Il Leoncavallo: qui siamo e qui restiamo. Hai capito..

“Allo stato dell’arte, qua siamo e qua restiamo”: lo afferma, in comunicato pubblicato sul proprio sito, lo storico centro sociale milanese Leoncavallo dopo che, ieri, per il mancato supporto di forze dell’ordine allo sfratto, deciso in prima istanza nel 2003, la Corte d’appello di Milano ha condannato il Viminale a risarcire con tre milioni di euro la proprietà, ovvero la società Orologio, della famiglia Cabassi.

“Le associazioni e i collettivi dello Spazio Pubblico Autogestito Leoncavallo apprendono da notizie giornalistiche di un contenzioso che ha opposto la proprietà di via Watteau e il Ministero dell’Interno. Conclusosi con la condanna di quest’ultimo per condotta omissiva nell’utilizzo della forza pubblica nel procedimento di sfratto in essere da molti anni”, si legge nella nota. “E’ di fronte agli occhi di tutti, non solo per il Leoncavallo ed è evidente che, eventualmente, la condotta omissiva è piuttosto ampia. Amministrazione comunale dopo amministrazione. Le associazioni e i collettivi hanno, in questi quasi trent’anni, dato la disponibilità a tutti i soggetti coinvolti per una soluzione del contenzioso. Soluzione che si è avvicinata e allontanata numerose volte. Dal 18 ottobre del 1975 ad oggi sono passati quasi 50 anni”, scrive il centro sociale.

“Capiamo che le recenti polemiche che accomunano ragazzi e ragazze con le zecche abbiano un qualche peso. Tuttavia nel confermare ogni disponibilità al dialogo ricordiamo però che della destinazione pubblica di via Watteau non decidiamo noi, né la proprietà privata, né il rappresentante del Governo. Come sempre, decide Milano. Dunque, allo stato dell’arte, qua siamo e qua restiamo”, conclude il Leoncavallo.