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  • Perchè sostenere l’Ucraina è una causa di destra – Di Domenico Bonvegna

    Finalmente un servizio sulla guerra di difesa dell’Ucraina, che chiarisce quale dovrebbe essere la posizione di chi si definisce di destra o meglio conservatore.

    Lo ha scritto Stefano Magni su atlanticoquotidiano.it, (Perché la difesa dell’Ucraina è una causa di destra, 13.7.23) probabilmente, forse, non riuscirà a convincere quella frangia minoritaria che ancora si definisce di destra, magari cattolica, che si schiera apertamente contro la guerra in Ucraina e che probabilmente strizza l’occhio al dittatore Vladmir Putin. Posizione che, forse, poteva avere qualche motivazione nei primi giorni del conflitto, quando ancora non era chiaro l’insano progetto putiniano. Per la verità ero caduto anch’io nel tranello, mantenendo una posizione neutrale. E per questo motivo tra l’altro ho perso l’amicizia di un noto esperto di temi geopolitici.

    Tuttavia il giornalista mi sembra abbastanza convincente soprattutto per chi usa un poco il buon senso. Spesso la frase che viene sbattuta in faccia a una persona che da sempre si è sentita di condividere una politica di “destra” è la seguente: “Sostieni l’Ucraina? Ma non mi dire che sei diventato un Dem?!”.“Io sapevo che eri di destra, ma proprio non riesco a capire perché sull’Ucraina vai con la sinistra. Che delusione!”. Paradossalmente per Magni, in questo mondo ultra polarizzato, la causa dell’Ucraina è diventata di sinistra, addirittura per qualcuno è diventata, “la nuova religione della sinistra”. I Democratici sono abili nell’alimentare questa polarizzazione: “in pratica, affermano che chiunque sia contro di loro è complice di Putin”. E peraltro, secondo Magni, a destra non si fa nulla per smontare questo teorema. “Anzi, ormai si dà per scontato che a destra si debba stare, se non al fianco di Putin, almeno contro Zelensky, contro la Nato e soprattutto contro Biden”.

    Invece Magni smonta questo mito, sostenendo che appoggiare l’Ucraina è una battaglia di destra. Per sostenere la sua tesi, Magni, porta almeno tre motivi: 1° è una difesa di uno Stato sovrano da un invasore, 2° è la difesa della Mitteleuropa cristiana da un regime post-comunista; 3° infine, è una battaglia di civiltà, in difesa dell’Occidente per come l’abbiamo sempre conosciuto.
    La difesa della sovranità di uno Stato sovrano, è sacrosanto che dovrebbe accomunare tutte le anime della destra: liberali, cattolici, che ritengono che l’unica guerra giusta sia quella difensiva, i sovranisti difendono le frontiere e le tradizioni di una nazione. Insomma, non dovrebbero esserci dubbi da che parte stare.
    Eppure… molti di queste frange politiche che si sentono di “destra”, ricorrono a trucchi concettuali e lessicali, che sembrano attinti dalla propaganda russa, per dire che l’Ucraina non è stata invasa dalla Russia. Anche se per la verità non possono dire il contrario, ma comunque dicono che “è una questione complessa” e nella complessità vale tutto”.
    E tuttavia questi signori messi alle strette, spesso sostengono che questa è una guerra per procura e che Putin è l’unico grande attore internazionale che si oppone all’intero sistema liberale, soprattutto americano. Pertanto sei costretto a scegliere da che parte stare. “E devi scegliere una parte, specie in tempo di guerra”.
    Per la verità questa tesi di Magni l’ho poco sentita, tuttavia mi convince in pieno. La difesa della Mittleuropa cristiana.

    Infatti, oltre a difendere uno Stato sovrano invaso, quella dell’Ucraina è una battaglia per la Mitteleuropa cristiana contro un impero post-comunista. E’ un concetto che hanno chiaro in Polonia, “la nazione più cattolica d’Europa, governata dai successori di Solidarnosc, il primo responsabile del crollo dei regimi comunisti”. Tutti dalla Polonia ai paesi Baltici si identificano correttamente con l’Ucraina invasa. Sono disposti a sostenerla con tutte le loro forze, perché non vogliono correre il rischio di finire di nuovo sotto il Cremlino e la stella rossa.

    Per Magni gli ucraini si battono come leoni, fino all’ultimo uomo perché hanno riscoperto la loro storia. Una storia di cui fa parte anche il genocidio per fame, ordinato da Stalin, l’Holodomor (quasi 6 milioni di morti dal 1932 al 1933) di cui si è potuta celebrare la memoria liberamente solo dopo che il Paese si è liberato, non solo dall’Urss, ma anche dal regime post-sovietico e pro-russo che ha governato ininterrottamente fino al 2004.
    Pertanto, definire la Russia come un impero post-comunista non è un’esagerazione. “I valori cristiani, tanto sbandierati dalla propaganda di Mosca destinata ai conservatori occidentali, sono evidentemente solo un paravento”.
    E’ evidente, piuttosto, per Magni che esiste un certo revanscismo sovietico di Putin. Ci sono diverse prove, soprattutto quelle di simboli:“La stella rossa su tutti i mezzi militari, gli aerei e gli elicotteri, la bandiera “della vittoria” (del 1945) issata nelle città conquistate, sono lì da vedere. E dove arriva l’Armata tornano le statue di Lenin e la toponomastica sovietica, le ricorrenze sovietiche e i vecchi inni”. i russi puntano alla riparazione del “torto” subito nel 1991, con la dissoluzione dell’impero rosso. A questo punto, Putin, che ritiene la fine dell’Urss come “la più grande catastrofe geopolitica” della storia recente, vuole la sua rivincita.
    Contro chi? Ovvio: contro chi ha sconfitto, pacificamente, il comunismo. Contro il blocco occidentale di Reagan e dei conservatori, contro i cattolici e il Papa polacco, contro i popoli che hanno conquistato la loro indipendenza da Mosca. Pertanto, stare dalla parte di Putin, per un conservatore, per uno di Destra è un tradimento della propria storia e un ripudio del proprio trionfo.
    Stare dalla parte dell’Ucraina significa difendere l’Occidente. E siamo alla terza motivazione.

    “Questa è innegabilmente una guerra di civiltà, – scrive Magni – anche se per ora resta localizzata a una sola nazione. Lo è perché lo dicono gli aggressori: sono ormai innumerevoli le dichiarazioni dei vertici russi contro l’Occidente. La guerra è vissuta dall’opinione pubblica russa come una lotta esistenziale contro l’America e l’Europa”.
    Tra l’altro È un conflitto che ha anche una sua dimensione spirituale, come si legge chiaramente nelle prediche del patriarca Kirill contro la “degenerazione” occidentale, non molto differenti dalle parole che siamo soliti sentir pronunciare dagli ayatollah iraniani o dagli imam radicali sunniti. Certamente è vero che l’Occidente per certi versi è corrotto, ma non possiamo pretendere di convertirlo a cannonate con i tank di Putin. Sull’aspetto spirituale della guerra, ne parla convintamente in continuazione padre Livio Fanzaga il direttore di Radio Maria. E’ una guerra che riguarda tutta la nostra civiltà, “non solo perché gli ucraini sono sostenuti da (poche) armi americane ed europee”, ma soprattutto perché la causa stessa è da rintracciarsi nella fuga a Occidente del popolo Ucraino. Praticamente prima con la rivoluzione arancione del 2004 e poi ancora di più con quella del Maidan del 2013-14, la repubblica ex sovietica ha tentato di dare un taglio al suo passato comunista e all’abbraccio della Russia post-sovietica, per guardare al modello occidentale, fatto di democrazia, mercato libero e diritti individuali.
    Di fronte a questa scelta occidentale, il regime post-sovietico russo si è sentito in dovere di intervenire con la forza, prima in Crimea, poi nel Donbass, infine invadendo tutto il Paese. E allora ribaltiamo la domanda: perché mai chi si definisce di destra dovrebbe schierarsi contro l’Ucraina?

  • Incendio nella notte in un campo di Bernate Ticino, nessun danno alle case

    Un incendio è scoppiato, l’altra notte, a Bernate Ticino. Per cause ancora da chiarire le fiamme si sono sviluppate in un campo di via Vittorio Veneto e hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco.

    BERNATE TICINO – Tanto fumo, ma per fortuna nessun danno alle abitazioni circostanti. Numerose le persone che sono scese in strada preoccupate che il rogo potesse propagarsi. Cosa che non è avvenuta grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco. Il campo interessato aveva una dimensione di circa 30mila metri quadri.

  • AbbiateArte: si parte! Appuntamento alle 18 nei sotterranei del Castello

    La quinta edizione di AbbiateArte al via, un esperimento culturale divenuto un appuntamento ricorrente dell’estate abbiatense facente parte della rassegna REstate in città.

    ABBIATEGRASSO – Come ogni anno la Consulta Giovani di Abbiategrasso, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili, organizza una mostra presso i sotterranei del castello per dare visibilità ai giovani talenti artistici del nostro territorio.

    Quest’anno l’evento si terrà dal 14 al 16 luglio con inaugurazione venerdì 14 alle ore 18 nei sotterranei del castello.

    Una mostra dedicata a giovani artisti del territorio e infatti numerosi sono stati gli elaborati pervenuti, selezionati dalla Consulta Giovani tramite bando pubblico e un’apposita giuria.

    La mostra è un grande contenitore, nel quale sarà possibile ammirare l’estro e le diverse sensibilità artistiche di quelli che sono i figli di questo territorio, dalla fervente attività culturale. Questo retaggio lo si potrà toccare con mano anche solo per la varietà di stili e di forme d’arte: pittura, fotografia, arte digitale, installazioni materiche ecc..

    Una panoramica vasta sui generi che dipinge anche quest’anno la mostra “AbbiateArte” come una delle più attese e variopinte sul territorio.
    Tutte gli artisti espositori saranno presenti per l’intera durata della mostra e saranno a disposizione del pubblico per illustrare le loro opere.
    “Una mostra ideata e creata dai giovani, impazienti di condividere con la città i frutti del loro impegno. Iniziative come questa vogliono essere testimonianza di una voglia di fare sempre presente, che sproni la comunità giovanile ad esprimere il loro valore” sostiene l’assessore alle Politiche Giovanili Beatrice Poggi .

    Di seguito gli artisti che esporranno ad AbbiateArte 2023:
    Candida Pisati
    Gregorio Di Pietri
    Massa Giulia Maria
    Carola Albini
    Monti Alice
    Laura Alberani
    Ahmed Elnahif
    Alisia Gallotti
    Vladimir Scavuzzo
    Dolcini Serena
    Nicole Andree Monguzzi
    Elisa Cassaro

    Orari mostra:
    – VENERDÌ 14 dalle ore 18 fino alle 23.30
    – SABATO 15 LUGLIO dalle 15 alle 23
    – DOMENICA 16 LUGLIO dalle 16 alle 20,00

  • Discarica Casorezzo, svolta clamorosa: il Consiglio di Stato accoglie la sospensiva dei lavori, esultano i sindaci

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

    CASOREZZO Accolta la richiesta di sospensiva contro il progetto discarica nel parco del Roccolo

    Il Consiglio di Stato ha accolto, all’esito dell’udienza di ieri, la richiesta di sospensiva dei lavori, presentata dai comuni di Casorezzo, Busto Garolfo e dal Plis del Roccolo, per la realizzazione della ricarica di rifiuti speciali nell’ex ATEg11 (cave di Casorezzo).

    Questa decisione evidenzia ulteriormente le criticità e le lacune di un progetto fortemente contrastato da tutto il territorio.

    Nonostante l’opposizione di Solter e, spiace evidenziarlo ancora una volta, di Città metropolitana Milano, i giudici hanno sostenuto le nostre ragioni. Siamo fiduciosi di ottenere lo stesso riconoscimento anche all’esito dell’udienza di ottobre.

    Continuiamo e continueremo, in ogni sede utile, la nostra battaglia a tutela del territorio, della salute e dei cittadini.

    Susanna Biondi – Sindaco di Busto Garolfo
    Pierluca Oldani – Sindaco di Casorezzo
    Matteo Modica – Sindaco di Canegrate

  • Un museo per il Ruchè a Castagnole Monferrato

    Un museo per il Ruchè a Castagnole Monferrato

    (Adnkronos) – Aprirà al pubblico il prossimo 2 settembre 2023 il nuovo Museo del Ruchè a Castagnole Monferrato. Dopo 6 mesi di restauro, Luca Ferraris – promotore e finanziatore dell’iniziativa con il contributo di Regione Piemonte – presenta il nuovo Museo del Ruchè con 3 sale e l’Infernot. La nuova struttura propone un percorso multimediale e esperienziale, di approfondimento, che ripercorre la storia e la conoscenza di un vitigno, il Ruchè di Castagnole Monferrato, tra i più interessanti autoctoni piemontesi. Il Museo è costituito da una prima sala in cui la narrazione comincia dalla ricerca dell’oro in California – dove il bisnonno di Luca Ferraris trovò fortuna – prosegue con i documenti, gli strumenti di lavoro contadino, le macchine agricole recuperati dalla famiglia e si conclude con la figura di Don Giacomo Cauda, il papà del Ruchè. Negli anni ‘60 il parroco di Castagnole Monferrato fu, infatti, il primo a recuperare alcune vigne abbandonate, credere nelle potenzialità dell’uva che questi filari fruttano per produrre un vino varietale, secco, in purezza, che vinifica e comincia a vendere in bottiglia, dando inizio così all’affermazione del Ruchè in Piemonte. La seconda sala è un omaggio al Monferrato, patrimonio Unesco di indubbia bellezza e alle caratteristiche che lo rendono terroir vocato alla produzione di grandi vini come la stratificazione geologica millenaria dei terreni. Foto e video abbracciano completamente il visitatore che compie l’esperienza di immersione nel territorio anche attraverso le postazioni olfattive dove si esplorano i profumi profondi del Ruchè. In questa sala il protagonista è Randall Grahm, enologo americano, pioniere dell’introduzione di alcune varietà di vite francesi in California, amico di lunga data di Luca Ferraris e antesignano sostenitore del Ruchè negli Stati Uniti già nel 2003. La terza è la Sala Cinema: un docu-film che accompagna il visitatore nella storia moderna di Ferraris e del Ruchè, sempre più apprezzato dai consumatori internazionali chiudendo così il racconto vincente di un piccolo grande autoctono che ha conquistato il mondo. Ultima tappa della visita al Museo, l’Infernot la cui pietra, bianca arenaria qui nominata anche “da Cantoni”, permette la conservazione negli anni delle bottiglie grazie all’umidità e alla temperatura che mantiene costante. “Il Museo del Ruchè nasce nella casa dove è iniziata la storia imprenditoriale della mia famiglia – commenta Luca Ferraris -: è un luogo della memoria, una cantina storica, che abbiamo voluto eleggere a spazio di valorizzazione di un intero territorio che intorno al Ruchè ha costruito la sua fortuna”. Perché un Museo del Ruchè? Spiega Luca Ferraris: “Il nostro vino “raccontato” attraverso un Museo è cultura locale e contribuisce alla costruzione di un nuovo prodotto turistico, che si integra con altri percorsi enogastronomici e costruisce l’identità del Monferrato. L’enoturismo per Ferraris Agricola si è dimostrato sempre un’importante voce economica e in questo settore stiamo investendo importanti risorse private. Nel 2022, le visite e degustazioni in cantina, l’Agricirinquito, lo stesso Museo – che ancora non era restaurato – hanno fatto segnare un + 40% di presenze, quasi 12.600 persone solo nella nostra azienda – rispetto al 2021. Creando proposte strutturate siamo riusciti ad attirare nuovi turisti e il nostro obiettivo rimane quello di alimentare questo circuito virtuoso a servizio del territorio”. E conclude: “E’ per questo che il Museo, seppur già pronto, sarà aperto a settembre: in questi mesi estivi attiveremo tutte le collaborazioni con enti, uffici turistici, agenzie del territorio locali e non, per inserire il Museo tra le destinazioni di interesse del Monferrato”. Museo del Ruchè, Via Al Castello, 14, 14030 Castagnole Monferrato AT  Per info www.museodelruche.it
      Adnkronos – Vendemmie —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Ci lascia Graziella, punto fermo degli oratori di Magenta e della Parrocchia di Pontenuovo: il ricordo degli amici

    Si terranno sabato mattina alle 10 nella chiesa di San Giuseppe Lavoratore di Pontenuovo. I funerali di Graziella. Chi era Graziella? Era una presenza costante negli oratori, una presenza burbera, vivace, ma sempre appassionata. Come ricorda don Emiliano, “ha voluto davvero bene ai nostri ragazzi ed era di una generosità incredibile. Se non potrete essere presenti al funerale, conto sul vostro ricordo nella preghiera”.

    Tra i tantissimi abbiamo il ricordo di Giuseppe e Patrizia: della Parrocchia di Pontenuovo. Da 30 anni almeno Graziella era pietra miliare dell’oratorio e della Parrocchia di Pontenuovo:

    I cuori grandi e umili, spesso, si nascondono tra le pieghe di un carattere ruvido, schietto o dai modi insoliti, ma Graziella, lei no, era tutta una piacevole sorpresa !
    Graziella per tutta la comunità di Pontenuovo era semplicemente “la Graziela”.
    Dove c’era da lavorare per i ragazzi, i giovani lei era presente: nella sua vita sempre attiva ad unire e mai a dividere !
    Il suo animo sapeva farti sorridere in ogni momento sebbene anche per lei non siano mancati momenti duri.
    Sapeva conservare il cuore di una giovane pur conoscendo il lavoro e la fatica di una mamma.
    Presente quasi tutte le mattine sulla piazza San Paolo VI, adiacente alla scuola primaria GMB, era un punto di riferimento e di sicurezza sia per le giovani mamme che per i loro bambini che oltre alla frequenza scolastica avrebbero contestualmente frequentato l’adiacente oratorio. Loro la conoscevano ed apprezzavano come amica e che all’oratorio preparava le mitiche frittelle o altro….
    In ogni attività della parrocchia era presente, attiva, dinamica, generosa, mai stanca e sempre pronta con le battute a rallegrarti la giornata.
    Il suo sorriso, le pieghe della sua pelle che ci raccontavano ciò che il tempo impietoso e la malattia affrontata e risolta, le aveva riservato.
    La casa sempre aperta ai ragazzi che la cercavano come si cerca chi si vuole bene… ecco questa è stata “la Graziela”.
    Tutto questo e molto di più resterà il ricordo di tutti quelli che l’hanno conosciuta, apprezzata, cercata e le hanno voluto bene, non solo nella sua famiglia a cui vanno le nostre sentite e sincere condoglianze con tutta la comunità. 
    Riposa in pace Graziela, una semplice preghiera.

  • Franco Battaglia smonta la gigantesca eco-balla sui morti di caldo

    Ditemi che c’è là fuori – soprattutto nelle redazioni dei Tiggì e dei più quotati organi d’informazione – un sacco di gente ipnotizzata. Perché io so benissimo di essere di intelligenza mediocre, eppure mi sento un gigante del pensiero, uno il cui cervello è la somma di quelli di Galileo, Newton e Einstein messi insieme, al cospetto di ciò che trasuda dagli schermi della Tv e dalle pagine appese nelle edicole. Allora, escluse le fantasie sul mio poderoso cervello ed esclusa l’ipnosi collettiva, qualcuno mi spieghi com’è che tutti i gli organi d’informazione nazionali e internazionali abbiano raccontato dei 62.000 morti in Europa (18.000 in Italia) a causa del riscaldamento globale, e tutti lì a bere la colossale balla.

    Sono anni che raccontano che il riscaldamento globale attiene ad 1 grado – dicesi 1 grado – di temperatura media globale più alta oggi che 150 anni fa – dicesi 150 anni fa – praticamente una variazione impercettibile a qualunque organo del nostro corpo, e ora i medesimi ci raccontano che codesto aumento ha ammazzato in 3 mesi del 2022 ben 62.000 cristiani in Europa e 18.000 in Italia. L’ha detto Nature, ullallà! Potrebbero averlo detto anche Budda, Maometto e, Dio mi perdoni, lo stesso Gesù Cristo, perché la più ragionevole reazione ai 62.000 morti per 1 grado in più, almeno per me che sono un cretino, sarebbe: chissenefrega chi l’ha detto, è una balla, punto.

    Siccome capisco che sto avendo a che fare con ipnotizzati, mi tocca mostrarvi le temperature massime registrate all’aeroporto di Milano-Linate nel luglio del 1982 e nel luglio del 2022. Eccole qua.

    temperature Milano Linate nel tempo

    Per tutto il mese di luglio di entrambi gli anni considerati le temperature sono rimaste nella fascia 30-37 gradi, e 37 gradi fu appunto la temperatura massima del mese, sia per il 1982 (7 luglio) che per il 2022 (22 luglio). Dando per buono il numero di decessi comunicatici dalla “scienza” della “prestigiosa” (va da sé) rivista “scientifica” Nature, bisogna avere proprio una straordinaria fantasia – che io non ho – per ipotizzare che la causa sia la differenza fra le temperature dei due anni considerati. E se invece, la butto là, i decessi per colpo di caldo fossero dovuti non a 1 grado in più ma a 15 gradi in più? Voglio dire: se i poveretti deceduti fossero vissuti in un ambiente climatizzato, con temperatura non di 37 gradi ma di 22 gradi, magari non sarebbero morti. Voi che ne dite? Vi sembra più plausibile morire perché la temperatura è stata troppo alta di 1 grado o troppo alta di 15 gradi?

    Ove concordaste col mio sospetto, la domanda ora è come mai quei disgraziati avessero il climatizzatore spento. E su questo avanzo un’altra ipotesi di lavoro: o che non l’avevano oppure che lo tenevano spento. La seconda che ho detto è la più probabile, anche perché l’aveva anticipata nientepopodimeno che Mario Draghi: cosa volete, l’aria condizionata o la pace? E, prima di lui, gli ambientalisti d’ogni colore hanno strologato per anni sostenendo che l’elettricità costa troppo poco. Perché solo se l’elettricità costa molto allora i loro dannatissimi impianti fotovoltaici diventano remunerativi. Onde per cui si sono inventati la transizione energetica, grazie alla quale (o meglio, al perseguimento della quale, perché nessuna transizione energetica è possibile) il costo delle bollette elettriche è salito alle stelle; e i vecchietti con poche centinaia d’euro di pensione preferiscono tenere il climatizzatore spento, ignari che il loro rischio di morire va alle stelle.

    In conclusione: i morti per il caldo aumenteranno se si persegue la transizione energetica. Più saranno gli impianti fotovoltaici, più morti per caldo ci saranno. Mettetevelo bene in testa.

    Franco Battaglia, 14 luglio 2023

    da www.nicolaporro.it

    FRANCO BATTAGLIA è catanese di nascita (1953) e triestino nel cuore. Dopo gli studi classici, la laurea in Chimica, e il Ph.D. americano in Chimica-Fisica, nel 1987 è diventato professore di Chimica Teorica. Ha svolto ricerca per 7 anni all’estero: al Max Planck Institut di Göttingen (Germania) e alle università di Rochester (NY), di Buffalo (NY) e alla Columbia University di New York; e per il resto del tempo in Italia: alle università di Roma Tor Vergata, della Basilicata, di Roma Tre e di Modena, come professore di Chimica Teorica e di Chimica-Fisica. Ha collaborato col Giornale dal 1999 al 2021. Dal 2021 collabora con La Verità. Considera gli ambientalisti i peggiori nemici dell’ambiente, e quello dei cervelli l’inquinamento più insidioso.

  • Sorgesana è l’acqua ufficiale della SSC Napoli

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    NAPOLI (ITALPRESS) – SGAM SpA e SSC Napoli SpA, dopo diciotto stagioni di partnership che hanno visto campeggiare sulle maglie del Napoli il marchio Lete in qualità di Main Sponsor del club campione d’Italia, inaugurano una nuova collaborazione con protagonista Acqua Sorgesana, altro brand di casa SGAM.
    Sorgesana sarà “Acqua Ufficiale della SSCN” per le prossime due stagioni ed accompagnerà i campioni d’Italia in ogni momento della loro vita sportiva, dagli allenamenti alle partite e nel loro piano alimentare, oltre a godere di una importante visibilità a bordo campo e in conferenza stampa.
    “Siamo stati i primi in assoluto ad accogliere la sfida della SSCN targata Aurelio De Laurentiis – dichiara Nicola Arnone, Presidente ed Amministratore Delegato di Sgam Spa – quando nel 2005 abbiamo legato il nostro già noto ed affermato marchio Lete ad un club in fase di rinascita, accompagnandolo fino al traguardo della vittoria del terzo scudetto per poi proseguire nel nostro progetto di espansione internazionale percorrendo nuove strade. Il nostro legame con il territorio, Il club azzurro, i tifosi del Napoli e la famiglia de Laurentiis è solidissimo – conclude Nicola Arnone – e per questo motivo abbiamo deciso di proseguire la partnership con SSC Napoli inaugurando con Acqua Sorgesana una nuova era”.
    “Dopo diciotto anni vissuti insieme molto intensamente siamo arrivati a conquistare uno storico scudetto con Lete sul nostro fronte maglia – commenta il Presidente della SSC Napoli Aurelio De Laurentiis -. Da oggi inizia una nuova era per la nostra partnership e siamo molto contenti di poterla avviare con Acqua Sorgesana. Siamo certi che il nostro percorso comune andrà avanti ancora per molto tempo, raggiungendo traguardi sempre più sfidanti”.
    Acqua Sorgesana è già stata in passato Main Sponsor della SSC Bari per tre stagioni.

    – foto ufficio stampa SGAM –

    (ITALPRESS).

  • Il ‘ghiozzetto dei fontanili’ torna nel Ticino.. e negli scatti di Simone Macchi

    MAGENTA Simone Macchi ha concluso da poco il suo anno di Servizio Civile al Parco del Ticino, ma la passione di fotografo naturalista ovviamente rimane immutata. La sua fama ormai è ben solida, a partire dalla bellissima fotografica di scatti naturali effettuati durante la pandemia.

    Questa volta ci fa conoscere il cosiddetto panzarolo (Knipowitschia punctatissima): un pesciolino endemico dell’Italia nord orientale. Viene chiamato anche ghiozzetto dei fontanili, perché il suo ambiente sono le risorgive (acque pure, limpide, ossigenate, con corrente ridotta o assente, temperatura costante nel corso dell’anno, fondi sabbiosi e ricchezza di piante acquatiche).

    Nelle foto esemplari di diverse taglie che popolano una risorgiva nella foresta ripariale del Ticino.

    Il panzarolo è un piccolo gobide caratteristico esclusivamente degli ambienti di risorgiva. Allo stato attuale la sua presenza è limitata alle sole risorgive del parmense e del reggiano. Questa specie ha una notevole importanza da un punto di vista naturalistico. Necessita quindi di opportuna tutela, insieme all’ambiente in cui vive. In considerazione del fatto che è in grado di colonizzare rapidamente ambienti con caratteristiche idonee, si può ipotizzare la sua reintroduzione in aree, dove è attualmente scomparso, una volta verificata la fattibilità di questa operazione. E’ inoltre importante limitare la presenza di specie alloctone che possono competerecon il panzarolo.

    Essendo il Parco del Ticino un parco fluviale, la fauna ittica non può che avere una rilevanza particolare nella gestione faunistica.

    Un importante lavoro relativo ai pesci del Ticino è la carta ittica della Provincia di Milano. In essa si riporta il rinvenimento di 47 specie ittiche, di cui 17 esotiche e 30 autoctone. Tra queste ultime vi sono endemismi italiani che si trovano in stato di declino e che la legge impone di proteggere.

    Tra le specie minacciate ricordiamo: la Trota marmorata (un tempo la regina di questo fiume), il Pigo e lo Storione cobice.

  • Abbiatense, due nuove Attività Storiche: Tentori Frutta-Verdura e Osteria Magenes

    ABBIATEGRASSO Altri riconoscimenti per le eccellenze dell’Abbiatense: Tentori – Frutta e Verdura dal 1951 di Abbiategrasso e Antica Osteria Magenes di Barate di Gaggiano, grazie alla preziosa intermediazione di Confcommercio Abbiategrasso, hanno ottenuto rispettivamente i titoli di Negozio e Locale di Storica Attività, prestigioso riconoscimento assegnato ogni anno da Regione Lombardia.

    Complimenti a loro che perseguono la qualità, con passione e dedizione, mantenendo sempre un forte legame con il territorio in cui operano.

    Per informazioni e presentazioni delle candidature, avendo raggiunto i 40 anni di operato, potete scrivere alla Segreteria di Confcommercio Associazione Territoriale di Abbiategrasso alla mail m.abbiategrasso@unione.milano.it o chiamare il numero 0294967383.

    L’Elenco regionale delle attività storiche e di tradizione si è arricchito di 454 nuovi riconoscimenti che portano a 3302 il numero di insegne con più di quarant’anni di storia alle spalle, riconosciute dal 2004. Tra i nuovi inserimenti, figurano in particolare, 254 negozi storici, 97 locali storici e 103 botteghe artigiane storiche.

    L’elenco ufficiale racchiude un’ampia varietà di piccole e grandi imprese che raccontano l’operosità, la capacità di rinnovarsi, l’impegno costante ed il coraggio di tanti imprenditori nell’affrontare le sfide dei tempi che cambiano, nelle più disparate realtà della nostra regione. Testimonia, inoltre, la ferma volontà di trasmettere i valori della tradizione e la memoria delle esperienze del passato, in imprese orgogliosamente tramandate di generazione in generazione.