MILANO «I figli non si comprano, non sono un prodotto da supermercato per soddisfare i desideri ideologici di chi vuole averli a tutti i costi. Con questo messaggio siamo stati in questi giorni presenti a Milano con un camion-vela, in particolare nei pressi della sede della vergognosa iniziativa “Wish For a Baby”, che si è tenuta lo scorso fine settimana.
La Fiera, infatti, parla di “genitorialità” per tutti e propone i metodi più disparati per fare in modo che chiunque, anche coppie gay, possano avere dei figli. Un modo per veicolare, neanche troppo surrettiziamente, la pratica aberrante e illegale in Italia dell’utero in affitto, proprio come è stato fatto in passato in modo palese dalla stessa fiera a Parigi, Amsterdam, Berlino, Colonia e Monaco, e che per questo motivo l’anno scorso fu annullata qui in Italia. Una propaganda a ricorrere a questo strumento andando all’estero, in quei Paesi dove è consentito, per poi tornare in Italia e pretendere di aver riconosciute le trascrizioni anagrafiche. Anche queste ultime, lo ricordiamo, violano la legge come più volte chiarito dal ministro Valditara, mentre la Cassazione ha giudicato la maternità surrogata come “lesiva della dignità delle donne”, il cui corpo viene sfruttato facendo leva sulle loro drammatiche situazioni di povertà economica e sociale, dunque una vera e propria forma di schiavitù. Una pratica disumana da rendere subito reato universale, come chiede anche la nostra petizione popolare che ha superato le 34.000 firme». Così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus.
ABORTO E 194
«Il problema dell’aborto non è l’obiezione di coscienza ma le troppe donne che vi ricorrono perché non hanno alternative: non esiste alcuna donna che in Italia sia stata costretta a partorire per eventuali inapplicazioni della 194, ma troppe le donne che sono state indotte ad abortire per mancanza di alternative concrete. Come rivela un sondaggio appena pubblicato, per oltre il 75% degli Italiani lo Stato deve assicurare alle donne il diritto di NON abortire, proponendo loro soluzioni concrete per superare le difficoltà in cui si trovano. Siamo stanchi della violenza di chi vorrebbe continuare a farci credere che l’aborto, invece, sia una scelta paritetica o addirittura preferibile alla nascita dei nostri figli. Le donne abortiscono in un momento molto fragile e hanno il diritto alla consapevolezza di cosa è l’aborto, di riconoscere il figlio prima di “decidere” e conoscere quali le conseguenze fisiche e psicologiche a cui vanno incontro se abortiscono. Il resto sono menzogne sulla loro pelle. Il vero diritto delle donne è essere affiancate, sostenute e messe nelle condizioni di poter accogliere il figlio e, quando anche fosse davvero impossibile crescerlo, poter avere la possibilità di custodirlo fino alla nascita, senza che questo possa significare un sacrificio da accollarsi in solitudine. Vogliamo ribadirlo forte e chiaro: la 194 non è una legge né giusta né buona, visto che dalla sua approvazione a oggi ha permesso l’eliminazione di 6 milioni di bambini e che ha abbandonato altrettante donne alla solitudine di una scelta che non è mai libera, ma sempre condizionata. Serve un cambiamento di rotta e gli Stati Uniti, lo scorso anno, dopo quasi 50 anni dalla “Roe vs Wade” ce lo hanno dimostrato: nessuna legge è intoccabile e granitica, tale da non poter essere mai messa in discussione». Così Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia.