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  • Corbetta: inaugurazione del nuovo centro sanitario con Irene Bertoglio e il suo ‘Corsivo dell’Anima’

    Corbetta: inaugurazione del nuovo centro sanitario con Irene Bertoglio e il suo ‘Corsivo dell’Anima’

    Arriva anche a Corbetta l’ormai famoso libro “Il corsivo encefalogramma dell’anima” scritto a quattro mani da Irene Bertoglio e Giuseppe Rescaldina.

    L’occasione propizia è data dall’inaugurazione il prossimo 25 gennaio in Via della Libertà alle 18,00 del nuovo centro sanitario Il Filo di Perle.

    Nella medesima circostanza sarà possibile conoscere i servizi e i professionisti che operano all’interno della struttura che si occupa di Ostetricia, Pedagogia e Psicoterapia.

  • Calcio, Serie D. Pro Sesto Magenta si disputerà a porte chiuse al ‘Kennedy’

    Calcio, Serie D. Pro Sesto Magenta si disputerà a porte chiuse al ‘Kennedy’

    Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la notizia che il Magenta domenica 19 gennaio giocherà a porte chiuse la trasferta sul campo della Pro Sesto.

    La nota diffusa oggi dalla dirigenza della società gialloblù prende atto di quanto fatto pervenire dai Sestesi.

    In buona sostanza, si dice che in base alla evidenze del Prefetto e alla concomitanza con gara di serie C (Alcione Padova si giocherà al ‘Breda’), la partita tra Pro Sesto e Magenta si disputerà senza pubblico.

    Potranno entrare al ‘Kennedy’ – quindi la gara non si giocherà sul terreno di gioco in cui normalmente giocano i padroni di casa – solo uno ristretto numero di ‘addetti ai lavori’ (oltre alla stampa) e 40 tesserati per squadra.

    Disposizioni molto rigorose che stanno facendo discutere i supporters del Magenta che stavano preparando la trasferta a Sesto San Giovanni.

    Una trasferta da un lato prestigiosa, ma soprattutto in cui visto l’andamento delle Aquile ‘esserci’ sarebbe stato importante per dare forza e incitamento alla propria squadra che sta vivendo un momento molto delicato.

    Questa sera riunione del Gruppo Storico che deciderà il dà farsi. Presentarsi comunque fuori dal ‘Kennedy’ come segnale d’attaccamento e vicinanza alla squadra – fino a prova contraria viviamo in una Repubblica in cui il diritto di circolazione articolo 16 della Costituzione non è stato ancora represso… tanto meno il 17 che sancisce come ‘i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi’ – oppure evitare problemi di sorta e salutare la squadra prima della partenza per Sesto San Giovanni con la giusta carica ???

    F.V.

  • Novara: controlli su divieto avvicinamento, eseguite sei misure cautelari

    Novara: controlli su divieto avvicinamento, eseguite sei misure cautelari

    Nel giro dell’ultimo mese la Polizia di Stato di Novara, nello specifico la II sezione della Squadra Mobile della Questura, che si occupa di reati contro la persona, in danno ai minori e reati sessuali, ha eseguito sei misure cautelari emesse dall’Autorità Giudiziaria, a seguito di indagini scaturite da segnalazioni provenienti dall’Ufficio Denunce o da richieste di intervento al 112.

    Il 19 novembre la Squadra Volante ha deferito in stato di libertà un ragazzo con patologia psichiatrica per il reato di maltrattamenti in famiglia iniziati dall’anno 2008 ai danni del padre. A seguito dei dovuti accertamenti, il figlio è stato inserito una struttura riabilitativa per provvedere al meglio alle sue esigenze mentre, per mettere in sicurezza il padre, è stato applicato un dispositivo elettronico per assicurare una distanza minima dal figlio.

    In un secondo caso una donna pakistana in regola sul territorio ha chiesto il ricongiungimento familiare con il marito connazionale. Questi, una volta giunto in Italia nel mese di agosto, avrebbe iniziato a usare violenza con minacce di morte e botte arrivando ad appostarsi fuori dal palazzo della Prefettura dove lei si era recata per una pratica di immigrazione.

    Il 28 novembre, invece, una donna ha denunciato l’ex compagno, nonché ex datore di lavoro per atti persecutori, in quanto questi, dopo la fine della relazione, si sarebbe presentato sotto casa, seguendola e contattandola telefonicamente facendo anche capire che sapesse dove e con chi si trovasse. In un altro caso un uomo ha denunciato una ex amante la quale, dopo aver tentato di chiudere con lui, avrebbe iniziato a molestarlo, inviando fotografie di nudo e seguendo la moglie e i suoi familiari sui social a minacciarlo di morte e di diffusione di video alcuni sessualmente espliciti, arrivando a presentarsi sotto casa di lui insieme ad alcuni amici per cercare un confronto fisico. In tutti questi ed altri casi, ai presunti autori di reato è stato applicato il braccialetto elettronico.

  • Steve Hackett torna in Italia con sette concerti

    Steve Hackett torna in Italia con sette concerti

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Dopo il grandissimo successo del tour 2024, il leggendario chitarrista dei Genesis Steve Hackett torna nel nostro paese a grande richiesta di pubblico per altri sette concerti a settembre 2025. Il tour porta in scena lo spettacolo “Genesis Greats – Lamb Highlights & Solo”, che nel cinquantesimo anniversario dalla sua pubblicazione celebra il magnifico “The Lamb Lies Down On Broadway”, iconico album della band inglese di cui verranno riproposti durante il live molti tra i brani di maggior successo. Queste le nuove date e le città: 2 settembre Milano, Teatro Arcimboldi; 3 settembre Vicenza, Piazza dei Signori; 5 settembre Macerata, Sferisterio; 6 settembre Roma, Cavea Auditorium Parco della Musica; 7 settembre NApoli, Palapartenope; 9 settembre Palermo, Teatro Verdura; 10 settembre Agrigento, Palacongres. Tutti gli show sono organizzati e prodotti da Musical Box 2.0 Promotion, Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci e Solo Agency Limited.
    L’intramontabile chitarra di Steve Hackett ha tessuto il suono di tutti i classici degli anni ’70 dei Genesis, riportati dal vivo negli ultimi anni con grande successo dallo stesso artista e la sua straordinaria band. Sul palco Steve Hackett è infatti accompagnato da musicisti d’eccezione: alle tastiere Roger King (Gary Moore, The Mute Gods); alla batteria, percussioni e voce Craig Blundell (Steven Wilson); al sax, flauto e percussioni Rob Townsend (Bill Bruford); al basso e chitarra Jonas Reingold (The Flower Kings); alla voce Nad Sylvan (Agents of Mercy).

    foto: ufficio stampa Daniele Mignardi Promopressagency

    (ITALPRESS).

  • Incidente sull’A26 a Vicolungo, morte due persone

    Incidente sull’A26 a Vicolungo, morte due persone

    Incidente mortale, nelle prime ore di questa mattina, sulla A26, nel tratto di connessione con l’ autostrada Torino Milano, nel territorio del comune di Vicolungo in provincia di Novara, in direzione di Gravellona Toce. In uno scontro hanno perso la vita due persone e altre due sono rimaste ferite.

    La tragedia è avvenuta nel tratto di connessione con l’ autostrada Torino Milano, nel territorio del comune di Vicolungo in provincia di Novara, in direzione di Gravellona Toce. Da una prima ricostruzione, un’auto si sarebbe scontrata con un’altra vettura che, secondo un primo riscontro, era ferma in corsia, probabilmente per avaria. La polizia stradale di Romagnano Sesia, competente per il tratto di autostrada, sta ricostruendo l’esatta dinamica.

    Sono due uomini residenti in Lombardia, in provincia di Milano, uno sulla settantina, l’altro sull’ottantina d’anni le vittime dell’incidente stradale avvenuto questa mattina poco prima delle 8, sull”A26 in provincia di Novara nel territorio comunale di Vicolungo.

    Inutile per i due uomini l’intervento dei sanitari del 118 che hanno trasportato all’ospedale Maggiore di Novara le altre due persone coinvolte nello scontro.

    (foto archivio)

  • Medio Oriente, Tajani “Italia protagonista per nuova azione di pace”

    Medio Oriente, Tajani “Italia protagonista per nuova azione di pace”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia può essere portatrice di pace e sostenitrice del dialogo. La mia visita servirà a rafforzare il cessate il fuoco e a dare la disponibilità italiana costruire la pace in Medio Oriente”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine dell’incontro alla Farnesina con il ministro degli Esteri tunisino Mohamed Ali Nafti, in merito alla sua prossima visita in Israele e Palestina. “L’Italia vuole essere protagonista con una nuova azione di pace – ha aggiunto -: siamo disposti a inviare uomini che possano partecipare eventualmente a un’iniziativa delle Nazioni Unite per riunificazione la Palestina” e “abbiamo già dato disponibilità a inviare 200 carabinieri per formare le forze di polizia dell’Anp, così come il nostro esercito forma quello libanese. La nostra presenza ha come obiettivo la costruzione della pace attraverso la diplomazia”.

    – Foto Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Novara, 2024 da record per il Gorgonzola: oltre 5 milioni di forme

    Novara, 2024 da record per il Gorgonzola: oltre 5 milioni di forme

    Per il gorgonzola – il terzo formaggio Dop Italiano di latte vaccino per volumi di produzione – il 2024 e’ stato un anno record, con 5.277.959 di forme prodotte, dato assoluto piu’ alto di sempre.

    Lo comunica il Consorzio per la tutela del Formaggio Gorgonzola che sottolinea come il dato sia in crescita anche in rapporto all’anno precedente. Le aziende associate, dislocate nelle quindici province di produzione a cavallo tra Piemonte e Lombardia, hanno prodotto, infatti, 98.984 forme in piu’ rispetto al 2023, con una crescita dell’1,9%. A livello regionale e’ il Piemonte a trainare la produzione con 3.822.245 forme totali (+1,73% rispetto al 2023), mentre la Lombardia si ferma a 1.455.714 forme prodotte, ma in crescita del 2,38%. Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio Gorgonzola Dop, commenta: “Sono molto felice di potere commentare la costante crescita della produzione di Gorgonzola che si attesta ormai stabilmente al di sopra dei 5 milioni di forme ponendoci al sesto posto tra le produzioni certificate dell’intero settore alimentare nazionale e al terzo tra i formaggi dop italiani di latte vaccino.

    Il dato dell’anno appena concluso ci fa dimenticare la battuta d’arresto del 2022 e conferma anche a mio avviso la bonta’ della scelta, che abbiamo portato sempre convintamente avanti, di non svilire i prezzi mantenendo altissima la qualita’ che e’ uno dei principali motivi per cui siamo scelti da milioni di consumatori in tutto il mondo”. Piu’ che positivo anche il dato relativo alle esportazioni che, a settembre 2024, registrano poco meno di 1 milione 600 mila forme di Gorgonzola Dop esportate, in aumento del 5% rispetto al 2023. Il valore alla produzione del formaggio Gorgonzola nel 2023 e’ pari a 430 milioni di euro (+12% sul 2022) mentre il valore dell’export nello stesso anno ha raggiunto quota 203 milioni di euro (+38% sul 2022).

  • Conflitto Israele Palestina, a Busto Garolfo un incontro per comprenderne le ragioni

    Conflitto Israele Palestina, a Busto Garolfo un incontro per comprenderne le ragioni

    Della sua virulenza e della lacerazione che costa soprattutto in termini di vite umane le cronache si occupano quotidianamente. Il conflitto tra Israele e Palestina è uno dei temi di stringente attualità. Ma quali ne sono le cause? Quali gli scenari futuri? E si perverrà un giorno finalmente a una pace duratura?

    Questi e altri aspetti caratterizzeranno la disamina che Antonio Vegetti, con la collaborazione di Pierluigi Cozzi, farà in una serata organizzata dall’Università del Tempo Libero e in programma giovedì 16 gennaio alle 21 nella sala civica di via Magenta di Busto Garolfo. Un’occasione per comprendere più a fondo le ragioni storiche che hanno condotto al conflitto e per capire quali possano essere le sue implicazioni future.

  • Viaggo (e diario) dalla Patagonia: pillole di Grande Bellezza dall’estremità del mondo- di Teo Parini

    Viaggo (e diario) dalla Patagonia: pillole di Grande Bellezza dall’estremità del mondo- di Teo Parini

    Seppur con poca propensione nel non reiterare l’errore, perché restiamo gente ontologicamente suprematista, dello sterminio dei nativi nordamericani qualcosa abbiamo finalmente interiorizzato, nonostante il mito del Generale Custer non accenni a diluirsi. Decisamente di meno, ed è una colpa, sappiamo, invece, di Tehuelche e Mapuche, popoli indigeni della Patagonia che hanno ricevuto lo stesso trattamento da parte dell’uomo bianco. Un viaggio nelle loro terre d’origine, allora, può essere l’occasione buona per fare un po’ di giustizia, oltre che la consueta fonte di arricchimento culturale in luoghi meravigliosi.

    La Patagonia, intanto, è una regione dell’America Latina condivisa da Argentina e Cile che include anche la Terra dei Fuochi e, oggi, consta di meno di tre milioni di abitanti benché l’estensione sia di quasi un milione di chilometri quadrati, circa tre volte l’Italia. Insomma, un deserto. Il nome lo si deve a Magellano che la scoprì nel 1520. Il navigatore portoghese celebre per la prima circumnavigazione del globo, imbattutosi in un popolo di giganti, pare li chiamò ‘patagoni’ (tradotto, i piedoni) per la presunta grandezza delle orme lasciate dai loro piedi. Etimologia tutt’oggi non del tutto scevra da dubbi. Patagón, infatti, è anche la creatura selvaggia vergata dalla penna di Francisco Vazquez nel 1512 in uno scritto tanto caro proprio a Magellano che, pertanto, potrebbe averne tratto ispirazione. Accezione selvaggia, per uomini con i piedi fasciati di pelle animale che si cibano di sola carne cruda. Ciò che è acclarato, però, è che i nativi fossero tutt’altro che gracili. E non poteva essere altrimenti, considerate le condizioni ambientali di un luogo inospitale perché perennemente sferzato da venti gelidi ed insistenti, così avaro di vegetazione ma ricco di ghiacci anch’essi perenni e distese di steppa in fotocopia senza soluzione di continuità.

    Dalla scoperta, qualche secolo di quiete fino alla ‘Conquista del Desierto’. Il nome funesto che il governo argentino, da poco indipendente dalla dominazione spagnola, diede alle operazioni militari di razzia delle terre abitate dagli indigeni. Sotto la guida di Julio Argentino Roca, pertanto, nel 1885 l’Argentina piegò la resistenza delle popolazioni native della Patagonia che, da quella campagna predatoria, trovarono l’estinzione. Ennesimo sterminio sottaciuto. A riguardo, c’è purtroppo una poco edificante curiosità tutta italiana. Roca, a conquista ultimata, spartì i territori tra i responsabili della feroce campagna e le imprese inglesi che contribuirono al finanziamento della stessa. Nasceva così la famigerata ‘Compania de Tierras Sud Argentino’, dedita all’allevamento del bestiame su terre strappate ai legittimi proprietari ed alla gestione delle ricchezze. Nel 1991, la compagnia passò di proprietà alla famiglia Benetton, quella United Colors, delle tariffe autostradali e del ponte Morandi, che oggi sfrutta un terzo dell’estensione territoriale della Patagonia, noncurante delle rivendicazioni dei pochi Mapuche rimasti. La lunga mano delle privatizzazioni sulla pelle della gente, un’abitudine senza confini né latitudini.

    Lungo i sentieri montagnosi patagonici, la costante, oltre al vento e al silenzio rotto solo dagli animali in libertà, è la presenza di arbusti alti fino ad un metro con bacche dal colore blu ricoperte da spine e foglie sempreverdi. È il calafate, sta alla Patagonia come il lampone sta alle Alpi, ed è depositario di una leggenda che, per chi ci è stato, assurge a buon auspicio. Si dice, infatti, che chi mangia una bacca prima o poi farà ritorno. Ancor più romantica è la storia, una delle tante, tramandata dai Tehuelche. Racconta di una donna ormai troppo anziana per affrontare l’ennesimo spostamento di luogo, atteggiamento tipico di una popolazione nomade come la loro in cerca delle migliori condizioni di vita, abbandonata al suo destino dalle ciniche leggi di sopravvivenza della tribù. Che, ormai giunta in punto di morte, si trasforma in un cespuglio di calafate potendo così resistere al gelo. Tra i suoi capelli, ora rami, gli uccelli trovano riparo d’inverno e nutrimento d’estate. Ma Calafate è anche il nome di una piccola città situata sulla riva meridionale del Lago Argentino, il più esteso della nazione, che prende il nome proprio dalla celebre bacca. Oggi, non è poi così evocativa della tradizione autoctona, perché trasformata in un polo turistico d’élite, ma la sua collocazione resta strategica sulla strada di ciò che ti aspetti di trovare a venti ore di volo da qui. Una terra ancestrale.

    A proposito. Patagonia è la somma di due ecosistemi apparentemente dissimili. Semplificando: Ande ad ovest, bassopiani ad est. Ghiacci e deserti che, tuttavia, a pensarci bene sono quasi la stessa cosa. Innanzitutto, lungo l’inesausta costa atlantica sorge la penisola di Valdes, provincia del Chubut. Terreno arido, impenetrabile, regolarità polverosa a perdita d’occhio. Terre accomodanti ma solo per puma, guanachi, armadilli, leoni ed elefanti marini. Con orche in mare aperto e pinguini dentro e fuori dall’acqua, forse gli esseri viventi più simpatici del pianeta Terra. Qui è ancora tutto loro. Mare e steppa, all’infinito, ovunque ci si volti. Un luogo diverso da ogni altro che l’ha preceduto nella memoria del viaggiatore, identità patagonica incastonata al di fuori dalle principali rotte turistiche. Perché non c’è nulla. Anzi, qui ci si viene proprio per la ricerca terapeutica del nulla. E se a Trelew c’è pure un aeroporto, è altrettanto vero che anche anche tra piste, torri e velivoli, la vita scorre in punta di piedi. Lo scalo apre per far partire quell’unico volo, poi chiude in fretta e furia. Ci si muove con circospezione, quindi, dimenticando l’orologio e i suoi assilli, e non solo perché le strade ancora non conoscono la puzza d’asfalto. La precedenza va ai guanachi in marcia, la distanza premia la pace dei pinguini, il silenzio allieta il volo delle sterne. L’uomo, almeno per una volta, si muove entro spazi che lo fanno sembrare invisibile. Una soddisfazione, al pari della vista da Punta Delgada, pennellate sullo sfondo che esplorano le tonalità del blu. Forse il modo migliore per rendere l’idea di infinito. Ossimoricamente, qua, proprio dove il mondo finisce.

    Ovest, dall’altra parte, fa scopa con ghiaccio. Il parco nazionale Los Glaciares, al contrario, è decisamente un polo di richiamo per gli aficionados della montagna di ogni latitudine. Cerro Chaltén e Torres del Paine sono nomi cari a chi fa dell’orografia impervia una inviolabile ragione di vita. A proposito di queste ultime mastodontiche torri di granito, sono tre, alte quasi tremila metri ed erose da gelo e vento, la ‘nord’ fu scalata per la prima volta da un italiano, Guido Monzino, e non è raro sentirla chiamare, appunto, Torre Monzino. Anche la ‘sud’ ha un forte legame con l’Italia. In particolare con il prete salesiano nonché esploratore esperto di Patagonia Alberto De Agostini, biellese, a cui è stata intitolata. Il Governo cileno, inoltre, gli ha dedicato anche un parco nella Terra del Fuoco e un fiordo. Detto di Calafate città e di un’aura troppo occidentale per essere vera, lì vicino, ad essere alimentato dal Parco de Hielo Patagónico Sur – sconfinato ghiacciaio continentale nonché terza calotta glaciale dopo Antartide e Groenlandia – è il Perito Moreno, duecentocinquanta chilometri quadrati del sistema andino il cui nome lo si associa a Francisco Moreno. Pioniere, che a suo tempo difese i confini argentini dalla disputa con i vicini cileni. Perito, nel senso di esperto della materia. Perito Moreno, in senso meno letterale, significa eternità dinamica, un paradosso di ghiaccio. Perché ogni anno il ghiacciaio perde tanta massa quanta ne acquisisce, dunque è stabile, ma si muove. Non essendo ancorato alla roccia sottostante, grazie ad un cuscino d’acqua al piede gli è consentito un moto traslazionale. Corre. Un paio di metri al giorno, l’ingegneria di madre natura. Tre ore di cammino fino al cuore del ghiacciaio, con il Cerro dos Picos sullo sfondo, sono un’esperienza difficilmente replicabile altrove che ben spiega perché quella dei limiti territoriali sia diatriba tra i due stati confinanti ancora irrisolta a distanza di secoli. Del resto, chi non vorrebbe fregiarsi di un luogo simile?. In gergo turistico lo si chiama ‘Big Ice’. Pace dei sensi, in quello del viaggiatore che si trova immerso in un mare allo stato solido, tra i boati dei seracchi che si staccano e sprofondano e i venti che, sibilando, scolpiscono i profili.

    Il sud, infine, la Terra del Fuoco. Ushuaia è la fine del mondo: più giù di così non si può. La città più australe del pianeta, allocata su un’isola staccata dalla massa continentale dallo stretto scoperto dal solito Magellano in transito da un oceano e l’altro. Sopra Ushuaia sta la catena montuosa Martial, in mezzo il canale di Beagle, sotto il niente. Ciò che la rende unica, molto più che le trasformazioni in atto in chiave moderna. Ushuaia, non a caso, è la somma di due parole: ‘ushi’, cioè ‘al fondo’, e di ‘waia’, quindi ‘baia’. Baia alla fine del mondo nella lingua degli Yamanas, abitanti di queste terre già seimila anni fa. Meta dei cercatori d’oro, poi adibita a prigione in una sorta di confino, Ushuaia è rimasta sconosciuta ai più fino al 1930 quando i primi aerei civili cominciarono a farci rotta. Trasformata prima in una base navale, è diventata a partire dagli anni Settanta il punto di svolta per migliaia di abitanti di Buenos Aires in cerca di condizioni di vita più economiche lontano dalla capitale. Ironia della sorte, oggi Ushuaia è destinazione proibita per la stragrande maggioranza degli argentini proprio per il motivo opposto. Un peccato, la porta di accesso all’Antartide dovrebbe essere patrimonio di tutti come ogni regalo della natura. Ma tant’è.

    “La Patagonia – scrive Sepúlveda – è un puzzle di luoghi incantati che non sembrano appartenere a questo mondo”. “Quando finalmente vi arrivai, ebbi la sensazione – scrive Theroux – di essere approdato al nulla, a un non-luogo. Ma la cosa più sorprendente era che mi trovavo ancora nel mondo, pur avendo viaggiato per mesi verso sud. Il paesaggio aveva un aspetto desolato, eppure dovevo ammettere che i suoi tratti erano leggibili e che io esistevo in esso. Questa era una scoperta: il suo aspetto. Pensai: Un non-luogo è un luogo. Due pensieri piuttosto celebri che riassumono con efficacia il lascito di un viaggio in Patagonia. In definitiva, un mondo nel mondo che ha almeno due meriti straordinari. Quello di ridimensionare l’onnipotenza dell’uomo quale padrone del tutto e, insieme, di ricordare che prima ci si convincerà di essere ospiti del pianeta e prima avremo trovato il modo migliore per abitarlo.

  • Accendiamo i falò, con ardente convinzione, e soffochiamo l’eco-terrorismo che sfida la Tradizione e la nostra Heimat- di Fabrizio Provera

    Accendiamo i falò, con ardente convinzione, e soffochiamo l’eco-terrorismo che sfida la Tradizione e la nostra Heimat- di Fabrizio Provera

    “Ti sei mai chiesto da cosa derivi la tradizione del Faló di Sant’Antonio?
    Ebbene Sant’ Antonio Abate è da sempre il protettore del fuoco, del bestiame e dei campi. Nato nell’ antico Egitto e morto nel deserto della Tebaide il 17 gennaio del 357 è da sempre raffigurato con un bastone, il fuoco ai suoi piedi, un Tau e un maiale accanto a lui.

    E’ proprio il fuoco l’elemento che più di tutti, oggi, viene utilizzato per ricordare Sant’Antonio. In molte zone d’Italia si accendono falò che simboleggiano la volontà di abbandonare tutto ciò che appartiene ai mesi passati e di rinnovarsi a partire dal primo mese del nuovo anno. Simbolicamente il falò ha lo scopo magico di riscaldare la terra e invogliare il ritorno della primavera, una visione chiaramente leggendaria che viene tramandata in molte città dove proprio il 17 gennaio si benedicono gli animali e si preparano cataste di legna che si accendono poi al tramonto” (tratto dalla pagina Facebook del Comune di Ozzero.

    Per questo, e per millanta altre ragioni che tutta notte canta, non spegnerete i nostri falò e la nostra deferente devozione per la Tradizione.

    Il fuoco dei falò che rischiarano il buio e l’eclissi della Tradizione è fiamma che arde ed ardera’ sempre . Sant’Antonio Abate, aiutaci a mantenere viva e desta la nostra Identità .
    San Michele Arcangelo, Principe delle milizie celesti , ricaccia negli inferi l’anticristo che oggi veste i panni del veganesimo, dell’ambientalismo radicale e dell’anticultura che vorrebbe sradicare la Civiltà millenaria di cui siamo gli umili corifei. Salame e vino rosso per tutti, venerdì sera.

    San Michele Arcangelo, defende nos in proelio, soprattutto oggi in ispecial modo mentre si festeggia Sant’Antonio e nei nostri paesi si mettono sempre più bastoni tra le ruote a chi desidera rinverdire tradizioni secolari (anzi, millenarie) come quella del falò.

    Un elogio sincero a chi stasera sfiderà l’eco terrore ambientalista con tinte vegane, ispirato da Satana, e accenderà i fuochi. Dove noi ci saremo.

    Non vi piace la Tradizione,disprezzate le origini,schifate il salame e la cultura (millennaria) del maiale, ignorate I Santi, esaltate i diritti e snobbate i doveri, ci ammorbate col tofu, servite il vino nei bicchieri di carta perche’ il vetro inquina. A questa cupio dissolvi noi opponiamo il muro del Sacro dell’Eterno. Le fiamme del fuoco che s’alzano al cielo, l’omaggio della cultura contadina al Santo che li protegge nell’atto di coltivare la terra, gesto umano venato di sacralità.

    E quando sarà mezzanotte passata, e nella vallata del Ticino-plasmata dal monachesimo millenario, dagli uomini che pregavano e lavoraravano al fine di ‘quaerere Deum, ossia cercare Dio'(Benedetto XVI) arderà il fuoco di un falo’, nel terreno che da secoli coltiva la stessa famiglia, contadina per generazioni, rinnoveremo quel patto che ci lega. Perché la Tradizione (traditio, tradere, passare) è nulla più che un’innovazione riuscita.

    Difendiamo i falò e la caccia, che come saggiamente predicato da Camillo Langone si basa “su di una considerazione filosofica: senza la caccia, che è una plateale dimostrazione della superiorità dell’uomo sull’animale, si precipita nell’abisso dell’indistinzione. La caccia sostiene lo statuto dell’uomo, afferma la sua peculiarità: è dunque indispensabile alla dignità dell’uomo oggi sotto attacco. Io non credo che gli ambientalisti strumentalizzino problemi reali, io credo che strumentalizzino problemi inventati. Inventati appunto per essere scagliati contro l’uomo. Perché homo homini lupus e nel momento in cui il cristianesimo perde influenza ecco che torna un paganesimo ferino in cui l’animale viene divinizzato e l’uomo abbassato, imbestiato”.

    Né una parola di più, né una di meno. Viva i Falò, viva la Tradizione. Nunc, et semper.

    Perché i falò sono la nostra Heimat: “Heimat è una parola tedesca di difficile traduzione.Diversamente dal semplice significato di casa o patria, essa descrive la particolare sensazione di felicità che si prova nel far parte di una comunità. Heimat è il luogo degli affetti, dell’appartenenza sociale e culturale. Come la nostra città, è la ”casa” che ci accoglie. Qui si svolge la nostra vita. Qui qualcuno arriva,magari da lontano, alla ricerca di un futuro migliore.

    Ora che tutto è cambiato è necessario non dimenticare quanto il nostro ambiente – fisico e mentale – sia fragile e quanto sia nostra responsabilità preservarlo”.

    F.P.

    ps per chi dovesse blaterare di qualità dell’aria e minaccia derivante dal fumo dei fuochi dei falò, eccovi i dati diffusi da Arpa Lombardia il 10 gennaio: la qualità dell’aria in Lombardia è stata, nel 2024, la migliore da 20 anni a questa parte. Capre.

    Alla conclusione della prima fase di validazione, sono ora disponibili le valutazioni sull’andamento della qualità dell’aria dell’anno 2024 fotografato dagli strumenti certificati della rete di rilevamento di Arpa Lombardia. Tutti i dati utilizzati per questo bilancio sono pubblici, reperibili sul sito e dall’inconfutabile valore scientifico. Provengono infatti da strumenti conformi alle norme, di cui è garantita, tramite apposite procedure di controllo e assicurazione di qualità, l’affidabilità e la comparabilità.

    “I numeri – ha dichiarato Giorgio Maione, assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia – confermano il miglioramento del trend su base pluriennale. Nel periodo invernale ci sono frequenti situazioni di inversione termica che trasformano tutta la Pianura Padana in una sorta di recipiente chiuso, ma i dati scientifici di Arpa, unico ente titolato a certificarli, ci dicono che la direzione è giusta”.

    Gli investimenti previsti nel 2025
    “Nel 2025 – ha aggiunto l’assessore – investiremo ancora sull’abbattimento delle emissioni degli edifici pubblici e dei servizi abitativi con un bando da 34 milioni di euro; sull’abbattimento delle emissioni derivanti dal traffico veicolare con un bando da 10 milioni di euro dedicato a strade verdi e smart; sulla sostituzione di autovetture inquinanti peri cittadini con 23 milioni di euro e sull’innovazione in agricoltura con 15 milioni di euro. È inoltre ancora aperto inoltre il bando da 23 milioni di euro dedicato alla sostituzione degli impianti di riscaldamento a biomassa. Investimenti che si aggiungono a quelli fatti negli ultimi anni per la sostituzione dei veicoli inquinanti di aziende e privati. La collaborazione con gli altri territori del bacino padano è costante per una azione omogenea”.

    La situazione sulle emissioni di PM10
    Come ormai da qualche anno, anche nel 2024 è stato rispettato ovunque il limite annuale per il PM10 (media di 40 microgrammi per metrocubo). Inoltre, per il secondo anno dopo il 2023, anche la media annua del PM2.5 ha rispettato in tutte le stazioni lombarde il limite normativo di 25 microgrammi per metrocubo. Permangono invece in alcune zone del territorio lombardo superamenti del limite giornaliero fissato per il PM10 (rispetto ai 35 giorni consentiti), pur all’interno di un trend pluriennale in progressiva e continua riduzione.

    I trend relativi alle emissioni di NO2
    Buone notizie anche per il biossido di azoto (NO2), che non ha superato la media annuale di 40 microgrammi per metro cubo (limite di legge) nella quasi totalità delle stazioni di monitoraggio. Si segnala in particolare che sono scese al di sotto del limite anche le stazioni ad alta densità di traffico, Milano in viale Marche e Brescia in via Turati, che nel 2023 avevano superato i limiti. Il trend positivo dovrà continuare nel tempo, anche alla luce della direttiva europea 2024/2881, che fissa obiettivi ancora più ambiziosi rispetto a quelli attualmente in vigore, per avvicinarsi sempre più alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    I dati sui diversi parametri
    La situazione in dettaglio per i diversi parametri è la seguente:

    Giorni di superamento del PM10
    Numero di giorni di superamento dei 50 microgrammi al metrocubo di PM10 nella stazione peggiore di ciascun capoluogo: 68 giorni a Milano, 57 a Cremona, 56 a Brescia, 54 a Monza, 50 a Mantova, 49 a Lodi, 47 a Pavia, 40 a Bergamo, 21 a Como, 9 a Lecco, 8 a Sondrio e 5 a Varese. Considerando l’intera Regione, il numero di giorni di superamento più elevato nel 2024 è stato registrato nella stazione di Soresina (CR), con 75 giorni oltre il limite e nella stazione di Rezzato (BS), con 70 giorni sopra il limite.

    Media annua PM2.5
    Nella stazione peggiore di ciascun capoluogo, le medie per il PM2.5 sono le seguenti: Monza 24 µg/m³, Cremona 23 µg/m³, Brescia 22 µg/m³, Lodi e Milano 21 µg/m³, Pavia 19 µg/m³, Bergamo 18 µg/m³, Mantova e Sondrio 16 µg/m³, Como 15 µg/m³, Varese 13 µg/m³ e Lecco 11 µg/m³. Considerando l’intera Regione, nel 2024 le concentrazioni medie annue più elevate si sono registrate nella stazione di Soresina in provincia di Cremona, con 25 µg/m³, comunque sotto al limite.

    Media annua NO2
    La media nella stazione peggiore di ciascun capoluogo per il NO2 è la seguente: Milano 39 µg/m³, Brescia 38 µg/m³, Varese 35 µg/m³, Bergamo e Como 33 µg/m³, Lecco e Monza 28 µg/m³, Pavia 26 µg/m³, Cremona e Mantova 24 µg/m³, Lodi 22 µg/m³ e Sondrio 21 µg/m³. L’unica stazione attualmente sopra al limite in Lombardia è quella di Cinisello Balsamo, con 42 µg/m³, stabile rispetto al 2023.