No all’astensionismo, alla guerra e all’aborto. Sì “all’assunzione di responsabilità da parte dei cristiani e delle persone serie, capaci, oneste in politica”, che è “particolarmente urgente in questo tempo”. E’ il succo di un documento della Conferenza episcopale lombarda, svoltasi a Caravaggio (Bergamo) ieri e mercoledì. La nota diffusa riguarda l’impegno dei cristiani in politica, in particolare in vista delle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno.La Cel, che riunisce le Diocesi di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Pavia e Vigevano chiude con un invito al voto per un’Europa “dove sia desiderabile abitare insieme”. Un obiettivo “possibile, perché ciascuno di noi, secondo le sue responsabilità, competenze e ruoli mette mano adesso all’impresa di aggiustare il mondo”. Dai vescovi lombardi una critica “all’indifferenza che induce all’astensionismo” e che porta al “giudizio sommario che scredita uomini e donne impegnati in politica”.
“Atteggiamenti che devono essere estranei alla comunità cristiana”, dicono Mario E.Delpini, Arcivescovo di Milano, Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo, Marco Busca, Vescovo di Mantova, Oscar Cantoni, Vescovo di Como, Maurizio Gervasoni, Vescovo di Vigevano, Daniele Gianotti, Vescovo di Crema, Maurizio Malvestiti, Vescovo di Lodi, Antonio Napolioni, Vescovo di Cremona, Corrado Sanguineti, Vescovo di Pavia e Pierantonio Tremolada, Vescovo di Brescia.
I vescovi della Lombardia auspicano dunque che al voto per il rinnovo del Parlamento europeo si facciano avanti uomini e donne “sapienti” per dire “no alla guerra assurda e disastrosa, noi cerchiamo la pace giusta e possibile; no alla diseguaglianza scandalosa che con sperperi irresponsabili rovina i popoli, ignora i poveri e distrugge il pianeta, noi siamo assetati di giustizia e dedicati alla solidarietà; no alla cultura individualistica e libertaria che legittima l’aborto come diritto e non rispetta la vita di persone fragili, noi chiediamo che la legge difenda i più deboli”. In ogni caso “le elezioni europee ed amministrative sono un esercizio doveroso di democrazia e di responsabilità civile che coinvolge tutti i cittadini e sollecita anche il manifestarsi di disponibilità al servizio delle istituzioni”, aggiungono i vescovi della Lombardia auspicando l’impegno diretto dei credenti, a cui “la comunità ecclesiale guarda con stima a coloro che, anche sacrificando tempo ed energie personali e familiari, scelgono di dedicarsi al bene comune”.
Naturalmente non c’è spazio per un coinvolgimento diretto dei pastori e delle strutture ecclesiastiche: “Compito dei pastori è formare le coscienze, motivare l’impegno, incoraggiare le responsabilità, astenersi dal prendere posizioni nel confronto tra i partiti e le persone che si presentano per raccogliere il consenso dell’elettorato”, mentre “le strutture delle parrocchie e degli altri soggetti ecclesiali non possono essere utilizzate per la campagna elettorale.Si deve valutare l’opportunità che i candidati nelle elezioni amministrative e politiche sospendano incarichi pastorali per evitare di essere motivo di divisione nelle comunità cristiane e per favorire la libertà di tutti sia nel proporsi sia nel votare”.
