Tra pochi giorni Maristella farà ritorno in Togo, nella missione di Amakpapè, dove si lavora alla costruzione dell’ospedale che andrà ad aggiungersi a quanto già realizzato in vista di quello che, una volta completato con l’edificazione delle case famiglia, sarà il Villaggio della Carità.
Ancora un incontro, la sera di mercoledì scorso, in Casa Giacobbe, tra lei e gli amici magentini. Una serata illuminata dal sorriso di Maristella (un altro caso in cui la locuzione latina ‘omen nomen’ calza a perfezione).
Ora, lei ha il dono di una fede incrollabile nel Signore, nelle cui mani si è affidata e si affida da sempre mettendosi a disposizione dei più poveri, dei più deboli, dei più soli, dei malati che nessuno cura. Ora, lei ha il dono della fede, ma chiunque l’ascolti, sia pure un cinico miscredente, non può non sentirsi toccato nel profondo dalle sue parole, almeno così ci pare. Da quelle parole che trasudano speranza, amore, bellezza, positività, infinita umanità e anche felicità, parola grossa quest’ultima. Lei si dichiara una donna felice. “La mia vita è bella”.
E quell’affermare, nel corso dell’incontro, che ”al mondo, oltre a tanto male, c’è anche tanto bene” è provvidenziale, consolatorio per chi l’ascolta, usi come siamo a vedere e sentirci circondati solo dal male. Cerchiamo di vederlo questo bene nelle piccole cose e di farlo. Lei lo ha visto in tanti anni di impegno missionario in Togo. “Tutto è possibile, ascoltando la parola di Dio (l’ateo può ascoltare il proprio cuore ndr) – afferma sempre con sorriso disarmante e sguardo limpido – ho visto l’amore vincere, cose cambiare, vite cambiare”. E a proposito di situazioni terribili ed esistenze assai misere e dolorose, “potrei raccontarvene a centinaia”. Ne menziona alcune per le quali la missione di Amakpapè adesso, come prima fu quella di Agouvè, è stata e continua a essere pane quotidiano, casa, famiglia, braccia che accolgono, che fanno sentire che vali, che sei amato.
La qualcosa – sia chiaro – funziona in Togo come in ogni altro luogo. “Gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo dare, io ho fatto così, ciascuno di noi può farlo”. Quel che di bello ha la Mari è che, quando ti dice queste cose, non ti senti giudicato. Se provi a paragonare quel che fa lei con quel che fai tu, ti senti poco bene. L’egoismo frena non poco. “Potremmo stare tutti bene al mondo, bene in tutti i sensi, ma c’è l’ egoismo che è contrario all’amore”.
Adesso, lei è anche un po’ esagerata, diciamo così al fine di tranquillizzare la nostra coscienza. A ben vedere potrebbe sembrare anche un po’ matta, se lo è già sentito dire, come tutti quelli che il mantello non lo dividono a metà ma lo donano per intero.
Franca Galeazzi
