Milano in lutto per l’incendio alla RSA. Oggi il funerale, le parole di Monsignor Delpini: “Una disgrazia incomprensibile”

“Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me” (Gv 17,24). Inizia cosi’ l’omelia di Monsignor Delpini per la celebrazione delle esequie Laura, Paola, Mikhail, Anna, Loredana, Nadia, Le vittime dell’incendio in RSA Casa per coniugi. La messa di e’ svolta oggi nel duomo di Milano.

MILANO – “Non e’ vero – prosegue nell’omelia Delpini – No, non e’ vero. Tu non sei un niente che si perde nel nulla. No, non e’ vero. Tu non sei una solitudine desolata che e’ destinata a svanire senza che alcuno ne senta la mancanza. Anche se non hai nessuno della famiglia, anche se nessuno verra’ alla tua tomba per deporre un fiore, tu non sei solo. No, non e’ vero. Tu non sei una storia che nessuno ascolta, anche se il tuo racconto e’ talvolta un po’ confuso e tra i tuoi ricordi fatichi a ripescare un nome. No, non e’ vero. Tu non sei solo il fascicolo di una pratica che a un certo punto finisce in archivio, una patologia da associare a un medicinale, un posto letto occupato. No, non e’ vero che l’unica parola che abbiamo da dire sulla tua citta’ e sulla tua vita e’ che sia una storia di desolata solitudine”. “Testimoniamo qualche cosa come una comunita’. Noi siamo qui a testimoniare che anche chi non ha nessuno, se non si ostina in un isolamento risentito, sperimenta una trama di rapporti, una sollecitudine che ho visto abituale nel personale dell’RSA. Anche chi – come si dice – non ha nessuno, riconosce il sorriso di chi lo accudisce ogni giorno, del compagno della camera vicina con il quale chi sa come e’ cresciuta una intesa, quasi una amicizia.

Anche chi – come si dice – non ha nessuno, aspetta la messa della domenica e l’incontro festoso e un po’ confusionario che diventa il popolo di cui si rallegra Dio”, ha proseguito l’arcivescovo di Milano. Delpini ha poi concluso l’omelia: “Voglio che siano con me. Ma quando irrompe il fumo che soffoca, quando irrompe il fuoco che distrugge, quando viene il tempo di angoscia come non e’ stato mai, chi si ricorda delle carezze e del sorriso? delle abitudini rassicuranti e delle feste per i compleanni? Quando viene il tempo dell’angoscia insopportabile che cosa sara’ di me? che cosa sara’ di te? Che cosa e’ capitato quella notte? Il pensiero umano si smarrisce, la casa e la vita e’ devastata, le istituzioni sono impotenti. Allora, dice il profeta, in quel tempo sorgera’ Michele, … in quel tempo sara’ salvato il tuo popolo, chiunque si trovera’ scritto nel libro (Dn 12,1).

Allora, smentite tutte le promesse umane, allora contraddetto ogni desiderio umano di essere felici, allora in quella notte, per Laura, Paola, Mikhail, Anna, Loredana, Nadia, allora, nel momento tragico e disperato, il Signore Gesu’ con le ferite gloriose della sua passione, pronuncera’ il nome di Laura, Paola, Mikhail, Anna, Loredana, Nadia e dira’: “Padre, io voglio che Laura, Paola, Mikhail, Anna, Loredana, Nadia siano con me, dove sono io, perche’ contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato”. Questa celebrazione, nella sua austera solennita’, non e’ una specie di patetico gesto di risarcimento per una disgrazia troppo incomprensibile. Piuttosto e’ l’incontro drammatico tra la pieta’ commossa e l’impotenza insuperabile della citta’ e la Parola che parla con una autorita’ troppo piu’ alta e indiscutibile di ogni parola umana. La pieta’ e l’impotenza quando entrano in chiesa possono farsi domanda, farsi preghiera: “Signore, dove sei? Signore dov’eri? Signore, che cosa vuoi?”. E la Parola dell’Uomo dei dolori, dell’Uomo delle ferite risponde: “Ecco dov’ero: ero la’ a morire con loro, ero la’ per essere unito a loro nella somiglianza della loro morte. Ecco dov’ero: sono Crocifisso. Ecco che cosa voglio, ecco qual e’ la volonta’ di Dio: questo io voglio. Padre, io voglio che Laura, Paola, Mikhail, Anna, Loredana, Nadia siano con me, dove sono io, perche’ contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato”.