Silvio Berlusconi, il rivoluzionario che cambiò la televisione italiana

MILANO Silvio Berlusconi è stato un costruttore edile prima, e un politico poi, ma per quasi 50 anni soprattutto è stato un editore. Dal 1976, quando acquisì Telemilano da Giacomo Properzj, ad oggi, quella dell’editoria è stata la modalità principe con cui ha riplasmato la cultura italiana, quella alta e quella popolare.

Un sovrapporsi di mezzi, dalla televisione a raffinate case editrici, messaggi e culture unico a livello globale, paragonabile solo all’esperienza vissuta dall’australiano Rupert Murdoch, ma su scala globale. La televisione italiana, come la vediamo oggi, è figlia di Silvio Berlusconi che partì dalla piccola tv via caso che trasmetteva solo nei palazzi di Milano 2, la città ideale che lui stesso aveva edificato. Presto divenne Canale 5, una televisione commerciale infarcita di spot e promozioni, forzatamente locale, perché per quasi un decennio la Legge vietò le televisioni private nazionali. Leggendari i racconti di chi in quegli anni lavorò nei primi studi del Biscione, dove tutto veniva registrato un giorno prima della messa in onda.

24 ore frenetiche durante le quali, dopo la registrazione, i programmi venivano riversati su videocassette che via auto venivano consegnati al network di emittenti locali che poi le mandavano in onda dalla Sicilia al Sudtirolo. Fondamentale in quella prima fase il ruolo di Adriano Galliani, che acquistava i terreni sui bricchi, per piazzarci poi i ripetitori, che poi diedero vita a EiTowers. Se il come era avventuroso, sul cosa mandare in onda il Berlusconi editore aveva le idee chiarissime. Innanzitutto tanto sport, cominciando con lo storico Mundialito del 1980 trasmesso via satellite e poi la Formula 1 scippata alla Rai, così come praticamente per primo trasmise il basket Nba e il Wrestling. Sport che diventò anche show, quando il Milan divenne suo, e poi anche grazie alla Gialappa’s Band, che seppe sdrammatizzare i riti solo domenicali dell’epoca. Berlusconi è però anche l’editore che introdusse in Italia le telenovelas brasiliane, ottime per riempiere i palinsesti a basso costo. Alla Rai “scippò” nel 1990 dopo una sola estate Beautiful, che ancora oggi viene trasmesso. I Simpson in Italia, in chiaro, li ha sempre e solo trasmessi il gruppo editoriale di Berlusconi, così come decine di “filmissimi” arrivarono nelle case degli italiani a pochi mesi dalla proiezioni nei cinema, grazie al fiuto di Carlo Bernasconi, storico acquirente di diritti in giro per il mondo. Da queste acquisizioni nacque l’indagine che portò all’unica condanna definitiva dell’ex premier. Sempre dalle reti berlusconiane vennero trasmessi alcuni cult arrivati dagli Stati Uniti come Magnum P.I., Loveboat, i Chips e chi più ne ha più ne metta.

Lo stesso dicasi per i cartoni animati giapponesi, Lady Oscar oppure Holly e Benji. Che dire poi della televisione al mattino con Mike Bongiorno che conduceva Bis e Corrado Manzoni il Pranzo e servito, mentre sui canali Rai in contemporanea c’era la fissità del telescopio. Nei primi anni Novanta poi arrivarono le news, imposte dalla riforma Mammì, ed ecco due ex Rai come Enrico Mentana ed Emilio Fede, fare il controcanto ai tg paludati del pentapartito, con cronaca nera e vita reale in apertura di tutte le edizioni, così come le bombe su Baghdad dopo l’invasione irachena del Kuwait nel 1990. C’erano anche i citatissimi Drive In, Striscia la Notizia o il folle Matrjoska con Moana Pozzi nuda. Quel cambiamento editoriale, spalancò semplicemente la Tv ai desideri degli italiani. Giusto o sbagliato? Le pellicce Annabella di Pavia, o gli architetti della Aiazzone, erano semplicemente un mondo borghese che trovava casa nella tv. Ma c’era anche altro. Berlusconi editore era anche quello di Nonsolomoda, un controcanto al monopolio culturale romano della Rai. Le Iene, format spagnolo, sono un altro prodotto difeso e voluto dall’editore televisivo Berlusconi.