Categoria: Cultura e Tempo Libero

  • Nuove Giulia e Stelvio Quadrifoglio, tecnica e performance

    Nuove Giulia e Stelvio Quadrifoglio, tecnica e performance

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    TORINO (ITALPRESS) – Sono in corso le sessioni di prove delle Nuove Giulia e Stelvio Quadrifoglio, simbolo iconico che porta con sè una centenaria ricerca dell’eccellenza tecnica applicata alle competizioni e alle vetture di produzione. Ospitato presso il Centro Sperimentale di Balocco (VC), l’evento dinamico sta mettendo in risalto un’esperienza di guida unica, diretta e coinvolgente, tipica di Alfa Romeo. Giulia e Stelvio “Quadrifoglio” sono il risultato di una centenaria ricerca dell’eccellenza tecnica applicata alle competizioni e alle vetture di produzione, contraddistinte dal leggendario Quadrifoglio Verde, il simbolo del DNA di Alfa Romeo – Nobile Sportività Italiana – che fece il suo debutto nel lontano 1923 quando il pilota Ugo Sivocci vinse la Targa Florio con la sua Alfa Romeo RL impreziosita dal logo benaugurante. Da allora l’emblema identifica le più performanti vetture del marchio, sia quelle impegnate nei circuiti di gara, sia le più potenti ed esclusive vetture stradali.
    Non fanno eccezione la Nuove Giulia e Stelvio Quadrifoglio, che sono state messe alla prova sia sul mitico circuito di Balocco che sulle strade limitrofe, evidenziando la dinamica di guida best in class, risultato della sorprendente leggerezza, dovuta all’utilizzo di materiali ultraleggeri come l’alluminio per il motore e la fibra di carbonio per l’albero di trasmissione, cofano, spoiler e minigonne. Inoltre, su Giulia, rimane l’aerodinamica attiva con lo splitter anteriore in carbonio: quando attivato controlla la qualità di flusso d’aria che passa sotto il veicolo, aumentando stabilità e prestazioni. Infine, il sistema di scarico Akrapovich, che conferisce allo scarico un sound inconfondibile. Il motore 2.9 V6 è stato potenziato a 520 CV ed è abbinato al differenziale autobloccante meccanico. Si tratta di un importante accorgimento tecnico che, grazie ad una messa a punto specifica derivante dall’esperienza progettuale di Giulia GTA, contribuisce a migliorare il comportamento della vettura e la motricità, ottimizzando il trasferimento di coppia, aumentando stabilità, agilità e velocità in curva.
    Forte personalità negli esterni dove Giulia e Stelvio Quadrifoglio rinnovano il proprio sguardo in continuità con il family feeling di gamma caratterizzato dai proiettori “3+3″, con nuovi fari Full-LED Matrix adattivi che offrono un fascio di guida antiabbagliante e adattabile per un’illuminazione ottimale in ogni condizione, garantendo risparmio energetico, un elevato miglioramento della sicurezza e un minore affaticamento degli occhi. Cerchi in lega sportivi bruniti a 5 fori da 19” per la Giulia, e da 21″ per Stelvio con le sportivissime pinze freno rosse. Le livree disponibili: Rosso Etna, Verde Montreal, Blu Misano, Grigio Vesuvio, Nero Vulcano e Rosso Alfa (non metallizzato). La stessa caratterizzazione sportiva si ritrova nell’ambiente interno dove prevale l’esclusivo binomio pelle nera ed alcantara (opt) e dall’innovativa finitura in 3D in vero carbonio per il cruscotto, il tunnel centrale e il pannello delle porte. Il volante è rivestito in pelle ed Alcantara con cuciture nere e inserti in fibra di carbonio.
    Dall’estetica esclusiva alla tecnologia e alla connettività di bordo che, per definizione, sono al servizio di un’esperienza di guida tipicamente Alfa Romeo. Lo dimostra il nuovo quadro strumenti, caratterizzato dallo storico design “a cannocchiale”, dove campeggia lo schermo TFT da 12,3″ – totalmente digitale – da cui accedere a tutte le informazioni sulla vettura e ai parametri relativi alle tecnologie di guida autonoma. Su Quadrifoglio, oltre ai tre layout (Evolved, Relax ed Heritage) disponibili su tutta la gamma Alfa Romeo, debutta l’esclusiva configurazione “Race”, che raccoglie nella schermata centrale le informazioni fondamentali che ogni pilota vuole avere sotto controllo: contagiri, tachimetro e shiftlight per la guida manuale. Il layout è personalizzabile disponendo nei quadranti laterali ulteriori informazioni, tra cui quelle istantanee relative alle prestazioni. Sia Giulia che Stelvio Quadrifoglio sono equipaggiate con un’interfaccia HMI (Human Machine Interface) fluida e intuitiva per avere a portata di mano tutte le funzionalità. E il sistema infotainment garantisce contenuti, funzionalità e la piattaforma “Alfa Connect Services” che propone un’ampia serie di servizi utili per la sicurezza e il comfort.
    Aggressive nel look e all’avanguardia per la tecnica, dunque, le nuove Giulia e Stelvio Quadrifoglio proiettano il Marchio in un futuro che si rifà ai canoni estetici del passato, innovandoli e mettendoli al servizio di sportività e prestazioni, requisiti che costituiscono da sempre un tratto imprescindibile delle Alfa Romeo che trionfavano nelle gare più dure e prestigiose.
    L’offerta commerciale di Nuova Giulia e Stelvio Quadrifoglio prevede un set di soluzioni d’acquisto e di mobilità, ritagliate su misura delle diverse esigenze, offerte da Stellantis Financial Services e Leasys. Grazie a Stellantis Financial Services è possibile provare l’esperienza di guidare Nuove Giulia e Stelvio Quadrifoglio con una proposta finanziaria esclusiva: una rata da 790 euro al mese. Con la possibilità di scegliere, alla scadenza del contratto, tra tre diverse opzioni: sostituire la vettura acquistandone una nuova, tenere l’auto pagando la Rata Finale Residua o rifinanziandola, oppure restituirla.

    foto: ufficio stampa Stellantis

    (ITALPRESS).

  • A dieci anni dalla morte, l’omaggio di Milano al fotografo Gabriele Basilico

    A dieci anni dalla morte, l’omaggio di Milano al fotografo Gabriele Basilico

    A dieci anni dalla scomparsa, Milano rende omaggio a uno dei suoi fotografi più famosi, Gabriele Basilico, con una mostra in due sedi espositive, la Triennale (13 ottobre – 7 gennaio) e Palazzo Reale (13 ottobre – 11 febbraio). Il tema è quello dello sguardo sulle città, da Milano a quelle del mondo, raccontate attraverso un percorso di circa 500 opere. “Negli anni Milano è diventata per me come un porto di mare, un luogo privato dal quale partire per altri mari, per altre città, per poi ritornare e quindi ripartire”: così Basilico raccontava il rapporto con la sua città, che attraverso 13 serie fotografiche e centinaia di opere, viene approfondito in Triennale.

    
L’esposizione presenta per la prima volta in modo organico e completo il lavoro di documentazione che il fotografo ha realizzato sulla propria città nel corso di quasi 40 anni. Il percorso include il racconto delle periferie degli anni ’70, la celebre inchiesta dedicata alle fabbriche (“Milano Ritratti di Fabbriche” 1978-1980), l’indagine sulle architetture del modernismo (1985), il progetto sulla città di notte realizzato per l’AEM (1989), i lavori per la costruzione del quartiere Porta Nuova (dal 2004 al 2012), il restauro del tetto del Duomo (2012). Vengono inoltre esposti tre nuclei di opere conservate presso il Museo di Fotografia Contemporanea che provengono dai progetti “Archivio dello spazio” (Sesto San Giovanni, 1992-1993), “Milano senza confini” (1998) e “Paesaggio prossimo” (2006-2007).
Sono circa 200 le opere esposte a Palazzo Reale: una selezione dall’Archivio Basilico.

    Nella Sala del Lucernario è allestita “Sezioni del paesaggio italiano”, indagine sulla trasformazione del paesaggio nazionale realizzata per la VI Biennale di architettura di Venezia del 1996, in collaborazione con Stefano Boeri. Nella Sala delle Cariatidi troveranno posto 100 fotografie di oltre 40 città fra cui Shanghai, Rio de Janeiro, San Francisco, Mosca, Londra, Parigi, Istanbul, Tel Aviv, Boston, Liverpool, Roma, Berlino, Lisbona, Valencia, Gerusalemme, Beirut, Amman, Montecarlo, Hong Kong e altre ancora.


  • “Ti racconto un libro”: al Nuovo prima serata da tutto esaurito

    “Ti racconto un libro”: al Nuovo prima serata da tutto esaurito

    “Donne di donne”, titola così la diciottesima edizione della rassegna originale di CinemaTeatro Nuovo di Magenta ed associazione culturale Ariel.

    Al primo appuntamento dei quattro in programma (ogni due settimane il mercoledì sera), grande lavoro al botteghino: oltre 300 gli abbonamenti effettuati online ed in Sala dal 28 settembre ed altrettante presenze per la singola serata, le cui prevendite sono “scattate” dalla mezzanotte dello stesso giorno del primo spettacolo, quello di mercoledì 11 per il racconto di Michela Murgia “Accabadora”.

    Posti esauriti, molti in attesa all’entrata per la riassegnazione dei pochi posti non occupati.
    “Era da tempo che non vedevano la platea così completamente piena, facendo correre tra le fila, a caccia dei posti non occupati, il gruppo di volontari”, ammettono con il pubblico i due animatori e responsabili Alberto Baroni e Mauro Colombo; “gli anni dopo Covid non sono stati facili e questa diciottesima edizione è stata inaugurata con un tutto esaurito che fa molto piacere a tutti noi”. “Sarà la primavera”, scherza col clima Mauro Colombo; “o forse sono piaciute le scelte dei titoli”, rilancia Baroni.

    Certamente il primo appuntamento, quello con il racconto “Accabadora” di Michela Murgia si presentava intrigante ma con qualche interrogativo: “L’autrice di questo romanzo uscito nel 2009, da subito amato dai lettori, come sappiamo è scomparsa soltanto due mesi fa”, spiega Colombo nella sua presentazione; “I titoli della rassegna sono stati scelti da noi con grande attenzione diversi mesi prima.

    Ci siamo chiesti se fosse opportuno, di buon costume, dal momento che non è nei nostri valori quello dello sciacallaggio per fare cassa. La risposta ce la ha fornita Michela Murgia stessa, tramite la sua decisione di fare uscire il suo ultimo romanzo, Tre ciotole, proprio appena fosse avvenuta la sua dipartita. E sappiamo che le motivazioni di una artista come Murgia non siano mai state di “cassa” o di “like” “.

    Colombo, nell’introdurre la narrazione di una ora andata in scena, non si sottrae alla biografia della Murgia, con la sua storia di vita e di scelte decise, appassionate e pubbliche, al punto da divenire oggetto di critiche (quando non “odio social”) da parte di detrattori non lettori.

    Senza intraprendere chine faziose, il vice-presidente di Ariel (che si è assunto in prima persona l’onere non facile di presentare il personaggio) lascia parlare la biografia ed il curriculum vitae ed artistico dell’autrice.

    Michela Murgia è stata donna, lavoratrice precaria, poi scrittrice ed intellettuale di fama la cui coerenza tra vita, arte, pensiero è palese. “Michela Murgia è stata artista, creativa, pensatrice ed allo stesso tempo una credente profonda, capace di testimonianze tanto significative quanto straordinarie: come la serenità con cui ha saputo affrontare malattia e morte in prima persona. A persone di questo calibro non si può chiedere di agire in posizioni scontate. Essi sono stimolo originale per la spiritualità e l’umanità di tutti”.

    Alla narrazione teatrale – molto efficace nella sua semplicità giocata su luci, ombre e voci, aderente allo spirito del racconto, come da tradizione TRUL – ad opera di Schedìa Teatro (Sara Cicenia in scena, Riccardo Colombini alla regia), è seguito poi, proprio come ai bei tempi del pre-pandemia, il classico “goccetto e dolcetto” (che può essere anche salato). Scelta inevitabile ma sempre gradita su mirto di Sardegna e bon bon cioccolattini.

    “L’idea di una narrazione breve e del “goccetto” in sala e nel foyer è nata per dare spazio ad uno dei primi obiettivi di queste nostre offerte di “spettacoli”, ossia la promozione dei rapporti umani, della vicinanza, dello stare bene insieme”, spiega il Direttore Alberto Baroni.

    “Dopo un momento emotivo nella narrazione teatrale condiviso dalle poltroncine è bello poter commentare, salutarsi e congedarsi con un piccolo cordiale. Vogliamo dare al nostro pubblico uno spazio empatico e di buoni valori da condividere. E sembra che, dopo diciotto anni, questa formula piaccia ancora”, conclude.

    Il prossimo appuntamento con Trul è per il 25 ottobre con una autrice che ha conquistato un costante gradimento dei lettori senza promozioni e con la sola forza della sua letteratura, raggiungendo poi l’attenzione, cum laude, della critica. Valerie Perrìn ed il suo romanzo di mai sopito successo “Cambiare l’acqua ai fiori”.

    In scena, la compagnia “Ariel Senior” : “Cercheremo di compensare la pochezza degli interpreti – scherzano Colombo e Baroni, in veste di attori – con un corposo assaggio finale….”.

    La chiave del successo di Ti Racconto Un Libro di Cinema Teatro Nuovo sta anche in questo atteggiamento umoristico, autoironico e sempre in punta di piedi, degli organizzatori, i quali ad ogni serata dialogano con la platea in sala in brevi e giocose apparizioni dove svolgono il compito dei bravi ospiti di casa.

    “….La pedanteria, ma nemmeno la sciatteria, non sono di casa in via San Martino 19. Forse per questo ognuno si sente proprio un po’ “a casa”

    Mercoledì sera, tra le note di sala, anche un abbraccio commosso al recentemente scomparso Mario Morani, fondatore della Libreria Il Segnalibro oggi condotta dalla brava figlia Emanuela, da sempre partner presente (anche al lavoro del banchetto dei libri) della rassegna e della Sala di Comunità magentina.

  • The Steel Woods – “On Your Time” (2023) – by Trex Roads

    The Steel Woods – “On Your Time” (2023) – by Trex Roads

    Ci sono artisti che reputo assolutamente fondamentali nel mio modo di vedere e ascoltare la musica. Artisti che sin dal primo ascolto mi hanno colpito e lasciato un segno nell’anima.

    La mia Stella Polare della musica indipendente ha cinque punte e una di queste punte è sicuramente occupata dagli Steel Woods (le altre sono Whiskey Myers, Cody Jinks, Shane Smith and the Saints e Turnpike Troubadours, ndr).

    La band, nata a Nashville nel 2016, era la creatura partorita da due menti artistiche con pochi eguali. Due menti che si sono trovate ad avere la stessa visione, gli stessi gusti e fra le quali è nata una chimica che possiamo definire magica. A me ha sempre ricordato la magia che c’era fra Jimmy Page e Robert Plant e dalla quale nacquero i Led Zeppelin.

    L’incontro fra il grande chitarrista (che all’epoca era il chitarrista della band di Jamey Johnson) Jason “Rowdy” Cope e il polistrumentista Wes Bayliss è avvenuto per puro caso e, come mi piace ricordare, per un aiuto arrivato dal Cielo: Wes stava cantando ad un concerto di tributo al leggendario countryman Wayne Mills e colpì Rowdy a tal punto che lo spinse a conoscerlo.

    Wayne Mills, la cui storia racconterò in una puntata del mio show Trex Music Club su WCN Radio a gennaio, condivide a suo modo lo stesso tragico destino di Cope: morì proprio mentre stava per raccogliere i frutti del duro lavoro on the road di quegli anni.

    Mills venne ucciso a colpi di pistola il 23 novembre 2013, fuori da un locale di Nashville, per un banale lite, mentre Rowdy Cope morì per le complicazioni del suo diabete il 16 gennaio 2021.
    Il filo rosso che lega Wayne Mills agli Steel Woods venne suggellato dalla stupenda cover di One Of These Days di Mills, che la band registrò per il loro secondo disco Old News del 2019.

    La scomparsa di Cope fu un colpo durissimo per la famiglia, per gli amici e per la band che era già diventata un riferimento assoluto della musica southern e rock americana, tanto che nel 2020 era in programma un tour europeo.

    In quei mesi ho avuto paura che gli Steel Woods non si sarebbero più ripresi, anzi che Bayliss non avrebbe più trovato forza e ispirazione per continuare nel progetto e nella visione che era il sogno di entrambi.
    Al contrario la band non si fermò e, come spesso ripete il grande Wes, è ciò che Jason avrebbe voluto per la sua creatura e, ne sono certo, ne sarebbe stato orgoglioso.

    All of Your Stones (che avevo recensito per il mio blog qui https://trexroads.altervista.org/all-of-your-stones-the-steel-woods-2021/) era stato l’ultimo disco in cui Cope era ancora presente, una specie di testamento in musica lasciato al mondo.

    Credo che la maggiore difficoltà non sia stata trovare un sostituto, soprattutto nei live, perché di chitarristi bravi ne esistono e la scelta di Tyler Powers fu perfetta, ma nessuno avrebbe potuto sostituire la magia che Rowdy creava quando lavorava con Wes Bayliss.

    Non voglio assolutamente sminuire Powers, che è un musicista straordinario e lo sta dimostrando nei tanti live che si sono succeduti, ma Jason “Rowdy” Cope aveva un ruolo che non potrà essere rimpiazzato da nessuno e il grandissimo merito di Wes Bayliss sta in questo disco che avete ora nei vostri speaker.

    E’ riuscito in questo On Your Time a dare seguito, da solo, alla visione che lui e Cope ebbero nel 2016 e lo ha fatto in una maniera che solo chi è toccato da un talento fuori dal comune può fare: suonando tutti gli strumenti che sentirete nelle 10 canzoni (TUTTI!), producendo il lavoro e cantando in maniera incredibile come se il suo amico Rowdy fosse al suo fianco nello studio di registrazione a vegliare su di lui e a dargli forza e ispirazione.

    Inoltre questo disco, nelle sue storie, continua il percorso della vita del personaggio che ha attraversato i 3 dischi degli Steel Woods e cioè Uncle Loyd (protagonista della canzone omonima presente nel primo disco Straw in the Wind che era una cover del grande Darrell Scott, presente in questo disco con la sua steel guitar). Se avete tempo, traducete i testi e seguite la storia, ne varrà la pena e poi ammiratelo sulla stupenda copertina guardare le montagne al tramonto.

    Il lavoro inizia con un arpeggio di chitarra southern: inizia così The Man From Everywhere. La voce di Bayliss è una delle migliori voci rock del music business e quando inizia a cantare capirete perché. Una canzone trascinata, appiccicosa, emozionante come nella migliori canzoni che il southern rock ha partorito negli anni.

    Bayliss ci canta di responsabilità famigliari e di bambini che cambiano la visione della vita dei genitori, mentre il riff di Cut the Grass ci avvolge con le sue chitarre. Le chitarre sono grasse e pesanti, gli assolo taglienti e si respira quell’aria umida della musica del Sud, ma la voce di Bayliss apre un varco ed è emozionante a livelli impensabili.

    Il riff di Devil in this Holler è un manuale di come deve suonare quel tipo di rock americano che deve la sua nascita alla Allman Brohters Band e ai Lynyrd Skynyrd. Graffiante, sporco, trascinato e quando la voce di Bayliss esplode non fa prigionieri. Una delle mie preferite della discografia magnifica di questa band eccezionale. L’assolo poi è di una bellezza lancinante e vi ricordo che suona tutto lui. Pazzesco.

    Famine Fortune ha un groove da far tremare i denti, le chitarre scavano solchi, mentre l’armonica regala un tocco di blues al sound sporco di polvere e fango. La storia modernizzata di Adamo ed Eva è cantata da una voce che viene dal Cielo, accompagnata da un brano in cui la melodia si intreccia ad un lavoro incredibile di ritmica e chitarra. Il finale è un altro assolo stupendo.

    La title track è una ballata dove le influenze country emergono in tutta la loro bellezza e Bayliss mostra tutto il suo talento padroneggiando questa melodia struggente con la sua voce incredibile.
    Rivedo, senza fare paragoni, in questo brano in cui Wes cui parla con il cuore del rapporto padre figlio, la stessa emozionante bellezza di Simple Man dei Lynyrd Skynyrd.

    Questa voce potrebbe cantare qualsiasi cosa e renderla emozionante, figuriamoci una canzone della bellezza di On Your Time: capolavoro.
    E’ poi il turno di due cover e come in ogni disco degli Steel Woods sono pezzi che non interpretano, ma le fanno sembrare come scritte da loro: You Don’t Even Know Who I Am, di Gretchen Peter, è una ballata intensa ed emozionante che sembra un’outtake di un album con Cope, mentre Border Lord, del leggendario Kris Kristofferson, è un rock del Sud dall’incedere quasi epico.

    Una cavalcata di 7 minuti con un tappeto di armonica e un andamento oscillante, quasi blues. Il lavoro di Bayliss agli strumenti è davvero soprannaturale: un artista che ha pochi paragoni nella musica americana di oggi, un vero fuoriclasse.

    Stories to tell to Myself è una ballata malinconica quasi folk-blues che era stata scritta nel 2018 e sembra proprio provenire dall’esordio discografico in cui c’era ancora Cope al fianco di Bayliss: le liriche paiono dare un filo conduttore a tutte le storie sentite finora, dove Uncle Loyd era protagonista e ascoltarle accompagnate da una parte strumentale di una bellezza commovente, ci fa entrare nell’immagine di copertina, all’ombra di quel tramonto.

    Seduti ad ascoltare quell’uomo e la sua vita. Poesia e arte, Wes Bayliss le padroneggia come fosse un pittore. Broken Down Dam inizia piano, con la voce calma di Bayliss ad accoglierci, ma proprio come l’acqua che esce dalla diga rotta del titolo, cresce sempre di più in intensità per arrivare all’ennesimo assolo di chitarra finale di una bellezza scintillante, attorniato dalle tastiere, dalla steel guitar e da un ritmo epico.

    Non si può raggiungere la felicità nella vita senza passare attraverso al dolore e alle difficoltà e If Not for the Rain è il manifesto finale di questo disco, come a dirci che la perdita di uno dei più grandi musicisti della musica americana indipendente è stato il passaggio per arrivare ad un disco, e mi ripeto, di una bellezza poetica stordente e magica. L’assolo di armonica ne suggella in maniera perfetta la chiusura.

    La vita per fortuna continua e Wes Bayliss la sua l’ha fatta continuare nel solco che un giorno tracciò assieme ad un umile musicista che aveva la sua stessa visione del mondo e dell’arte.

    Vi ricordo che sarebbe un peccato non approfittare della loro tournée europea che toccherà Milano assieme ai Blackberry Smoke il 2 ottobre 2024: vi aspetto, io di certo non me lo perderò. Grazie Dio per gli Steel Woods e per Wes Bayliss, chi li conosce non li molla più, anche se non è avvezzo a questa musica: potere della bellezza e della magia.

    Piccola nota a margine nel mio piccolo troverete nel mio romanzo in uscita il 13 giugno 2024 una dedica a Wes non solo nella colonna sonora del libro, ma anche nel nome del co-protagonista il detective Bayliss. Eagle Up!

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org

  • Busto Arsizio, stasera Banco del Mutuo Soccorso in concerto

    Busto Arsizio, stasera Banco del Mutuo Soccorso in concerto

    MILANO – Dopo il concerto sold-out del batterista Gianni Cazzola, che ha inaugurato la nuova stagione, e la strepitosa esibizione del pianista e compositore Enrico Pieranunzi, stella di prima grandezza della scena internazionale, la rassegna “Eventi in Jazz”, organizzata come di consueto dall’imprenditore discografico Mario Caccia con il contributo dei Comuni di Busto Arsizio e Castellanza, in provincia di Varese, propone un altro imperdibile appuntamento: venerdì 13 ottobre, al Teatro Sociale di Busto Arsizio, sarà di scena il Banco del Mutuo Soccorso, una delle formazioni che ha scritto la storia del rock progressive italiano (inizio live ore 21; ingresso 10 euro, gratuito per gli Under 26).

    La celebre band fondata da Vittorio Nocenzi, che in mezzo secolo di attività ha firmato album leggendari come “Il Salvadanaio”, “Darwin!”, “Io sono nato libero” e “Come in un’ultima cena” e hit popolari quali “Moby Dick” e “Paolo Pa”, proporrà i suoi più grandi successi con un’attenzione particolare al concept-album “Orlando: le forme dell’amore”, il suo lavoro più recente, uscito nel 2022 e ispirato all’Orlando Furioso, l’opera simbolo del Rinascimento italiano che Ariosto scrisse nel 1516.

    Tanti i temi d’attualità toccati in questo disco dal Banco: l’ambiente, la globalizzazione, la guerra, la multietnicità ma non solo. Afferma Vittorio Nocenzi, unico membro ancora presente della formazione originaria: «Dopo cinquant’anni di attività, la voglia di suonare i nostri brani dal vivo e di incontrare il nostro pubblico, che è trasversale e che abbraccia tre generazioni, è ancora intatta, perché è nei live che la nostra musica esprime tutta la sua forza comunicativa. Il pubblico questo lo capisce e ci trasmette, ogni volta, un grande entusiasmo. Agli spettatori che verranno ad ascoltarci a Busto Arsizio promettiamo un concerto del Banco del Mutuo Soccorso intenso, autentico, vero, fatto di muscoli e di cuore».
    Nel mese di novembre “Eventi in Jazz” si sposterà a Castellanza: venerdì 10 novembre sul palco del Cinema Teatro Dante si alterneranno i Manomanouche, formazione di punta del panorama Gipsy Jazz, e gli irresistibili Sugarpie and The Candymen, quintetto che modella con virtuosismo e ironia i classici del rock e del pop in uno stile rétro che evoca il jazz manouche, l’era dello swing e il Rock’n’roll degli albori. Infine, per l’ultima data della nuova edizione, venerdì 17 novembre la ribalta sarà tutta per il sassofonista e compositore Claudio Fasoli, uno dei più importanti jazzisti della scena italiana (ma non solo). Dotato di uno stile personale e riconoscibile e di un’invidiabile vena prolifica, Fasoli (84 anni da compiere il 29 novembre) è ancora oggi uno dei musicisti più interessanti e apprezzati in circolazione (il suo “Next” si è aggiudicato il Top Jazz 2021 della rivista specializzata Musica Jazz come miglior disco dell’anno). A ripercorrere, insieme a lui, la sua lunghissima carriera interverranno i tanti colleghi che lo hanno accompagnato negli ultimi due decenni di attività, sottolineando i passaggi e le evoluzioni stilistiche che hanno contraddistinto la sua inesauribile ricerca musicale.

    EVENTI IN JAZZ – Da domenica 1 ottobre a venerdì 17 novembre 2023
    Domenica 1 ottobre 2023
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via D. Alighieri 20.
    Tullio De Piscopo presenta… The Great Gianni Cazzola & New Jazz Generation
    Gianni Cazzola (batteria), Andrea Candeloro (pianoforte), Attilio Costantino (chitarra), Carlo Bavetta (contrabbasso), Cesare Mecca (tromba), Didier Yon (trombone), Tommaso Profeta (sax).

    Sabato 7 ottobre 2023
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via D. Alighieri 20.
    Enrico Pieranunzi si racconta
    Enrico Pieranunzi (pianoforte), Simona Severini (voce), Rosario Giuliani (sax), Andrea Dulbecco (vibrafono), Luca Bulgarelli (contrabbasso), Mauro Beggio (batteria) e il Jazz Acoustic Strings: Cesare Carretta (violino), Silvia Maffeis (violino), Matteo Del Soldà (viola), Yuriko Mikami (violoncello).

    Venerdì 13 ottobre 2023
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via D. Alighieri 20.
    Banco del Mutuo Soccorso
    Vittorio Nocenzi (tastiere, voci), Michelangelo Nocenzi (pianoforte, tastiere), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica, cori), Nicola Di Già (chitarra ritmica e acustica), Marco Capozi (basso elettrico), Dario Esposito (batteria), Tony D’Alessio (voce solista).

    Venerdì 10 novembre
    Castellanza (Va)
    Cinema Teatro Dante, via D. Alighieri 5.
    Manomanouche
    Nunzio Barbieri (chitarra manouche), Luca Enipeo (chitarra manouche), Francesco Django Barbieri (clarinetto), Pierre Steeve Jino Touche (contrabbasso)
    Sugarpie and The Candymen
    Lara Ferrari (voce), Jacopo Delfini (chitarra gipsy e armonie vocali), Renato Podestà (chitarra, banjo e armonie vocali), Roberto Lupo (batteria), Alessandro Cassani (contrabbasso).

    Venerdì 17 novembre
    Castellanza (Va)
    Cinema Teatro Dante, via D. Alighieri 5.
    Claudio Fasoli – Excursus
    Claudio Fasoli (sax), Mario Zara, Michelangelo Decorato (pianoforte), Simone Massaron, Michele Calgaro (chitarra), Yuri Goloubev, Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso), Marco Zanoli, Stefano Grasso, Gianni Bertoncini (batteria).

    Inizio concerti: ore 21.

    Biglietti: ingresso 10 euro; gratuito per gli Under 26.
    Abbonamento a cinque concerti: 37,50 euro
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    Acquisti on line: www.biglietti.store
    Informazioni: management@abeatrecords.com; cell: 3478906468.
    
On line: www.facebook.com/eventiinjazz
    Instagram: Eventi in Jazz

  • Perchè NON ci piace la Laudate Deum di Papa Francesco: l’intervento del reverendo Robert Sirico

    Perchè NON ci piace la Laudate Deum di Papa Francesco: l’intervento del reverendo Robert Sirico

    Sul Foglio dei giorni scorsi è apparso un interessante contributo del reverendo Robert Sirico sull’ultima esortazione apostolica di Sua Santità Papa Francesco, Laudate Deum. Il reverendo Sirico è presidente emerito dell’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, un’istituzione educativa e di ricerca americana, o think tank, a Grand Rapids, Michigan, la cui missione dichiarata è “promuovere una società libera e virtuosa caratterizzata dalla libertà individuale e sostenuta da principi religiosi” .

    L’INTERVENTO
    Una grande opportunità mancata Non mi fa piacere identificare il problema essenziale che sta al cuore della recente esortazione apostolica di Papa Francesco, “Laudate Deum”: essa condanna il progresso economico prodotto dalla Rivoluzione industriale dalla metà del XIX secolo a oggi. Quel progresso che ha reso la vita migliore proprio per le persone che il Santo Padre vuole aiutare.

    Il Santo Padre dice che con l’avvento della Rivoluzione industriale l’emissione di gas serra “ha accelerato significativamente”e che “più del 42 per cento delle nuove emissioni totali dal 1850 sono prodotte dopo il 1990” (par. 11) E’ comprensibile che mentre il mondo intero veniva liberato dalla povertà di sussistenza che esisteva fin da quando comparvero gli esseri umani, alcuni impatti sull’ambiente potevano essere avvertiti se si stavano facendo dei progressi. Per contestualizzare tale quadro, è sufficiente considerare che nello stesso periodo la durata della vita è aumentata e la mortalità diminuita.

    Tra il 1800 e il 1950, la percentuale della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà si è dimezzata; dal 1950 al 1980 si è dimezzata ulteriormente. Ciò che è accaduto è la definizione stessa di cosa significhi essere responsabili. Non c’è dubbio che potrebbero verificarsi alcuni impatti ambientali e che questi sarebbero naturalmente misti. Questi sono chiamati compromessi. Ad esempio, l’aumento dell’uso di energia indotto da una maggiore produttività (ad esempio, i trattori) ha aumentato l’emissione di gas serra. Ma ulteriori progressi tecnologici (motori più efficienti o fonti di energia alternative) hanno mitigato questi effetti e studi recenti indicano che queste tendenze positive sono in aumento. Si tratta di uno schema ricorrente. La cosa più frustrante che vedo in “Laudate Deum” è l’opportunità mancata che rappresenta. Non c’è fine alla pletora di studi, libri, documenti e articoli prodotti dalla comunità scientifica sulle sfide portate dalla crescita economica e dal suo impatto sull’am – biente. In effetti, il Papa ne cita molti nella sua esortazione.

    Ciò che purtroppo manca, e che rappresenta il contributo unico che il Papa avrebbe potuto dare, proviene dalla sua stessa competenza, quella che gli economisti chiamano “vantaggio comparato”. La competenza del Papa non è la scienza del cambiamento climatico, è l’ispirazione morale. Che manca nella sua lettera. Ciò è ironico in quanto la soluzione che il Papa cerca si riduce in ultima analisi proprio a questa competenza: convertire l’ambiente morale, che sia quello del “paradigma tecnocratico” che egli condanna (cioè l’economia di mercato privata che elabora le soluzioni al problema della scarsità senza una visione morale dell’insieme), o il rimedio politico visto nella sequenza di conferenze sul clima per le quali egli nutre grandi speranze e che enumera – ammettendo però che questi sforzi sono in gran parte falliti. E’ sconcertante vedere che il capo di un’istituzione di duemila anni, con un’ampia esperienza nello sviluppo morale umano, che ha costruito le istituzioni più efficaci e migliorative che il mondo abbia mai visto (ad esempio, la carità organizzata e internazionale, l’università, l’ospedale e altro ancora), si accontenti della retorica di un libro bianco di una ong di medio livello.

    Rev. Robert Sirico, presidente emerito dell’Acton Institute

  • Abbiategrasso: nel we di festa Abbiatevino e Allevamento dei Fontanili

    Abbiategrasso: nel we di festa Abbiatevino e Allevamento dei Fontanili

    Quello che Abbiategrasso si appresta a vivere è un fine settimana di festa: Fiera agricola e tantissimi altri eventi. Saranno giorni di eventi ed attrazioni di ogni genere: domenica 15 ottobre, per esempio, appuntamento nel cortile Castoldi di corso Italia 31 con Fabrizio Carati, Monica e l’Allevamento dei Fontanili.

    La nuova e dinamica realtà di Cisliano presenterà le ultime e davvero interessanti proposte per i possessori e gli amanti dei cani: i Fontanili presenteranno le proposte per far trascorrere delle bellissime vacanze natalizie ai nostri amici a quattro zampe.

    I Fontanili sono un allevamento di bovari del Bernese: “Amiamo i nostri cani e non industrializziamo l’allevamento, organizziamo pochi accoppiamenti l’anno. Tutti i nostri cani sono esenti da patologie e in possesso di pedegree, crediamo nel valore della trasparenza e dei rapporti duraturi basati su onestà e rispetto. L’allevamento dei Fontanili inoltre, affianca la sua attività con servizi dedicati a tutti i nostri amici a quattro zampe, in un’ambiente tranquillo e sicuro alle porte della città di Milano. Grazie all’attenzione per le necessità, l’allevamento dei Fontanili dispone di servizi dedicati pensati per il benessere del cane”. Andate a trovarli domenica, scoprirete tante cose di sicuro interesse per chi ama il mondo canino.

    ABBIATEVINO
    Dalla fervida e sempre attiva mente di Stefano Guaita, del suo staff del Bar Castello e di altri partner (tra cui Birra del Parco e Trattoria di Coronate), ecco arrivare l’ennesimo, grande evento dedicato agli amanti del vino e delle cose buone. ABBIATEVINO si svolgerà in corrispondenza della fiera Agricola al Castello Visconteo. Davvero tantissime (come sempre, quando di mezzo c’è Stefano) le proposte enoiche di alta gamma: sabato e domenica dalle 10.30 banco di assaggio con ingresso a 20 euro e degustazione libera. Sabato e domenica anche tre degustazioni guidate (da non perdere quella col virtuosissimo Guido Invernizzi dedicata al Barolo: sabato dalle 19). Fino alle 21.30 di entrambi i giorni Cibo delle cascine con Birra del Parco e Coldiretti. Domenica sera si chiude con l’immancabile grande ‘soiree’ con la degustazione libera di Champagne: oltre 25 cuvee a soli 25 euro. Sarà (sicuramente) un successo.

    Prosit e buon week end della Fiera da Bià.

  • Milano Pavia Tv con Andrea Balzarotti a villa Gaia di Robecco, dove passò Gabriele D’Annunzio

    Milano Pavia Tv con Andrea Balzarotti a villa Gaia di Robecco, dove passò Gabriele D’Annunzio

    Molto interessante il video servizio realizzato dal collega Stefano Galimberti di Milano Pavia Tv nei giorni scorsi, con una intervista all’appassionato di storia e arte locale Andrea Balzarotti di Corbetta. Al centro dell’attenzione la suggestiva Villa Gaia Gandini.

    La villa che ospitò anche Gabriele D’Annunzio, il poeta italiano, il vate, arrivò anche a Robecco sul Naviglio e sostò proprio a Villa Gromo di Ternengo, ancora oggi uno dei simboli del paese crocevia fra il magentino e l’abbiatense.

    L’area dove attualmente sorge Villa Gromo di Ternengo era anticamente occupata da un fortilizio probabilmente di epoca altomedievale, fatto costruire dalla famiglia Pietrasanta che creò in essa uno dei primi avamposti fortificati dell’abitato di Robecco sul Naviglio, tra il Ticino ed il Naviglio Grande, reso navigabile già a fine Duecento.

    Dopo la caduta in disgrazia dei Pietrasanta, la proprietà passò nel 1340 a Giovannolo Casati che ottenne da Filippo Maria Visconti il permesso di trasformare il borgo fortificato in villa gentilizia. La villa nelle sembianze attuali è invece frutto di una serie di ristrutturazioni promosse a partire dal 1679 da Danese Casati, governatore di Milano, e dal di lui nipote Ferdinando Casati.

    Dalla morte di quest’ultimo nel 1770, la villa non fu più mutata nel suo aspetto esteriore ed iniziò ad essere tramandata per via femminile dal momento che Ferdinando Casati, sposato con Giuseppa Aliprandi, aveva avuto unicamente una figlia femmina che era nata postuma alla sua morte.

    Il link video:
    https://www.youtube.com/watch?v=qyKA0id4V74&t=1s

  • Abbiategrasso, Leoncino d’Oro: candidature fino al 31 ottobre

    Abbiategrasso, Leoncino d’Oro: candidature fino al 31 ottobre

    Abbiategrasso premia le eccellenze cittadine con il “Leoncino d’Oro”.
    Le Civiche Benemerenze, saranno conferite dal Sindaco o da un suo delegato, con cerimonia solenne, ogni anno nella giornata del 31 marzo, giorno in cui ricorre l’istituzione della Città di Abbiategrasso (Regio Decreto del 31 marzo 1932).

    La benemerenza abbiatense premierà società, associazioni, fondazioni e altri enti che tramite la propria attività abbiano valorizzato o dato lustro alla città di Abbiategrasso, o anche singoli cittadini che si siano distinti per atti di bontà, altruismo, coraggio e abnegazione civica.

    Tali meriti potranno riguardare diversi ambiti: scienze, lettere, arti e mestieri, del lavoro e del commercio, educazione e formazione, attività sociali e assistenziali, sport e atti di coraggio e abnegazione civica. Potranno essere conferiti anche riconoscimenti alla memoria.

    E’ possibile avanzare proposte per l’assegnazione del premio presentando candidatura e relativa motivazione entro e non oltre il 31 ottobre 2023, all’indirizzo di posta elettronica protocollo@comune.abbiategrasso.mi.it oppure potranno essere consegnate anche a mano al medesimo Ufficio Protocollo sito in Piazza Marconi n. 1 indicando nell’oggetto “Proposta di candidatura per il conferimento delle civiche benemerenze”

    Le proposte dovranno essere corredate da adeguata documentazione e qualsiasi altro elemento utile alla loro valutazione.
    Ogni singolo modulo dovrà essere sottoscritto da un’unica persona e, nel caso di enti ed associazioni, dal relativo legale rappresentante.

  • L’Autodromo di Imola torna a ospitare l’AMG Performance Day

    L’Autodromo di Imola torna a ospitare l’AMG Performance Day

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    IMOLA (BOLOGNA) (ITALPRESS) – L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ha aperto le porte per due giorni agli appassionati del marchio di Affalterbach per una nuova edizione dell’AMG Performance Day. Una nuova occasione per riunire la grande famiglia di Mercedes-AMG e vivere le emozioni della driving performance a bordo della propria vettura o al volante delle ultime novità del Marchio ‘One man, one enginè. Protagonista dell’edizione 2023, la nuova Mercedes-AMG GT: un’affascinate Gran Turismo che combina le caratteristiche di guida più sportive attualmente disponibili nella gamma Mercedes-AMG, con un’elevata praticità quotidiana. La Mercedes-AMG GT è il modello più rappresentativo della famiglia ad alte prestazioni della Stella, che conta oggi ben 35 varianti, distribuite su 22 modelli tra ‘performance car’, ‘sports car’ e ‘street legal race car’. La gamma ad alte prestazioni più ampia del mercato premium che in Italia, nel 2023, si appresta a segnare un nuovo anno record, con un progressivo di vendite al mese di ottobre di ben 2.428 unità, il 45% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, superando con tre mesi di anticipo il totale delle vendite del 2022 (2.382 unità). Un altro dato particolarmente significativo è la scelta crescente di motorizzazioni xEX all’interno dell’offerta di Mercedes-AMG con il 58% delle preferenze.
    (ITALPRESS).

    foto : ufficio stampa Mercedes-Benz Italia