Autore: Franca Galeazzi

  • Abbiategrasso, la seconda edizione del premio Doming Grollino

    Abbiategrasso, la seconda edizione del premio Doming Grollino

    Si sa, partecipare è importante, ma vincere è una gran bella soddisfazione, soprattutto se il tuo testo viene scelto fra altri cento, proposti da giovani autori di tutta Italia. E’ Ivil, al secolo Stefano Colombo, il primo classificato della seconda edizione del premio promosso da Teatro dei Navigli, intitolato a Domingo Grollino.
    “Per i giovani non è facile portare in scena i propri scritti, né trovare premi dedicati”, ha affermato Ivil, classificatosi secondo lo scorso anno, ringraziando e sottolineando che lui è uno che non demorde. Lavora spesso con persone con disabilità, “per me era importante – ha affermato – raccontare la storia di un bambino che si sente mancante di un pezzo”. ‘Ho baciato il naso a uno stegosauro’, tra comicità e serietà, parla di inclusione, sensibilizza al rispetto della natura e alla scoperta di sé, come sottolineato da Riccardo Magni, membro della giuria, nel motivare la scelta fatta. Secondo posto per Romeo Pizzol, autore di ‘Agosto a Canterville’, titolo nato da un gioco di parole tra Italiano e Inglese. “Il testo si configura – sempre Magni – come una rielaborazione teatrale della celebre opera di Oscar Wilde, facendo rivivere sulla scena con forza e divertimento valori universali quali il rispetto e la cura verso l’altro”.

    Di alcune pagine dei testi premiati ha dato lettura Luca Cairati, direttore del Centro di produzione, formazione e organizzazione teatrale cittadino. A lui anche il compito di ringraziare sponsors, pubblico in sala, e di esprimere compiacimento per il riscontro ottenuto dall’iniziativa culturale. “Questo premio alla drammaturgia contemporanea è fondamentale, importante. Dobbiamo sostenere i giovani autori, trovare spazi dove possano mettere in scena i loro spettacoli. In altri Paesi europei come la Francia, la Germania, l’Inghilterra c’è un sostegno attivo nei loro confronti e se ne vede il risultato: un grande rinnovamento è in atto. In Italia possiamo e dobbiamo fare di più”.
    La serata di venerdì 15 novembre ha visto la rappresentazione di “Domingo”, opera teatrale liberamente tratta dal libro “Il triplice fischio” di Alberto De Priori per la drammaturgia di Cairati, la regia di Lorenzo Cordara e l’interpretazione di un bravissimo Matteo Pisu. Una serata di grande intensità, di profonda umanità e poesia. Una lezione di vita, della giovane vita segnata e consumata da una rara malattia degenerativa, un ‘despota’ che non lascia scampo. Una storia, quella di Domingo Grollino, la cui conoscenza è bene divulgare, proporre e riproporre a tutti, ai giovani soprattutto.

  • Magenta. Il Proust di Novembre con Ilaria Ria. A cura di Franca Galeazzi

    Magenta. Il Proust di Novembre con Ilaria Ria. A cura di Franca Galeazzi

    Il tratto principale del suo carattere? Lo stupore, inteso come ‘incanto’.
    La qualità che preferisce in un uomo? Forse la risposta è nel testo di Battiato ‘La cura’.
    E in una donna? La dolcezza.
    Il suo principale difetto? Ho difetti?! Penso che i difetti siano parte del carattere … e che non si possa piacere a tutti.

    Il suo sogno di felicità? Sogni. Sono tantissimi; ma è il mio lavoro: bellezza, creatività, tante possibilità di nuovi progetti.
    Il suo rimpianto? Nessun rimpianto! Ognuno di noi ha il proprio destino, scegliamo la via con maggior o minor coraggio.
    Il giorno più felice della sua vita? Il giorno della mia nascita! Vivere! Che dono meraviglioso, ogni giorno è un regalo.
    E il più infelice? L’infelicità è uno stato mentale, non mi appartiene.

    L’ultima volta che ha pianto? Spesso piango di felicità, la vita è emozione per il tramonto, l’alba, le stelle, il mare … tutto.
    La sua occupazione preferita? Pensare e sull’onda dei pensieri creare.
    Materia scolastica preferita? Amo le Muse. L’Arte è il dono più alto che Dio può fare dopo la Fede.

    Autori preferiti? Impossibile rispondere … partirei da autori a.C.
    Libro preferito? Tantissimi, non è mi possibile rispondere.
    Attore e attrice preferiti? Vado un po’ in là nel tempo, ne cito due tra i primi a piacermi: Cary Grant e Vivien Leight, indimenticabile in ‘Via col vento’.
    Film cult? ‘Ben Hur’, ‘La vita è meravigliosa’, ‘Biancaneve’, ‘Il cacciatore’, ‘L’avvocato del diavolo’…
    La canzone che canta sotto la doccia? Nessuna in particolare.
    Colore preferito? Li amo tutti.
    Fiore preferito? La peonia, la rosa e tutti i fiori di campo.
    Città preferita? Venezia, anche se nel nostro Paese ce ne sono di bellissime.
    Personaggio storico più ammirato? Federico II per la sua storia speciale. Ma anche a questa domanda non mi è facile rispondere.
    Personaggio politico più detestato? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
    Il dono di natura che vorrebbe avere? Sono contenta di come sono.
    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Non cambierei niente.

    Stato d’animo attuale? Combattivo. La mia anima è con San Michele Arcangelo.
    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? La risposta sarebbe complessa.
    Come vorrebbe morire? Preferisco pensare alla vita! Una non basta!
    Il suo motto? “Vivi e lascia vivere”. Siamo nati liberi. Rispetta te stesso e di conseguenza rispetta gli altri.

    Franca Galeazzi

  • Il messaggio di Maristella Bigogno. “Tutto è possibile, ho visto l’amore vincere”. Di Franca Galeazzi

    Il messaggio di Maristella Bigogno. “Tutto è possibile, ho visto l’amore vincere”. Di Franca Galeazzi

    Tra pochi giorni Maristella farà ritorno in Togo, nella missione di Amakpapè, dove si lavora alla costruzione dell’ospedale che andrà ad aggiungersi a quanto già realizzato in vista di quello che, una volta completato con l’edificazione delle case famiglia, sarà il Villaggio della Carità.

    Ancora un incontro, la sera di mercoledì scorso, in Casa Giacobbe, tra lei e gli amici magentini. Una serata illuminata dal sorriso di Maristella (un altro caso in cui la locuzione latina ‘omen nomen’ calza a perfezione).

    Ora, lei ha il dono di una fede incrollabile nel Signore, nelle cui mani si è affidata e si affida da sempre mettendosi a disposizione dei più poveri, dei più deboli, dei più soli, dei malati che nessuno cura. Ora, lei ha il dono della fede, ma chiunque l’ascolti, sia pure un cinico miscredente, non può non sentirsi toccato nel profondo dalle sue parole, almeno così ci pare. Da quelle parole che trasudano speranza, amore, bellezza, positività, infinita umanità e anche felicità, parola grossa quest’ultima. Lei si dichiara una donna felice. “La mia vita è bella”.

    E quell’affermare, nel corso dell’incontro, che ”al mondo, oltre a tanto male, c’è anche tanto bene” è provvidenziale, consolatorio per chi l’ascolta, usi come siamo a vedere e sentirci circondati solo dal male. Cerchiamo di vederlo questo bene nelle piccole cose e di farlo. Lei lo ha visto in tanti anni di impegno missionario in Togo. “Tutto è possibile, ascoltando la parola di Dio (l’ateo può ascoltare il proprio cuore ndr) – afferma sempre con sorriso disarmante e sguardo limpido – ho visto l’amore vincere, cose cambiare, vite cambiare”. E a proposito di situazioni terribili ed esistenze assai misere e dolorose, “potrei raccontarvene a centinaia”. Ne menziona alcune per le quali la missione di Amakpapè adesso, come prima fu quella di Agouvè, è stata e continua a essere pane quotidiano, casa, famiglia, braccia che accolgono, che fanno sentire che vali, che sei amato.
    La qualcosa – sia chiaro – funziona in Togo come in ogni altro luogo. “Gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo dare, io ho fatto così, ciascuno di noi può farlo”. Quel che di bello ha la Mari è che, quando ti dice queste cose, non ti senti giudicato. Se provi a paragonare quel che fa lei con quel che fai tu, ti senti poco bene. L’egoismo frena non poco. “Potremmo stare tutti bene al mondo, bene in tutti i sensi, ma c’è l’ egoismo che è contrario all’amore”.

    Adesso, lei è anche un po’ esagerata, diciamo così al fine di tranquillizzare la nostra coscienza. A ben vedere potrebbe sembrare anche un po’ matta, se lo è già sentito dire, come tutti quelli che il mantello non lo dividono a metà ma lo donano per intero.

    Franca Galeazzi

  • Magenta, giustizia riparativa. Il dialogo possibile

    Magenta, giustizia riparativa. Il dialogo possibile

    Risale al 6 novembre il primo di una serie di incontri sulla Giustizia – a cura del Centro Studi politico sociali ‘Kennedy’ – introdotto e moderato da Alberto Fossati.

    Fitta presenza di pubblico in aula consiliare vuoi perché, come da lui evidenziato, “quello della ‘giustizia’ è un tema fondamentale della vita di ognuno di noi e della convivenza civile”, vuoi perché a parlare della condivisa esperienza di giustizia, in questo caso ‘ riparativa’, c’erano Grazia Grena, che appartenne al gruppo terroristico Prima Linea e ora presiede l’Associazione ‘Loscarcere’, e Agnese Moro, figlia del Presidente della Dc sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse nel marzo del 1978.

    Su cosa sia la giustizia riparativa Fossati ha speso parole chiare, fugando ogni possibile fraintendimento. “Non è una forma privatistica per l’applicazione di una sanzione alternativa a quella più nota del carcere, né è applicabile a tutte le fattispecie di reato. E’ invece un percorso che vede la disponibilità da parte di chi ha subito la lesione di un crimine e di chi l’ha procurata a mettersi in discussione, a fare un passo avanti verso la finalità che, nel nostro ordinamento costituzionale, è propria della pena, cioè la riabilitazione”.

    La pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. La dignità della persona va tutelata. La giustizia riparativa distingue “l’errore dall’errante”.

    Una breve parentesi per introdurre anche il concetto di giustizia ‘retributiva’. Essa prevede per il reo la garanzia di una pena certa e proporzionata alla gravità di quanto commesso, con effetto deterrente sul comportamento futuro.

    Un secondo contributo al tema della serata è stato fornito da Giulio Russi. L’esperto mediatore penale, attivo nella provincia di Bergamo, ha citato don Virgilio Balducchi, per vent’anni cappellano del carcere di Bergamo, dalla cui intuizione – “che la giustizia è un processo che ha a che fare con l’esistenza concreta degli uomini e che dietro ogni reato c’è un legame tra persone o gruppi di persone, comunità, che si è spezzato” – è nato nel 2005 il Centro di giustizia ripartiva della Caritas Bergamasca.

    Russi ha ricordato inoltre l’introduzione nell’ordinamento italiano, con la riforma Cartabia, della Disciplina organica della giustizia riparativa. Ha parlato dell’attenzione del cardinal Carlo Maria Martini per i detenuti di San Vittore, gli incontri di questi con i brigatisti che andarono poi a consegnare a lui, in Arcivescovado, le armi quale segno della fine della lotta armata, iniziata negli anni Settanta. Ha fatto il nome di padre Guido Bertagna, direttore del Centro Culturale San Fedele, illustrando l’operato del gesuita al fine di far incontrare a Milano, dal 2000 al 2007, ex terroristi con familiari delle vittime. Incontri prima separati, riservati, poi congiunti.

    Di quegli incontri sono state protagoniste anche Grazia Arena e Agnese Moro. Incontri non facili. “Un percorso lento che alla fine ci ha portate ad andare oltre quello che eravamo, abbiamo messo in contatto le nostre anime”. Tra Grazia Grena e Agnese Moro si è avviato l’ascolto.

    “L’ascolto per quanto mi riguarda – ha affermato la prima – anche di cose che non mi piaceva ascoltare. Con la lotta armata, scelta per amore, avevamo seminato odio, separazione, male, diventando peggiori di quelli che volevamo combattere”.
    Perché lei, che aveva da tempo saldato il debito con la giustizia – non ha mai commesso reati di sangue come ha tenuto a precisare – e si era ricostruita una vita, che si era dissociata dal proprio passato, rispetto al quale “ero già un’altra”, ha accettato l’incontro con la figlia di Moro? “Perché qualcosa mancava. Qualcosa che rendesse davvero giustizia. Cosa stavo cercando?”. Agnese l’ha aiutata, “pur essendo io quella che le aveva date”. La giustizia riparativa “aiuta a vederti diverso proprio dentro l’ascolto di chi ha subito, non ho mai rinnegato me stessa, sono stata anche quello che devo imparare a non essere più”.

    Grazia Grena ha parlato di “una fessura” che si è aperta, di un “riconoscersi piano piano, incontrandosi, esprimendo la propria umanità”. Cosa ci vuole per fare questo? “Non credo coraggio. Piuttosto determinazione, curiosità, interesse. L’altro ha bisogno di conoscere la nostra verità”.

    Perché Agnese Moro, che dalla giustizia penale ha ottenuto “tutto quello che essa può dare”, ha voluto intraprendere un percorso di giustizia riparativa? “Ho perso mio padre che amavo – ha detto -, il fatto che delle persone fossero in carcere e pure trattate male non mi ha restituito nulla. Per me la giustizia deve considerare quelli che sono i miei problemi. Quanto ho subito è irreparabile e l’irreparabile lascia degli effetti duraturi, scorie radioattive, con cui ti devi misurare. La tua vita cambia per sempre”.

    E la sua è stata a lungo “immobile”, in ogni momento il passato invadeva il presente, rendendo impossibile uno sguardo libero sul futuro. “Ero piena di sentimenti di rabbia, odio, rancore, disgusto … di colpa, perché non ero riuscita a fare nulla per salvare mio padre in quei 55 giorni in cui era vivo”.

    E’ stata zitta, in silenzio, pensando che fosse bene comportarsi in tal modo.

    “Dopo anni, però, quel silenzio continuava a urlare dentro e allora … basta!”. Quando le è giunto l’invito di don Guido Bertagna, l’ha colto.

    “Ho capito che loro erano lì per ascoltare il mio dolore, cui nessuno si era prima interessato. Ho intuito che mi potevo fidare”. E così il dolore di Agnese è stato ascoltato da chi (persone coinvolte nella vicenda Moro) l’aveva procurato.

    “Perché sono venuti? Mi domandavo. Io sono un rimprovero vivente per loro? Mi ha colpito – ha proseguito Agnese – quel loro dolore per me inconcepibile, il desiderio di essere con me, l’orrore di aver compiuto azioni irreparabili. Mi sono parsi sinceri, perché il dolore è umano, perché se provi dolore sei come me”. E così la sua vita è cambiata. “Il passato adesso sta in un luogo preciso, non invade tutto, la mia vita è tornata ad essere mia”.

    Nel corso degli interventi non si sono usate parole quali ‘riconciliazione’ o ‘perdono’.

    Ma si è detto della “nascita di amicizie”, della ‘magia’ – Agnese Moro non sa definirla in modo diverso – della giustizia ripartiva che, in un luogo protetto, riservato, sicuro e libero, ti permette di esprimere il tuo dolore e ti pone davanti a “un mistero di umanità meravigliosa da scoprire”. Incontrandosi, riconoscendosi.

    Nel proprio intervento Giulio Russi aveva raccomandato al pubblico di tenere quale leitmotiv della serata le parole di Etty Hillesum (giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz), di cui ha dato lettura, “perché vi condurranno dove sono arrivate Grazia e Agnese”.

    Tra le tante riportiamo le seguenti: “.. cerco ogni volta di rintracciare il nudo piccolo essere umano che spesso è diventato irriconoscibile in mezzo alle rovine delle sue azioni insensate”.
    Molti gli interventi della platea, che ha ascoltato in silenzio, sorprendendosi, commuovendosi, anche dissociandosi, di certo portandosi a casa spunti di profonda riflessione, e anche di dubbio, sempre salutari. Crediamo.

    Franca Galeazzi

  • Magenta. La serata del San Martino nella cronaca di Franca Galeazzi

    Magenta. La serata del San Martino nella cronaca di Franca Galeazzi

    Nel giorno della ricorrenza del Patrono la festa è lì – non suoni irriverente – in Basilica. Una grande festa. Tante più persone vi partecipano tanto più è condivisa, tanto più è bella, emozionante.
    Fa gli onori di casa don Federico. Una preghiera. Poi le note della ‘Toccata e fuga’ di J.S. Bach, suonate allo storico Prestinari dal M°Carlo Tunesi, invadono le navate, quindi saranno le voci del gruppo della ‘Cappella Aloysiana’ della Basilca di San Martino, del ‘San Giuseppe lavoratore’ di Ponte Nuovo, dei coristi del Coro Civico ‘Città di Magenta’ a riempirle con brani di musica sacra, composti da G.P. da Palestrina, C. Franck, W.A. Mozart, J.S. Bach, G. Verdi, M. Grancini, G. Fauré, C. Saint Saens, J. Rutter, L. Perosi, C.Gounod. Intenso l’effetto conclusivo del concerto che ha visto tutti i cantori – circa un’ottantina – occupare fino all’ultimo centimetro lo spazio dell’altare, diretti dal M.° Bruno Casoni – orgoglio cittadino – nell’ ‘Ave Verum’ del genio salisburghese.

    La coralità è la cifra della celebrazione dell’11 novembre di quest’anno.Chi era presente sa già a cosa ci riferiamo, ovvero a quei tanti tantissimi – centocinquanta tra piccoli, giovani e adulti – che al momento della proclamazione del San Martino d’Oro 2024 da parte del presidente della Pro loco Pietro Pierrettori a nome anche del sindaco Luca del Gobbo e del parroco don Federico Papini, tra la sorpresa e lo stupore dei numerosi ntervenuti, invadono in buon ordine la navata centrale del duomo cittadino. Sono loro i destinatari del prestigioso riconoscimento. Sono l’A. C. Magenta 1945 e il presidente Gianni Cerri che, incredulo ed emozionatissimo, ringrazia tutti, ma soprattutto i bambini “per i sorrisi che ci regalano quando giocano”. I tesserati più piccoli che aprono il corteo delle ‘Aquile’ sono tenerissimi che ti vien voglia di accarezzarli ad uno ad uno.

    La motivazione dell’assegnazione del 25° San Martino d’Oro non riguarda principalmente la significativa storia della realtà calcistica -la Magentina – fondata nel 1945, “che nel suo palmares annovera la vittoria di un campionato di Serie C nella Stagione 1946-1947 e di sei campionati di Promozione e che nell’attuale stagione milita in Serie D –Girone B”, come illustra Pierrettori. La motivazione si riferisce al grande impegno e alla passione di chi la guidò e di chi la guida da trent’anni, Gianni Cerri appunto, di certo verso il conseguimento di risultati sportivi, ma in particolare facendo della pratica calcistica “uno strumento di crescita, di formazione, di trasmissione di valori quali il rispetto, la disciplina, il lavoro di squadra”, come sottolinea Luca Del Gobbo, uno degli 8000 ragazzi che nelle file del Magenta sono cresciuti.
    Volendo concludere la cronaca con qualche altra nota … di colore, la riserviamo al papillon nero degli uomini e allo sciale bordeaux (o burgundy che tanto si usa ora?) degli eleganti cantori della ‘Cappella Aloysiana’, alla sempre brava, elegante lei pure, Arabella Biscaro conduttrice della serata, alla voce di Nicoletta Miramonti che si è esibita in alcuni a solo, alla ‘voce’ – non sembri irriverente – dei botti provenienti dall’esterno (fuochi d’artificio?) che ad un certo punto hanno costretto il concerto a una breve pausa.

    Erano figli della famosa mamma sempre incinta o ignoravano lo svolgersi dell’evento? Concediamo loro il beneficio del dubbio. Ultima nota, il microfono con il mal di gola – il clima non aiuta – con alti e bassi che non hanno reso chiaro l’ascolto a parecchi … una pecca la si può perdonare.

    E’ stata una giornata di sole in tutti i sensi. Una serata di applausi ai Cori, ai Maestri Carlo Tunesi, Luigi Garavaglia, Tatiana Borodai, Andrea Tamburelli e al Quartetto d’Archi di Totem. Citati tutti? No, mancano i nomi delle autorità civili presenti. Che San Martino ci perdoni!!!

    Franca Galeazzi

  • Luca Attanasio, una verità scomoda ancora da descrivere

    Luca Attanasio, una verità scomoda ancora da descrivere

    Le parole verranno dopo. Inizia con la proiezione di un filmato l’incontro, voluto da ANPI Magenta, per riflettere e interrogarsi sulla vicenda dell’ambasciatore Luca Attanasio, assassinato in Congo nel febbraio ’21.
    Davanti agli occhi dei numerosi presenti all’Ideal, il pomeriggio della scorsa domenica, si snoda una sequenza di immagini di luoghi di miseria – per le condizioni di sfruttamento cui è sottoposta la popolazione, i bambini in particolare – miseria dovuta – un paradosso – alla ricchezza di miniere di oro, diamanti e coltan (minerale importante per l’industria tecnologica) presenti nella regione Nord Kivu, teatro di annosi conflitti fra chi vuole impossessarsene, di lotte fra vari gruppi ribelli, tra cui l’M23 sostenuto dal Rwanda, e i soldati della Repubblica Democratica del Congo. Conflitti che la missione delle Nazioni Unite non riesce a impedire. A colonna sonora un brano cantato da Miriam Makeba.

    Poi la musica ispirata a e da quelle immagini proseguirà con le note eseguite al piano elettrico dalla musicista Eugenia Canale. Note che, a intervalli, scandiranno lo svolgersi dell’appuntamento con Salvatore Attanasio, padre del giovane diplomatico italiano.

    Ora veniamo alle parole. Dapprima quelle, sempre attraverso un video, di Renato Varriale, Direttore Generale per risorse e innovazione del MAECI, e del padre saveriano Pietro Rinaldi, che fu missionario nella Rdc. Entrambi conobbero bene Luca Attanasio. Il primo ne ricorda la significativa carriera diplomatica e il particolare impegno per la cooperazione internazionale; il secondo la grande umanità, la generosità, l’aiuto concreto portato ai più bisognosi, ai più deboli, soprattutto ai tanti minori abbandonati e indifesi.

    Quindi a parlare è il papà. Occhi chiari, un viso dall’espressione pacata, ma non arrendevole, avvia il proprio intervento con la sintesi di quanto accade quel 22 febbraio.

    “Non si è trattato di un fallito tentativo di rapimento a scopo di riscatto come si scrisse sui giornali allora, ma – asserisce – in seguito a indagini, svolte in forma privata dai nostri avvocati, sono emerse prove che si è trattato di una vera esecuzione … aspettavano Luca, quello che non conosciamo ancora sono il movente e i mandanti. Mio figlio era una persona che con il suo stile evidentemente aveva creato qualche squilibrio”. Lo affermerà più avanti, Salvatore Attanasio, ricordando quanto detto da amici congolesi: “Luca è arrivato in Congo e ha guardato il Congo con occhiali congolesi, non occidentali”.
    I Ros inviati nello Stato africano non poterono recarsi nella zona della tragedia, ritenuta pericolosa, perché non venne loro data protezione né dalle NU né dalle autorità congolesi. Non poterono raccogliere testimonianza alcuna da parte degli abitanti del luogo, non poterono vedere la jeep, nulla.

    “E già questa cosa non quadra. Ci si è basati solo – continua il relatore – sulle testimonianze dei due funzionari del World Food Programme, di cui uno italiano, essi pure sul convoglio. A loro carico l’accusa della Procura di Roma “di omicidio colposo per aver falsificato il documento di viaggio”. Avevano omesso di adempiere ai doveri imposti dai protocolli di sicurezza dell’Onu e dello Programma stesso. Il nome dell’ambasciatore e del carabiniere Vittorio Iacovacci non furono comunicati, “quindi niente autoblindata, né scorta in testa e in coda al convoglio”.
    Perché non fu data la protezione dovuta? “Questo speravo potesse emergere dal processo che si sarebbe dovuto svolgere a Roma”, asserisce Attanasio. Ma l’aver accettato da parte del nostro Ministero degli Esteri, quale “prassi”, la richiesta di immunità diplomatica per i due funzionari immediatamente avanzata dall’ONU e non averne, invece, preteso la revoca, “ha portato il Gup a pronunciare la sentenza di non luogo a procedere per difetto di giurisdizione … né la Procura di Roma ha fatto poi l’annunciato ricorso”.

    Perché lo Stato, come scritto dal giudice a chiare lettere nella motivazione della sentenza, l’unico che avrebbe potuto richiedere la revoca dell’immunità presso le NU, non lo ha fatto? Perché si è comportato così? Perché non ha difeso ‘due uomini di Stato’? Ecco le domande cui Salvatore Attanasio vuole trovare risposta.

    “E’ una questione etica. Non si voleva aprire una questione con le Nazioni Unite, ma l’immunità diplomatica non può essere il lasciapassare per qualsiasi misfatto, per i marò non fu così. Ciò rivela tutta la debolezza di Roma nel contesto internazionale”, stigmatizza.

    “Perché coprire un triplice omicidio? (insieme all’Ambasciatore e al carabiniere fu ucciso anche l’autista congolese ndr) Cosa si deve nascondere? Porteremo avanti la nostra battaglia di civiltà – conclude – quanto accaduto non rende onore al Paese che Luca e Iacovacci hanno onorato. I tanti politici incontrati mi hanno promesso tutti di ricercare la verità, ma come la cerchi con il silenzio?”. All’incontro, coordinato da Domenico Cuzzocrea e Elisabetta Bozzi di Anpi Magenta, è intervenuta l’assessore Maria Rosa Cuciniello.

    Franca Galeazzi

  • Magenta, Scuola. Celebrato l’Erasmus Day al Liceo Scientifico ‘Donato Bramante’

    Magenta, Scuola. Celebrato l’Erasmus Day al Liceo Scientifico ‘Donato Bramante’

    ‘Erasmusdays’. Giornate Erasmus di ‘disseminazione’ e ‘valorizzazione’ dei progetti realizzati. Dal 14 al 19 ottobre più di diecimila eventi in tutta Europa compreso il nostro territorio nazionale.

    “Oltre 12milioni di persone hanno avuto la possibilità di studiare, crescere, formarsi in Europa”, ha sottolineato la coordinatrice dell’Agenzia Nazionale italiana Erasmus, Sara Pagliai – vestita con i colori dell’Ucraina – nel salutare attraverso un video gli studenti e il personale scolastico docente e non che hanno fruito dei vantaggi conseguenti all’assegnazione di un accreditamento Erasmus.

    Un accreditamento pluriennale è stato ottenuto nell’anno scolastico ’22-’23 dal Liceo ‘Donato Bramante’, grazie alle proposte presentate dalla prof.ssa Daniela Invernizzi e dai colleghi dell’Erasmus Team di cui è coordinatrice. Cosi, nel pomeriggio dello scorso lunedì, presso l’aula magna dell’Istituto si è celebrato il primo Erasmusday cittadino.
    Soddisfatto e grato per quanto realizzato con finanziamento Erasmus, il dirigente scolastico Felice Cimmino ha ribadito la valenza di questo passo concreto, “di questa prima pietra” verso l’ internazionalizzazione dell’Istituto. “Si aprono prospettive importanti, dobbiamo alimentare la fiamma che si è accesa lo scorso anno. Dobbiamo segnalare alla comunità scolastica le opportunità che la nostra Scuola offre”.

    A informare la platea dei docenti su “cosa è” un accreditamento Erasmus, i passi necessari per ottenerlo, i vantaggi e i benefici che offre, i cambiamenti e i risultati che procura, è stata Alessandra Antonini, formatrice in euro progettazioni. “Ottenere un accreditamento rappresenta un traguardo importante, è un’asse considerevole dell’attività formativa di una scuola … è fondamentale rafforzare la dimensione europea dell’insegnamento. Attraverso il confronto, la collaborazione fra istituti, docenti, studenti di altri Paesi si promuove la conoscenza vuoi del patrimonio comune vuoi delle diversità europee … e soprattutto si favorisce la crescita dell’identità europea … che va difesa”.

    Quindi è stata la volta di Massimiliano Luppi, docente di Scienze membro dell’Erasmus Team, che ha ripercorso le fasi del Project Rivers con la proiezione di foto e video e il commento di tre ex alunni. “Un lavoro focalizzato sulla sostenibilità ambientale”, che ha coinvolto l’ex V G del Liceo e un gruppo di studenti spagnoli di Los Montesinos. A seguire testimonianze e documentazione visiva di altre esperienze: per Alyssa ed Elisa mobilità in uscita a lungo termine, quasi due mesi, in Spagna ad Almoradì, anche per Sofia mobiiltà lunga nella Germania centro-occidentale, presso una famiglia e una scuola di Kassel. Per tutte loro un’occasione per crescere, creare legami di amicizia, divenire più autonome, migliorare la conoscenza e l’uso della lingua Inglese, aprirsi a nuove prospettive accademiche e professionali.
    Un’esperienza “di vita arricchente … da ripetere” è stata per Emiliana Gornati, assistente amministrativa, la settimana trascorsa a Dublino dove ha frequentato un corso di lingua Inglese, presso l’Atlas Language School, Istituto privato convenzionato con Erasmus.

    In coda le testimonianze di alcuni insegnanti a cominciare da Stefania Cattanei, docente di Inglese, protagonista di un soggiorno estivo di mobilità a breve termine, lei pure a Dublino presso l’Atlas School, dove ha partecipato a un corso di metodologia. “Sono tornata con idee per nuove attività, nate dal confronto con altri docenti europei, ma ho anche rafforzato la mia motivazione all’insegnamento” ha commentato.

    Poi di nuovo Luppi, stavolta a ricordare le due docenti tedesche della scuola di Kassel in job shadowing al ‘Bramante’ per tre giorni lo scorso febbraio. “Si trattava di due insegnanti in formazione che hanno seguito le nostre lezioni di Scienze in lingua Inglese”. A concludere Eleonora Preti, docente di Lettere, e Jacopo Guastalla, professore di Filosofia, che hanno dato conto della propria prova in job shadowing presso il Willemsgymnasiun della sopra citata città tedesca. “Un’esperienza molto formativa, utile per mettere a confronto in modo diretto il sistema scolastico italiano e quello tedesco, per considerare i punti di contatto e le differenze significative … durante le ore di lezione i giovani tedeschi godono di maggior autonomia e maggior responsabilità. I colleghi tedeschi possono insegnare più di una disciplina” ha osservato la docente. “Di contro c’è una selezione dei ragazzi per l’accesso al Gymsasium già a partire dai dieci anni. Gli insegnanti sono molto legati al libro di testo e non mi è sembrata garantita la libertà di insegnamento, il programma cui attenersi è rigido”.

    Per tirare le fila. Il parere condiviso è :”L’esperienza all’estero è da fare, ripetere e consigliare!!!”. A riprova, nel mese di marzo 2025, mobilità in uscita per dieci ragazzi a Lipsia, a ritrovare i coetanei ospitati un anno prima. La disseminazione è avvenuta, ora l’auspicio è che “i progetti al ‘Bramante’ crescano e vedano il coinvolgimento di un numero di docenti e allievi sempre maggiore”, ha chiosato il professor Cimmino.

    Franca Galeazzi

  • Il Proust di Ottobre con Tiziana Macchi. A cura di Franca Galeazzi

    Il Proust di Ottobre con Tiziana Macchi. A cura di Franca Galeazzi

    Assai attiva nel mondo associativo, è impegnata nell’ Associazione Donatori Midollo Osseo, da tempo è membro del Consiglio direttivo della Pro Loco e ora è presidente de Le Stelle di Lorenzo, “la cui missione è bellissima … chiediamo ai bambini di sognare, cioè esaudiamo i desideri dei piccoli pazienti sottoposti a prolungate cure mediche, arricchendone l’esperienza con speranza, passione e divertimento”.

    Il tratto principale del suo carattere? L’accoglienza.

    La qualità che preferisce in un uomo? Mi piacciono le persone che non giudicano, che non hanno idee preconcette nei confronti del prossimo.

    E in una donna? Come sopra.

    Il suo principale difetto? La disponibilità … che non è propriamente un difetto, anzi … ma io eccedo.

    Il suo sogno di felicità? Io sono felice.

    Il suo rimpianto? Un cortile.

    Il giorno più felice della sua vita? Il 12 febbraio 1955.

    E il più infelice? Deve ancora arrivare.

    L’ultima volta che ha pianto? Un paio di domeniche fa.

    La sua occupazione preferita? Lavorare.

    Materia scolastica preferita? Filosofia e Modellato (disciplina artistica ndr).

    Autori preferiti? Eddy Seferian.

    Libro preferito? ‘ La grande opera’ di Seferian.

    Attore e attrice preferiti? Antonio Albanese e Meryl Streep.

    Film cult? ‘Pretty woman’.

    La canzone che canta sotto la doccia? Non canto, sono stonata.

    Colore preferito? Il blu.

    Fiore preferito? La viola.

    Città preferita? Istanbul.

    Personaggio storico più ammirato? Cleopatra.

    Personaggio politico più detestato?… tutti.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Essere intonata.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Niente.

    Stato d’animo attuale? Consapevole.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? … colpe?

    Come vorrebbe morire? Non si muore mai davvero.

    Il suo motto? “Vivi e lascia vivere”.

    Franca Galeazzi

    (*nella foto Tiziana Macchi la prima da sx in un’iniziativa a Barlassina)

  • Il Proust di Settembre con Susanna Alliata

    Il Proust di Settembre con Susanna Alliata

    Giovane brillante professionista, laureata in Legge e abilitata all’esercizio della professione di mediatore. Prima esperienza lavorativa in un’agenzia immobiliare, quando ancora era studentessa, e già era segnata la strada che l’ha portata a inaugurare nel gennaio del 2023, insieme al socio Luca Zinellu, dopo pregressa esperienza, una nuova realtà nel settore immobiliare con sede in piazza Liberazione.

    Il tratto principale del suo carattere? L’empatia.

    La qualità che preferisce in un uomo? La dolcezza.

    E in una donna? Lo stesso.

    Il suo principale difetto? A volte sono lunatica.

    Il suo sogno di felicità? Non lo dico altrimenti non si avvera.

    Il suo rimpianto? Non credo di averne molti, comunque non mi vengono in mente.

    Il giorno più felice della sua vita? Ce ne sono stati tantissimi, ma spero che il più bello debba ancora arrivare.

    E il più infelice? Quando ho perso le persone a me care.

    L’ultima volta che ha pianto? Non fatico a commuovermi, quindi non capita raramente.

    La sua occupazione preferita? Amo il mio lavoro, che è la mia più grande passione. Amo stare con le persone a cui tengo e anche viaggiare.

    Materia scolastica preferita? Letteratura.

    Autori preferiti? Leggo soprattutto thriller e mistery. Su tutti mi sembra doveroso citare una pietra miliare: Agatha Christie. Tra gli autori più recenti sto apprezzando Joel Dicker e un autore emergente: Gianluigi Mauri.

    Libro preferito? Ne cito uno che ha un valore affettivo: ‘Orgoglio e pregiudizio’.

    Attore e attrice preferiti? Johnny Deep e Julia Roberts.

    Film cult? Tanti. ‘Titanic’ è sicuramente impareggiabile. Anche se recentemente ho rivisto ‘Vi presento Joe Black’, stupendo.

    La canzone che canta sotto la doccia? Sotto la doccia nessuna. Canto spesso in auto per la gioia dei presenti … sono superstonata.

    Colore preferito? Il rosa.

    Fiore preferito? La peonia rosa.

    Città preferita? Fra quelle che ho visitato, direi Venezia.

    Personaggio storico più ammirato? Potrei citarne tantissimi negli ambiti più disparati. Mi piace l’idea di indicare una donna. Quindi direi Margaret Thatcher, una delle prime donne a ricoprire una carica politica di grande rilievo in una delle principali potenze mondiali, dimostrando intelligenza gestionale e capacità decisionali straordinarie.

    Personaggio politico più detestato? I dittatori in generale.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Saper leggere nel pensiero. Sarebbe divertente.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Alcune cose, diciamo che sono molto più indulgente con gli altri che con me stessa.

    Stato d’animo attuale? Sereno varabile.

    Le colpe che le ispirano maggio indulgenza? Quelle commesse in buona fede.

    Come vorrebbe morire? Se proprio devo, direi felice e con accanto i miei cari.

    Il suo motto? “L’unico fallimento è non averci provato”.

    Franca Galeazzi

  • Magenta. Il Proust di luglio con Alberto Sfregola per tutti ‘Sfreg’

    Magenta. Il Proust di luglio con Alberto Sfregola per tutti ‘Sfreg’

    Giovane e intraprendente titolare di Sfreg Café, apprezzato e frequentato bar davanti alla stazione ferroviaria. Agente di commercio con alle spalle varie esperienze lavorative dal gennaio del 2021 ha realizzato il desiderio di aprire un locale, ma nel suo cassetto i sogni non sono finiti.
    Il tratto principale del suo carattere? Sono un inguaribile ottimista, cerco sempre il lato positivo in tutto.

    La qualità che preferisce in un uomo? La lealtà.

    E in una donna? La lealtà.

    Il suo principale difetto? Talvolta l’arroganza.

    Il suo sogno di felicità? Svegliarmi senza la sveglia e guardare il mare.

    Il suo rimpianto? Non essermi laureato.

    Il giorno più felice della sua vita? Deve ancora venire.

    E il più infelice? Quando ho saputo della malattia della mia mamma

    L’ultima volta che ha pianto? Per amore.

    La sua occupazione preferita? Stare con i miei affetti.

    Materia scolastica preferita? Musica.

    Autori preferiti? Non ne ho uno in particolare.

    Libro preferito? ‘La legge dell’attrazione’.

    Attore e attrice preferiti? Nessuno e nessuna in particolare.

    Film cult? ‘Django’.

    La canzone che canta sotto la doccia? ‘Tutto il resto è noia’.

    Colore preferito? Il rosso.

    Fiore preferito? La rosa rossa.

    Città preferita? Roma.

    Personaggio storico più ammirato? Non ne ho uno in particolare.

    Personaggio politico più detestato? Tutti i dittatori.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Qualche centimetro in più di altezza.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? Il metabolismo.

    Stato d’animo attuale? Felice.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? Quelle commesse per ignoranza.

    Come vorrebbe morire? Non in solitudine.

    Il suo motto? “C’è sempre qualcuno che sta peggio”.

    Franca Galeazzi