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  • I Comitati No Tangenziale: sulla Vigevano Malpensa l’Europa vigilerà sulla Superstrada nel Parco del Ticino

    Rimane aperta la petizione n. 0090/2017 dei Comitati No Tangenziale del Parco del Ticino e del Parco Agricolo Sud Milano per la cancellazione della Vigevano-Malpensa.

    Bruxelles, come chiesto da Maria Angela Danzì, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, valuterà la “legittimità rispetto alla compatibilità con le normative europee” della superstrada sulla quale insistono Regione e attuale governo. Il 18 gennaio 2023, in Conferenza dei Servizi convocata presso la Regione Lombardia, il Commissario straordinario di Anas aveva comunicato l’intenzione di andare avanti e l’aumento del costo dell’opera, passata da 220 a 328 milioni di euro. “Con l’insediamento del commissario governativo e le ultime dichiarazioni di componenti dell’attuale governo, è stato cancellato completamente il progetto di revisione dell’opera e si è tornati ad un progetto che sarà devastante per il territorio, che andrà contro i goal europei che puntano su sostenibilità e tutela delle attività agricole d’eccellenza oltre che ad una riduzione del consumo di suolo per centrare gli obiettivi a lunga scadenza del 2030 e 2050 tracciati dalla Commissione con la Strategia del suolo per il 2030”, ha affermato Danzì nella sua relazione alla Commissione PETI, di cui è membro.

    “La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha sanzionato l’Italia per il mancato rispetto ‘sistematico e continuativo’ del valore limite annuale fissato per il biossido di azoto e, ancora prima, l’Italia ha violato ripetutamente i valori limite di PM10 nell’aria”, ha ricordato in audizione il sindaco di Albairate, Flavio Crivellin, che ha proseguito “rispetto alla realizzazione di una nuova superstrada in un’area verde, è prioritario investire sulle infrastrutture stradali già esistenti e sul trasporto pubblico che devono soddisfare l’esigenza di pendolarismo lavorativo, studentesco e turistico, nonché a servizio del trasporto delle merci”.

    In Commissione Petizioni è intervenuto anche il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, che ha puntato l’indice sull’”irreversibile danno per il sistema idrico, si aggiungerà una ferita grave al patrimonio di biodiversità rappresentato dal Parco del Ticino, Riserva della Biosfera, sottoposta alla tutela del programma Mab, Man and Biosphere dell’Unesco”. Al mancato rispetto dell’opera degli obiettivi del Green Deal ha fatto riferimento anche Finiguerra e gli altri proponenti la petizione intervenuti in Commissione: Dario Olivero, in rappresentanza degli agricoltori, e Agnese Guerreschi, prima firmataria.

  • “Città 30”, 3 italiani su 4 favorevoli al limite di velocità

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – A partire dal 1° luglio, Bologna è diventato ufficialmente il primo capoluogo italiano “Città 30”, introducendo il limite di 30 km/h nella maggior parte delle strade urbane, ad eccezione delle strade a scorrimento veloce. Anche a Milano da qualche anno si è provveduto all’esperimento su alcune grandi vie cittadine. A livello nazionale, quasi 3 italiani su 4 si dichiarano favorevoli a questo provvedimento, con qualche distinzione tra chi lo estenderebbe in qualsiasi zona delle città e chi lo limiterebbe solo in alcune aree. Secondo l’opinione di quasi un terzo della popolazione italiana, l’introduzione del limite di 30 km/h dovrebbe essere adottato indistintamente in tutte le città della penisola. Un provvedimento, dunque, particolarmente apprezzato, anche perchè, secondo la maggioranza degli italiani, l’istituzione delle Zone 30 si rende utile per ridurre i casi di incidenti tra auto, pedoni e ciclisti… ma non solo il traffico automobilistico è causa di problematiche e dovrebbe essere sottoposto a limiti di circolazione, secondo la quasi totalità della popolazione, in ambito urbano anche i ciclisti che circolano sulle nostre strade devono rispettare il codice della strade e, in caso di infrazioni, devono essere sanzionati e sottoposti a multe allo stesso modo degli automobilisti.

    Dati Euromedia Research – Realizzato il 07/07/2023 con metodologia mista CATI/CAWI su un
    campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.

    -foto ufficio stampa Euromedia Research –
    (ITALPRESS).

  • Con Caronte torna d’attualità la questione della regolazione del Lago Maggiore

    In un convegno gli esiti del progetto Interreg ParchiVerbanoTicino

    CAMERI NO – Il Progetto PARCHIVERBANOTICINO, finanziato nell’ambito del Programma Interreg V A Italia-Svizzera 2014-2020, ha coinvolto un importante partenariato, tra cui il Consorzio del Ticino, che regola i livelli del Lago Maggiore, e il Parco Lombardo della Valle del Ticino con l’obiettivo di monitorare gli effetti sull’ambiente della gestione idrica del Verbano. Gli esiti di progetto e il lavoro svolto a partire dal 2019 sono stati presentati nel corso di un convegno tenutosi a Cameri (NO).

    Dallo svolgimento dei lavori è emersa evidente la necessità di contemperare tutti gli interessi in gioco se si considera la complessità di un sistema che ricomprende parti di due Stati differenti, Italia e Svizzera, e all’interno dello stesso Paese due regioni distinte, Lombardia e Piemonte; a valle di questo vi è poi il distretto del Po con tutta la sua ricchezza e specificità.

  • Rubano (pure) a casa della ex velina Ludovica Frasca, Decorambo sbotta: Milano come Gotham

    MILANO «Ho letto sui social che la ex velina Ludovica Frasca, che si è assentata solo un’oretta dalla propria abitazione di Milano, quando è tornata ha trovato la stessa a soqquadro e derubata. La showgirl ha inoltre affermato che “Milano è la città più insicura d’Italia, era una città bellissima e una città sicura, adesso è allo sbando. Però dai, ringraziamo tutti almeno andiamo a camminare nel quadrilatero senza le macchine. A noi ce ne frega ben poco che il quadrilatero sia pedonale quando abbiamo i vandali per strada e abbiamo paura a uscire in un pomeriggio come tanti”.

    Dopo i dati dello scorso autunno del Sole24ore e dopo le affermazioni dell’influencer Chiara Ferragni, oggi anche l’ex Velina ha denunciato che la nostra città è la più pericolosa d’Italia! Questa, purtroppo, è la città amministrata da oltre 12 anni dalla Sinistra che, nonostante i continui furti, aggressioni, violenze, stupri e rapine si ostina ad ammettere che siamo in piena emergenza sicurezza e, sia Granelli che Sala, continuano a non supportare Carabinieri e Polizia di Stato con i vigili, che in città sono dei veri e propri “fantasma” ed appaiono solamente quando si verificano incidenti o ci sono da fare multe! Sindaco e Assessore alla Sicurezza, che si ostinano a non ammettere la pericolosità, sono i primi responsabili di tanta insicurezza nel capoluogo lombardo»!

    Così l’On. di Fratelli d’Italia, Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, membro della Commissione d’inchiesta alla Camera per la sicurezza e il degrado delle periferie italiane ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi, Riccardo De Corato, sulle dichiarazioni odierne dell’ex velina Ludovica Frasca in seguito al furto subito nella sua abitazione milanese.

  • Volo salvavita per un 14enne da Catania a Milano, ancora con l’Aeronautica Militare

    MILANO Volo salva-vita per un quattordicenne trasferito da Catania a Milano conun Falcon 900 del 31° Stormo dell’Aeronautica militare.

    Il giovane paziente, precedentemente ricoverato presso il Presidio ospedaliero ”Sant’Elia” di Caltanissetta, necessitava di specifiche cure ed è per questo che la Prefettura di Caltanissetta ha richiesto l’immediato e tempestivo intervento dell’Aeronautica per consentire il ricovero del ragazzo presso l’Istituto Neurologico ”Carlo Besta” di Milano. La missione di volo è stata effettuata da un equipaggio dell’Aeronautica Militare in pronto intervento presso l’aeroporto militare di Ciampino. E’ da qui infatti che il Falcon 900 Easy è decollato alla volta dell’aeroporto siciliano, dove il paziente, precedentemente giunto con eliambulanza all’aeroporto di Catania-Fontanarossa, è stato imbarcato sul Falcon, accompagnato dai suoi genitori e da un’équipe medica. Ripartito da Catania intorno alle 12.30, l’aereo è atterrato a Linate poco dopo le 14. Qui un’ambulanza lo ha subito trasportato presso l’Ospedale di destinazione, mentre il Falcon 900 Easy ha fatto rientro a Ciampino, riprendendo la prontezza operativa a favore della collettività. Il trasporto d’urgenza è stato attivato su indicazione della Sala situazioni di vertice del Comando Squadra aerea dell’Aeronautica militare che ha, tra i propri compiti, anche quello di gestire questo tipo di emergenze.

  • Chiedimi chi era Fabio Casartelli- di Teo Parini

    A Fabio, al ciclismo e anche un po’ a noi.
    Siamo in uno di quei giorni nei quali Richard Virenque è intenzionato a lasciare il segno nell’unica maniera a lui congeniale, scappando in salita.

    Il Tour de France, quel maledetto 18 luglio, propone la più classica delle tappe pirenaiche, quindi caldo torrido, continui sali e scendi, asfalti appiccicosi e scorte di borracce ghiacciate. Tra Saint Girons e Cauterets sono tanti i colli da scalare, il primo ha un nome che evoca imprese, col du Portet d’Aspet, e la carovana gialla da quelle parti è praticamente di casa. Vestito della maglia a pois, quella del miglior scalatore, Virenque è ovviamente già in fuga di buon mattino quando, superato il colle che sta appollaiato nel dipartimento dell’Alta Garonna ad una quota di poco più di mille metri, gli inseguitori si lanciano ammassati in discesa. All’arrivo manca un’eternità e lo sguardo dei protagonisti non è ancora iniettato di sangue ma nelle picchiate, chissà perché, si finisce sempre per andare giù il più in fretta possibile. Anche il Diablo Chiappucci, Claudió per i cugini transalpini, ha messo nel mirino la tappa e comincia a scalpitare animato da una sola certezza: andrà pancia a terra fin sotto al traguardo. Nulla di nuovo, insomma.

    Fa un caldo micidiale, la regione dei Midi-Pirenei tra luglio e agosto è uno spicchio di mondo inospitale dove condizioni che rasentano l’insopportabile fanno sì che nulla sia mai banale. Manca l’aria e nemmeno l’ombra sembra offrire un minimo di refrigerio, ma la bicicletta è intagliata nei cromosomi della gente comune che assiepata lungo il percorso pare non curarsene troppo. Se la salita è la sublimazione della fatica, la discesa è, insieme, tecnica e follia. Tecnica, perché bisogna sapersi districare tra pieghe e traiettorie; follia, perché toccare i cento all’ora su un mezzo che non arriva ai dieci chili di peso non è ascrivibile tra le abitudini di buon senso. In testa al gruppo, disegnando una curva verso sinistra, Rezze finisce lungo e nel burrone quando apre gli occhi ha un femore in mille pezzi. Nella dinamica delle scie, l’errore del carneade francese ha per conseguenza il solito effetto domino: tre califfi del pedale come il nostro Perini, Museeuw e Breukink finiscono in terra senza potersi opporre alle leggi della fisica, fortunatamente senza particolari noie tanto che in un amen rimontano in sella. Va peggio a Baldinger, a cui lo scivolone, invece, costa la frattura del bacino. Anche Fabio Casartelli, con la spianata di Ger-de-Boutx nel mirino, rimane coinvolto.
    In quegli anni, l’uso del caschetto – oggi un benedetto automatismo per chi pratica la disciplina a qualunque livello – non è obbligatorio e la sagoma dei ciclisti è ancora definita dal tipico cappellino con l’aletta ridotta che fa da trait d’union tra il contemporaneo e il ciclismo dei pionieri. Non lo indossa, Fabio, che ha la sfortuna nera di finire contro uno di quei tipici blocchi in pietra che delimitano il nastro d’asfalto lungo le strade di montagna. L’impatto è terribile e l’espressione del dottor Porte, l’angelo custode dei corridori, non lascia presagire nulla di buono. Sull’elicottero, per tre volte il cuore di Fabio si ferma e per tre volte i medici lo riportano alla vita, tra incessanti massaggi cardiaci e iniezioni di adrenalina. Nel frattempo la corsa prosegue, perché la scelta più o meno discutibile è quella di lasciare i protagonisti al loro mestiere, ignari.

    Al nosocomio più prossimo, quello di Tarbes, Casartelli ci arriva tecnicamente ancora vivo ma la situazione è di quelle disperate. Infatti, dopo due ore di agonia, il cuore dell’azzurro cessa definitivamente di battere, fatale il terribile trauma cranico. Nella tivù di stato che ancora è sinonimo di sport, il verbo per antonomasia del ciclismo è quello del leggendario Adriano De Zan, cantore delle vicende ciclistiche tutto garbo, eleganza dialettica e competenza. Con l’immediatezza comunicativa della generazione social ancora da venire, spetta alla voce amica di tanti pomeriggi festosi dare l’annuncio della tragedia; un momento di lancinante dolore impresso nella cultura sportiva del nostro Paese. Piange, De Zan, financo si scusa per non aver saputo trattenere la commozione che, di rimando, ci paralizza davanti allo schermo. Un frangente nefasto che ha almeno il pregio di ricordare quanto sia volubile la vita per essere spesa tra futili pensieri.

    Casartelli, appena venticinquenne, aveva da poco festeggiato la nascita di Marco, il suo primo figlio. A casa, ad attenderlo, anche la moglie Annalisa: non lo rivedranno più. Campione olimpico a Barcellona, Fabio si era ripromesso di vincere un tappa di questo Tour, lo ripeteva a tutti, perché il peluche che spetta al più bravo di giornata avrebbe fatto felice il piccolo Marco ancora tutto da scoprire.

    Da quel 18 luglio di ventotto anni fa, una stele in marmo bianco e grigio, adornata di fiori e biglietti adagiati da una moltitudine inesausta di tifosi e viandanti, è eretta proprio nel punto dell’incidente a imperitura memoria del ragazzo di Albese. Lì, il Tour de France ci ritorna spesso in un rituale non scritto che tanto ci inorgoglisce. Perché il mondo del ciclismo avrà mille difetti ed è infarcito di contraddizioni talvolta poco simpatiche ma ha il pregio di non dimenticare mai chi ha contribuito con testa, cuore e gambe a renderlo uno sport meraviglioso.

    Fabio, ovunque tu sia, non smettere mai di spingere forte sui pedali. Perché se smetti tu, smettiamo anche noi.

    Teo Parini

  • Via D’Amelio, Meloni “A testa alta contro la mafia, mai scappata”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    PALERMO (ITALPRESS) – “Sono convinto che la battaglia contro la Mafia si possa vincere”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incontrando i giornalisti in prefettura, a Palermo, nell’anniversario della strage di via D’Amelio. “Lo Stato ha inferto in questi mesi colpi importantissimi contro la criminalità organizzata e io sono stata colpita dal fatto che si mettesse in discussione finanche questo”.
    “Io ho cominciato a fare politica – aggiunge -quando hanno ucciso Paolo Borsellino, a poche settimane dalle morte di Giovanni Falcone. E per me quell’esempio di uomini delle Istituzioni consapevoli dei rischi che corrono e ciò nonostante continuano a fare il loro lavoro, rimane uno degli elemento più simbolici di quello che mi ha spinto a fare politica e dove sono oggi”. “Il senso della presenza qui oggi non è solo memoria – aggiunge – perchè la memoria ha un senso e una ragione se si raccoglie quel testimone, per questo abbiamo anche partecipato al comitato sulla sicurezza con tutti gli attori che ogni giorno, non solo a Palermo, si occupano di contrasto alle organizzazioni criminali, di lotta alla mafia per capire cosa altro serva e cosa il governo possa e debba fare per aiutare questi inquirenti straordinari, le forze dell’ordine che in ultimi mi mesi hanno arrestato più 1300 persone, 29 latitanti assicurati alla giustizia. Un lavoro straordinario”.
    “La fiaccolata è stata un tema di agenda – prosegue – io ho preferito fare la cosa più istituzionale che c’era questa mattina, perchè dall’altra parte se avessi partecipato solo alla fiaccolata avrebbero detto “eh ma non è non la cosa più istituzionale a cui partecipare”. Per cui probabilmente si farebbe polemica anche su questo. Quindi sono venuta a Palermo e ho fatto quello che mi sembrava giusto fare da presidente del Consiglio. Stasera c’è un’altra iniziativa a Civitavecchia della guardia costiera che avevano annunciato la mia presenza quindi ho cercato di mettere insieme tutto. Le polemiche? Io sono una persona che si permette di camminare sempre a testa alta, non scappo mai. Per cui sono qui oggi e sarò qui sempre quando c’è da combattere la mafia, e se qualcuno vuole far la polemica lo faccia, io continuerò sempre a fare il mio lavoro”.
    -foto col3 Italpress-
    (ITALPRESS).

  • Legnano, sui contratti di Amga Sport l’attacco della CGIL

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

    LEGNANO Abbiamo letto su alcuni media locali un comunicato stampa nel quale Amga Sport definisce che la nostra richiesta di intervento ad INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro sia basata su “ informazioni distorte, fuorvianti e, comunque sia, non corrette in fatto e in diritto.”

    Premesso che forse sarebbe più opportuno che il management di Amga Sport spiegasse alla cittadinanza perché sia finita in liquidazione un’azienda di proprietà al 100% del gruppo Amga Legnano Spa (società partecipata pubblica), ma questa è un’altra storia su cui non spetta a noi intervenire.

    Come sindacato abbiamo invece i compito e la possibilità, se vediamo comportamenti nei confronti di lavoratori o contratti che riteniamo irregolari di richiedere agli organi preposti di verificarli
    Questo a meno che Amga Sport voglia vietare al sindacato di svolgere la propria funzione a oltre che dei lavoratori dipendenti anche dei lavoratori cosiddetti atipici come quelli sportivi.
    Nel merito di quanto avvenuto in Amga noi abbiamo richiesto un ispezione ad INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro per verificare se i contratti stipulati dalla società sin dal 2006 siano regolari oppure no, se vi sia stata evasione contributiva oppure no.
    Saranno INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro a verificare la correttezza dell’operato di Amga Sport e non di certo il comunicato stampa della stessa Amga Sport.

    Riteniamo irregolari i contratti stipulati da Amga Sport perchè:
    1°- Se in passato, all’epoca della stipula di primi contratti 2006, poteva esserci un’interpretazione diversa delle normative sull’applicabilità o meno dei contratti di collaborazione sportiva nel settore, a partire dalla seconda metà del decennio 2010-2020 si sono succedute sentenze, prima di Primo Grado e poi di Corti di Appello, e infine di Corte di Cassazione che ritenevano irregolare per le società fruire delle condizioni previdenziali previste per i Collaboratori Sportivi e le condannavano le società sportive a rifondere i contributi non versati: in presenza di una attività sportiva dilettantistica svolta a titolo oneroso, con continuità, in maniera professionale, i compensi sportivi dilettantistici di cui all’articolo 67, comma 1, lett. m), Tuir non possano essere riconosciuti.
    2°- In tutti i casi in cui i lavoratori inquadrati come collaboratori sportivi si sono rivolti agi uffici vertenza sindacali ed hanno iniziato vertenze nei confronti dei datori di lavoro, la scelta delle società sportive è stata quella di non andare a giudizio, ma di conciliare in sede stragiudiziale riconoscendo ai lavoratori tutto o grossa parte di quanto dovuto per anni di inquadramento non corretto. In un caso, qui vicino a Busto Arsizio, la società Sport Management che ha preferito andare a giudizio ed è stata condannata dal Tribunale a risarcire 100 mila euro ad un dipendente inquadrato come Collaboratore Sportivo. Vedi Varese News del 9 settembre 2022.
    3° – Sono ormai decine le sentenze di Corte di Cassazione che hanno ribadito che la collaborazione sportiva dilettantistica non può essere applicata a chi svolge l’attività sportiva “per mestiere”, cioè in maniera professionale, seppur in un settore formalmente dilettantistico.

    Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi fanno una prova scriveva Agatha Christie.

    Come Nidil-Cgil e Camera del Lavoro Ticino Olona, dopo aver richiesto inutilmente ad AMGA SPORT, ad AMGA Legnano SPA di regolarizzare la situazione dei lavoratori inquadrati come Collaboratori Sportivi, abbiamo richiesto ad INPS, INAIL e Ispettorato del Lavoro una verifica ispettiva e il nostro ufficio vertenze di Legnano sta assistendo lavoratori che hanno operato nelle piscine gestite da Amga Sport.

    Saranno quindi gli organi ispettivi degli enti interessati e la magistratura a definire se il comportamento di Amga Sport sia stato in questi anni corretto o meno.

    Come sindacato noi siamo ovviamente disponibili a qualsiasi confronto pubblico su questi temi Amga Sport, Amga Legnano SpA ritenessero utile.

    L’interesse della CGIL e delle sue categorie è quello di tutelare lavoratori, non solo quelli dipendenti da grosse aziende sindacalizzate, ma anche di coloro che per potersi mantenere svolgono lavori, precari e atipici e compresi i lavoratori autonomi P.IVA.

    Per questo abbiamo sollecitato una visita ispettiva ad AMGA SPORT e così faremo in tutti i casi nei quali ci vengano segnalate irregolarità che le aziende non vogliano sanare attraverso un serio e proficuo confronto sindacale, che per noi è sempre la modalità migliore per tutelare gli interessi dei lavoratori.

    CGIL Ticino Olona NIDIL-CGIL Ticino Olona

  • Milano candidata ad ospitare la finale Champions League nel 2026 (o 2027)

    MILANO La città di Milano con lo Stadio San Siro è candidata ad ospitare la finale di Champions League nel 2026 o nel 2027. Lo ha reso noto la Uefa, che ha confermato di aver ricevuto dichiarazioni di interesse da parte di nove federazioni affiliate per ospitare le finali delle competizioni per club nel 2026 e nel 2027.

    L’unica altra città candidata ad ospitare l’atto conclusivo dell’edizione 2026 o 2027 della Champions League è Budapest con la Puskas Arena, dove lo scorso 31 maggio si è giocata la finale di Europa League tra Roma e Siviglia. an Siro, che ha già ospitato le finale delle edizioni di Champions League del 2001 e del 2016 (oltre alle finali di Coppa dei Campioni del 1965 e del 1970), il prossimo 12 settembre sarà teatro del match delle qualificazioni al Campionato Europeo tra Italia e Ucraina. ”La scelta di candidare Milano ad ospitare la finale di Champions League -sottolinea il presidente federale Gabriele Gravina- è in continuità con la politica della Figc di aprire sempre di più il nostro Paese all’Europa e di valorizzare gli asset infrastrutturali per i grandi eventi. Ho sentito il sindaco Sala, che si è detto entusiasta, lavoreremo insieme per regalare a Milano e all’Italia un’esperienza straordinaria di spettacolo e condivisione, una delle più entusiasmanti che il calcio possa regalare”. Le dichiarazioni di interesse non sono vincolanti e le proposte finali dovranno essere consegnate con i dossier di candidatura entro il 21 febbraio del prossimo anno, con il Comitato Esecutivo Uefa che nel maggio 2024 ufficializzerà le sedi delle otto finali. Per le finali della Champions League Femminile sono in lizza Germania (Gelsenkirchen, Monaco o Stoccarda), Norvegia (Oslo) e Scozia (Glasgow), mentre per le finali di Europa League si sono candidate Germania (Dusseldorf, Francoforte, Gelsenkirchen, Lipsia e Stoccarda), Scozia (Glasgow), Romania (Bucarest) e Turchia (Istanbul). La Germania (Lipsia) è candidata anche per le finali di Conference League insieme a Israele (Gerusalemme), Norvegia (Oslo), Scozia (Glasgow), Svizzera (Ginevra) e Turchia (Istanbul). (Spr/Adnkronos)

  • Per la Medicina dello Sport l’età biologica vince sull’anagrafica

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    ROMA (ITALPRESS) – L’età biologica che vince sull’età anagrafica: una sfida possibile attraverso il trasferimento delle conoscenze medico-scientifiche della medicina dello sport a favore del sistema socioeconomico del Paese per coniugare salute, economia e sistema sociale. E’ questo il tema al centro del XXXVII Congresso Nazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana, presieduta da Maurizio Casasco, dal titolo “Età biologica, età anagrafica 2.0. Una longevità in salute”, in programma a Roma presso il Centro Congressi dell’Hotel “Rome Cavalieri”.
    Molti studi scientifici hanno dimostrato come la sintomatologia della maggior parte delle patologie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, tumori, diabete, depressione, Alzheimer, Parkinson) – che sono in continuo incremento soprattutto nei Paesi come l’Italia, caratterizzati dall’invecchiamento della popolazione – si manifesti anche decine di anni dopo la loro reale insorgenza.
    Diversi studi hanno anche dimostrato come l’investimento economico sulle cure (modello americano) produca meno salute rispetto all’investimento in ambito “socio-sanitario”; in una parola, investire in prevenzione ha una doppia ricaduta: sulla salute fisica e mentale delle persone e, di conseguenza, sulla sostenibilità del sistema socioeconomico del Paese.
    Gli strumenti di prevenzione, precisione e predizione della medicina dello sport – dall’attività fisica correttamente prescritta al pari di un farmaco, alla valutazione della funzionalità della “macchina-uomo” – possono svolgere un ruolo molto importante non solo nel contesto sportivo, ma anche all’interno del Sistema Sanitario Nazionale, nonchè di quello lavorativo e previdenziale.
    Gli stili di vita e l’esercizio fisico in particolare giocano un ruolo epigenetico fondamentale sulle cellule germinali dei genitori e del futuro feto, incidendo quindi ancor prima del concepimento, con possibilità di trasmissione alle generazioni successive. La sedentarietà genitoriale, ad esempio, non solo predispone a malattie metaboliche o ad altre malattie croniche non trasmissibili del bimbo e del futuro adulto, ma può passare anche alla generazione successiva: quella che si chiama “Ereditarietà Epigenetica Transgenerazionale”. L’esercizio fisico aerobico praticato regolarmente produce, a tutte le età, fattori che stimolano a livello cerebrale la produzione di nuovi neuroni utili per la memoria e le attività cognitive, nonchè la plasticità cerebrale. Attenzione particolare va posta ai meccanismi dell’infiammazione e dello stress che possono essere prevenuti o attenuati dall’esercizio fisico aerobico; parimenti importante è l’impatto dell’attività fisica sui telomeri, le capsule terminali dei cromosomi, la cui lunghezza può indicare la qualità e la durata della vita e di come agiscono sui mitocondri, gli organi cellulari che forniscono l’energia di cui le cellule hanno bisogno. A titolo esemplificativo, l’accorciamento eccessivo dei telomeri negli individui obesi (ricordiamo che più del 50% degli italiani è in sovrappeso o obeso) è equivalente alla riduzione di 8,8 anni di vita, di fatto un effetto peggiore del fumo.
    Grazie alle conoscenze proprie della specialità in medicina dello sport, si potrebbe, ad esempio, arrivare a definire l’età pensionabile delle diverse categorie di lavoratori non più solamente in base a un criterio anagrafico legato all’aspettativa di vita, bensì anche su base medico-scientifica: una metodologia di valutazione funzionale utilizzabile anche nel contesto assicurativo (polizze vita) o ancora in quello bancario (mutui).
    Quello proposto dalla Federazione Medico Sportiva Italiana è un modello che intende portare il valore della conoscenza scientifica nelle scelte strategiche del sistema politico, economico e sociale, non solo per il miglioramento dello stato di salute e della qualità della vita delle persone, ma anche in chiave di risparmio del SSN e potenziamento delle prospettive del Paese.
    – foto ufficio stampa FMSI –
    (ITALPRESS).