Autore: Redazione Online

  • Verso Milan – Juventus: precedenti, statistiche e curiosità

    Verso Milan – Juventus: precedenti, statistiche e curiosità

    Milan – Juventus è certamente il match clou della 13^ giornata di Serie A; sabato pomeriggio (calcio d’inizio alle ore 18:00) si affronteranno due compagini di grande blasone, divise peraltro da una storica rivalità. La gara di San Siro mette di fronte due squadre con un ruolino di marcia piuttosto diverso; i padroni di casa hanno già tre sconfitte al passivo, mentre i bianconeri sono ancora imbattuti (l’unico ko stagionale è arrivato in Champions League). Ad ogni modo, non mancano i motivi di interesse, come dimostrano anche i numerosi precedenti tra le due contendenti.

    Come ci arrivano le due squadre

    Reduce dal rocambolesco 3-3 in casa del Cagliari, il Milan vorrà certamente riprendere il proprio cammino in campionato con un successo di prestigio, fondamentale per rinfocolare le ambizioni di qualificazione alla prossima Champions League.
    Nella stagione in corso, la squadra allenata da Paulo Fonseca ha alternato risultati deludenti a grandi exploit (la vittoria nel derby e in casa del Real Madrid), mostrando grosse potenzialità ma anche limiti evidenti.

    La Juventus arriva al match dopo il successo nel Derby della Mole contro il Torino; pur essendo sesti in classifica, i bianconeri sono distanti solo due punti dalla vetta della classifica, occupata dal Napoli, impegnato in casa contro la Roma.

    Stati d’animo e prospettive diversi, quindi, che potrebbero influire sulle scelte dei due tecnici e sulle dinamiche della partita. Nè Fonseca né Motta sembrano però propensi a fare scelte radicali nella scelta delle formazioni; nei rossoneri, l’incognita principale è rappresentata dal possibile utilizzo di Musah a centrocampo (al posto di Chukwueze sulla trequarti offensiva) per dare maggior copertura ad una difesa fin qui tutt’altro che ermetica. La Juventus, priva di Bremer e Cabal, si affiderà alla coppia centrale formata da Gatti e Kalulu; con Nico Gonzalez recuperato ma lontano dalla migliore condizione, sarà probabilmente Weah a completare il trio di trequartisti, con Koopmeiners e Yildiz, a supporto di Vlahovic.

    I pronostici della sfida

    Negli ultimi dieci precedenti a San Siro, solo tre volte entrambe le squadre sono andate in rete; in ben otto occasioni, quindi, l’esito della sfida è stato da ‘no-goal’. Per il prossimo match, però, le previsioni dei bookmaker sono tendenzialmente di segno opposto.

    Stando ai pronostici consultabili sul sito di scommesse on line di betway , ad esempio, è più probabile che Milan e Juventus segnino almeno un gol a testa.

    Più in generale, le agenzie vedono favorita, seppur di poco, la squadra di Paulo Fonseca, nonostante gli alti e bassi dell’ultimo periodo.
    La Juventus di Thiago Motta, inoltre, vanta al momento la miglior difesa del campionato, un requisito che spesso si è rivelato decisivo nella corsa scudetto.

    I precedenti in Serie A

    Milan – Juventus è una delle grandi ‘classiche’ della Serie A; le due squadre, infatti, si affrontano regolarmente in gare ufficiali da oltre un secolo: il primo match giocato a Milano risale al 1903 (2-0 per gli ospiti), in occasione della semifinale del Campionato di Football italiano. Nei 15 match disputati a Milano prima della nascita del campionato a girone unico (1929/30), il bilancio è in perfetto equilibrio: 6 vittorie a testa e 3 pareggi.

    Nella Serie A a girone unico, invece, i precedenti tra Milan e Juventus a San Siro sono 89, con 30 vittorie dei rossoneri, 34 pareggi e 25 successi della Vecchia Signora. I padroni di casa sono in vantaggio anche per quanto riguarda i gol segnati (121 a 107)

    Statistiche e curiosità

    Match storicamente equilibrato, Milan – Juventus ha spesso regalato gol ed emozioni ai tifosi di entrambe le squadre. Se si esclude un clamoroso 8-1 a favore del Diavolo (4^ giornata di ritorno della Prima Categoria 1911/12), le due gare con il maggior numero di reti (7) sono coincise con due sonori successi dei bianconeri: un 4-3 del dicembre 1936 e il più recente (e pesante) 6-1 dell’aprile 1997. Ciò nonostante, il Milan è la squadra con il maggior numero di vittorie in Serie A contro la Juventus, come riporta il sito ufficiale del club bianconero.

    Curiosità: tra il 1961 e il 1969 i rossoneri hanno realizzato la più lunga striscia di imbattibilità interna (9 gare di fila) contro la Vecchia Signora, interrotta da una sconfitta per 2-0 del 7 dicembre 1969. Quel successo aprì una serie di dieci risultati utili consecutivi della Juventus in casa dal Milan, terminata in occasione del ko (2-1) del 10 dicembre 1979.

  • Lettere alla redazione. La Scuola fra burocrazia & business

    Lettere alla redazione. La Scuola fra burocrazia & business

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Chi pensa ancora che un docente di scuola faccia il mestiere per il quale è stato assunto e per il quale ha faticosamente studiato è in errore. Da diversi anni egli è ingabbiato in una serie di pratiche che lo allontanano e lo distolgono dall’insegnamento e che lo hanno trasformato in un perfetto e inutile burocrate.

    Dico “inutile” perché inutili sono le pratiche e le scartoffie che un docente è costretto a compilare, a protocollare, a sistematizzare, a rendicontare, a firmare, ad archiviare. Tutta una serie di tabelle e di fogli che nessuno leggerà mai, e che in barba all’avvento del digitale che doveva evitare l’uso e l’abuso della carta, sta producendo una montagna di documenti cartacei che alla fine trovano la loro naturale collocazione in qualche scantinato buio delle segreterie.

    Non che un professore non si rechi più in classe; ma la sua mente è stata ormai occupata dalla compilazione di queste pratiche più che dalla preparazione delle lezioni. Sicché un meccanismo perverso ha trasformato talvolta docenti mediocri in paladini della perfezione formale (essendosi attenuti in modo ineccepibile a protocolli e tabelle) e, per converso, docenti preparati e appassionati in soggetti deboli (essendosi dedicati più alla qualità delle loro lezioni che alle formalità burocratiche).

    La scuola italiana ha tessuto una rete burocratica che ha imprigionato il lavoro dell’insegnante, facendo perdere di vista ciò che di più bello e importante esiste in questo mestiere: trasmettere ai ragazzi il piacere della conoscenza, della curiosità che innesca il desiderio di migliorarsi culturalmente e umanamente.

    È un processo, quello della burocratizzazione, che da qualche tempo si accompagna alla creazione dal nulla di nuove figure del tutto approssimative e dal valore dubbio: gli “orientatori”, i “tutor”, gli “animatori digitali”, i “formatori”.

    Tutti ruoli di nessun contributo significativo ed estranei al lavoro collegiale. E la prova arriva, in ritardo, dallo stesso Ministero dell’Istruzione che prima inventa le figure dell’orientatore e del tutor e poi dimezza i loro compensi, accorgendosi del loro scarso impatto come supporto alla scelta oculata dei futuri percorsi degli studenti. Tutto questo dopo aver dilapidato 150 milioni di euro, cifra che poteva essere adoperata per cose più urgenti e fondamentali.

    Sarebbero opportune, nella scuola italiana, riforme ben più importanti e di più ampio respiro, a partire dal superamento delle cosiddette “classi pollaio” contro le quali ogni riforma ministeriale ed ogni innovazione della didattica è destinata ad infrangersi.

    Nessuna riforma dell’istruzione e nessuna “erotica dell’insegnamento” può sperare di essere efficace in una piccola aula occupata da 30 o 35 alunni (dove peraltro le regole di sicurezza imporrebbero spazi consoni per eventuali evacuazioni).

    Esiste da tempo un documento redatto da molti insegnanti e sottoscritto da alcuni fra i più noti intellettuali italiani che mira a ricollocare la scuola al centro dell’azione culturale del nostro Paese: il “Manifesto della nuova scuola” vuole restituire centralità all’attività didattica liberando finalmente l’insegnante dai legacci burocratici che sono i veri “distrattori” del suo lavoro.

    Le ore di lezione devono tornare ad essere momento di reale crescita umana e di trasmissione delle conoscenze (basta col mantra delle famigerate “competenze” legate ad un modello aziendalistico della scuola). E per raggiungere quest’obiettivo occorre che la scuola si svincoli dalle incombenze burocratiche che la allontanano dal suo ruolo educativo. Ad iniziare dal PTOF, cervellotico documento che pretende di legare la didattica alle “esigenze del territorio” in assenza di una progettualità reale e multidisciplinare, e dal RAV, documento di “auto-valutazione” basato sulla descrizione statistica dell’insegnamento piuttosto che sull’insegnamento stesso.

    Secondo i dati Ocse, il 28 per cento della popolazione italiana è composta da analfabeti funzionali.

    Il 28 per cento degli italiani, cioè, è “incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità” (definizione ufficiale dell’Unesco).

    Le cause di questo crescente fenomeno sono molteplici, ma un ruolo decisivo lo giocano certamente i social media fruiti come unici strumenti di informazione e di rappresentazione del mondo. La diffusione del digitale, che così tanto aveva promesso in termini di evoluzione sociale e di diffusione della democrazia, si è rivelata vantaggiosa solo per pochi eletti, mentre la maggior parte delle persone, in primis le nuove generazioni, è rimasta invischiata nel livello più basso dell’intrattenimento becero, delle fake news e del trash. Davanti a questo fenomeno di regressione sociale, la scuola dovrebbe porsi come baluardo del pensiero critico e dell’analisi reale del mondo.

    Ma la continua predicazione del “vangelo della digitalizzazione” quale unica e necessaria evoluzione di una scuola “in linea con i tempi” ha invece eroso lo spazio di pensiero alternativo al digitale; alternativo, cioè, ad un modello in cui i ragazzi sono sommersi senza soluzione di continuità già fuori dalla scuola.

    L’attacco su più fronti alla famigerata “lezione frontale” parte da un’immagine stereotipata: un’aula con tanti ragazzi svogliati che ascoltano stancamente la lezione meccanica del professore. Ma oggi non avviene forse la stessa cosa, con i ragazzi immersi nei loro smartphone mentre il docente cerca di catturare la loro attenzione?

    Ecco il punto centrale: il docente. Un docente preparato, appassionato e carismatico sarà in grado di intercettare le menti e i cuori dei suoi studenti anche con la lezione frontale, così come un docente privo di queste qualità sarà destinato al fallimento pur servendosi del digitale o di tutte le altre “nuove metodologie” inventate ad hoc per rinnovare la scuola solo nella terminologia. Col digitale si è scambiato il mezzo con il fine: la scuola è caduta nell’equivoco di credere che esso sia utile “di per sé”, piuttosto che uno strumento da adoperare, assieme al foglio, alla matita e alla parola, ai fini dell’efficacia didattica.

    Questa ossessione per la digitalizzazione della scuola è priva di ogni fondamento critico, perché il problema delle nuove generazioni è semmai l’eccessivo uso del digitale in ogni momento della loro vita. Cosicché la tanto decantata “Scuola 4.0” altro non è stata che un’enorme quantità di denaro derivata dal PNRR che doveva velocemente essere spesa, supportata da una terminologia (“metaverso”, “reti neurali”, “smart technologies”, “Next Generation Labs”, ecc.) che al cospetto di scuole fatiscenti, fredde e disorganizzate rimandano con la mente a certi film hollywoodiani di fantascienza. E tutto questo, che nella pratica ha significato semplicemente la lettura su iPad, su Kindle o su una LIM, da un lato si è rivelato come qualcosa che i ragazzi già conoscevano meglio degli insegnanti (all’insaputa di qualche insegnante, ChatGPT è adoperato già da tempo da alcuni alunni per svolgere verifiche e assicurarsi buoni voti); dall’altro riportava all’enorme problema dell’analfabetismo funzionale di cui sopra.

    “Per una scuola è facile prendere i soldi e dichiarare che si è messo in piedi un corso Stem, ma in cosa consiste esattamente un tale corso? E cosa vuol dire che i progetti sono ‘intesi allo sviluppo e alla digitalizzazione della piattaforma digitale nazionale Stem’? Cos’è la piattaforma Stem? Ed è un fine o un mezzo? […]

    In cosa consista la piattaforma Stem e quali dati sia necessario raccogliere e monitorare non è dato sapere” (Tito Boeri e Roberto Perotti, dal libro: “PNRR, la grande abbuffata”).
    Insomma: vendere fumo e farselo pagare bene. E intanto, ormai da anni, le università segnalano che molti studenti fanno fatica a comprendere e a scrivere perfino testi semplici.

    L’articolo 33 della Costituzione recita: “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

    L’art. 1 del D.Lgs. 297/1994 recita: “ai docenti è garantita la libertà di insegnamento come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente. L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni”.

    I principi sopra elencati sono alla base dell’insegnamento e ne garantiscono il pluralismo culturale a salvaguardia di mode e pedagogie calate dall’alto. Ed è importante ribadirlo soprattutto in relazione al Piano di Formazione dei docenti che, lungi dal dover sottostare a indicazioni unilaterali, può e deve seguire gli interessi del singolo docente e il suo personale approccio agli argomenti disciplinari. In quanto operatore della conoscenza, il docente è in continua auto-formazione, ma il suo aggiornamento riguarda sé stesso e i suoi specifici interessi, e poco ha a che fare con una formazione imposta dall’alto e presentata come obbligatoria e apodittica. L’obbligo della formazione docenti pare essere piuttosto una sorta di “addestramento” declinato soprattutto al digitale, visto come unico ambito percorribile per una scuola “innovativa”.

    La percezione è che questa tanto decantata e frettolosamente organizzata “formazione” sia il frutto del tentativo di intercettare la pioggia di denaro del PNRR, con formatori esterni che hanno trovato nella scuola il loro nuovo filone aurifero, e con docenti formatori interni che pretendono di “formare” i loro colleghi avendo seguito un corso di qualche ora per capire “come si fa” (c’è da rimpiangere la Scuola Radio Elettra che offriva corsi per corrispondenza).

    Informarsi sulle cose del mondo, leggere, partecipare a convegni o conferenze di alto profilo; tutto questo è stato declassato in favore della “catena di montaggio” che spinge i docenti a chiudersi nei loro pacchetti digitali del nuovo orizzonte impiegatizio.

    C’è da chiedersi cosa sarebbe accaduto se i maestri del passato, dagli antichi filosofi greci ai grandi educatori dell’età moderna, fossero stati costretti a seguire “corsi di formazione” non coerenti con i loro interessi.

    Ho recentemente sentito affermare da una dirigente scolastica che la spinta alla formazione digitale è giustificata dal fatto che il mondo del lavoro richiede soprattutto figure di ingegneri.

    Da un lato questa tesi è il frutto di un atteggiamento supino a linee guida ministeriali che vedono nella scuola un mero meccanismo del sistema aziendale, nel quale i numeri e le proiezioni statistiche valgono più delle speranze e delle aspirazioni dei ragazzi.

    Dall’altro, ignora che uno dei cardini su cui si impernia il vero progresso è quello dell’approccio multidisciplinare alla conoscenza.

    È storia nota che Steve Jobs ebbe l’idea di dotare i suoi computer di font multipli dopo aver frequentato un corso di calligrafia; un corso, cioè, apparentemente lontano e poco pratico rispetto all’informatica.

    E che uno degli esempi più fulgidi dell’imprenditoria italiana, quello promosso da Adriano Olivetti, si è basato sulla perfetta commistione di tecnologia e sapere umanistico.

    Potremmo perfino andare indietro nel tempo di secoli e ricordare che la figura più geniale che sia mai esistita, quella di Leonardo da Vinci, ebbe sempre un approccio omnicomprensivo allo studio del mondo. Ma è meglio fermarci qui, prima che a qualche “esperto” del ministero salti in mente di dire che anche questi personaggi, se avessero seguito uno specifico corso di formazione, avrebbero potuto acquisire più competenze.

    Silvano Brugnerotto
    Docente di Storia dell’Arte presso Istituto Bachelet
    Abbiategrasso

  • Il Politecnico di Milano tra le prime 30 Università al mondo

    Il Politecnico di Milano tra le prime 30 Università al mondo

    Il Politecnico di Milano si colloca al trentesimo posto a livello mondiale e al primo in Italia nel nuovo Interdisciplinary Science Ranking (Isr) 2025 dedicato alla multidisciplinarietà scientifica e lanciato da Times Higher Education (The).

    Il ranking ha analizzato 1.023 università in 92 paesi al mondo, di queste 749 sono entrate a far parte della classifica che valuta il contributo delle università nella ricerca interdisciplinare, considerata fondamentale per affrontare le grandi sfide globali.
    L’edizione 2025 si concentra sulle scienze naturali e tecnologiche, includendo discipline come Informatica, Ingegneria, Life Sciences e Physical Sciences. Il Politecnico di Milano si distingue per il suo approccio alla ricerca interdisciplinare, sostenuto da infrastrutture interdipartimentali avanzate, che favoriscono la collaborazione tra discipline, una chiara direzione scientifica, orientata verso le sfide più complesse e un’elevata capacità di attrarre finanziamenti su temi multidisciplinari, a conferma del riconoscimento internazionale del suo modello di ricerca: “Incentivare un approccio interdisciplinare alla ricerca -spiega la rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto- è fondamentale, specie per un’università tecnica come la nostra.

    Ampliare i gruppi di ricerca, allargare il confronto con materie umanistiche, sviluppare collaborazione e percorsi di laurea congiunta con altri atenei, in Italia e all’estero, sono la chiave di volta per affrontare sfide che hanno un forte impatto sulla società e che, sempre di più, ci posizionano in un contesto globale. Questo risultato certifica l’impegno degli ultimi anni e segna la bussola per orientarne gli sviluppi futuri”.

    Il ranking si basa su tre pilastri principali, che riflettono le fasi del ciclo di vita dei progetti di ricerca, e utilizza indicatori derivati da dati bibliometrici (40%), dati reputazionali (25%) e dati forniti direttamente dalle università (35%).

    L’obiettivo del ranking è premiare le collaborazioni interdisciplinari, riconoscendo il loro ruolo cruciale nell’avanzamento scientifico. Questo traguardo rappresenta non solo un risultato prestigioso, ma anche un punto di partenza per rafforzare ulteriormente il ruolo del Politecnico come punto di riferimento globale nella ricerca multidisciplinare.

  • Ambiente. Rifiuti: in Lombardia 1.096 punti di raccolta su 1.506 Comuni

    Ambiente. Rifiuti: in Lombardia 1.096 punti di raccolta su 1.506 Comuni

    Su 1.506 Comuni lombardi, 1.014 hanno almeno un centro di raccolta rifiuti e complessivi 1.096 punti di raccolta, di cui 190 sono sovracomunali.

    La superficie complessiva occupata e’ di 2 milioni 431 mila metri quadrati al servizio di 8 milioni e 807 abitanti, ovvero 4 milioni e 479 mila utenze domestiche e 636 mila utenze non domestiche. Il totale dei rifiuti prodotti e’ pari a 4 miliardi e 616 mila chilogrammi, di cui 839 mila chilogrammi di rifiuti solidi urbani.

    Questi i dati illustrati dall’Assessore regionale Giorgio Maione in risposta a un’interrogazione presentata dal consigliere Giuseppe Licata (Azione – Italia Viva) durante la seduta della commissione regionale Ambiente, presieduta da Alessandro Cantoni (Lombardia Ideale). I dati sono tratti dall’Osservatorio regionale rifiuti sovraregionale (ORSO) di ARPA Lombardia e riguardano l’ultima certificazione relativa al 2022.

    Per quanto riguarda l’ecotassa, l’importo complessivo nel 2023 e’ stato di 13 milioni e 685 mila euro, di cui il 10% e’ andato ai Comuni che ospitano un Centro di raccolta per ammortizzare i disagi. Altri 10 milioni di euro sono messi a disposizione dalla Regione Lombardia, tramite il PFSR 2021-2026, per il sostegno e lo sviluppo dell’economia circolare derivante dal trattamento e riutilizzo dei rifiuti. Il bando e’ aperto fino al 15 gennaio.

  • La Giornata dell’Albero e l’impegno del Parco del Ticino

    La Giornata dell’Albero e l’impegno del Parco del Ticino

    Oggi 21 novembre celebriamo la giornata degli ALBERI che sono VITA. La messa a dimora degli alberi è la più efficace azione di adattamento e di mitigazione ai cambiamenti climatici.

    I boschi e le foreste sono ecosistemi ricchi di vita, fondamentali per l’uomo e la natura. Gli ambienti boschivi svolgono un ruolo fondamentale nella protezione del suolo e delle acque, nel filtraggio dell’aria, nella fissazione del CO2, contribuiscono alla conservazione della biodiversità e degli spazi per animali, proteggono dai pericoli naturali e offrono spazi ricreativi per l’uomo.

    Per questo il Parco del Ticino, solo dal 2022 ad oggi, ha realizzato oltre 12 ettari di nuove aree a bosco con oltre 25 mila piante per un investimento di 500mila euro grazie al progetto AZIONI PER IL CLIMA: BANDO FORESTE”.

    A questo seguirà un ulteriore stanziamento di un milione di euro per proseguire nel progetto nei prossimi anni, con l’obiettivo di raggiungere 20 ettari di nuovi boschi all’interno del Parco del Ticino, così che dalla nascita del Parco avremo creato nuovi boschi con un nuovo albero per ogni abitante.

    Il Parco del Ticino si occupa dalla sua fondazione nel 1974 di conservazione e recupero degli ecosistemi, nella loro complessità: acque, aria, suolo, vegetazione e fauna. Ma negli ultimi anni, a questa predisposizione che si potrebbe definire genetica su attività di forestazione, si è imposta una più forte e chiara presa di coscienza di come queste attività siano fondamentali per affrontare la crisi climatica globale in atto.

    Anche tu puoi fare la tua parte adottando comportamenti che riducano l’impatto sull’ambiente: scegli mezzi sostenibili, riduci i consumi energetici e l’uso della plastica, fai acquisti consapevoli, differenza i rifiuti e ADOTTA o REGALA UN ALBERO!

    ▶ Lo puoi fare anche attraverso la piattaforma WOWNATURE

    https://www.wownature.eu/…/parco-lombardo-della-valle…/

    Per aiutarci a far crescere nuove foreste o a migliorare quelle esistenti!

  • Magenta: piange Giuseppe Santangelo per tutti semplicemente … Il Pè

    Magenta: piange Giuseppe Santangelo per tutti semplicemente … Il Pè

    Ci sono alcune notizie che sono senz’altro più difficili da scrivere rispetto ad altre. Questa rientra senza dubbio in questo novero.

    Già, perché se se ne va prima del tempo ‘Un ragazzo degli anni Settanta’ – che in una realtà come la nostra certamente avrai incrociato chissà quante volte – è qualcosa che ti tocca da vicino. E che non può non suscitarti emozioni forti.

    Non puoi restare insensibile come spesso, invece, questo lavoro ti porta, quando devi inserire in modo quasi ‘robotico’, tipo catena di montaggio, news dopo news ….

    Nei casi come quello di Giuseppe Santangelo per tutti i suoi amici semplicemente … il Pè non può e non deve essere così.

    Strappato alla vita che tanto amava a soli 52 anni per uno di quei brutti mali che la sorte cinica non si sa per quale ragione ti manda…

    Lascia la moglie Emanuela e gli adorati figli Riccardo e Ascanio. E poi la sua famiglia, una marea di amici e una comunità che resta attonita dinnanzi ad una notizia come questa….

    Muoiono gli anziani? Non è vero muoiono anche tanti giovani che vedono improvvisamente spezzato il loro percorso esistenziale.

    Nel caso di Giuseppe – un ragazzo che tante volte abbiamo avuto modo di vedere negli anni verdi all’Oratorio della San Martino, così come rincasare nei palazzi in zona via Santa Caterina dove era cresciuto – trovare una spiegazione razionale a tutto ciò? Impossibile.

    Per chi vorrà dare un ultimo saluto a Giuseppe, in questi giorni potrà recarsi presso la Casa Funeraria Calcaterra di Strada Castellazzo.

    Per tutti gli altri, raccolti in preghiera sabato mattina alle 10,30 nella Basilica di San Martino.

    La nostra sincera vicinanza ai suoi cari in un momento di così profonda tristezza.

    RTN

  • Magenta celebra la ‘Giornata dell’Albero’ con le scuole della Città

    Magenta celebra la ‘Giornata dell’Albero’ con le scuole della Città

    Anche Magenta celebra oggi la Giornata Nazionale dell’Albero coinvolgendo le scuole della Città.
    E’ in corso questa mattina una attività di esplorazione degli alberi monumentali del Parco di Casa Giacobbe.

    L’Assessore all’Ambiente e Territorio Simone Gelli, insieme a un agronomo di ASM e ai tecnici comunali, ha accolto gli alunni delle classi prime della Scuola Secondaria di primo grado “F. Baracca” per far conoscere loro da vicino alcuni alberi secolari di grande valore storico e naturalistico, tra cui il Cedro dell’Himalaya, il Bagolaro e il Cedro del Libano.

    “Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, i docenti e gli alunni dell’istituto Fontana, ASM e gli uffici comunali per questa iniziativa finalizzata a valorizzare il patrimonio naturale e culturale e a sperimentare direttamente i principi della sostenibilità,” ha dichiarato l’Assessore Gelli. “Il progetto didattico proseguirà anche in primavera con altri appuntamenti sui temi dell’acqua e dei rifiuti’’

  • L’Antica Osteria del Ponte ‘torna’ nella Guida Michelin: festeggiamo!

    L’Antica Osteria del Ponte ‘torna’ nella Guida Michelin: festeggiamo!

    “Antica Osteria del Ponte è felice e orgogliosa di annunciare la sua inclusione nella Guida MICHELIN 2025 @michelinguide ✨ Un riconoscimento frutto di impegno, passione, grandi sforzi che si sa portano sempre a grandi soddisfazioni.

    Siamo orgogliosi perché la Guida MICHELIN è un traguardo che vogliamo condividere con tutti i nostri clienti, che hanno sempre apprezzato la nostra cucina, con i nostri fornitori, che garantiscono l’ottima qualità delle materie prime, ma soprattutto questo traguardo lo vogliamo condividere con il nostro staff che ogni giorno lavora al ristorante con passione e dedizione. Antica Osteria del Ponte ringrazia ognuno di voi per aver contribuito a questo grande risultato, l’inizio di un altro percorso che ci spronerà ancor di più per rendere ogni esperienza nel nostro ristorante UNICA.
    Grazie @michelinguide per questo riconoscimento. Qualità e innovazione saranno sempre gli ingredienti del nostro ristorante.

    Antica Osteria del Ponte vi invita a provare la nostra cucina, a gustare con una consapevolezza differente le nostre prelibate creazioni e a condividere insieme momenti speciali. A presto✨”

    E’ un ritorno, che riempie di gioia e soddisfazione non solo Cassinetta, ma tutto il mondo gourmet e ovviamente l’Est Ticino. Il 5 novembre scorso, con l’uscita della Guida ai ristoranti Michelin 2025, è stato sancito il rientro di un’icona mondiale della ristorazione nella Rossa: Laura e Maurizio Gerola, che hanno raccolto la grande eredità di Renata ed Ezio Santin, ce l’hanno fatta. Sono tornati. Per ora con segnalazione e menzione, ma per le stelle c’è ancora tempo.. Senza dubbio si tratta di una notizia capace di far rivivere i fasti di una delle più grandi coppie della cucina italiana, che auguriamo a Laura e Maurizio di emulare. Ecco perché vale la pena di riviverla..

    LA STORIA INCREDIBILE DI EZIO E RENATA SANTIN

    L’Antica Osteria del Ponte, situata a Cassinetta di Lugagnano, è uno dei ristoranti più celebri della Lombardia, noto per la sua lunga e prestigiosa relazione con la Guida Michelin. Fondato nel 1976 da Ezio Santin e sua moglie Renata, il ristorante ha rappresentato un’icona della cucina italiana d’autore, affermandosi sia in Italia che a livello internazionale. Ecco una cronistoria della sua evoluzione nella Guida Michelin.

    Gli inizi e il primo successo (1976-1981)
    1976: Ezio Santin e la moglie Renata aprono l’Antica Osteria del Ponte. L’idea iniziale era quella di proporre una cucina casalinga e genuina, legata al territorio, ma con una crescente attenzione all’alta qualità e alla creatività.

    Con il passare del tempo, grazie al talento di Ezio in cucina e alla straordinaria accoglienza di Renata in sala, il ristorante cresce in ambizione. I Santin puntano a coniugare la tradizione lombarda con tecniche innovative, ispirandosi anche alle esperienze della haute cuisine francese.

    Renata è stata una figura fondamentale per il successo del ristorante. Con il suo calore umano, la professionalità e l’eleganza, ha saputo creare un ambiente accogliente e raffinato per i clienti, diventando l’anima della sala. La sua capacità di instaurare rapporti autentici con i commensali ha reso l’esperienza all’Osteria del Ponte indimenticabile.

    1981: Il ristorante ottiene la prima stella Michelin, un riconoscimento che premia il lavoro di Santin e segna l’inizio del suo percorso d’élite nel panorama gastronomico italiano.
    La consacrazione: La seconda e la terza stella (1982-1990)

    1982: L’Antica Osteria del Ponte conquista la seconda stella Michelin, grazie a una cucina che unisce tradizione e innovazione, con tecniche raffinate e ingredienti di altissima qualità.

    1990: Arriva il massimo riconoscimento: la terza stella Michelin. Il ristorante diventa uno dei pochissimi in Italia a raggiungere questo livello di eccellenza, accanto a nomi come Gualtiero Marchesi. È un periodo d’oro, con clienti da tutto il mondo e una reputazione stellare.

    E adesso.. ci sono ancora tante alte pagine da scrivere. Forza ragazzi!

  • Ricetta abusive per farmaci stupefacenti, medico sospeso a Milano

    Ricetta abusive per farmaci stupefacenti, medico sospeso a Milano

    Un medico di base e una segretaria di un altro studio medico di Milano sono stati interdetti dall’esercizio della professione per un anno con l’accusa di ‘prescrizione abusiva di farmaci stupefacenti’.

    Secondo la Procura, avrebbero prescritto centinaia di ricette di farmaci oppiacei (Contramal e Oxycontin), utilizzati nella terapia del dolore, a persone che non erano pazienti e per “finalita’ completamente estranee a quelle terapeutiche”.

    Il metodo utilizzato dai due studi sarebbe stato simile anche se le presunte attivita’ illecite non sarebbero legate tra loro. Il medico avrebbe “effettuato, dietro compenso dai 20 a 50 euro a ricetta, un’attivita’ di prescrizione palesemente anomala e difforme dallo standard corretto, a soggetti che nemmeno conosceva, molti dei quali non erano suoi pazienti, non solo prescindendo completamente da qualsiasi accertamento medico sull’effettiva necessita’ del farmaco, ma addirittura falsificando deliberatamente le prescrizioni mediante l’intestazione a pazienti risultanti nel suo elenco, e del tutto ignari, al fine di consegnarle, per il ritiro del farmaco, a persone non appartenenti al novero dei suoi pazienti”.

    Il suo scopo sarebbe stato quello di favorire alcune persone, di nazionalita’ egiziana, che “gravitavano” intorno a lui “organizzati e con ruoli ripartiti al fine di approvvigionarsi di scorte di farmaci a fini di spaccio”.

  • Violenza sulle donne, 1 giovane su 4 conosce vittima di revenge porn

    Violenza sulle donne, 1 giovane su 4 conosce vittima di revenge porn

    Un giovane su quattro conosce una vittima di revenge porn, tema familiare al 92% degli intervistati. Ma nonostante la consapevolezza delle devastanti conseguenze psicologiche – come depressione, isolamento e persino suicidio – la percezione del rischio è sottostimata, con la metà dei giovani disposti a condividere nuovamente le proprie foto intime. E’ uno dei preoccupanti dati che emergono da una indagine realizzata da Nielsen, su ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 27 anni presentata oggi a Milano nello Spazio Lenovo.

    A promuovere la ricerca è Motorola che prosegue così il percorso del progetto NonMiViolare.it, lanciato lo scorso 8 novembre e propone i primi passi per combattere questo fenomeno, con la collaborazione di Telefono Rosa.c’NonMiViolare’ è un progetto di education sull’uso responsabile dello smartphone contro il revenge porn, realizzato in collaborazione appunto fra Motorola e Telefono Rosa, con il contributo di Polizia di Stato – Polizia Postale e il supporto di AC Monza, Pallacanestro Varese e UYBA Volley. Lo smartphone è lo strumento principale per il reato (90%), mentre il fenomeno del deepfake, pur noto all’83%, è riconosciuto come reato in tutte le sue forme solo dal 52%. Preoccupante la scarsa propensione alla denuncia: meno della metà denuncerebbe conoscendo la vittima, e tra i giovani solo uno su quattro se si trattasse di un estraneo.

    Le donne intervistate mostrano maggiore consapevolezza dei segnali di pericolo rispetto agli uomini, che sottovalutano battute sulla diffusione di immagini o richieste insistenti di contenuti espliciti – fino a che non diventano pretese. I dati sottolineano anche una forte richiesta di informazioni: il 95% vuole maggiore consapevolezza sul fenomeno e il 79% desidera informazioni su come proteggersi. Queste ultime informazioni sono richieste specialmente dalle donne intervistate – una percentuale pari all’85% contro un 74% degli uomini. A questo link è disponibile un estratto che include ulteriori informazioni sui risultati ottenuti.

    Sulla base di questi dati, Motorola e le esperte di Telefono Rosa, con il contributo di Polizia di Stato, hanno realizzato una vera propria guida pratica, un booklet, digitale e smart, che offre in un linguaggio semplice ai giovani gli strumenti concreti per comprendere cos’è il revenge porn, quali sono le sue implicazioni legali, fisiche e psicologiche; prevenirlo, promuovendo una cultura del rispetto e della consapevolezza online; reagire in caso di diffusione di immagini intime, indicando a chi rivolgersi e quali passi intraprendere per tutelarsi. Il materiale dell’indagine e della guida pratica è disponibile a partire da oggi, all’indirizzo NonMiViolare.it, uno spazio online sicuro dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, e sarà distribuito nelle scuole grazie alle attività formative di Telefono Rosa e al supporto dei partner coinvolti.