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  • Giovane aggredito nella notte a Pavia

    Giovane aggredito nella notte a Pavia

    La polizia indaga sul ferimento di un ragazzo di 25 anni, avvenuto nella notte tra sabato 17 e domenica 18 agosto nel centro di Pavia. Il fatto è avvenuto attorno alle 3.30 in Strada Nuova, all’altezza di Piazza Vittoria.

    Il giovane è stato soccorso dagli operatori del 118 e trasportato in ambulanza al Policlinico San Matteo, dove gli sono state riscontrate lesioni da taglio provocate probabilmente da una lama. Le condizioni del 25enne non sono gravi. La notte precedente, tra venerdì 16 e sabato 17 agosto, la polizia era intervenuta sempre in Piazza Vittoria per sedare una lite tra due ragazzi.

  • Andersen illude il Venezia, la Lazio si rialza e vince 3-1

    Andersen illude il Venezia, la Lazio si rialza e vince 3-1

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    ROMA (ITALPRESS) – La nuova Lazio di Marco Baroni conquista i tre punti nella prima giornata di campionato, battendo in rimonta per 3-1 un Venezia volitivo. Sono proprio gli uomini di Eusebio Di Francesco a passare in vantaggio già al 3′, quando Rovella manca il controllo in area e lascia la palla a Ellertsson, pronto a servire Andersen che trova un bel destro a giro all’angolino. La Lazio prova a ritrovare ordine partendo da un possesso palla che però è lento, ma un’ingenuità di Svoboda favorisce il recupero palla di Castellanos, che poi fulmina Joronen: 1-1 all’11’. I biancocelesti prendono ancora più coraggio e cominciano a vedersi anche i primi lampi di Zaccagni. Il Venezia non resta a guardare: al 30′ Gytkjaer arriva in ritardo all’appuntamento con il tiro-cross di Zampano. Castellanos sfiora la doppietta con un colpo di testa da centro area e l’attaccante spagnolo è protagonista sul finire di frazione, quando anticipa Sverko e conquista il rigore che viene trasformato da Zaccagni. Prima dell’intervallo c’è tempo anche per un tentativo di Marusic, su cui Joronen si fa trovare pronto. Il portiere del Venezia è protagonista anche in avvio di ripresa, quando un tiro da fermo di Zaccagni da fuori area trova la deviazione di un difensore: l’estremo difensore è reattivo nel toccare la palla quel tanto che basta per mandarla sulla traversa. Con il passare dei minuti, cala l’intensità della Lazio, che soffre l’ingresso di Haps: l’esterno è anche protagonista di un bel triangolo con Ellertsson, ma fallisce l’appuntamento con il gol. Le sortite offensive del Venezia creano anche attimi di scompiglio nell’area biancoceleste, con la difesa di casa che fatica a liberare. Al 78′, ancora Haps salta diversi difensori, trovando poi la chiusura di un attento Provedel. Ma in un lampo la Lazio trova verticalità con Dele-Bashiru (positivo al debutto) e Guendouzi, liberando poi la discesa di Lazzari sulla fascia: il suo cross rasoterra, destinato a Tchauona, viene deviato da Altare, che per provare l’anticipo manda il pallone nella propria porta. C’è ancora tempo per un palo colpito da Castellanos e per la grande parata di Provedel a tempo scaduto, ma il risultato non cambia più.
    – Foto Ipa Agency –
    (ITALPRESS).

  • Verona super, il Napoli di Conte travolto al Bentegodi

    Verona super, il Napoli di Conte travolto al Bentegodi

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    VERONA (ITALPRESS) – Inizia con uno strepitoso successo per 3-0 il campionato del Verona di Zanetti, che al Bentegodi non lascia scampo al Napoli di Conte, il cui ritorno in A dopo diversi anni è disastroso. I gol decisivi arrivano tutti nella ripresa e vengono realizzati da due nuovi acquisti: Livramento e Mosquera, quest’ultimo autore di una doppietta. Avvio da incubo per gli azzurri orfani di Buongiorno e in attesa di nuovi innesti dal mercato, a partire da David Neres, già arrivato in Italia per sostenere le visite mediche. In avvio gara pochissime emozioni, con le due squadre che prediligono la fase difensiva a quella offensiva. Il primo tiro, debole di Kvara, arriva al 10′. Poco dopo ci prova Politano, ma anche il tentativo dell’esterno dei partenopei non preoccupa Montipò. L’occasione più importante l’ha Anguissa al 33′: colpo di testa alto. Poco prima della pausa due altre chance per il Napoli: un piattone di Lobotka che si spegne alto e un tiro di Kvara deviato Tchatchoua. Proprio il georgiano è stato costretto anche al cambio per un affaticamento. Nella ripresa la gara si sblocca subito, a passare è a sorpresa il Verona: cross dalla sinistra di Lazovic e tocco sottoporta delizioso di Rocha Livramento che batte Meret. La reazione della squadra di Conte arriva al 61′ con una traversa di Anguissa, ancora una volta pericoloso. Gli azzurri si sbilanciano e i gialloblù di Zanetti ne approfittano e trovano il clamoroso raddoppio con Mosquera al minuto 29, entrato da pochissimo al posto di Tengstedt. Nel finale è sempre il Verona a rendersi pericoloso e sfiora anche il tris sempre con il neoentrato Mosquera che impegna non poco Meret con un bel tiro di destro di prima da dentro l’area di rigore. Nel finale Ngonge prova a trovare il gol per accorciare le distanze, ma non ci riesce. Anzi, arriva il tris di Mosquera. Vince il Verona, Napoli ko 3-0. L’allarme lanciato da Conte alla vigilia trova conferma al Bentegodi.
    – Foto: Ipa Agency –
    (ITALPRESS).

  • Quaranta anni fa il primo Palio turbighese

    Quaranta anni fa il primo Palio turbighese

    Quando si dice che gli anni Ottanta furono ‘formidabili’ qualche ragione c’è. L’idea di realizzare un Palio turbighese tra il Turbigh in Giò e il Turbigh in Su sorse a seguito della pubblicazione della storia della compagine sportiva locale (UST). Nella ‘Storia della Unione Sportiva Turbighese (1921-1983), veniva riportata alla memoria un incontro calcistico tra le due parti del paese avvenuto nel 1938.
    Turbigo non aveva tradizioni laiche oltre a quelle religiose, anche perché il tumultuoso sviluppo industriale le aveva in parte cancellate e anche l’attività della Biblioteca come centro di animazione culturale faticava ad aver forza per sussistere. Il coordinatore della Biblioteca (dottor Francesco Carbone), sempre sensibile dal punto di vista dell’animazione socio-culturale, in occasione della presentazione della storia dell’UST, chiese ad un gruppetto di aficionados se ci fossero le condizioni per il recupero di una tale tradizione integrata però da gare culturali sulla storia turbighese.
    Subito, in una serie di incontri fu istituito il Comitato Promotore composto da Alessandro Ferrari, assessore alla Cultura; Elio Bernacchi, assessore al tempo Libero; Consulenti storici, Giuseppe Leoni e Angelo Vittorio Mira Bonomi; Coordinatore della Biblioteca, Francesco Carbone; Presidente della Pro-Loco, Luciano Dubini. Tutti i delegati convennero che effettivamente la ‘Festa’ affondava le sue radici nella tradizione turbighese, fin dal tempo in cui il paese era diviso in due Comuni autonomi e distinti: ‘Turbigo Superiore’ e ‘Turbigo Inferiore’.
    Il 1° marzo 1984 una bozza del programma fu presentata alle associazioni al fine di chiedere la loro disponibilità. Il 15 marzo 1984 venne definita la ‘dividente’ tra il Turbigh in Giò e in Su che non risultò essere quella storica (Via S. Vincenzo), ma fu spostata in Via Garibaldi in quanto si tenne conto dello sviluppo del paese all’Arbusta. Nella pubblica assemblea del 4 maggio 1984 venne presentato il programma delle gare e successivamente furono eletti i capitani: Luigi Paolino per il Turbigh in Giò e Antonio Bailetti per il Su (FOTO) che scelsero i rispettivi motti, Virtus fidesque per il Giò e Audacter et fideliter contendimus! per in Su.
    La cerimonia di apertura fu un evento straordinario con l’apporto costruttivo dei due gran cerimonieri: Salmoiraghi Roseo e Lino Braga. La sfilata in costume apriva la festa con la presentazione simbolica del Palio ai Capitani da parte del Sindaco e la benedizione del palio da parte del Parroco.
    Riportiamo l’articolo scritto dal turbighese Marzio De Marchi su la ‘Prealpina’ nel luglio 1984:
    “Alla fine delle diciassette gare in programma per l’assegnazione dei ventitré punti a disposizione, la contrada d’in Su ha vinto per 15 a 8. A favore dei vincitori sono state le gare di ballo, barche, caccia al tesoro, ciclismo, corsa piana, cuccagna, fotografia, musica leggera, tiro alla fune. Parità di punteggio è stata invece ottenuta nelle gare di musica classica e pittura. Altri punti venivano conquistati dai contradaioli di Bailetti con tre partite vinte su quattro di calcio. I giallorossi hanno invece dovuto subire brucianti sconfitte nelle gare di bocce, corsa con gli asini, corsa nei sacchi, nuoto e pesca, nonché nell’incontro calcistico tra le ‘Vecchie Glorie’ delle due contrade. L’amara sconfitta ha reso più saldi i legami tra i contradaioli d’In Giò e più forte lo spirito di rivincita per la prossima edizione”.
    Infatti, nell’anno successivo (1985), vinse la contrada d’In Giò. Da allora il ‘Palio’ andò in archivio.

    DIDA I capitani di Contrada: Luigi Paolino per il Turbigh in Giò e Antonio Bailetti per in Su

  • Magenta: invasione di Ifantria Americana, il Comune interviene negli spazi pubblici

    Magenta: invasione di Ifantria Americana, il Comune interviene negli spazi pubblici

    Una vera e propria invasione di Ifantria Americana. L’altro giorno il Comune è intervenuto al parco del Crocione, nel quale i cittadini avevano segnalato una presenza massiccia di tale lepidottero che non è nocivo né per l’uomo né per gli animali domestici, ma che provoca gravi danni alla vegetazione. Il Sindaco Luca Del Gobbo ha spiegato che, dopo un primo intervento al parco del Crocione, Asm riprenderà il lavoro lunedì con un prodotto biologico.

    Il Comune interviene negli spazi pubblici, ma naturalmente l’Ifantria sta creando problemi enormi anche ali giardini privati dove il Comune non può intervenire. Cittadini che devono munirsi di appositi prodotti per debellarla. Paolo Chianura vive in via Dante e ha notato un’invasione senza precedenti nel suo spazio. “Hanno attaccato le piante di pere e il caco – spiega – Per il pero sono intervenuto tagliando il ramo infestato e portandolo in discarica, ma per il caco l’Ifantria è salita ai rami alti che non riesco a raggiungere. La stessa cosa sta accadendo alla villetta vicina e al canale che ho di fronte”.

  • 18 agosto 1986, la maxi grandinata di Casorezzo: il ricordo di Marcello Mazzoleni

    18 agosto 1986, la maxi grandinata di Casorezzo: il ricordo di Marcello Mazzoleni

    Casorezzo, è il 18 agosto del 1986: molte famiglia del paese sono al mare in Riviera e coloro che sono a casa il pomeriggio di quel giorno assisteranno ad un evento incredibile, che ricorderanno per sempre. Sono le 18 di un tipico pomeriggio padano, il cielo è bianchiccio e l’afa è grande, un sistema temporalesco si avvicina dal Piemonte. Non sarà un temporale come gli altri: in pochi minuti il cielo si oscura e succede il finimondo: raffiche di vento forse sui 150 km/h si abbattono sul paese, accompagnate da una grandinata fitta e potente, che distrugge tutto. Di seguito la rievocazione di quella giornata, risalente a 38 anni fa, a cura di Marcello Mazzoleni.

    “Il nostro viaggio tra gli anniversari dei fenomeni meteorologici estremi dall’Unità d’Italia ad oggi, in questo giorno fa tappa proprio qui nel nostro territorio: il mattino del 18 agosto 1986 si stava preparando quella che nelle ore pomeridiane sarebbe passata alla storia come “la grandinata di Casorezzo”.

    Avevo 8 anni, ero già appassionato di meteo e annotavo le temperature e i fenomeni sui quaderni che conservo ancora. Quel giorno per Magenta ho scritto: “massima 32, minima 16 di sera, temporalone con bufera di vento, grandine, tapparelle bucate, hanno fatto vedere Casorezzo in televisione”.

    La fascia più colpita è stata tra Asmonte, Ossona nord, Furato, Casorezzo, Arluno nord, Villapia e Villastanza di Parabiago. Grandine rimasta al suolo fino al mattino del 20 agosto con nebbia e paesaggio lunare, campi di mais rasi al suolo.

    Per chi volesse approfondire, un ottimo lavoro è stato svolto dall’amico Andrea Bosoni del CML http://www.centrometeolombardo.com/…/temp…/casorezzo.htm

    Già che siamo in tema di anniversari di episodi meteo estremi, per ogni giorno ce ne sono sempre diversi da ricordare e aggiungo quelli sul medio-alto versante adriatico, dove nei giorni dopo Ferragosto del 1976 numerose località sono state coinvolte da episodi alluvionali, a partire da Rimini e sino a Pescara, in occasione di una insistente circolazione depressionaria, che ha portato fenomeni rigeneranti di forte intensità. In totale in quei giorni si contarono dodici vittime tra Romagna, Marche e Abruzzo.
    Tra le località più colpite troviamo Senigallia, dove il fiume Misa esondò per tre giorni consecutivi, tra il 17 e il 19 agosto 1976. Soltanto dall’Unità d’Italia ad oggi, Senigallia e il territorio circostante hanno vissuto ventidue alluvioni censite, in pratica in media una ogni sette anni. Ecco un link per approfondire: https://www.centropagina.it/…/42-anni-lalluvione…/….

    Questa alluvione è una delle oltre cinquemila che ho in archivio dal 1861 ad oggi e che in totale hanno portato a oltre duecentotrentamila tra morti e dispersi sotto a fango e detriti. L’intensità e la frequenza di tali episodi è rimasta inalterata, fortunatamente con sempre meno vittime grazie ai progressi nelle attività di protezione civile, alle previsioni del tempo e alla lenta e relativa messa in sicurezza del territorio.

    È in questi tre campi che andrebbero unicamente investite le risorse pubbliche, anziché sciuparle nell’attuazione di inutili e costose politiche con l’illusione di poter agire sul clima, che da quattro miliardi e mezzo di anni va avanti a mutare per i fatti suoi, governato dalle eruzioni vulcaniche, dall’attività solare e dalla precessione degli equinozi. A questo link possiamo trovare la sintesi delle proposte per un futuro davvero sostenibile, che sono stato tra i primi al mondo a sottoscrivere qualche anno fa: https://clintel.org/italy-wcd/
    Tornerò nei prossimi giorni ad occuparmi di altri episodi, perché purtroppo c’è solo l’imbarazzo della scelta: solo conoscendo il passato possiamo vivere consapevolmente il presente e guardare con serenità al futuro”.

    (foto tratte da centrometeolombardo.com)

  • MotoGp, in Austria Bagnaia precede Martin e torna leader solitario

    MotoGp, in Austria Bagnaia precede Martin e torna leader solitario

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    SPIELBERG (AUSTRIA) (ITALPRESS) – Trionfo Ducati a Spielberg. Pecco Bagnaia (Ducati) ha vinto il GP di Austria, undicesimo appuntamento della stagione di Motogp. Il pilota italiano, alla 25^ vittoria nella classe regina, ha preceduto Jorge Martin (Ducati Prima Pramac, +3″232), suo principale rivale. Sul gradino più basso del podio Enea Bastianini (Ducati, +7″357). Quarto posto per Marc Marquez (Ducati Gresini, +13″836), quinta la Ktm di Brad Binder, sesto Marco Bezzecchi con la Ducati VR46. Settimo posto per Maverick Vinales (Aprilia), ottavo Franco Morbidelli (Ducati Prima Pramac), nono Aleix Espargaro (Aprilia) e decimo Alex Marquez (Ducati Gresini). In classifica Bagnaia torna da solo in testa al mondiale con 275 punti contro i 270 di Martin.

    – Foto: Ipa Agency –

    (ITALPRESS).

  • Padre e figlio soccorsi sul Resegone

    Padre e figlio soccorsi sul Resegone

    Un uomo e il figlio di sette anni che ieri mattina sono andati a fare una escursione sul Resegone, in provincia di Lecco, hanno lanciato l’allarme perché si sono trovati in difficoltà a 1.700 metri di quota lungo il canale Cermenate in un luogo estremamente impervio.

    Per questo dopo le 10 sono intervenuti con l’elicottero Drago 65 i Vigili del Fuoco che hanno provveduto a individuarli e a portarli in salvo.

    Il rapporto del soccorso alpino mostra inoltre come la stagione più pericolosa sia l’estate, seguita dall’inverno, meno impegnativi per i soccorritori sono le stagioni intermedie.
    Il primo fattore è legato alle vacanze, quelle estive e quelle invernali, che portano molte più persone in montagna e nella natura durante i periodi di vacanza. Il secondo aspetto invece è legato all’accessibilità dell’alta quota in estate, quando la neve lascia spazio a itinerari che sfiorano le vette. Tutte ragioni che devono indurre ad affrontare le escursioni in montagna con grande attenzione.

  • Milano, malore per anziana obesa: soccorsa con toboga

    Milano, malore per anziana obesa: soccorsa con toboga

    Una donna anziana obesa che ieri pomeriggio si è sentita male in casa, a Milano, è stata salvata grazie all’intervento dei Vigili del fuoco che l’hanno imbragata e portata fino all’ambulanza perché i soccorritori non sarebbero riusciti a sollevarla in sicurezza. L’anziana è stata poi ricoverata in codice rosso all’ospedale.

    E’ accaduto in via dei Contarini poco dopo le 16, quando il 118 ha chiamato in ausilio i pompieri e la Polizia. La donna, una 87enne gravemente obesa, avrebbe avuto difficoltà a raggiungere il livello stradale e l’ambulanza in sicurezza, su una barella. Quindi, secondo quanto spiegato dai Vigili del fuoco, è stata imbragata e portata a terra su una toboga, con un’autoscala, e poi affidata al 118.

  • È morto a 88 anni Alain Delon, icona e sex symbol del cinema mondiale

    È morto a 88 anni Alain Delon, icona e sex symbol del cinema mondiale

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Grave lutto nel mondo del cinema. E’ morto l’attore francese Alain Delon. Aveva 88 anni. Ad annunciare la scomparsa del divo del grande schermo internazionale, malato da tempo, i tre figli Alain Fabien, Anouchka e Anthony, spiegando che il padre “si è spento serenamente nella sua casa di Douchy, con accanto i suoi figli e i suoi familiari”.
    Delon era nato a Sceaux, nella regione dell’Île-de-France, l’8 novembre 1935. Scorrendo la sua biografia ci si imbatte, innanzi tutto, in un’infanzia difficile. Alain ha solo 4 anni quando i genitori si separano e lui viene prima affidato a una famiglia adottiva e, poi, mandato i un collegio di suore. È solo il primo di una serie di istituti che cambierà a causa della sua intemperanza. A 14 torna a casa, lasca la scuola e inizia a lavorare nella salumeria del compagno della madre. Anche questa esperienza però non dura a lungo: tre anni dopo si arruola nella marina francese e viene destinato in Indocina, nel Sud-Est asiatico. Nel 1956 torna in Francia dove, per mantenersi, a Parigi svolge i lavori più disparati, dal facchino al cameriere. Riesce ad allontanarsi dai quartieri malfamati che frequenta grazie all’incontro con la giovane attrice Brigitte Auber che lo introduce nel mondo del cinema: il regista Yves Allégret gli offre il suo primo (piccolo) ruolo nel film “Godot” e il fratello del regista, Marc, l’anno successivo lo vuole nel cast di “Fatti bella e taci”. Delon non ha alcuna esperienza di recitazione ma, poco dopo, arriva anche il primo ruolo da protagonista nel film di Pierre Gaspard-Huit “L’amante pura”. Sul set conosce Romy Schneider che sarà la sua compagna per molti anni. I due sono giovani, belli e di successo e diventano la coppia d’oro del cinema. Nel 1959 Delon interpreta per la prima volta uno di quei personaggi belli e dannati che hanno caratterizzato la sua carriera: avviene nel giallo di René Clément “Delitto in pieno sole”.
    L’anno dopo un’altra tappa fondamentale è l’incontro con Luchino Visconti che lo vuole come protagonista del suo film “Rocco e i suoi fratelli”. Il personaggio di Rocco gli regala un successo anche internazionale e dopo “Che gioia vivere” di Clément e “L’eclisse” di Michelangelo Antonioni, l’attore è di nuovo su un set per Visconti, stavolta per “Il gattopardo” nel quale, nei panni del principe Tancredi, strega letteralmente il pubblico femminile. Il ritorno in Francia gli offre la possibilità di recitare con Jean Gabin (in “Colpo grosso al casinò” di Henri Verneuil): Delon lo considera il suo mito e, pur di affiancarlo, si offre di lavorare gratuitamente nonostante la contrarietà dei produttori della Metro-Goldwin-Mayer. Nel frattempo è finita la relazione con la Schneider e l’attore sposa l’attrice Francine Canovas che prenderà il nome di Nathalie Delon e, prima del divorzio avvenuto nel 1969, gli darà il secondo figlio Anthony. Il primo, mai riconosciuto ma adottato da sua madre, è Christian Aaron Boulogne, nato dalla breve relazione con la cantante Nico e morto nel maggio 2023. L’avventura nel cinema prosegue, tra i tanti, con “Il tulipano nero” di Christian Jaque, “Crisantemi per un delitto” di Clément, “Tre passi nel delirio” (nell’episodio diretto da Louis Malle) e “Parigi brucia” sempre di Clément. La vera consacrazione in Francia (e la conseguente rivalità mediatica con Jean Paul Belmondo) arriva, però, nel 1967 quando Jean Pierre Melville lo chiama per il ruolo di protagonista in “Frank Costello faccia d’angelo”. Da questo momento, Delon diventa uno dei volti principali del cosiddetto “polar”, un genere equivalente al nostro poliziesco all’italiana, che lo vede in film come “Il clan dei siciliani” di Verneuil, di nuovo insieme a Jean Gabin. Recita, però, anche in pellicole di altro genere: ad esempio “Addio Jeff” con la compagna Mireille Darc (che gli starà accanto fino al 1983) e “La piscina”, nel quale impone la sua ex compagna Romy Schneider. Nel 1970 “Borsalino” mette insieme Delon e Belmondo e trionfa al botteghino. Lo produce lo stesso Delon con la sua “Adel Productions”. Seguono “I senza nome” di Melville con Gian Maria Volonté e Yves Montand, “Toshiro Mifune” con Charles Bronson, “Sole rosso” con Ursula Andress e “La prima notte di quiete” di Valerio Zurlini. Nel 1973 incide, insieme a Dalida, la canzone “Paroles, paroles”, versione francese di quella cantata da Mina e recitata da Alberto Lupo. Dalla metà degli anni ’70, Delon recita quasi esclusivamente in polizieschi violenti (come “Morte di una carogna”) e produzioni internazionali di scarso rilievo (come “Airport 80”), ad eccezione di “Borsalino & Co” (sequel del precedente, senza Belmondo ma con Riccardo Cucciolla) e “Zorro” di Duccio Tessari. Continua anche l’impegno come produttore con film come “Flic Story” di Jacques Deray con Jean Louis Trintignant. Negli anni ’80 si fa notare in particolare per l’interpretazione in “Nido di spie”, uno dei più alti incassi del cinema sovietico, e per l’esordio nella regia con il film “Per la pelle di un poliziotto” che, oltre a dirigere, scrive, produce e interpreta con Anne Parillaud (la sua futura compagna). Sempre negli stessi anni lo si vede in “Un amore di Swann”, tratto dall’omonima opera di Marcel Proust e con Ornella Muti e Jeremy Irons, e “Notre histoire” di Bertrand Blier (che gli regala l’unico premio César della carriera come migliore attore protagonista). Negli anni che seguono la carriera di Delon imbocca la via discendente: gli unici titoli di rilievo sono “Il ritorno di Casanova”, “Nouvelle Vague” di Jean-Luc Godard e “Uno dei due” di Patrice Leconte (di nuovo al fianco di Belmondo). Nel 1995, però, riceve a Berlino l’Orso d’oro alla carriera. Due anni dopo annuncia di volersi ritirare dalle scene ma, in realtà, si allontana soltanto dal cinema: intensifica, infatti, la sua attività teatrale e, nei primi anni Duemila, arriva in televisione nei panni di Fabio Montale della polizia di Marsiglia. Nel frattempo, dalla nuova relazione con la modella olandese Rosalie van Breemen, nascono i due figli Anouchka e Alain-Fabien. Nel 2005, complice la crisi sentimentale con la van Breemen, Delon rivela alla stampa la sua lotta contro la depressione che lo ha portato sull’orlo del suicidio. Nello stesso anno riceve dal presidente francese Jacques Chirac la Legion d’onore per il contributo all’arte cinematografica mondiale. Nel 2008, contrariamente a quanto annunciato, torna al cinema: è Giulio Cesare in “Asterix alle Olimpiadi”. Continua anche a recitare a teatro e a ricevere riconoscimenti alla carriera tra cui la Palma d’oro onoraria al Festival di Cannes. È il 19 maggio 2019; un mese dopo Delon viene colto da un ictus seguito da un’emorragia cerebrale. Poi il linfoma. Oggi l’addio.

    -foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).