Sul Foglio dei giorni scorsi è apparso un interessante contributo del reverendo Robert Sirico sull’ultima esortazione apostolica di Sua Santità Papa Francesco, Laudate Deum. Il reverendo Sirico è presidente emerito dell’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, un’istituzione educativa e di ricerca americana, o think tank, a Grand Rapids, Michigan, la cui missione dichiarata è “promuovere una società libera e virtuosa caratterizzata dalla libertà individuale e sostenuta da principi religiosi” .
L’INTERVENTO
Una grande opportunità mancata Non mi fa piacere identificare il problema essenziale che sta al cuore della recente esortazione apostolica di Papa Francesco, “Laudate Deum”: essa condanna il progresso economico prodotto dalla Rivoluzione industriale dalla metà del XIX secolo a oggi. Quel progresso che ha reso la vita migliore proprio per le persone che il Santo Padre vuole aiutare.
Il Santo Padre dice che con l’avvento della Rivoluzione industriale l’emissione di gas serra “ha accelerato significativamente”e che “più del 42 per cento delle nuove emissioni totali dal 1850 sono prodotte dopo il 1990” (par. 11) E’ comprensibile che mentre il mondo intero veniva liberato dalla povertà di sussistenza che esisteva fin da quando comparvero gli esseri umani, alcuni impatti sull’ambiente potevano essere avvertiti se si stavano facendo dei progressi. Per contestualizzare tale quadro, è sufficiente considerare che nello stesso periodo la durata della vita è aumentata e la mortalità diminuita.
Tra il 1800 e il 1950, la percentuale della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà si è dimezzata; dal 1950 al 1980 si è dimezzata ulteriormente. Ciò che è accaduto è la definizione stessa di cosa significhi essere responsabili. Non c’è dubbio che potrebbero verificarsi alcuni impatti ambientali e che questi sarebbero naturalmente misti. Questi sono chiamati compromessi. Ad esempio, l’aumento dell’uso di energia indotto da una maggiore produttività (ad esempio, i trattori) ha aumentato l’emissione di gas serra. Ma ulteriori progressi tecnologici (motori più efficienti o fonti di energia alternative) hanno mitigato questi effetti e studi recenti indicano che queste tendenze positive sono in aumento. Si tratta di uno schema ricorrente. La cosa più frustrante che vedo in “Laudate Deum” è l’opportunità mancata che rappresenta. Non c’è fine alla pletora di studi, libri, documenti e articoli prodotti dalla comunità scientifica sulle sfide portate dalla crescita economica e dal suo impatto sull’am – biente. In effetti, il Papa ne cita molti nella sua esortazione.
Ciò che purtroppo manca, e che rappresenta il contributo unico che il Papa avrebbe potuto dare, proviene dalla sua stessa competenza, quella che gli economisti chiamano “vantaggio comparato”. La competenza del Papa non è la scienza del cambiamento climatico, è l’ispirazione morale. Che manca nella sua lettera. Ciò è ironico in quanto la soluzione che il Papa cerca si riduce in ultima analisi proprio a questa competenza: convertire l’ambiente morale, che sia quello del “paradigma tecnocratico” che egli condanna (cioè l’economia di mercato privata che elabora le soluzioni al problema della scarsità senza una visione morale dell’insieme), o il rimedio politico visto nella sequenza di conferenze sul clima per le quali egli nutre grandi speranze e che enumera – ammettendo però che questi sforzi sono in gran parte falliti. E’ sconcertante vedere che il capo di un’istituzione di duemila anni, con un’ampia esperienza nello sviluppo morale umano, che ha costruito le istituzioni più efficaci e migliorative che il mondo abbia mai visto (ad esempio, la carità organizzata e internazionale, l’università, l’ospedale e altro ancora), si accontenti della retorica di un libro bianco di una ong di medio livello.
Rev. Robert Sirico, presidente emerito dell’Acton Institute
