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  • BMW Motorrad presenta le nuove R 12 NineT e R 12

    BMW Motorrad presenta le nuove R 12 NineT e R 12

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Con la R nineT, nel 2013 BMW Motorrad ha presentato più di una roadster in stile classico. Fin dall’inizio ha unito il design classico della moto e la tecnologia moderna con l’alta maestria e le diverse opzioni di personalizzazione. Poco dopo, la R nineT si è arricchita di interessanti derivati, dando vita a un’intera famiglia di modelli per il mondo BMW Motorrad Heritage. Per questo motivo, per la nuova BMW R 12 nineT, il principio guida durante lo sviluppo è stato “The Spirit of nineT”, con l’obiettivo di seguire le orme della R nineT di successo e di portarne avanti il look archetipico, l’atemporalità e le elevate qualità di personalizzazione. Mentre la nuova R 12 nineT, come roadster classica, è riconoscibile per il suo stile d’impatto negli ambienti urbani e a offrire un divertimento di guida dinamico sulle tortuose strade di campagna, la nuova BMW R 12 si presenta con il motto “The Spirit of Easy” – rappresentando perfettamente una classica cruiser per una guida piacevole e rilassata.
    Le nuove BMW R 12 nineT e R 12 sono roadster e cruiser classiche che combinano il carattere autentico e robusto del motore boxer e il linguaggio del design delle epoche motociclistiche tradizionali con una tecnologia innovativa e un concetto modulare che offre al motociclista la massima possibilità di personalizzazione. La riduzione all’essenziale e l’attenzione ai dettagli sono state le priorità fondamentali nello sviluppo del design, che si è tradotto in un forte richiamo emotivo. Negli ultimi 100 anni, il motore boxer a due cilindri e l’utilizzo di una trasmissione a cardano sono stati sinonimo di moto BMW. In linea con questa eredità, i nuovi modelli BMW R 12 nineT e R 12, presentati nell’anno dell’anniversario dei “100 anni di BMW Motorrad”, enfatizzano ulteriormente questa configurazione di propulsione distintiva, dopo la recente presentazione della nuova BMW R 1300 GS. Il motore boxer raffreddato ad aria/olio con una cilindrata di 1.170 cc, già noto a numerosi modelli BMW Motorrad, eroga 80 kW (109 CV) a 7.000 giri/min. nella R 12 nineT e 70 kW (95 CV) a 6.500 giri/min. nella R 12. Nell’ambito della completa riprogettazione del telaio, i nuovi modelli R 12 presentano anche un nuovo airbox. Questo è ora completamente integrato sotto la sella. L’impianto di scarico “Twin Pipe” montato a sinistra con due silenziatori posteriori con design a cono rovesciato soddisfa sia il desiderio di una roadster sportiva dal design classico sia quello di una cruiser.
    Il fulcro dei nuovi modelli BMW R 12 è il telaio principale tubolare in acciaio a ponte sviluppato completamente ex novo. Questo telaio si differenzia dalla precedente serie R nineT, che aveva un telaio principale anteriore e un telaio principale posteriore. Di conseguenza, il nuovo telaio elimina la necessità dei fissaggi precedenti, riducendo il peso e conferendo ai nuovi modelli R 12 un aspetto più pulito e classico. Il telaietto posteriore, anch’esso in acciaio tubolare, è imbullonato al telaio principale. La nuova R 12 nineT è dotata di due strumenti analogici circolari per la velocità e i giri motore, di una porta USB-C sul lato sinistro e di una presa da 12 V sul lato destro per la rete di bordo. Gli strumenti circolari continuano a supportare la personalizzazione comunicando tramite un LIN-Bus e separando le unità di controllo e di visualizzazione. La strumentazione di serie della nuova R 12 si limita al tachimetro, ma il contagiri può essere montato a posteriori con accessori originali BMW Motorcycle. Sulla R 12 nineT il serbatoio in alluminio con pannelli laterali spazzolati e trasparenti, la sella e la gobba posteriore creano una linea ascendente e dinamica.
    L’ergonomia migliorata rispetto al modello precedente è dovuta principalmente al serbatoio del carburante più corto e più stretto di 30 mm nella zona posteriore. Il pilota è più vicino al manubrio, beneficia di un migliore contatto con le ginocchia e ha una posizione di seduta più orientata verso la parte anteriore della moto. Il serbatoio in acciaio, che ricorda i cosiddetti “toaster tanks” dei modelli BMW /5 degli anni Settanta, enfatizza il tipico linguaggio di design di una cruiser con la classica forma a goccia e forma una linea discendente in combinazione con la sella solitaria di serie e il copriruota posteriore curvo e ribassato. La grande ruota anteriore da 19 pollici e la piccola ruota posteriore da 16 pollici si completano armoniosamente. Il classico design cruiser si riflette anche nella posizione di seduta rilassata con altezza della sella ridotta e manubrio largo. Ciascuna moto, la BMW R 12 nineT e la R 12, è disponibile in tre attraenti opzioni di colore.

    foto: ufficio stampa Bmw Group Italia

    (ITALPRESS).

  • Ma quale ‘patriarcato’ , abbiamo bisogno di figure paterne. Di Domenico Bonvegna

    Ma quale ‘patriarcato’ , abbiamo bisogno di figure paterne. Di Domenico Bonvegna

    In questi giorni dopo l’assassinio della povera Giulia Cecchettin abbiamo ascoltato e letto un profluvio di commenti, alcuni aberranti a cominciare dai sinistri che son partiti lancia in resta per combattere la “crociata” contro il patriarcato e i maschi sempre e comunque selvaggi.

    Ha cominciato la stessa sorella di Giulia, che invece di chiudersi nel dolore ha lanciato una specie di appello generico accusando tutti i maschi di patriarcato. Certamente le sue parole sono musica per le orecchie di una certa sinistra, che voleva sentire proprio questo.

    A proposito come mai non abbiamo sentito una parola, una manifestazione contro quel cattivo “patriarcato” all’interno delle comunità islamiche che ha fatto fuori la povera Saman e tante altre donne? Un’altra dichiarazione è quella del Ministro Antonio Tajani, che ha purtroppo debordato (sempre se l’abbia pronunciata).

    Di fronte alla mattanza di donne, vittime della follia degli uomini. “Come uomo chiedo scusa a tutte le donne, a cominciare da mia moglie e da mia figlia per quello che fanno gli uomini”.

    Ho letto diversi commenti, ne prendo qualcuno tra i più significativi. A cominciare da quello di don Antonello Lapicca è intervenuto su fb con una interessante nota cogliendo alla radice la vera questione:

    “L’odio per il patriarcato è l’odio mascherato verso Dio Padre. La follia di questa società che, eliminando Dio padre e con lui il padre, pretende di instaurare una fraternità di rivoluzionaria memoria, libera ed egalitaria.

    Ma senza Dio Padre gli uomini si trasformano in fratellastri di menzogna, senza identità, orfani condannati a mendicare vita gli uni dagli altri, senza mai saziare la fame inestinguibile d’amore”. Continua don Antonello: “È questa una generazione che sorge dalla più grave delle mancanze, figlia del taglio violento con il proprio Padre, fonte unica di vita e amore”.

    Sullo stesso tema è intervenuto padre Francesco Solazzo, che fa un elogio dell’ambiente patriarcale, dove lui è cresciuto. Senza giri di parole scrive: “A questi criminali, manca proprio il patriarcato (quello vero e genuino, non la caricatura di cui si parla in questi giorni). Questi criminali sono stati educati dai media, dai giornali, dai film: è questa la realtà. Sono stati educati a pensare che ogni capriccio è diritto, che è bello essere guidati unicamente dal ventre e dai genitali.

    Un esempio celebre è quello di Alessandro Serenelli che uccise S. Maria Goretti: quando molti anni dopo l’evento funesto ebbe cambiato realmente vita e uscì dal carcere, fu egli stesso ad ammettere che furono i cattivi giornali e i cattivi libri ad averlo abbrutito fino al punto di arrivare ad accoltellare una bambina che non si piegava a ai suoi insani desideri.

    Quindi, cari amici giornalisti, registi, attori e strimpellatori d’ogni genere, non colpevolizzate il patriarcato, perché i colpevoli siete voi. Io non sono Filippo Turetta, perché Filippo Turetta è opera vostra”.

    Infine, un altro intervento meritevole di attenzione è quello di Massimo Gandolfini, dottore in neurochirurgia e presidente del Family Day, pubblicato dal quotidiano “La Verità” (L’uomo ha cancellato Dio dalla sua vita. Così qualsiasi dolore diventa violenza, 22.11.23) Certo di fronte a un fatto di morte così dolorosissimo, dovremmo fare silenzio e pregare. Ma non basta, segue la naturale ricerca del perché, per tentare di dare risposte a tanta disumanità.

    Tutti si interrogano e avanzano spiegazioni di ogni genere, ma spesso si ripete, “per l’ennesima volta, un copione che, purtroppo, abbiamo detto e ascoltato ad ogni tragico appuntamento”.

    Neanche Gandolfini ha la pretesa di esaurire il problema, è d’accordo sulle “pene più dure, di norme giuridiche di prevenzione più stringenti, di programmi di educazione scolastica e culturale incentrati sul tema della violenza di genere: tutto vero, tutto importante, tutto necessario”. Ma queste sono misure parziali, occorre fare uno sforzo di analisi della “condizione morale in cui tutti noi, oggi, viviamo”.

    Esiste una “cultura diffusa” che caratterizza questo nostro tempo il terreno fertile dove allignano e si sviluppano odio e violenza. Di genere e non di genere, perché la radice è unica. Una “cultura diffusa”, trasmessa dallo strapotere delle agenzie della comunicazione di massa, che sta condizionando e rimodellando la nostra “coscienza comune”, imponendo che ogni valore assoluto di riferimento debba essere riletto, manipolato, decostruito,[…]”.

    Pertanto, per Gandolfini, se questa è la situazione, di fondo, “appare molto parziale e semplicistico prendersela solo con le famiglie e con l’educazione scolastica, con il “patriarcato” e la cultura sessista: se pensiamo a Caivano può essere così, ma se pensiamo a Filippo Turetta, cresciuto in ambiente familiare ed educativo ottimi, i conti non tornano”.

    E’ indispensabile una riflessione più profonda: “chi e che cosa ha così tragicamente manipolato le coscienze, le menti, i pensieri, i sentimenti di quelle povere “brave persone”? Tentare una risposta è doveroso, anche se scomodo, difficile, anche doloroso e, soprattutto, non politicamente corretto: perché si tratta di avere il coraggio di dire che l’aver cancellato Dio dalla storia dell’uomo, l’aver costruito e deificato un “superuomo” cittadino di un nuovo umanesimo che può fare a meno di Dio, ponendolo al centro dell’universo, “etsi Deus non daretur”, sta provocando la perdita della dimensione umana, di creatura, che riconosce valori e norme iscritte nella legge naturale, che l’uomo stesso non si è dato, ma che deve imparare a conoscere e servire”.

    Pertanto in una società così delineata, “tutto è possibile, fruibile, addirittura lecito, al fine di ottenere felicità, soddisfazione, appagamento o, almeno, lenimento del dolore. La cultura della felicità ad ogni costo, la cui cifra fondamentale è la negazione di ogni senso e significato del dolore e della sofferenza, fisica e spirituale – coniugata con la visione di un uomo infinitamente potente, dotato di libertà assoluta e pieno possessore dei suoi diritti – sta producendo la società dell’ “homo homini lupus”(Plauto), l’unica soluzione diventa la cancellazione del dolore, con la droga, il suicidio, l’eutanasia fino all’omicidio”.

    Continua Gandolfini, pertanto, “Amore e odio, nel cuore dell’uomo, sono sentimenti fortissimi perché strutturanti la vita stessa, e la linea di separazione fra i due è terribilmente fragile, al punto che assai spesso il primo si trasforma nel secondo.

    Così l’amore – parola vergognosamente manipolata tanto da diventare possesso per la soddisfazione personale, basta guardare fiction, telenovelas, pubblicità, slogan mediatici, con corpi trattati come pupazzi per il godimento – scompare nel suo significato originale di donazione per la felicità dell’amato, e diventa solo capriccio e piacere, potendosi trasformare in ’odio violento quando l’altro non corrisponde, rifiuta e si allontana”.

    L’unica via d’uscita per il professore “è quella di ritornare a Colui che duemila anni fa ci aveva indicato il fondamento della vita comune “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato”. Occorre tornare a Gesù Cristo.

    All’inizio del mio intervento avevo fatto riferimento all’assenza del padre nel compito educativo in famiglia. Il tema viene affrontato in un interessante volumetto di qualche anno fa del professore Claudio Risé, “Il mestiere di Padre”, edito da San Paolo. Un testo che potrebbe aiutarci a comprendere certi disagi della nostra gioventù.

    Scrive Risè: “Ad insegnare all’uomo- maschio a diventare tale è sempre stato il padre e una serie di figure che lo affiancavano: dal maestro d’arti e mestieri, all’insegnante, all’istruttore militare, a quello ginnico (sopravvissuto, ma non basta). Senza questa iniziazione – scrive Risé – l’uomo non si sente tale a livello profondo”.

    Interessante il racconto estratto da un testo di uno studioso americano, dove un giovane uomo cresciuto con la madre lesbica, circondata da un gruppo di donne intraprendenti, l’uomo alla fine si ritrova senza una sua identità istintuale, sessuale, nessun padre gliel’aveva trasmessa. Infatti, “il giovane senza padre, che non viene ‘iniziato’ al maschile, non ha volto: è portatore di un’identità debole, e ha paura”.

    Così secondo Risé, “Il padre assente, insomma, già figlio matrizzato a sua volta, tende a diventare un eterno adolescente, in perenne ricerca di rassicurazioni narcisistiche alla sua esistenza”. Tuttavia, secondo lo psicanalista, tutte queste patologie scompaiono, quando il padre accetta di fare il mestiere di iniziatore dei figli.

    Certamente è “un lavoro complesso, abbastanza impopolare, difficile da mettere a fuoco, anche perché richiede di andar contro pregiudizi, luoghi comuni, e superficialità di ogni genere”.

    Un altro aspetto che il libro di Risè prende in considerazione è quello della scuola. Anche qui si nota una mancanza di docenti uomini. La femminilizzazione del corpo insegnante nella scuola italiana, ma anche in tutto l’Occidente, è un dato di fatto documentato. E l’assenza nella scuola della figura maschile può portare a un disturbo che può influire nella psiche degli allievi, che non vedono una figura simile a quella paterna.

    Risè, è fortemente critico della nostra “società dove le attività educative, di addestramento e formazione dei giovani, a tutti i livelli (tra cui la scuola e la famiglia), non sono più svolte da figure maschili, legate all’immagine archetipica del padre e alla sua particolare energia. Bensì da figure femminili, che rimandano al mondo della madre, con la sua diversa energia e cultura”.

  • Giornata violenza donne, Meloni “C’è ancora tanto da fare”

    Giornata violenza donne, Meloni “C’è ancora tanto da fare”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “Di solito le ricorrenze servono a tenere acceso un riflettore, ma quando una donna muore ogni 3 giorni quel riflettore è sempre acceso. La ricorrenza serve a tutti per quello che possono fare con il proprio lavoro, quello che puo essere ancora fatto e quello che è stato fatto. Dall’inizio del nostro Governo abbiamo aumentato i fondi per i centri antiviolenza, abbiamo approvato una legge contro la violenza sulle donne all’unanimità e quella legge rende più efficaci gli strumenti di prevenzione perchè la velocità può salvare la vita di una persona. C’è tanto da fare e credo che vada fatto perchè non basta”. Cosi la premier Giorgia Meloni, durante l’evento per celebrare la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. “Stasera ci sono tanti campioni dello sport e li ringrazio per la loro sensibilità. Dobbiamo andare a fondo ai problemi per dare risposte alle donne italiane e far sapere loro che non sono sole, che c’è un numero che si può chiamare sempre se si ha paura. Le norme ci sono, le istituzioni ci sono e le donne italiane devono saperlo. Quando si pensa che avere paura è normale non lo è, quando si pensa che l’amore può fare male, quello non è amore. Siamo libere e non c’è nessuno che può pensare di possederci. Le istituzioni ci sono”, conclude Meloni.

    foto: screenshot video Palazzo Chigi

    (ITALPRESS).

  • Faccia da la vita le bela! Che sia un buon fine settimana per tutti

    Faccia da la vita le bela! Che sia un buon fine settimana per tutti

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, le auguro buon Week end o un più italico fine settimana…sia di lavoro o con il bicchiere in mano o in vacanza.

    La vita le belaa?? Beh ! Come dicevamo Cochi e Renato portare ombrello..
    Perché un po’ strana è molti finiscono nel Po ma bisogna essere felici ?? Sui nostri cellulari e computer vediamo bellissime donne e uomini vincenti tutti pronti a regalarci un like
    Ma la felicità si conta in mi piace o consensi?

    Bisogna per forza avere la macchina stile appartamento o invito a cena in hotel di lusso per ..
    Le cose vanno bene ma potrebbero andare meglio perché il mio amico ha più di me
    Guarda a chi non ha nulla ?? Può essere felicità? Magari scampato pericolo?

    La vita è una sola mi ripeteva in continuazione una leggera donzella che si credeva e atteggiava a stella. Le cose possono andare meglio ma non vanno così male o vedere il bicchiere mezzo pieno come negli anni ’80.

    Possiamo tutti arrivare là… Oggi mi sembra un doppio detto; possiamo tutti cadere in giù e dobbiamo ringraziare chi è lassù.

    Nel lamentarmi del mio Paese vedo che altri sono messi peggio ma posso dire con mezzi più adatti noi?
    Ironia e gentilezza più ottimismo buttati via per un livore e odio con il pizzico di sadismo…
    Una mia conoscente con la figlia debosciata e poco incline allo studio prende di petto e per le palle la situazione come la gravità fosse eterna.

    Prendere con più ironia e leggerezza le cose senza cercare il piccolo scoop o grande con applausi o lacrime forse sarebbe più sano e proficuo. La società vuole essere cupa, grigia e rancorosa.

    Lo vedo nel mio inviare; Buon fine settimana e nelle risposte o non risposte del popolo e delle persone… La gentilezza ormai viene presa come difetto e l’ironia come sbeffeggio!!! L’ambizione come presunzione e il vivere il bello della vita come superficialità.

    Un uomo sempre misterioso e insoddisfatto ogni lunedì mi chiede il mio Weekend per curiosità o per sospiro di sollievo o per fare paragoni?

    Ma non migliora la sua vita se non per un effimero momento di sadica comparazione. Forse smettere di fare classifiche potrà darci la gioia …

    Non chieder mai se il tuo amico è felice, non chiederti, mai se sei felice ma cerca di essere e far felice….il gioco sarà più semplice”

  • Città metropolitana di Milano: l’impegno del territorio contro la violenza di genere

    Città metropolitana di Milano: l’impegno del territorio contro la violenza di genere

    Un minuto di silenzio per ricordare Giulia Cecchettin e tutte le vittime di violenza. Così, si è aperto venerdì 24 novembre, l’evento organizzato dalla Città metropolitana di Milano, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: un’intensa mattinata di confronto e approfondimento delle azioni che il territorio metropolitano ha messo in campo, a vari livelli, per prevenire e contrastare la violenza di genere.

    E’ stato il vicesindaco della Città metropolitana di Milano, Francesco Vassallo a ricordare come l’ente di area vasta, ispirandosi al proprio Statuto, sia “in prima linea per sostenere tutti i soggetti che nel territorio hanno ruoli definiti nelle reti territoriali, partecipando attraverso interventi, azioni e protocolli”. Il vicesindaco ha ampiamente spiegato le iniziative promosse e sottolineato l’importanza di un cambio di passo culturale.

    Tra queste basti pensare al protocollo “INPS indossa le scarpette rosse”, per facilitare l’accesso alle misure per le donne vulnerabili, quello con il Comune di Milano e quello con i Comuni e le reti antiviolenza della CM, per facilitare la relazione tra le donne vulnerabili vittime di violenza e stalking e i centri per l’impiego.

    Non solo, l’ente porta avanti azioni di formazione per i servizi pubblici, del terzo settore, e per gli operatori dei Centri per l’impiego, al fine di costruire attenzioni e prassi condivise. Di recente ha promosso, con partner privati, campagne di sensibilizzazione con la realizzazione e diffusione di materiali informativi per promuovere il numero verde 1522 e sensibilizzare le potenziali vittime.

    La Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali, Pari opportunità, Diana De Marchi ha introdotto, con emozione, la mattinata, che ha contato sui contributi di Barbara Peres, Consigliera di parità metropolitana, Alberto Di Cataldo, Direttore Dipartimento Risorse umane e organizzazione, e Carmen Auricchio, Nucleo Organizzato di Ascolto, la quale ha spiegato il nuovo servizio dello sportello d’ascolto per il benessere lavorativo del personale della Città metropolitana. Un contributo video sull’evoluzione normativa è arrivato dal direttore e segretario generale Antonio Sebastiano Purcaro.

    Con la regia della presidente del Cug (Comitato unico di garanzia), Donatella Mostacchi, è stata poi avviata una interessante tavola rotonda per delineare le azioni territoriali messe in campo per prevenire e contrastare la violenza di genere, con Maria Letizia Mannella, Procuratrice aggiunta – Coordinatrice V Dipartimento “Tutela della famiglia, dei minori e di altri soggetti deboli” – Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Daniela Nuzzo, Maggiore Comandante Compagnia Carabinieri Rho, Silvia Terrana, Responsabile Nucleo Tutela donne e minori e Commissaria Polizia Locale Milano, Mirco Fagioli, Direttore UOC Programmazione Sociosanitaria e Sociale integrata Ats Città metropolitana Milano e Francesca Pollastro, componente Cug Città metropolitana di Milano.

    CODICE ROSSO E AZIONE DELLE FORZE D’ORDINE

    La procuratrice Mannella ha illustrato il ruolo chiave del Codice rosso, entrato in vigore nel 2019, che ha imposto un cambio di passo nella giustizia italiana. Le forze di polizia hanno infatti l’obbligo, in casi di maltrattamenti e abusi, di contattare subito la Magistratura. Non solo la denunciante deve essere ascoltata entro tre giorni.

    Ha inoltre evidenziato il ruolo dei Centri antiviolenza, per un supporto a 360° anche dopo l’intervento delle forze dell’ordine: è infatti fondamentale una risposta sociale per accompagnare le vittime, anche dopo aver fermato l’aggressore/stalker, e proteggerle nel caso di allontanamenti. Il progetto Mobile Angel, ad esempio, prevede che le donne abbiano un braccialetto smart da usare in caso di pericolo per allertare subito le forze dell’ordine. Il suggerimento alle donne è di evitare confronti e chiarimenti diretti con potenziali aggressori, imparando a dire “no”.

    E’ stato mostrato il “violenzametro” dell’Arma dei Carabinieri, che fa parte di una campagna di sensibilizzazione per individuare i sintomi di un rapporto che può degenerare in violenza o che ne è già caratterizzato. L’appello è chiamare il 112 per chiedere aiuto. Proprio la Maggiore Nuzzo ha evidenziato come un tema chiave sia la vulnerabilità delle vittime, spiegando il lavoro capillare dell’Arma in ogni caserma, dove personale formato può accoglierle e renderle consapevoli della violenza.

    Un lavoro approfondito che si basa su buone prassi sperimentate e poi applicate a tutti i livelli, dall’operatore del 112 ai Comandi, per una risposta che sia adeguata e tempestiva. Tutti i militari dell’Arma sono infatti formati sul tema del contrasto della violenza di genere e nell’accoglienza delle vittime, donne e minori.

    Un’esperienza quotidiana sul territorio per cogliere i segnali di rischio, sfruttando il rapporto quotidiano con la cittadinanza, e darvi risposta, debellando il sommerso. Toccato anche il tema della vittimizzazione secondaria, che deve essere evitato anche in fase istruttoria e nella raccolta delle testimonianze. Toccante la testimonianza sul caso di Giulia Tramontano, giovane donna incinta uccisa barbaramente dal fidanzato, accaduto proprio nel territorio di competenza della Maggiore Nuzzo.

    La commissaria Terrana si è soffermata sul ruolo dell’empatia combinata ad una tecnica investigativa efficace per prevenire i femminicidi e si è soffermata sulle difficoltà riscontrate con le donne nel percorso di presa di consapevolezza e denuncia. Un importante tema riguarda i numeri: l’aumento di denunce, si è evidenziato, è la dimostrazione di una riduzione del sommerso, di una sensibilizzazione che dà i suoi frutti.

    Urgenza dell’intervento invece che emergenza, parola inflazionata. 24 agenti nel Nucleo Tutela donne e minori, perlopiù donne, che seguono donne e minori, ogni giorno, affrontando reati che sono trasversali e molto differenti tra loro. La violenza affrontata come fisica, ma anche psicologica, sociale ed economica, toccando persone molto diverse tra loro e che richiede competenze approfondite e poliedriche. Fondamentali il lavoro della rete, la collaborazione e la fiducia reciproca di tutti gli attori in campo, oltre la capacità di illustrare alle donne cosa le attende dopo la denuncia.

    LA RETE ANTIVIOLENZA

    Una vera e propria rete istituzionale che, quotidianamente, accoglie e supporta le donne che vogliono uscire da situazioni di abuso e violenza: otto le reti attualmente attive, dalla realtà storica di Milano città, a quelle di Lodi, Rozzano, Cinisello Balsamo, Legnano, Rho, Melzo, San Donato Milanese.

    I comuni capofila delle reti fanno da riferimento ai 193 comuni del territorio metropolitano e di Lodi complessivi per 17 ambiti sociali che fanno capo ad Ats Milano. Il tema della violenza è, infatti, anche un tema di sanità pubblica, come ha illustrato Fagioli, che ha illustrato la campagna avviata nei pronto soccorso, abbinata ad una adeguata formazione del personale. Il codice giallo viene garantito alle vittime di violenza.

    La rete dei Centri antiviolenza del territorio di ATS Milano può contare su 25 punti di accesso tra Centri antiviolenza e sportelli antenna, di cui 10 nella sola città di Milano e 15 nell’area metropolitana e di Lodi. Tutte queste realtà operano secondo un apposito protocollo antiviolenza.

    Attraverso uno sguardo più ampio al tema, dal 2021 è inoltre attivo il progetto U.O.MO Uomini, Orientamento e Monitoraggio, per rispondere in modo nuovo ed integrato al problema della violenza nell’ambito delle relazioni intime e per diffondere una cultura che riconosca nel trattamento degli autori di violenza un ulteriore strumento di protezione per le donne. Da luglio 2021 luglio 2023 lo sportello ha raccolto 202 segnalazioni.

  • Tanner Usrey – “Crossing Lines” (2023) by Trex Roads

    Tanner Usrey – “Crossing Lines” (2023) by Trex Roads

    Siamo quasi alla fine dell’anno ed è quasi ora di stilare le famose classifiche musicali.
    Io l’ho fatto l’anno scorso per gioco, o almeno per me lo è, scegliendo i migliori 10 dischi fra le mie recensioni (ovviamente non che abbia lasciato fuori dischi brutti, è un gioco appunto).

    Quest’anno ripeterò il gioco, penso attorno alla fine di dicembre e mi stavo già preparando alla cosa stilando una ideale classifica delle quasi 40 recensioni di questo anno fantastico per la musica indipendente.

    Le prime 4 o 5 posizioni erano già assegnate, quasi senza pensarci, perché i dischi che per me sono stati il top del 2023, erano una certezza. Fermi tutti!

    Proprio sul finale, o quasi, arriva un disco che scompagina tutto e, se non al primo, si piazzerà si-curamente sul podio.
    La cosa ancora più incredibile è che si tratta di un esordio e i semi che erano stati seminati con al-cuni singoli di successo (e anche un EP), sono diventati un albero pieno zeppo di frutti succosi e bellissimi.

    Tanner Usrey è figlio dello stato che più di ogni altro è associato alla musica, non solo country, di qualità: il Texas e già dai primi vagiti della sua avventura nel mondo musicale ha avvisato tutti che non era uno qualunque, ma un artista di un altro livello rispetto “ai tanti”.

    Nel 2018 il suo primo singolo Daytona Nights solo su Spotify ha registrato 1 milioni di ascolti e nel 2019 la meravigliosa Beautiful Lies, ripresa anche in questo esordio, quasi 30 milioni.
    I singoli hanno fatto breccia nel pubblico e capirete che sarebbe stato difficile che una major non lo cercasse.

    La fortuna ha voluto che la major in questione fosse, secondo me, una delle migliori della storia: la Atlantic Records e in questo esordio ha lasciato il debordante talento di Tanner libero di esprimersi e il risultato è di una bellezza stordente.

    Non esagero, amici: questi sono 14 pezzi (15 se contate anche la finale che è la versione originale di Beautiful Lies) che lasceranno un segno indelebile in questo 2023 e proietteranno il texano verso un meritato successo di portata non solo nazionale.

    Seguo questo ragazzo da quasi 4 anni ormai, dopo averlo scoperto grazie al fatto che aveva aperto degli show per i grandi Whiskey Myers e non vedevo l’ora di sentire un suo album intero: l’attesa è valsa la pena alla grande!

    La musica di Usrey è un country rock molto tendente al red dirt in alcuni pezzi: voce pazzesca, chitarre e ritmo. Ma non mancano le ballate e una certa abilità di scrivere canzoni che verranno amate anche dalle radio, senza mancare di qualità o carattere.

    Si parte a bomba ragazzi: Echo in The Holler è una ballata country energica e polverosa a cui l’armonica regala un sapore western e dove le chitarre sferrano dei colpi micidiali. La voce di Usrey è una delle più belle degli ultimi anni e i suoi testi non sono da meno.

    Guns Drugs and Allergy Pills è il ritorno del red dirt di chitarre e ritmo, una scarica elettrica come non se ne sentivano da tempo. Il testo è diretto e fatto di storie vere, ma l’assolo amici miei è da far tremare i muri e l’arrangiamento perfezione. Impossibile stare fermi: benvenuti nel mondo di Tanner Usrey.

    Un altro super successo in streaming è stato il singolo Take Me Home e il successo è del tutto meritato: una ballata acustica con la voce che ricama emozioni fino a quando la chitarra graffia l’aria aumentando i giri di un pezzo che sembra perfetto per le radio che vogliono la qualità.

    Ecco a voi la nuova veste di Beautiful Lies: una ballata di una bellezza semplice, ma abbagliante. Niente orpelli, niente magie, solo una voce che ti entra nell’anima e un testo d’amore che è una poesia vera.

    Il suono è più ricercato rispetto all’originale, l’evoluzione che Tanner e la sua band hanno avuto in questi anni di mille concerti con grandi artisti, è innegabile e regala ad un pezzo già bellissimo, ancora più valore. Il tutto anche grazie al duetto con la bravissima Ella Langley, altra artista da tenere d’occhio.

    La titile-track è autobiografica, sincera e dannatamente bella. Acustica, ma con un’energia e un suono molto personale che fa una crossover fra influenze country e rock.

    Who I Am è rock da ascoltare mentre si corre sull’autostrada e la chitarra sferza l’aria e il nostro viso, con quel geniale tappeto di tastiere, come fosse un pezzo degli anni d’oro del rock del Sud.

    Leggero tocco di slide e la voce intensa ed emozionante di Tanner Usrey ci introduce nella splendida e malinconica Pick Up Your Phone: una richiesta di aiuto a casa, alla famiglia per rimanere ancorato alla realtà in questa sua vita a tutta velocità, la vita dell’artista sulla breccia in giro per 150 concerti l’anno.

    Altro duetto bellissimo è quello con la texana Graycie York in Last Goodbye: non serve molto per emozionare il pubblico quando si ha la voce che hanno questi due ragazzi e l’abilità di Usrey di scrivere ballate poetiche e sincere.

    Canzoni che piaceranno a chi ama il country, a chi ama il rock e il blues, ma anche a chi cerca solo di emozionarsi ascoltando la musica. Il mio duetto preferito però è quello con Jesse England nella ritmata Evelyn’s Eyes, quasi un rock blues d’annata con un assolo di chitarra sporco e graffiante. Bellissima.

    Il disco, come uno splendido cerchio, si chiude con la canzone che ha dato il la a tutta la carriera di questo ragazzo: Beautiful Lies è bellezza e poesia, anche spogliata del nuovo arrangiamento. Non serve chissà che produzione o arrangiamento, quando hai talento nel songwriting e una voce fuori dal comune.
    Un album che lo proietta senza ombra di dubbio fra i giovani migliori artisti americani degli ultimi anni.

    Un esordio che colpisce nel segno e regala al mondo un disco senza bassi, ma solo con accecanti alti: liriche emozionanti e sincere, voce pazzesca, chitarre che regalano elettricità all’anima e una piacevole sensazione di un artista che con il tuo talento detta le regole del suo sound, senza interferenze.

    Amanti della musica di qualità venite a me, mettetevi comodi e inserite nelle vostre playlist questo gioiello, se poi ne volete conoscere meglio la storia collegatevi con WCN Radio (www.wcnradio.it ) mercoledì 6 dicembre alle ore 20: nella mia trasmissione radio “Trex Music Club”
    (https://www.facebook.com/TrexMusicClub) parlerò di Tanner Usrey.
    #savethedate.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.com

  • Il Sant’Ambroeus Football Club e Armata Pirata 161 sostengono i villaggi colpiti dal terremoto in Marocco con il progetto “Un gol per la speranza”

    Il Sant’Ambroeus Football Club e Armata Pirata 161 sostengono i villaggi colpiti dal terremoto in Marocco con il progetto “Un gol per la speranza”

    L’8 settembre 2023 un terremoto di magnitudo 6,8 ha colpito il Marocco nell’area di Marrakech, causando quasi tremila morti e devastando la città e i suoi dintorni.

    A distanza di mesi dall’accaduto, Marrakech è stata in buona parte ricostruita ma molti dei villaggi nel sud-est della città, più vicini all’epicentro del sisma, sono ancora dilaniati e necessitano di forza lavoro.

    Armata Pirata 161 e il Sant’Ambroeus Football Club – la prima squadra di richiedenti asilo e rifugiati di Milano – hanno deciso di portare il proprio contributo per supportare la popolazione marocchina più colpita e aiutare così i villaggi maggiormente devastati: tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre i volontari andranno in Marocco per portare forza lavoro e organizzare un torneo di calcio assieme alla Tribal Dynamo, una squadra amatoriale della zona.

    Grazie al progetto “Un gol per la speranza”, protagonista di una raccolta fondi su Produzioni dal Basso – prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation – si vuole dare a questi ragazzi la possibilità di giocare, divertirsi e sognare. I fondi raccolti serviranno per supportare le attività in Marocco e aiutare la popolazione acquistando medicine e beni di prima necessità. Insieme si può fare la differenza e dimostrare quanto lo sport possa essere una potente fonte di speranza e guarigione.

    Per maggiori informazioni:

    https://www.produzionidalbasso.com/project/un-gol-per-la-speranza-scendi-in-campo-per-i-villaggi-colpiti-dal-sisma/

  • Bankitalia, sul futuro pesano debito alto e il rischio di crescita bassa

    Bankitalia, sul futuro pesano debito alto e il rischio di crescita bassa

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “Un debito alto e il rischio di un rallentamento della crescita pesano sul futuro del Paese”. In Italia i rischi per la stabilità finanziaria “beneficiano del miglioramento nelle condizioni del sistema bancario, pur rimanendo significativi”. E sebbene il contesto macroeconomico resti incerto, “le condizioni del sistema bancario sono migliorate e il livello di indebitamento privato si mantiene basso. Sulle prospettive pesano l’alto debito pubblico e i timori di un ritorno a una crescita strutturalmente bassa”. E’ quanto emerge nel secondo Rapporto sulla stabilità finanziaria del 2023 diffuso dalla Banca d’Italia. Le incertezze sulla dinamica del rapporto tra debito pubblico e PIL restano significative. A una condotta prudente della politica fiscale dovranno accompagnarsi riforme per rafforzare la crescita potenziale dell’economia. Le proiezioni di Bankitalia indicano che il prodotto salirebbe dello 0,7 per cento nel 2023 e dello 0,8 nel 2024, in calo rispetto a quanto stimato in precedenza.
    Nei mesi scorsi le condizioni di liquidità sul mercato secondario si sono mantenute nel complesso distese. La riduzione dei titoli di Stato nel bilancio dell’Eurosistema non ha avuto impatti significativi sulla liquidità e sul funzionamento del mercato secondario. Nella prima metà dell’anno la quota di titoli di
    Stato detenuta dalle famiglie italiane ha continuato ad aumentare, mentre è ulteriormente diminuita quella di banche e assicurazioni. In questo scenario i rischi provenienti dalle famiglie rimangono contenuti. La ricchezza finanziaria è cresciuta e il rapporto tra indebitamento e reddito disponibile è sceso ancora. La qualità del credito si è ridotta, in particolare per i mutui a tasso variabile. E la ricchezza finanziaria è cresciuta nel corso del primo semestre grazie all’andamento positivo dei mercati. I nuovi investimenti si sono indirizzati verso attività finanziarie con rischi limitati e in grado di offrire rendimenti più cospicui rispetto ai depositi a vista, che si sono ridotti: sono diminuite le azioni, le quote di fondi comuni e le polizze vita; sono invece cresciuti i depositi vincolati e le obbligazioni, soprattutto pubbliche.
    Alla fine di giugno del 2023 il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile è sceso al 60,0 per cento (90,5 nell’area dell’euro). Dalla fine del 2022 l’espansione del credito alle famiglie si è ridotta, risentendo sia del rallentamento dei finanziamenti per l’acquisto di abitazioni, sia del calo degli altri prestiti. La qualità del credito alle famiglie resta complessivamente buona. Il tasso di deterioramento è cresciuto, allo 0,9 per cento nel terzo trimestre, dallo 0,5 alla fine del 2022. Soffre il settore delle imprese, ad incidere sulla situazione finanziaria sono il rallentamento economico e gli alti costi di finanziamento.
    Il credito si è ridotto in modo significativo. La capacità di servizio del debito resta buona, ma l’aumento del costo dei finanziamenti potrebbe incidere sul tasso di deterioramento dei prestiti. Nel primo semestre le disponibilità liquide si sono ridotte del 5,8 per cento, restando comunque su livelli superiori al periodo pre-pandemico (25,1 per cento del PIL, da 21,6 alla fine del 2019). Nel settore bancario da palazzo Koch evidenziano che le condizioni del sistema italiano sono complessivamente buone. I principali rischi sono legati alle deboli prospettive di crescita e al livello elevato dei tassi di interesse. La qualità degli attivi è leggermente peggiorata. La redditività è aumentata, ma risentirà in prospettiva del maggiore costo della raccolta e di un più alto tasso di deterioramento dei prestiti. Pur in presenza di una flessione dei depositi della clientela, il profilo di liquidità si mantiene equilibrato. Entrando nel dettagli del Rapporto si legge che la qualità degli attivi bancari si è mantenuta soddisfacente nei primi nove mesi dell’anno. Il tasso di deterioramento è salito in misura marginale, portandosi all’1,1 per cento. L’incremento
    è imputabile in prevalenza al peggioramento per le famiglie (0,9 per cento, da 0,5 a dicembre del 2022); il dato relativo alle imprese è invece rimasto pressochè invariato (1,5 per cento).Nei primi sei mesi del 2023 sono state effettuate operazioni di cessione di crediti deteriorati per circa 3 miliardi di euro. Il rapporto tra questi crediti e il totale dei finanziamenti (nonperforming loans ratio, NPL ratio) al netto delle rettifiche si è mantenuto stabile (1,4 per cento). La patrimonializzazione del comparto assicurativo è cresciuta, beneficiando dell’aumento di valore degli investimenti. La posizione di liquidità si mantiene buona.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Mafia: sequestrato il tesoro da 43 milioni di euro di due re delle scommesse on line

    Mafia: sequestrato il tesoro da 43 milioni di euro di due re delle scommesse on line

    Secondo le indagini dei finanzieri del nucleo di polizia economico e finanziaria di Palermo, sarebbero i referenti di un gruppo societario contiguo alle famiglie mafiose di Pagliarelli, Porta Nuova, Palermo Centro, Brancaccio e Noce. I due imprenditori sono stati arrestati nell’operazione All In insieme al boss Francesco Paolo Maniscalco.

    L’indagine ha ricostruito la sistematica ricerca del potere economico da parte di Cosa nostra che tenta di infiltrarsi nel lucroso settore della gestione dei giochi e delle scommesse sportive.

    Secondo quanto ricostruito dai finanzieri del Gico, le imprese che facevano riferimento al boss Francesco Paolo Maniscalco, grazie al rapporto con la mafia, avrebbero acquisito la disponibilità di numerose licenze e concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli per l’esercizio della raccolta delle scommesse, fino alla creazione di un “impero economico” costituito da società formalmente intestate a “prestanome”, che nel tempo erano giunte a gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro.

    A giugno del 2020 sono state eseguite 25 misure cautelari personali nei confronti di indagati a vario titolo per partecipazione e concorso esterno in associazione di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori (con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra), associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata e all’esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse. I due imprenditori raggiunti dal provvedimento di sequestro sono stati condannati dal tribunale di Palermo nel febbraio del 2022. Sentenza confermata dalla corte d’appello a luglio del 2023.

    Il tribunale ha sequestrato tre immobili, tra i quali una villa a Favignana, quote di capitale e compendi aziendali di 11 società, con sede nelle province di Milano, Roma, Salerno e Palermo. 45 rapporti finanziari, costituiti da conti correnti, conti deposito, depositi titoli, polizze assicurative e buoni postali, per un valore complessivo di circa 43 milioni di euro.

  • Milano: la città ricorda  il sacrificio di Lea Garofalo, testimone di giustizia senza paura

    Milano: la città ricorda il sacrificio di Lea Garofalo, testimone di giustizia senza paura

    Per difendere la figlia e farla crescere lontana dal malaffare viene trasferita, con un programma di protezione speciale, a Campobasso.

    Una volta tornata a Milano però il compagno e uno dei suoi fratelli, con la scusa di parlare della figlia, la convincono ad un incontro e la uccidono. Il suo corpo viene trasportato a Monza e bruciato fino alla dissoluzione in un campo in località San Fruttuoso.

    Dopo la sua scomparsa iniziano le indagini e nel 2012 uno dei condannati per il suo omicidio rivela dove il corpo è stato disperso. Vengono rinvenuti oltre 2mila frammenti ossei.

    Solo nel 2013, con una cerimonia laica in via Beccaria, il suo funerale viene celebrato alla presenza delle autorità cittadine, l’allora sindaco di Milano Giuliano Pisapia, Don Ciotti, Nando Dalla Chiesa, Mario Calabresi e migliaia di cittadini e cittadine.

    Da qualche anno, nel giorno della sua morte avvenuta il 24 novembre, il Comune di Milano e Libera organizzano una fiaccolata in sua memoria dal centro della città fino al Giardino di via Montello a lei intitolato nel 2020.Alle ore 19 all’Arco della Pace la commemorazione inizierà con gli interventi delle scuole. A seguire partirà la fiaccolata che giungerà in via Montello dove, presso il Giardino comunitario ‘Lea Garofalo’, inizieranno gli interventi istituzionali.

    I vari interventi saranno intervallati da brevi contributi delle ragazze e dei ragazzi del presidio “Lea Garofalo”.

    All’evento parteciperanno gli studenti e le studentesse dei licei Beccaria, Manzoni e Volta, Libera e le associazioni Mamme a scuola onlus, APS Giardini in transito, La Freccia APS – Circolo Arci ‘LatoB’, i ragazzi e le ragazze di Libera. Insieme a loro interverranno l’assessora ai Servizi Civici, Gaia Romani e Lucilla Andreucci del Coordinamento provinciale Libera Milano.