Autore: Franca Galeazzi

  • Il Proust del mese con Bruno Bergonzi

    Il Proust del mese con Bruno Bergonzi

    Batterista, percussionista, arrangiatore e compositore milanese, per qualche anno, tra un tour e l’altro, ha vissuto anche a Magenta.

    Ha svolto una lunga attività come musicista di studio con numerosi artisti del panorama musicale italiano (da Mina a Venditti, alla Nannini). Ha ottenuto visibilità internazionale grazie alla causa per plagio, vinta nel 2016, contro il cantante statunitense Prince. La sua vena creativa, però, non si limita alla musica, infatti ha pubblicato libri di poesie, molte delle quali ispirate agli haiku giapponesi.

    Il tratto principale del suo carattere? La curiosità.

    La qualità che preferisce in un uomo? La capacità di creare immediatamente empatia.

    E in una donna? La creatività intellettuale.

    Il suo principale difetto? Il mio più grande: pensare di non averne.

    Il suo sogno di felicità? Una finestra sul mare.

    Il suo rimpianto? Qualche tempo fa, non essermi fidato del mio intuito.

    Il giorno più felice della sua vita? La nascita di Wendy, la mia cagnolina.

    E il più infelice? La morte di mio padre.

    L’ultima volta che ha pianto? Rileggendo ‘Il Colombre’ di Dino Buzzati.

    La sua occupazione preferita? La meditazione.

    Materia scolastica preferita? Educazione fisica.

    Autori preferiti? William Shakespeare e Joseph Conrad.

    Libro preferito? ‘101 storie zen’.

    Film cult? ’Mon oncle’ di Jacques Tati.

    La canzone che canta sotto la doccia? ‘Comment te dire adieu’ di Françoise Madeleine Hardy

    Colore preferito? Blu.

    Fiore preferito? Giglio.

    Città preferita? Roma.

    Personaggio storico più ammirato? Mahatma Gandhi e Martin Luther King.

    Personaggio politico più detestato? Leopoldo II del Belgio.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? Leggere nel pensiero.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? A posto così.

    Stato d’animo attuale? Dubbioso.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? I tradimenti sentimentali.

    Come vorrebbe morire? Nuotando, al largo.

    Il suo motto? “Ama e fa’ ciò che vuoi” (Sant’Agostino).

    A cura di Franca Galeazzi

  • Magenta, la creatività e la fantasia dei ragazzi dell’Artistico portano colore in Ospedale

    Magenta, la creatività e la fantasia dei ragazzi dell’Artistico portano colore in Ospedale

    Un grande pannello, su cui sono dipinte figure femminili a rappresentare varie fasi della vita della donna e per il quale si sono scelte tonalità chiare e l’assoluto prevalere della linea curva, attende di essere appeso a una parete dell’ingresso del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale. Si tratta dell’ultima di una serie di opere realizzate – concordando proposte e scelte con i sanitari – dagli allievi della classe 5° A del Liceo Artistico ‘Luigi Einaudi’ per l’Unità diretta dal dottor Roberto Fogliani.

    Camici bianchi, oltre al Primario anche il Direttore Medico di Presidio, Chiara Radice, e due membri della Fondazione dei Quattro Ospedali, il vicepresidente Angelo Gazzaniga e il dottor Giorgio Cerati, accolgono con calore e simpatia gli studenti – sono le ore 9:00 di venerdì 7 giugno – per ringraziarli ufficialmente “del dono ricevuto, che è un’ulteriore testimonianza – parole di Cerati – della collaborazione in atto già da anni tra questo Ospedale e il Liceo Artistico”.

    Ad accompagnare i ragazzi c’è Luca Vigna, il docente di Pittura che li ha affiancati nella realizzazione dei quadri che ora colorano e regalano vita alle pareti del reparto.

    “Abbiamo lavorato con impegno e non senza fatica, animate da una forte motivazione: è stato bello”, affermano all’unisono Miriam, Francesca e Ilaria, esprimendo un sentire condiviso da tutti i compagni. C’è di che essere orgogliosi: il frutto della loro ‘arte’, lasciato il chiuso dell’aula, viene riconosciuto e valorizzato dall’esposizione in un luogo pubblico dove tanti e tanti occhi si soffermeranno a guardarlo, ammirarlo. “Aprire le porte dei reparti a questi e altri giovani accresce il legame tra ospedale e territorio, toglie anonimato e umanizza il luogo di cura”, sempre Cerati, che porta il saluto del presidente della Fondazione, Norberto Albertalli. Segue l’intervento della dottoressa Radice che si complimenta, portando a propria volta il saluto del Direttore generale dell’Asst Ovest Milano, Francesco Laurelli.

    Indubbia soddisfazione illumina il volto del professor Vigna, disponibile a illustrare i ‘passi’ di un ‘cammino’ di due anni, che oggi si conclude, come pure a preannunciare il prossimo impegno per il decoro delle pareti di un altro reparto. E per concludere, come consuetudine vuole, piccolo rinfresco con ‘alzata’, data l’ora, di tazze di caffè e merendine per tutti.

    Franca Galeazzi

  • Gli adolescenti del Teatro dei Navigli alla ribalta

    Gli adolescenti del Teatro dei Navigli alla ribalta

    Hanno frequentano il corso di recitazione a Magenta, nella sede di via Pacinotti, ma il palco calcato è stato quello del teatro San Pietro in Abbiategrasso, i ragazzi che mercoledì scorso hanno presentato ’Chi è di scena?’, adattamento teatrale de ‘L’amore delle tre melarance’ di Carlo Gozzi, a cura dell’attrice Michela Lo Preiato.

    Partiamo da lei, dall’entusiasmo con cui ha introdotto la serata con parole di elogio caloroso per i suoi “fantastici” allievi ai quali ha insegnato con piacere e – è parso evidente guardandola e ascoltandola – con sincera passione. Così poi i risultati si ottengono.
    A proposito del frutto dell’attività di un anno – primi mesi dedicati a esercizi vari, da gennaio lavoro sul testo e poi col copione – Michela Lo Preiato ha detto: “Quello che abbiamo fatto non è uno spettacolo, anche se è ovvio che vedrete uno spettacolo … che però non è uno spettacolo”. Roba insolita . “Vedrete quello che abbiamo fatto in questi mesi. Vi prego di guardalo con un altro occhio”. L’occhio di chi vede anche quanto accade durante la preparazione di una recita quando si è vicini al debutto, quanto sta dietro le scene canoniche cui poi si assisterà.

    C’è la ‘prima donna’ che arriva in ritardo alle prove e vorrebbe stare sempre al centro della scena, c’è chi non è soddisfatta della propria parte e preferirebbe quella di un’altra, chi ambisce a un numero maggiore di battute, chi è imbarazzata per quel che deve dire, chi lamenta la mancanza di oggetti, maschere e scenografia, chi indossa una maglia color viola e questo a teatro è proibito, chi, “No, per carità!!!”, fa cadere il copione e allora deve buttarlo a terra altre tre volte, come per tre volte, prima di andare in scena, tutti in cerchio si grida ‘merda, merda, merda’ per propiziarsi il successo.

    C’è la direttrice che richiama alla concentrazione, la capocomica stressata e stressante che teme un fiasco e il fallimento della Compagnia. Però, a un certo punto, ecco gli attori impegnarsi a declamare, pronti anche a improvvisare per salvare la situazione, solerti nel rispetto delle regole di fare arrivare la voce in fondo alla sala perché tutti possano sentire e di non voltare le spalle alla platea e, ancora, eccoli mettersi all’ascolto dell’altro, pronti alla collaborazione, a esprimersi col corpo oltre che con la parola, alla sottolineatura delle intenzioni, “che sono importanti!!!” e infine … ecco i Nostri – Alessia, Andrea, Asia, Cecilia e Cecilia, Dennis, Emma, Flavia, Francesca, Irene, Leonardo, Lorenzo, Lucia, Marta, Mattia e Natalia- , attori e attrici in erba, divertirsi. Ah! Infine anche gli applausi del pubblico.

    Franca Galeazzi

  • Magenta e i ragazzi del 4 Giugno. A cura di Franca Galeazzi

    Magenta e i ragazzi del 4 Giugno. A cura di Franca Galeazzi

    Del ‘4 Giugno dei bambini’, bella iniziativa che non è certo novità di quest’anno, e del Concerto al campo, a cura degli insegnanti e degli studenti del Liceo Musicale ‘Salvatore Quasimodo’, già si è data notizia. Allora perché ritornarvi? Per ribadire – da sempre si dice ‘repetita iuvant’ – il valore della partecipazione dei più giovani – i liceali sono stati per altro i protagonisti dell’evento musicale della sera del 2 giugno nel parco di villa Naj Oleari – in occasione di una ricorrenza importante non solo per la Storia della nostra città.

    Ci auguriamo che i quasi 400, 393 per l’esattezza, allievi delle scuole primarie magentine, oltre alle dettagliate informazioni – che i loro testi scolastici non contengono – sulle vicende accadute qui nel lontano 4 giugno 1859, fornite da Pietro Pierrettori, possano aver acquisito, visitando Casa Giacobbe e l’Ossario, maggior consapevolezza – chiediamo troppo ? – del rispetto dovuto e del valore che va riconosciuto ai luoghi fisici simbolo di un evento di indubbia rilevanza storica. Monumenti che ricordano una battaglia, una guerra, la morte di moltissimi soldati, la vittoria di una parte su di un’altra, occupazione e liberazione. Il presidente Sergio Mattarella (lo citiamo perché lui mette sempre tutti, o quasi, d’accordo) nel discorso del 2 giugno, Festa della Repubblica, ha parlato di un filo tessuto tra Risorgimento e Resistenza, sottolineando quanto sia fondamentale trasmettere ai giovani valori e cultura. E, per quanto riguarda quelli dell’epoca risorgimentale, farli vivere e trasferirli è tra i principali intenti delle celebrazioni del 4 Giugno.

    “La Storia di questi anni è mosaico di tante storie” (sempre Mattarella ). Senza la conoscenza del passato – e quanto più essa è approfondita, veritiera, critica e non viziata dal pregiudizio, meglio è – non si comprende il presente (questo per la serie dei repetita). Il percorso della conoscenza non è facile, a volte faticoso, richiede volontà, curiosità, meglio iniziare ad allenarsi ed essere a ciò stimolati sin da piccoli.

    Citiamo nel merito anche il particolare progetto interdisciplinare ‘Un colore, una storia, una città’ che, nell’anno scolastico oggi concluso, ha visto il coinvolgimento dell’intera scolaresca della Primaria ‘Santa Caterina’ (rimandiamo il lettore all’articolo di Arabella Biscaro).
    Veniamo al Concerto al campo (per questo sì che si può parlare di ‘prima volta’). Una rassegna di musiche risorgimentali, eseguite dai ‘musicisti’ del ‘Quasimodo’, diretti dal Maestro Lorenzo Di Saverio. Folto pubblico e tanti brani evocativi di quel nostro passato.

    Note vivaci, coinvolgenti, commoventi. Si è iniziato con la ‘Marcia di Radetzky’, composta in onore del Maresciallo allorquando gli Austriaci si riprendevano Milano dopo i moti del 1848, poi è stata la volta di ‘Per la Patria – Inno del Governo Provvisorio’, dedicato ai morti delle Cinque Giornate, quindi di ‘Addio mia bella Addio’, de ‘L’inno di Garibaldi’, de ‘La bella Gigogin’, de ‘La bandiera dei tre colori’ e di ‘Va’ pensiero’, oltre agli Inni nazionali francese e italiano. E per il bis è tornato Radetzsky, non siamo più nemici.
    Dei ragazzi, dei ragazzi europei, sul prato del parco cittadino dove caddero tanti giovani – il cui ricordo richiama dolorosamente tanti altri giovani morti: ucraini, russi, israeliani, palestinesi – hanno offerto note e parole che, forse più di quelle di un libro stampato o di un discorso ufficiale, aiutano a interiorizzare, a livello individuale e sociale, valori irrinunciabili, uno per tutti: quattro lettere, comincia per ‘p’, finisce per ‘e’.

    Franca Galeazzi

  • Magenta: con “Fritto Misto” al via le notti dei saggi del Teatro dei Navigli

    Magenta: con “Fritto Misto” al via le notti dei saggi del Teatro dei Navigli

    Gli ‘over 65’, seppure da qualche anno frequentassero il corso di formazione teatrale, ancora non avevano varcato la soglia della sede magentina o abbiatense del Teatro dei Navigli, riservando a pochi intimi il frutto del proprio impegno. La loro prima volta lo scorso 25 maggio sul palco della sala San Paolo in quel di Corbetta con ‘Fritto misto’, spettacolo che ha divertito e fatto riflettere.
    Uno spettacolo costruito ad hoc. “Testi teatrali a disposizione per quattordici donne e un solo uomo? Nessuno!”, ha esordito , presentando l’evento, l’attore Maurizio Misceo, da gennaio insegnante del gruppo. Così dopo aver raccolto i desiderata di tutte/i – chi voleva esibirsi in un monologo, chi cantare, chi recitare poesie, chi ballare, chi interpretare un personaggio che fosse altro da sé – ha ‘cucinato’ un bel ‘Fritto misto’, titolo suggeritogli da Alberto, “il maschio superstite” (sic!).

    “Come la magia della frittura amalgama e rende buoni tanti ingredienti diversi”, per citare di nuovo Misceo, così la sua drammaturgia e regia hanno creato una pièce in cui “queste ‘meraviglie’ (definisce così le sue allieve ndr) si sono messe in gioco e vedrete come, insegnando a loro volta qualcosa a me e cioè che non esiste un’età in cui smettere di giocare e divertirsi”, ironizzando con sagacia, come hanno fatto, su alcuni effetti della vecchiaia. Ecco allora le ‘nostre’ – che hanno mantenuto il proprio nome a sottolineare, crediamo, come ciascuna portasse in scena qualcosa di sé – proporre alla folta platea spassose scenette con aggiunta di canti e balli.

    Chi va in cerca dell’amato gatto morto da tempo, chi circola con la borsa piena di medicine per ogni evenienza, chi battibecca per un posto a sedere, chi ricorda gli amori passati, chi si dimentica il cibo nel forno, chi mena vanto per il successo dei propri rampolli, chi si pensa un eterno rubacuori, chi si scorda, chi rimembra, chi insiste nell’offrire tisane “che fanno bene”… ma anche chi invita a togliere la maschera che si è portata tutta la vita, chi a liberarsi degli amici che tali non sono mai stati e a cui si è data immeritata fiducia, chi a stare bene con se stessi, ritagliandosi uno spazio proprio, prima che l’attesa nell’emblematica sala – luogo dove Adelaide, Alberto, Anna, Elena, Enza, Fiorenza, Lidia, Loredana, Nadia, Ornella, Pinuccia e Pinuccia, Stefania e Valeria si sono alternate – venga interrotta dalla chiamata di Gabriella nei panni di una gentile signora di nero vestita che promette ‘fritto misto’ anche dall’altra parte.

    Interrogativo: la componente giovane del pubblico, che ha applaudito sorridendo, era conscia o meno che un domani, per un verso o per un altro, assomiglierà a qualcuno di quei personaggi?
    Gli over 65 hanno rotto il ghiaccio, dando inizio alle ‘Notti da saggi’ di cui il secondo dei nove appuntamenti in programma – ‘E liberaci dal male’ con gli allievi del corso di recitazione avanzato guidato da Lorenzo Cordara – si terrà il prossimo 8 giugno, a Bareggio, nella sala Madre Teresa di Calcutta,via Assunta 25.

    Ci facciamo, ora, ufficiali portavoce di un grazie carico di tanto affetto e stima per Maurizio Misceo da parte di tutte le allieve (ci dispiace per Alberto ma la schiacciante maggioranza impone una volta ancora l’uso del sostantivo femminile), riconoscenti per l’ascolto, la sensibilità, la professionalità e il garbo con cui ha condotto il ‘gioco’.

    Franca Galeazzi

  • Magenta, lo spettacolo di fine anno delle Scuole De Amicis e l’insegnamento di “Tonino l’invisibile”

    Magenta, lo spettacolo di fine anno delle Scuole De Amicis e l’insegnamento di “Tonino l’invisibile”

    Chi non ha desiderato almeno una volta in vita sua di essere invisibile? A Tonino, il bambino protagonista di una storia di Gianni Rodari, accade.

    La qualcosa dapprincipio non gli dispiace affatto: non viene interrogato dalla maestra, può fare dispetti ai compagni di classe senza subirne le conseguenze, viaggiare sul tram gratuitamente e dare sfogo alla propria golosità, indisturbato, in pasticceria. Però, dopo l’iniziale euforia, ecco presentarsi l’altra faccia della medaglia: non può giocare con i coetanei, nessuno lo vede, lo ascolta o gli presta attenzione, compresi gli amati genitori. E, allora, ecco nascere in lui l’accorato desiderio di tornare a essere visibile.

    Un racconto fantastico ‘Tonino l’invisibile’, su cui hanno lavorato, riflettuto e discusso, nel corso del secondo quadrimestre, gli alunni delle classi quinte A e B della Scuola primaria’ De Amicis’ per poi portarlo in scena, guidati da Sara Abd El Fattah, docente coordinatrice del progetto ‘La fantasia è una cosa seria’.

    La rappresentazione si è tenuta la sera dello scorso 22 maggio, sul palco della sala parrocchiale della Sacra Famiglia, alla presenza di un folto pubblico di mamme, papà e parenti tutti dei 46 ‘attori’ in erba che, oltre a recitare, hanno cantato e ballato – autrice della coreografie Sonja Bernadinelli -, suscitando l’entusiasmo dei presenti.

    Le maestre si sono emozionate per la prova superata a pieni voti dai piccoli allievi alternatisi nei ruoli principali. Così abbiamo visto tanti ‘Tonino’, diverse ‘mamme’ e ‘maestre’. “Tutti devono avere uguale spazio sul palco e sentirsi protagonisti alla pari”, ha sottolineato la maestra Sara che, presentando lo spettacolo, ha ricordato “quanto sia importante stimolare la fantasia, immaginando ciò che non c’è, prendendo spunto da ciò che c’è, per prepararsi a ciò che potrà essere”. La fantasia aiuta la creatività , è un potente strumento della mente. Fantasticare fa bene ai bambini che per natura sono a ciò predisposti, ma, diciamolo, a volte sognare a occhi aperti, senza esagerare, consola anche i più grandicelli.

    Tornando alla messa in scena. Divertente, movimentata, e ricca, in particolare nella parte conclusiva, di una significativa riflessione sul valore dell’amicizia, cui gli allievi delle due classi hanno voluto dare risalto. Se si è invisibili, si è soli, non si hanno amici. Non si può rinunciare a essere con gli altri e per gli altri. Si cresce insieme.

    “E voi siete cresciuti a scuola, in specie in questo ultimo anno – ha affermato complimentandosi la vicepreside Paola Bevilacqua – e stasera ne avete data un’ottima prova, sorprendendoci tutti, cimentandovi nella recitazione che non è cosa facile”. Su quanto ‘fare teatro’ possa giovare ha posto l’accento il presidente del Consiglio Comunale, Alessandro Bertoglio, venuto a portare il saluto dell’Amministrazione Comunale e in primis del Sindaco.

    “Stasera ho assistito a qualcosa di bello, interessante, coinvolgente. Un plauso a questi meravigliosi bambini e alle loro insegnanti. Ai genitori un invito sincero a incentivarli a proseguire questa esperienza perché li aiuterà a rafforzare rapporti di amicizia e collaborazione, ma, soprattutto, a donare momenti di serenità al prossimo che, a mio avviso, è una delle cose più belle che si possano fare”.

  • Magenta. Il Proust di Maggio con Antonella Cucchi di Retrò

    Magenta. Il Proust di Maggio con Antonella Cucchi di Retrò

    Il tratto principale del suo carattere? Solare.
    La qualità che preferisce in un uomo? La capacità di saper fare tutto.
    E in una donna? L’indipendenza.
    Il suo principale difetto? Mi dicono che sono ripetitiva.
    Il suo sogno di felicità? Viaggiare in bicicletta.
    Il suo rimpianto? Non essermi laureata.
    Il giorno più felice della sua vita? Quelli della nascita dei miei figli.
    E il più infelice? Quelli della morte dei miei genitori.
    L’ultima volta che ha pianto? Quando è morto il mio cane Teo.
    La sua occupazione preferita? Praticare sport e dedicarmi al mio lavoro.
    Materia scolastica preferita? Agraria.
    Autori preferiti? Nessuno in particolare.
    Libro preferito? Non ne ho uno in particolare.
    Attore e attrice preferiti? Nessuno in particolare.
    Film cult? ‘Il Signore degli Anelli’.
    La canzone che canta sotto la doccia? ‘Più bella cosa’ di Eros Ramazzotti.
    Colore preferito? Il rosso.
    Fiore preferito? Il tulipano.
    Città preferita? Trieste.
    Personaggio storico più ammirato? Karol Wojtyla.
    Personaggio politico più detestato? … troppi da elencare.
    Il dono di natura che vorrebbe avere ? L’ubiquità!!!
    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? La pancia.
    Stato d’animo attuale? Ottimo.
    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? Quelle commesse a fin di bene.
    Come vorrebbe morire? Per un infarto.
    Il suo motto? “Sorridi che il ciel ti aiuta!”.

    Franca Galeazzi

  • Magenta, “Il Domani dell’Intelligenza artificiale”. A cura di Franca Galeazzi

    Magenta, “Il Domani dell’Intelligenza artificiale”. A cura di Franca Galeazzi

    Affollata e centrata iniziativa: erano presenti il Sindaco Luca Del Gobbo, Aldo e Pierangelo Mainini, insieme a soci, assessori, consiglieri comunali, all’on. Umberto Maerna, al sindaco di Bernate Ticino, Maria Pia Colombo.

    Parlare se ne parla a diversi livelli, da quello dell’uomo della strada, mettiamoci anche la casalinga di Voghera, sempre che la specie non si sia estinta, a quello dei filosofi, degli ingegneri informatici, dei logici matematici, dei sociologi, dei giuristi, dei politici, degli ecclesiastici, concludiamo con gli ‘addetti ai lavori’ per risolvere un elenco (che potrebbe essere) incompleto.

    Ora, come se ne parla? Con quale grado di conoscenza? Con quale trasporto intellettuale o emotivo? Con quali speranze, con quali timori?

    Buon senso vuole, vorrebbe, che chi poco sa o ignora ascolti, ascoltasse, chi più sa, meglio un ‘professionista’ in materia. Se poi quel ‘chi’ – nel nostro caso il prof. Roberto Marseglia, protagonista del convegno svoltosi la mattina di sabato scorso in Aula consiliare – comunica il proprio sapere con chiarezza nella forma e nei contenuti e in modo tale da tenere costante l’attenzione di quanti lo ascoltano, stimolandone curiosità e richiesta di ulteriori approfondimenti e riflessioni, allora si può dire che il caloroso applauso finale è stato espressione di un sincero apprezzamento per il giovane professore e di un sentito grazie a quanti, Amministrazione Comunale e Studio Mainini e Associati, hanno promosso l’evento, condotto dalla nostra Arabella Biscaro, per il quale si è scelta la formula del botta e risposta.
    Si parte con una domanda sulla normativa.

    Nel merito Marseglia informa della consegna al Governo, nel mese di marzo, della relazione dei lavori della Commissione Barachini che ha studiato l’impatto dell’IA sul mondo del giornalismo e dell’editoria.“Una Commissione opportuna- asserisce – poiché tutti noi sappiamo che si possono produrre, interpretare testi, attraverso strumenti automatici, dunque dobbiamo stare accorti, non cascare in errori”. E per quanto riguarda le fake news, sono sempre esistite, fin dai tempi di Seneca, esemplifica il professore. Un cenno anche alle immagini ‘prodotte’ per corroborare notizie false, o alle immagini false che accompagnano notizie vere. “La commissione Barachini vuol rendere umanocentrica la IA, cioè più trasparente rispetto a come prendere decisioni. Per esempio, obbligare chi produce dati a registrarne la marcatura temporale”. Insomma, si devono verificare i dati dell’informazione e oggi è possibile farlo, questa è una buona pratica da proporre al grande pubblico. Messaggio importante: nell’interazione con la tecnologia dobbiamo usare il buon senso, osare il dubbio, essere responsabili.
    “Quanto l’IA ci condiziona? Quanto modifica la nostra quotidianità? Quanto ce ne rendiamo conto?” chiede la conduttrice, avviando il dialogo sul piano etico. “E’ importante parlare di etica digitale, si studia l’influsso dell’IA sulla società. Per questo il Governo, per la prima volta nella storia, ha deciso di fare delle azioni istituzionali, in maniera strutturata , rispetto all’IA. Il Presidente del Consiglio ha parlato all’Onu di Etica e IA, e anche nel prossimo G7, a presidenza italiana, vi sarà uno spazio dedicato. Anche questo ha mosso il Santo Padre a parteciparvi in presenza, per parlarne”.

    Rimane una questione che non può essere trascurata ed è quella dell’allineamento, cioè l’IA fa ciò che le viene richiesto. “Il comportamento etico potrebbe non essere allineato con valori che noi diamo per scontati”. L’idea di ‘bene’ non è uguale ovunque. Non ci sono regole valide per tutti, le differenze culturali pesano. “Tuttavia, dobbiamo governare questi sistemi, non avere un atteggiamento ‘religioso’ nei confronti dell’IA”. Come non possiamo dire che la relazione della tecnologia avanzata con il nostro vivere non ci riguardi, non ci interessi. Piaccia o meno, dobbiamo farci i conti, stando attenti, lo ripetiamo, al positivo e al negativo.
    Il punto è che i Governi debbono, il Governo deve investire in tecnologia e lo sta facendo. “Il dialogo tra Istituzione ed esperti è continuo, questo va riconosciuto”, afferma Roberto Marseglia, ricordando in proposito un recente DDL. “E’ possibile una via italiana all’IA?” domanda, Arabella Biscaro.

    “Non mancano i talenti italiani, quelli che spesso vanno all’estero, come primi della classe – sottolinea Marseglia – da noi mancano o sono mancati invece investimenti per l’infrastruttura digitale, anche se vi sono Amministrazioni che stanno investendo per permettere di avere strumenti validi per la ricerca”.

    Ma veniamo al rapporto emozionale con l’IA, poiché noi tendiamo a umanizzare. Un esempio, capita di dire grazie a Siri. L’argomento è serio, non per il grazie a Siri o simili, ma per le molte malattie sociali, tra cui la solitudine “assai diffusa soprattutto in USA e UK”, per le quali l’IA si presenta come un palliativo. “L’IA è una tecnologia, se qualcuno senza competenze la utilizza e interagisce, è pericoloso”, Marseglia narra casi terribili. “Il fatto è che la cultura digitale di base è un po’ bassa, come confermano anche i dati dell’UE”. Allora il rimedio è la formazione. “All’interno di un nucleo familiare – avverte – è fondamentale che vi sia un adulto di riferimento con competenze digitali migliori di quelle dei bambini o dei ragazzi”. E poi aggiungerà; ”La formazione deve essere fatta a tutti e a tutti i livelli”.

    Altro argomento della conversazione: l’utilizzo dell’IA in azienda. Migliora la qualità del lavoro?

    “L’effetto sul lavoro è un tema complicato, c’è chi prospetta futuri distopici, chi radiosi. Quello che probabilmente accadrà è un momento di cambiamento. La domanda non è: le macchine ci sostituiranno o no? che poi la sostituzione non è necessariamente una cosa negativa. La domanda è : il futuro è accogliente o no? Il rapporto uomo- IA è sempre caratterizzato da elementi positivi e negativi. Dunque: c’è bisogno di testa e di management per gestire sistemi digitali. Riflettere non sarà mai facoltativo, per parafrasare Andreotti”, dice l’esperto.

    Per quanto riguarda il lavoro dei giornalisti – si ricorre all’IA per la comunicazione, verificando che ci sono usi interessanti per la professione – la collega domanda a che punto stia Il mito della super automazione. Per risponderle il professore ricorre a propria volta a una domanda che l’economista Daron Acemoglu, autore insieme a Simon Johnson del libro ‘ Power and Progress’, si è posto, ovvero se progresso scientifico e avanzamento tecnologico siano la stessa cosa, concludendo che dipende da noi. “Sull’IA possiamo puntare all’automation o all’augmentation”, illustra Marseglia. Prima opzione: sostituiamo una persona e facciamo fare tutto alla macchina. Seconda opzione: forniamo a una persona uno strumento che le permette di fare meglio ciò che già fa, di fare cose a un costo più basso, di risparmiare tempo. Ecco di nuovo il valore della formazione, “lo strumento più importante per accogliere tutte le opportunità proposte dall’IA”. Per altro la Storia testimonia come già l’uomo si sia trovato di fronte a cambiamenti del lavoro causati da innovazioni tecnologiche. Alcuni dati oggi prevedono che per un lavoro, ‘cancellato’ dall ‘IA, ne saranno creati sette nuovi. “Ci saranno altre opportunità”. Ci saranno vantaggi in molti ambiti lavorativi, istituzionali, pubblici, amministrativi e privati.
    “Qual è il punto? Per accogliere il nuovo, dovremo studiare di più rispetto al passato”. Ancora la parola magica ‘formazione’, da attuare da parte del datore di lavoro ma, della cui irrinunciabilità, il dipendente, il singolo più in generale, deve essere conscio. “Gli investimenti nella formazione saranno la chiave per consentire stabilità sociale, in un momento di cambiamento come questo. Avere un lavoro non è solo una questione economica, ma anche identitaria”. Sottolineatura non trascurabile quest’ultima.

    Ora a chi scrive toccherebbe concludere, per paura, speriamo di no ma è possibile, che qualcuno abbandoni la lettura, magari già lo ha fatto, speriamo di no ma è possibile. Molti temi sono stati affrontati, anche in seguito alle interessanti pertinenti domande della eterogenea platea. Dunque, solo un’ ultima nota riguardo a un messaggio per i giovani, sollecitato dalla conduttrice. “Ci sono corsi on line, ma – afferma con forza l’illustre interlocutore – l’Università continua ad essere utile, perché ci aiuta a ragionare sulla complessità, la tecnologia ogni due tre anni cambia. Lo studio universitario non ci suggerisce competenze, ma metodologie per affrontare – lo ribadisce – la complessità”. L’Università va fatta. Ma non finisce lì, ribadisce: “Un cittadino deve essere sempre in formazione”. Governare non essere governati, questo per quanto attiene al progresso della scienza e della tecnica, per il resto c’è il voto, sperando di non farlo turandosi il naso, ma, come si usa dire, è un’altra storia.

    Ho mentito, però adesso concludo davvero e il modo migliore per farlo è ancora con Roberto Marseglia che, alla domanda tema dell’intervista, “Cosa ci aspetta per il futuro, un mondo migliore?”, replica che: “Non c’è una risposta definitiva, ci sono modalità diverse di raccontare il futuro. Io sono convinto che la tecnologia sarà al nostro servizio, si parla di assistente virtuale, tutti potremo vivere in un mondo del lavoro dove ci sarà spazio per il pensiero, la creatività, la riflessione, perché attività computerizzate ci lasceranno il tempo per questo”. Meglio essere positivi, tenere lontane visioni filosofiche antiutopiche. Certo è che il tempo ‘liberato’, porrà un problema esso pure. Quale? Identitario. Ci identifichiamo spesso con quanto facciamo. Dovremo cominciare a interrogarci sul “chi siamo”. Suggestioni dal libro ‘Utopia’ di Jorge Luis Borges.

    Franca Galeazzi

  • Magenta. Il patrimonio restituito alla comunità. Dati, analisi, testimonianze, esperienze e criticità di un percorso

    Magenta. Il patrimonio restituito alla comunità. Dati, analisi, testimonianze, esperienze e criticità di un percorso

    Se un libro e la testimonianza di esperienze volte a restituire alla comunità i beni sequestrati e confiscati alla mafia hanno contribuito a dare in materia maggior contezza e sensibilità agli intervenuti all’incontro dello scorso venerdì, allora si può parlare di una buona riuscita dello stesso, come auspicato da Angelo Colombini.

    Con questa implicazione logica apriamo la cronaca della serata, condotta dal Segretario confederale CISL con il patrocinio del Comune, promossa dal Centro Culturale Don Tragella, dal Centro Studi politico/sociale J.F.Kennedy, dalla Pro Loco, da Urbanamente, dall’Università del Magentino e dalla libreria la Memoria del Mondo.

    Breve parentesi: la corale proposta, piuttosto ma piacevolmente insolita, di varie associazioni culturali cittadine, oltre a sottolineare la valenza dell’ argomento, potrebbe dare il via ad altre future collaborazioni? Hai visto mai. Perché si sa che l’unione fa la forza. Concetto che i relatori hanno sostenuto, confermato e ribadito a proposito di un agire volto a trasformare un bene ‘negativo’ in ‘positivo’.

    Veniamo all’intervento di Rosa Laplena, autrice del libro ‘I beni confiscati alla criminalità organizzata’ ed. Meriter: una raccolta di analisi e dati dalla Legge Rognoni-La Torre ad oggi. Legge del 1982 che introdusse nel Codice penale italiano ‘il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso’.

    “Fino a quel momento c’era conoscenza, ma non condanna del fenomeno mafioso”, asserisce la Laplena che, all’indomani dell’uccisione di Pio La Torre, decise di impegnarsi. “Vengo dalla Sicilia una terra martoriata dalla mafia”, afferma con la precisazione che la legge suddetta, “in virtù della quale si definisce finalmente cos’è la mafia”, fu approvata solo dopo l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. “La mafia è un’associazione, di certo criminale, ma anche economica come dimostrano i numeri dei beni confiscati”. E quelli snocciolati durante la serata sono da capogiro.

    “Tremilanovecento aziende confiscate, di cui la più parte al Sud, dove la malavita controlla il territorio e gode di entrature nelle Istituzioni”. Tuttavia, attenzione, in Lombardia sono 3.775 i beni confiscati e ciò è prova dell’inquinamento mafioso dell’economia della Regione padana “che al proposito risulta quinta dopo Sicilia, Calabria, Campania e Puglia”. Affermazione che ci fa male, ma non cadere dalla sedia. Le cronache parlano.

    Viene citata poi la Legge 109/ 1996 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

    Rosa Laplena osserva: “Abbiamo una normativa cui l’Europa guarda con attenzione, come un esempio da seguire, ma qui non la si vuol far funzionare. Noi blocchiamo. Destinati a progetti, c’erano fondi che poi non ci sono più stati, questo anche nel recente PNRR”, lasciando senza copertura lavori già avviati e in braghe di tela Comuni che si erano messi in gioco. “Occorre quindi unire le forze ‘dal basso’, creare un modello di governance che veda interagire società civile, terzo settore e istituzioni; occorre, attraverso un Piano Regolatore Sociale, capire come utilizzare quei beni e soprattutto come ‘riconoscerli’, altrimenti diventano beni comuni, mentre sono espressione della mafia che li ha sottratti alla comunità per la quale devono essere ora occasione di sviluppo e servizio”.

    Sulla complessità della legge e difficoltà dell’agire concorda, in collegamento da Arezzo, Paolo Acciai, membro Cgil, Cisl e Uil del Comitato di indirizzo dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. “Sono un’enormità, più di 24mila beni immobili e 4/5miliardi di liquidità, in gestione al Ministero di Grazia e Giustizia, poi ci sono gioielli, opere d’arte”. Acciai riferisce di accordi, stipulati con alcuni Ministeri, come quello per la vendita delle opere d’arte di minor interesse il cui ricavato incrementerà il fondo per le vittime della mafia, o quello che stabilisce di dare terreni a giovani per avviare imprese agricole, “con il dovuto controllo, a evitare conflitti di interesse, finte acquisizioni”. C’è un patrimonio che “stranamente” non si riesce anche a collocare. Liquidità ferme. Tanti sono i nodi, le discrasie: nomine di inutili commissari straordinari, mancanza di conoscenza di leggi pregresse, assenza di progettualità, mentalità ingessate nel ruolo istituzionale. “Servirebbero manager capaci. Ci sono beni che non si capisce perché l’amministrazione pubblica non possa utilizzare, per esempio, per l’edilizia popolare, per strutture sanitarie, caserme …”.

    A suo avviso il sistema di assegnazione va semplificato a favore del Terzo Settore, “se c’è un progetto di utilizzo sociale, ci sia una diretta assegnazione”. Si creino collaborazioni con gli Atenei, con i sindacati, con i soggetti attivi della società, “le Amministrazioni locali da sole non ce la fanno, è necessario lavorare tutti insieme per una vittoria della società civile sulla criminalità organizzata”.

    A testimoniare che, quando ciò avviene, si ottengono risultati positivi, seguono le esperienze illustrate da Gilberto Sbaraini, Presidente della Cooperativa sociale ’La Strada’, da don Massimo Mapelli e da Elena Simeti dell’Associazione ‘Una casa anche per te’. Il primo attivo nelle periferie milanesi, dove degli immobili sono divenuti la casa di padri separati, di nuclei di madri sole e dei loro bimbi o di altre persone in emergenza abitativa. “Milano, con i suoi 236 immobili confiscati tra negozi, case, garage e magazzini, si è mossa – dichiara – il Comune potrebbe gestirli direttamente, ma li assegna a enti del terzo settore attraverso regolari bandi. Tuttavia, rimangono molti nodi critici, come regole che ahimè non aiutano la conduzione degli spazi la quale necessita, non c’è bisogno di dirlo, di soldi e anche di giusti tempi di durata. Prima di una recente normativa, che li ha estesi a sei anni con possibilità di rinnovo, erano solo due: una follia!”.

    Da ultimo sarebbe utile creare una sorta di collaborazione tra associazioni, cooperative e realtà del mondo profit, “perché sensibilità e attenzione per i più fragili non stanno solo da una parte”. Lui è un uomo del fare, “di quella voglia di fare che – aveva evidenziato in precedenza Rosa Laplena – ho riscontrato qui al Nord”.

    Poi è il turno di don Mapelli, responsabile di Caritas Ambrosiana Zona VI. Un uomo che conosce i territori del sud-ovest milanese, “dove c’è un bene confiscato ogni 1000 abitanti” e dove, nel 2015, fatti non parole, dopo la confisca di una proprietà della ‘ndrangheta, estesa su circa 10mila mq. in quel di Cisliano, ha guidato una pacifica occupazione a “tutela di un bene” di cui ha poi avuto l’assegnazione definitiva. ‘Libera masseria’ è il risultato della riqualificazione, con progetto di Stefano Boeri, di un‘area divenuta presidio antimafia, destinata ad attività sociali, educative, formative – “tantissimi ragazzi vi hanno fatto esperienza di scuola/lavoro” – e aperta all’accoglienza dei più bisognosi e disagiati. “Un altro bene, preso in carico da due parrocchie – informa il Don – è a Trezzano S/N , vi è una villetta ad Arluno che presto avrà utilizzo sociale” e altro ancora.

    “Si è creata una rete di associazioni nel sud-ovest milanese, la società si sta muovendo nel contrasto alla mafia”. Ma molto bisogna fare, tenendo presente, avverte Don Massimo, “che i grandi beni confiscati stanno nei piccoli Comuni che non si possono lasciare soli e che la Regione deve sostenerli con i fondi a disposizione”. Infine, un’ultima riflessione, offerta da Elena Simeti con il dito puntato verso quella “zona grigia”, che alcuni professionisti abitano, dove i confini tra legale e illegale sfumano.

    Le conclusioni ad Angelo Colombini su un incontro “da cui è emerso come il tema della confisca dei beni non comprenda solo aspetti legali, ma anche educativi, posti in luce dalle esperienze presentate”. Nel merito il moderatore richiama le parole del Presidente Mattarella sulla scuola “terreno decisivo per la formazione di coscienza civica e per trasmettere il senso della legalità”, compito al quale siamo chiamati tutti, non solo le Istituzioni, compito che riguarda ciascuno di noi nel vivere quotidiano, nei comportamenti personali. Quindi un invito a pensare “alla possibilità per realtà pubblica e terzo settore di essere un punto di riferimento e alla necessità di una Politica che aiuti cooperative e associazioni a livello nazionale, regionale e comunale, in modo concreto, per contrastare la mafia nei territori”.

    Franca Galeazzi

  • Magenta. UrbanaMente: il professor Cottarelli fa il pienone in “Sala Consiliare”

    Magenta. UrbanaMente: il professor Cottarelli fa il pienone in “Sala Consiliare”

    L’ultimo degli incontri a cura di Urbanamente ha visto l’Aula Consiliare affollarsi per Carlo Cottarelli, già ospite in passato dell’Associazione culturale che anche in questa stagione ha proposto al pubblico magentino, e non solo, noti e importanti relatori quali Sabino Cassese, Gianfranco Pasquino, Carlo Sini, per citarne alcuni.
    Quello di martedì 16 aprile è stato inoltre l’ultimo del lungo ciclo degli eventi culturali organizzati, da quindici anni a oggi, dal gruppo presieduto da Daniela Parmigiani.

    A darne l’annuncio lei stessa in apertura di serata. “Nessuna anticipazione circa le tematiche future da trattare, nessun programma, siamo alla fine di un percorso, dovremo cambiare qualcosa, trovare un nuovo format”. Poi la Presidente è passata alla presentazione dell’economista cremonese, aggiungendo alcune note in coda all’elenco dei significativi ruoli da lui ricoperti: “Cottarelli è interista – ha detto – è soprannominato ‘mani di forbici’ e ha fatto ‘battaglia’ perché si spegnessero le luci nei bagni in Parlamento”. Curiosità che ti rendono uno simpatico. Per quanto riguarda la fede calcistica, chiudiamo un occhio, nessuno è perfetto.

    E molte cose non lo sono, o almeno non come si credeva, sognava. E, se si intende davvero realizzarle, parecchio ancora c’è da fare, la strada è erta. Il Professore ha chiamato ‘chimere’ (vi ha dedicato un libro) “grandi progetti di cambiamenti nell’economia, ispirati dal desiderio di migliorare il mondo in cui viviamo … ma qualcosa è andato storto”. Parlare di completo fallimento, benché lui dichiari un certo pessimismo, forse non è corretto, vero è che grandi difficoltà si sono manifestate nel concretizzare idee “che a confronto con la realtà hanno preso la direzione sbagliata”.

    Cottarelli nel testo edito da Feltrinelli ha affrontato “sette temi di cui i primi tre relativi all’ambito finanziario: le criptovalute, nate dal sogno di creare una moneta libera dal potere delle banche e dello Stato, l’inflazione, la liberalizzazione del sistema finanziario”. Seguono la globalizzazione e la sovranità economica, il mito della tecnologia, l’economia del gocciolamento ovvero “la teoria che tagliare le tasse ai ricchi fa bene a tutti, poiché li spinge a investire di più creando lavoro e reddito per tutti”, la crescita e i vincoli ambientali. Nella serata magentina tuttavia si è deciso di affrontarne solo tre, scelti a maggioranza dalla platea. Troppa carne al fuoco, i tempi non avrebbero consentito uno spazio sufficiente a ciascuno.

    Si è parlato della globalizzazione, “dell’esplosione del commercio internazionale avvenuto negli ultimi 25/30 anni, in particolare con l’entrata della Cina nel World Trade Organization”. La globalizzazione è stata un successo. “Ma c’è chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso. Un miliardo e trecento milioni di persone, in Asia e in Africa, sono uscite da un livello di povertà assoluto, hanno raggiunto un tenore di vita migliore – ha affermato il relatore – i Paesi emergenti hanno ottenuto maggiori benefici; per quanto ci riguarda abbiamo a disposizione prodotti a costi inferiori rispetto a quelli che avrebbero se prodotti da noi, ma il nostro lavoro ha sofferto e soffre la concorrenza, siamo più dipendenti dalle scelte economiche di quei Paesi, molto più dipendenti … speriamo di non divenirlo politicamente.

    Siamo andati troppo velocemente incontro alla globalizzazione, ora stiamo tornando indietro. Si parla di accorciare le catene di produzione, dobbiamo cercare di aumentare la nostra indipendenza dalle importazioni, però sarà difficile tornare alla situazione di 50 anni fa”. Un cenno a pregresse ‘globalizzazioni’ di cui eventi per lo più bellici hanno decretato la fine: quella operata dall’Impero Romano, quella interrotta dallo scoppio della Grande Guerra, quella dovuta alla scomparsa della Civiltà Micenea. “Speriamo che l’attuale deglobalizzazione non avvenga in un contesto simile”, ha chiosato Cottarelli, le cui citazioni, con i venti di guerra che spirano, fanno rabbrividire.

    Molti ci dicono, ci dicevano, che la rivoluzione tecnologica avrebbe trasformato il mondo come non avremmo ma immaginato: minor lavoro e aumento della produzione. “Non è così”, ha asserito, declinando i dati degli Usa, il Paese tecnologicamente più avanzato, dove il tasso di crescita di produttività negli ultimi 25 anni è il più basso degli ultimi 150. “Questa rivoluzione tecnologica è meno veloce della Seconda Rivoluzione industriale”. L’economista ha invitato i presenti a riflettere sul fatto che i cambiamenti e le innovazioni, che si sono trovati davanti i nati nel 1890, erano maggiori rispetto a quelli di cui abbiamo fatto esperienza negli ultimi 40 anni. “Noi abbiamo migliorato molte cose che già esistevano”. Il più grande progresso si è registrato tra fine XIX secolo e inizio XX. “Stiamo andando più lentamente rispetto al quel passato. Avevamo aspettative che sono andate deluse”.

    Che dire dell’Intelligenza artificiale, cosiddetta generativa? “Non abbiamo visto impatto sulla produttività, siamo ancora in una fase di incubazione”.

    Da ultimo, il tema caldo dell’aumento del riscaldamento globale. Tutti d’accordo, anche sui maggiori responsabili. Il capitolo riservato all’argomento è angosciante. Cosa si deva fare? I Paesi avanzati puntano alla decarbonizzazione entro il 2050, quelli emergenti a procrastinare la data. Poi c’è lo squilibrio temporale fra costi e benefici, c’è difficoltà a raggiungere accordi internazionali: chi coopera e chi no, al netto del fatto che l’atmosfera riguarda tutti e non si ferma ai confini degli Stati più o meno attenti a ridurre le emissioni di gas.

    Per risolvere il problema della crescita in equilibrio col Pianeta ci vorrebbe l’aiuto di uno sviluppo tecnologico importante, avanzato: per esempio poter sfruttare l’energia prodotta da fusione nucleare. Lui è a favore. Ma anche in questo caso, costi e tempistiche di progettazione e realizzazione rappresentano un problema. Molto e a lungo bisognerà lavorare anche ”attraverso l’istruzione per cambiare i comportamenti individuali, nessuna azione sarà facile, politicamente ed economicamente; tuttavia l’alternativa di non fare nulla o non abbastanza è ancora peggiore”, ha concluso l’illustre ospite. Dunque, al pessimismo della ragione deve venire in soccorso l’ottimismo della volontà. Che è sempre un bel citare.

    A seguire interventi del pubblico, di cui facevano parte gli studenti della classe V H del Liceo ‘Bramante’, accompagnati dalla prof.ssa Viviana Maltagliati e, in formazione meno significativa, alcuni ragazzi di altri Istituti superiori.

    Quale definitiva conclusione, poiché si è detto e riflettuto più ampiamente di quanto sopra riportato, un’excusatio non petita ma dovuta da parte di chi scrive, che si associa all’invito espresso da Daniela Parmigiani a leggere ‘Chimere. Sogni e fallimenti dell’economia’, e pure di ‘Dentro il Palazzo’,ed. Mondadori, il più recente libro di Cottarelli cui, nel corso della serata, si è solo fatto cenno e in cui l’autore racconta con ironia l’esperienza al Senato, dove ha resistito solo otto mesi, e l’impegno per formare un nuovo Governo per chiamata ricevuta da Mattarella nel maggio 2018: “Quattro giorni su e giù dal Colle” e poi fine dell’avventura.