La solitudine di un clandestino in condizioni disperate intercettato a Magenta da Khalid: “L’ho aiutato, ma poi è sparito. E’ un mio connazionale, vorrei rivederlo”

Un uomo solo che girovagava lungo via Roma a Magenta. Un vagabondo, straniero e clandestino. Lo si notava per gli stracci che indossava, per lo sguardo perso. Frugava nei cestini e per terra in cerca di qualcosa da ingoiare. Qualsiasi cosa andava bene, perché quando hai fame e tanta sete in giornate che sfiorano i 40 gradi, va bene tutto. Ad accorgersi di quel ragazzo è il Khalid, che staziona da sempre davanti alla basilica di San Martino. Raccontiamo questa storia per due motivi. Il primo è che sono in pochi ad essere in grado di intercettare le fragilità. Spesso bisogna essere poveri per capire chi è povero.

MAGENTA – Il secondo è che il Khalid vorrebbe incontrare nuovamente quel ragazzo. Lo ha intercettato lunedì sera verso le 19 in via Roma. Lo ha aiutato, ma poi è sparito dalla circolazione. Come spesso accade a chi non ha nulla. Arriva in un posto e cambia zona alla velocità della luce temendo i controlli delle autorità. “Mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto se fosse marocchino – racconta – ha detto che era marocchino. Viveva a pochi chilometri dal mio paese e ho cercato di aiutarlo perché era in bruttissime condizioni. L’ho portato in piazza mercato dove c’è una fontanella che è servita per lavarsi. Poi l’ho portato a casa e gli ho dato da mangiare e qualcosa da tenere”. Non avendo documenti non poteva essere aiutato, ma quel ragazzo era veramente in condizioni disperate. Cosa bisogna fare in questi casi? Lasciar perdere e far finta di niente?

Ha raccontato a Khalid di vivere per strada. Di essere salito sul treno e di essere sceso in un paese senza nemmeno sapere dove si trovasse. Probabilmente è tornato in stazione ed risalito sul treno per ripartire forse alla volta della stazione centrale di Milano. Ci auguriamo che i volontari, in quel punto sempre presenti, lo abbiano intercettato e aiutato. “Vorrei tanto rivederlo a Magenta per un momento – conclude Khalid – alla fin fine era un ragazzo come me del mio stesso paese arrivato in cerca di qualcosa di meglio”.