Quasi mille anni di storia dimenticati con la chiesa di Santa Maria Vecchia o Sant’Anna. Una volta demolita nulla che la ricordi in via Ancillotto

La Chiesa di Santa Maria Vecchia, diventata poi di Santa Maria Reparata e, infine, di Sant’Anna, è nata e morta in un angolo del centro di Magenta. Nata nel 979, uno dei primissimi edifici religiosi di Magenta e demolita dopo la metà dell’Ottocento. Siamo in via Ancillotto, a due metri dalla piazza Liberazione, dove nessuno ha mai pensato di sistemare una targa, un cartello o un altro piccolo segno che ricordasse la storia di quella chiesa.

MAGENTA – Ne abbiamo parlato con Francesco Bigogno andando in quell’angolo di cortile dove, verosimilmente, sorgeva la chiesa di Santa Maria Vecchia. “I primi documenti scritti riguardanti la chiesa – afferma Bigogno – risalgono al 1567. All’epoca venne in visita il delegato della Pieve di Corbetta che la trovò in stato di grande trascuratezza”. Custodiva 4 altari. In uno di questi venivano conservate 25 reliquie prelevate presso le catacombe di San Callisto a Roma. Ad occuparsi degli adempimenti liturgici erano i Padri Celestini. Il campanile a lato della chiesa venne, invece, realizzato nel 1581. “Fu un luogo importante che ricevette le visite pastorali di San Carlo e Federico Borromeo – continua Bigogno – Anche loro, trovandola in stato di degrado, cercarono di spronare parroci e popolazione al restauro. Fu grazie a Faustino Mazenta che ciò avvenne. A proprie spese decise di restaurare l’edificio aggiungendovi una seconda campana”.

Fu in quel periodo che la chiesa cambiò nome diventando Santa Maria Reparata. Ma nel XIII secolo la volontà popolare di chiamarla chiesa di Sant’Anna prese il sopravvento. Nome dettato dal fatto che all’interno c’era una cappella alla quale la popolazione era molto devota. “Un dato importante – ricorda Bigogno – era che all’epoca i sacerdoti istituirono, in quell’edificio, una sorta di scuola per avviare la popolazione alla scrittura e alla lettura”. Arriviamo ai primi dell’800 quando divenne di proprietà privata. Bigogno mostra una stampa del 1847 volta a raffigurare la chiesa come luogo pubblico, con una torre campanaria e l’orologio comunale. Dal campanile originario di 15 metri si voleva realizzarne un altro di oltre 23 metri. Di quel progetto non si fece nulla e l’edificio successivamente venne demolito.

“La cosa che più rattrista, oltre alla demolizione in toto di un edificio religioso – conclude Bigogno – è che anche in questo caso non abbiamo nessun segno che ricordi la storia della chiesa di Santa Maria Vecchia. Un vero peccato perché questa è la nostra storia e il nostro passato del quale stiamo perdendo completamente memoria”.