Sebbene in apparenza la notizia di oggi sia che Magenta celebrerà gli Stati Generali della città il 20 gennaio 2024 nella sala consiliare, per l’inter giornata, in realtà la chiave di lettura della decisione assunta dall’Amministrazione è un’altra: Luca Del Gobbo torna alle origini e punta a fare se stesso: con lo spirito del 2002, il sindaco tornato dopo 10 anni vuole cambiare ancora, e radicalmente, quella Magenta che la prima decade del suo mandato- con Laminati, recupero delle aree dismesse ed altre opere pubbliche- cambiò volto rieleggendolo col oltre il 65% dei voti nel 2007. Ma poi cedendo a Marco Invernizzi lo scettro nel 2017 e passando cinque anni complessi con la non ricandidata Chiara Calati.
Questa è la notizia, il resto è contorno: certo, è da 15 anni- correva il 2008- che Magenta non ricorreva a questa forma di confronto popolare; in precedenza gli stati generali erano stati convocati nel 2003. Per dare voce davvero a tutti sarà creata una casella di posta elettronica dedicata dove le quasi 200 associazioni magentine e ogni singolo cittadino potrà inviare contributi scritti per partecipare alla costruzione della sua città. «Nel 2024 – riprende Del Gobbo – partiremo con il programma ambizioso del nuovo Piano di governo del territorio, che non è solo uno strumento urbanistico ma comprende la visione della città per il suo sviluppo anche nel welfare, nella socialità, nel marketing territoriale e nella cultura. Il materiale ricevuto diventerà elemento di analisi e riflessione per l’elaborazione del Piano. Gli stati generali erano uno dei punti qualificanti della nostra campagna elettorale e non saranno un momento autocelebrativo dell’amministrazione comunale. La nostra idea di amministrare è sussidiaria e considera il cittadino protagonista, come gli imprenditori».
«Nel primo anno di mandato ci siamo dedicati alla ricostruzione del nostro comune, dove abbiamo trovato una situazione piuttosto complicata, a partire dal cimitero, dove da 10 anni non venivano fatti lavori. Noi in un anno ne abbiamo avviati per 300.000 euro e altri ne seguiranno. Dall’amianto nella scuola di Pontevecchio alla bufera di luglio, non siamo stati molto fortunati, ma sono già stati fatti gli interventi necessari oltre a quelli per le infrastrutture, nel parco del Crocione, nelle scuole, nelle palestre fino alle panchine smart che sono molto piaciute ai più giovani. Dall’amministrazione di centrosinistra sono arrivate scelte folli, abbiamo dovuto riqualificare l’ente Comune con molte persone nuove, intervenire sulle emergenze ereditate e mettere a posto molte cose, ma sono molto ottimista che questa politica porterà sviluppo a Magenta, in barba a vecchi slogan che sento girare, come quello di “Del Gobbo cementificatore”. Non mi sembra, Magenta non è una città conurbata, semmai è ferma da 10 anni: in questo periodo non sono arrivate attività produttive, né sono state recuperate arre dismesse. Non c’è stato un solo progetto, ho visto solo aziende chiudere. Ora qualcuna è tornata e nell’ufficio urbanistica c’è una lunga fila».
Sulla sua idea della Magenta di domani, il sindaco sottolinea la peculiarità di coniugare la città storica di 24.000 abitanti «e che non dovrà superare i 27.000» con quella del futuro. «Nel logo degli stati generali è raffigurato l’ossario perché l’unità d’Italia è partita da qua e siamo nella storia d’Europa. Siamo la città del colore che tutto il mondo chiama con il nome di Magenta, la città di santa Beretta Molla e del Parco del Ticino. Sono convinto delle potenzialità di Magenta, che un tempo era riferimento di un’area e poi si è addormentata. Siamo vicino a Malpensa e a una fermata di treno e 10 minuti di auto dal capoluogo, nella cerchia della Grande Milano ma senza esserne stati assorbiti: Magenta ha mantenuto la propria identità e la propria tradizione e ora deve proiettarsi nel futuro».
La sfida è lanciata, il dado tratto. La fase due di questo Del Gobbo bis, quella vera, scatterà quel giorno: 10 gennaio 2024.
