Alda ed il suo primo amore e mecenate Giorgio Manganelli, sono come oro e rivivono nell’album in uscita a gennaio “Usa la tua pazzia” e nel singolo “Lo Pterodattilo Giovanni”.
Un elogio del dolore trasformato in splendore: Alda voleva essere ricordata come la poetessa della gioia e la potenza della sua poetica raggiunge proprio tutti.
Da Milva a Carla Fracci, ad Andrea Mirò, un sacco di artisti hanno collaborato ad un progetto prezioso ed indementicabile.
D. Cosa la coinvolge nel profondo delle vicende della poetessa Alda Merini e del poeta Giorgio Manganelli?
R. Assolutamente ne sono coinvolto. Ho iniziato nel ’93 a musicare Alda Merini, quindi… Mi sono sempre dedicato a lei e lei ha scritto appositamente queste poesie perché io le musicassi. La cosa straordinaria quindi è proprio che lei abbia scritto per farne musica. Cosa mi ha attratto? Ciò che mi ha attratto fin dalla prima poesia, è nato per caso. Un giorno entrai in una libreria e mi cadde un libro che si aprì sulla poesia “I Sandali”. Ho subito sentito qualcosa di straordinario. In quelle parole c’era un’energia potente. Le musicai questa e poi da lì in poi nacque il nostro incontro, e non ci siamo mai più lasciati per ben 16 anni. Quindi mi ha attratto tutta la sua vita, una vita di bellezza, di dolore, e di tutto dove non si è fatta mancare nulla. Infatti diceva sempre che la vita l’aveva pagata cara, però senza farsi mancare niente. Io ho vissuto tutti i suoi racconti, perché diceva che per musicare un poeta bisogna viverlo nella quotidianità, ed è quello che ho fatto io.
D. In tutto questo è stato imprescindibile il filo conduttore con Giorgio Manganelli e la figlia di lui…
R. Diciamo che questo è nato più in là. Prima che Alda Merini morisse, lei che non mi voleva mai far conoscere nessuno dei suoi perché era molto gelosa di me, ed invece in quell’occasione mi disse: “Ti devo far conoscere una persona”. Mi presentò Lietta Manganelli, la figlia di Giorgio Manganelli, la quale mi chiese se avessi intenzione di musicare suo padre, perché mi disse: “L’unico che può musicare mio padre, sei tu”.
Sono passati un po’ di anni però questa cosa sono riuscito a portarla in porto, infatti sono uscito adesso con un singolo “Lo Pterodattilo Giovanni”, ed in gennaio uscirà l’album, “Usa la tua Pazzia”, in cui ho riunito due grandi innamorati, perché come sa Giorgio Manganelli è stato il mecenate di Alda Merini, nonché il suo primo amore. Lei aveva 16 anni e lui ne aveva 26. Ed in questo disco ci sono tutti e due. Ci sono inediti di Alda Merini che ho musicato dedicati a Giorgio Manganelli e ci sono poesie di Giorgio Manganelli che ho pure musicato.
D. Questi brani che lei ha musicato è stato possibile anche assistervi dal vivo in uno spettacolo in prima assoluta a Milano, il 4 novembre, spettacolo intitolato appunto “Usa la tua Pazzia”…
R. Ne abbiamo fatto un’anteprima il 4 novembre, si, al Teatro Puccini di Milano e abbiamo prtato questi brani, che faranno parte dell’album che uscirà a gennaio 2025.
D. E ne verrà commercializzata anche una forma video di questo spettacolo, io l’ho visto su YouTube ed è stato qualcosa di straordinario ed emozionante, non descrivibile a parole.
R. Assolutamente si perché sono state fatte delle riprese, e verranno poi divulgate sulle piattaforme ovviamente, oltre naturalmente al CD.
D. E tutto questo si basa su quel film “Folle D’Amore”, che proprio racconta la vita di Alda Merini?
R. Si, diciamo che io racconto più momenti che ho vissuto con Alda Merini, quelli quindi che mi appartengono. La vita di Alda Merini e che è conosciuta, è scritta dappertutto. I momenti miei sono più personali, ovviamente sono dei ricordi delle emozioni che io ho vissuto, che sono uniche. Mentre per quanto riguarda Giorgio Manganelli, mi è stata molto di aiuto alla fine la figlia Lietta, che mi ha raccontato, visto che io non ho potuto conoscere il padre, molte cose di lui e con i suoi racconti mi sono fatto un’idea della sua poetica. Naturalmente dopo aver letto le sue opere.
D. Dicevamo che questo sodalizio con Alda poi è durato ben 16 anni.
R. Si, 16 anni e poi lei è morta nel 2009, non ho mai interrotto il lavoro su di lei, anche perché poi io ho cominciato ad occuparmi di spettcoli su di lei anche con Milva persino in Germania, in Spagna con Lucia Bosé, qui in Italia poi ho portato avanti i miei spettcoli con Valentina Cortese, Carla Fracci, e da 15 anni con Monica Guerritore.
D. Infatti avendo avuto la possibilità di ricreare moltissime espressioni artistiche, nelle quali sono state coinvolti tantissimi artisti di vario tipo, mi chiedevo quale sia stato il loro contributo o un rapporto speciale con ciascuno di loro, se vuole raccontarcelo?
R. Io direi che ognuno di loro ha portato un contributo speciale che io sono stato fortunato a ricevere, perché così ho avuto come partner dei grandi talenti. Sono dei contributi talmente grandi ed unici che non si può definire o sceglierne qualcuno come quello che mi ha dato di più. Mi hanno arricchito molto.
D. Vuole raccontarci magari qualcosa di più dell’apporto di Milva e di Dario Gay?
R. Milva è stata la prima che ha creduto nel progetto Merini-Nuti, perché quando ascoltò i due provini se ne innamorò e decise di fare un disco solo con le mie musiche e con le poesie di Alda Merini. Mancava dal mercato italiano da 11 anni, e questo fu il motivo per il quale mi disse “si, mi rimetto in gioco in Italia e facciamo questo disco”. Con Milva quindi oltre ad essere andati in Germania insieme, abbiamo fatto tanti spettacoli in Italia, dal Teatro Strehler, siamo stati in cartellone quindi è stato un enorme successo. Dario Gay invece è stato quello che ha fatto ascoltare i provini miei a Milva, quindi è stato diciamo il tramite. Lui è un cantautore molto raffinato, l’ho coinvolto nel progetto il “Canzoniere di Alda Merini”, in cui io ho duetto con 29 grandi artisti e c’è anche lui con Andrea Mirò, che ha interpretao “Il Depresso”, poesia ironica di Alda Merini, completamente musicata, ed il 4 novembre proprio al Teatro Puccini di Milano l’ho invitato come ospite.
D. Poi c’è questo titolo “Usa la tua Pazzia”, che tra l’altro è una poesia di Giorgio Manganelli, ed è quasi un’esortazione in positivo. Si può usare in positivo la propria pazzia?
R. Assolutamente si. L’intento è proprio quello di accogliere la parte oscura che ognuno di noi ha dentro, e di ribaltarla e di farne oro prezioso. Il momento in cui noi accogliamo anche le parti oscure e riusciamo a trasformarle, ecco che accade il miracolo. Che è quello che ha fatto la Merini. Lei ha trasformato il manicomio ed il dolore in un vestito incantevole d’amore.
D. Alda Merini ha subito delle gravissime ingiustizie e sofferenze che come lei dice ha tarsformato in poesia. Secondo lei Alda si può veramente definire una persona con malattia mentale o è stato solo un pretesto sociale?
R. Eh beh si, forse lei non sa che all’epoca bastava un esaurimento nervoso per essere portati in manicomio. Purtroppo poi stando in manicomio poi una persona perde la logica, perde completamente se stesso. Lei assolutamente non era matta. Diceva che i matti erano fuori dai manicomi. Quello è stato un errore e diacimo che ognuno ha il proprio destino, quindi anche le cose negative fanno parte del percorso e probabilmente era giusto che lei passasse attraverso questo calvario. Però sono solo delle cose che terribili ma nel caso di Alda Merini, lei ha avuto questa forza di convertirle in oro, come detto prima.
D. E ci saranno altre date dello spettacolo portato in scena il 4 novembre?
R. Si, certo. Adesso aspettiamo l’uscita del disco in gennaio 2025, dopo di che presenterò il disco sempre con questo spettacolo. Ci sarà tutta una tournèe nei teatri.
D. Entrando ora nello specifico: ci sono delle poesie che sia di Manganelli che della Merini che lei predilige e perché?
R. Innanzitutto c’è questo brano che è il singolo di apertura e che è già uscito nelle piattaforme digitali il 4 novembre, “Lo Pterodattilo Giovanni”, in questi giorni uscirà il videoclip che è un cartoon con dei disegni di una illustratrice Alessia Carli, per la regia di Matteo Pelletti, proprio di questo brano. Un brano assurdo, paradossale di Manganelli, dove esce proprio il vero Manganelli: un giocoliere delle parole, questo brano iconico e provocatorio e dissacrante e non so cos’altro aggiungere. L’ho musicato e contiene dei bellissimi concetti. All’apparenza sono cose che si fa fatica a capire, poi andando ad analizzare parola per parola, ci sono dei messaggi meravigliosi. Si tratta anche di un invito a seguire la propria strada e a non seguire le mode, a sentire che noi siamo veramente unici. Proprio come questo Pterodattilo, un rettile volante nato 40 milioni di anni fa e che incredibilmente ci dice la sua. Unisce il passato ed il futuro. Un linguaggio incredibile però che può stimolare come tutti i testi di Manganelli.
D. Noi stiamo tornando se possibile verso una società sempre più conformista. Quindi chiunque ha diversità anche leggera, o fuoriesce un po’ dal coro, rischia sempre ripercussioni…
R. Brava!! È proprio questo che attraverso “Lo Pterodattilo Giovanni” si vuole far capire: non bisogna omologarsi. È poi una questione di paura, entrando nel branco uno si sente protetto. Mentre invece Giorgio Manganelli dice di uscire allo scoperto, di non aver paura della propria diversità, ma di farne tesoro.
D. Ma secondo lei c’è ancora una speranza di poter combattere questi schemi?
R. La Merini diceva che scongiurare di esserne tutti risucchiati, è proprio il compito dell’artista, l’arte aiuta ad innalzare la bellezza, ad andare ad indagarla. Il compito dell’artista è farlo piano piano, e come diceva qualcuno, “i poeti lavorano di notte”, in silenzio. Ma in silenzio loro ti cambiano. Ti scuotono. Quindi penso che questo sia davvero il nostro fine ultimo!
D. La poesia come bisogno profondo di ribellione e salvezza!
R. Brava: ribellione e salvezza è perfetto. E chiaramente come diceva la Merini, la poesia unita alla miusica arriva anche a coloro che non entrerebbero mai in una libreria. E così è successo: che da una canzone, da una poesia da me musicata, poi le persone vanno e si documentano, su tutto quello che ha scritto Alda Merini.
Sui suoi libri.
D. E chi ha collaborato musicalmente a questo album?
R. Ecco! Questa è una domanda alla quale tengo molto, a questo lavoro e questo disco ha collaborato il mio team di musicisti, tra i quali l’arrangiatore José Orlando Luciano.
D. Anche se forse ne abbiamo già accennato, perché Alda Merini rimane così importante?
R. Perché ha un modo di scrivere passionale che arriva al cuore di tutti, al di là della cultura. Arriva al fruttivendolo, come al professore universitario, non ha confini artistici. Possiede una potenza indescrivibile. Questo è il suo valore. Questo le fa riscuotere grande successo soprattutto nei giovani. Lei non segue gli schemi. È una poetessa rock!
I ragazzi si identificano in lei, nel suo dolore, che poi tra l’altro lei nelle ultime parole che mi disse “Ricordami come la poetessa della gioia” Lei sapeva benissimo che noi veniamo su questa Terra non per soffrire ma per celebrare la vita, come lei ha fatto, sino al punto di riuscirci in manicomio con ben 46 elettroshock.
D. Per proteggere queste opere e la loro identità e tutto il suo lascito, le figlie hanno fondato una associazione…
R. Si quella a suo nome. Marina Bignotti si occupa come presidente che ha seguito Alda Merini nella sua vita, poi si è unito Recalcati, ed infine le figlie di Alda.
D. Ci sono particolari scambi che le piacerebbe avere o ha avuto con altri autori che si sono occupati di divulgare Alda? E’ una mia impressione che un po’ ve la contendete come gli unici che l’hanno conosciuta bene? E poi che lavoro ha fatto ad esempio il regista dello spettacolo del 4 novembre?
R. Diciamo prima di tutto che io sono stato l’unico al quale Alda ha permesso di musicare le sue poesie. E tenga presente che per tanti anni, io ho fatto spettacoli insieme ad Alda Merini, e dove lei era sul palco al mio fianco. Quindi diciamo che è un po’ il lasciapassare. Tutti gli altri non l’hanno neanche conosciuta. E c’è una bella differenza.
Lei dice che noi ce la contendiamo. Io sono una cosa, un mondo a parte. Io ho lavorato sulla musica, quello che lei ha voluto, quindi se gli altri fanno spettacoli, sono contento però io sono con lei un’altra cosa.
D. Alda Merini osteggiata e maltrattata in gioventù, e poi di colpo negli anni diventata quasi celebrità che tutti stimano. Secondo lei perché l’essere umano ci mette così tanto a riconoscere il talento?
R. Da come va il mondo, si capisce che l’uomo è un animale molto speciale (ride). Ha bisogno di costruzioni e di entrare all’interno di un lavoro e di essere accompagnato. Alda a volte si lamentava e diceva “La gente da quando mi vede in televisione mi viole toccare ma non sa nenanche cosa ho scritto”. Questa cosa le dava molto dolore.
D. L’ultima domanda: c’è qualcosa della quale vorrebbe ancora parlare che sia del suo rapporto con Alda o artistico, alla quale non ho pensato?
R. Del mio rapporto con Alda parlo ogni giorno. Molti giornalisti come lei mi fanno domande su questo aspetto. Sono l’unico però che non ne ha scritto un libro. I libri vengono sfornati in continuazione, ma io avendola musicata più di così non ho ritenuto di aggiungervi nulla.
D. E dopo questi lavori pensa di aver raccontato tutto?
R. Non smetterò probabilmente mai, perché vi è anche un lascito di inediti, inclusi anche in parte nel nuovo album, e ho ancora altri inediti che aspettano solo di essere musicati ed offerti al pubblico, quindi non si conclude qua.
D. Gli inediti su quale periodo della vita di Alda si basano?
R. Da quando ci siamo conosciuti. Dal 1993 al 2009, quando morì. Lei mi disse di musicarli quando me li lasciò prima di morire. Ed è quello che sto facendo. Non ho mai smesso. Questa è la mia missione. Un’altra cosa importante che non ho detto, è che sono riuscito in questo disco a riunire questi due grandi innamorati, quindi si tratta di un’operazione molto importante: io ho riunito Alda Merini con Giorgio Manganelli.
D. E vi era anche la particolarità di un duetto virtuale sul palco con Milva…
R. Si, durante i miei spettacoli ho anche la voce fuori campo di Alda che ogni tanto interviene, ed in più faccio un omaggio a Milva, facendo un duetto con la sua voce.
D. Vi è un senso di perdita in questo lavoro, rispetto all’amore che legò la Merini a Manganelli?
R. Il loro rapporto è stato travagliatissimo, è durato 5 anni, poi si sono lasciati, però poi non si sono mai “persi di vista” o dimenticati. Alda lo ha sempre ricordato e lui a sua volta, ha fatto lo stesso. Lui aiutò moltissimo Alda anche quando lei uscì dal manicomio. Scrivendole una bellissima prefazione che l’ha aiuta moltissimo ed in tutti i sensi e soprattutto nella società letteraria, facendo si che suonasse come “Dal diario di una diversa, l’altra verità”. Quindi la loro relazione in un certo senso non si è mai interrotta. In questo disco ho riunito le loro vicende e ridato vita al loro rapporto.
D. E ha mai commentato Alda come fossero trattate le persone in manicomio?
R. Alda era fatta di contrasti. Come anche Manganelli. Addirittura in certi periodi diceva che il manicomio l’aveva salvata. In altri ne ricordava il grande inferno. Però non amava dilungarsi. Addirittura a lei dava fastidio che gliene chiedessero. Se invece decideva di esserne lei a parlarne, allora, si. Riguardo a chi soffre di queste patologie, non ne parlava mai. Era anche il suo modo di non sentirsi coinvolta. Le sue ferite erano davvero grandi e mai rimarginate.
D. Come si può definire il modo di vivere l’amore di Alda Merini?
R. Lei stessa era amore! In tutto. Lei era una celebrazione vivente dell’amore stesso che aveva per la vita. Dal bicchier d’acqua al canto degli uccelli, all’albero che viveva nel cortile di casa sua. Lei permetteva agli uccellini di entrare in casa e venire sul suo letto, con briciole di pane. “Vedi?”, mi diceva, “Io sono come San Francesco”.
Monica Mazzei
free lance culturale
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