Milano Novara, frode Iva su traffico dati: sequestrati 95 milioni di euro

La Guardia di finanza di Milano ha arrestato per frode fiscale 2 imprenditori italiani residenti in Svizzera e 2 soggetti della provincia di Novara e sequestrato oltre 95 milioni di euro nei confronti di 16 persone e due aziende attive nel settore delle telecomunicazioni.

L’inchiesta del pm della Procura europea, Sergio Spadaro, condotta con gli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria e dell’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle Entrate avrebbe portato alla scoperta di un circuito di false fatture nel settore del commercio di traffico dati internazionale VoIP, la tecnologia che consente agli utenti di effettuare chiamate vocali tramite Intranet, con l’obiettivo di evadere strutturalmente l’Iva sfruttando la non imponibilità di alcune operazioni di acquisto e rivendita dei dati all’interno del mercato comunitario Ue.

Già ad ottobre 2023, in esecuzione di un’ordinanza e un decreto di sequestro del gip di Milano Anna Magelli, erano stati sequestrati 53 milioni di euro a una società emiliana dell’energia, la Cura Gas & Power (Cgp) di Faenza che sarebbe stata una delle beneficiarie finali della frode per sanare il “dissesto” dovuto alla crisi del gas. All’epoca era finito in manette il 44enne Angelo Catalano, broker milanese residente a Canobbio in Svizzera, che sarebbe stato il “dominus” del “sistema” basato sull’acquisto senza Iva nel mercato comunitario di traffico dati e traffico internazionale da parte di “società fantasma”, “cartiere” o “missing trader” che poi rivendono i dati a “società filtro”, con l’Iva, e il “preordinato scopo di non pagare” la tassa al fisco, tanto da poter offrire sul mercato prezzi “sottocosto”. Le investigazioni successive delle fiamme gialle hanno permesso di ricostruire ulteriori anelli della catena fra cui altri due imprenditori italiani, residenti in svizzera, amministratori di fatto delle società cartiere e altri due soggetti del novarese che si occupavano di reclutare e coordinare le teste di legno a cui intestare la rappresentanza legale delle società come prestanome.

Le false fatture a oggetto “traffico dati” transitavano da conduit estere, cartiere e società filtro italiane, per poi raggiungere le società beneficiarie della frode fiscale in Italia che, rivendendo alle prime società estere, attraverso un’operazione non imponibile Iva, abbattevano il proprio debito fiscale dando vita a quello che gli inquirenti definiscono un “nuovo carosello di fatture false”.