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  • Ancora morte in montagna: 49enne ritrovato senza vita in Valchiavenna

    Ancora morte in montagna: 49enne ritrovato senza vita in Valchiavenna

    VALCHIAVENNA E’ stato ritrovato nel pomeriggio di ieri il corpo di Andrea Sarnataro, l’uomo disperso nella zona della Cascate dell’Acquafraggia, in Valchiavenna. Domenica il 49enne era uscito per un’escursione nella zona delle cascate, poi aveva contattato una persona che era con lui, dicendo che era arrivato in cima al sentiero e che stava scendendo.

    Il ritardo ha allarmato il conoscente che ha dato l’allarme. Sono cominciate le ricerche, impegnati i tecnici del Soccorso alpino, Stazione di Chiavenna della VII Delegazione, insieme con il Sagf – Soccorso alpino Guardia di finanza, i Carabinieri e i Vigili del fuoco. Le squadre hanno battuto i sentieri sulla destra e sulla sinistra orografica, in un primo momento senza riscontro. Sono stati utilizzati anche i droni e all’alba di stamani sono arrivati gli elicotteri della Guardia di finanza e dei Vigili del fuoco. Intorno alle 15, in fondo a un canale, sotto una parete ripida, a un centinaio di metri dal sentiero i soccorritori hanno individuato il corpo. Dopo la constatazione del decesso e le autorizzazioni necessarie la salma dell’escursionista e’ stata recuperata e portata a valle. “Recatosi nel parco delle cascate ieri – ha dichiarato il sindaco di Piuro Omar Iacomella – gli e’ stato altamente consigliato di non andare in montagna per le condizioni particolari in cui destava l’uomo. E’ stato trovato senza vita non nel parco delle cascate dell’Acquafraggia, ma in prossimita’ del torrente Brasci’i (brasile) sopra l’abitato di Sarlone. Un ringraziamento di pronto intervento al Soccorso Alpino, ai Vigili del Fuoco e a tutti i volontari impegnati da ieri sera nella ricerca disperata dell’uomo. Ai familiari giunga il piu’ profondo sentimento di cordoglio”.

  • Europee, Lega “La soglia di sbarramento non va abbassata”

    Europee, Lega “La soglia di sbarramento non va abbassata”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “La Lega è contraria ad abbassare la soglia di sbarramento in vista delle elezioni Europee: la modifica della legge elettorale non è una priorità, ma soprattutto è giusto che gli Italiani scelgano i propri rappresentanti senza che ci siano aiutini. Chi ha i voti, ottiene il seggio. Peraltro, in teoria sarebbe più ragionevole alzare la soglia: consentirebbe di limitare la frammentazione politica che rende il Paese più debole”. Così una nota della Lega.

    – foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Europee, Lega “La soglia di sbarramento non va abbassata”

    Europee, Lega “La soglia di sbarramento non va abbassata”

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    ROMA (ITALPRESS) – “La Lega è contraria ad abbassare la soglia di sbarramento in vista delle elezioni Europee: la modifica della legge elettorale non è una priorità, ma soprattutto è giusto che gli Italiani scelgano i propri rappresentanti senza che ci siano aiutini. Chi ha i voti, ottiene il seggio. Peraltro, in teoria sarebbe più ragionevole alzare la soglia: consentirebbe di limitare la frammentazione politica che rende il Paese più debole”. Così una nota della Lega.

    – foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Milano e la gang degli orologi: colpi da milioni di euro

    Milano e la gang degli orologi: colpi da milioni di euro

    MILANO L’ultimo episodio è quello ai danni del pilota di Formula Uno Carlos Sainz che ha rischiato di perdere un Richard Mille modello Alexander Zverev, dal valore commerciale di oltre 315mila euro. Il pilota del Cavallino stava entrando nell’hotel Armani in via Manzoni, a Milano dopo aver chiuso al terzo posto il Gp d’Italia a Monza, quando un uomo gli ha strappato con violenza il prezioso orologio e si è dato alla fuga con i due complici.

    Fuga interrotta dallo stesso pilota e finita con l’arresto di tre ventenni di origine marocchina. Ma i furti di orologi di lusso sono sempre più frequenti, con gli aspiranti rapinatori che seguono le vittime anche per una giornata intera, appostandosi davanti a hotel di lusso o abitazioni blindate, aspettando il momento propizio per mettere a segno il colpo. Tra i modelli più ‘ricercati’, oltre al Richard Mille, il Patek Philippe Nautilus (circa 25mila euro), l’Omega Speedmaster (da 6mila euro circa) e l’Audemars Piguet Royal Oak (25mila circa). Senza dimenticare il classico Rolex, con al top il Cosmograph Daytona, nei suoi 38 modelli con prezzi che vanno dai 10mila ai 40mila euro. Se il furto a Sainz è il più recente, non è l’unico caso che riguarda i piloti: il suo compagno di squadra, Charles Leclerc, a Pasquetta dello scorso anno – era il 18 aprile 2022 -, a Viareggio, è stato rapinato del suo orologio, sempre un Richard Mille, questa volta però un Rm 67-02 del valore di circa 2 milioni di euro. Passando dallo sport al cinema, all’attore francese Daniel Auteuil la scorsa estate, a Napoli, è stato rubato un Patek Philippe da 40mila euro: l’orologio gli è stato ‘scippato’ da due persone in scooter mentre lui si trovava in taxi, con il gomito appoggiato al finestrino. Un Patek Philippe in oro bianco sempre del valore stimato di 40mila euro è stato rubato anche al manager Alessandro Del Bono, amministratore delegato di Mediolanum Farmaceutici, scippato sotto casa, a Milano, dove era appena arrivato con la sua Ferrari. Mentre al ‘ristoratore dei vip’ Giuseppe Cummo è stata sottratta la sua collezione di Rolex – 35 pezzi dal valore di quasi 1,6 milioni – con un colpo messo a segno nella sua abitazione di Milano.

  • Troppi clienti pregiudicati: chiuso dalla Questura bar a Senago

    Troppi clienti pregiudicati: chiuso dalla Questura bar a Senago

    SENAGO Il questore di Milano, Giuseppe Petronzi, ha decretato la sospensione per 15 giorni della licenza per la conduzione di un bar, a Senago.

    I carabinieri hanno notificato la sospensione alla responsabile dell’attività in quanto, a seguito di numerosi controlli svolti dai militari tra i mesi di aprile e luglio corrente, il locale è risultato essere frequentato da numerosi clienti con precedenti di polizia, reati in materia di stupefacenti, contro la pubblica amministrazione, contro il patrimonio, la persona, l’autorità giudiziaria, la fede pubblica e per guida in stato di ebbrezza. Inoltre, lo scorso luglio, i carabinieri sono intervenuti presso il bar su segnalazione di una donna, in forte stato di agitazione, che ha riferito ai militari di un’aggressione ai danni del marito da parte di un cliente. I carabinieri hanno accertato che l’aggressore era sottoposto alla misura della libertà vigilata, nonché gravato da numerosi precedenti di polizia, per reati contro il patrimonio, la persona e la pubblica amministrazione. I militari, nella stessa circostanza, hanno identificato tre clienti, di cui due con precedenti di polizia.

  • Pavese, interviene per difendere delle ragazze: donna presa a pugni

    Pavese, interviene per difendere delle ragazze: donna presa a pugni

    PAVIA E’ intervenuta per difendere alcune ragazzine che, in una piazza del comune di Cava Manara (Pavia) alle porte di Pavia, erano infastidite da un uomo che le seguiva. La donna gli ha detto di lasciarle stare.

    Per tutta risposta l’uomo l’ha colpita con un pugno in faccia, facendola cadere a terra sanguinante. Il fatto è accaduto nella tarda serata di domenica, quando a Cava Manara (Pavia) erano in corso le manifestazioni per la sagra. La donna ferita, 44 anni, è stata subito soccorsa dagli operatori del 118; in suo aiuto sono intervenuti anche gli agenti della polizia locale ed alcuni rappresentanti della protezione civile. Le sue condizioni non sono gravi: trasportata in ambulanza al Policlinico San Matteo di Pavia, è stata giudicata guaribile in dieci giorni. Dai primi accertamenti è emerso che l’aggressore è una persona con disturbi psichici.

  • Strage di Ustica, Giuliano Amato “Chi sa parli ora”

    Strage di Ustica, Giuliano Amato “Chi sa parli ora”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Chi sa parli ora”. Così l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, intervenendo su la Repubblica, spiega il perchè della sua intervista rilasciata al quotidiano sabato scorso in cui ha ricostruito le circostanze dell’abbattimento del Dc9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 sul cielo di Ustica.
    “Dopo l’uscita dell’intervista su Ustica – sottolinea Amato -, una domanda è circolata insistentemente nei giornali, in tv, sui social: perchè proprio ora? Ma se la domanda è lecita per definizione, sono risultate sorprendenti alcune delle risposte che attribuiscono all’intervistato strategie di ogni genere, dall’urgenza di una nuova verginità politica al desiderio di carriera quirinalizia mai esausta, dalla volontà di guastare i rapporti già fragili con la Francia all’impulso distruttivo verso il governo della destra. Salvo poi rimangiarsi l’intervista data a Repubblica – ieri abbiamo letto anche questo – in preda a improvviso pentimento. Dispiace mettere fine a queste congetture di sicuro fascino romanzesco, ma la verità è molto più banale.
    Le interviste nascono – pensate che bizzarria! – perchè c’è un giornale che le chiede, un direttore che le sollecita, una giornalista che ci lavora sopra. E la richiesta viene accolta se l’intervistato ha maturato nel tempo la volontà di rendere testimonianza. Questo è successo con l’intervista su Ustica uscita sabato scorso su questo giornale: la richiesta che mi è arrivata da Simonetta Fiori ha incontrato il mio bisogno di verità che a una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno. Ne è scaturito un racconto storico che non aspirava a rivelare segreti sconosciuti – come è detto chiaramente nell’articolo – ma ad avvalorare una ricostruzione che è custodita in centinaia di pagine scritte dai giudici, nelle svariate perizie, anche nelle inchieste di giornalisti bravi come Andrea Purgatori, ma che si è dovuta arrestare davanti a più porte chiuse. Una ricostruzione che ho potuto fare mia e rilanciare grazie a una quarantennale esperienza dentro le istituzioni dello Stato, fin dal 1986 dalla parte dei famigliari delle vittime, come ha ribadito in questi giorni Daria Bonfietti, in una collaborazione stretta con i magistrati inquirenti, con la commissione Stragi e i migliori giornalisti di inchiesta”.
    “Non sono mancate quindi le sedi anche istituzionali in cui manifestare i dubbi verso le versioni ufficiali dei militari: in questi 43 anni la mia non è stata una presenza muta – aggiunge Amato -. L’amicizia con la professoressa Bonfietti, la promessa di un impegno permanente al suo fianco, non è certo estranea alla decisione di rendere oggi testimonianza a Repubblica, insieme alla dolorosa perdita di Purgatori. Chi sa parli ora: questo il senso dell’appello rivolto ai testimoni reticenti, gli ultimi sopravvissuti di una generazione che si sta estinguendo (ma curiosamente mi è stato chiesto anche dalla premier di produrre nuove prove). La ricostruzione storica ha confuso tra date diverse? Bettino Craxi ha avvertito Gheddafi che stavano per bombardarlo nell’86, mentre nell’80 Craxi nulla poteva sapere della simulazione di Francia e Nato per far fuori il leader libico? Forse la memoria mi ha ingannato o forse è la fonte della mia informazione che è confusa. Nel testo dell’intervista si dice chiaramente che mancano le prove. Ma è un dettaglio rispetto alla sostanza denunciata: l’insofferenza di larga parte della classe politica, Craxi incluso, davanti alla ricerca della verità, contro i tentativi di depistaggio messi in atto da generali e ammiragli. Nessuno aveva interesse a scoperchiare un segreto coperto dalla ragion di Stato o di Stati: la tragedia di Ustica era stato un atto di guerra in tempo di pace in un paese a sovranità nazionale limitata. Forse anche io, pur mosso dalla volontà di far luce, non ho avuto all’epoca la forza per impormi sulle forze ostili e reticenti? Può darsi. Ammetterlo fa parte di quel processo di verità oggi più che mai urgente. Infine, l’appello a Macron. La richiesta al presidente francese di approfondire la verità su Ustica nasce dalla constatazione che la tragedia del Dc9 risale al 1980: Macron all’epoca non aveva ancora compiuto tre anni. Anche per la sua totale estraneità politica ai fatti, e per la libertà che può derivargliene, Macron potrebbe aiutare a restituire giustizia a 81 vittime innocenti ancora senza colpevoli. Una straordinaria opportunità per rinsaldare il rapporto tra i due paesi. Il ministero degli Esteri francese l’ha accolta, manifestando una volontà di collaborazione, peraltro senza mai domandarsi: perchè ora? Un passo in avanti rispetto a chi in Italia continua ostinatamente a voltarsi indietro. Con l’intervista ho voluto lanciare una sfida per arrivare alla verità su Ustica. Ora tocca a chi ne è in grado raccoglierla, sotto la spinta di una stampa non prigioniera del piccolo cabotaggio”, conclude Giuliano Amato.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Strage di Ustica, Giuliano Amato “Chi sa parli ora”

    Strage di Ustica, Giuliano Amato “Chi sa parli ora”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Chi sa parli ora”. Così l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, intervenendo su la Repubblica, spiega il perchè della sua intervista rilasciata al quotidiano sabato scorso in cui ha ricostruito le circostanze dell’abbattimento del Dc9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 sul cielo di Ustica.
    “Dopo l’uscita dell’intervista su Ustica – sottolinea Amato -, una domanda è circolata insistentemente nei giornali, in tv, sui social: perchè proprio ora? Ma se la domanda è lecita per definizione, sono risultate sorprendenti alcune delle risposte che attribuiscono all’intervistato strategie di ogni genere, dall’urgenza di una nuova verginità politica al desiderio di carriera quirinalizia mai esausta, dalla volontà di guastare i rapporti già fragili con la Francia all’impulso distruttivo verso il governo della destra. Salvo poi rimangiarsi l’intervista data a Repubblica – ieri abbiamo letto anche questo – in preda a improvviso pentimento. Dispiace mettere fine a queste congetture di sicuro fascino romanzesco, ma la verità è molto più banale.
    Le interviste nascono – pensate che bizzarria! – perchè c’è un giornale che le chiede, un direttore che le sollecita, una giornalista che ci lavora sopra. E la richiesta viene accolta se l’intervistato ha maturato nel tempo la volontà di rendere testimonianza. Questo è successo con l’intervista su Ustica uscita sabato scorso su questo giornale: la richiesta che mi è arrivata da Simonetta Fiori ha incontrato il mio bisogno di verità che a una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno. Ne è scaturito un racconto storico che non aspirava a rivelare segreti sconosciuti – come è detto chiaramente nell’articolo – ma ad avvalorare una ricostruzione che è custodita in centinaia di pagine scritte dai giudici, nelle svariate perizie, anche nelle inchieste di giornalisti bravi come Andrea Purgatori, ma che si è dovuta arrestare davanti a più porte chiuse. Una ricostruzione che ho potuto fare mia e rilanciare grazie a una quarantennale esperienza dentro le istituzioni dello Stato, fin dal 1986 dalla parte dei famigliari delle vittime, come ha ribadito in questi giorni Daria Bonfietti, in una collaborazione stretta con i magistrati inquirenti, con la commissione Stragi e i migliori giornalisti di inchiesta”.
    “Non sono mancate quindi le sedi anche istituzionali in cui manifestare i dubbi verso le versioni ufficiali dei militari: in questi 43 anni la mia non è stata una presenza muta – aggiunge Amato -. L’amicizia con la professoressa Bonfietti, la promessa di un impegno permanente al suo fianco, non è certo estranea alla decisione di rendere oggi testimonianza a Repubblica, insieme alla dolorosa perdita di Purgatori. Chi sa parli ora: questo il senso dell’appello rivolto ai testimoni reticenti, gli ultimi sopravvissuti di una generazione che si sta estinguendo (ma curiosamente mi è stato chiesto anche dalla premier di produrre nuove prove). La ricostruzione storica ha confuso tra date diverse? Bettino Craxi ha avvertito Gheddafi che stavano per bombardarlo nell’86, mentre nell’80 Craxi nulla poteva sapere della simulazione di Francia e Nato per far fuori il leader libico? Forse la memoria mi ha ingannato o forse è la fonte della mia informazione che è confusa. Nel testo dell’intervista si dice chiaramente che mancano le prove. Ma è un dettaglio rispetto alla sostanza denunciata: l’insofferenza di larga parte della classe politica, Craxi incluso, davanti alla ricerca della verità, contro i tentativi di depistaggio messi in atto da generali e ammiragli. Nessuno aveva interesse a scoperchiare un segreto coperto dalla ragion di Stato o di Stati: la tragedia di Ustica era stato un atto di guerra in tempo di pace in un paese a sovranità nazionale limitata. Forse anche io, pur mosso dalla volontà di far luce, non ho avuto all’epoca la forza per impormi sulle forze ostili e reticenti? Può darsi. Ammetterlo fa parte di quel processo di verità oggi più che mai urgente. Infine, l’appello a Macron. La richiesta al presidente francese di approfondire la verità su Ustica nasce dalla constatazione che la tragedia del Dc9 risale al 1980: Macron all’epoca non aveva ancora compiuto tre anni. Anche per la sua totale estraneità politica ai fatti, e per la libertà che può derivargliene, Macron potrebbe aiutare a restituire giustizia a 81 vittime innocenti ancora senza colpevoli. Una straordinaria opportunità per rinsaldare il rapporto tra i due paesi. Il ministero degli Esteri francese l’ha accolta, manifestando una volontà di collaborazione, peraltro senza mai domandarsi: perchè ora? Un passo in avanti rispetto a chi in Italia continua ostinatamente a voltarsi indietro. Con l’intervista ho voluto lanciare una sfida per arrivare alla verità su Ustica. Ora tocca a chi ne è in grado raccoglierla, sotto la spinta di una stampa non prigioniera del piccolo cabotaggio”, conclude Giuliano Amato.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • All’eremo di Santa Caterina del Sasso in barca per scoprire il gioiello del lago Maggiore

    All’eremo di Santa Caterina del Sasso in barca per scoprire il gioiello del lago Maggiore

    All’eremo di Santa Caterina del Sasso direttamente in barca. È quanto propone Archeologistics, impresa sociale impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale, per visitare uno dei luoghi più suggestivi della provincia di Varese, un tesoro di storia e arte che sorge abbarbicato su uno strapiombo di roccia sul Lago Maggiore. Venerdì 8 settembre, martedì 12, venerdì 22 e martedì 26 viene proposto un doppio appuntamento (con partenze alle 14.30 e alle 15.30 da Laveno Mombello) per approdare all’eremo dalle acque del lago.

    In collaborazione con il Consorzio Motoscafisti Associati del Lago Maggiore infatti, le guide di Archeologistics condurranno i visitatori a un’esperienza unica che oltre ad ammirare l’antico eremo direttamente dal lago, porterà a conoscere la storia e le curiosità che la struttura custodisce da quasi 800 anni.

    La tradizione infatti vuole che a dare vita all’eremo di Santa Caterina di Leggiuno (VA) sia stato Alberto Besozzi, un ricco mercante locale che, scampato ad un nubifragio durante la traversata del lago, decise di ritirarsi su quel tratto di costa e condurvi vita da eremita. Fece così costruire nel XII secolo una cappella dedicata a Santa Caterina d’Egitto, attualmente visibile sul fondo della chiesa. Nel corso degli anni, la cappella fu affiancata da altre due chiese: quella di San Nicola e Santa Maria Nova, la cui esistenza è certa a partire dal XIV secolo. Nei secoli la presenza nel monastero dei Domenicani, dei frati del convento milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus e dei Carmelitani ha permesso all’eremo di impreziosirsi sempre più con numerosi cicli pittorici che coprono un periodo che va dal XIV al XIX secolo. Oggi l’eremo di Santa Caterina è un luogo magico dove arte e storia si integrano splendidamente in un quadro naturale tra i più suggestivi, quasi una balconata che si protende verso il golfo borromeo, Stresa e le isole.

    Il costo è di 22 euro a persona e comprende la navigazione, la visita guidata e il biglietto di ingresso all’eremo di Santa Caterina. La durata è di circa un paio di ore. La partenza è all’imbarcadero di Laveno Mombello, dove durante il periodo natalizio viene esposto il presepe sommerso.

    Per informazioni e prenotazioni: bit.ly/eremoinbarca

  • Blitz interforze al “Parco Verde” di Caivano, impegnati 400 uomini

    Blitz interforze al “Parco Verde” di Caivano, impegnati 400 uomini

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    NAPOLI (ITALPRESS) – E’ in corso, dalle prime luci dell’alba, una vasta operazione della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza nel quartiere “Parco Verde” di Caivano e nelle località limitrofe. Si tratta di un controllo straordinario ad “Alto Impatto” che, per la prima volta, viene svolto in contemporanea da oltre 400 operatori delle diverse forze dell’ordine coordinate. Il servizio è finalizzato all’esecuzione di numerose perquisizioni e all’identificazione di persone e veicoli sospetti. Concorreranno i reparti specializzati delle forze di polizia e, tra questi, la Polizia Scientifica, i cinofili antidroga e con il controllo dall’alto di un elicottero del Reparto Volo. Verranno eseguiti anche controlli amministrativi finalizzati alla verifica del rispetto delle norme del codice della strada e delle condizioni di salubrità ambientale ed igienico-sanitaria dei vari immobili anche con ausilio della polizia metropolitana.
    – foto ufficio stampa Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza –
    (ITALPRESS).