di una logica di non spreco”. Sarà possibile prelevare o consegnare sino a cinque pezzi che potranno essere libri, giocattoli, casalinghi, materiale musicale, arredamento o abbigliamento. Il centro aprirà ufficialmente i battenti sabato 7 dicembre e resterà aperto dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 17.30.

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  • Faccia da Mediaset e i nostri primi 40 anni di TV

    Faccia da Mediaset e i nostri primi 40 anni di TV

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, non ho gradito la fiction sul grande Mike Bongiorno perché non ha osservato la svolta privata della TV italiana Forse per molti intellettuali; la TV pubblica ha unito e istruito il paese quella privata la rimbambito !
    Certo oggi internet ha dato il megafono anche ai mentecatti .. Ma resta un fatto la TV del biscione ; Mediaset e prima finivest eppur guadagna !!! Certo da 40 anni che le reti ammiraglia del servizio privato sono unite .. Quanti programmi e personaggi lanciati e quanta pubblicità passata nel piccolo schermo. Nel corso di questi 4 decenni sono andati in onda un infinita di concorrenti e pubblico perché la TV privata specialmente Fininvest ora Mediaset capi l ‘ importanza di fare partecipare il pubblico
    Poi il televoto e il messaggio da casa ; la gente voleva essere la TV non solo guardare.
    Lo sviluppo della pubblicità e televendite si è avviato con la presa in campo delle TV Berlusconiane
    I 30 secondi o 15 di gioia nel poter possedere il sogno. Le TV di Berlusconi non sono gratuite perché le paghi con la pubblicità; recitavano i ben pensanti intellettuali Certo ; il canone Rai era un balzello gratuito.

    Poi mi sembra che la TV pubblica abbonda di messaggi pubblicitari. Comunque Mediaset ha vinto la sfida con la TV di stato e pure un referendum nel 1995.

    Finisce il duopolio; finirà Mediaset Un ritornello che dal 1984 si recita ; quante antenne hanno chiuso i battenti ! Con l’inizio della frammentazione e dei piccoli numeri TV Mediaset è sempre in testa agli ascolti.
    Certo il pubblico del biscione che qualcuno vorrebbe interamente in prigione ha passato la giovane stagione. Ormai noi figli di Bim Bum Bam e colpo grosso non abbiano più la giovinezza addosso anche se vogliamo ancora mordere l’osso !!

    Molto gruppi sono arrivati con la speranza di battere e sconfiggere il mostro di Cologno Monzese mah ; eppure si muove. Attiva internet e tutto un mondo di social network e canali infiniti !!!Il gruppo TV privato continua a tenere ed avere guadagno.

    Tutti lo danno da una vita per defunto e a tirare le cuoia. Meglio tirare a campare con la politica dell’oggi.

    Forse Mediaset copia anche lei ed insegue i social e internet ma con una formula del immediato
    Il futuro o il domani non ha certezze ; quindi a rotazione vecchie repliche come riempitivo e regalo spazi pubblicitari che fare grandi progetti per il futuro ??

    Certo gli investimenti non mancano ma l’ effetto nostalgia di molti canali secondari fa vivere bene
    Certo la TV ha molti problemi e ostacoli ma ha sempre un suo fascino sul pubblico degli anta !!!Che devo pure riempirsi la panza. Oggi il pubblico appetibile agli sponsor è aumentato di età.

    Quindi viva la senilità perché guadagno sarà. Del domani della TV non c’è certezza ma una cosa è certa il presente sorride a Mediaset. Mentre le altre TV non hanno buone lune ..Forse perché o troppo schierate o troppo oscure o troppo social.

    Un giorno un professorone del commercio mi disse ; tra poco Mediaset chiude non ha molta vita !!!
    Era il 2004 sono passati 20 anni e molte TV sono chiuse mentre il pennone del biscione sventola sempre a Cologno Monzese senza pretese solo di regalare dolci attese …Non chiedere mai se guardi la TV privata non chiedere mai chi è la più pagata ma appagante. Ah quel discorso del 2004 l’avevo sentito nel 1984 poi nel 1994 e infine quest’anno …. Lui deve chiudere mentre gli altri spariscono …”

    A cura di Massimo Moletti

  • Studenti e studentesse della Città metropolitana di Milano a lezione di sicurezza stradale

    Studenti e studentesse della Città metropolitana di Milano a lezione di sicurezza stradale

    Il Progetto Sicurezza Milano Metropolitana, sviluppato in collaborazione con Safety21, si arricchisce di una nuova iniziativa formativa il Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) rivolta ai giovani cittadini e alle giovani cittadine per partecipare attivamente alla promozione di una cultura sempre più consapevole della Sicurezza Stradale.

    Contribuire alla formazione di giovani cittadini responsabili e consapevoli: è questo l’obiettivo del progetto “Mi voglio sicurǝ”, che riparte quest’anno con nuove opportunità educative per gli studenti delle scuole superiori della Città metropolitana di Milano. Parte integrante del Progetto Sicurezza Milano Metropolitana, l’iniziativa, realizzata in collaborazione con Safety21 e con la consulenza dell’Associazione Lorenzo Guarnieri ONLUS, è aperta a tutte le scuole secondarie di secondo grado del territorio e sarà fruibile a partire dal prossimo 22 novembre, qualche giorno dopo domenica 17 novembre data in cui si celebra la Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, proclamata dall’Onu nel 2005.

”Mi voglio sicurǝ” si arricchisce del Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), un programma di formazione e-learning, al termine del quale rilascerà 30 ore di crediti formativi. Grazie a questo percorso, le studentesse e gli studenti approfondiranno tematiche essenziali per la sicurezza stradale, come i legami tra veicoli e infrastrutture, la percezione del rischio e le azioni preventive per ridurre i pericoli sulle strade. Inoltre, a partire da gennaio 2025, il progetto includerà anche sessioni di formazione in aula, arricchendo ulteriormente l’esperienza formativa.

    “Velocità elevata, guida sotto l’effetto di alcol e/o droga, e distrazione determinano la maggior parte degli scontri stradali gravi , che costituiscono la prima causa di morte per le ragazze i ragazzi dai quindici ai ventinove anni – commenta la consigliera delegata alle infrastrutture Daniela Caputo – prosegue il nostro lavoro per promuovere la cultura della sicurezza stradale e del rispetto delle regole tra le giovani generazioni; chi ha delle responsabilità di governo locale, non può e non deve rimanere indifferente davanti a tutto ciò, ma attivarsi e promuovere progetti di sensibilizzazione perché non ci siano più vittime sulle nostre strade”.

    Aggiunge Stefano Guarnieri, vice Presidente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri ONLUS: “L’educazione dei giovani è l’arma migliore che abbiamo per provare a rendere sicuro un sistema di mobilità stradale dove in Italia muoiono 9 persone al giorno. Spero che il corso possa aiutare a formare una “cultura della sicurezza” che sarà utile ai ragazzi e alle ragazze non solo sulla strada ma anche al lavoro e in tutta la loro vita”.

    “Siamo orgogliosi di contribuire per il secondo anno a un progetto che punta a educare i giovani alla sicurezza stradale attraverso un approccio innovativo e coinvolgente. È fondamentale investire nella formazione delle nuove generazioni per costruire un futuro dove il rispetto delle regole e la prevenzione diventino valori condivisi” dichiara Gianluca Longo, Amministratore Delegato di Safety21 SpA.

    “Mi voglio sicurǝ” offre anche la possibilità di ottenere ulteriori 15 ore di crediti formativi attraverso la realizzazione di un project work: gli studenti e le studentesse, organizzati in team, saranno chiamati a realizzare una campagna sociale di comunicazione sulla sicurezza stradale, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di adottare comportamenti responsabili e consapevoli in strada incentivando ciascuno a contribuire alla tutela della propria e dell’altrui sicurezza. Questo lavoro rappresenta un’importante occasione di crescita, permettendo ai ragazzi e alle ragazze di sviluppare competenze trasversali e di partecipare attivamente alla promozione di una cultura della sicurezza stradale. Una giuria di esperti del settore individuerà i tre migliori elaborati che saranno premiati alla presenza delle Istituzioni.

    Per maggiori informazioni:
    https://www.scuola.net/progetti/187/mivogliosicur,

    numero verde 800049229

    mivogliosicuro.cmm@scuola.net

  • Parabiago: scoperta attività commerciale non in regola

    Parabiago: scoperta attività commerciale non in regola

    Grazie al proseguimento dell’attività di controllo sul territorio e presso gli esercizi commerciali, gli Agenti e Ufficiali del Comando di Polizia Locale, hanno posto l’attenzione su un esercizio di tinto lavanderia situato nella zona centrale della Città di Parabiago.

    Gli accertamenti hanno evidenziato che l’attività professionale stava operando senza aver ottenuto i requisiti previsti dal Regolamento Regionale n. 5 del 01/02/2018, ovvero la necessaria autorizzazione ad esercitare. Al titolare (X.G.), di circa 60 anni e di nazionalità cinese, è stata quindi contestata una sanzione amministrativa di 500,00 euro con contestuale chiusura dell’esercizio commerciale. È stato, quindi, informato l’Ufficio Comunale SUAP (Sportello Unico della Attività Produttive) per gli adempimenti del caso.

    Attraverso controlli mirati, monitoraggi costanti e interventi tempestivi, il Comando di Polizia Locale lavora per prevenire irregolarità, contrastare comportamenti illeciti e proteggere sia gli esercenti, sia i consumatori. Queste operazioni sono essenziali per tutelare i diritti delle imprese regolari e favorire una convivenza civile basata su regole condivise.

  • Lettere alla redazione. La Scuola fra burocrazia & business

    Lettere alla redazione. La Scuola fra burocrazia & business

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Chi pensa ancora che un docente di scuola faccia il mestiere per il quale è stato assunto e per il quale ha faticosamente studiato è in errore. Da diversi anni egli è ingabbiato in una serie di pratiche che lo allontanano e lo distolgono dall’insegnamento e che lo hanno trasformato in un perfetto e inutile burocrate.

    Dico “inutile” perché inutili sono le pratiche e le scartoffie che un docente è costretto a compilare, a protocollare, a sistematizzare, a rendicontare, a firmare, ad archiviare. Tutta una serie di tabelle e di fogli che nessuno leggerà mai, e che in barba all’avvento del digitale che doveva evitare l’uso e l’abuso della carta, sta producendo una montagna di documenti cartacei che alla fine trovano la loro naturale collocazione in qualche scantinato buio delle segreterie.

    Non che un professore non si rechi più in classe; ma la sua mente è stata ormai occupata dalla compilazione di queste pratiche più che dalla preparazione delle lezioni. Sicché un meccanismo perverso ha trasformato talvolta docenti mediocri in paladini della perfezione formale (essendosi attenuti in modo ineccepibile a protocolli e tabelle) e, per converso, docenti preparati e appassionati in soggetti deboli (essendosi dedicati più alla qualità delle loro lezioni che alle formalità burocratiche).

    La scuola italiana ha tessuto una rete burocratica che ha imprigionato il lavoro dell’insegnante, facendo perdere di vista ciò che di più bello e importante esiste in questo mestiere: trasmettere ai ragazzi il piacere della conoscenza, della curiosità che innesca il desiderio di migliorarsi culturalmente e umanamente.

    È un processo, quello della burocratizzazione, che da qualche tempo si accompagna alla creazione dal nulla di nuove figure del tutto approssimative e dal valore dubbio: gli “orientatori”, i “tutor”, gli “animatori digitali”, i “formatori”.

    Tutti ruoli di nessun contributo significativo ed estranei al lavoro collegiale. E la prova arriva, in ritardo, dallo stesso Ministero dell’Istruzione che prima inventa le figure dell’orientatore e del tutor e poi dimezza i loro compensi, accorgendosi del loro scarso impatto come supporto alla scelta oculata dei futuri percorsi degli studenti. Tutto questo dopo aver dilapidato 150 milioni di euro, cifra che poteva essere adoperata per cose più urgenti e fondamentali.

    Sarebbero opportune, nella scuola italiana, riforme ben più importanti e di più ampio respiro, a partire dal superamento delle cosiddette “classi pollaio” contro le quali ogni riforma ministeriale ed ogni innovazione della didattica è destinata ad infrangersi.

    Nessuna riforma dell’istruzione e nessuna “erotica dell’insegnamento” può sperare di essere efficace in una piccola aula occupata da 30 o 35 alunni (dove peraltro le regole di sicurezza imporrebbero spazi consoni per eventuali evacuazioni).

    Esiste da tempo un documento redatto da molti insegnanti e sottoscritto da alcuni fra i più noti intellettuali italiani che mira a ricollocare la scuola al centro dell’azione culturale del nostro Paese: il “Manifesto della nuova scuola” vuole restituire centralità all’attività didattica liberando finalmente l’insegnante dai legacci burocratici che sono i veri “distrattori” del suo lavoro.

    Le ore di lezione devono tornare ad essere momento di reale crescita umana e di trasmissione delle conoscenze (basta col mantra delle famigerate “competenze” legate ad un modello aziendalistico della scuola). E per raggiungere quest’obiettivo occorre che la scuola si svincoli dalle incombenze burocratiche che la allontanano dal suo ruolo educativo. Ad iniziare dal PTOF, cervellotico documento che pretende di legare la didattica alle “esigenze del territorio” in assenza di una progettualità reale e multidisciplinare, e dal RAV, documento di “auto-valutazione” basato sulla descrizione statistica dell’insegnamento piuttosto che sull’insegnamento stesso.

    Secondo i dati Ocse, il 28 per cento della popolazione italiana è composta da analfabeti funzionali.

    Il 28 per cento degli italiani, cioè, è “incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità” (definizione ufficiale dell’Unesco).

    Le cause di questo crescente fenomeno sono molteplici, ma un ruolo decisivo lo giocano certamente i social media fruiti come unici strumenti di informazione e di rappresentazione del mondo. La diffusione del digitale, che così tanto aveva promesso in termini di evoluzione sociale e di diffusione della democrazia, si è rivelata vantaggiosa solo per pochi eletti, mentre la maggior parte delle persone, in primis le nuove generazioni, è rimasta invischiata nel livello più basso dell’intrattenimento becero, delle fake news e del trash. Davanti a questo fenomeno di regressione sociale, la scuola dovrebbe porsi come baluardo del pensiero critico e dell’analisi reale del mondo.

    Ma la continua predicazione del “vangelo della digitalizzazione” quale unica e necessaria evoluzione di una scuola “in linea con i tempi” ha invece eroso lo spazio di pensiero alternativo al digitale; alternativo, cioè, ad un modello in cui i ragazzi sono sommersi senza soluzione di continuità già fuori dalla scuola.

    L’attacco su più fronti alla famigerata “lezione frontale” parte da un’immagine stereotipata: un’aula con tanti ragazzi svogliati che ascoltano stancamente la lezione meccanica del professore. Ma oggi non avviene forse la stessa cosa, con i ragazzi immersi nei loro smartphone mentre il docente cerca di catturare la loro attenzione?

    Ecco il punto centrale: il docente. Un docente preparato, appassionato e carismatico sarà in grado di intercettare le menti e i cuori dei suoi studenti anche con la lezione frontale, così come un docente privo di queste qualità sarà destinato al fallimento pur servendosi del digitale o di tutte le altre “nuove metodologie” inventate ad hoc per rinnovare la scuola solo nella terminologia. Col digitale si è scambiato il mezzo con il fine: la scuola è caduta nell’equivoco di credere che esso sia utile “di per sé”, piuttosto che uno strumento da adoperare, assieme al foglio, alla matita e alla parola, ai fini dell’efficacia didattica.

    Questa ossessione per la digitalizzazione della scuola è priva di ogni fondamento critico, perché il problema delle nuove generazioni è semmai l’eccessivo uso del digitale in ogni momento della loro vita. Cosicché la tanto decantata “Scuola 4.0” altro non è stata che un’enorme quantità di denaro derivata dal PNRR che doveva velocemente essere spesa, supportata da una terminologia (“metaverso”, “reti neurali”, “smart technologies”, “Next Generation Labs”, ecc.) che al cospetto di scuole fatiscenti, fredde e disorganizzate rimandano con la mente a certi film hollywoodiani di fantascienza. E tutto questo, che nella pratica ha significato semplicemente la lettura su iPad, su Kindle o su una LIM, da un lato si è rivelato come qualcosa che i ragazzi già conoscevano meglio degli insegnanti (all’insaputa di qualche insegnante, ChatGPT è adoperato già da tempo da alcuni alunni per svolgere verifiche e assicurarsi buoni voti); dall’altro riportava all’enorme problema dell’analfabetismo funzionale di cui sopra.

    “Per una scuola è facile prendere i soldi e dichiarare che si è messo in piedi un corso Stem, ma in cosa consiste esattamente un tale corso? E cosa vuol dire che i progetti sono ‘intesi allo sviluppo e alla digitalizzazione della piattaforma digitale nazionale Stem’? Cos’è la piattaforma Stem? Ed è un fine o un mezzo? […]

    In cosa consista la piattaforma Stem e quali dati sia necessario raccogliere e monitorare non è dato sapere” (Tito Boeri e Roberto Perotti, dal libro: “PNRR, la grande abbuffata”).
    Insomma: vendere fumo e farselo pagare bene. E intanto, ormai da anni, le università segnalano che molti studenti fanno fatica a comprendere e a scrivere perfino testi semplici.

    L’articolo 33 della Costituzione recita: “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

    L’art. 1 del D.Lgs. 297/1994 recita: “ai docenti è garantita la libertà di insegnamento come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente. L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni”.

    I principi sopra elencati sono alla base dell’insegnamento e ne garantiscono il pluralismo culturale a salvaguardia di mode e pedagogie calate dall’alto. Ed è importante ribadirlo soprattutto in relazione al Piano di Formazione dei docenti che, lungi dal dover sottostare a indicazioni unilaterali, può e deve seguire gli interessi del singolo docente e il suo personale approccio agli argomenti disciplinari. In quanto operatore della conoscenza, il docente è in continua auto-formazione, ma il suo aggiornamento riguarda sé stesso e i suoi specifici interessi, e poco ha a che fare con una formazione imposta dall’alto e presentata come obbligatoria e apodittica. L’obbligo della formazione docenti pare essere piuttosto una sorta di “addestramento” declinato soprattutto al digitale, visto come unico ambito percorribile per una scuola “innovativa”.

    La percezione è che questa tanto decantata e frettolosamente organizzata “formazione” sia il frutto del tentativo di intercettare la pioggia di denaro del PNRR, con formatori esterni che hanno trovato nella scuola il loro nuovo filone aurifero, e con docenti formatori interni che pretendono di “formare” i loro colleghi avendo seguito un corso di qualche ora per capire “come si fa” (c’è da rimpiangere la Scuola Radio Elettra che offriva corsi per corrispondenza).

    Informarsi sulle cose del mondo, leggere, partecipare a convegni o conferenze di alto profilo; tutto questo è stato declassato in favore della “catena di montaggio” che spinge i docenti a chiudersi nei loro pacchetti digitali del nuovo orizzonte impiegatizio.

    C’è da chiedersi cosa sarebbe accaduto se i maestri del passato, dagli antichi filosofi greci ai grandi educatori dell’età moderna, fossero stati costretti a seguire “corsi di formazione” non coerenti con i loro interessi.

    Ho recentemente sentito affermare da una dirigente scolastica che la spinta alla formazione digitale è giustificata dal fatto che il mondo del lavoro richiede soprattutto figure di ingegneri.

    Da un lato questa tesi è il frutto di un atteggiamento supino a linee guida ministeriali che vedono nella scuola un mero meccanismo del sistema aziendale, nel quale i numeri e le proiezioni statistiche valgono più delle speranze e delle aspirazioni dei ragazzi.

    Dall’altro, ignora che uno dei cardini su cui si impernia il vero progresso è quello dell’approccio multidisciplinare alla conoscenza.

    È storia nota che Steve Jobs ebbe l’idea di dotare i suoi computer di font multipli dopo aver frequentato un corso di calligrafia; un corso, cioè, apparentemente lontano e poco pratico rispetto all’informatica.

    E che uno degli esempi più fulgidi dell’imprenditoria italiana, quello promosso da Adriano Olivetti, si è basato sulla perfetta commistione di tecnologia e sapere umanistico.

    Potremmo perfino andare indietro nel tempo di secoli e ricordare che la figura più geniale che sia mai esistita, quella di Leonardo da Vinci, ebbe sempre un approccio omnicomprensivo allo studio del mondo. Ma è meglio fermarci qui, prima che a qualche “esperto” del ministero salti in mente di dire che anche questi personaggi, se avessero seguito uno specifico corso di formazione, avrebbero potuto acquisire più competenze.

    Silvano Brugnerotto
    Docente di Storia dell’Arte presso Istituto Bachelet
    Abbiategrasso

  • Il Politecnico di Milano tra le prime 30 Università al mondo

    Il Politecnico di Milano tra le prime 30 Università al mondo

    Il Politecnico di Milano si colloca al trentesimo posto a livello mondiale e al primo in Italia nel nuovo Interdisciplinary Science Ranking (Isr) 2025 dedicato alla multidisciplinarietà scientifica e lanciato da Times Higher Education (The).

    Il ranking ha analizzato 1.023 università in 92 paesi al mondo, di queste 749 sono entrate a far parte della classifica che valuta il contributo delle università nella ricerca interdisciplinare, considerata fondamentale per affrontare le grandi sfide globali.
    L’edizione 2025 si concentra sulle scienze naturali e tecnologiche, includendo discipline come Informatica, Ingegneria, Life Sciences e Physical Sciences. Il Politecnico di Milano si distingue per il suo approccio alla ricerca interdisciplinare, sostenuto da infrastrutture interdipartimentali avanzate, che favoriscono la collaborazione tra discipline, una chiara direzione scientifica, orientata verso le sfide più complesse e un’elevata capacità di attrarre finanziamenti su temi multidisciplinari, a conferma del riconoscimento internazionale del suo modello di ricerca: “Incentivare un approccio interdisciplinare alla ricerca -spiega la rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto- è fondamentale, specie per un’università tecnica come la nostra.

    Ampliare i gruppi di ricerca, allargare il confronto con materie umanistiche, sviluppare collaborazione e percorsi di laurea congiunta con altri atenei, in Italia e all’estero, sono la chiave di volta per affrontare sfide che hanno un forte impatto sulla società e che, sempre di più, ci posizionano in un contesto globale. Questo risultato certifica l’impegno degli ultimi anni e segna la bussola per orientarne gli sviluppi futuri”.

    Il ranking si basa su tre pilastri principali, che riflettono le fasi del ciclo di vita dei progetti di ricerca, e utilizza indicatori derivati da dati bibliometrici (40%), dati reputazionali (25%) e dati forniti direttamente dalle università (35%).

    L’obiettivo del ranking è premiare le collaborazioni interdisciplinari, riconoscendo il loro ruolo cruciale nell’avanzamento scientifico. Questo traguardo rappresenta non solo un risultato prestigioso, ma anche un punto di partenza per rafforzare ulteriormente il ruolo del Politecnico come punto di riferimento globale nella ricerca multidisciplinare.

  • La Giornata dell’Albero e l’impegno del Parco del Ticino

    La Giornata dell’Albero e l’impegno del Parco del Ticino

    Oggi 21 novembre celebriamo la giornata degli ALBERI che sono VITA. La messa a dimora degli alberi è la più efficace azione di adattamento e di mitigazione ai cambiamenti climatici.

    I boschi e le foreste sono ecosistemi ricchi di vita, fondamentali per l’uomo e la natura. Gli ambienti boschivi svolgono un ruolo fondamentale nella protezione del suolo e delle acque, nel filtraggio dell’aria, nella fissazione del CO2, contribuiscono alla conservazione della biodiversità e degli spazi per animali, proteggono dai pericoli naturali e offrono spazi ricreativi per l’uomo.

    Per questo il Parco del Ticino, solo dal 2022 ad oggi, ha realizzato oltre 12 ettari di nuove aree a bosco con oltre 25 mila piante per un investimento di 500mila euro grazie al progetto AZIONI PER IL CLIMA: BANDO FORESTE”.

    A questo seguirà un ulteriore stanziamento di un milione di euro per proseguire nel progetto nei prossimi anni, con l’obiettivo di raggiungere 20 ettari di nuovi boschi all’interno del Parco del Ticino, così che dalla nascita del Parco avremo creato nuovi boschi con un nuovo albero per ogni abitante.

    Il Parco del Ticino si occupa dalla sua fondazione nel 1974 di conservazione e recupero degli ecosistemi, nella loro complessità: acque, aria, suolo, vegetazione e fauna. Ma negli ultimi anni, a questa predisposizione che si potrebbe definire genetica su attività di forestazione, si è imposta una più forte e chiara presa di coscienza di come queste attività siano fondamentali per affrontare la crisi climatica globale in atto.

    Anche tu puoi fare la tua parte adottando comportamenti che riducano l’impatto sull’ambiente: scegli mezzi sostenibili, riduci i consumi energetici e l’uso della plastica, fai acquisti consapevoli, differenza i rifiuti e ADOTTA o REGALA UN ALBERO!

    ▶ Lo puoi fare anche attraverso la piattaforma WOWNATURE

    https://www.wownature.eu/…/parco-lombardo-della-valle…/

    Per aiutarci a far crescere nuove foreste o a migliorare quelle esistenti!

  • Magenta: piange Giuseppe Santangelo per tutti semplicemente … Il Pè

    Magenta: piange Giuseppe Santangelo per tutti semplicemente … Il Pè

    Ci sono alcune notizie che sono senz’altro più difficili da scrivere rispetto ad altre. Questa rientra senza dubbio in questo novero.

    Già, perché se se ne va prima del tempo ‘Un ragazzo degli anni Settanta’ – che in una realtà come la nostra certamente avrai incrociato chissà quante volte – è qualcosa che ti tocca da vicino. E che non può non suscitarti emozioni forti.

    Non puoi restare insensibile come spesso, invece, questo lavoro ti porta, quando devi inserire in modo quasi ‘robotico’, tipo catena di montaggio, news dopo news ….

    Nei casi come quello di Giuseppe Santangelo per tutti i suoi amici semplicemente … il Pè non può e non deve essere così.

    Strappato alla vita che tanto amava a soli 52 anni per uno di quei brutti mali che la sorte cinica non si sa per quale ragione ti manda…

    Lascia la moglie Emanuela e gli adorati figli Riccardo e Ascanio. E poi la sua famiglia, una marea di amici e una comunità che resta attonita dinnanzi ad una notizia come questa….

    Muoiono gli anziani? Non è vero muoiono anche tanti giovani che vedono improvvisamente spezzato il loro percorso esistenziale.

    Nel caso di Giuseppe – un ragazzo che tante volte abbiamo avuto modo di vedere negli anni verdi all’Oratorio della San Martino, così come rincasare nei palazzi in zona via Santa Caterina dove era cresciuto – trovare una spiegazione razionale a tutto ciò? Impossibile.

    Per chi vorrà dare un ultimo saluto a Giuseppe, in questi giorni potrà recarsi presso la Casa Funeraria Calcaterra di Strada Castellazzo.

    Per tutti gli altri, raccolti in preghiera sabato mattina alle 10,30 nella Basilica di San Martino.

    La nostra sincera vicinanza ai suoi cari in un momento di così profonda tristezza.

    RTN